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Salvador
Dalì a Palazzo Grassi
Sarà
la splendida cornice di Palazzo Grassi a Venezia ad ospitare
questa importante retrospettiva dell’artista catalano.
In occasione del centenario della nascita Venezia ospita
questa grande mostra monografica voluta in questa sede dal
Ministero della Cultura Spagnolo che ha collaborato all'allestimento,
la curatrice della mostra è Dawn Ades, professoressa
dell'università di Essex, grande esperta di Dalì
e nell'occasione coadiuvata da Montse Aguer, il direttore
del Centro degli studi Daliniani di Figueres.
Il
passare degli anni non ha intaccato l'interesse che il pubblico
mostra nei confronti di questo originale artista, anzi il
magnetismo che contraddistingue la sua figura continua ad
esercitare una forte curiosità anche nelle nuove
generazioni che sono attratte, inoltre, dal suo stile di
vita e dalla concezione che lui aveva del processo artistico.
Per tutte queste ragioni la Fondazione Gala Salvador Dalì
ha organizzato, in diverse sedi spagnole, mostre, incontri,
dibattiti per approfondire una delle figure chiave della
cultura del Novecento, coinvolgendo anche Palazzo Grassi
di Venezia.
Saranno esposte più di 200 opere d'arte da 130 musei
e dalle collezioni private di 15 paesi intorno al mondo
saranno a Venezia. Il prestito più grande è
quello che viene dalla collezione della Fondazione Gala-Salvador
Dali con 26 pitture di olio, 19 illustrazioni e numerosi
documenti; 11 opere d'arte verranno dal Centro de Arte Reina
Sofia a Madrid; 16 pitture di olio e 2 illustrazioni dalla
collezione del museo di Salvador Dalì in St Petersburg,
Florida.
L'esposizione
è divisa in venti sezioni tematiche e sarà
distribuita su 36 stanze del Palazzo Grassi. Il percorso
espositivo procede a ritroso passando dagli ultimi lavori
di Dalí alle opere "atomiche", dagli ologrammi
ai dipinti dei suoi primi anni di attività. La carriera
artistica del lavoro del genio sarà mostrata in senso
cronologico inverso perché l'architettura del palazzo
impedisce di disporre al secondo piano le opere di grande
formato del periodo più tardo.
Alcune
sale sono dedicate a soggetti e temi che hanno avuto un'importanza
particolare per l'evoluzione del suo stile. Ecco allora
Gala, modella e musa ispiratrice di tanti lavori dell'artista,
Cristo e la Madonna rivisitati alla luce di un particolarissimo
"misticismo nucleare", i lavori del periodo surrealista
(Lo spettro del sex-appeal, 1932) e le immagini realizzate
col metodo "paranoico-critico", le suggestioni
tratte dall'Angelus di Millet, i paesaggi
e i ritratti della giovinezza, ancora legati alla maniera
impressionista (Porto di Cadaqués di notte, 1919)
e cubista (Self-portrait - l'Humanité, 1923).
Completano la rassegna oggetti, sculture (Venus de Milo
aux tiroirs, 1936), filmati e scritti. Dalí, infatti,
non è stato soltanto pittore, ma anche scrittore,
illustratore di libri, scenografo, disegnatore di mobili
(divani Dalilips) e oggetti preziosi.
Una imperdibile retrospettiva, ottimamente predisposta dalla
curatrice per un ritratto a tutto tondo di uno degli artisti
più originali del '900, pittore, scultore, fotografo,
poeta, scenografo, ma soprattutto uomo dai mille talenti,
tutti straordinari.
“L’unica differenza tra un pazzo e me è
che io non sono pazzo”
(Dalì, Diario di un genio, 1952)
http://www.palazzograssi.it
http://www.salvadordalimuseum.org/
02/09/2004

Paul
Klee, il poeta dei colori
A
Roma Klee mancava con una mostra importante dal 1980. Il
Complesso del Vittoriano ospita una significativa retrospettiva
di circa 200 opere dedicata all'intero percorso artistico
di Paul Klee.
La prima sezione della mostra è dedicata alla produzione
grafica dei primi anni, quando Klee era ancora incerto sulla
sua vocazione e non sapeva se dedicarsi alla musica o all'arte.
Benché siano predominanti i riferimenti al gusto
simbolista di Franz von Stuck, di cui segue i corsi durante
il soggiorno monacense, sono comunque già presenti
anche i germi di quel mondo magico e misterioso, fitto di
segni e simboli, di elementi organici e botanici, che costituiranno
per sempre la sua cifra stilistica.
Tra il 1911 e il 1914 l'artista scopre la luce e il colore.
Sono gli anni in cui si avvicina agli artisti del Blaue
Reiter e frequenta l'ambiente artistico parigino, stringendo
contatti coi cubisti e con Robert Delaunay. Ancor più
decisivo è comunque il viaggio in Tunisia, dove Klee
realizza acquerelli straordinari, prossimi all'astrazione.
Un'altra
tappa fondamentale per l'evoluzione del suo stile è
legata all'esperienza del Bauhaus, iniziata a Weimar nel
1920 e proseguita poi a Dessau. Sono anni di studio, di
analisi, di insegnamento. Ma Klee resta comunque lontano
dal rigoroso razionalismo della Scuola di Gropius. Cerca
l'ordine supremo, l'equilibrio, nell'armonia degli opposti,
nella consonanza cosmica tra uomo e universo, microcosmo
e macrocosmo. Crea mondi fantastici, dove convivono segni
musicali, ideogrammi, strani animali e città immaginarie
(Torre doppia, 1923). Lavora alle sue opere finché
qualcosa, che è dentro di lui, artista e demiurgo,
non gli suggerisce che quello è il giusto equilibrio,
l'unico possibile, l'essenza dell'universo. Il mistero che
tutti stiamo cercando e che le parole non sono in grado
di spiegare.
La mostra si chiude con le ultime opere di Klee. Amareggiato
dall'espulsione dalla Kunstakademie di Düsseldorf e
dalla confisca delle sue opere da parte del governo nazista,
l'artista passa i suoi ultimi anni a Berna, segnato da una
malattia rara
e incurabile. La sua tavolozza si trasforma. I colori si
fanno più densi e pastosi, il nero entra di prepotenza
nei suoi lavori, dove figurano sempre più spesso
forme simili ad angeli, forse simboli della morte imminente
(Imprigionato aldiquà-aldilà, 1940).
Il suo ultimo lavoro, rimasto incompiuto, è una natura
morta. Non si può certo dire la sua opera più
riuscita. Ma ha il valore di un testamento spirituale. Oggetti
e simboli alludono alla malattia e alla morte, ma ricordano
anche Picasso e Matisse. Due artisti le cui ricerche hanno
avuto delle consonanze con quelle di Klee.
Dal
13 marzo al 27 giugno 2004.
Complesso del Vittoriano, via di San Pietro in Carcere (Fori
Imperiali)
Orari: dal lunedì al giovedì 9.30 -19.30;
venerdì e sabato 9.30 - 23.30
domenica 9.30 - 20.30.
Ingresso: 9 euro intero; 6.50 euro ridotto.
Informazioni: tel. 06-6780664
08/04/2004

Le
corti del Barocco
Dal
13 febbraio al 2 maggio 2004, sarà ospitata a Roma,
presso le Scuderie del Quirinale, la mostra "Velázquez,
Bernini, Luca Giordano. Le Corti del Barocco" a cura
dello storico dell'arte spagnolo Fernando Checa Cremades.
La
mostra individua e racconta le caratteristiche comuni del
linguaggio figurativo della "società cortigiana"
nella Europa della seconda metà del Seicento. Gli
ambienti rappresentativi di quest'epoca sono la Roma papale
di Innocenzo X (1644-1665) e Alessandro VII (1655-1667),
le corti asburgiche di Madrid e Vienna con Filippo IV (1650-1665)
e Carlo II (1661-1700), la corte di Luigi XIV (1643-1715)
a Versailles. Alla creazione e alla diffusione di uno stile,
e di quello che Fernando Checa considera un linguaggio comune
tra le corti europee, contribuirono - come la mostra documenta
con ricchezza - i viaggi degli artisti di corte, il gusto
per il collezionismo dei grandi personaggi, le donazione
di opere d'arte a fini diplomatici, i grandi arazzi celebrativi
e, in generale, la comune passione per l'arte.
Il
percorso espositivo comprende oltre 170 opere provenienti
da 77 enti prestatori tra musei italiani ed esteri e collezioni
pubbliche e private. Filo conduttore dell'esposizione saranno
i celebrati artisti di corte - con le opere
di Velázquez, di Bernini e di Luca Giordano oltre
che di Maratta, Baciccio, padre Pozzo e di grandi artisti
spagnoli come Juan Carreno de Miranda e Bautista Martinez
del Mazo (per citarne solo alcuni). Sarà possibile,
infatti, ammirare capolavori quali le grandi tele di Luca
Giordano realizzate per la corte spagnola, oggi conservate
al Patrimonio Nacional di Madrid; il "Ritratto dell'Infanta
Margherita in abito rosa" di Velázquez, proveniente
dal Kunsthistorisches Museum di Vienna; il "Ritratto
della Regina Marianna d'Austria", "El Buffòn
Don Diego de Acedo, 'el primo", opere dello stesso
Velazquez dalle collezioni del Prado; "Filippo IV"
dalla National Gallery di Londra, "San Giacomo il Grande
nella battaglia di Clavijo", di Juan Carreno de Miranda
dal Museum of Fine Art di Budapest e tanti altri. Tutte
opere - la maggior parte delle quali mai esposte a Roma
- che andavano a costituire, nel loro insieme, il grande
e complesso sistema decorativo dei palazzi del potere barocco
di cui avremo modo di vedere non solo i quadri e le sculture,
ma anche le acqueforti, le medaglie e i ritratti equestri,
le incisioni, i disegni relativi alle feste e alle celebrazioni
pubbliche, i famosi arazzi delle Manifactures des Gobelins
e celebri pezzi d'arredo.
Particolarmente
sorprendente sarà, infine, la sezione dedicata alla
Corte Pontificia, integrata, rispetto al progetto originale,
dal professor Claudio Strinati, Soprintendente Speciale
per il Polo Museale di Roma con la collaborazione dell'architetto
Francesco Petrucci, Conservatore del Palazzo
Chigi in Ariccia. La mostra dedica, infatti, una sezione
specifica all'opera multiforme dell'ultimo Bernini, artista
fondamentalmente pubblico, legato alla corte di papa Innocenzo
X e alla produzione di opere urbanistiche di carattere scenografico,
ma, allo stesso tempo, con una forte vena intimista qui
messa a fuoco attraverso una serie di lavori - quasi del
tutto sconosciuti - di carattere profondamente spirituale.
Accanto ai tre bozzetti in terracotta e ad un olio su carta
quali studi preliminari alla realizzazione della Fontana
dei Fiumi di Piazza Navona, si avrà modo di confrontare
alcune delle più belle produzioni a carattere religioso
dell'artista: il "Christo Ligato", mai esposto,
due sorprendenti tele rappresentanti il "Christus Patiens"
ed il Cristo Deposto, il bellissimo Crocifisso dell'Escurial
ed il bronzo, inedito anch'esso, del "Cristo morto
coronato di spine", oltre ai due busti del Salvatore
conservati rispettivamente nella cattedrale di Sées
(Francia) e nel convento di San Sebastiano Fuori le Mura
a Roma, quest'ultimo solo recentemente attribuito e riconosciuto
come ultima opera dell'artista ormai ottantenne.
Velázquez,
Bernini, Luca Giordano. Le Corti del Barocco
Roma
Scuderie del Quirinale
via XXIV maggio 16
tel. 06.696270
Orari: da domenica a giovedì, 10-20; venerdì
e sabato 10 -22.30
Fino al 2 maggio 2004
www.scuderiequirinale.it
23/02/2004

