Semplicemente
4/2/201222:59

GIOCHI & CONCORSITEST & SONDAGGI AGORÀ

Salvador Dalì a Palazzo Grassi

Sarà la splendida cornice di Palazzo Grassi a Venezia ad ospitare questa importante retrospettiva dell’artista catalano. In occasione del centenario della nascita Venezia ospita questa grande mostra monografica voluta in questa sede dal Ministero della Cultura Spagnolo che ha collaborato all'allestimento, la curatrice della mostra è Dawn Ades, professoressa dell'università di Essex, grande esperta di Dalì e nell'occasione coadiuvata da Montse Aguer, il direttore del Centro degli studi Daliniani di Figueres.

Il passare degli anni non ha intaccato l'interesse che il pubblico mostra nei confronti di questo originale artista, anzi il magnetismo che contraddistingue la sua figura continua ad esercitare una forte curiosità anche nelle nuove generazioni che sono attratte, inoltre, dal suo stile di vita e dalla concezione che lui aveva del processo artistico.
Per tutte queste ragioni la Fondazione Gala Salvador Dalì ha organizzato, in diverse sedi spagnole, mostre, incontri, dibattiti per approfondire una delle figure chiave della cultura del Novecento, coinvolgendo anche Palazzo Grassi di Venezia.

Saranno esposte più di 200 opere d'arte da 130 musei e dalle collezioni private di 15 paesi intorno al mondo saranno a Venezia. Il prestito più grande è quello che viene dalla collezione della Fondazione Gala-Salvador Dali con 26 pitture di olio, 19 illustrazioni e numerosi documenti; 11 opere d'arte verranno dal Centro de Arte Reina Sofia a Madrid; 16 pitture di olio e 2 illustrazioni dalla collezione del museo di Salvador Dalì in St Petersburg, Florida.

L'esposizione è divisa in venti sezioni tematiche e sarà distribuita su 36 stanze del Palazzo Grassi. Il percorso espositivo procede a ritroso passando dagli ultimi lavori di Dalí alle opere "atomiche", dagli ologrammi ai dipinti dei suoi primi anni di attività. La carriera artistica del lavoro del genio sarà mostrata in senso cronologico inverso perché l'architettura del palazzo impedisce di disporre al secondo piano le opere di grande formato del periodo più tardo.

Alcune sale sono dedicate a soggetti e temi che hanno avuto un'importanza particolare per l'evoluzione del suo stile. Ecco allora Gala, modella e musa ispiratrice di tanti lavori dell'artista, Cristo e la Madonna rivisitati alla luce di un particolarissimo "misticismo nucleare", i lavori del periodo surrealista (Lo spettro del sex-appeal, 1932) e le immagini realizzate col metodo "paranoico-critico", le suggestioni tratte dall'Angelus di Millet, i paesaggi e i ritratti della giovinezza, ancora legati alla maniera impressionista (Porto di Cadaqués di notte, 1919) e cubista (Self-portrait - l'Humanité, 1923).
Completano la rassegna oggetti, sculture (Venus de Milo aux tiroirs, 1936), filmati e scritti. Dalí, infatti, non è stato soltanto pittore, ma anche scrittore, illustratore di libri, scenografo, disegnatore di mobili (divani Dalilips) e oggetti preziosi.

Una imperdibile retrospettiva, ottimamente predisposta dalla curatrice per un ritratto a tutto tondo di uno degli artisti più originali del '900, pittore, scultore, fotografo, poeta, scenografo, ma soprattutto uomo dai mille talenti, tutti straordinari.

“L’unica differenza tra un pazzo e me è che io non sono pazzo”
(Dalì, Diario di un genio, 1952)


http://www.palazzograssi.it
http://www.salvadordalimuseum.org/

02/09/2004

Paul Klee, il poeta dei colori

A Roma Klee mancava con una mostra importante dal 1980. Il Complesso del Vittoriano ospita una significativa retrospettiva di circa 200 opere dedicata all'intero percorso artistico di Paul Klee.

La prima sezione della mostra è dedicata alla produzione grafica dei primi anni, quando Klee era ancora incerto sulla sua vocazione e non sapeva se dedicarsi alla musica o all'arte. Benché siano predominanti i riferimenti al gusto simbolista di Franz von Stuck, di cui segue i corsi durante il soggiorno monacense, sono comunque già presenti anche i germi di quel mondo magico e misterioso, fitto di segni e simboli, di elementi organici e botanici, che costituiranno per sempre la sua cifra stilistica.

Tra il 1911 e il 1914 l'artista scopre la luce e il colore. Sono gli anni in cui si avvicina agli artisti del Blaue Reiter e frequenta l'ambiente artistico parigino, stringendo contatti coi cubisti e con Robert Delaunay. Ancor più decisivo è comunque il viaggio in Tunisia, dove Klee realizza acquerelli straordinari, prossimi all'astrazione.

Un'altra tappa fondamentale per l'evoluzione del suo stile è legata all'esperienza del Bauhaus, iniziata a Weimar nel 1920 e proseguita poi a Dessau. Sono anni di studio, di analisi, di insegnamento. Ma Klee resta comunque lontano dal rigoroso razionalismo della Scuola di Gropius. Cerca l'ordine supremo, l'equilibrio, nell'armonia degli opposti, nella consonanza cosmica tra uomo e universo, microcosmo e macrocosmo. Crea mondi fantastici, dove convivono segni musicali, ideogrammi, strani animali e città immaginarie (Torre doppia, 1923). Lavora alle sue opere finché qualcosa, che è dentro di lui, artista e demiurgo, non gli suggerisce che quello è il giusto equilibrio, l'unico possibile, l'essenza dell'universo. Il mistero che tutti stiamo cercando e che le parole non sono in grado di spiegare.

La mostra si chiude con le ultime opere di Klee. Amareggiato dall'espulsione dalla Kunstakademie di Düsseldorf e dalla confisca delle sue opere da parte del governo nazista, l'artista passa i suoi ultimi anni a Berna, segnato da una malattia rara e incurabile. La sua tavolozza si trasforma. I colori si fanno più densi e pastosi, il nero entra di prepotenza nei suoi lavori, dove figurano sempre più spesso forme simili ad angeli, forse simboli della morte imminente (Imprigionato aldiquà-aldilà, 1940).
Il suo ultimo lavoro, rimasto incompiuto, è una natura morta. Non si può certo dire la sua opera più riuscita. Ma ha il valore di un testamento spirituale. Oggetti e simboli alludono alla malattia e alla morte, ma ricordano anche Picasso e Matisse. Due artisti le cui ricerche hanno avuto delle consonanze con quelle di Klee.

Dal 13 marzo al 27 giugno 2004.
Complesso del Vittoriano, via di San Pietro in Carcere (Fori Imperiali)
Orari: dal lunedì al giovedì 9.30 -19.30; venerdì e sabato 9.30 - 23.30
domenica 9.30 - 20.30.
Ingresso: 9 euro intero; 6.50 euro ridotto.
Informazioni: tel. 06-6780664

08/04/2004

Le corti del Barocco

Dal 13 febbraio al 2 maggio 2004, sarà ospitata a Roma, presso le Scuderie del Quirinale, la mostra "Velázquez, Bernini, Luca Giordano. Le Corti del Barocco" a cura dello storico dell'arte spagnolo Fernando Checa Cremades.

La mostra individua e racconta le caratteristiche comuni del linguaggio figurativo della "società cortigiana" nella Europa della seconda metà del Seicento. Gli ambienti rappresentativi di quest'epoca sono la Roma papale di Innocenzo X (1644-1665) e Alessandro VII (1655-1667), le corti asburgiche di Madrid e Vienna con Filippo IV (1650-1665) e Carlo II (1661-1700), la corte di Luigi XIV (1643-1715) a Versailles. Alla creazione e alla diffusione di uno stile, e di quello che Fernando Checa considera un linguaggio comune tra le corti europee, contribuirono - come la mostra documenta con ricchezza - i viaggi degli artisti di corte, il gusto per il collezionismo dei grandi personaggi, le donazione di opere d'arte a fini diplomatici, i grandi arazzi celebrativi e, in generale, la comune passione per l'arte.

Il percorso espositivo comprende oltre 170 opere provenienti da 77 enti prestatori tra musei italiani ed esteri e collezioni pubbliche e private. Filo conduttore dell'esposizione saranno i celebrati artisti di corte - con le opere di Velázquez, di Bernini e di Luca Giordano oltre che di Maratta, Baciccio, padre Pozzo e di grandi artisti spagnoli come Juan Carreno de Miranda e Bautista Martinez del Mazo (per citarne solo alcuni). Sarà possibile, infatti, ammirare capolavori quali le grandi tele di Luca Giordano realizzate per la corte spagnola, oggi conservate al Patrimonio Nacional di Madrid; il "Ritratto dell'Infanta Margherita in abito rosa" di Velázquez, proveniente dal Kunsthistorisches Museum di Vienna; il "Ritratto della Regina Marianna d'Austria", "El Buffòn Don Diego de Acedo, 'el primo", opere dello stesso Velazquez dalle collezioni del Prado; "Filippo IV" dalla National Gallery di Londra, "San Giacomo il Grande nella battaglia di Clavijo", di Juan Carreno de Miranda dal Museum of Fine Art di Budapest e tanti altri. Tutte opere - la maggior parte delle quali mai esposte a Roma - che andavano a costituire, nel loro insieme, il grande e complesso sistema decorativo dei palazzi del potere barocco di cui avremo modo di vedere non solo i quadri e le sculture, ma anche le acqueforti, le medaglie e i ritratti equestri, le incisioni, i disegni relativi alle feste e alle celebrazioni pubbliche, i famosi arazzi delle Manifactures des Gobelins e celebri pezzi d'arredo.

Particolarmente sorprendente sarà, infine, la sezione dedicata alla Corte Pontificia, integrata, rispetto al progetto originale, dal professor Claudio Strinati, Soprintendente Speciale per il Polo Museale di Roma con la collaborazione dell'architetto Francesco Petrucci, Conservatore del Palazzo Chigi in Ariccia. La mostra dedica, infatti, una sezione specifica all'opera multiforme dell'ultimo Bernini, artista fondamentalmente pubblico, legato alla corte di papa Innocenzo X e alla produzione di opere urbanistiche di carattere scenografico, ma, allo stesso tempo, con una forte vena intimista qui messa a fuoco attraverso una serie di lavori - quasi del tutto sconosciuti - di carattere profondamente spirituale.
Accanto ai tre bozzetti in terracotta e ad un olio su carta quali studi preliminari alla realizzazione della Fontana dei Fiumi di Piazza Navona, si avrà modo di confrontare alcune delle più belle produzioni a carattere religioso dell'artista: il "Christo Ligato", mai esposto, due sorprendenti tele rappresentanti il "Christus Patiens" ed il Cristo Deposto, il bellissimo Crocifisso dell'Escurial ed il bronzo, inedito anch'esso, del "Cristo morto coronato di spine", oltre ai due busti del Salvatore conservati rispettivamente nella cattedrale di Sées (Francia) e nel convento di San Sebastiano Fuori le Mura a Roma, quest'ultimo solo recentemente attribuito e riconosciuto come ultima opera dell'artista ormai ottantenne.

Velázquez, Bernini, Luca Giordano. Le Corti del Barocco
Roma
Scuderie del Quirinale
via XXIV maggio 16
tel. 06.696270
Orari: da domenica a giovedì, 10-20; venerdì e sabato 10 -22.30
Fino al 2 maggio 2004
www.scuderiequirinale.it

23/02/2004

Nicola De Maria ed il viaggio nel colore

La mostra è la prima antologica dedicata a Nicola De Maria in un museo pubblico italiano.
Si articola in quattro sale dedicate ad alcuni temi della sua poetica:

il Regno dei Fiori,
l'astratto,
i notturni,
la materia.

Per ogni sala l'artista ha creato un nuovo dipinto, affiancato da una selezione delle sue opere più importanti.

Nella continua oscillazione tra il grande e il piccolo formato, la pittura di Nicola De Maria tende ad oltrepassare i limiti del quadro per invadere lo spazio.

Lo spettatore viene coinvolto dalla forza del cromatismo e dalla luce che si diffondono come una musica universale, vero filo conduttore di tutta la sua espressione artistica.

Una selezione d'opere nella mostra documentano il percorso dell'artista fino ad oggi: Testa dell'Artista Cosmico; Buon compleanno; Gialla canzone del mare; Sempre Regno dei Fiori. Sposa; Universo senza bombe; Lettera d'amore alle Muse che fuggono; Testa orfica.

Nicola De Maria ricerca il Trascendente attraverso segni e forme dai colori puri e brillanti, creando un linguaggio ricco di suggestioni e lirismo.

Le immagini create dall'artista, visioni cosmiche, parole intense, paesaggi fantastici, sono poesia dipinta sulla tela, sulla carta e sugli oggetti, sulle valigie e sui libri.

La poetica di Nicola De Maria è in continua evoluzione, il suo è un viaggio visionario nell'esperienza artistica dove emergono le sue passioni più profonde, il suo rispetto per la bellezza e per la vita, il senso del ritmo e l'armonia dei colori.
Un universo di meraviglia e di stupore in equilibrio per una possibile alternativa al mondo reale.

E' un'esplosione di colori quella che ha investito il Macro, il museo d'arte contemporanea di Roma. E' avvolto dai rossi, dai gialli, dagli azzurri di Nicola De Maria a cui il Macro dedica un'antologica, la prima in Italia, curata da Achille Bonito Oliva e Danilo Eccher . E' l'avvio della nuova stagione del museo che al contempo presenta installazioni di Nanni Balestrini, esposizioni di Elisabetta Benassi e Pascale Marthine Tayou.

Ma il segno forte è il viaggio nella ricerca di Nicola De Maria, centrata sull'essenzialità del colore e le sue risonanze emotive, resa visibile sia nei quadri, dove dai fondi astratti, spesso monocromi, emergono lirici segni - fiori, stelle, alfabeti che nascono "dall'ispirazione" - sia negli interventi a scala ambientale. E' un percorso che Nicola De Maria, che proprio quest'anno festeggerà i cinquant'anni, ha cominciato a metà degli anni Settanta, e che al Macro è narrato attraverso una ventina di quadri e quattro grandi dipinti di lirica suggestione, che definiscono quattro sale dedicate ai temi più significativi della sua espressione: il "regno dei fiori", l'astratto", il "materico" e i "notturni". Quattro tele monumentali - misurano quattro metri per otto - realizzate all'interno del Macro, cariche di quel colore che per Nicola De Maria è "il padrone del mondo".

