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La libertà di esplorare il territorio
di Gian
Luca Donato
Oggi
davvero la bicicletta è diventato un mezzo ideale
per esplorare
il territorio, anche con una intensa attività
motoria. Accessori, tecnica e metodologie di allenamento
consentono oggi anche ai meno predisposti di raggiungere
un buon livello medio tale da poter affrontare
anche percorsi impegnativi e al di sopra dei cento
chilometri. Ed i media consentono inoltre di verificare
le ultime novità attraverso una emulazione equilibrata
della attività dei professionisti del pedale.
Tutti possono imparare qualcosa dai professionisti, scelte,
gesti e segreti. Cominciando dalla bicicletta, oggi non
esiste una specialissima da professionista che non possa
essere acquistata dal comune appassionato; sono tutte commercializzate
dalle ditte costruttrici e sono pressoché identiche
a quelle fornite alle squadre e utilizzate dai corridori.
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GLOSSARIO
LA BICICLETTA
(a cura di www.bici.net)
L'ossatura
portante della bicicletta. Esistono tipi differenti
di tubi per telaio, a seconda del peso e della qualità;
i più diffusi impiegano ancora materiali tradizionali
(alluminio, acciaio e titanio) ma si stanno diffondendo
sempre più anche le fibre di vetro e carbonio
(con profili in monoscocca). In molti casi vengono
utilizzati componenti diversi per adattarsi alle esigenze
del ciclista.
Anche se i telai migliori continuano ad essere saldati
mano, un ottimo metodo di saldatura è la "saldobrasatura"
che impiega come materiale d'apporto leghe non ferrose
riempiendo gli spazi tra le congiunzioni e i tubi,
mentre i tubi in alluminio, di preferenza sono saldati
tramite incollatura.
E' costituito da un tubo obliquo (chiude il triangolo
del telaio, saldando fra loro la scatola del movimento
centrale e l tubo dello sterzo), un tubo orizzontale
(determina la lunghezza del telaio in proporzione
alla misura del tronco del ciclista sommata a quella
delle braccia. Nelle mountain bike può essere
inclinato in basso posteriormente, consentendo un
maggiore comfort al ciclista e il rafforzamento del
telaio, mentre nelle bici da corsa è in genere
orizzontale, tranne le nuove configurazioni sloping),
un tubo piantone (determina l'altezza del telaio in
proporzione alla lunghezza della gamba e dei piedi
del ciclista), ed un tubo dello sterzo (connette la
forcella e il manubrio tramite la pipa, consentendo
di sterzare).
La
forcella
Sostiene e collega la ruota anteriore al telaio e
al manubrio. Nelle mountain bike deve essere robusta,
per sopportare le sollecitazioni (ne esistono modelli
dotati di ammortizza tori); nelle bici da corsa sono
più leggere.
Movimento
centrale
Trasmette il movimento prodotto dalla pedalata attraverso
pedali e pedivelle su di esso montate. In genere,
dista da terra dai 29 ai 33 cm., mentre nelle bici
da corsa è più in basso per motivi aerodinamici.
Lo
sterzo
Le tre parti principali che compongono lo sterzo sono:
il manubrio, la pipa e il tubo dello sterzo. Il manubrio
è composto dalla "curva o piega"
(parte del manubrio su cui il ciclista appoggia le
mani), dalle manopole e dalle leve del frano a mano.
Un corto tubo ad L, la pipa, collega il manubrio al
tubo di sterzo; la pipa, a sua volta, è fissata
al tubo di sterzo attraverso una vite. La sua lunghezza
media è di 10/12 cm. Il tubo dello sterzo connette
la forcella e il manubrio tramite la pipa, consentendo
di sterzare. Un cuscinetto a sfere posto sopra e sotto
il tubo dello sterzo evita l'attrito tra il manubrio
e la forcella della ruota anteriore.
Il
manubrio
La forma e le dimensioni del manubrio variano a seconda
del tipo di bici: manubrio alto per consentire una
posizione seduta, con le braccia ben distese; manubrio
basso per consentire la posizione "da corsa";
molto ricurvo e poco largo, con manopole parallele
alla ruota anteriore, per le bici da corsa, per consentire
un maggior controllo in fase di velocità; largo
per le bici da città e per molte mountain bike:
è adatto a ogni genere di persona e consente
di viaggiare con le braccia ben distese e consente
un maggior controllo a bassa velocità;
con appendici che consentono di cambiare la postura
delle mani a seconda delle esigenze (vedi triathlon):
"manubrio aereo", con appoggio per i gomiti,
per distendersi e variare la posizione di guida; "corna"
per le mountain bike, che offrono maggior trazione
in salita.