Nicola
De Maria ed il viaggio nel colore
La
mostra è la prima antologica dedicata a Nicola De
Maria in un museo pubblico italiano.
Si articola in quattro sale dedicate ad alcuni temi della
sua poetica:
il
Regno dei Fiori,
l'astratto,
i notturni,
la materia.
Per
ogni sala l'artista ha creato un nuovo dipinto, affiancato
da una selezione delle sue opere più importanti.
Nella
continua oscillazione tra il grande e il piccolo formato,
la pittura di Nicola De Maria tende ad oltrepassare i limiti
del quadro per invadere lo spazio.
Lo
spettatore viene coinvolto dalla forza del cromatismo e
dalla luce che si diffondono come una musica universale,
vero filo conduttore di tutta la sua espressione artistica.
Una
selezione d'opere nella mostra documentano il percorso dell'artista
fino ad oggi: Testa dell'Artista Cosmico; Buon compleanno;
Gialla canzone del mare; Sempre Regno dei Fiori. Sposa;
Universo senza bombe; Lettera d'amore alle Muse che fuggono;
Testa orfica.
Nicola
De Maria ricerca il Trascendente attraverso segni e forme
dai colori puri e brillanti, creando un linguaggio ricco
di suggestioni e lirismo.
Le
immagini create dall'artista, visioni cosmiche, parole intense,
paesaggi fantastici, sono poesia dipinta sulla tela, sulla
carta e sugli oggetti, sulle valigie e sui libri.
La
poetica di Nicola De Maria è in continua evoluzione,
il suo è un viaggio visionario nell'esperienza artistica
dove emergono le sue passioni più profonde, il suo
rispetto per la bellezza e per la vita, il senso del ritmo
e l'armonia dei colori.
Un universo di meraviglia e di stupore in equilibrio per
una possibile alternativa al mondo reale.
E' un'esplosione di colori quella che ha investito il Macro,
il museo d'arte contemporanea di Roma. E' avvolto dai rossi,
dai gialli, dagli azzurri di Nicola De Maria a cui il Macro
dedica un'antologica, la prima in Italia, curata da Achille
Bonito Oliva e Danilo Eccher . E' l'avvio della nuova stagione
del museo che al contempo presenta installazioni di Nanni
Balestrini, esposizioni di Elisabetta Benassi e Pascale
Marthine Tayou.
Ma il segno forte è il viaggio nella ricerca di Nicola
De Maria, centrata sull'essenzialità del colore e
le sue risonanze emotive, resa visibile sia nei quadri,
dove dai fondi astratti, spesso monocromi, emergono lirici
segni - fiori, stelle, alfabeti che nascono "dall'ispirazione"
- sia negli interventi a scala ambientale. E' un percorso
che Nicola De Maria, che proprio quest'anno festeggerà
i cinquant'anni, ha cominciato a metà degli anni
Settanta, e che al Macro è narrato attraverso una
ventina di quadri e quattro grandi dipinti di lirica suggestione,
che definiscono quattro sale dedicate ai temi più
significativi della sua espressione: il "regno dei
fiori", l'astratto", il "materico" e
i "notturni". Quattro tele monumentali - misurano
quattro metri per otto - realizzate all'interno del Macro,
cariche di quel colore che per Nicola De Maria è
"il padrone del mondo".
Racconta
l'artista: "La prima volta che ho visto questo museo
ho avuto una precisa intuizione: la mostra doveva basarsi
su quattro punti magnetici per Roma, la città più
bella del mondo".
Quattro?
"Sì, bellezza, passione, fede, onore. E così
mi sono trasferito a Roma per dipingerli. Ho realizzato
quattro modi per sviluppare l'infinito dell'arte attraverso
il colore; forti ed avvolgenti danno la misura della temperatura
emotiva della gioia e della passione necessarie alla vita".
La sua prima mostra risale a poco meno di trent'anni
fa, al 1975. Era già avviato sulla strada del colore?
"Trent'anni fa un giovane che sognava di essere artista
doveva essere inquieto e tempestivo. Quindi si adoperarono
anche i mezzi tecnici della modernità, diapositive
proiettate per creare ambienti colorati o addirittura fotografie.
Nel giro di poco tempo però se ne era compresa l'insufficienza.
Ho capito che bisognava dipingere perché nella pittura
c'è tutta la libertà del mondo e non nei mezzi
della tecnologia. La mia prima mostra...a Napoli da Lucio
Amelio, in una torre sul mare, proiettai delle diapositive
che avvolgevano lo spazio nel colore, coloravano l'aria".
Note biografiche
Nato a Foglianise (Benevento) il 6 dicembre 1954, Nicola
De Maria vive e lavora a Torino.
La prima produzione di disegni a matita, pastello, olio
e acquerelli è la premessa alla definitiva scelta
linguistica dell'artista che trova nella pittura il mezzo
più appropriato per esprimersi.
Alle opere su tela si affiancano, dalla fine degli anni
Settanta, i dipinti murali che svelano la spiritualità
e il lirismo dei suoi lavori: trascende così dai
confini del dipinto e occupa lo spazio espositivo con la
creazione di ambienti.
Il suo lavoro, che si concentra sull'astrazione pura, è
caratterizzato da un brillante cromatismo con il quale recupera
le antiche tecniche utilizzate dagli antichi maestri dell'affresco,
rinnovando il rapporto con la tradizione pittorica e con
la cultura classica.
Aderisce al gruppo della Transavanguardia partecipando a
numerose esposizioni collettive curate da Achille Bonito
Oliva, realizzando una serie di lavori non figurativi che
oscillano tra il grande e il piccolo formato.
Tra le numerose esposizioni personali si segnalano quelle
presso le Gallerie Sperone Westwater (New York), Lelong
(Parigi), Col (Osaka), Cardi (Milano), Toselli (Milano),
Karsten-Greve (Colonia), Musèe des Beaux Arts Nimes
(1994), Kunstverein Ludwigsburg (1994), Liechtensteinische
Staatliche Kunstsammlung, Vaduz (1998) e la partecipazione
alla LXVIV Biennale di Venezia (1990).
Notizie utili: Mostre: Nicola De Maria, Nanni Balestrini,
Elisabetta Benassi, Marthine Pascale Tayou. Sede: Macro,
Via Reggio Emilia 54 - 00198 Roma
Dal 31 gennaio al 9 maggio 2004
Orario: da martedì a domenica 9.00 - 19.00;
festività 9.00 - 14.00; (lunedì chiuso)
Biglietto: intero euro 5,20 ridotto euro 4,20. Gratuito
fino ai 18 anni e oltre i 65.
Informazioni: 06-67107900 - Fax: 06-8554090 - macro@comune.roma.it
- www.comune.roma.it/macro.
03/02/2004

Antonio
Canova a Bassano del Grappa
"Gli
uomini grandi onorano la città che li produsse, diffondono
una luce benefica fra' contemporanei, e nei più lontani
tempi il loro nome risuona un inno di gloria all'umanità.
Quale un ardente fanale in notte tempestosa, o fra le arsure
e i turbini
del deserto un'oasi sospirata, tale nel vorticoso aggirarsi
delle umane vicende e nello scorrere la storia de'secoli
apparisce l'immagine di quest'anime sublimi. Dinanzi ad
esse il nostro spirito si ferma a vagheggiarle, il cuore
sente un palpito
generoso ed una fiamma di grandi cose operatrice, che tutto
lo investe e lo trasforma. Questi son gli uomini che fanno
grandi le nazioni, che le rialzano cadute e le
rendono immortali
".
Così
scriveva Antonio D'Este nel 1864 riferendosi ad Antonio
Canova.
Del
grande Canova si è scritto molto, si è pubblicato
tantissimo, si sono mostrate di volta in volta, nell'ambito
di eventi tematici, specifiche opere; sono state anche
ricondotte in Italia - ormai più di dieci anni or
sono - alcune celebri e straordinarie statue, ma mai, nessun
evento espositivo, è riuscito a proporre un excursus,
un viaggio così denso e completo nell'opera e nella
vita del grande artista veneto.
La
prima grande antologica a lui mai dedicata sarà un
vero evento.
Un itinerario mozzafiato ambientato nelle sale del Museo
Civico di Bassano del
Grappa, per proseguire poi a Possagno, paese natio dell'artista,
tra le opere della
Gipsoteca; tra i ricordi più intimi conservati nella
sua casa; nella sacralità del
grande Tempio che egli volle e che conserva le sue spoglie.
Marmi,
gessi, terracotte, monocromi, dipinti, tempere, disegni,
incisioni, carteggi. Grazie alla sensibilità di importanti
istituzioni italiane ed estere, che hanno
accondisceso al prestito in occasione di questa esposizione,
verranno riunite insieme opere fondamentali del maestro
e portate nella sua terra natale talune creazioni mai esposte
prima d'ora in Italia, come la solenne Pace da Kiev, la
"sublime" Venere da
Leeds, la famosa Polimnia da Vienna o la Ninfa dormiente,
che tanto piacque ai contemporanei, da Londra.
Ma
è grazie alla ricchezza e alla varietà delle
opere conservate presso il Museo Civico di Bassano del Grappa
- quasi l'intero corpus dei disegni di mano del Canova,
un
ricco epistolario, la Biblioteca personale dell'artista
ed i suoi suggestivi monocromi- grazie ai tantissimi gessi
di straordinario fascino ed interesse custoditi nella Gispoteca
di Possagno, ai dipinti che Canova realizzò e che
sono appesi alle pareti della casa in cui nacque e alle
atmosfere dello studiolo, sulla torretta dell'abitazione,
che sarà davvero possibile mettere a fuoco la poliedrica
produzione artistica e la personalità del sommo artista.
La
mostra aspira infatti a porre in luce tutti gli aspetti
della sua arte e le diverse
f asi
del suo lavoro - lo studio, l'ispirazione, lo scavo psicologico,
il dilemma, la
ricerca della bellezza eterna ed universale, l'uomo, la
sua storia personale, i segreti
della sua officina - e attraverso i carteggi ed una importante
selezione di ritratti
suoi, dei committenti e dei teorici del neoclassicismo (realizzati
da grandi pittori
del tempo) vuol far rivivere il clima dell'epoca e i protagonisti
di quegli anni.
Perché Canova non fu solo uno straordinario scultore
ma un artista completo che si servì anche delle tecniche
figurative per esprimere la propria creatività e
la propria ricerca formale; e fu uomo del suo tempo impegnato
nella difesa e nella conservazione del nostro patrimonio
storico ed artistico, coinvolto nei dibattiti culturali
e politici, invitato nei salotti e nei palazzi più
importanti ed insignito di cariche prestigiose quanto autorevoli.
La
critica ha sottolineato più volte, in questi anni,
l'importanza dell'opera grafica e pittorica dello scultore
veneto: l'una momento di riflessione e di meditazione, espressione
dell'idea primigenia e della costante ricerca che l'artista
sviluppava con
perseveranza; l'altra strumento di mediazione tra la prima
impressione e la fisicità del marmo, che gli consentiva
di scoprire la realtà tridimensionale della scultura.
"Matita
e scarpello
sono gli strumenti che guidano all'immortalità"
affermava Canova, nella consapevolezza del valore dei disegni
- schizzi, studi, composizioni varie - ai quali si dedicò
con indefessa applicazione tutta la vita, traducendo su
carta il suo pensiero: "come un'idea in sé,
realizzata con semplicissimi mezzi quali il ritmo delle
linee, il senso dello spazio, la luce e l'ombra". Ecco
il fascino di questi fogli ed ecco l'importanza, in mostra,
di una sezione con circa un centinaio di disegni, esposti
in due successivi momenti, per ragioni conservative.
Canova dipinge per proprio piacere, a volte per gioco, ma
molti contemporanei non
mancano di rilevare il valore della produzione di olii e
di tempere. Attraverso la pittura, egli sperimenta nuove
tematiche - a volte con notevole anticipo sulle corrispondenti
realizzazioni plastiche, definisce il canone della bellezza
muliebre.
Enrico
Guglielmo Vincent ci aiuta infine a ricordare, con i suoi
versi, un altro capolavoro
in mostra, tra i tanti da segnalare, la Ninfa dormiente
del Victoria and Albert Museum:
"Passai nel luogo incantato, dove ardono di vita i
marmi, inspirati dal fuoco e dalla
grazia del genio animatore del Canova; e là dove
la ninfa dorme in pietra m'accostai; e
miei passi divennero più lievi, temendo di fare alzare
quella testa graziosa, cha
appoggiata sul morbido braccio, acquista dal riposo una
placida vaghezza
"
Bassano
del Grappa, Museo Civico
Possagno, Gipsoteca
Dal 22 novembre 2003 al 12 aprile 2004
ORARIO: tutti i giorni 9.00-19.00
INGRESSO Bassano del Grappa: interi € 9,00; ridotti
€ 7,00; scuole € 4,50
scolaresche (minimo 15, massimo 30 persone); nella tariffa
è compreso il costo di prenotazione che per le scuole
è obbligatoria; gratuiti bambini inferiori ai 6 anni
un accompagnatore per gruppo (o scolaresca)
Costo di prenotazione € 1,00
INGRESSO Possagno: speciale € 2,00 tariffa unica per
i possessori del biglietto di ingresso alla mostra di Bassano
del Grappa
INFORMAZIONI: www.mostracanova.it
Call Center numero verde: 800.685.644
Per informazioni relative alla sede di Possagno,
anche: 0423 544323 o www.museocanova.it
18/12/2003

L'Africa
a Torino
Scoprire
l'Africa a Torino, la sua stupefacente storia e cultura,
nelle sale che ospitano la più vasta mostra dedicata
in Europa ai capolavori di 3000 anni d'arte africana.
La
mostra presenta in 4 sezioni oltre 400 opere provenienti
da tutte le maggiori collezioni d'Europa, America e Africa.
Raccoglie così la stragrande maggioranza dei capolavori
di arte africana conosciuti fino ad oggi.
Quattro
sezioni dunque che cercano, forse per la prima volta, di
fondare un percorso coerente di Storia dell'Arte Africana.
La
prima sezione è dedicata all'arte antica, la meno
nota e la più stupefacente per tutti coloro che non
ne sono esperti.
Nell'immaginario collettivo infatti l'Africa si associa
principalmente a termini quali "primitivo" "tribale",
all'organizzazione sociale del villaggio, ad espressività
primordiali.
Ma basta per un solo istante far riaffiorare alla memoria
l'antico Egitto e riconoscerne il carattere di impero africano,
perché tutto diventi più chiaro, e le civiltà
e culture sviluppatesi nel corso dei secoli appaiono nella
loro luce reale.
Il
visitatore è dunque accolto da sculture in terracotta,
della regione di Nok in Nigeria, realizzate fra il sesto
e il settimo secolo prima di Cristo. Sono capolavori tangibili
di una grande e sofisticata civiltà, totalmente ignota
fino a poche decine di anni fa, che dominò per circa
15 secoli l'area dell'odierna Nigeria, area in cui si sarebbero
in seguito sviluppate il potere della città di Ife
e il grande Regno del Benin.
Il
prestito straordinario concesso dal Museo Nazionale di Lagos
consente di ammirare le meravigliose sculture di bronzo,
di una impressionante classicità, che fecero ritenere
all'inizio del secolo al grande archeologo tedesco Frobeuius,
che potessero essere solo la testimonianza dell'esistenza
di artisti classici, forse greci, forse provenienti dalla
misteriosa Atlantide.
Dai
maggiori musei d'Europa, Vienna, Berlino, Monaco, Lipsia,
Liverpool le sale successive presentano i sontuosi bronzi
del Benin, il più grande e ricco regno africano,
"il paese dell'avorio e del leopardo", giunte
in Europa a seguito della razzia compiuta nel 1887 dal corpo
di spedizione inglese. Si potranno ammirare i capolavori
assoluti di quest'arte, tre delle quattro teste di regine
esistenti al mondo, i nani, il cavaliere, due leopardi,
la piccola straordinaria testa di leopardo in avorio, le
zanne di elefante di oltre due metri le cui incisioni raccontano
la storia del re cui sono dedicate.
La
seconda sezione della mostra allinea nelle sue vetrine la
più importante, vasta, sorprendente selezione di
avori afro-portoghesi che mai sia stata presentata. I cucchiai
delle collezioni medicee, il Corno della Biblioteca Reale
di Torino, le saliere della corte degli Asburgo, gli Olifanti
dei re africani dai musei di Berlino, Liverpool e Dresda.
La spoliazione dell'Africa e la tragedia epocale dello schiavismo
sono il lungo tunnel da cui emergerà, sul finire
del XIX secolo la conoscenza di una espressione artistica
che, cambiando la storia dell'arte occidentale, consentirà
anche una nuova "scoperta dell'Africa". La terza
sezione della mostra, che a questo tema è dedicata,
ospita in cinque sale una raccolta di capolavori dei maestri
del XX secolo di altissimo livello. Picasso, Testa di donna
dagli occhi grandi, Modigliani, Cariatide, Brancusi, Musa
addormentata, Derain, Figura accovacciata, Matisse, Jazz,
Moore, Figura seduta, Leger, La creazione del mondo, e poi
Laurens, Lipchitz e, per la prima volta da quasi un secolo
le piccole statuette attribuite a Gauguin e da cui tutto
cominciò nel 1889 all'Esposizione Universale di Parigi.
Paul Guillaume, mercante e amico di Modigliani, Picasso,
Braque, Derain, nella conferenza che tenne a New York per
la prima mostra in USA di arte africana delineò con
straordinaria lucidità le qualità degli artisti
africani e la deflagrazione che produssero nell'avanguardia
parigina, e da allora ebbe inizio un sofisticato collezionismo
in Europa e in America che portò nei grandi musei,
da New York a Londra a Parigi a Bruxelles i capolavori della
scultura africana, maschere, statue, feticci.
La
quarta sezione è dedicata a queste opere, circa 120,
prestate per l'occasione dal Metropolitan Museum di New
York, dal Detroit Institute of Art, dal Minneapolis Institute
of Art, dal Musée Royal de l'Afrique Centrale di
Tervuren, per non citare che i maggiori, e dalle più
prestigiose collezioni storiche europee ed americane.
GAM, Galleria d'Arte Moderna, Torino Via Magenta 31 tel.
011 4429518
Orario: tutti i giorni 9-19 chiuso lunedì, giovedì
fino alle 23,00.
La domenica la biglietteria chiude alle ore 19.00
Fino al 15 febbraio 2004
Informazioni
e prenotazioni www.mostraafrica.it
CALL CENTER 899.500.001
oppure 039.2823403
29/10/2003