Racconta l'artista: "La prima volta che ho visto questo museo ho avuto una precisa intuizione: la mostra doveva basarsi su quattro punti magnetici per Roma, la città più bella del mondo".
Quattro?
"Sì, bellezza, passione, fede, onore. E così mi sono trasferito a Roma per dipingerli. Ho realizzato quattro modi per sviluppare l'infinito dell'arte attraverso il colore; forti ed avvolgenti danno la misura della temperatura emotiva della gioia e della passione necessarie alla vita".
La sua prima mostra risale a poco meno di trent'anni fa, al 1975. Era già avviato sulla strada del colore?
"Trent'anni fa un giovane che sognava di essere artista doveva essere inquieto e tempestivo. Quindi si adoperarono anche i mezzi tecnici della modernità, diapositive proiettate per creare ambienti colorati o addirittura fotografie. Nel giro di poco tempo però se ne era compresa l'insufficienza. Ho capito che bisognava dipingere perché nella pittura c'è tutta la libertà del mondo e non nei mezzi della tecnologia. La mia prima mostra...a Napoli da Lucio Amelio, in una torre sul mare, proiettai delle diapositive che avvolgevano lo spazio nel colore, coloravano l'aria".

Note biografiche
Nato a Foglianise (Benevento) il 6 dicembre 1954, Nicola De Maria vive e lavora a Torino.
La prima produzione di disegni a matita, pastello, olio e acquerelli è la premessa alla definitiva scelta linguistica dell'artista che trova nella pittura il mezzo più appropriato per esprimersi.
Alle opere su tela si affiancano, dalla fine degli anni Settanta, i dipinti murali che svelano la spiritualità e il lirismo dei suoi lavori: trascende così dai confini del dipinto e occupa lo spazio espositivo con la creazione di ambienti.
Il suo lavoro, che si concentra sull'astrazione pura, è caratterizzato da un brillante cromatismo con il quale recupera le antiche tecniche utilizzate dagli antichi maestri dell'affresco, rinnovando il rapporto con la tradizione pittorica e con la cultura classica.
Aderisce al gruppo della Transavanguardia partecipando a numerose esposizioni collettive curate da Achille Bonito Oliva, realizzando una serie di lavori non figurativi che oscillano tra il grande e il piccolo formato.

Tra le numerose esposizioni personali si segnalano quelle presso le Gallerie Sperone Westwater (New York), Lelong (Parigi), Col (Osaka), Cardi (Milano), Toselli (Milano), Karsten-Greve (Colonia), Musèe des Beaux Arts Nimes (1994), Kunstverein Ludwigsburg (1994), Liechtensteinische Staatliche Kunstsammlung, Vaduz (1998) e la partecipazione alla LXVIV Biennale di Venezia (1990).

Notizie utili: Mostre: Nicola De Maria, Nanni Balestrini, Elisabetta Benassi, Marthine Pascale Tayou. Sede: Macro, Via Reggio Emilia 54 - 00198 Roma
Dal 31 gennaio al 9 maggio 2004
Orario: da martedì a domenica 9.00 - 19.00; festività 9.00 - 14.00; (lunedì chiuso)
Biglietto: intero euro 5,20 ridotto euro 4,20. Gratuito fino ai 18 anni e oltre i 65.
Informazioni: 06-67107900 - Fax: 06-8554090 - macro@comune.roma.it - www.comune.roma.it/macro.

03/02/2004

Antonio Canova a Bassano del Grappa

"Gli uomini grandi onorano la città che li produsse, diffondono una luce benefica fra' contemporanei, e nei più lontani tempi il loro nome risuona un inno di gloria all'umanità. Quale un ardente fanale in notte tempestosa, o fra le arsure e i turbini
del deserto un'oasi sospirata, tale nel vorticoso aggirarsi delle umane vicende e nello scorrere la storia de'secoli apparisce l'immagine di quest'anime sublimi. Dinanzi ad esse il nostro spirito si ferma a vagheggiarle, il cuore sente un palpito
generoso ed una fiamma di grandi cose operatrice, che tutto lo investe e lo trasforma. Questi son gli uomini che fanno grandi le nazioni, che le rialzano cadute e le
rendono immortali…".

Così scriveva Antonio D'Este nel 1864 riferendosi ad Antonio Canova.

Del grande Canova si è scritto molto, si è pubblicato tantissimo, si sono mostrate di volta in volta, nell'ambito di eventi tematici, specifiche opere; sono state anche
ricondotte in Italia - ormai più di dieci anni or sono - alcune celebri e straordinarie statue, ma mai, nessun evento espositivo, è riuscito a proporre un excursus, un viaggio così denso e completo nell'opera e nella vita del grande artista veneto.

La prima grande antologica a lui mai dedicata sarà un vero evento.
Un itinerario mozzafiato ambientato nelle sale del Museo Civico di Bassano del
Grappa, per proseguire poi a Possagno, paese natio dell'artista, tra le opere della
Gipsoteca; tra i ricordi più intimi conservati nella sua casa; nella sacralità del
grande Tempio che egli volle e che conserva le sue spoglie.

Marmi, gessi, terracotte, monocromi, dipinti, tempere, disegni, incisioni, carteggi. Grazie alla sensibilità di importanti istituzioni italiane ed estere, che hanno
accondisceso al prestito in occasione di questa esposizione, verranno riunite insieme opere fondamentali del maestro e portate nella sua terra natale talune creazioni mai esposte prima d'ora in Italia, come la solenne Pace da Kiev, la "sublime" Venere da
Leeds, la famosa Polimnia da Vienna o la Ninfa dormiente, che tanto piacque ai contemporanei, da Londra.

Ma è grazie alla ricchezza e alla varietà delle opere conservate presso il Museo Civico di Bassano del Grappa - quasi l'intero corpus dei disegni di mano del Canova, un
ricco epistolario, la Biblioteca personale dell'artista ed i suoi suggestivi monocromi- grazie ai tantissimi gessi di straordinario fascino ed interesse custoditi nella Gispoteca di Possagno, ai dipinti che Canova realizzò e che sono appesi alle pareti della casa in cui nacque e alle atmosfere dello studiolo, sulla torretta dell'abitazione, che sarà davvero possibile mettere a fuoco la poliedrica produzione artistica e la personalità del sommo artista.

La mostra aspira infatti a porre in luce tutti gli aspetti della sua arte e le diverse
fasi del suo lavoro - lo studio, l'ispirazione, lo scavo psicologico, il dilemma, la
ricerca della bellezza eterna ed universale, l'uomo, la sua storia personale, i segreti
della sua officina - e attraverso i carteggi ed una importante selezione di ritratti
suoi, dei committenti e dei teorici del neoclassicismo (realizzati da grandi pittori
del tempo) vuol far rivivere il clima dell'epoca e i protagonisti di quegli anni.
Perché Canova non fu solo uno straordinario scultore ma un artista completo che si servì anche delle tecniche figurative per esprimere la propria creatività e la propria ricerca formale; e fu uomo del suo tempo impegnato nella difesa e nella conservazione del nostro patrimonio storico ed artistico, coinvolto nei dibattiti culturali e politici, invitato nei salotti e nei palazzi più importanti ed insignito di cariche prestigiose quanto autorevoli.

La critica ha sottolineato più volte, in questi anni, l'importanza dell'opera grafica e pittorica dello scultore veneto: l'una momento di riflessione e di meditazione, espressione dell'idea primigenia e della costante ricerca che l'artista sviluppava con
perseveranza; l'altra strumento di mediazione tra la prima impressione e la fisicità del marmo, che gli consentiva di scoprire la realtà tridimensionale della scultura.

"Matita e scarpello…sono gli strumenti che guidano all'immortalità" affermava Canova, nella consapevolezza del valore dei disegni - schizzi, studi, composizioni varie - ai quali si dedicò con indefessa applicazione tutta la vita, traducendo su
carta il suo pensiero: "come un'idea in sé, realizzata con semplicissimi mezzi quali il ritmo delle linee, il senso dello spazio, la luce e l'ombra". Ecco il fascino di questi fogli ed ecco l'importanza, in mostra, di una sezione con circa un centinaio di disegni, esposti in due successivi momenti, per ragioni conservative.

Canova dipinge per proprio piacere, a volte per gioco, ma molti contemporanei non
mancano di rilevare il valore della produzione di olii e di tempere. Attraverso la pittura, egli sperimenta nuove tematiche - a volte con notevole anticipo sulle corrispondenti realizzazioni plastiche, definisce il canone della bellezza muliebre.

Enrico Guglielmo Vincent ci aiuta infine a ricordare, con i suoi versi, un altro capolavoro
in mostra, tra i tanti da segnalare, la Ninfa dormiente del Victoria and Albert Museum:
"Passai nel luogo incantato, dove ardono di vita i marmi, inspirati dal fuoco e dalla
grazia del genio animatore del Canova; e là dove la ninfa dorme in pietra m'accostai; e
miei passi divennero più lievi, temendo di fare alzare quella testa graziosa, cha
appoggiata sul morbido braccio, acquista dal riposo una placida vaghezza…"

Bassano del Grappa, Museo Civico
Possagno, Gipsoteca
Dal 22 novembre 2003 al 12 aprile 2004
ORARIO: tutti i giorni 9.00-19.00
INGRESSO Bassano del Grappa: interi € 9,00; ridotti € 7,00; scuole € 4,50
scolaresche (minimo 15, massimo 30 persone); nella tariffa è compreso il costo di prenotazione che per le scuole è obbligatoria; gratuiti bambini inferiori ai 6 anni un accompagnatore per gruppo (o scolaresca)
Costo di prenotazione € 1,00
INGRESSO Possagno: speciale € 2,00 tariffa unica per i possessori del biglietto di ingresso alla mostra di Bassano del Grappa
INFORMAZIONI: www.mostracanova.it
Call Center numero verde: 800.685.644
Per informazioni relative alla sede di Possagno,
anche: 0423 544323 o www.museocanova.it

18/12/2003

L'Africa a Torino

Scoprire l'Africa a Torino, la sua stupefacente storia e cultura, nelle sale che ospitano la più vasta mostra dedicata in Europa ai capolavori di 3000 anni d'arte africana.

La mostra presenta in 4 sezioni oltre 400 opere provenienti da tutte le maggiori collezioni d'Europa, America e Africa. Raccoglie così la stragrande maggioranza dei capolavori di arte africana conosciuti fino ad oggi.

Quattro sezioni dunque che cercano, forse per la prima volta, di fondare un percorso coerente di Storia dell'Arte Africana.

La prima sezione è dedicata all'arte antica, la meno nota e la più stupefacente per tutti coloro che non ne sono esperti.
Nell'immaginario collettivo infatti l'Africa si associa principalmente a termini quali "primitivo" "tribale", all'organizzazione sociale del villaggio, ad espressività primordiali.
Ma basta per un solo istante far riaffiorare alla memoria l'antico Egitto e riconoscerne il carattere di impero africano, perché tutto diventi più chiaro, e le civiltà e culture sviluppatesi nel corso dei secoli appaiono nella loro luce reale.

Il visitatore è dunque accolto da sculture in terracotta, della regione di Nok in Nigeria, realizzate fra il sesto e il settimo secolo prima di Cristo. Sono capolavori tangibili di una grande e sofisticata civiltà, totalmente ignota fino a poche decine di anni fa, che dominò per circa 15 secoli l'area dell'odierna Nigeria, area in cui si sarebbero in seguito sviluppate il potere della città di Ife e il grande Regno del Benin.

Il prestito straordinario concesso dal Museo Nazionale di Lagos consente di ammirare le meravigliose sculture di bronzo, di una impressionante classicità, che fecero ritenere all'inizio del secolo al grande archeologo tedesco Frobeuius, che potessero essere solo la testimonianza dell'esistenza di artisti classici, forse greci, forse provenienti dalla misteriosa Atlantide.

Dai maggiori musei d'Europa, Vienna, Berlino, Monaco, Lipsia, Liverpool le sale successive presentano i sontuosi bronzi del Benin, il più grande e ricco regno africano, "il paese dell'avorio e del leopardo", giunte in Europa a seguito della razzia compiuta nel 1887 dal corpo di spedizione inglese. Si potranno ammirare i capolavori assoluti di quest'arte, tre delle quattro teste di regine esistenti al mondo, i nani, il cavaliere, due leopardi, la piccola straordinaria testa di leopardo in avorio, le zanne di elefante di oltre due metri le cui incisioni raccontano la storia del re cui sono dedicate.

La seconda sezione della mostra allinea nelle sue vetrine la più importante, vasta, sorprendente selezione di avori afro-portoghesi che mai sia stata presentata. I cucchiai delle collezioni medicee, il Corno della Biblioteca Reale di Torino, le saliere della corte degli Asburgo, gli Olifanti dei re africani dai musei di Berlino, Liverpool e Dresda.

La spoliazione dell'Africa e la tragedia epocale dello schiavismo sono il lungo tunnel da cui emergerà, sul finire del XIX secolo la conoscenza di una espressione artistica che, cambiando la storia dell'arte occidentale, consentirà anche una nuova "scoperta dell'Africa". La terza sezione della mostra, che a questo tema è dedicata, ospita in cinque sale una raccolta di capolavori dei maestri del XX secolo di altissimo livello. Picasso, Testa di donna dagli occhi grandi, Modigliani, Cariatide, Brancusi, Musa addormentata, Derain, Figura accovacciata, Matisse, Jazz, Moore, Figura seduta, Leger, La creazione del mondo, e poi Laurens, Lipchitz e, per la prima volta da quasi un secolo le piccole statuette attribuite a Gauguin e da cui tutto cominciò nel 1889 all'Esposizione Universale di Parigi.
Paul Guillaume, mercante e amico di Modigliani, Picasso, Braque, Derain, nella conferenza che tenne a New York per la prima mostra in USA di arte africana delineò con straordinaria lucidità le qualità degli artisti africani e la deflagrazione che produssero nell'avanguardia parigina, e da allora ebbe inizio un sofisticato collezionismo in Europa e in America che portò nei grandi musei, da New York a Londra a Parigi a Bruxelles i capolavori della scultura africana, maschere, statue, feticci.
La quarta sezione è dedicata a queste opere, circa 120, prestate per l'occasione dal Metropolitan Museum di New York, dal Detroit Institute of Art, dal Minneapolis Institute of Art, dal Musée Royal de l'Afrique Centrale di Tervuren, per non citare che i maggiori, e dalle più prestigiose collezioni storiche europee ed americane.