La
sella
Il cannotto reggisella sostiene la sella e, infilato
nel tubo piantone, è regolabile in base alle
esigenze del ciclista. Se la sella è avanzata
rispetto al canotto, si favorisce una pedalata di
forza, se è arretrata, una pedalata di agilità.
Le selle possono essere in cuoio o in materiale sintetico;
possono essere regolate in avanti o indietro grazie
a un particolare dispositivo di bloccaggio.
I
pedali
La pedaliera è contenuta in una scatola e le
pedivelle sono strette da apposite chiavette, se d'acciaio,
o da un dado, se in duralluminio.
Le pedivelle hanno lunghezze comprese tra i 165 e
i 180 mm (in genere, 170 per le mountain bike e 175
per le bici da corsa) e alle loro estremità
sono fissati i pedali con i fermapiedi che, costruiti
in materiale leggerissimo, impediscono al piede di
scivolare in avanti. Della pedaliera fanno parte anche
le moltipliche - due o tre - che, attraverso la catena
e la corona dentata, trasmettono il movimento delle
gambe all'asse posteriore.
Le
moltipliche
Sono corone dentate fissate al movimento centrale
e alla pedivella di destra; ingranando con la catena
trasmettono alla ruota posteriore il moto impresso
dalla pedalata.
Ruote
Formano le ruote i cerchioni in alluminio, i copertoni
e i raggi. I raggi sono in genere 32 o 36 e hanno
una disposizione quasi sempre incrociata partendo
dal mozzo in senso tangente, in questo modo sono più
efficaci in accelerazione e in frenata; più
rara è la disposizione radiale che parte dal
centro del mozzo verso il cerchione. Possono avere
diametro uniforme o essere più grossi alle
estremità e più sottili al centro (rastremati).
Nei cerchioni di qualità i raggi sono fissati
attraverso i "nipples", che consentono di
regolare la tensione dei raggi in modo uniforme. I
cerchioni sono in acciaio (più pesanti ma più
resistenti) o duralluminio (più leggeri ma
anche più deformabili) e sono cavi all'interno,
garantendo maggior leggerezza e robustezza; hanno
superficie più larga per le mountain bike mentre
è più stretta per le bici da corsa.
I copertoni possono avere differenti tipi di battistrada:
lisci per le bici da corsa(maggior presa sull'asfalto)
e tassellato per le mountain bike. I mozzi con flangia
alta conferiscono più stabilità e rigidità
alla bicicletta, che risulta così più
adatta alla salita, oscillando meno e trasmettendo
più forza ai pedali; i mozzi a flangia bassa
rendono la ruota più elastica sui tratti di
strada difficile.
Cambio
La trasmissione comprende l'insieme delle parti meccaniche
che trasmettono in sincronia, per mezzo una serie
di cambi, la forza che il ciclista imprime ai pedali.
Il pignone è costituito da una o più
corone dentate fissate sulla ruota libera che trasmettono
alla ruota posteriore il movimento espresso dalla
catena. La ruota libera può essere di due tipi:
quella che si avvita al mozzo e quella che si adatta
alla scanalatura del mozzo.
Il cambio è composto da un deragliatore centrale
e da un cambio posteriore. Il deragliatore è
composto da un braccio di metallo attraverso cui passa
la catena, con la leva del cambio il braccio si sposta
sulle moltipliche, trascinando la catena alle rotelle
di tensione e di guida del cambio posteriore. La catena
è mantenuta in tensione grazie al bilancere
che alloggia le rotelle.