Michelangelo,
tra Firenze e Roma
Via
Ghibellina è una storica strada del centro di Firenze,
sulla quale si affacciano antiche case e antichi palazzi.
Percorrendola ci si imbatte, al numero 70, in un nobile
fabbricato secentesco, che già nel nome evoca importanti,
profonde memorie: la Casa Buonarroti. Dietro la severa facciata
vive un'istituzione intenta a svolgere, su di un piano cittadino
ma anche nazionale e internazionale, il ruolo che le sue
tradizioni impongono. La sua espressione più nota
è ovviamente il Museo, contenente alcuni capolavori
di Michelangelo, tra cui i due simboli della Casa, i rilievi
marmorei Madonna della scala e Battaglia dei centauri, eseguiti
a Firenze dall'artista appena adolescente: testimonianze
intense il primo dello studio profondo di Donatello, il
secondo della passione mai sopita per l'arte classica. Il
Museo ospita inoltre le ricche raccolte di dipinti, sculture,
maioliche, pezzi archeologici, variamente riunite, attraverso
le generazioni, dalla famiglia Buonarroti; e custodisce
la collezione più cospicua al mondo di disegni autografi
di Michelangelo, e le preziosissime carte dell'Archivio
secolare della famiglia. La volontà di promuovere
la conoscenza di questo straordinario patrimonio di memorie
e di opere d'arte ha particolare rilievo, tra gli scopi
che si propone questa mostra.
Questa mostra, illuminata dalla qualità altissima
di oltre venti capolavori grafici di Michelangelo - disegni
di figura, architettonici e di fortificazioni - mai esposti
prima a Roma, e tesa a rivelare alcuni momenti determinanti
della carriera sovrumana del Maestro, ma anche a scoprire
la sua vicenda personale ed umana, le caratteristiche della
sua azione civile e politica, i profondi travagli spirituali
di una lunga vita, offre un'immagine
a tutto tondo di un protagonista che di sé ha segnato
il suo tempo al punto da spazzare via, nella storia dell'arte
non solo italiana, tanto passato.
L'incontro con Michelangelo avviene dapprima attraverso
una serie di ritratti dell'artista, accompagnati da testimonianze
autografe e a stampa relative alla sua attività di
poeta: la rappresentazione fisica e l'intimo sentire vengono
qui giustapposti a delineare un profilo non soltanto esteriore.
La seconda sezione della mostra tratteggia il rapporto di
Michelangelo con la repubblica fiorentina del gonfaloniere
Pier Soderini, che agli albori del secolo XVI commissionò
al giovane Michelangelo il David e la Battaglia di Cascina;
e la vicenda, effimera e gloriosa, di quella repubblica
che tra il 1527 e il 1530 ebbe l'artista schierato in prima
fila nel partito antimediceo.
La terza sezione esplora un momento drammatico dell'esperienza
umana e artistica di questo grande genio: i tormentati rapporti
con la committenza, le opere eseguite e i progetti non portati
a termine per quanto riguarda la fabbrica di San Lorenzo
a Firenze. E qui si potrà approfondire la vicenda
della facciata della basilica di San Lorenzo, come si sa
mai realizzata, e invano inseguita dall'artista attraverso
tre fasi progettuali, rappresentate in mostra da tre disegni
autografi; e insieme percorrere le fasi che portarono la
Sagrestia Nuova al mirabile assetto che tuttora vediamo,
e indagare infine la genesi lunga e complessa della Biblioteca
Laurenziana.
Nella quarta sezione, soprattutto ricorrendo a disegni autografi
di Michelangelo, si evoca l'esaltante, e in gran parte solitaria,
avventura della Cappella Sistina. Della secolare fortuna
di questa immane impresa danno testimonianza in mostra opere
cinquecentesche di autori diversi, tra cui la preziosa miniatura
che riproduce il Giudizio Finale prima dei noti interventi
censori, e una serie di stampe settecentesche.
La mostra si conclude con una panoramica sulle architetture
romane dell'artista ormai vecchio, dalla cupola di San Pietro
alla sistemazione, già urbanistica, del Campidoglio.
È l'occasione per esporre alcuni capolavori grafici
di Michelangelo, come gli studi per la chiesa di San Giovanni
dei Fiorentini e per Porta Pia, ma anche per comprendere
i motivi di una sempre più convinta conversione all'architettura,
nell'attività di un artista che intanto si tormentava
sulle dolorose prove scultoree delle Pietà, e ancora
si qualificava grande pittore negli affreschi della Cappella
Paolina.
Costituita
soprattutto da opere provenienti dalle collezioni della
Casa Buonarroti e curata dalla sua direttrice, questa mostra
si avvale, anche per la presenza di alcuni interessanti
pezzi, della collaborazione della Soprintendenza Speciale
per il Polo Museale Romano.
Il rapporto della Casa Buonarroti con Michelangelo è
profondo, e tanto prolungato nel tempo da potersi prevedere
perenne: per tre secoli infatti, dopo la sua morte, mentre
i suoi diretti discendenti abitavano il palazzo di Via Ghibellina,
le alterne vicende della proprietà mai scalfirono
la forte presenza e memoria dell'artista, e la proiezione
continuata, sul mutare delle situazioni, della sua ombra
più grande, che ancor oggi emoziona il visitatore
e accompagna il lavoro quotidiano della Fondazione. Punto
di partenza obbligato, questo, per comprendere come la mostra
riesca a tracciare un ritratto d'artista facendo ricorso
soprattutto ad opere di proprietà della Casa Buonarroti;
ma anche per esprimere, a chi accetterà questo speciale
"invito", l'augurio di riuscire a cogliere atmosfere
e sensazioni in sintonia con quelle di chi varca, a Firenze,
il portone di via Ghibellina.
Roma, Palazzo Venezia, via del plebiscito 118
Fino12/10/2003
Costo del biglietto: € 8,00
Orario: da Martedì a Domenica 10.00-19.00, Lunedì
chiuso
Telefono: 06 69994212
16/07/2003

FotoGrafia,
il festival di Roma
Torna
FotoGrafia, uno degli eventi fondamentali del programma
"I Festival di Roma".
Per
più di un mese, attraversando la città dal
centro alla periferia, è possibile incontrare i segni
di FotoGrafia: un grande spazio urbano in cui la
fotografia qualifica la vita quotidiana.
Saranno
aperte al pubblico oltre cinquanta esposizioni legate dal
tema: "Roma e le Comunità".
Comunità intese come microcosmi umani, etnici e linguistici
che sono - insieme - luoghi e percorsi, narrazione continua
di storie che provengono dai più remoti angoli del
nostro pianeta. Roma è il punto di partenza, l'impulso
primo che dà l'avvio a un viaggio immaginario fatto
di esperienza ed incontri che ogni giorno la rendono aperta,
tollerante, pacifica.
Oltre
cinquanta esposizioni, incontri e eventi, tra scenari suggestivi
e aperti all'innovazione. Tra questi i Mercati di Traiano,
Palazzo Braschi, la Centrale Montemartini, il Macro al Testaccio:
un percorso romano attraverso microcosmi e comunità
in una visione aperta del mondo.
Più
di 100 gli artisti coinvolti, tra giovani talenti e grandi
fotografi di fama internazionale, tra cui: Graciela Iturbide,
Boris Mikhailov, Manuel Alvarez Bravo, Paolo Pellegrin,
Ryszard Kapuscinski, Marco Pesaresi, Nan Goldin, Tazio Secchiaroli
e Paul Fusco, a cui si aggiungono alcune importanti collettive
come quella di Paesaggio Italiano curata da Diego
Mormorio e La fotografia contemporanea LatinoAmericana
da New York a Santiago del Cile curata da Antonio Arevalo.
Molte delle mostre in programma sono prime italiane, in
alcuni casi si tratta di prime mondiali, con lavori commissionati
appositamente per questa edizione del Festival.
Ma
la grande forza di FotoGrafia sta anche nella capacità
di far convivere la fotografia, intesa nella sua forma più
classica, con espressioni più attuali ed evolute
delle arti visive; ne rappresentano un esempio la mostra
di due grandi artisti come Michal Rovner e Andreas Gursky
al Macro di Testaccio e Circa 35, progetto del G.R.I.N.,
una selezione di giovani fotografi under 35 impegnati nella
ricerca di nuove forme espressive nel rispetto delle tendenze
narrative presenti oggi in Italia. Infine Contacts, una
serie di 20 filmati dei grandi della fotografia (Koudelka,
Cartier-Bresson, Goldin, e molti altri) di fronte ai loro
provini, nel momento della selezione.
Come
per la passata edizione, il percorso di FotoGrafia tocca
i luoghi principali e suggestivi della Roma storica e monumentale
così come le sue strutture più moderne. Tre,
essenzialmente, i "poli espositivi" in città:
Centro cittadino, Testaccio, Flaminio. I luoghi simbolo
dell'eredità culturale di Roma e della sua trasformazione
sono il gangli del Festival: i Mercati di Traiano, Palazzo
Braschi, la Centrale Montemartini, il Museo di arte contemporanea
di Roma (Macro - al Mattatoio di Testaccio dove sorgerà
la città della cutlura), i Musei Capitolini - Palazzo
Caffarelli. Accanto a queste sedi la rete del Festival si
dipana attraverso gallerie, istituti universitari e accademie
di cultura collegando a maglie strette una parte importante
della città.
Infine,
Fotografia 2003 estende la sua presenza oltre i confini
di Roma. Con il contributo attivo e la partecipazione del
Comune di Frascati, al percorso cittadino si aggiunge un
nuovo importante polo museale decentrato nella splendida
cornice delle Scuderie Aldobrandini, da poco restaurate
sulla base di un attento progetto di recupero filologico.
FotoGrafia è un progetto del Comune di Roma,
prodotto da Zone Attive
Direttore Artistico: Marco Delogu
Consulenze artistiche: Alessandra Mauro, Stefania Miscetti,
Diego Mormorio, Cristiana Perrella
8 maggio 2003 - 22 giugno 2003
INFORMAZIONI: Tel. 06 39967700
www.fotografia.festivalroma.org
13/05/2003

Roma
canta Montand
"C'est
si bon! Roma canta Montand", è l'omaggio francese
allo chansonnier italiano ma, nella sua tappa romana, vuole
altresì essere un tributo alle origini italiane dell'artista.
Già, perchè Ivo Livi (vero nome di Yves Montand)
era nato a Monsummano Terme, in provincia di Pistoia. Nel
1924 fu costretto con la famiglia a emigrare a Marsiglia,
in fuga dal regime fascista; tutta la sua storia artistica
si è poi svolta in Francia, fino alla morte avvenuta
nel 1991.
Con circa duecento fotografie, molte delle quali inedite,
manifesti di film, locandine, programmi di spettacoli, registrazioni
e filmati, documenti di vita, testi, diari, carteggi, costumi
di scena e cimeli, la grande rassegna offre la possibilità
di ripercorrere la vita pubblica e privata dell'artista.
Il percorso prende le mosse da un Montand diciassettenne
a Marsiglia, quando -spronato dal fratello- si presentò
al primo impresario della sua vita, e arriva fino ai trionfi
all'Olympia del 1981, anno del suo ultimo concerto. Nel
mezzo, le grandi tournee all'estero (Unione Sovietica e
nazioni dell'Est europeo nel 1956-57, negli Stati Uniti
dal 1959), la sua carriera di grande attore, universalmente
consacrato dall'incontro del 1964 con il regista Costa -
Gavras, il suo impegno umanitario e di pacifista convinto.
E poi le "sue" donne: da Edith Piaf, che dal 1944
gli è accanto per tre anni, guidandolo con intelligenza
e avviandone l'evoluzione verso la canzone popolare parigina,
a Simone Signoret che sposò nel 1951 e con cui formò
nella vita - come in scena - una coppia leggendaria, senza
dimenticare Marilyn.
Lungo
il percorso sono inoltre allestite due sale multimediali
che aiuteranno il visitatore a rivivere la realtà
dell'artista: nella prima sala verranno proiettati brani
dei suoi spettacoli musicali degli anni cinquanta, mentre
nella seconda saranno trasmesse sequenze di spettacoli realizzati
da Montand per la televisione. Nel corso della mostra sarà
proiettato il documentario di Rai International "Per
Yves Montand", di Nino Bizzarri, presentato per
la prima volta in Italia dopo aver ottenuto importanti riconoscimenti
internazionali, come il Premio Speciale al Festival Rosa
d'Oro di Montreux e la menzione d'Onore al Gran Premio Internazionale
di Televisione a Montecarlo. Il documentario contiene, oltre
a numerosi filmati di sue esibizioni, interviste esclusive
all'artista sui suoi rapporti con l'Italia e sulle sue convinzioni
politiche.
A cornice dell'evento verrà organizzato presso la
Protomoteca Capitolina un ciclo di due concerti:
"Ma Barbara", interpretato e diretto da Patrick
Rossi Gastaldi, con la direzione musicale di Cinzia Gangarella
e un concerto dedicato a Edith Piaf e interpretato da Monique
Bassereau.
I concerti sono ad ingresso libero con prenotazione obbligatoria
: tel. 06 82077304.
Nell'ambito
degli eventi legati alla mostra avrà luogo, presso
la Sala Umberto, "Paris Boum!", concerto
di canzoni francesi del Novecento interpretate dallo chansonnier
Cesare Nissirio, accompagnato da Giovanni Trucellito al
pianoforte e da Paolo Rozzi alla fisarmonica.
Sala Umberto (via della Mercede): Euro 15,00 biglietto intero,
Euro 12,50 biglietto ridotto per i possessori del biglietto
dei Musei Capitolini. Informazioni e prenotazioni: tel.
06 44237261.
A
Roma fino al 4/05/2003
Palazzo Caffarelli, Musei Capitolini
Ingresso Palazzo dei Conservatori, Piazza del Campidoglio
ORARIO: da martedì a domenica ore 9.00-20.00 (la
biglietteria chiude un'ora prima); lunedì chiuso.
INGRESSO: Biglietto integrato Mostra+Musei Capitolini intero
€ 7,75, ridotto € 5,68. Biglietto solo mostra
intero € 4,13, ridotto € 2,58.
27/02/200