GAM, Galleria d'Arte Moderna, Torino Via Magenta 31 tel. 011 4429518
Orario: tutti i giorni 9-19 chiuso lunedì, giovedì fino alle 23,00.
La domenica la biglietteria chiude alle ore 19.00
Fino al 15 febbraio 2004

Informazioni e prenotazioni www.mostraafrica.it
CALL CENTER 899.500.001
oppure 039.2823403

29/10/2003

Michelangelo, tra Firenze e Roma

Via Ghibellina è una storica strada del centro di Firenze, sulla quale si affacciano antiche case e antichi palazzi. Percorrendola ci si imbatte, al numero 70, in un nobile fabbricato secentesco, che già nel nome evoca importanti, profonde memorie: la Casa Buonarroti. Dietro la severa facciata vive un'istituzione intenta a svolgere, su di un piano cittadino ma anche nazionale e internazionale, il ruolo che le sue tradizioni impongono. La sua espressione più nota è ovviamente il Museo, contenente alcuni capolavori di Michelangelo, tra cui i due simboli della Casa, i rilievi marmorei Madonna della scala e Battaglia dei centauri, eseguiti a Firenze dall'artista appena adolescente: testimonianze intense il primo dello studio profondo di Donatello, il secondo della passione mai sopita per l'arte classica. Il Museo ospita inoltre le ricche raccolte di dipinti, sculture, maioliche, pezzi archeologici, variamente riunite, attraverso le generazioni, dalla famiglia Buonarroti; e custodisce la collezione più cospicua al mondo di disegni autografi di Michelangelo, e le preziosissime carte dell'Archivio secolare della famiglia. La volontà di promuovere la conoscenza di questo straordinario patrimonio di memorie e di opere d'arte ha particolare rilievo, tra gli scopi che si propone questa mostra.

Questa mostra, illuminata dalla qualità altissima di oltre venti capolavori grafici di Michelangelo - disegni di figura, architettonici e di fortificazioni - mai esposti prima a Roma, e tesa a rivelare alcuni momenti determinanti della carriera sovrumana del Maestro, ma anche a scoprire la sua vicenda personale ed umana, le caratteristiche della sua azione civile e politica, i profondi travagli spirituali di una lunga vita, offre un'immagine a tutto tondo di un protagonista che di sé ha segnato il suo tempo al punto da spazzare via, nella storia dell'arte non solo italiana, tanto passato.
L'incontro con Michelangelo avviene dapprima attraverso una serie di ritratti dell'artista, accompagnati da testimonianze autografe e a stampa relative alla sua attività di poeta: la rappresentazione fisica e l'intimo sentire vengono qui giustapposti a delineare un profilo non soltanto esteriore.
La seconda sezione della mostra tratteggia il rapporto di Michelangelo con la repubblica fiorentina del gonfaloniere Pier Soderini, che agli albori del secolo XVI commissionò al giovane Michelangelo il David e la Battaglia di Cascina; e la vicenda, effimera e gloriosa, di quella repubblica che tra il 1527 e il 1530 ebbe l'artista schierato in prima fila nel partito antimediceo.
La terza sezione esplora un momento drammatico dell'esperienza umana e artistica di questo grande genio: i tormentati rapporti con la committenza, le opere eseguite e i progetti non portati a termine per quanto riguarda la fabbrica di San Lorenzo a Firenze. E qui si potrà approfondire la vicenda della facciata della basilica di San Lorenzo, come si sa mai realizzata, e invano inseguita dall'artista attraverso tre fasi progettuali, rappresentate in mostra da tre disegni autografi; e insieme percorrere le fasi che portarono la Sagrestia Nuova al mirabile assetto che tuttora vediamo, e indagare infine la genesi lunga e complessa della Biblioteca Laurenziana.
Nella quarta sezione, soprattutto ricorrendo a disegni autografi di Michelangelo, si evoca l'esaltante, e in gran parte solitaria, avventura della Cappella Sistina. Della secolare fortuna di questa immane impresa danno testimonianza in mostra opere cinquecentesche di autori diversi, tra cui la preziosa miniatura che riproduce il Giudizio Finale prima dei noti interventi censori, e una serie di stampe settecentesche.
La mostra si conclude con una panoramica sulle architetture romane dell'artista ormai vecchio, dalla cupola di San Pietro alla sistemazione, già urbanistica, del Campidoglio. È l'occasione per esporre alcuni capolavori grafici di Michelangelo, come gli studi per la chiesa di San Giovanni dei Fiorentini e per Porta Pia, ma anche per comprendere i motivi di una sempre più convinta conversione all'architettura, nell'attività di un artista che intanto si tormentava sulle dolorose prove scultoree delle Pietà, e ancora si qualificava grande pittore negli affreschi della Cappella Paolina.
Costituita soprattutto da opere provenienti dalle collezioni della Casa Buonarroti e curata dalla sua direttrice, questa mostra si avvale, anche per la presenza di alcuni interessanti pezzi, della collaborazione della Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Romano.
Il rapporto della Casa Buonarroti con Michelangelo è profondo, e tanto prolungato nel tempo da potersi prevedere perenne: per tre secoli infatti, dopo la sua morte, mentre i suoi diretti discendenti abitavano il palazzo di Via Ghibellina, le alterne vicende della proprietà mai scalfirono la forte presenza e memoria dell'artista, e la proiezione continuata, sul mutare delle situazioni, della sua ombra più grande, che ancor oggi emoziona il visitatore e accompagna il lavoro quotidiano della Fondazione. Punto di partenza obbligato, questo, per comprendere come la mostra riesca a tracciare un ritratto d'artista facendo ricorso soprattutto ad opere di proprietà della Casa Buonarroti; ma anche per esprimere, a chi accetterà questo speciale "invito", l'augurio di riuscire a cogliere atmosfere e sensazioni in sintonia con quelle di chi varca, a Firenze, il portone di via Ghibellina.

Roma, Palazzo Venezia, via del plebiscito 118
Fino12/10/2003
Costo del biglietto: € 8,00
Orario: da Martedì a Domenica 10.00-19.00, Lunedì chiuso
Telefono: 06 69994212

16/07/2003

FotoGrafia, il festival di Roma

Torna FotoGrafia, uno degli eventi fondamentali del programma "I Festival di Roma".

Per più di un mese, attraversando la città dal centro alla periferia, è possibile incontrare i segni di FotoGrafia: un grande spazio urbano in cui la fotografia qualifica la vita quotidiana.

Saranno aperte al pubblico oltre cinquanta esposizioni legate dal tema: "Roma e le Comunità".
Comunità intese come microcosmi umani, etnici e linguistici che sono - insieme - luoghi e percorsi, narrazione continua di storie che provengono dai più remoti angoli del nostro pianeta. Roma è il punto di partenza, l'impulso primo che dà l'avvio a un viaggio immaginario fatto di esperienza ed incontri che ogni giorno la rendono aperta, tollerante, pacifica.

Oltre cinquanta esposizioni, incontri e eventi, tra scenari suggestivi e aperti all'innovazione. Tra questi i Mercati di Traiano, Palazzo Braschi, la Centrale Montemartini, il Macro al Testaccio: un percorso romano attraverso microcosmi e comunità in una visione aperta del mondo.

Più di 100 gli artisti coinvolti, tra giovani talenti e grandi fotografi di fama internazionale, tra cui: Graciela Iturbide, Boris Mikhailov, Manuel Alvarez Bravo, Paolo Pellegrin, Ryszard Kapuscinski, Marco Pesaresi, Nan Goldin, Tazio Secchiaroli e Paul Fusco, a cui si aggiungono alcune importanti collettive come quella di Paesaggio Italiano curata da Diego Mormorio e La fotografia contemporanea LatinoAmericana da New York a Santiago del Cile curata da Antonio Arevalo. Molte delle mostre in programma sono prime italiane, in alcuni casi si tratta di prime mondiali, con lavori commissionati appositamente per questa edizione del Festival.

Ma la grande forza di FotoGrafia sta anche nella capacità di far convivere la fotografia, intesa nella sua forma più classica, con espressioni più attuali ed evolute delle arti visive; ne rappresentano un esempio la mostra di due grandi artisti come Michal Rovner e Andreas Gursky al Macro di Testaccio e Circa 35, progetto del G.R.I.N., una selezione di giovani fotografi under 35 impegnati nella ricerca di nuove forme espressive nel rispetto delle tendenze narrative presenti oggi in Italia. Infine Contacts, una serie di 20 filmati dei grandi della fotografia (Koudelka, Cartier-Bresson, Goldin, e molti altri) di fronte ai loro provini, nel momento della selezione.

Come per la passata edizione, il percorso di FotoGrafia tocca i luoghi principali e suggestivi della Roma storica e monumentale così come le sue strutture più moderne. Tre, essenzialmente, i "poli espositivi" in città: Centro cittadino, Testaccio, Flaminio. I luoghi simbolo dell'eredità culturale di Roma e della sua trasformazione sono il gangli del Festival: i Mercati di Traiano, Palazzo Braschi, la Centrale Montemartini, il Museo di arte contemporanea di Roma (Macro - al Mattatoio di Testaccio dove sorgerà la città della cutlura), i Musei Capitolini - Palazzo Caffarelli. Accanto a queste sedi la rete del Festival si dipana attraverso gallerie, istituti universitari e accademie di cultura collegando a maglie strette una parte importante della città.

Infine, Fotografia 2003 estende la sua presenza oltre i confini di Roma. Con il contributo attivo e la partecipazione del Comune di Frascati, al percorso cittadino si aggiunge un nuovo importante polo museale decentrato nella splendida cornice delle Scuderie Aldobrandini, da poco restaurate sulla base di un attento progetto di recupero filologico.

FotoGrafia è un progetto del Comune di Roma, prodotto da Zone Attive
Direttore Artistico: Marco Delogu
Consulenze artistiche: Alessandra Mauro, Stefania Miscetti, Diego Mormorio, Cristiana Perrella
8 maggio 2003 - 22 giugno 2003
INFORMAZIONI: Tel. 06 39967700
www.fotografia.festivalroma.org

13/05/2003

Roma canta Montand

"C'est si bon! Roma canta Montand", è l'omaggio francese allo chansonnier italiano ma, nella sua tappa romana, vuole altresì essere un tributo alle origini italiane dell'artista. Già, perchè Ivo Livi (vero nome di Yves Montand) era nato a Monsummano Terme, in provincia di Pistoia. Nel 1924 fu costretto con la famiglia a emigrare a Marsiglia, in fuga dal regime fascista; tutta la sua storia artistica si è poi svolta in Francia, fino alla morte avvenuta nel 1991.

Con circa duecento fotografie, molte delle quali inedite, manifesti di film, locandine, programmi di spettacoli, registrazioni e filmati, documenti di vita, testi, diari, carteggi, costumi di scena e cimeli, la grande rassegna offre la possibilità di ripercorrere la vita pubblica e privata dell'artista.

Il percorso prende le mosse da un Montand diciassettenne a Marsiglia, quando -spronato dal fratello- si presentò al primo impresario della sua vita, e arriva fino ai trionfi all'Olympia del 1981, anno del suo ultimo concerto. Nel mezzo, le grandi tournee all'estero (Unione Sovietica e nazioni dell'Est europeo nel 1956-57, negli Stati Uniti dal 1959), la sua carriera di grande attore, universalmente consacrato dall'incontro del 1964 con il regista Costa - Gavras, il suo impegno umanitario e di pacifista convinto. E poi le "sue" donne: da Edith Piaf, che dal 1944 gli è accanto per tre anni, guidandolo con intelligenza e avviandone l'evoluzione verso la canzone popolare parigina, a Simone Signoret che sposò nel 1951 e con cui formò nella vita - come in scena - una coppia leggendaria, senza dimenticare Marilyn.

Lungo il percorso sono inoltre allestite due sale multimediali che aiuteranno il visitatore a rivivere la realtà dell'artista: nella prima sala verranno proiettati brani dei suoi spettacoli musicali degli anni cinquanta, mentre nella seconda saranno trasmesse sequenze di spettacoli realizzati da Montand per la televisione. Nel corso della mostra sarà proiettato il documentario di Rai International "Per Yves Montand", di Nino Bizzarri, presentato per la prima volta in Italia dopo aver ottenuto importanti riconoscimenti internazionali, come il Premio Speciale al Festival Rosa d'Oro di Montreux e la menzione d'Onore al Gran Premio Internazionale di Televisione a Montecarlo. Il documentario contiene, oltre a numerosi filmati di sue esibizioni, interviste esclusive all'artista sui suoi rapporti con l'Italia e sulle sue convinzioni politiche.

A cornice dell'evento verrà organizzato presso la Protomoteca Capitolina un ciclo di due concerti: "Ma Barbara", interpretato e diretto da Patrick Rossi Gastaldi, con la direzione musicale di Cinzia Gangarella e un concerto dedicato a Edith Piaf e interpretato da Monique Bassereau.
I concerti sono ad ingresso libero con prenotazione obbligatoria : tel. 06 82077304.

Nell'ambito degli eventi legati alla mostra avrà luogo, presso la Sala Umberto, "Paris Boum!", concerto di canzoni francesi del Novecento interpretate dallo chansonnier Cesare Nissirio, accompagnato da Giovanni Trucellito al pianoforte e da Paolo Rozzi alla fisarmonica.
Sala Umberto (via della Mercede): Euro 15,00 biglietto intero, Euro 12,50 biglietto ridotto per i possessori del biglietto dei Musei Capitolini. Informazioni e prenotazioni: tel. 06 44237261.

A Roma fino al 4/05/2003
Palazzo Caffarelli, Musei Capitolini
Ingresso Palazzo dei Conservatori, Piazza del Campidoglio
ORARIO: da martedì a domenica ore 9.00-20.00 (la biglietteria chiude un'ora prima); lunedì chiuso.
INGRESSO: Biglietto integrato Mostra+Musei Capitolini intero € 7,75, ridotto € 5,68. Biglietto solo mostra intero € 4,13, ridotto € 2,58.

27/02/200

Capolavori in mostra a Stupinigi

È un lungo viale quello che da Torino porta alla deliziosa Palazzina di caccia di Stupinigi, se avete la fortuna di non trovare una nebbia troppo fitta vi accorgerete come il lungo viale, fiancheggiato da cascine e l'emiciclo delle scuderie, preparino quasi lo sguardo all'apparizione della Palazzina, la cui destinazione venatoria è simboleggiata dal bel cervo svettante sul tetto.
Non lasciatevi scoraggiare neanche dalla lunga fila di persone che attendono di poter entrare ad ammirare i capolavori di tre secoli di arte italiana.