Le leve del cambio possono essere posizionate sul
tubo obliquo, sul tubo orizzontale, sull'attacco del
manubrio e sul manubrio e sono collegate al deragliatore
attraverso dei cavi. Le leve possono essere integrate
ai freni, come nelle bici da corsa (agiscono indipendenti
dai freni, con una semplice pressione laterale o verticale
fatta a due dita consentendo maggior sicurezza alla
guida), rotanti (sono inserite nelle manopole del
manubrio e vengono attivate tramite rotazione del
polso), sopramanubrio (piccole leve poste sopra il
manubrio, ideali per la mountain bike in quanto consentono
di cambiare rapidamente marcia tenendo sempre le mani
sul manubrio) e sottomanubrio (due leve a scatto poste
sotto la curva, ideali per mountain bike).
I
freni
Si azionano tirando le leve fissate al manubrio; così
facendo i pattini dei freni premono sui lati del cerchione
facendo diminuire la velocità. Nei freni a
tiraggio laterale il comando è fissato a un
lato del freno e possono essere di tipo lungo o corto;
sono particolarmente adatti alle bici da corsa. Nei
freni a tiraggio centrale il comando si trova nel
mezzo della tenaglia. Pattini e fili devono essere
sostituiti spesso, poiché si logorano facilmente
con l'uso, tuttavia sono ancora molto usati grazie
alla loro potenza.
I freni Cantilever sono del tipo a tiraggio centrale
e sono ottimali per le mountain bike grazie alle loro
qualità di leggerezza e potenza. Sono composti
da un cavo a V collegato a due corpi-freno attraverso
una archetto metallico. I bracci sono fissai ad attacchi
solidali con le forcelle, vicini alle ruote per ottimizzarne
il funzionamento. Il filo del freno è un cavo
metallico che trasmette il comando di frenata proveniente
dalle leve dei freni alle leve portapattini. Può
scorrere all'interno di guaine poste lungo i tubi
del telaio. Le impugnature dei freni devono consentire
il massimo della potenza della frenata evitando lo
spostamento delle mani dalla posizione di guida. Sono
in genere piatte per le mountain bike e le bici da
città mentre sono ricurve per le bici da corsa.
Accessori
Casco: ne esistono di infinite varietà, di
forma e di materiale, l'importante è che sia
sicuro e adatto alla persona e al tipo di attività
ciclistica che si intende svolgere; è importante
che sia ben calzato sulla testa, senza ondeggiamenti,
che sia abbastanza alto sulla fronte, in modo da consentire
una visuale senza ostacoli e che sia ben munito di
bocchette di aerazione. I caschi di importazione o
quelli successivi al 1/7/95 devono essere muniti di
adesivo di conformità CEE.
Nastro: viene avvolto sul manubrio della bicicletta
per consentire un'impugnatura stabile; può
essere in plastica, leggermente ingrassato, o in lino.
Pompa: serve per gonfiare la ruota della bici, è
costituita da un corpo tubolare in cui corre uno stantuffo
azionato dalla spinta manuale del ciclista. Possono
essere fissate sul telaio, sotto la sella o sotto
il tubo. Oggi sono sostituite da bombolette di gas
a pressione.
Computerino: strumento oggi indispensabile per tutti
i ciclisti, multi-funzione, per calcolare i chilometri
percorsi, la velocità istantanea e media, ecc.
Cardiofrequenzimetro: serve a rilevare i battiti cardiaci
ed è uno strumento oggi molto in voga tra gli
appassionati. E' montato sul manubrio ed è
collegato al torace tramite un sensore; in genere,
sono dotati anche di orologio, ora di partenza e misuratore
della distanza percorsa.
|
E
sempre più spesso anche l'appassionato di oggi assembla
le sue bicicletta esattamente come i campioni, che, ad esempio,
usano attualmente ruote tradizionali assemblate in officina
e ruote speciali da confezione, cerchi piatti e cerchi a
medio e alto profilo. A livello di telai si corre, inoltre,
con strutture in acciaio e in titanio, in alluminio e in
carbonio; e chi più ne ha più ne metta.
C'è poi da sbizzarrirsi per l'utilizzo dei gruppi
e degli altri accessori, dove le tecnologie non fermano
mai la sperimentazione.
Occhio
alla tecnica
Seguire una corsa in televisione oppure dal vivo consente
di scoprire il modo corretto di stare in sella ed anche
il modo corretto di pedalare. Ma no tutti i pro sono un
fulgido esempio da seguire, ed in genere va ricordato che
il bacino, il busto, il capo e le spalle non devono assolutamente
accompagnare il colpo di pedale. Un grande professionista
muove soltanto le gambe attraverso le articolazioni della
caviglia, del ginocchio e dell'anca, appoggiandosi per il
resto in modo morbido ma controllato sul manubrio.