Capolavori
in mostra a Stupinigi
È
un lungo viale quello che da Torino porta alla deliziosa
Palazzina di caccia di Stupinigi, se avete la fortuna di
non trovare una nebbia troppo fitta vi accorgerete come
il lungo viale, fiancheggiato da cascine e l'emiciclo delle
scuderie, preparino quasi lo sguardo all'apparizione della
Palazzina, la cui destinazione venatoria è simboleggiata
dal bel cervo svettante sul tetto.
Non lasciatevi scoraggiare neanche dalla lunga fila di persone
che attendono di poter entrare ad ammirare i capolavori
di tre secoli di arte italiana.
La
mostra raccoglie 75 capolavori dell'arte italiana appartenenti
a collezioni pubbliche e private.
Aperta dal 17 novembre 2002 al 16 febbraio 2003, la mostra
arriva dall'Australia, dove è stata presentata con
il titolo The Italians e dove ha riscosso uno straordinario
successo, diventando la mostra dedicata all'arte antica
più vista di tutti i tempi in quel Paese. Prima che
le opere venissero restituite ai legittimi proprietari è
stato deciso di mostrarle anche al pubblico italiano, in
un'unica tappa, la Palazzina di Caccia di Stupinigi. Da
Tiziano a Caravaggio a Tiepolo è così un'occasione
unica per vedere insieme Giorgione e Tiziano, Veronese e
Tintoretto, Canaletto e Tiepolo, Jacopo Bassano e Giovambattista
Moroni: l'arte italiana dal Cinquecento al Settecento.
"Da Tiziano a Caravaggio a Tiepolo" è una
di quelle mostre che, come hanno detto gli stessi promotori,
non ha un filo conduttore (che non sia l'arte italiana)
o una ragione scientifica alle spalle ma vuole proporre
una carrellata di opere tutte importanti, possibilmente
capolavori.
L'ideatore
e curatore, Vittorio Sgarbi, l'ha definita "una vera
storia dell'arte italiana dal vivo. È stata una sfida
che forse oggi, con la malattia di Agnelli e la crisi della
Fiat, ha un po' meno senso. Pensai a questa sfida quando
a Torino sono stati inaugurati il nuovo Centro di arte contemporanea
della fondazione Sandretto Re Rebaudengo e la Pinacoteca
Agnelli. I giornali parlarono senza ragione di 'Torino capitale
dell'arte' e io ho voluto mostrare cosa è davvero
una mostra di capolavori. Questa sì che è
una sorta di Pinacoteca, una summa di arte eccellente che
racconta 300 anni di storia artistica italiana, uno dei
periodi più ricchi della storia universale".
L'esposizione
include autori come Rosso Fiorentino, Tiziano (il ritratto
di Pietro Aretino, una Crocifissione e una Resurrezione),
Giorgione (Doppio ritratto), Bassano, Lorenzo Lotto (Annunciazione),
del bergamasco Giovan Battista Moroni (tra cui il Ritratto
di Gian Gerolamo Grumelli o Il cavaliere in rosa), Caravaggio
(il Narciso), una natura morta con strumenti musicali di
Evaristo Baschenis, i Carracci, Guercino, Guido Reni, Bernini
(il busto di Innocenzo X), il calabrese Mattia Preti, Ribera,
Luca Giordano, Canaletto, fino Giambattista e Giandomenico
Tiepolo, Guardi, Longhi.
Tutti
autori importanti. Le opere provengono quasi tutte dai musei
italiani come gli Uffizi, l'Accademia di Venezia, la Pinacoteca
di Brera, il museo di Capodimonte, la Galleria nazionale
di arte antica di Roma a Palazzo Barberini e altri istituti.
In Australia i pezzi in mostra erano 105, a Torino si sono
ridotti perché alcuni musei e privati hanno richiesto
i lavori prestati.
Nel
capoluogo torinese ci sono però anche opere che non
erano andate a Melbourne: una Crocefissione di Tiziano,
eseguita tra il 1556 e il 1558, da Ancona, e il Cristo alla
colonna dello spagnolo Ribera prestata dalla Galleria sabauda
di Torino. Di questo quadro, affermano gli organizzatori,
vengono pubblicate per la prima volta le fonti che certificano
sia l'autografia che l'appartenenza alla storica collezione
di Giancarlo Doria. A Torino c'è anche una veduta
della piazza del Quirinale di Giovanni Paolo Panini prestata
dal presidente Carlo Azeglio Ciampi.
"Da
Tiziano a Caravaggio a Tiepolo. Capolavori di tre secoli
di arte italiana",
Palazzina di caccia di Stupinigi, Torino.
Dal 17 novembre al 16 febbraio 2003.
Orario: 10-19, chiuso il lunedì.
Info e prevendita, TicketOne 02 39226290
Ingresso 7 euro, ridotti 5 e 4, scuole 2 euro.
09/01/2003

Van
Gogh a Treviso
Suddivise
in cinque sezioni, sono addirittura 162, tra dipinti, sculture
e opere su carta, le opere convocate da tutti i cinque continenti
a Treviso per testimoniare la ricchezza assoluta determinata
dalla rivoluzione di un'arte nuova.
Moltissimi sono i capolavori che la mostra allinea, a cominciare
da quella che è una delle icone di tutta l'arte moderna,
l'immagine indimenticabile del Seminatore di Van Gogh, nella
sua versione più ampia e riconosciuta. Opera che,
da sola, vale il viaggio a Treviso, e che è una delle
45 del grande maestro olandese che si potranno ammirare
in Casa dei Carraresi.
Ma non è certamente l'unico caso, se si pensa agli
altri nomi che nella mostra sono compresi: Boudin, Manet,
Monet, Cézanne, Renoir, Pissarro, Sisley, Degas,
Caillebotte, Morisot, Cassatt, Guillaumin, Gauguin, Toulouse-Lautrec,
Seurat, Signac, solo per dire dei più noti e tutti
raccolti negli anni felici del loro dipingere.
Paesaggi, nature morte e ritratti: niente è stato
trascurato per creare nel modo migliore il gusto di un'epoca,
e un clima, che sono ormai entrati nella leggenda.
Impressionismo
1874-1879
Nella sezione introduttiva della mostra trovano posto tutti
i nomi storici che hanno contribuito all'affermazione della
cosiddetta "nouvelle peinture". Si comincia affrontando
la questione del "plein-air", con il dialogo ormai
maturo tra Boudin e Monet, con alcuni capolavori sia dell'uno
che dell'altro che occupano per intero la prima sala di
Casa dei Carraresi. E tra essi varrà ricordare soprattutto
le pitture di Monet del 1874 ad Argenteuil, che segnano
un punto d'arrivo fondamentale proprio nella resa atmosferica
dei soggetti.
Perché poi il tema del paesaggio è ovviamente
uno dei cardini di questo capitolo, con il lavoro di Sisley,
Pissarro, Cézanne, Guillaumin, la stessa Berthe Morisot
con le vedute dell'isola di Wight. A questo si associano
i due dipinti, rarissimi, di un Gauguin non ancora trentenne,
tra i quali il vero capolavoro di questo tempo suo aurorale,
gli Alberi di melo all'Hermitage.
Non è da meno la parte riservata alla ritrattistica,
con Manet, Degas e soprattutto Renoir, di cui sono presenti
diverse immagini dipinte nella seconda metà del decennio.
Impressionismo
1880-1883
Sul finire degli anni settanta, proprio il successo di Renoir
al Salon mette in crisi alcune delle certezze del gruppo
impressionista. A questo si aggiunge l'aspra critica di
Cézanne, che indica non nel colore ma nella costruzione
con il colore la giusta strada da imboccare. Sono dunque,
gli anni a cavallo tra i due decenni, tempo di una rimessa
in discussione di molti tra i punti di forza che avevano
caratterizzato un'epoca quasi tutta felice, se non altro
negli esiti della pittura. Proprio da questa congiuntura,
per Monet come per Cézanne, per Gauguin come per
Degas, prenderà il via un periodo che sarà
denso di straordinarie novità. In questa seconda
sezione, quindi, si incontrano tutti gli artisti già
presenti in quella precedente, secondo l'idea di una prospettiva
che se per qualcuno è appunto di avanzamento, per
altri è celebrazione dei medesimi modelli pittorici.
Tra i tanti capolavori, spicca certamente il caposaldo della
scultura di Degas, la Danzatrice di quattordici anni, esposta
nella mostra impressionista del 1881 e tale da essere un
altro dei prestiti straordinari visibili a Treviso.
Impressionismo
e oltre: 1884-1890
Ormai il tempo maturo dell'impressionismo volge al suo termine
e la mostra indica questo rovesciarsi della china verso
esperienze che non mancheranno di influenzare Van Gogh al
suo presentarsi a Parigi. Il lavoro di Seurat e di Signac
resta imprescindibile per questo mutamento, ma anche l'opera
di quasi tutti gli altri protagonisti ha non pochi spostamenti,
con nuove aggregazioni come quella tra Gauguin, Bernard
e Sérusier bene esemplificata in mostra.
Ma forse al centro di tutta la sezione sta la straordinaria
parete con i ritratti in rosso che Paul Cézanne dedica
alla moglie, unitamente alla superba natura morta detta
Il tavolo di cucina che arriva dal Musée d'Orsay.
Rodin
La preziosa collaborazione con il Musée Rodin di
Parigi permette di ammirare a Treviso dieci sculture, tra
le quali spicca Eustache de Saint-Pierre, il protagonista
dell'episodio che ispirò poi il capolavoro dei Borghesi
di Calais. Un fascino, quello di questa scultura, ancora
più grande per essere stata esposta nella storica
mostra Monet-Rodin del 1889, presso la galleria di Georges
Petit.
Da allora Rodin è riconosciuto non solo come il più
grande scultore dell'Ottocento, ma come l'unico che, con
una definizione che ancora fa discutere, possa dirsi impressionista.
Bronzi, gessi e marmi, collocati in un nuovo spazio appositamente
predisposto, consentono dunque di ripercorrere il decennio,
centrale per l'opera di Rodin, degli anni ottanta, in alcuni
casi con opere che sono piccoli studi preparatori.
Van
Gogh
Quarantacinque opere di Van Gogh, tra dipinti e disegni,
chiudono la mostra. In questo modo evidenziando una presenza
che sempre più diventerà centrale nella pittura
in Francia, pur partendo dal tempo aurorale olandese. E
in effetti questa sezione, che si configura davvero come
un evento nell'evento già di per sé straordinario,
è realmente una rassegna monografica, grazie a un
numero tanto consistente di opere. E per il fatto, anche,
di non tralasciare alcuno dei periodi e dei temi entro i
quali si sviluppa il lavoro di Vincent Van Gogh.
E' evidente che la presenza di opere di simile qualità
- ed è sufficiente osservare soltanto alcune tra
le immagini contenute in queste pagine, per comprenderne
il valore assoluto all'interno dell'opera del pittore -
non sarebbe stata possibile senza il generosissimo contributo
di musei e istituzioni importanti in tutto il mondo. Non
sarà allora inutile ricordare i quattro prestiti
del Van Gogh Museum di Amsterdam, i tre Van Gogh che giungono
dalla straordinaria Fondazione Bührle di Zurigo, tra
cui il celeberrimo Seminatore al tramonto, e poi il contributo
tradizionale del Musée d'Orsay, del Museo di San
Paolo in Brasile, del Musée d'Art et d'Histoire di
Ginevra. Tutti insieme, con altri prestatori ancora (il
Rijksmuseum di Amsterdam e il Boijmans van Beuningen di
Rotterdam, solo per dire di due tra i più prestigiosi
nella parte dedicata al disegno), a rendere possibile questa
sezione, francamente inimmaginabile a priori, dedicata a
Vincent Van Gogh.
E trascorso il periodo olandese, tra l'altro con uno dei
capolavori di quel tempo presente a Treviso, Il viale con
i pioppi dal Van Gogh Museum, l'attenzione della mostra
si concentra sul tempo di Parigi prima (serrato, tra gli
altri, il confronto mai proposto prima tra le due versioni
del Restaurant de la Sirène dal Musée d'Orsay
e dall'Ashmolean Museum di Oxford), anche con tre autoritratti
dell'epoca, e su quelli ancor più noti, e conclusivi,
di Arles, di Saint-Rémy (con due versioni degli Uliveti
tra gli altri) e di Auvers, dove Van Gogh trascorre le sue
ultime settimane di vita. Quell'accensione dei colori così
amata dal grande pubblico, colori che a loro volta accendono
le ultime tre sale di Casa dei Carraresi, perché
la visita a questa mostra resti come un fatto indimenticabile.
05/12/2002

A
Roma la vita dei Borgia
di
Giulia
Serra
Tutto
inizia nel 1492, anno della scoperta dell'America e della
morte di Lorenzo il Magnifico, quando il Cardinale Rodrigo
Borgia diventa papa con il nome di Alessandro VI.
Presentare le vicende dei Borgia in una mostra non è
certamente né facile né semplice, perché
raccontare i Borgia significa non soltanto far rivivere
le passioni, i drammi, le imprese di una delle famiglie
più note e più discusse del Rinascimento,
ma anche rappresentare l'incredibile intreccio delle loro
vite e delle loro azioni con un mondo unico per la straordinarietà
e la grandiosità irripetibile dei personaggi che
lo hanno attraversato e degli avvenimenti che lo hanno caratterizzato.
Quando
nel 1492 il cardinale spagnolo Rodrigo Borgia diventò
papa con il nome di Alessandro VI, il mondo stava vivendo
uno dei momenti più intensi della cultura e del progresso
umano.
Il potere, il lusso e la ricerca di gloria favorivano la
committenza di nuovi palazzi, di chiese, di monumenti, di
arredi, di opere d'arte. Botticelli, Benvenuto Cellini,
Michelangelo, Leonardo, Bramante, Pinturicchio, Bellini,
Carpaccio, Antonello da Messina, Mantegna, Dürer, Bosch,
Tiziano, Raffaello, Ariosto, Bembo, Galilei, Copernico e
tanti altri grandi intrecciarono le loro vite con quelle
di papi, principi e re, e misero l'ispirazione del loro
ingegno al servizio dei potenti.
I Borgia furono tra quei potenti, protagonisti e spettatori
non certamente passivi dei cambiamenti straordinari di un'epoca
e di un mondo.
Nella
mostra i Borgia sono ovviamente visti nel contesto della
loro epoca: furono creature del loro tempo, non peggiori
di altri, ma favoriti e dannati dal fatto che "essi
avevano la forza, perciò il diritto", come disse
il Pastor.
L'esposizione sui Borgia segue il ritmo diacronico e una
linea conduttrice punteggiata dai principali personaggi
della famiglia: Alessandro, Cesare (il Valentino) e Lucrezia.
Riunisce anche diversi e interessanti aspetti dell'epoca
in cui vissero e che questi personaggi caratterizzarono
in modo significativo: la cultura e le arti, la politica
e l'economia.
Una composizione di contesto realizzata dalla mostra attraverso
materiali e oggetti d'arte di speciale rilievo - prestati
per l'occasione da numerosi musei d'Europa - e in grado
di ricostruire la vita di quei personaggi e l'epoca affascinante
in cui vissero.
24/10/2002