La mostra raccoglie 75 capolavori dell'arte italiana appartenenti a collezioni pubbliche e private.
Aperta dal 17 novembre 2002 al 16 febbraio 2003, la mostra arriva dall'Australia, dove è stata presentata con il titolo The Italians e dove ha riscosso uno straordinario successo, diventando la mostra dedicata all'arte antica più vista di tutti i tempi in quel Paese. Prima che le opere venissero restituite ai legittimi proprietari è stato deciso di mostrarle anche al pubblico italiano, in un'unica tappa, la Palazzina di Caccia di Stupinigi. Da Tiziano a Caravaggio a Tiepolo è così un'occasione unica per vedere insieme Giorgione e Tiziano, Veronese e Tintoretto, Canaletto e Tiepolo, Jacopo Bassano e Giovambattista Moroni: l'arte italiana dal Cinquecento al Settecento.
"Da Tiziano a Caravaggio a Tiepolo" è una di quelle mostre che, come hanno detto gli stessi promotori, non ha un filo conduttore (che non sia l'arte italiana) o una ragione scientifica alle spalle ma vuole proporre una carrellata di opere tutte importanti, possibilmente capolavori.

L'ideatore e curatore, Vittorio Sgarbi, l'ha definita "una vera storia dell'arte italiana dal vivo. È stata una sfida che forse oggi, con la malattia di Agnelli e la crisi della Fiat, ha un po' meno senso. Pensai a questa sfida quando a Torino sono stati inaugurati il nuovo Centro di arte contemporanea della fondazione Sandretto Re Rebaudengo e la Pinacoteca Agnelli. I giornali parlarono senza ragione di 'Torino capitale dell'arte' e io ho voluto mostrare cosa è davvero una mostra di capolavori. Questa sì che è una sorta di Pinacoteca, una summa di arte eccellente che racconta 300 anni di storia artistica italiana, uno dei periodi più ricchi della storia universale".

L'esposizione include autori come Rosso Fiorentino, Tiziano (il ritratto di Pietro Aretino, una Crocifissione e una Resurrezione), Giorgione (Doppio ritratto), Bassano, Lorenzo Lotto (Annunciazione), del bergamasco Giovan Battista Moroni (tra cui il Ritratto di Gian Gerolamo Grumelli o Il cavaliere in rosa), Caravaggio (il Narciso), una natura morta con strumenti musicali di Evaristo Baschenis, i Carracci, Guercino, Guido Reni, Bernini (il busto di Innocenzo X), il calabrese Mattia Preti, Ribera, Luca Giordano, Canaletto, fino Giambattista e Giandomenico Tiepolo, Guardi, Longhi.

Tutti autori importanti. Le opere provengono quasi tutte dai musei italiani come gli Uffizi, l'Accademia di Venezia, la Pinacoteca di Brera, il museo di Capodimonte, la Galleria nazionale di arte antica di Roma a Palazzo Barberini e altri istituti. In Australia i pezzi in mostra erano 105, a Torino si sono ridotti perché alcuni musei e privati hanno richiesto i lavori prestati.

Nel capoluogo torinese ci sono però anche opere che non erano andate a Melbourne: una Crocefissione di Tiziano, eseguita tra il 1556 e il 1558, da Ancona, e il Cristo alla colonna dello spagnolo Ribera prestata dalla Galleria sabauda di Torino. Di questo quadro, affermano gli organizzatori, vengono pubblicate per la prima volta le fonti che certificano sia l'autografia che l'appartenenza alla storica collezione di Giancarlo Doria. A Torino c'è anche una veduta della piazza del Quirinale di Giovanni Paolo Panini prestata dal presidente Carlo Azeglio Ciampi.

"Da Tiziano a Caravaggio a Tiepolo. Capolavori di tre secoli di arte italiana",
Palazzina di caccia di Stupinigi, Torino.
Dal 17 novembre al 16 febbraio 2003.
Orario: 10-19, chiuso il lunedì.
Info e prevendita, TicketOne 02 39226290
Ingresso 7 euro, ridotti 5 e 4, scuole 2 euro.

09/01/2003

Van Gogh a Treviso

Suddivise in cinque sezioni, sono addirittura 162, tra dipinti, sculture e opere su carta, le opere convocate da tutti i cinque continenti a Treviso per testimoniare la ricchezza assoluta determinata dalla rivoluzione di un'arte nuova.
Moltissimi sono i capolavori che la mostra allinea, a cominciare da quella che è una delle icone di tutta l'arte moderna, l'immagine indimenticabile del Seminatore di Van Gogh, nella sua versione più ampia e riconosciuta. Opera che, da sola, vale il viaggio a Treviso, e che è una delle 45 del grande maestro olandese che si potranno ammirare in Casa dei Carraresi.
Ma non è certamente l'unico caso, se si pensa agli altri nomi che nella mostra sono compresi: Boudin, Manet, Monet, Cézanne, Renoir, Pissarro, Sisley, Degas, Caillebotte, Morisot, Cassatt, Guillaumin, Gauguin, Toulouse-Lautrec, Seurat, Signac, solo per dire dei più noti e tutti raccolti negli anni felici del loro dipingere.
Paesaggi, nature morte e ritratti: niente è stato trascurato per creare nel modo migliore il gusto di un'epoca, e un clima, che sono ormai entrati nella leggenda.

Impressionismo 1874-1879
Nella sezione introduttiva della mostra trovano posto tutti i nomi storici che hanno contribuito all'affermazione della cosiddetta "nouvelle peinture". Si comincia affrontando la questione del "plein-air", con il dialogo ormai maturo tra Boudin e Monet, con alcuni capolavori sia dell'uno che dell'altro che occupano per intero la prima sala di Casa dei Carraresi. E tra essi varrà ricordare soprattutto le pitture di Monet del 1874 ad Argenteuil, che segnano un punto d'arrivo fondamentale proprio nella resa atmosferica dei soggetti.
Perché poi il tema del paesaggio è ovviamente uno dei cardini di questo capitolo, con il lavoro di Sisley, Pissarro, Cézanne, Guillaumin, la stessa Berthe Morisot con le vedute dell'isola di Wight. A questo si associano i due dipinti, rarissimi, di un Gauguin non ancora trentenne, tra i quali il vero capolavoro di questo tempo suo aurorale, gli Alberi di melo all'Hermitage.
Non è da meno la parte riservata alla ritrattistica, con Manet, Degas e soprattutto Renoir, di cui sono presenti diverse immagini dipinte nella seconda metà del decennio.

Impressionismo 1880-1883
Sul finire degli anni settanta, proprio il successo di Renoir al Salon mette in crisi alcune delle certezze del gruppo impressionista. A questo si aggiunge l'aspra critica di Cézanne, che indica non nel colore ma nella costruzione con il colore la giusta strada da imboccare. Sono dunque, gli anni a cavallo tra i due decenni, tempo di una rimessa in discussione di molti tra i punti di forza che avevano caratterizzato un'epoca quasi tutta felice, se non altro negli esiti della pittura. Proprio da questa congiuntura, per Monet come per Cézanne, per Gauguin come per Degas, prenderà il via un periodo che sarà denso di straordinarie novità. In questa seconda sezione, quindi, si incontrano tutti gli artisti già presenti in quella precedente, secondo l'idea di una prospettiva che se per qualcuno è appunto di avanzamento, per altri è celebrazione dei medesimi modelli pittorici. Tra i tanti capolavori, spicca certamente il caposaldo della scultura di Degas, la Danzatrice di quattordici anni, esposta nella mostra impressionista del 1881 e tale da essere un altro dei prestiti straordinari visibili a Treviso.

Impressionismo e oltre: 1884-1890
Ormai il tempo maturo dell'impressionismo volge al suo termine e la mostra indica questo rovesciarsi della china verso esperienze che non mancheranno di influenzare Van Gogh al suo presentarsi a Parigi. Il lavoro di Seurat e di Signac resta imprescindibile per questo mutamento, ma anche l'opera di quasi tutti gli altri protagonisti ha non pochi spostamenti, con nuove aggregazioni come quella tra Gauguin, Bernard e Sérusier bene esemplificata in mostra.
Ma forse al centro di tutta la sezione sta la straordinaria parete con i ritratti in rosso che Paul Cézanne dedica alla moglie, unitamente alla superba natura morta detta Il tavolo di cucina che arriva dal Musée d'Orsay.

Rodin
La preziosa collaborazione con il Musée Rodin di Parigi permette di ammirare a Treviso dieci sculture, tra le quali spicca Eustache de Saint-Pierre, il protagonista dell'episodio che ispirò poi il capolavoro dei Borghesi di Calais. Un fascino, quello di questa scultura, ancora più grande per essere stata esposta nella storica mostra Monet-Rodin del 1889, presso la galleria di Georges Petit.
Da allora Rodin è riconosciuto non solo come il più grande scultore dell'Ottocento, ma come l'unico che, con una definizione che ancora fa discutere, possa dirsi impressionista.
Bronzi, gessi e marmi, collocati in un nuovo spazio appositamente predisposto, consentono dunque di ripercorrere il decennio, centrale per l'opera di Rodin, degli anni ottanta, in alcuni casi con opere che sono piccoli studi preparatori.

Van Gogh
Quarantacinque opere di Van Gogh, tra dipinti e disegni, chiudono la mostra. In questo modo evidenziando una presenza che sempre più diventerà centrale nella pittura in Francia, pur partendo dal tempo aurorale olandese. E in effetti questa sezione, che si configura davvero come un evento nell'evento già di per sé straordinario, è realmente una rassegna monografica, grazie a un numero tanto consistente di opere. E per il fatto, anche, di non tralasciare alcuno dei periodi e dei temi entro i quali si sviluppa il lavoro di Vincent Van Gogh.
E' evidente che la presenza di opere di simile qualità - ed è sufficiente osservare soltanto alcune tra le immagini contenute in queste pagine, per comprenderne il valore assoluto all'interno dell'opera del pittore - non sarebbe stata possibile senza il generosissimo contributo di musei e istituzioni importanti in tutto il mondo. Non sarà allora inutile ricordare i quattro prestiti del Van Gogh Museum di Amsterdam, i tre Van Gogh che giungono dalla straordinaria Fondazione Bührle di Zurigo, tra cui il celeberrimo Seminatore al tramonto, e poi il contributo tradizionale del Musée d'Orsay, del Museo di San Paolo in Brasile, del Musée d'Art et d'Histoire di Ginevra. Tutti insieme, con altri prestatori ancora (il Rijksmuseum di Amsterdam e il Boijmans van Beuningen di Rotterdam, solo per dire di due tra i più prestigiosi nella parte dedicata al disegno), a rendere possibile questa sezione, francamente inimmaginabile a priori, dedicata a Vincent Van Gogh.
E trascorso il periodo olandese, tra l'altro con uno dei capolavori di quel tempo presente a Treviso, Il viale con i pioppi dal Van Gogh Museum, l'attenzione della mostra si concentra sul tempo di Parigi prima (serrato, tra gli altri, il confronto mai proposto prima tra le due versioni del Restaurant de la Sirène dal Musée d'Orsay e dall'Ashmolean Museum di Oxford), anche con tre autoritratti dell'epoca, e su quelli ancor più noti, e conclusivi, di Arles, di Saint-Rémy (con due versioni degli Uliveti tra gli altri) e di Auvers, dove Van Gogh trascorre le sue ultime settimane di vita. Quell'accensione dei colori così amata dal grande pubblico, colori che a loro volta accendono le ultime tre sale di Casa dei Carraresi, perché la visita a questa mostra resti come un fatto indimenticabile.

05/12/2002

A Roma la vita dei Borgia
di Giulia Serra

Tutto inizia nel 1492, anno della scoperta dell'America e della morte di Lorenzo il Magnifico, quando il Cardinale Rodrigo Borgia diventa papa con il nome di Alessandro VI.

Presentare le vicende dei Borgia in una mostra non è certamente né facile né semplice, perché raccontare i Borgia significa non soltanto far rivivere le passioni, i drammi, le imprese di una delle famiglie più note e più discusse del Rinascimento, ma anche rappresentare l'incredibile intreccio delle loro vite e delle loro azioni con un mondo unico per la straordinarietà e la grandiosità irripetibile dei personaggi che lo hanno attraversato e degli avvenimenti che lo hanno caratterizzato.
Quando nel 1492 il cardinale spagnolo Rodrigo Borgia diventò papa con il nome di Alessandro VI, il mondo stava vivendo uno dei momenti più intensi della cultura e del progresso umano.
Il potere, il lusso e la ricerca di gloria favorivano la committenza di nuovi palazzi, di chiese, di monumenti, di arredi, di opere d'arte. Botticelli, Benvenuto Cellini, Michelangelo, Leonardo, Bramante, Pinturicchio, Bellini, Carpaccio, Antonello da Messina, Mantegna, Dürer, Bosch, Tiziano, Raffaello, Ariosto, Bembo, Galilei, Copernico e tanti altri grandi intrecciarono le loro vite con quelle di papi, principi e re, e misero l'ispirazione del loro ingegno al servizio dei potenti.
I Borgia furono tra quei potenti, protagonisti e spettatori non certamente passivi dei cambiamenti straordinari di un'epoca e di un mondo.
Nella mostra i Borgia sono ovviamente visti nel contesto della loro epoca: furono creature del loro tempo, non peggiori di altri, ma favoriti e dannati dal fatto che "essi avevano la forza, perciò il diritto", come disse il Pastor.
L'esposizione sui Borgia segue il ritmo diacronico e una linea conduttrice punteggiata dai principali personaggi della famiglia: Alessandro, Cesare (il Valentino) e Lucrezia.
Riunisce anche diversi e interessanti aspetti dell'epoca in cui vissero e che questi personaggi caratterizzarono in modo significativo: la cultura e le arti, la politica e l'economia.
Una composizione di contesto realizzata dalla mostra attraverso materiali e oggetti d'arte di speciale rilievo - prestati per l'occasione da numerosi musei d'Europa - e in grado di ricostruire la vita di quei personaggi e l'epoca affascinante in cui vissero.