Gli
appassionati delle granfondo e i cicloturisti in generale
faranno bene a regolare con una valutazione sulle proprie
caratteristiche fisiche sia l'altezza del manubrio sullo
sterzo, sia la lunghezza dell'attacco, in modo soggettivamente
più prudente.
Per l'altezza della sella rispetto al pedaliere, da sempre
la misura più delicata da trovare, c'è una
regola di base da osservare: la gamba non deve stendersi
completamente nell'economia dinamica della pedalata, e il
ginocchio deve essere leggermente flesso quando il piede
si trova al punto morto inferiore, ovvero alla massima distanza
dall'appoggio di sella. Un altro aspetto da tenere conto
è quello dell'uso di telai con piantone maggiormente
inclinato a fronte delle strutture più verticali
destinate alle gare in linea particolarmente nervose.
I
cambi di ritmo
Osservare i corridori in una gara importante ripresa dalla
televisione, magari registrandola e utilizzando il fermo
immagine è possibile capire che tipo di rapporto
utilizzano e quando è importante cambiare ritmo,
sia nelle fasi interlocutorie di una gara, che durante una
salita, oppure nella preparazione concitata di un finale
allo sprint.
Ricordarsi
di essere anche agili
Quando la velocità aumenta, si tende sempre ad indurire
il rapporto per non perdere le ruote del gruppo, ma l'agilità
è la qualità più importante della pedalata
e deve essere sempre commisurata all'uso del rapporto, tenendo
come punto fermo che si può stabilire un regime medio
della pedalata valido per ogni occasione. In pianura si
attesta tra le 80-100 pedalate al minuto e in salita non
dovrebbe scendere al di sotto dei 50-60 colpi di pedale.
Viaggiando al di sotto di questi valori vuol dire che si
usa un rapporto eccessivamente lungo nei confronti dell'altimetria
o del grado di preparazione, e pertanto la pedalata si appesantisce,
scade la velocità e quindi il valore della prestazione.
Su
e giù sulla sella
I francesi la definiscono "en danseuse", ed in
gergo viene chiamato "fuorisella". E' quel movimento
che serve a sgranchirsi le gambe, e questa è solo
l'applicazione più elementare. Fuorisella viaggia
spesso lo scalatore puro, di taglia piccola e leggera, per
superare una salita con l'intento di fiaccare gli avversari.
E al fuorisella ricorre qualunque ciclista per vincere un'altimetria
accentuata, per rilanciare la velocità altrimenti
scaduta, per eseguire uno scatto vigoroso, per entrare sulla
ruota di un avversario che ha iniziato una fuga; anche utilizzando
lunghi rapporti, come in volata fino a pochi metri dal traguardo,
prima di sparare raccolti il classico colpo di reni.

Il fuorisella va praticato con giudizio e, soprattutto,
con misura, tenendo presente che pedalare in piedi comporta
una maggiore accelerazione cardiaca e una crisi più
facile del respiro; è anche vero che però
tale pratica consente di sgranchire i muscoli e recuperare
un buon equilibrio nella muscolazione.
Guardando i professionisti si può notare che estiste
uno stile personale anche nella esecuzione del fuorisella.
Ad esempio, Marco Pantani impugna il manubrio sui corni,
mentre la presa forse più naturale per il fuorisella
è a cavallo tra le leve di comando e i freni. Stilisticamente
il ciclista che affronta una lunga salita praticando il
fuorisella a fasi alternate, a piombo della pedaliera, con
il corpo che oscilla da una banda all'altra della bici sempre
perpendicolare alla strada, offre in effetti quella immagine
di ballo, di danza sui pedali, evocata dai francesi.
Occhio
alle discese
Equilibrio, tecnico e balistico, nonché moderano
per affrontare le discese. Spostare sempre il corpo all'indietro
quando si affronta una discesa impegnativa, perché
così si carica di peso la ruota motrice alleggerendo
al contempo l'avantreno, con il risultato di contrastare
eventuali sbandamenti da frenata del carro posteriore, ed
avere pertanto maggiore libertà di sterzo.