Una
magnifica ossessione
di
Giulia
Serra
Ci
sono voluti cinque anni di indagini, studi e ricostruzioni
per ricomporre la storica collezione d'arte dei Gonzaga.
Tale imponente mole di lavoro è stata gratificata
da una serie incredibile di prestiti che ha coinvolto le
maggiori istituzioni museali del mondo: il Louvre, la National
Gallery, il Museo del Prado e quello degli Uffizi, la Royal
Collection di Sua Maestà Elisabetta II sono soltanto
alcune delle strutture artistiche che hanno fornito opere
fondamentali delle loro collezioni. A cose fatte non si
può dire che non ne sia valsa la pena: oltre 90 dipinti,
con alcuni capolavori assoluti nella storia dell'arte come
il Ritratto di giovane donna allo specchio di Tiziano, la
Toilette di Venere di Guido Reni e L'Assembla degli Dei
di Pietro Paolo Rubens, e quasi duecento tra gioielli, cristalli
di rocca, armi, bronzetti e rari codici musicali.
Come se non bastasse anche la Pinacoteca di Brera si è
unita a questo circolo esclusivo acconsentendo al prestito
- anche se solo per un mese - del meraviglioso Cristo Morto
di Andrea Mantegna, opera tra le più note di tutto
il mondo dell'arte.
Capace
di competere con le più ricche collezioni d'Europa,
in grado di vantare capolavori invidiati e bramati tanto
da Rodolfo II come da Carlo I Stewart, la collezione dei
Gonzaga è stata il frutto di una passione e di una
politica collezionistica e mecenatistica portata avanti
con tenacia lungo tre secoli, da tutti i componenti di casa
Gonzaga, a partire da Isabella d'Este e via via fino a Ferdinando
Gonzaga, suo pronipote.
Una
sorte di sindrome ossessiva, una magnifica ossessione per
collezionare il meglio aveva aggredito i membri di questa
stirpe. Un amore, talvolta maniacale, per il bello e per
l'arte, accompagnato da una precisa strategia d'esaltazione
dell'immagine del ducato e dalla consapevolezza di poter
dialogare con le maggiori corti del mondo, proprio grazie
alla preziosità delle loro raccolte.
Il risultato di tutto ciò, all'apice della collezione
nella seconda metà del Seicento, era da capogiro:
2000 dipinti con nomi roboanti e circa 20.000 oggetti preziosi
stipati od esposti in bella mostra a Palazzo Ducale: gioielli,
cristalli, codici, naturalia, rarità d'ogni tipo,
sculture antiche e moderne, disegni e quant'altro, che facevano
delle collezioni ducali di Mantova il luogo più ricercato
e ammirato in Europa.
La
mostra si rivela inoltre imperdibile anche perché
non sono esposte opere "di traino" a cui vengono
poi accostati lavori di secondo piano (come purtroppo succede
sempre più spesso: il livello qualitativo di tutti
i pezzi esposti è assoluto e comprende una vastissima
gamma formale, a testimonianza dell'apertura culturale dei
Gonzaga. La passione ducale per la pittura nordica, ad esempio,
è rappresentata da capolavori di Lucas Cranach, Albrecht
Durer, Pieter Bruegel il Giovane e soprattutto dal celebre
Ritratto di Erasmo di Quentin Metsys.
Altrettanto emozionante è la visione della Toletta
di Venere di Guido Reni e d'alcune eccezionali opere del
Correggio, uno dai massimi maestri del nostro manierismo.
Il percorso espositivo è stato ulteriormente valorizzato
da un ambizioso progetto di allestimento, ideato da Fabrica,
che ha ricostruito, in chiave moderna, l'impostazione originale
della collezione disposta dal duca Ferdinando nei primi
del Seicento: tale percorso si snoda attraverso alcuni ambienti
di Palazzo Ducale, che vengono oggi riscoperti e valorizzati.
GONZAGA.
LA CELESTE GALERIA
Mantova, Palazzo Te e Palazzo Ducale
fino all'8 settembre 2002
ORARIO:
Palazzo Te tutti i giorni 9.00-19.00
Palazzo Ducale da martedì a domenica 8.45-18.45;
lunedì chiuso
INGRESSO:
Palazzo Te intero € 9; ridotto € 6 (residenti
in provincia di Mantova, over sessanta, ragazzi tra i 12
e i 18 anni, studenti universitari, amici di Palazzo Te
e dei Musei Mantovani, disabili); gruppi € 6 (da 15
a 30 persone)
il biglietto dà diritto anche alla visita del Palazzo
Palazzo Ducale intero € 6.50; ridotto € 3.25
INFORMAZIONI:
Palazzo Te numero verde 800.028.477
www.mostragonzaga.it
Preacquisto biglietti con prenotazione : numero verde 800.112.211;
sportelli Gruppo Monte dei Paschi di Siena
Box Office - sedi principali
Prenotazione visite guidate: numero verde 800.112.211
Palazzo Ducale tel. 0376 382150 (portineria Palazzo Ducale)
www.mantovaducale.it
Prenotazioni: tel. 0376 382150 (Call center Verona '83)
17/09/2002

Andy
Warhol a Cagliari
di
Giulia
Serra
Arriva
a Cagliari la mostra Andy Warhol - L'opera grafica:
più di 80 opere realizzate tra la fine degli anni
'50 e gli anni '80 da uno dei protagonisti assoluti dell'arte
americana.
A
cagliari si potrà ammirare una ricca rassegna dell'opera
di Andy Warhol: dalle celebri lattine di Campbell's Soup
(1969) alle importanti serie dei decenni successivi dedicate
ai travestiti di colore (Ladies and Gentlemen, 1975), agli
ebrei del ventesimo secolo (1980), alle specie in via di
estinzione (1983), e naturalmente ai "Miti" come
Superman, Mickey Mouse...
Davvero
un esauriente omaggio a Andrew Warhola (Pittsburgh 1928-New
York 1987) che divenne, per una voluta abbreviazione del
nome, lo yankee Andy Warhol, meglio noto come il grande
vate della società dei consumi americana. Società
della massificazione e della produzione in serie per eccellenza!
Attraverso trasformazioni cromatiche e riproduzioni seriali
(per lo più serigrafiche) Warhol decontestualizza
e ricrea le immagini della pubblicità e della cronaca,
svuotando del significato originario tutte le maggiori icone
dell'immaginario collettivo contemporaneo. E' il tema del
consumismo il filo che unisce tra loro le immagini proposte
da Warhol nei suoi lavori, e l'adozione di una tecnica come
la serigrafia, caratterizzata da una serialità meccanica,
tipica dei prodotti di massa, scaturisce da una logica e
diretta conseguenza dell'assunto di base. Il consumismo,
infatti, con il suo corollario di assoluta massificazione,
è inteso come la perfetta negazione dell'atto creativo
dell'artista, che quindi si limita a riprodurre immagini
del déjà vu, prodotti commerciali di largo
consumo e volti divinizzati dai media in modo meccanico
e senza alcuna apparente partecipazione personale.
Warhol
è stato non solo pittore, grafico, scultore, fotografo,
ma anche regista e produttore cinematografico come si può
vedere dalle copertine di alcune videocassette esposte in
una vetrina di questa mostra. Ha fondato un celebre complesso
rock, quello dei Velvet Underground, di cui si possono ascoltare
i brani più celebri. Ha scritto libri e diari e fondato
una delle riviste più originali degli anni '70 e
'80, Interview, di cui pure sono visibili alcune pagine.
Andy Warhol, l'opera grafica
Fino al 8/09/2002
Centro d'Arte e Cultura EXMA'
Via S. Lucifero 71 - Cagliari
ORARIO: dal martedì alla domenica 10.00-14.00/17.00-24.00;
chiuso lunedì
INGRESSO: € 5.00 intero, € 3.00 studenti, €
2.00 ridotto, € 2.00 visite guidate
INFORMAZIONI: tel. 070/666399
23/07/2002

New
York Renaissance
di
Giulia
Serra
Gli
artisti e le opere presenti, ben 93, peraltro la maggior
parte delle quali mai esposte prima in Europa, raccontano
l'evolversi dell'arte e della cultura americana dagli anni
Cinquanta agli anni Novanta ma raccontano soprattutto New
York, unico vero irresistibile richiamo artistico-culturale
dove tutto accade e poteva accadere.
La
mostra mette in luce l'opera degli artisti di questo periodo
in tutte le sue diversità, spaziando dal realismo
di Edward Hopper ai segni spontanei, istintivi di
Jackson Pollock, dalla geometrica precisione dei
dipinti di Frank Stella all'irriverente ironia degli
artisti di strada come Keith Haring a Jean-Michel
Basquiat fino alle trasformazioni digitali di Tony
Oursler. Si tratta infatti della prima mostra di tali
dimensioni che il Whitney Museum abbia mai organizzato oltreoceano
sulla sua collezione permanente. Già questo elemento
vale da solo la visita alla mostra.
Nei
difficili anni del secondo dopoguerra, gli artisti americani
trovano ormai superati quei soggetti e quegli stili che
fino a quel momento erano stati il riflesso della società.
Per rispondere e reagire all'inquietudine dell'epoca cercano
una nuova strada che rappresenti e raffiguri il loro mondo
soggettivo e psicologico, rivolgendosi verso nuovi orizzonti
filosofici e trovando nuove fonti di ispirazione.
Nasce così in questo contesto L'Espressionismo Astratto
che si sviluppa e diviene il movimento artistico dominante
degli anni Cinquanta. La pittura gestuale di Jackson
Pollock e Willem de Kooning rappresenta la corrente
segnica dell'Espressionismo Astratto mentre parallelamente
Mark Rothko e gli artisti della Color-Field Painting
attingono la loro intensità espressiva dipingendo
vasti campi e piani cromatici dando vita ad una pittura
più meditativa che d'azione. Anche la scultura in
questo periodo sperimenta nuove strade espressive e guarda
all'astrattismo. Gli artisti vogliono raggiungere nuovi
traguardi e lavorano con i più diversi materiali
quali il legno e il metallo saldato come nell'opera di David
Smith Lectern Sentinel.
All'inizio
degli anni Sessanta nell'arte si sperimentano nuove iconografie.
L'America si identifica in un'enorme abbondanza di beni
di consumo e soprattutto produce un diluvio di immagini
che rappresentano questa "ricchezza"- dai cartelloni
pubblicitari ai fumetti, alle graficamente attraenti confezioni
dei prodotti sugli scaffali dei supermercati. Quest'arte
che si impadronisce con entusiasmo delle immagini popolari
e della straboccante cultura consumistica, viene chiamata,
con una certa imprecisione, "Pop", una
terminologia che accomunerà tanti artisti differenti.
I
precursori di questo movimento, come ad esempio Jasper
Johns e Robert Rauschenberg, segnano un momento
fondamentale nell'arte americana e le loro opere, riconoscibili
e spettacolari, rappresentano uno dei passaggi più
importanti di questa mostra.
La Pop Art ha avuto la forza scatenante di rappresentare,
con atteggiamenti ironici e umoristici, la realtà
americana, celebrando ma allo stesso
tempo prendendosi gioco del suo eccessivo benessere materiale
e del suo consumismo sfrenato - le morbide sculture di Claes
Oldenburg ne sono uno degli esempi più intelligenti.
Altri artisti come Andy Warhol, imitavano o sfruttavano
quegli stessi meccanismi e sistemi che venivano usati dall'industria
per creare nuove immagini simbolo. In questo modo la Pop
Art oppose alla storia dell'arte tradizionale che privilegiava
l'arte classica, un immaginario colmo di pubblicità
commerciale, e sostituì all'opera unica prodotta
dall'artista quelle seriali prodotte meccanicamente.
Mentre Warhol e Oldenburg si ispirano alla cultura popolare
per i loro soggetti, altri scelsero un linguaggio non-oggettivo,
"riducendo" i loro dipinti e le loro sculture
a quelle che consideravano le proprietà essenziali
dell'arte. Le differenti espressioni artistiche create con
questo spirito sono state definite in vario modo come Post-Painterly
Abstraction, Hard-Edge Painting, o Minimalism.
Le grandi tele dipinte da Frank Stella e Robert
Mangold sono l'emblema di questo allontanamento dalla
raffigurazione che si sviluppò contemporaneamente
alla nascita della Pop Art.
Questa
epoca ha rappresentato un periodo di intensa creatività
per l'arte americana, poiché sia le innovazioni che
le sperimentazioni di quegli anni hanno dimostrato anche
di avere una forte influenza sulle generazioni più
di artisti come Robert Gober e Julian Schnabel,
senza dimenticare che alcune grandi personalità come
Helen Frankenthaler, Robert Rauschenberg, Jasper Johns,
Louise Bourgeois, continuano a lavorare e stupire ancora
oggi.
New
York Renaissance
Dal Whitney Museum of American Art
Palazzo
Reale, Piazza Duomo - Milano
Dal 21 marzo al 15 settembre 2002
Orario: martedì, mercoledì e domenica 9.30-20.00;
giovedì, venerdì e sabato 9.30-23.00 (la biglietteria
chiude un'ora prima); lunedì chiuso
Ingresso: intero € 9, ridotto € 8, scuole €
4 comprensivo di audioguida
Infoline e prenotazione individuali: prenotazione obbligatoria
Ad Artem s.r.l. tel. 02 6597728; Ellesse Promo tel. 06 70306080
Per gruppi, scuole e visite guidate: Ad Artem s.r.l. 02
6597728
25/06/2002

Duane
Hanson, più vero del vero
di
Giulia
Serra
Sono
trentuno le opere, scelte tra quelle realizzate dall'artista
tra il 1965 e il 1995, raccolte in questa mostra itinerante.
Prima di approdare al padiglione d'Arte Contemporanea di
Milano, i personaggi di Hanson hanno infatti mietuto successi
presso la Schirn Kunsthalle di Francoforte e la Galerie
der Stadt Stuttgart di Stoccarda.
Purtroppo lo scultore americano (1925-1996), che realizzò
i lavori più importanti tra gli anni Sessanta e Ottanta,
ha lavorato a lungo con materiali facilmente deteriorabili:
per questo, molti musei tedeschi non hanno concesso il prestito
e la maggior parte delle opere esposte proviene da collezioni
private americane.
Le
opere di Hanson sono biografie scultoree che narrano l'altra
faccia della medaglia del sogno americano.
L'artista ha dedicato la sua indagine agli eroi annoiati
e piccolo borghesi della vita quotidiana: casalinghe, operai
edili, cameriere, venditori d'auto, custodi, ovvero i rappresentanti
dei ceti medi e bassi della società americana. Gli
uomini comuni di Hanson sono caricature tragicomiche e bonarie
dell'american way of life. Hanson ha individuato nel realismo,
anzi nell'iper-realismo, il veicolo della propria espressione
artistica e lo avvicina al tema che lo accompagnerà
fino agli anni settanta: il lato oscuro della società
americana, con la sua miseria sociale, la sua violenza e
la sua tensione razziale. L'artista stesso ha asserito:
"È la dimensione umana quella che mi interessa,
la stanchezza, la frustrazione, il rifiuto. In tutto ciò
ritengo si possa trovare una certa bellezza".
Duane
Hanson realizza figure a grandezza naturale, partendo da
calchi di persone in carne e ossa, sui quali interviene
modificandone artisticamente i particolari. La sua ricerca
dei soggetti è lenta e accurata, la loro essenza
l'ordinarietà. Gli stessi atteggiamenti dei personaggi
devono essere naturali, riflettere le loro tipiche attività.
Hanson quindi sceglie pose statiche, con il corpo a riposo
tra un'attività e l'altra. I suoi soggetti assumono
un'aria un po' sognante, che permette di catturare il loro
ripiegamento interiore e la loro malinconia.
Tutt'altro
che copie della realtà, come qualche critico ha sostenuto.
Duane Hanson ha sempre cercato un effetto realistico che
andasse oltre la realtà stessa, curando ogni aspetto
in modo quasi maniacale: dall'incidenza della luce che è
mutevole allo spessore psicologico che anche una maglietta
o una macchina fotografica possono rimandare. Con le sue
opere Hanson non intendeva ingannare l'osservatore o riprodurre
fedelmente la realtà bensì, mediante la propria
interpretazione, renderla più intensa, come dichiara
il titolo stesso della mostra More than Reality.
"Non
riproduco la vita, faccio una dichiarazione sui valori umani.
La mia opera si occupa di persone che conducono un'esistenza
di calma disperazione. Mostro il vuoto, la fatica, l'invecchiamento,
la frustrazione. Queste persone non sanno reggere la competitività.
Sono degli esclusi, degli esseri psicologicamente handicappati."
Duane
Hanson. More than Reality
30 sculture più vere del vero
Dal 29 maggio al 1 settembre 2002
PAC Padiglione d'Arte Contemporanea
Via Palestro 14 - Milano
ORARIO: 9.30-19.00 da martedì a domenica; giovedì
fino alle 22.00; chiuso il lunedì
INGRESSO: intero € 5,20 - ridotti e studenti €
2,60 - scolaresche € 1.80
INFORMAZIONI: tel. 02 76009085; fax 02 783330
www.pac-milano.org
La retrospettiva su Duane Hanson proseguirà poi alla
Kunsthall di Rotterdam, la National Galleries of Scotland
di Edimburgo e la Kunsthaus di Zurigo.
30/05/2002