24/10/2002

Una magnifica ossessione
di Giulia Serra

Ci sono voluti cinque anni di indagini, studi e ricostruzioni per ricomporre la storica collezione d'arte dei Gonzaga. Tale imponente mole di lavoro è stata gratificata da una serie incredibile di prestiti che ha coinvolto le maggiori istituzioni museali del mondo: il Louvre, la National Gallery, il Museo del Prado e quello degli Uffizi, la Royal Collection di Sua Maestà Elisabetta II sono soltanto alcune delle strutture artistiche che hanno fornito opere fondamentali delle loro collezioni. A cose fatte non si può dire che non ne sia valsa la pena: oltre 90 dipinti, con alcuni capolavori assoluti nella storia dell'arte come il Ritratto di giovane donna allo specchio di Tiziano, la Toilette di Venere di Guido Reni e L'Assembla degli Dei di Pietro Paolo Rubens, e quasi duecento tra gioielli, cristalli di rocca, armi, bronzetti e rari codici musicali.
Come se non bastasse anche la Pinacoteca di Brera si è unita a questo circolo esclusivo acconsentendo al prestito - anche se solo per un mese - del meraviglioso Cristo Morto di Andrea Mantegna, opera tra le più note di tutto il mondo dell'arte.

Capace di competere con le più ricche collezioni d'Europa, in grado di vantare capolavori invidiati e bramati tanto da Rodolfo II come da Carlo I Stewart, la collezione dei Gonzaga è stata il frutto di una passione e di una politica collezionistica e mecenatistica portata avanti con tenacia lungo tre secoli, da tutti i componenti di casa Gonzaga, a partire da Isabella d'Este e via via fino a Ferdinando Gonzaga, suo pronipote.

Una sorte di sindrome ossessiva, una magnifica ossessione per collezionare il meglio aveva aggredito i membri di questa stirpe. Un amore, talvolta maniacale, per il bello e per l'arte, accompagnato da una precisa strategia d'esaltazione dell'immagine del ducato e dalla consapevolezza di poter dialogare con le maggiori corti del mondo, proprio grazie alla preziosità delle loro raccolte.
Il risultato di tutto ciò, all'apice della collezione nella seconda metà del Seicento, era da capogiro: 2000 dipinti con nomi roboanti e circa 20.000 oggetti preziosi stipati od esposti in bella mostra a Palazzo Ducale: gioielli, cristalli, codici, naturalia, rarità d'ogni tipo, sculture antiche e moderne, disegni e quant'altro, che facevano delle collezioni ducali di Mantova il luogo più ricercato e ammirato in Europa.

La mostra si rivela inoltre imperdibile anche perché non sono esposte opere "di traino" a cui vengono poi accostati lavori di secondo piano (come purtroppo succede sempre più spesso: il livello qualitativo di tutti i pezzi esposti è assoluto e comprende una vastissima gamma formale, a testimonianza dell'apertura culturale dei Gonzaga. La passione ducale per la pittura nordica, ad esempio, è rappresentata da capolavori di Lucas Cranach, Albrecht Durer, Pieter Bruegel il Giovane e soprattutto dal celebre Ritratto di Erasmo di Quentin Metsys.
Altrettanto emozionante è la visione della Toletta di Venere di Guido Reni e d'alcune eccezionali opere del Correggio, uno dai massimi maestri del nostro manierismo. Il percorso espositivo è stato ulteriormente valorizzato da un ambizioso progetto di allestimento, ideato da Fabrica, che ha ricostruito, in chiave moderna, l'impostazione originale della collezione disposta dal duca Ferdinando nei primi del Seicento: tale percorso si snoda attraverso alcuni ambienti di Palazzo Ducale, che vengono oggi riscoperti e valorizzati.

GONZAGA. LA CELESTE GALERIA
Mantova
, Palazzo Te e Palazzo Ducale
fino all'8 settembre 2002
ORARIO:
Palazzo Te tutti i giorni 9.00-19.00
Palazzo Ducale da martedì a domenica 8.45-18.45; lunedì chiuso
INGRESSO:
Palazzo Te intero € 9; ridotto € 6 (residenti in provincia di Mantova, over sessanta, ragazzi tra i 12 e i 18 anni, studenti universitari, amici di Palazzo Te e dei Musei Mantovani, disabili); gruppi € 6 (da 15 a 30 persone)
il biglietto dà diritto anche alla visita del Palazzo
Palazzo Ducale intero € 6.50; ridotto € 3.25
INFORMAZIONI:
Palazzo Te numero verde 800.028.477
www.mostragonzaga.it
Preacquisto biglietti con prenotazione : numero verde 800.112.211; sportelli Gruppo Monte dei Paschi di Siena
Box Office - sedi principali
Prenotazione visite guidate: numero verde 800.112.211
Palazzo Ducale tel. 0376 382150 (portineria Palazzo Ducale)
www.mantovaducale.it
Prenotazioni: tel. 0376 382150 (Call center Verona '83)


17/09/2002

Andy Warhol a Cagliari
di Giulia Serra

Arriva a Cagliari la mostra Andy Warhol - L'opera grafica: più di 80 opere realizzate tra la fine degli anni '50 e gli anni '80 da uno dei protagonisti assoluti dell'arte americana.

A cagliari si potrà ammirare una ricca rassegna dell'opera di Andy Warhol: dalle celebri lattine di Campbell's Soup (1969) alle importanti serie dei decenni successivi dedicate ai travestiti di colore (Ladies and Gentlemen, 1975), agli ebrei del ventesimo secolo (1980), alle specie in via di estinzione (1983), e naturalmente ai "Miti" come Superman, Mickey Mouse...

Davvero un esauriente omaggio a Andrew Warhola (Pittsburgh 1928-New York 1987) che divenne, per una voluta abbreviazione del nome, lo yankee Andy Warhol, meglio noto come il grande vate della società dei consumi americana. Società della massificazione e della produzione in serie per eccellenza!

Attraverso trasformazioni cromatiche e riproduzioni seriali (per lo più serigrafiche) Warhol decontestualizza e ricrea le immagini della pubblicità e della cronaca, svuotando del significato originario tutte le maggiori icone dell'immaginario collettivo contemporaneo. E' il tema del consumismo il filo che unisce tra loro le immagini proposte da Warhol nei suoi lavori, e l'adozione di una tecnica come la serigrafia, caratterizzata da una serialità meccanica, tipica dei prodotti di massa, scaturisce da una logica e diretta conseguenza dell'assunto di base. Il consumismo, infatti, con il suo corollario di assoluta massificazione, è inteso come la perfetta negazione dell'atto creativo dell'artista, che quindi si limita a riprodurre immagini del déjà vu, prodotti commerciali di largo consumo e volti divinizzati dai media in modo meccanico e senza alcuna apparente partecipazione personale.

Warhol è stato non solo pittore, grafico, scultore, fotografo, ma anche regista e produttore cinematografico come si può vedere dalle copertine di alcune videocassette esposte in una vetrina di questa mostra. Ha fondato un celebre complesso rock, quello dei Velvet Underground, di cui si possono ascoltare i brani più celebri. Ha scritto libri e diari e fondato una delle riviste più originali degli anni '70 e '80, Interview, di cui pure sono visibili alcune pagine.


Andy Warhol, l'opera grafica
Fino al 8/09/2002
Centro d'Arte e Cultura EXMA'
Via S. Lucifero 71 - Cagliari
ORARIO: dal martedì alla domenica 10.00-14.00/17.00-24.00; chiuso lunedì
INGRESSO: € 5.00 intero, € 3.00 studenti, € 2.00 ridotto, € 2.00 visite guidate
INFORMAZIONI: tel. 070/666399

23/07/2002

New York Renaissance
di Giulia Serra

Gli artisti e le opere presenti, ben 93, peraltro la maggior parte delle quali mai esposte prima in Europa, raccontano l'evolversi dell'arte e della cultura americana dagli anni Cinquanta agli anni Novanta ma raccontano soprattutto New York, unico vero irresistibile richiamo artistico-culturale dove tutto accade e poteva accadere.

La mostra mette in luce l'opera degli artisti di questo periodo in tutte le sue diversità, spaziando dal realismo di Edward Hopper ai segni spontanei, istintivi di Jackson Pollock, dalla geometrica precisione dei dipinti di Frank Stella all'irriverente ironia degli artisti di strada come Keith Haring a Jean-Michel Basquiat fino alle trasformazioni digitali di Tony Oursler. Si tratta infatti della prima mostra di tali dimensioni che il Whitney Museum abbia mai organizzato oltreoceano sulla sua collezione permanente. Già questo elemento vale da solo la visita alla mostra.

Nei difficili anni del secondo dopoguerra, gli artisti americani trovano ormai superati quei soggetti e quegli stili che fino a quel momento erano stati il riflesso della società.
Per rispondere e reagire all'inquietudine dell'epoca cercano una nuova strada che rappresenti e raffiguri il loro mondo soggettivo e psicologico, rivolgendosi verso nuovi orizzonti filosofici e trovando nuove fonti di ispirazione.
Nasce così in questo contesto L'Espressionismo Astratto che si sviluppa e diviene il movimento artistico dominante degli anni Cinquanta. La pittura gestuale di Jackson Pollock e Willem de Kooning rappresenta la corrente segnica dell'Espressionismo Astratto mentre parallelamente Mark Rothko e gli artisti della Color-Field Painting attingono la loro intensità espressiva dipingendo vasti campi e piani cromatici dando vita ad una pittura più meditativa che d'azione. Anche la scultura in questo periodo sperimenta nuove strade espressive e guarda all'astrattismo. Gli artisti vogliono raggiungere nuovi traguardi e lavorano con i più diversi materiali quali il legno e il metallo saldato come nell'opera di David Smith Lectern Sentinel.

All'inizio degli anni Sessanta nell'arte si sperimentano nuove iconografie. L'America si identifica in un'enorme abbondanza di beni di consumo e soprattutto produce un diluvio di immagini che rappresentano questa "ricchezza"- dai cartelloni pubblicitari ai fumetti, alle graficamente attraenti confezioni dei prodotti sugli scaffali dei supermercati. Quest'arte che si impadronisce con entusiasmo delle immagini popolari e della straboccante cultura consumistica, viene chiamata, con una certa imprecisione, "Pop", una terminologia che accomunerà tanti artisti differenti.

I precursori di questo movimento, come ad esempio Jasper Johns e Robert Rauschenberg, segnano un momento fondamentale nell'arte americana e le loro opere, riconoscibili e spettacolari, rappresentano uno dei passaggi più importanti di questa mostra.
La Pop Art ha avuto la forza scatenante di rappresentare, con atteggiamenti ironici e umoristici, la realtà americana, celebrando ma allo stesso tempo prendendosi gioco del suo eccessivo benessere materiale e del suo consumismo sfrenato - le morbide sculture di Claes Oldenburg ne sono uno degli esempi più intelligenti. Altri artisti come Andy Warhol, imitavano o sfruttavano quegli stessi meccanismi e sistemi che venivano usati dall'industria per creare nuove immagini simbolo. In questo modo la Pop Art oppose alla storia dell'arte tradizionale che privilegiava l'arte classica, un immaginario colmo di pubblicità commerciale, e sostituì all'opera unica prodotta dall'artista quelle seriali prodotte meccanicamente.
Mentre Warhol e Oldenburg si ispirano alla cultura popolare per i loro soggetti, altri scelsero un linguaggio non-oggettivo, "riducendo" i loro dipinti e le loro sculture a quelle che consideravano le proprietà essenziali dell'arte. Le differenti espressioni artistiche create con questo spirito sono state definite in vario modo come Post-Painterly Abstraction, Hard-Edge Painting, o Minimalism. Le grandi tele dipinte da Frank Stella e Robert Mangold sono l'emblema di questo allontanamento dalla raffigurazione che si sviluppò contemporaneamente alla nascita della Pop Art.

Questa epoca ha rappresentato un periodo di intensa creatività per l'arte americana, poiché sia le innovazioni che le sperimentazioni di quegli anni hanno dimostrato anche di avere una forte influenza sulle generazioni più di artisti come Robert Gober e Julian Schnabel, senza dimenticare che alcune grandi personalità come Helen Frankenthaler, Robert Rauschenberg, Jasper Johns, Louise Bourgeois, continuano a lavorare e stupire ancora oggi.

New York Renaissance
Dal Whitney Museum of American Art

Palazzo Reale, Piazza Duomo - Milano
Dal 21 marzo al 15 settembre 2002
Orario: martedì, mercoledì e domenica 9.30-20.00; giovedì, venerdì e sabato 9.30-23.00 (la biglietteria chiude un'ora prima); lunedì chiuso
Ingresso: intero € 9, ridotto € 8, scuole € 4 comprensivo di audioguida
Infoline e prenotazione individuali: prenotazione obbligatoria Ad Artem s.r.l. tel. 02 6597728; Ellesse Promo tel. 06 70306080
Per gruppi, scuole e visite guidate: Ad Artem s.r.l. 02 6597728

25/06/2002

Duane Hanson, più vero del vero  
di Giulia Serra

Sono trentuno le opere, scelte tra quelle realizzate dall'artista tra il 1965 e il 1995, raccolte in questa mostra itinerante. Prima di approdare al padiglione d'Arte Contemporanea di Milano, i personaggi di Hanson hanno infatti mietuto successi presso la Schirn Kunsthalle di Francoforte e la Galerie der Stadt Stuttgart di Stoccarda.
Purtroppo lo scultore americano (1925-1996), che realizzò i lavori più importanti tra gli anni Sessanta e Ottanta, ha lavorato a lungo con materiali facilmente deteriorabili: per questo, molti musei tedeschi non hanno concesso il prestito e la maggior parte delle opere esposte proviene da collezioni private americane.

Le opere di Hanson sono biografie scultoree che narrano l'altra faccia della medaglia del sogno americano.
L'artista ha dedicato la sua indagine agli eroi annoiati e piccolo borghesi della vita quotidiana: casalinghe, operai edili, cameriere, venditori d'auto, custodi, ovvero i rappresentanti dei ceti medi e bassi della società americana. Gli uomini comuni di Hanson sono caricature tragicomiche e bonarie dell'american way of life. Hanson ha individuato nel realismo, anzi nell'iper-realismo, il veicolo della propria espressione artistica e lo avvicina al tema che lo accompagnerà fino agli anni settanta: il lato oscuro della società americana, con la sua miseria sociale, la sua violenza e la sua tensione razziale. L'artista stesso ha asserito: "È la dimensione umana quella che mi interessa, la stanchezza, la frustrazione, il rifiuto. In tutto ciò ritengo si possa trovare una certa bellezza".

Duane Hanson realizza figure a grandezza naturale, partendo da calchi di persone in carne e ossa, sui quali interviene modificandone artisticamente i particolari. La sua ricerca dei soggetti è lenta e accurata, la loro essenza l'ordinarietà. Gli stessi atteggiamenti dei personaggi devono essere naturali, riflettere le loro tipiche attività. Hanson quindi sceglie pose statiche, con il corpo a riposo tra un'attività e l'altra. I suoi soggetti assumono un'aria un po' sognante, che permette di catturare il loro ripiegamento interiore e la loro malinconia.