Nel corso di una discesa che occorre frenare prima della
curva e mai durante il raggio di questa, inclinando poi
contestualmente, e sempre nello stesso verso, il corpo e
la bici. Un'operazione graduale, nella quale va prestata
particolare attenzione alle traiettorie. Quelli bravi si
tengono generalmente a centro strada, quindi si allargano
sulla estrema destra o sulla estrema sinistra, cioè
sempre dalla parte opposta al verso della curva, prima di
tagliarla a compasso con una sola arcata. Se questo è
possibile nel professionismo in cui le strade sono chiuse
al traffico, raramente lo è nella altre condizioni,
ed un cicloturista non potrà mai copiare la traiettoria
di un corridore, viaggiando contromano, con tutte le conseguenze
che la cosa comporta. Resta il modo di "tagliare"
una curva che è appunto quello insegnato dai professionisti,
ma copiato solo parzialmente, tagliando cioè le curve
a sinistra senza superare la linea di mezzeria, prendendo
spazio a centro strada e, traffico permettendo, prima di
affrontare una curva destra.
Istinto
o irrazionalità?
Non tutti sentono la necessità di andare in bicicletta
in modo programmato, magari fiduciosi che anche un allenamento
generato dall'istinto possa comunque sortire un qualche
effetto benefico sulle capacità prestazionali dell'attività.
E' vero altresì che non si può essere pronti
per un'uscita in bici di cento kilometri oppure una prova
di fondo,
che comprenda magari il superamento di due o tre salite
impegnative, se non si ha alle spalle un'adeguata preparazione,
in qualche modo gestita con metodo. Allenarsi significa,
in senso elementare, praticare un'attività sportiva
con carichi progressivi, in modo da abituare gradualmente
l'apparato muscolare e il sistema cardiovascolare e respiratorio
a prestazioni non di routine, per le quali non sono certamente
abituati, o non sono più allenati. Una regola semplice,
quella della approccio graduale, che produce un condizionamento
positivo fino a raggiungere nel tempo alti livelli nelle
prestazioni.
Generalmente tutti i programmi di allenamento sono indirizzati
ad ottenere almeno una quantità minima di condizione,
mediando i sistemi dell'allenamento professionistico con
tabelle "adeguate" alle caratteristiche dell'attività
amatoriale e granfondistica.
Mettersi
a punto
Come avviene per l'autovettura, anche il ciclista del Duemila,
ormai evoluto e specializzato, ha bisogno di mettere a punto
di una serie di particolari tecnici e fisiologici, per predisporre
al meglio il proprio adattamento ad una attività
impostata con metodologia. Una adeguata fase di condizionamento
nel quale valutare una serie di aspetti, che abbiamo spesso
richiamato nel corso delle nostre trattazioni tecniche.
Se si riguarda indietro alla stagione precedente si possono
sempre trovare alcuni difetti che hanno compromesso la prestazione,
oppure si possono individuare crepe nella curva della forma
agonistica; spesso anticipata, quanto mantenuta per un tempo
troppo ridotto. Si è probabilmente avuto il tempo
per capire quali sono gli aspetti tecnici sui quali lavorare,
e quali possono essere i cambiamenti nel programma di allenamento
e nel successivo programma agonistico.
Ma al di là degli obiettivi e delle scelte metodologiche
fatte per il nuovo anno, la ripresa deve costituire sempre
un momento nel grande prestare la massima attenzione ad
un insieme di particolari. Soprattutto perché siamo
in una fase importante nella quale ritmi e velocità
sono blandi e la qualità del gesto tecnico e degli
aspetti propedeutici sono invece determinanti.
In questo periodo poi non tutti si è allo stesso
livello, tutt'altro. Alcune uscite condotte ad andatura
brillante e nervosa, su distanze medio-elevate potrebbe
essere dannose se non si è recuperata la necessaria
brillantezza ed il ritmo della gestualità tecnica.
Prestazioni massimali sono inutili e potrebbero creare anche
qualche inconveniente fisico, certamente tecnico.
Il
condizionamento
E' questo certamente l'aspetto che maggiormente va curato
in questo fase di ripresa. La gradualità delle attività
motorie e delle necessarie compensazioni devono infatti
consentire al nostro organismo di ritrovare ritmi, gesti
e assetti portati spesso all'esasperazione durante il periodo
delle gare, e quindi soggetti a stress e difetti di ogni
genere.