Il
trionfo del colore
La collezione Carmen Thyssen-Bornemisza
di
Giulia
Serra
Il
giorno in cui decido finalmente di andare a tuffarmi nel
colore, c'era un sole stupendo, una vera giornata di primavera,
con il sole che illuminava vie e palazzi di Roma, insomma
il "Trionfo del colore" c'era già prima
di entrare a Palazzo Ruspoli!
Avevo
letto recensioni entusiaste di questa mostra e dunque non
potevo perderla! Attraverso circa sessanta straordinari
dipinti la promessa era quella di guidare il visitatore
lungo la strada individuata dagli artisti verso la modernità.
Il
percorso prende il via nella decade centrale dell'Ottocento
con il diffondersi del gusto per il pittoresco, sia il pittoresco
sociale, presente nella mostra con i Lucas Velázquez,
Fortuny e Zuloaga, continuatori fedeli del modo di dipingere
di Goya, di cui, peraltro, c'è anche un quadro (Donna
e due bambini presso una fonte), sia il pittoresco naturale,
rappresentato nella sala successiva, dalla pittura americana
di paesaggio. I pittori americani si avvicinano al mondo
dapprima con un atteggiamento "da scienziato",
cercando di rappresentare il territorio attraverso un'analisi
minuziosa, con la volontà di mostrare il pianeta
Terra nei sui veri dettagli, poi però si va oltre:
la natura susciterà nell'artista non soltanto l'ammirazione,
ma anche un atteggiamento emozionale, si va oltre il paesaggio
visto e si raffigura il ricordo nostalgico del paradiso
perduto.
Il
tema della natura, sotto l'aspetto del rurale, é
il leit-motiv della tappa successiva del percorso, dove
spiccano artisti come Corot, Daubigny o il giovane Van Gogh.
Tale pittura, di ispirazione naturalista, impostata sul
ruolo espressivo della luce e del colore, costituisce il
precedente immediato dell'Impressionismo, vicenda centrale
nella nascita dell'arte moderna.
La
sala 4 è dedicata ad Impressionismo e Neoimpressionismo.
La pittura impressionista si basa sul criterio della massima
oggettività visuale. Non è però l'oggetto
percepito quello che importa al pittore quanto l'atto stesso
della visione e soprattutto la sua trascrizione pittorica.
Proprio la "trasformazione" dell'esperienza visiva
è il problema fondamentale del processo creativo
del pittore impressionista. In questa sala troviamo l'uno
accanto all'altro grandi maestri, Renoir, Monet, Pissaro,
Guillaumin: un'esperienza estenuante per gli occhi, sfiniti
da tanta bellezza!
Il
percorso prosegue con il modernismo catalano, attraverso
tre dei suoi maestri più significativi: Casas, Mir
e Rusiñol.
La
sala 6 è completamente deicata a Gauguin, quattro
tele che sono un chiaro esempio della profonda trasformazione
tecnica e spirituale del pittore tra il 1884 e il 1892.
Si passa da un impressionismo iniziale caratterizzato da
una teatrale utilizzazione degli effetti di luce, alla forte
spiritualità e simbolismo dei suoi capolavori della
tappa tahitiana, di cui lo straordinario "Nei Tempi
Antichi (Mata Mua)" è un esempio evidente.
Nella
sala 7 è raccolta una ridotta ma significativa selezione
di quei tanti contrasti che sono il riflesso del fecondo
momento artistico che è l'erede diretto ed immediato
dell'impressionismo.
Emile Bernard, Pierre Bonnard, Henri Cross, Maurice Denis,
Wassily Kandisnsky, Henri Le Sidaner, Claude Monet, Paul
Serusier, e per chiudere davvero in bellezza, i fantini
di Toulouse Lautrec.
In questa sala c'è insomma la pittura che si libera,
o si sta per liberare, dalle sue funzioni descrittive per
rivelare infine gli stati d'animo, per esprimere il mondo
interno dell'artista, i suoi sentimenti.
Il
percorso della mostra finisce con un piccolo gruppo di opere
di Derain, Vlaminck, Delaunay, Manguin e Matisse che possono
essere considerate sia come la naturale evoluzione della
complessità post-impressionista, sia come alcune
delle prime proposte delle avanguardie novecentiste, si
attua in sostanza la definitiva liberazione dell'arte dai
compiti tanto descrittivi quanto formali; con la disintegrazione
della sua dimensione iconica la pittura diventa trionfo
del colore.
Palazzo
Ruspoli, via del Corso 418, Roma.
Da dom. a mer. 9,30-20,30; da gio. a sab. 9,30-23;00.
La biglietteria chiude un'ora prima.
Giorni feriali: intero 8€, ridotto e gruppi 7€,
scuole € euro.
Sabato, domenica e festivi: intero e gruppi 9€, ridotto
8€.
Tel 06 6874704
www.palazzoruspoli.it
29/04/2002

Cèzanne,
"il padre dei moderni"
di
Maria
Letizia Serra
I
quadri di Cèzanne in mostra a Roma. Un evento che
riveste un'importanza particolare, considerato che l'artista
non volle mai mettere piede nella Capitale. Perché?
La
domanda sorge spontanea. Perché un artista come Paul
Cèzanne non volle mai venire a Roma? Eppure la sua
opera si rifece principalmente al classicismo di Poussin,
che a Roma invece dedicò vita ed arte.
La
risposta, secondo i critici, va cercata nel fatto che Cèzanne
instaurò un nuovo genere di classicismo che coniugava
i maestri del passato con la grande lezione della "Natura".
In questo nuovo contesto artistico, la cultura di Roma era
troppo condizionante e doveva essere filtrata attraverso
la lontananza.
Il classicismo di Cèzanne fu quindi intriso del vocabolario
architettonico romano, ma trasfigurato e ritrovato nelle
case e nei paesaggi della sua amata Aix-en-Provence, dove
nacque nel1839.
Adesso,
dopo oltre vent'anni, l'opera di Cèzanne torna a
Roma: l'ultima mostra (ma di soli disegni) si tenne a Palazzo
Braschi nel 1979, mentre l'ultima personale completa fu
a Venezia addirittura nel lontano 1920.
La
mostra si tiene al Complesso del Vittoriano, alle pendici
del Campidoglio, e raccoglie oltre sessanta tele, fra oli,
acquerelli e disegni, provenienti da quindici Paesi per
un totale di trenta musei prestatori.
La
definizione che da il titolo alla mostra, "padre dei
moderni", è certamente molto retorica ma forse
anche necessaria per capire a fondo Cèzanne. Se ci
si domanda infatti che cosa fosse per lui la modernità
si è sorpresi dallo scoprire un autore così
classico che per tutta la vita non dipinse altro che ritratti,
paesaggi e nature morte, un genio che incitava al rispetto
degli equilibri tra uomo e natura.
Cèzanne
era un personaggio strano ed eccentrico. Il suo rifiuto
per la società gli valse l'appellativo di "Eremita
di Aix". La pittura fu la sua unica passione e di fronte
ad essa la famiglia e gli amici passavano in secondo piano.
Non era mai soddisfatto delle proprie tele, tanto che a
volte, preso da raptus e furioso verso la sua incapacità,
le distruggeva.
Il
percorso dell'esposizione allinea opere che vanno dalla
tormentata pittura della giovinezza alla conquista del colore
attraverso l'esperienza dell' en
plain air. Il paesaggio dipinto dal vero porta Cézanne
alla scoperta del colore, ad abbandonare i toni scuri dei
primi anni per una pittura luminosa, di verdi brillanti
e azzurri intensi. Intorno alle "Bagnanti"
del Metropolitan di New York compare un paesaggio completamente
impressionista, dominato dalla luce.
Gli
ultimi anni della sua vita ci regalano l'ennesima evoluzione
dell'artista: Cèzanne si dedica a "solidificare"
l'impressionismo, mirando ad una sintesi formale di massima
essenzialità e impiegando il colore per costruire
le forme esaltandone i volumi. È questo il cosiddetto
periodo costruttivo.
Tra
i capolavori in mostra, oltre ad una versione delle Bagnanti,
opere come "Il ponte di Maincy", "Il ritratto
in blu di madame Cezanne" e "I riflessi sull'acqua",
dipinti che hanno segnato per sempre la storia dell'arte
universale.
Cèzanne,
padre dei moderni
Complesso del Vittoriano
Fino al 7 luglio
Tutti i giorni 9-19.30
Venerdì e Sabato fino alle 23.30
Domenica fino alle 20.30
Prezzo: 8.50 €
25/03/2002

Il
libro fa festa a Parigi
di
Federico
Pinci
Il
22esimo Salone del Libro, organizzato sotto l'egida dell'SNE
(Sindacato Nazionale Editori Francesi), si svolgerà
tra il 22 ed il 27 Marzo 2002 nella prima sala dell'Expo-Porte
de Versailles a Parigi.
Un'ottima occasione per visitare la capitale a prezzi stracciati,
approfittando della speciale posizione che l'Italia occuperà
nel quadro dell'iniziativa.
L'Air-France
propone tariffe
da urlo a tutti i lettori provenienti dal Bel Paese.
Un gesto simbolico per rinsaldare i rapporti non sempre
impeccabili con i "galli" d'oltralpe.
Ma
quali sorprese ci riserva quest'ultima cinque giorni parigina?
Una
particolare attenzione sarà rivolta ai nuovi media
(e-books, pubblicazioni online) e alla letteratura per i
bambini. L'educazione e le strategie di comunicazione impiegate
nella manualistica per l'infanzia ma anche nei racconti
e nei romanzi destinati ai più piccoli costituiranno
il centro tematico dei dibattiti. Nei padiglioni ci sarà
però spazio per tutti, fumetti, libri d'arte, antiquariato,
riviste, collezioni di volumi rari.
Inoltre una fitta rete di punti di ritrovo, stand, chioschi,
bar vi permetterà di conoscere altri appassionati,
incontrare i vostri beniamini, collezionare autografi!
Naturalmente
gli addetti ai lavori approfitteranno della "sinergia"
tra questa esposizione e quella di Londra che termina proprio
un paio di giorni prima (17-19 Marzo). Giusto il tempo per
fare i bagagli e spostarsi sulla Senna.
Il
Salone del libro 2002 ha infine deciso di dedicare un importante
spazio di oltre 600 metri quadri alla letteratura del nostro
paese. I curatori hanno istituito un vero e proprio concorso
cui parteciperanno 25 case editrici ed altrettante opere
rappresentative. Sarà il pubblico dei lettori a decretare
il vincitore della gara. "Alla scoperta dell'Italia",
questo il titolo della tenzone. Saranno inoltre presenti
circa 40 scrittori di pregio completamente a disposizione
degli afficionados.
INFORMAZIONI
Data : Venerdì 22 - Mercoledì 27 Marzo 2002
Orari : 9.30-19.00 (Giovedì 26 fino alle 22.00)
Per i rivenditori : Lunedì 25 Marzo, 9.00-18.00
Innaugurazione : Giovedì 21 Marzo 2002

SALON
DU LIVRE
11,rue du Colonel Pierre-Avia, BP571, 75726 Paris Cedex
15, France
Tel : + 33 (0)1 41 90 47 40 - Fax : + 33(0)1 41 90 47 49
e-mail : livre@reed-oip.fr
- http://www.salondulivreparis.com
SNE
115, bd Saint-Germain, 75006 Paris, France
Tel : +33 (0)1 44 41 40 50 - Fax:+33(0)144414060 -
http://www.snedition.fr
Presidente : Serge Eyrolles
Segretario : Jean Sarzana
COME
ARRIVARE
Métro:
Parc des Expositions
Porte de Versailles Station : linea 12 (Porte de
la Chapelle - Mairie d'Issy)
Balard Station: Ligne 8 (Créteil - Balard)
Autobus
4 autobus vi conducono a " Porte de Versailles "
:
Linea 39,49, 80 ed il PC (Petite Ceinture)
Ligne 39 : Gare de l'Est - Palais Royal - Porte de
Versailles
Ligne 49 : Gare du Nord - Champs-Elysées -
Porte de Versailles
Ligne 80 : Gare Saint-Lazare - Champs-Elysées
- Porte de Versailles
In
macchina
Potete raggiungere la fiera attraverso il boulevard périphérique
intérieur : uscita "Porte de la Plaine"
o "Porte de Versailles".
Lungo la "boulevard périphérique extérieur":
uscita "Porte de Sèvres" o "Porte
de Versailles"
11/03/2002

Eurochocolate
a Roma
di
Maria
Letizia Serra
Roma
non ha bisogno di scuse per essere visitata, ma se avete
visto proprio tutto della Capitale, allora ecco un buon
motivo per tornarci: il cioccolato.
Dal 2 al 10 marzo Eurochocolate, la manifestazione dedicata
alle delizie del cacao replica l'ormai tradizionale appuntamento
perugino. Tutti gli amanti del cioccolato avranno nove giorni
di tempo per scegliere se sia meglio il pralinato o il nocciolato,
il fondente o al latte, variante gianduia o noisette
insomma
cioccolato per tutti i gusti e a volontà.
|

È
la mitica ed esclusiva "manina" di Enric
Rovira, grande cioccolatiere catalano, a firmare
la campagna pubblicitaria di Eurochocolate Roma 2002.
Una mano che accompagna alcuni celebri detti latini,
ma che soprattutto si rende protagonista, attraverso
la vendita di un simpatico stampino, di una significativa
iniziativa di solidarietà rivolta ai bambini
poveri residenti nei paesi produttori di cacao, che
potranno ricevere dei fondi per la loro adozione a
distanza.
|
Potrete
degustare il cacao in minicrocera sul Tevere, in formato
da Guinness, o semplicemente in soldoni (e sarà il
modo più dolce di abituarsi all'Euro). Oltre alle
tante novità previste, la sfida più grande
sarà la realizzazione dell'Uovo di Cioccolato più
grande del mondo: 6,5 metri di altezza e 3,70 di diametro!
È questa la sfida che lanciano i già collaudati
cioccolatieri dello staff di Novi. Dove ammirare l'opera?
Una sorpresa
naturalmente! Quando assaggiarla? Il 10
marzo giorno di chiusura della manifestazione che lascerà
tutti con il dolce in bocca.