Tutt'altro che copie della realtà, come qualche critico ha sostenuto. Duane Hanson ha sempre cercato un effetto realistico che andasse oltre la realtà stessa, curando ogni aspetto in modo quasi maniacale: dall'incidenza della luce che è mutevole allo spessore psicologico che anche una maglietta o una macchina fotografica possono rimandare. Con le sue opere Hanson non intendeva ingannare l'osservatore o riprodurre fedelmente la realtà bensì, mediante la propria interpretazione, renderla più intensa, come dichiara il titolo stesso della mostra More than Reality.

"Non riproduco la vita, faccio una dichiarazione sui valori umani. La mia opera si occupa di persone che conducono un'esistenza di calma disperazione. Mostro il vuoto, la fatica, l'invecchiamento, la frustrazione. Queste persone non sanno reggere la competitività. Sono degli esclusi, degli esseri psicologicamente handicappati."


Duane Hanson. More than Reality
30 sculture più vere del vero

Dal 29 maggio al 1 settembre 2002
PAC Padiglione d'Arte Contemporanea
Via Palestro 14 - Milano
ORARIO: 9.30-19.00 da martedì a domenica; giovedì fino alle 22.00; chiuso il lunedì
INGRESSO: intero € 5,20 - ridotti e studenti € 2,60 - scolaresche € 1.80
INFORMAZIONI: tel. 02 76009085; fax 02 783330
www.pac-milano.org

La retrospettiva su Duane Hanson proseguirà poi alla Kunsthall di Rotterdam, la National Galleries of Scotland di Edimburgo e la Kunsthaus di Zurigo.

30/05/2002

Il trionfo del colore
La collezione Carmen Thyssen-Bornemisza

di Giulia Serra

Il giorno in cui decido finalmente di andare a tuffarmi nel colore, c'era un sole stupendo, una vera giornata di primavera, con il sole che illuminava vie e palazzi di Roma, insomma il "Trionfo del colore" c'era già prima di entrare a Palazzo Ruspoli!

Avevo letto recensioni entusiaste di questa mostra e dunque non potevo perderla! Attraverso circa sessanta straordinari dipinti la promessa era quella di guidare il visitatore lungo la strada individuata dagli artisti verso la modernità.

Il percorso prende il via nella decade centrale dell'Ottocento con il diffondersi del gusto per il pittoresco, sia il pittoresco sociale, presente nella mostra con i Lucas Velázquez, Fortuny e Zuloaga, continuatori fedeli del modo di dipingere di Goya, di cui, peraltro, c'è anche un quadro (Donna e due bambini presso una fonte), sia il pittoresco naturale, rappresentato nella sala successiva, dalla pittura americana di paesaggio. I pittori americani si avvicinano al mondo dapprima con un atteggiamento "da scienziato", cercando di rappresentare il territorio attraverso un'analisi minuziosa, con la volontà di mostrare il pianeta Terra nei sui veri dettagli, poi però si va oltre: la natura susciterà nell'artista non soltanto l'ammirazione, ma anche un atteggiamento emozionale, si va oltre il paesaggio visto e si raffigura il ricordo nostalgico del paradiso perduto.

Il tema della natura, sotto l'aspetto del rurale, é il leit-motiv della tappa successiva del percorso, dove spiccano artisti come Corot, Daubigny o il giovane Van Gogh. Tale pittura, di ispirazione naturalista, impostata sul ruolo espressivo della luce e del colore, costituisce il precedente immediato dell'Impressionismo, vicenda centrale nella nascita dell'arte moderna.

La sala 4 è dedicata ad Impressionismo e Neoimpressionismo.
La pittura impressionista si basa sul criterio della massima oggettività visuale. Non è però l'oggetto percepito quello che importa al pittore quanto l'atto stesso della visione e soprattutto la sua trascrizione pittorica. Proprio la "trasformazione" dell'esperienza visiva è il problema fondamentale del processo creativo del pittore impressionista. In questa sala troviamo l'uno accanto all'altro grandi maestri, Renoir, Monet, Pissaro, Guillaumin: un'esperienza estenuante per gli occhi, sfiniti da tanta bellezza!

Il percorso prosegue con il modernismo catalano, attraverso tre dei suoi maestri più significativi: Casas, Mir e Rusiñol.

La sala 6 è completamente deicata a Gauguin, quattro tele che sono un chiaro esempio della profonda trasformazione tecnica e spirituale del pittore tra il 1884 e il 1892. Si passa da un impressionismo iniziale caratterizzato da una teatrale utilizzazione degli effetti di luce, alla forte spiritualità e simbolismo dei suoi capolavori della tappa tahitiana, di cui lo straordinario "Nei Tempi Antichi (Mata Mua)" è un esempio evidente.

Nella sala 7 è raccolta una ridotta ma significativa selezione di quei tanti contrasti che sono il riflesso del fecondo momento artistico che è l'erede diretto ed immediato dell'impressionismo.
Emile Bernard, Pierre Bonnard, Henri Cross, Maurice Denis, Wassily Kandisnsky, Henri Le Sidaner, Claude Monet, Paul Serusier, e per chiudere davvero in bellezza, i fantini di Toulouse Lautrec.
In questa sala c'è insomma la pittura che si libera, o si sta per liberare, dalle sue funzioni descrittive per rivelare infine gli stati d'animo, per esprimere il mondo interno dell'artista, i suoi sentimenti.

Il percorso della mostra finisce con un piccolo gruppo di opere di Derain, Vlaminck, Delaunay, Manguin e Matisse che possono essere considerate sia come la naturale evoluzione della complessità post-impressionista, sia come alcune delle prime proposte delle avanguardie novecentiste, si attua in sostanza la definitiva liberazione dell'arte dai compiti tanto descrittivi quanto formali; con la disintegrazione della sua dimensione iconica la pittura diventa trionfo del colore.

Palazzo Ruspoli, via del Corso 418, Roma.
Da dom. a mer. 9,30-20,30; da gio. a sab. 9,30-23;00.
La biglietteria chiude un'ora prima.
Giorni feriali: intero 8€, ridotto e gruppi 7€, scuole € euro.
Sabato, domenica e festivi: intero e gruppi 9€, ridotto 8€.
Tel 06 6874704
www.palazzoruspoli.it

29/04/2002

Cèzanne, "il padre dei moderni"   
di Maria Letizia Serra

I quadri di Cèzanne in mostra a Roma. Un evento che riveste un'importanza particolare, considerato che l'artista non volle mai mettere piede nella Capitale. Perché?

La domanda sorge spontanea. Perché un artista come Paul Cèzanne non volle mai venire a Roma? Eppure la sua opera si rifece principalmente al classicismo di Poussin, che a Roma invece dedicò vita ed arte.

La risposta, secondo i critici, va cercata nel fatto che Cèzanne instaurò un nuovo genere di classicismo che coniugava i maestri del passato con la grande lezione della "Natura". In questo nuovo contesto artistico, la cultura di Roma era troppo condizionante e doveva essere filtrata attraverso la lontananza.
Il classicismo di Cèzanne fu quindi intriso del vocabolario architettonico romano, ma trasfigurato e ritrovato nelle case e nei paesaggi della sua amata Aix-en-Provence, dove nacque nel1839.

Adesso, dopo oltre vent'anni, l'opera di Cèzanne torna a Roma: l'ultima mostra (ma di soli disegni) si tenne a Palazzo Braschi nel 1979, mentre l'ultima personale completa fu a Venezia addirittura nel lontano 1920.

La mostra si tiene al Complesso del Vittoriano, alle pendici del Campidoglio, e raccoglie oltre sessanta tele, fra oli, acquerelli e disegni, provenienti da quindici Paesi per un totale di trenta musei prestatori.

La definizione che da il titolo alla mostra, "padre dei moderni", è certamente molto retorica ma forse anche necessaria per capire a fondo Cèzanne. Se ci si domanda infatti che cosa fosse per lui la modernità si è sorpresi dallo scoprire un autore così classico che per tutta la vita non dipinse altro che ritratti, paesaggi e nature morte, un genio che incitava al rispetto degli equilibri tra uomo e natura.

Cèzanne era un personaggio strano ed eccentrico. Il suo rifiuto per la società gli valse l'appellativo di "Eremita di Aix". La pittura fu la sua unica passione e di fronte ad essa la famiglia e gli amici passavano in secondo piano. Non era mai soddisfatto delle proprie tele, tanto che a volte, preso da raptus e furioso verso la sua incapacità, le distruggeva.

Il percorso dell'esposizione allinea opere che vanno dalla tormentata pittura della giovinezza alla conquista del colore attraverso l'esperienza dell' en plain air. Il paesaggio dipinto dal vero porta Cézanne alla scoperta del colore, ad abbandonare i toni scuri dei primi anni per una pittura luminosa, di verdi brillanti e azzurri intensi. Intorno alle "Bagnanti" del Metropolitan di New York compare un paesaggio completamente impressionista, dominato dalla luce.

Gli ultimi anni della sua vita ci regalano l'ennesima evoluzione dell'artista: Cèzanne si dedica a "solidificare" l'impressionismo, mirando ad una sintesi formale di massima essenzialità e impiegando il colore per costruire le forme esaltandone i volumi. È questo il cosiddetto periodo costruttivo.

Tra i capolavori in mostra, oltre ad una versione delle Bagnanti, opere come "Il ponte di Maincy", "Il ritratto in blu di madame Cezanne" e "I riflessi sull'acqua", dipinti che hanno segnato per sempre la storia dell'arte universale.

Cèzanne, padre dei moderni
Complesso del Vittoriano
Fino al 7 luglio
Tutti i giorni 9-19.30
Venerdì e Sabato fino alle 23.30
Domenica fino alle 20.30
Prezzo: 8.50 €

25/03/2002

Il libro fa festa a Parigi   
di Federico Pinci

Il 22esimo Salone del Libro, organizzato sotto l'egida dell'SNE (Sindacato Nazionale Editori Francesi), si svolgerà tra il 22 ed il 27 Marzo 2002 nella prima sala dell'Expo-Porte de Versailles a Parigi.
Un'ottima occasione per visitare la capitale a prezzi stracciati, approfittando della speciale posizione che l'Italia occuperà nel quadro dell'iniziativa.

L'Air-France propone tariffe da urlo a tutti i lettori provenienti dal Bel Paese. Un gesto simbolico per rinsaldare i rapporti non sempre impeccabili con i "galli" d'oltralpe.

Ma quali sorprese ci riserva quest'ultima cinque giorni parigina?

Una particolare attenzione sarà rivolta ai nuovi media (e-books, pubblicazioni online) e alla letteratura per i bambini. L'educazione e le strategie di comunicazione impiegate nella manualistica per l'infanzia ma anche nei racconti e nei romanzi destinati ai più piccoli costituiranno il centro tematico dei dibattiti. Nei padiglioni ci sarà però spazio per tutti, fumetti, libri d'arte, antiquariato, riviste, collezioni di volumi rari.
Inoltre una fitta rete di punti di ritrovo, stand, chioschi, bar vi permetterà di conoscere altri appassionati, incontrare i vostri beniamini, collezionare autografi!

Naturalmente gli addetti ai lavori approfitteranno della "sinergia" tra questa esposizione e quella di Londra che termina proprio un paio di giorni prima (17-19 Marzo). Giusto il tempo per fare i bagagli e spostarsi sulla Senna.

Il Salone del libro 2002 ha infine deciso di dedicare un importante spazio di oltre 600 metri quadri alla letteratura del nostro paese. I curatori hanno istituito un vero e proprio concorso cui parteciperanno 25 case editrici ed altrettante opere rappresentative. Sarà il pubblico dei lettori a decretare il vincitore della gara. "Alla scoperta dell'Italia", questo il titolo della tenzone. Saranno inoltre presenti circa 40 scrittori di pregio completamente a disposizione degli afficionados.

INFORMAZIONI
Data : Venerdì 22 - Mercoledì 27 Marzo 2002
Orari : 9.30-19.00 (Giovedì 26 fino alle 22.00)
Per i rivenditori : Lunedì 25 Marzo, 9.00-18.00
Innaugurazione : Giovedì 21 Marzo 2002

SALON DU LIVRE
11,rue du Colonel Pierre-Avia, BP571, 75726 Paris Cedex 15, France
Tel : + 33 (0)1 41 90 47 40 - Fax : + 33(0)1 41 90 47 49
e-mail : livre@reed-oip.fr - http://www.salondulivreparis.com

SNE
115, bd Saint-Germain, 75006 Paris, France
Tel : +33 (0)1 44 41 40 50 - Fax:+33(0)144414060 -
http://www.snedition.fr
Presidente : Serge Eyrolles
Segretario : Jean Sarzana

COME ARRIVARE

Métro: Parc des Expositions
Porte de Versailles Station : linea 12 (Porte de la Chapelle - Mairie d'Issy)
Balard Station: Ligne 8 (Créteil - Balard)

Autobus
4 autobus vi conducono a " Porte de Versailles " :
Linea 39,49, 80 ed il PC (Petite Ceinture)
Ligne 39 : Gare de l'Est - Palais Royal - Porte de Versailles
Ligne 49 : Gare du Nord - Champs-Elysées - Porte de Versailles
Ligne 80 : Gare Saint-Lazare - Champs-Elysées - Porte de Versailles

In macchina
Potete raggiungere la fiera attraverso il boulevard périphérique intérieur : uscita "Porte de la Plaine" o "Porte de Versailles".
Lungo la "boulevard périphérique extérieur": uscita "Porte de Sèvres" o "Porte de Versailles"

11/03/2002

Eurochocolate a Roma  
di Maria Letizia Serra

Roma non ha bisogno di scuse per essere visitata, ma se avete visto proprio tutto della Capitale, allora ecco un buon motivo per tornarci: il cioccolato.
Dal 2 al 10 marzo Eurochocolate, la manifestazione dedicata alle delizie del cacao replica l'ormai tradizionale appuntamento perugino. Tutti gli amanti del cioccolato avranno nove giorni di tempo per scegliere se sia meglio il pralinato o il nocciolato, il fondente o al latte, variante gianduia o noisette…insomma cioccolato per tutti i gusti e a volontà.