Il condizionamento è in realtà un procedimento
con cui, attraverso un'associazione ripetuta di azioni,
si induce una data risposta psico-fisica anche in assenza
di una sufficiente preparazione alle sollecitazioni richieste.
Azioni tese a creare una base solida sulla quale costruire
la qualità; l'inverno che sta per giungere in questo
senso è fondamentale nella preparazione di un ciclista,
nel quale il misurino è lo strumento più adeguato
a conseguire gli obiettivi minimi prefissati.
Un periodo certamente ricco di fatti, ma diversificato;
nel quale convivono assieme allenamenti e comportamenti,
il cui equilibrio genera il risultato di una preparazione
ottimizzata.
L'adattamento
Sembra facile ritrovare l'automatismo del gesto tecnico,
oppure il comfort di stare in sella per ore; figuriamoci
trovarlo da zero. O meglio ancora recuperare in poche ore
una soddisfacente condizione muscolare dopo un allenamento.
In realtà si ricomincia da capo, ed ogni anno, in
questo periodo, e si scoprono contemporaneamente nuovi dettagli
che necessitano di studio, attenzione e interventi, più
o meno importanti.
L'adattamento è quel processo biologico per il quale
gli esseri viventi si adeguano morfologicamente e fisiologicamente
alle condizioni ambientali; nel nostro caso quelle del recupero
del l'adattamento all'attività del pedalare. Un processo
assolutamente individuale, per le nostre caratteristiche
personali, e sempre direttamente proporzionale alla tipologia
di quotidianità che ciascuno di noi ha diversa da
quella dei nostri colleghi.
E' la fase nella quale si procede ad un'attività
di adattamento e preparazione muscolare nella quale l'obiettivo
è ritrovare un tranquillo ritmo cardiaco e di pedalata,
realizzato attraverso un parallelo recupero delle qualità
elastiche muscolari, mediante una serie di esercizi in palestra.
Per non squilibrare questo processo che deve mantenere una
progressione molto blanda, è necessario sempre osservare
una robusta fase di riscaldamento, seguita da un uso molto
"garbato" dei rapporti; certamente mai esasperati
in un senso o nell'altro.
I
dettagli tecnici
Quando si comincia, o meglio quando si riprende,
è difatti consigliabile un'andatura moderata, che
oltre a consentire una ripresa graduale, permette di recuperare
o migliorare un corretto gesto tecnico. Il colpo di pesale,
la posizione in sella, le distanze dei componenti relativi
alla posizione generale, ed altro ancora.
Tanti e sempre più condizionanti elementi, che spesso
creano confusione nell'appassionato che vuole sempre seguire
le innumerevoli novità sul mercato del ciclo e degli
accessori, come quelle nel campo delle metodologie di preparazione.
Il ciclista del Duemila può costruirsi utilizzando
una gamma straordinariamente variegata di alternative. Ma
non sempre questo è un elemento di vantaggio; spesso
rappresenta una causa di indecisione che porta spesso a
commettere errore nelle scelte e nelle sperimentazioni più
audaci.
Cosa
non bisogna imparare
Copiare i professionisti è utile, o meglio apprendere
da loro. Tuttavia esistono una serie di comportamenti da
evitare. Loro sono spesso costretti a prendere i rifornimenti
al volo, dalle ammiraglie o dai meccanici fermi con le sacchette
al margine della strada; i professionisti indossano e dismettono
la mantellina, le soprascarpe, il casco (per quelli che
lo usano), i manicotti e altri indumenti, sempre senza smontare
di sella; non è inoltre raro che i corridori tolgano
entrambe le mani dal manubrio, si massaggino le gambe, facciano
lo stretching, sempre durante la corsa; infine, in quanto
all'esigenza di fare pipì, si tratta sempre di non
lasciare i pedali, con la sola accortezza di portarsi in
coda al gruppo per espletare la funzione.
Tutte queste manovre sono estremamente pericolose, hanno
caratteristiche acrobatiche, rappresentano molto spesso
la indispensabilità connaturata a una competizione
che dura molte ore, hanno procurato e purtroppo procurano
nel gruppo non poche cadute.
25/03/2002
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