L' obiettivo principale della manifestazione è quello
di far scoprire o riscoprire Roma "a passo d'uovo"
ovvero all'insegna del cioccolato che, per 9 giorni, animerà
i tanti contenitori/evento che punteggeranno il centro storico
della capitale con episodi golosi previsti anche nell'immediata
periferia.

È Roma la vera capitale del Sacher Romano Impero.
Infiocchettata e primaverile, guarnita dalle delizie di
Eurochocolate, la Capitale è dunque tutta da rivisitare.
Si parte dalla magica Terrazza
del Pincio, fulcro principale della manifestazione,
che qualcuno ha già ribattezzato Pincioc, per arrivare
fino al Palazzo delle Esposizioni, in via Nazionale, dove
saranno invece organizzate interessanti mostre a tema, e
sarà possibile ripercorrere la storia del Cioccolato
attraverso le immagini delle pubblicità e del packaging
delle più note aziende produttrici. Da non perdere
qui la fantastica collezione del Signor Kramsky, bizzarro
ingegnere di Praga, che nella sua vita ha collezionato oltre
120.000 incarti di tavolette provenienti da ogni angolo
del mondo.
|
DA
NON PERDERE
Cioccolatomania
(sabato 2 e domenica 3 - sabato 9 e domenica 10),
un corso di degustazione guidata di cioccolato, con
la partecipazione dei migliori cioccolatieri del mondo;
Chocohouse Cooking (sabato 2 e sabato 9), un
corso di cucina dove apprendere le tecniche per la
preparazione di un menù tutto cacao, dall'antipasto
al dolce;
Chocohouse Sweet (domenica 3 e domenica 10),
un corso di pasticceria per imparare le tecniche di
preparazione di praline, dolci, ganache e quant'altro,
tutto rigorosamente al cioccolato;
Chocohouse Spot (4, 5, 6, 7 marzo), divertenti
minicorsi di pasticceria al cioccolato;
Chocohouse Trend (venerdì 8, 15:30/18:30),
un corso di pasticceria tutto al femminile dedicato
alle donne nel giorno della loro festa.
Master del Cioccolato (Palazzo Torlonia - 8,
9, 10 marzo), un corso per acquisire le competenze
per diventare assaggiatore esperto di cioccolato,
una vera e propria laurea breve assolutamente da non
perdere.
INFORMAZIONI
Eurochocolate 800 58 6001
www.eurochocolate.roma.it
|
La
Terrazza del Pincio ospiterà la sezione espositiva
e commerciale: il Chocolate Show con circa 150 firme
del dolciario nazionale ed internazionale, nonché
la grande area di intrattenimento e gioco, il Chococircus,
promossa dalle grandi aziende produttrici di cioccolato.
L'iniziativa, che vede il pieno coinvolgimento dell'Azienda
di Promozione Turistica di Roma, è resa possibile
grazie al sostegno della Camera di Commercio e alla collaborazione
di Confcommercio, Confesercenti, Cna, A.P.R.A. e Confartigianato.
Si avvale, inoltre, del patrocinio e del prezioso contributo
dell'Associazione Industrie Dolciarie Italiane (A.I.D.I.),
per la parte a carattere informativo-culturale.

DOVE ALLOGGIARE
Eccovi una dritta. In occasione di Eurochocolate la Tourism
Accomodation Service ha previsto uno speciale weekend comprensivo
di due pernottamenti, consumi, biancheria, pulizia finale,
a 189 euro (per un appartamento occupato da una persona),
197 euro (da due persone), 259 euro (da tre persone), 414
euro (da quattro persone), 434 euro (da cinque persone),
460 euro (da sei persone). Per informazioni: Tourism Accomodation
Services, Borgo Pio 150, 00193 Roma, tel. 06/68134996. E-mail:
info@romeaccomodation.com
Alcune offerte
http://www.travelonline.it/cgi-bin/TOL.dll/b2c/contents/ideeviaggio/altreideeviaggio.jsp?
cat=EUROCHOCOLATE
04/03/2002

Venice
floating show
di
Maria
Letizia Serra
Fino
al 3 marzo Venezia sarà protagonista indiscussa della
nautica europea. Il salotto marittimo più prestigioso
del mondo ospiterà infatti il Venice Floating Show,
27° Salone Nautico Galleggiante dell'Adriatico, appuntamento
irrinunciabile per il mondo della nautica, quello dell'ambiente
mare e del turismo crocieristico.
|
INFORMAZIONI
TEL:
O41 5352434
FAX: 041 2621931
www.venicefloatingshow.it
Il
visitatore del Venice Floating Show non sarà
coinvolto nelle difficoltà logistiche della
città lagunare, in quanto l'area espositiva
si trova proprio al termine del ponte che collega
Venezia alla terraferma. Ci si arriva perciò,
seguendo la segnaletica, direttamente in automobile
e lì si troveranno oltre 10.000 posti auto
ad un costo ridotto.
|
Assoluto
protagonista dell'esposizione sarà il mare, inteso
non solo come elemento fisico, ma come un grande contenitore
di cultura, di storia, di tradizioni, di opportunità
di sviluppo economico e sociale.
L'evento
è organizzato da Consormare, il consorzio per la
promozione della cantieristica e del turismo nautico del
Veneto, fondato negli anni '70. Ovviamente l'organizzazione
è stata affidata ad un team qualificato di esperti
in grado cioè di coinvolgere i più qualificati
espositori del mondo marittimo, con particolare riguardo
alla nautica, alla commercializzazione di imbarcazioni nuove
ed usate da diporto, al cruising, alla pesca e al turismo
nautico. Insomma, tra le altre cose si tratta di un'occasione
ideale per "farsi la barca"!
Il
Salone
si trova nel cuore portuale del centro storico veneziano:
oltre 10.000 posti auto, 13.000 metri quadrati coperti e
27.000 metri quadrati all'aperto, 250 ormeggi per imbarcazioni
nuove ed usate fino a 26 metri pronte per le prove in mare.
La cultura avrà un ruolo importante all'interno del
Salone.
Il
Museo Navale, annesso all'Arsenale, arricchirà l'itinerario
dell'esposizione. Ci saranno spettacoli ed intrattenimenti
tematici, sfilate di moda legate all'abbigliamento marittimo,
ma anche la presenza di scafi d'epoca, di spettacoli legati
alle cosiddette "storie di mare" con films e convegni
sulla cultura del mare, dal mondo della vela a quello del
remo.
Col
biglietto d'ingresso allo Show si possono visitare sia i
musei cittadini del Comune di Venezia al prezzo ridotto
di € 3.00, sia gratuitamente il Museo Navale dell'Arsenale,
e si può entrare, sempre gratuitamente, alla nuova
sede invernale del Casinò, vicino all'Aeroporto Venezia
Tessera.
Anche
quest'anno il coinvolgimento di una vastissima fascia di
pubblico da tutta Europa sarà massiccio. Saranno
presenti la stampa specializzata e i media di grande informazione,
interessati a conoscere il nuovo ruolo strategico della
via adriatica della quale Venezia è, per eccellenza,
la porta a mare. Inoltre, l'esposizione veneziana ha tra
i suoi obiettivi il rilancio proprio del turismo nautico,
non solo quello coast to coast ma anche quello, tutto da
scoprire, per le vie navigabili interne, se teniamo conto
che sulla tratta fluviale Venezia - Cremona, nel 2001, hanno
viaggiato su splendide navi fluviomarittime oltre 40.000
passeggeri.
25/02/2002

Una
scorpacciata di viaggi
di
Enzo
Laudando
La
Borsa Internazionale del Turismo, a Milano, vi promette
nuovi orizzonti di viaggio e le ultime, innovative formule
per trasformarvi in giramondo sempre più informati e attrezzati.
Una
scorpacciata di turismo lunga cinque giorni. Dal 20 al 24
febbraio la Fiera di Milano diventa un Globo in miniatura:
bastano pochi passi tra stand e padiglioni per saltare dalle
lussureggianti atmosfere equatoriali agli strapiombi dei
fiordi scandinavi.
|
INFORMAZIONI
Tel. 02 38073400
E-mail:info.bit@expocts.it
Sito: www.expocts.it/bit
Per chi arriva in treno
Stazioni Centrale, Garibaldi, Porta Genova: MM2 fino
a Cadorna, dove si passa sulla MM1 per Amendola Fiera.
Stazione Cadorna: MM1 fino alla fermata Amendola Fiera,
oppure i tram 19 e 27 per Fiera (Piazza 6 febbraio).
Per chi arriva in aereo
Da Malpensa: servizio ferroviario Malpensa Express
fino a Cadorna F.N., dove si possono prendere la MM1
fino a Amendola Fiera oppure i tram 19 e 27 per Fiera(Piazza
6 febbraio).
Da Linate: bus navetta a pagamento per Fiera, oppure
bus 73 fino a piazza S. Babila dove si prende la MM1
fino ad Amendola Fiera.(porta Metropolitana).
Mappa dell'area espositiva
|
La
Borsa Internazionale del Turismo, ventiduesima edizione,
è pronta a ridare fiducia a tutti i soggetti che
ruotano attorno al settore viaggi: operatori, topclient,
ma soprattutto, e questo ci interessa, viaggiatori.
Per
questi ultimi, tra i quali probabilmente ci siete anche
voi, le novità sono soprattutto due: le nuove tendenze
del turismo e le nuove tecnologie per il turismo.
Il
focus sulle nuove tendenze va sotto l'etichetta di Bit Neway
e punta i riflettori su tre aspetti. Enogastronomia:
la riscoperta delle tradizioni regionali e delle relazioni
tra il viaggio, la cultura del cibo e la cultura del territorio.
Terme e benessere: itinerari, servizi e soluzioni
inedite per chi è attento ad un nuovo modo di concepire
la cura della persona. Open air: parchi nazionali,
riserve naturali, agriturismo, sport e avventura per vacanze
ecologicamente consapevoli.
Le
nuove tecnologie su cui si concentrerà l'attenzione
sono i servizi Internet (agenzie virtuali, e-commerce,
business-to-business, business-to-consumer) e le infrastrutture
per lo sviluppo dell'industria turistica: connettori di
traffico, soluzioni gestionali, hardware e software al servizio
delle aziende. Se vi interessa la materia, il nome da cercare
è Bit Virtual.
Le
date da segnare sull'agenda sono sabato 23 e domenica 24
febbraio. Entrambe le giornate sono dedicate al pubblico:
i cinque continenti metteranno in mostra le loro meraviglie
insieme ai prodotti più innovativi, agli itinerari
classici e inediti e a tutto quello che il viaggiatore deve
sapere per prepararsi a partire. I 150.000 metri quadrati
di superficie espositiva accoglieranno 120.000 visitatori,
il 20% in più dello scorso anno.
Sono
presenti circa 150 paesi, a cominciare dagli Stati Uniti,
che hanno deciso di reagire all'11 settembre investendo
massicciamente e occupando un intero padiglione di 2000
metri quadrati.
Sul
palcoscenico della Bit si affacciano per la prima volta
destinazioni inusuali: Filippine, Mongolia, Uruguay, Lesotho
e Nosy Be, l'isola dei profumi di fronte al Madagascar.
Se
amate davvero viaggiare, la Bit vale un piccolo investimento
di tempo e denaro. Una volta lì è molto facile
che scopriate mete mai neanche immaginate o che conosciate
formule di viaggio innovative e convenienti.
E
se proprio non tornate con qualche "affare" in
tasca, avrete pur sempre assistito a spettacoli, partecipato
a feste, pranzi a tema, cocktail giamaicani, avrete visto
documentari e incontri organizzati da Bit on stage.
Ecco
nel dettaglio il calendario della manifestazione:
|
OPERATORI PROFESSIONALI
20 febbraio
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|
9.30
|
Ingresso espositori e stampa accreditata
|
|
11.00
|
Inaugurazione ufficiale di Bit
|
|
13.30-19.00
|
Grand preview
L'anteprima di Bit riservata esclusivamente
ai top client invitati dagli espositori
|
|
21 - 22 - 23 febbraio
|
|
9.30-19.00
|
Bit trade
Tre giornate riservate al business internazionale
con gli operatori professionali.
|
|
VIAGGIATORI
23 - 24 febbraio
|
|
9.30-19.00
|
Promozione turistica
Due giornate di promozione del prodotto turistico,
di informazione culturale sulle destinazioni
e sulle novità
a disposizione del consumatore.
Biglietto per il pubblico 13€ intero, 8€
ridotto
Domenica chiusura alle ore 17.30
|
|
18/02/2002