È la mitica ed esclusiva "manina" di Enric Rovira, grande cioccolatiere catalano, a firmare la campagna pubblicitaria di Eurochocolate Roma 2002. Una mano che accompagna alcuni celebri detti latini, ma che soprattutto si rende protagonista, attraverso la vendita di un simpatico stampino, di una significativa iniziativa di solidarietà rivolta ai bambini poveri residenti nei paesi produttori di cacao, che potranno ricevere dei fondi per la loro adozione a distanza.

Potrete degustare il cacao in minicrocera sul Tevere, in formato da Guinness, o semplicemente in soldoni (e sarà il modo più dolce di abituarsi all'Euro). Oltre alle tante novità previste, la sfida più grande sarà la realizzazione dell'Uovo di Cioccolato più grande del mondo: 6,5 metri di altezza e 3,70 di diametro! È questa la sfida che lanciano i già collaudati cioccolatieri dello staff di Novi. Dove ammirare l'opera? Una sorpresa…naturalmente! Quando assaggiarla? Il 10 marzo giorno di chiusura della manifestazione che lascerà tutti con il dolce in bocca.


L' obiettivo principale della manifestazione è quello di far scoprire o riscoprire Roma "a passo d'uovo" ovvero all'insegna del cioccolato che, per 9 giorni, animerà i tanti contenitori/evento che punteggeranno il centro storico della capitale con episodi golosi previsti anche nell'immediata periferia.


È Roma la vera capitale del Sacher Romano Impero. Infiocchettata e primaverile, guarnita dalle delizie di Eurochocolate, la Capitale è dunque tutta da rivisitare. Si parte dalla magica Terrazza del Pincio, fulcro principale della manifestazione, che qualcuno ha già ribattezzato Pincioc, per arrivare fino al Palazzo delle Esposizioni, in via Nazionale, dove saranno invece organizzate interessanti mostre a tema, e sarà possibile ripercorrere la storia del Cioccolato attraverso le immagini delle pubblicità e del packaging delle più note aziende produttrici. Da non perdere qui la fantastica collezione del Signor Kramsky, bizzarro ingegnere di Praga, che nella sua vita ha collezionato oltre 120.000 incarti di tavolette provenienti da ogni angolo del mondo.

DA NON PERDERE

Cioccolatomania (sabato 2 e domenica 3 - sabato 9 e domenica 10), un corso di degustazione guidata di cioccolato, con la partecipazione dei migliori cioccolatieri del mondo;
Chocohouse Cooking (sabato 2 e sabato 9), un corso di cucina dove apprendere le tecniche per la preparazione di un menù tutto cacao, dall'antipasto al dolce;
Chocohouse Sweet (domenica 3 e domenica 10), un corso di pasticceria per imparare le tecniche di preparazione di praline, dolci, ganache e quant'altro, tutto rigorosamente al cioccolato;
Chocohouse Spot (4, 5, 6, 7 marzo), divertenti minicorsi di pasticceria al cioccolato;
Chocohouse Trend (venerdì 8, 15:30/18:30), un corso di pasticceria tutto al femminile dedicato alle donne nel giorno della loro festa.
Master del Cioccolato (Palazzo Torlonia - 8, 9, 10 marzo), un corso per acquisire le competenze per diventare assaggiatore esperto di cioccolato, una vera e propria laurea breve assolutamente da non perdere.

INFORMAZIONI
Eurochocolate 800 58 6001
www.eurochocolate.roma.it

La Terrazza del Pincio ospiterà la sezione espositiva e commerciale: il Chocolate Show con circa 150 firme del dolciario nazionale ed internazionale, nonché la grande area di intrattenimento e gioco, il Chococircus, promossa dalle grandi aziende produttrici di cioccolato.

L'iniziativa, che vede il pieno coinvolgimento dell'Azienda di Promozione Turistica di Roma, è resa possibile grazie al sostegno della Camera di Commercio e alla collaborazione di Confcommercio, Confesercenti, Cna, A.P.R.A. e Confartigianato. Si avvale, inoltre, del patrocinio e del prezioso contributo dell'Associazione Industrie Dolciarie Italiane (A.I.D.I.), per la parte a carattere informativo-culturale.



DOVE ALLOGGIARE

Eccovi una dritta. In occasione di Eurochocolate la Tourism Accomodation Service ha previsto uno speciale weekend comprensivo di due pernottamenti, consumi, biancheria, pulizia finale, a 189 euro (per un appartamento occupato da una persona), 197 euro (da due persone), 259 euro (da tre persone), 414 euro (da quattro persone), 434 euro (da cinque persone), 460 euro (da sei persone). Per informazioni: Tourism Accomodation Services, Borgo Pio 150, 00193 Roma, tel. 06/68134996. E-mail: info@romeaccomodation.com

Alcune offerte
http://www.travelonline.it/cgi-bin/TOL.dll/b2c/contents/ideeviaggio/altreideeviaggio.jsp?
cat=EUROCHOCOLATE

04/03/2002

Venice floating show
di Maria Letizia Serra

Fino al 3 marzo Venezia sarà protagonista indiscussa della nautica europea. Il salotto marittimo più prestigioso del mondo ospiterà infatti il Venice Floating Show, 27° Salone Nautico Galleggiante dell'Adriatico, appuntamento irrinunciabile per il mondo della nautica, quello dell'ambiente mare e del turismo crocieristico.

INFORMAZIONI

TEL: O41 5352434
FAX: 041 2621931
www.venicefloatingshow.it

Il visitatore del Venice Floating Show non sarà coinvolto nelle difficoltà logistiche della città lagunare, in quanto l'area espositiva si trova proprio al termine del ponte che collega Venezia alla terraferma. Ci si arriva perciò, seguendo la segnaletica, direttamente in automobile e lì si troveranno oltre 10.000 posti auto ad un costo ridotto.

Assoluto protagonista dell'esposizione sarà il mare, inteso non solo come elemento fisico, ma come un grande contenitore di cultura, di storia, di tradizioni, di opportunità di sviluppo economico e sociale.

L'evento è organizzato da Consormare, il consorzio per la promozione della cantieristica e del turismo nautico del Veneto, fondato negli anni '70. Ovviamente l'organizzazione è stata affidata ad un team qualificato di esperti in grado cioè di coinvolgere i più qualificati espositori del mondo marittimo, con particolare riguardo alla nautica, alla commercializzazione di imbarcazioni nuove ed usate da diporto, al cruising, alla pesca e al turismo nautico. Insomma, tra le altre cose si tratta di un'occasione ideale per "farsi la barca"!

Il Salone si trova nel cuore portuale del centro storico veneziano: oltre 10.000 posti auto, 13.000 metri quadrati coperti e 27.000 metri quadrati all'aperto, 250 ormeggi per imbarcazioni nuove ed usate fino a 26 metri pronte per le prove in mare.

La cultura avrà un ruolo importante all'interno del Salone.

Il Museo Navale, annesso all'Arsenale, arricchirà l'itinerario dell'esposizione. Ci saranno spettacoli ed intrattenimenti tematici, sfilate di moda legate all'abbigliamento marittimo, ma anche la presenza di scafi d'epoca, di spettacoli legati alle cosiddette "storie di mare" con films e convegni sulla cultura del mare, dal mondo della vela a quello del remo.

Col biglietto d'ingresso allo Show si possono visitare sia i musei cittadini del Comune di Venezia al prezzo ridotto di € 3.00, sia gratuitamente il Museo Navale dell'Arsenale, e si può entrare, sempre gratuitamente, alla nuova sede invernale del Casinò, vicino all'Aeroporto Venezia Tessera.

Anche quest'anno il coinvolgimento di una vastissima fascia di pubblico da tutta Europa sarà massiccio. Saranno presenti la stampa specializzata e i media di grande informazione, interessati a conoscere il nuovo ruolo strategico della via adriatica della quale Venezia è, per eccellenza, la porta a mare. Inoltre, l'esposizione veneziana ha tra i suoi obiettivi il rilancio proprio del turismo nautico, non solo quello coast to coast ma anche quello, tutto da scoprire, per le vie navigabili interne, se teniamo conto che sulla tratta fluviale Venezia - Cremona, nel 2001, hanno viaggiato su splendide navi fluviomarittime oltre 40.000 passeggeri.

25/02/2002

Una scorpacciata di viaggi  
di Enzo Laudando

La Borsa Internazionale del Turismo, a Milano, vi promette nuovi orizzonti di viaggio e le ultime, innovative formule per trasformarvi in giramondo sempre più informati e attrezzati.

Una scorpacciata di turismo lunga cinque giorni. Dal 20 al 24 febbraio la Fiera di Milano diventa un Globo in miniatura: bastano pochi passi tra stand e padiglioni per saltare dalle lussureggianti atmosfere equatoriali agli strapiombi dei fiordi scandinavi.

INFORMAZIONI

Tel. 02 38073400
E-mail:info.bit@expocts.it
Sito: www.expocts.it/bit

Per chi arriva in treno
Stazioni Centrale, Garibaldi, Porta Genova: MM2 fino a Cadorna, dove si passa sulla MM1 per Amendola Fiera.

Stazione Cadorna: MM1 fino alla fermata Amendola Fiera, oppure i tram 19 e 27 per Fiera (Piazza 6 febbraio).

Per chi arriva in aereo
Da Malpensa: servizio ferroviario Malpensa Express fino a Cadorna F.N., dove si possono prendere la MM1 fino a Amendola Fiera oppure i tram 19 e 27 per Fiera(Piazza 6 febbraio).

Da Linate: bus navetta a pagamento per Fiera, oppure bus 73 fino a piazza S. Babila dove si prende la MM1 fino ad Amendola Fiera.(porta Metropolitana).

Mappa dell'area espositiva

La Borsa Internazionale del Turismo, ventiduesima edizione, è pronta a ridare fiducia a tutti i soggetti che ruotano attorno al settore viaggi: operatori, topclient, ma soprattutto, e questo ci interessa, viaggiatori.

Per questi ultimi, tra i quali probabilmente ci siete anche voi, le novità sono soprattutto due: le nuove tendenze del turismo e le nuove tecnologie per il turismo.

Il focus sulle nuove tendenze va sotto l'etichetta di Bit Neway e punta i riflettori su tre aspetti. Enogastronomia: la riscoperta delle tradizioni regionali e delle relazioni tra il viaggio, la cultura del cibo e la cultura del territorio. Terme e benessere: itinerari, servizi e soluzioni inedite per chi è attento ad un nuovo modo di concepire la cura della persona. Open air: parchi nazionali, riserve naturali, agriturismo, sport e avventura per vacanze ecologicamente consapevoli.

Le nuove tecnologie su cui si concentrerà l'attenzione sono i servizi Internet (agenzie virtuali, e-commerce, business-to-business, business-to-consumer) e le infrastrutture per lo sviluppo dell'industria turistica: connettori di traffico, soluzioni gestionali, hardware e software al servizio delle aziende. Se vi interessa la materia, il nome da cercare è Bit Virtual.

Le date da segnare sull'agenda sono sabato 23 e domenica 24 febbraio. Entrambe le giornate sono dedicate al pubblico: i cinque continenti metteranno in mostra le loro meraviglie insieme ai prodotti più innovativi, agli itinerari classici e inediti e a tutto quello che il viaggiatore deve sapere per prepararsi a partire. I 150.000 metri quadrati di superficie espositiva accoglieranno 120.000 visitatori, il 20% in più dello scorso anno.

Sono presenti circa 150 paesi, a cominciare dagli Stati Uniti, che hanno deciso di reagire all'11 settembre investendo massicciamente e occupando un intero padiglione di 2000 metri quadrati.

Sul palcoscenico della Bit si affacciano per la prima volta destinazioni inusuali: Filippine, Mongolia, Uruguay, Lesotho e Nosy Be, l'isola dei profumi di fronte al Madagascar.

Se amate davvero viaggiare, la Bit vale un piccolo investimento di tempo e denaro. Una volta lì è molto facile che scopriate mete mai neanche immaginate o che conosciate formule di viaggio innovative e convenienti.

E se proprio non tornate con qualche "affare" in tasca, avrete pur sempre assistito a spettacoli, partecipato a feste, pranzi a tema, cocktail giamaicani, avrete visto documentari e incontri organizzati da Bit on stage.

Ecco nel dettaglio il calendario della manifestazione:


OPERATORI PROFESSIONALI
20 febbraio
9.30

Ingresso espositori e stampa accreditata
11.00

Inaugurazione ufficiale di Bit
13.30-19.00

Grand preview
L'anteprima di Bit riservata esclusivamente
ai top client invitati dagli espositori

21 - 22 - 23 febbraio
9.30-19.00

Bit trade
Tre giornate riservate al business internazionale
con gli operatori professionali.

VIAGGIATORI
23 - 24 febbraio
9.30-19.00

Promozione turistica
Due giornate di promozione del prodotto turistico, di informazione culturale sulle destinazioni e sulle novità
a disposizione del consumatore.
Biglietto per il pubblico 13€ intero, 8€ ridotto
Domenica chiusura alle ore 17.30

18/02/2002

Archeologia Violata a Castel S. Angelo  
di Federico Pinci

L'esposizione raccoglie un campionario di reperti recuperati, sottratti dalle forze dell'ordine al mercato nero. Il ricavato dell'iniziativa sarà devoluto in beneficenza.

La razzìa è naturalmente una pratica antica. Pare per fortuna che la rinnovata sensibilità nei riguardi della salvaguardia del patrimonio artistico abbia condotto al recupero di migliaia di opere. Una questione di identità nazionale che, con lo sviluppo del progetto Europa, si è fatta via via più urgente.

Furti particolari!

Per via dell'approccio spesso ironico degli artisti contemporanei alcuni dei furti più recenti si arricchiscono di risvolti esilaranti.
Il Denver Post ci informa di come un assegno di 100 dollari sia stato sottratto all'Aspen Art Museum ai danni di un'opera intitolata: "Ti sfido a rubare questo assegno di 100 dollari". Evidentemente qualche estimatore non ha voluto disattendere le indicazioni del pittore.
Il direttore del museo è convinto che allo stato attuale l'opera sia irrimediabilmente rovinata e non valga più nulla.

Ancora più bizzarro il caso dello scultore britannico Willard Wigan che si è visto sottrarre tre opere in miniatura stimate nel complesso attorno alle 100.000 sterline. Si tratta di "Biancaneve e i sette nani", "Gesù" e "Tower Bridge", ciascuna di dimensioni inferiori al millimetro e montate su una testa di spillo. Pare che soprattutto "Biancaneve" rappresenti per l'artista una perdita irreparabile: "Ero riuscito a fare entrare otto personaggi sulla punta di uno spillo. Nessun'altro lo sa fare!". Queste le recriminazione dell'artista indispettito.

