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DìGayProject
E' nata una nuova associazione per la difesa dei diritti civili
degli omosessuali e, dunque, dei cittadini tutti.
Una nutritissima schiera di giornalisti, attivisti, saggisti (tra
cui Massimo Consoli) rappresentanti del consiglio comunale di
Roma, dell'Arci Lesbica, "Roma Capitale", messaggi e
telefonate di un entusiasta Veltroni e del segretario di Rifondazione
Comunista Fausto Bertinotti, Dodi Conti, Lucrezia Lante della
Rovere, Leo Gullotta hanno salutato questa mattina il concepimento
della neonata "DìGayProject".Ma dov'è
il motivo di tanto clamore?
Il
DìGayProject si raccoglie attorno alla figura carismatica
di Imma
Battaglia. La carica quasi erotica della sua passione
politica lascia trasparire una sensibilità nuova nell'ambito
delle battaglie per i diritti civili. Si parla finalmente di costruire
progetti
ambiziosi,
non di trascinare parole.
La
cosa più urgente è scardinare le strutture rigide
in cui lo scontro sociale è stato fino ad oggi irreggimentato.
Imma sottolinea l'opportunità di emanciparsi dalla irrealistica
prospettiva ideologica entro cui troppe associazioni italiane
si ostinano ad operare. E facendo questo sa di lanciare un sasso
nello stagno e sorride.
Quello
della differenza sessuale è un tema che attiene alla cultura
e che la cultura tenta di rimuovere. Questa rimozione procede
attraverso la negazione dell'omosessuale come soggetto politico
e si traduce nella negazione di servizi. Una strategia alternativa
è la spettacolarizzazione di certi tratti per così
dire "scabrosi" per legittimare una condanna pregiudiziale.
Non c'è verso, l'unica via di uscita è nella negoziazione.
Un processo che deve tener conto della trasversalità del
fenomeno omosessuale, fenomeno che coinvolge elettori di destra
e di sinistra, cattolici, marxisti-leninisti, uomini e donne,
giovani ed anziani e soprattutto tutti coloro che omosessuali
non sono.
Perché
vedete, in politica è sempre successo questo: la battaglia
di una minoranza prende il volo spontanea a partire da una effervescenza
locale e per qualche sfuggente meccanica sociologica ripiove più
tardi su tutta la società nel suo complesso sollecitando
una ricomposizione dei conflitti. E questo è il più
bel regalo che le minoranze discriminate abbiano mai tributato
al consorzio civile: costanti opportunità di cambiamento.
Certo
c'è chi parla di dna e di eredità cromosomica.
Mi è capitato spesso di notare tuttavia come la natura
raccontata da teologi e biologi si svolga lungo un percorso semi-automatico
in cui il più grosso divora il più piccolo. Esistono
invece alcune eccezioni. Una di queste eccezioni è l'uomo,
che pure debole ed indifeso, si è organizzato ed è
riuscito non solo a sopravvivere procacciandosi il pane ma anche
a sottomettere le altre specie e a guadagnarsi le rose.
Io
non so dire se l'omosessualità rappresenti o meno un carattere
naturale. Certamente però se si vuole fare politica bisogna
ragionare in termini di scelte. D'altra parte la difficile conquista
della propria sessualità, impresa in cui gli eterosessuali
maschi possono dirsi avvantaggiati, oltre a presupporre in tutti
i sensi una scelta ed una guerra di cui andare fieri, può
rappresentare una incommensurabile fortuna nel caso in cui questa
guerra la si vinca.
22 ottobre 2001
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