Archeologia
Violata a Castel S. Angelo
di
Federico
Pinci
L'esposizione
raccoglie un campionario di reperti recuperati, sottratti
dalle forze dell'ordine al mercato nero. Il ricavato dell'iniziativa
sarà devoluto in beneficenza.
La
razzìa è naturalmente una pratica
antica. Pare per fortuna che la rinnovata sensibilità
nei riguardi della salvaguardia del patrimonio artistico
abbia condotto al recupero di migliaia di opere. Una questione
di identità nazionale che, con lo sviluppo del progetto
Europa, si è fatta via via più urgente.
|
Furti
particolari!
Per via dell'approccio spesso ironico degli artisti
contemporanei alcuni dei furti più recenti
si arricchiscono di risvolti esilaranti.
Il Denver Post ci informa di come un assegno di 100
dollari sia stato sottratto all'Aspen Art Museum ai
danni di un'opera intitolata: "Ti sfido a rubare
questo assegno di 100 dollari". Evidentemente
qualche estimatore non ha voluto disattendere le indicazioni
del pittore.
Il direttore del museo è convinto che allo
stato attuale l'opera sia irrimediabilmente rovinata
e non valga più nulla.
Ancora
più bizzarro il caso dello scultore britannico
Willard Wigan che si è visto sottrarre tre
opere in miniatura stimate nel complesso attorno alle
100.000 sterline. Si tratta di "Biancaneve e
i sette nani", "Gesù" e "Tower
Bridge", ciascuna di dimensioni inferiori al
millimetro e montate su una testa di spillo. Pare
che soprattutto "Biancaneve" rappresenti
per l'artista una perdita irreparabile: "Ero
riuscito a fare entrare otto personaggi sulla punta
di uno spillo. Nessun'altro lo sa fare!". Queste
le recriminazione dell'artista indispettito.
|
Si
tratta nella maggior parte dei casi di individuare una soluzione
diplomatica e giuridica che faciliti il rimpatrio di molti
illustri "prigionieri di guerra". In alcuni casi
ci troviamo di fronte a furti per commissione privata. Per
quel che ci riguarda la questione non cambia: brandelli
d'Italia sono disseminati per il globo, come tasselli di
un puzzle scomposto.
Qualche
tempo fa a Roma si è tentato di ricorrere a carta
e penna. Si è stipulato un accordo scritto tra 70
paesi cui non mi sembra siano seguiti risultati apprezzabili
da un punto di vista pratico. Emblematico il caso delle
opere italiane tutt'ora esposte al Louvre o quello della
Croce di Trequanda, capolavoro del gotico senese, in bella
mostra nel museo di Cleeveland.
Ma
è nel quadro di questa nuova sensibilità che
operazioni di rilievo come l'esposizione in corso a Castel
S.Angelo sono state concepite. "Archeologia Violata",
questo il titolo dell'iniziativa, raccoglie materiale in
qualche modo riconducibile alla produzione artigianale etrusca,
greca e romana databile dal IX sec. a.C. all'VIII sec. d.C.
Per
rendersi conto di come il mercato nero dell'arte possa impadronirsi
impunemente di simili capolavori è sufficiente recarsi
in un qualsiasi sito archeologico del Bel Paese, sia esso
Pompei, Ercolano, Ostia Antica. Difficilmente le forze dell'ordine
saranno in grado di rintracciare un'azione criminosa ai
danni di qualche reperto secondario ed è possibile
che qualche malintenzionato se ne esca dal sito con un "ricordo"
in tasca. Frequentemente però le dinamiche dei traffici
sono più complesse, gli obiettivi più altisonanti
ed i pezzi qui presenti paiono dimostrarlo chiaramente.
Non semplici sassi appunto, ma vasi completi a figure rosse,
marmi, statuine votive, incisioni, lucerne, anfore, crateri,
kylix (coppe), skyphos (recipienti per il vino), lekitos
(vasi)
un vero tesoro recuperato dagli abissi della
clandestinità.
La
mostra procederà sino al 3 aprile e gli incassi saranno
devoluti in beneficenza a sostegno delle vittime dell'11
settembre. Un motivo in più per frequentare i bei
saloni del castello.
Roma
Castel S. Angelo
Lungotevere Castello 50
fino al 3/04/2002
orario: 9.00-19.00; chiuso lunedì
ingresso: € 6.50 (£ 12.000), valido per la visita
del monumento, delle collezioni permanenti e di tutte le
esposizioni temporanee
informazioni: tel. 0669191181
11/02/2002

Monet,
magie di luce
di
Maria
Letizia Serra
A
Treviso fino al
10 febbraio sono in mostra i capolavori dipinti da Claude
Monet, pittore parigino considerato tra i fondatori della
corrente artistica dell'impressionismo.
L'idea
che caratterizza l'esposizione è quella di rappresentare
i luoghi geografici preferiti dall'artista, bravissimo soprattutto
nel dipingere paesaggi "en plain air" e dotati
di una luminosità quasi magica.
Dopo aver visto la mostra non avrete dubbi: Monet è
il pittore del cielo, della neve e delle nuvole che si riflettono
sull'acqua.
|
IMPRESSIONISMO
Corrente pittorica sviluppatasi in Francia nella seconda
metà dell'Ottocento, nata dal rifiuto delle tradizioni
pittoriche contemporanee a soggetto classico o sentimentale.
Gli impressionisti rifiutarono questi dettami, preferendo
dipingere paesaggi, scene di strada e aspetti della
vita quotidiana invece che episodi attinti alla classicità.
Gli impressionisti scelsero di dipingere all'aperto
piuttosto che in studio, interessati agli effetti
della luce naturale più che al disegno esatto e alla
descrizione dei dettagli. Tra i più importanti impressionisti
citiamo Sisley, Renoir, Pissarro, Manet, Monet e Morisot.
|
I
primi quadri hanno per soggetto la Normandia, sua terra
d'origine: le lunghe spiagge, le scogliere di Etretat, i
piccoli porti con le barche dei pescatori a Honfleur o a
Le Havre, ecco i luoghi preferiti dall'artista, che deve
proprio alla Normandia la scoperta della natura.
Natura,
colore e luce, questi gli ingredienti dell'arte di Monet:
il tema non è ciò che è, ma ciò
che diventa attraverso la luce; a seconda della sua incidenza
le forme cambiano.
La
natura viene rappresentata dando risalto ai vari aspetti
che la caratterizzano. Sono famosi i quadri in serie che
hanno per soggetto uno stesso luogo in condizioni atmosferiche
diverse, come ad esempio le scogliere, i pioppi, i covoni,
la cattedrale di Ruen.
Durante
i primi anni parigini, Monet iniziò a frequentare
Renoir, Sisley e Bazille, lo zoccolo duro dell'impressionismo.
In questo periodo il bosco di Fontainebleau era il suo soggetto
preferito: tutti gli studi sul famoso Déjeuner
sur l'herbe sono ambientati qui.
Parigi
era sicuramente la città europea preferita. Oltre
al parco delle Tuileries, Monet dipinse, in ben dodici versioni,
la tela simbolo della sua opera: La Gare di Saint-Lazare
del 1877 (nella foto in alto). Per poter realizzare questo
quadro furono fermati i treni, sbarrati i marciapiedi e
le locomotive furono caricate di carbone a più non
posso per emettere la quantità di vapore che Monet
desiderava.
Anche
la Senna, con il suo corso e i suoi dintorni, affascinava
e stimolava Monet, che aveva persino affittato uno studio
dal quale poteva vedere "tutto quello che accadeva"
intorno al fiume. Non perdete nell'esposizione trevigiana
i due quadri che hanno per soggetto il famoso disgelo del
1880.
Da
Parigi al villaggio di Giverny, sulla strada che porta in
Normandia, l'itinerario geografico di Monet prosegue con
il più importante atelier naturale di cui il pittore
si sia mai servito: luogo della tranquillità e regno
della meditazione.
In questo villaggio l'artista acquistò una proprietà
e creò un giardino sull'acqua. Lo stagno, intessuto
di alghe, lussureggiante di iris e coronato da grandi fasci
di ninfee sarà il soggetto determinante degli ultimi
trent'anni di vita di Monet.
"Non
appena il pennello si fermava, il pittore correva ai suoi
fiori o si sedeva volentieri sulla sedia a dondolo per riflettere
sui suoi quadri. Con gli occhi chiusi, le braccia pigramente
abbandonate, cercava immobile vibrazioni della luce che
gli erano sfuggite e al mancato successo di
questo tentativo, forse immaginario, seguiva un'acuta riflessione
sui progetti di lavoro".
(George Clemenceau)
|
COME
ARRIVARE
Autostrade
Uscita Treviso Sud della A27
Ferrovia
Stazione di Treviso sulla linea Venezia-Udine
|
Treviso,
Casa dei Carraresi
Via
Palestro, 33/35
0422 513162
Biglietto: 7,75 €
Dal lunedì al giovedì ore 9-20
Dal venerdì alla domenica ore 9-22
Fino al 10 febbraio
04/02/2002

Camera
Work e le sue fotografie
di
Giulia
Serra
La
storia della fotografia passa attraverso Alfred Stieglitz
e camera Work:
"Rivelandosi
i tempi maturi per la pubblicazione di una rivista americana
indipendente di fotografia e segnatamente di fotografia
pittorica, "Camera Work" si presenta come il risultato
logico dell'evoluzione dell'arte fotografica".
Camera
Work, la storia
Fondata nel 1903, "Camera Work" fu, in realtà, molto
più che una rivista di fotografia. Stieglitz fu infatti
un grande fotografo, ma anche un eccezionale animatore
culturale. La sua "Camera Work" fu la più importante
rivista americana di fotografia dell'inizio del Novecento
e una delle più affascinanti dell'intera storia di quest'arte.
Aveva un aspetto insolitamente raffinato. La copertina
era disegnata nel delicato stile dell'art nouveau; le
fotografie, stampate in fotoincisione su carta giapponese,
erano incollate su un cartoncino e protette da un foglio
di carta velina. Sin dai primi numeri, la rivista, accanto
agli articoli di critica e tecnica fotografica, pubblicò
aforismi, poesie, scritti di filosofia e saggi sui movimenti
artistici contemporanei. E in tal modo la sua funzione,
trascendendo lo specifico fotografico, si costituì nella
complessità del passaggio dai valori estetici dell'Ottocento
a quelli dell'arte moderna.
Dal punto di vista strettamente fotografico, "Camera
Work" divenne il luogo d'incontro tra le ricerche europee
e quelle americane: quelle ricerche che stavano determinando
la nascita della fotografia moderna.
Attraverso "Camera Work" - che nel numero del luglio
1912 pubblica alcune pagine de Lo spirituale nell'arte
di Vasilij Kandinskii - e della "291' gli americani
conoscono l'opera di Toulouse Lautrec, Cézanne, Matisse,
Brancusi, Picasso, Picabia, Braque, Severini e dei fotografi
Steichen, Stieglitz, Evans, Demachy, Cobum, Strand.
A questa attività si accompagnavano gli interventi di
scrittori e critici come Bernard Shaw, Oscar Wilde,
Gertrude Stern, Charles Caffin, Benjamin De Cassares.
|
Alfred
Stieglitz apre con queste parole, il 1° gennaio 1903,
il primo numero di Camera Work. Chissà se era consapevole
dell'importanza che la sua rivista avrebbe avuto nel fervente
dibattito sullo status della fotografia: in quegli anni
il problema della fotografia intesa come arte non era infatti
ancora stato risolto.
Il dato comune delle eterogenee esperienze di Stieglitz,
che nel 1905 aprì una galleria sulla Fifth Avenue,
la "291", era costituito dalla protesta contro
l'uso della fotografia come mezzo puramente meccanico di
riproduzione della realtà e dal suo riconoscimento
come strumento di espressione artistica. In pratica quelli
del gruppo Camera tentavano di rendere la fotografia un'arte
e per fare questo la accostavano alla pittura anche dal
punto di vista strettamente tecnico, senza valorizzare ciò
che poi questo genere diventerà veramente.
Questi artisti trascorrevano giornate intere a mettere mano
alla stampa realizzata da un negativo che poi veniva distrutto,
proprio per rendere l'immagine un'opera d'arte negando dunque
la riproducibilità stessa della fotografia che è
uno dei suoi principi fondamentali.
La mostra raccoglie oltre alle opere di Stieglitz, immagini
di Edward Steichen, Alvin Coburn, Friedrich Evans e Paul
Strand e tutti gli altri che nel corso di oltre un decennio
sono passati nel gruppo Camera Work.
Palazzo
delle Esposizioni, Roma
Via Nazionale 194, 0648941230
Fino all'8 aprile dalle 10 alle 21; martedì chiuso.
Ingresso € 7,75.
Per altre informazioni
http://www.palaexpo.com
28/01/2002

Picasso,
la vitalità creativa
di
Maria
Letizia Serra
È
sabato mattina e a Milano, come al solito, piove. Ma stavolta
ho di meglio da fare che passeggiare sotto i portici di
Corso Vittorio: andare a vedere la mostra di Picasso al
Palazzo Reale.
Fortunatamente
ho prenotato dal giorno prima. Cosa che consiglio a tutti
quelli che vogliono vedere la mostra. La fila lunghissima
delle persone sotto la pioggia che aspettavano pazientemente
il loro turno non era affatto piacevole e mi ha fatto apprezzare
ancora di più i vantaggi della prenotazione anticipata.
Senza
aspettare la fine dell'articolo vi svelo subito il mio giudizio:
la mostra merita.
Anche se mancano alcuni capolavori del maestro, 200 opere
riunite insieme non possono non destare emozione in coloro
che amano questo autore. E se l'obiettivo è quello
di presentare l'opera di Picasso ai profani, la mostra lo
ha raggiunto pienamente.
Picasso
(1881-1973) è stato un artista prolifico, pensate
che di lui ci restano ventimila opere che riempiono tre
musei: Antibes, Parigi e Barcellona.
Qui,
a Milano sono ammirabili 200 opere, dal 1898 al 1972: una
panoramica di tutti
i periodi della sua arte. È un viaggio tra
il periodo blu e il periodo rosa, la sperimentazione cubista
e il ritorno all'ordine, tra la metamorfosi stilistica degli
anni Trenta, le opere di denuncia dell'oscurantismo fascista
e l'ultima vitalissima stagione creativa.
Il minimo comune denominatore è rappresentato dai
soggetti rappresentati: quasi sempre le donne che ha amato
(ed erano tante) e i figli.
Se
Picasso è per tutti il fondatore del cubismo,
i giudizi sulla sua persona sono diversi. Sembra che fosse
un uomo bruttino e tarchiato d'aspetto, bugiardo e infedele
in amore. Secondo la biografia pubblicata recentemente dalla
nipote, Marina Picasso, Gran Père, Pablo fu
addirittura un uomo spregevole. Ma i giudizi degli eredi
non combaciano, soprattutto perché l'eredità
da spartirsi è sterminata.
Passare
da una stanza all'altra di uno splendido palazzo, vedere
200 capolavori in tre ore circa (purtroppo non avevo molto
tempo) mi ha lasciato la sensazione di trovarmi di fronte
ad un genio dallo stile selvaggio, senza fondamento, senza
legge, senza vincoli, eclettico. Dal bianco e nero al colore,
dalla scultura ai disegni e alle ceramiche. Per non parlare
dei costumi di "Parade", il rivoluzionario balletto
cubista messo in scena da Djaghilev in Russia nel 1917,
alla cui scenografia Picasso collaborò attivamente,
disegnandone i costumi.
L'arte
di Picasso è un concentrato di modernismo, che il
genio dell'artista personalizza con la sua vitalità
creativa.
Sembra
di stare di fronte ad un bambino con un'energia ludica inesauribile
e con un senso dell'umorismo particolarmente spiccato. Per
Picasso l'arte moderna va sdrammatizzata e venduta al miglior
offerente. La sua opera è tutto e niente, con stili
sempre diversi e nello stesso tempo sempre uguali, a volte
studiati ad hoc per ingannare i critici.
Non
senza orgoglio, ma anche con una certa dose di ironia, il
pittore descrisse la sua carriera d'artista con queste parole:
" Volevo diventare pittore e invece sono diventato
Picasso".
Consigli
pratici: La prima sala
della mostra è un'introduzione alla vita artistica
di Picasso. Quattro pareti scritte dove forse, sgomitando
qua e là, riuscirete a leggere qualcosa sul vostro
pittore. Purtroppo nelle stanze della mostra non c'è
nessuna informazione da leggere che aiuti nella comprensione
delle opere. Per ovviare a questo spiacevole inconveniente
vi consiglio una saggia alternativa: l'audioguida.
Un'altra cosa da ricordare: se andate al bar (situato a
metà del percorso) assicuratevi di non aver perso
il biglietto. Il personale lo richiederà prima di
rientrare nelle sale della mostra e sarà severissimo
se per caso l'avete perduto nel tragitto.
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