Si tratta nella maggior parte dei casi di individuare una soluzione diplomatica e giuridica che faciliti il rimpatrio di molti illustri "prigionieri di guerra". In alcuni casi ci troviamo di fronte a furti per commissione privata. Per quel che ci riguarda la questione non cambia: brandelli d'Italia sono disseminati per il globo, come tasselli di un puzzle scomposto.

Qualche tempo fa a Roma si è tentato di ricorrere a carta e penna. Si è stipulato un accordo scritto tra 70 paesi cui non mi sembra siano seguiti risultati apprezzabili da un punto di vista pratico. Emblematico il caso delle opere italiane tutt'ora esposte al Louvre o quello della Croce di Trequanda, capolavoro del gotico senese, in bella mostra nel museo di Cleeveland.

Ma è nel quadro di questa nuova sensibilità che operazioni di rilievo come l'esposizione in corso a Castel S.Angelo sono state concepite. "Archeologia Violata", questo il titolo dell'iniziativa, raccoglie materiale in qualche modo riconducibile alla produzione artigianale etrusca, greca e romana databile dal IX sec. a.C. all'VIII sec. d.C.

Per rendersi conto di come il mercato nero dell'arte possa impadronirsi impunemente di simili capolavori è sufficiente recarsi in un qualsiasi sito archeologico del Bel Paese, sia esso Pompei, Ercolano, Ostia Antica. Difficilmente le forze dell'ordine saranno in grado di rintracciare un'azione criminosa ai danni di qualche reperto secondario ed è possibile che qualche malintenzionato se ne esca dal sito con un "ricordo" in tasca. Frequentemente però le dinamiche dei traffici sono più complesse, gli obiettivi più altisonanti ed i pezzi qui presenti paiono dimostrarlo chiaramente.
Non semplici sassi appunto, ma vasi completi a figure rosse, marmi, statuine votive, incisioni, lucerne, anfore, crateri, kylix (coppe), skyphos (recipienti per il vino), lekitos (vasi)…un vero tesoro recuperato dagli abissi della clandestinità.

La mostra procederà sino al 3 aprile e gli incassi saranno devoluti in beneficenza a sostegno delle vittime dell'11 settembre. Un motivo in più per frequentare i bei saloni del castello.

Roma Castel S. Angelo
Lungotevere Castello 50
fino al 3/04/2002
orario: 9.00-19.00; chiuso lunedì
ingresso: € 6.50 (£ 12.000), valido per la visita del monumento, delle collezioni permanenti e di tutte le esposizioni temporanee
informazioni: tel. 0669191181

11/02/2002

Monet, magie di luce
di Maria Letizia Serra

A Treviso fino al 10 febbraio sono in mostra i capolavori dipinti da Claude Monet, pittore parigino considerato tra i fondatori della corrente artistica dell'impressionismo.

L'idea che caratterizza l'esposizione è quella di rappresentare i luoghi geografici preferiti dall'artista, bravissimo soprattutto nel dipingere paesaggi "en plain air" e dotati di una luminosità quasi magica.
Dopo aver visto la mostra non avrete dubbi: Monet è il pittore del cielo, della neve e delle nuvole che si riflettono sull'acqua.

IMPRESSIONISMO

Corrente pittorica sviluppatasi in Francia nella seconda metà dell'Ottocento, nata dal rifiuto delle tradizioni pittoriche contemporanee a soggetto classico o sentimentale. Gli impressionisti rifiutarono questi dettami, preferendo dipingere paesaggi, scene di strada e aspetti della vita quotidiana invece che episodi attinti alla classicità. Gli impressionisti scelsero di dipingere all'aperto piuttosto che in studio, interessati agli effetti della luce naturale più che al disegno esatto e alla descrizione dei dettagli. Tra i più importanti impressionisti citiamo Sisley, Renoir, Pissarro, Manet, Monet e Morisot.

I primi quadri hanno per soggetto la Normandia, sua terra d'origine: le lunghe spiagge, le scogliere di Etretat, i piccoli porti con le barche dei pescatori a Honfleur o a Le Havre, ecco i luoghi preferiti dall'artista, che deve proprio alla Normandia la scoperta della natura.

Natura, colore e luce, questi gli ingredienti dell'arte di Monet: il tema non è ciò che è, ma ciò che diventa attraverso la luce; a seconda della sua incidenza le forme cambiano.

La natura viene rappresentata dando risalto ai vari aspetti che la caratterizzano. Sono famosi i quadri in serie che hanno per soggetto uno stesso luogo in condizioni atmosferiche diverse, come ad esempio le scogliere, i pioppi, i covoni, la cattedrale di Ruen.

Durante i primi anni parigini, Monet iniziò a frequentare Renoir, Sisley e Bazille, lo zoccolo duro dell'impressionismo. In questo periodo il bosco di Fontainebleau era il suo soggetto preferito: tutti gli studi sul famoso Déjeuner sur l'herbe sono ambientati qui.

Parigi era sicuramente la città europea preferita. Oltre al parco delle Tuileries, Monet dipinse, in ben dodici versioni, la tela simbolo della sua opera: La Gare di Saint-Lazare del 1877 (nella foto in alto). Per poter realizzare questo quadro furono fermati i treni, sbarrati i marciapiedi e le locomotive furono caricate di carbone a più non posso per emettere la quantità di vapore che Monet desiderava.

Anche la Senna, con il suo corso e i suoi dintorni, affascinava e stimolava Monet, che aveva persino affittato uno studio dal quale poteva vedere "tutto quello che accadeva" intorno al fiume. Non perdete nell'esposizione trevigiana i due quadri che hanno per soggetto il famoso disgelo del 1880.

Da Parigi al villaggio di Giverny, sulla strada che porta in Normandia, l'itinerario geografico di Monet prosegue con il più importante atelier naturale di cui il pittore si sia mai servito: luogo della tranquillità e regno della meditazione.
In questo villaggio l'artista acquistò una proprietà e creò un giardino sull'acqua. Lo stagno, intessuto di alghe, lussureggiante di iris e coronato da grandi fasci di ninfee sarà il soggetto determinante degli ultimi trent'anni di vita di Monet.

"Non appena il pennello si fermava, il pittore correva ai suoi fiori o si sedeva volentieri sulla sedia a dondolo per riflettere sui suoi quadri. Con gli occhi chiusi, le braccia pigramente abbandonate, cercava immobile vibrazioni della luce che gli erano sfuggite e al mancato successo di questo tentativo, forse immaginario, seguiva un'acuta riflessione sui progetti di lavoro". (George Clemenceau)

COME ARRIVARE

Autostrade
Uscita Treviso Sud della A27

Ferrovia
Stazione di Treviso sulla linea Venezia-Udine

Treviso, Casa dei Carraresi
Via Palestro, 33/35
0422 513162
Biglietto: 7,75 €
Dal lunedì al giovedì ore 9-20
Dal venerdì alla domenica ore 9-22
Fino al 10 febbraio

04/02/2002

Camera Work e le sue fotografie  
di Giulia Serra

La storia della fotografia passa attraverso Alfred Stieglitz e camera Work:

"Rivelandosi i tempi maturi per la pubblicazione di una rivista americana indipendente di fotografia e segnatamente di fotografia pittorica, "Camera Work" si presenta come il risultato logico dell'evoluzione dell'arte fotografica".

Camera Work, la storia
Fondata nel 1903, "Camera Work" fu, in realtà, molto più che una rivista di fotografia. Stieglitz fu infatti un grande fotografo, ma anche un eccezionale animatore culturale. La sua "Camera Work" fu la più importante rivista americana di fotografia dell'inizio del Novecento e una delle più affascinanti dell'intera storia di quest'arte. Aveva un aspetto insolitamente raffinato. La copertina era disegnata nel delicato stile dell'art nouveau; le fotografie, stampate in fotoincisione su carta giapponese, erano incollate su un cartoncino e protette da un foglio di carta velina. Sin dai primi numeri, la rivista, accanto agli articoli di critica e tecnica fotografica, pubblicò aforismi, poesie, scritti di filosofia e saggi sui movimenti artistici contemporanei. E in tal modo la sua funzione, trascendendo lo specifico fotografico, si costituì nella complessità del passaggio dai valori estetici dell'Ottocento a quelli dell'arte moderna.

Dal punto di vista strettamente fotografico, "Camera Work" divenne il luogo d'incontro tra le ricerche europee e quelle americane: quelle ricerche che stavano determinando la nascita della fotografia moderna.

Attraverso "Camera Work" - che nel numero del luglio 1912 pubblica alcune pagine de Lo spirituale nell'arte di Vasilij Kandinskii - e della "291' gli americani conoscono l'opera di Toulouse Lautrec, Cézanne, Matisse, Brancusi, Picasso, Picabia, Braque, Severini e dei fotografi Steichen, Stieglitz, Evans, Demachy, Cobum, Strand. A questa attività si accompagnavano gli interventi di scrittori e critici come Bernard Shaw, Oscar Wilde, Gertrude Stern, Charles Caffin, Benjamin De Cassares.

Alfred Stieglitz apre con queste parole, il 1° gennaio 1903, il primo numero di Camera Work. Chissà se era consapevole dell'importanza che la sua rivista avrebbe avuto nel fervente dibattito sullo status della fotografia: in quegli anni il problema della fotografia intesa come arte non era infatti ancora stato risolto.

Il dato comune delle eterogenee esperienze di Stieglitz, che nel 1905 aprì una galleria sulla Fifth Avenue, la "291", era costituito dalla protesta contro l'uso della fotografia come mezzo puramente meccanico di riproduzione della realtà e dal suo riconoscimento come strumento di espressione artistica. In pratica quelli del gruppo Camera tentavano di rendere la fotografia un'arte e per fare questo la accostavano alla pittura anche dal punto di vista strettamente tecnico, senza valorizzare ciò che poi questo genere diventerà veramente.

Questi artisti trascorrevano giornate intere a mettere mano alla stampa realizzata da un negativo che poi veniva distrutto, proprio per rendere l'immagine un'opera d'arte negando dunque la riproducibilità stessa della fotografia che è uno dei suoi principi fondamentali.

La mostra raccoglie oltre alle opere di Stieglitz, immagini di Edward Steichen, Alvin Coburn, Friedrich Evans e Paul Strand e tutti gli altri che nel corso di oltre un decennio sono passati nel gruppo Camera Work.

Palazzo delle Esposizioni, Roma
Via Nazionale 194, 0648941230

Fino all'8 aprile dalle 10 alle 21; martedì chiuso. Ingresso € 7,75.

Per altre informazioni
http://www.palaexpo.com

 

 

 

 

 

28/01/2002

Picasso, la vitalità creativa
di Maria Letizia Serra

È sabato mattina e a Milano, come al solito, piove. Ma stavolta ho di meglio da fare che passeggiare sotto i portici di Corso Vittorio: andare a vedere la mostra di Picasso al Palazzo Reale.

Fortunatamente ho prenotato dal giorno prima. Cosa che consiglio a tutti quelli che vogliono vedere la mostra. La fila lunghissima delle persone sotto la pioggia che aspettavano pazientemente il loro turno non era affatto piacevole e mi ha fatto apprezzare ancora di più i vantaggi della prenotazione anticipata.

Senza aspettare la fine dell'articolo vi svelo subito il mio giudizio: la mostra merita.
Anche se mancano alcuni capolavori del maestro, 200 opere riunite insieme non possono non destare emozione in coloro che amano questo autore. E se l'obiettivo è quello di presentare l'opera di Picasso ai profani, la mostra lo ha raggiunto pienamente.

Picasso (1881-1973) è stato un artista prolifico, pensate che di lui ci restano ventimila opere che riempiono tre musei: Antibes, Parigi e Barcellona.

Qui, a Milano sono ammirabili 200 opere, dal 1898 al 1972: una panoramica di tutti i periodi della sua arte. È un viaggio tra il periodo blu e il periodo rosa, la sperimentazione cubista e il ritorno all'ordine, tra la metamorfosi stilistica degli anni Trenta, le opere di denuncia dell'oscurantismo fascista e l'ultima vitalissima stagione creativa.
Il minimo comune denominatore è rappresentato dai soggetti rappresentati: quasi sempre le donne che ha amato (ed erano tante) e i figli.

Se Picasso è per tutti il fondatore del cubismo, i giudizi sulla sua persona sono diversi. Sembra che fosse un uomo bruttino e tarchiato d'aspetto, bugiardo e infedele in amore. Secondo la biografia pubblicata recentemente dalla nipote, Marina Picasso, Gran Père, Pablo fu addirittura un uomo spregevole. Ma i giudizi degli eredi non combaciano, soprattutto perché l'eredità da spartirsi è sterminata.

Passare da una stanza all'altra di uno splendido palazzo, vedere 200 capolavori in tre ore circa (purtroppo non avevo molto tempo) mi ha lasciato la sensazione di trovarmi di fronte ad un genio dallo stile selvaggio, senza fondamento, senza legge, senza vincoli, eclettico. Dal bianco e nero al colore, dalla scultura ai disegni e alle ceramiche. Per non parlare dei costumi di "Parade", il rivoluzionario balletto cubista messo in scena da Djaghilev in Russia nel 1917, alla cui scenografia Picasso collaborò attivamente, disegnandone i costumi.

L'arte di Picasso è un concentrato di modernismo, che il genio dell'artista personalizza con la sua vitalità creativa.

Sembra di stare di fronte ad un bambino con un'energia ludica inesauribile e con un senso dell'umorismo particolarmente spiccato. Per Picasso l'arte moderna va sdrammatizzata e venduta al miglior offerente. La sua opera è tutto e niente, con stili sempre diversi e nello stesso tempo sempre uguali, a volte studiati ad hoc per ingannare i critici.

Non senza orgoglio, ma anche con una certa dose di ironia, il pittore descrisse la sua carriera d'artista con queste parole: " Volevo diventare pittore e invece sono diventato Picasso".

Consigli pratici: La prima sala della mostra è un'introduzione alla vita artistica di Picasso. Quattro pareti scritte dove forse, sgomitando qua e là, riuscirete a leggere qualcosa sul vostro pittore. Purtroppo nelle stanze della mostra non c'è nessuna informazione da leggere che aiuti nella comprensione delle opere. Per ovviare a questo spiacevole inconveniente vi consiglio una saggia alternativa: l'audioguida.
Un'altra cosa da ricordare: se andate al bar (situato a metà del percorso) assicuratevi di non aver perso il biglietto. Il personale lo richiederà prima di rientrare nelle sale della mostra e sarà severissimo se per caso l'avete perduto nel tragitto.



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