Semplicemente
5/9/20100:57

GIOCHI & CONCORSITEST & SONDAGGI AGORÀ

Wakeboard, lo snowboard sull'acqua

Il wakeboard è una combinazione di snowboard, skate, surf, sci nautico: si può surfare l'onda prodotta dall'imbarcazione, sfruttarla come rampa per fare figure in aria come con lo snow o lo skate, oppure scivolarci sopra avendo la sensazione si surfare su neve fresca…
La differenza sostanziale è che lo snowboard scivola sulla neve, generalmente dura e compatta, quindi le cadute lasciano dei segni, invece con il wakeboard si scivola e si cade sull'acqua, decisamente più accogliente ed amichevole della neve!

Nasce negli Stati Uniti nei primi anni '80 dai surfisti da onda: furono proprio loro che nei noiosi ed inattivi momenti di mancanza d'onda cominciarono a farsi trainare da vari tipi di imbarcazione.
Poi le tavole cominciarono a cambiare forma: furono accorciate e ristrette sempre più, furono poi montate delle straps simili a quelle del windsurf per renderle sempre più maneggevoli.
Nacque così lo skurfer, un vero surrogato del surf da onda. Poi sono cambiati i modi di vedere lo sport e le tavole: queste ultime assomigliano più agli skateboards nel senso che prendono una forma simmetrica a poppa e prua con pinne su entrambi i lati gli attacchi assomigliano a quelli dello snowboard, non si tenta di surfare la scia ma si cerca di saltarla usandola come rampa per fare i salti più impensati: capriole, salti all’indietro, 360, fino a 720. Una varietà di manovre, per chi padroneggia lo strumento, pressoché illimitata. Non esiste neanche, come nel surfing, una direzione preferenziale, goofy o regular, ma si cerca di "wakebordare" in entrambe le direzioni. E si è così arrivati alla wakeboard, ossia "tavola da scia".

Un aspetto positivo del wakeboard è che si può praticare con qualsiasi tipo di imbarcazione (rispettando le norme di navigazione e i divieti delle capitanerie).
Se però si vuole volare davvero, bisogna utilizzare imbarcazioni attrezzate appositamente per questo nuovo sport: vengono infatti caricate in modo da creare l'indispensabile hard wake (onda dura), oppure viene utilizzato un pilone da traino rialzato in modo da avere più stallo in aria.

Imparare non è poi così difficile come può sembrare, è indispensabile saper nuotare, per il resto basta solo un po’ di impegno e la giusta dose di spericolatezza!
L'apprendimento è molto rapido e semplice e ciò è dovuto soprattutto alla superficie molto ampia della tavola che permette una facile fuoriuscita dall'acqua.
E' anche più facile dello snowboard per la differente presa di spigolo dell'acqua rispetto alla neve: la conduzione ed il cambio diventano in questo modo molto più agevoli.
In genere si comincia con qualche esercizio a secco, poi si scende subito in acqua, meglio se con la guida di un esperto che può fornire tutte le indicazioni per compiere le evoluzioni. In circa dieci lezioni si può arrivare a livelli quasi agonistici!

Vediamo un po’ come cominciare:
uscita dall'Acqua

Entrate in acqua, mettete la tavola perpendicolare alla barca, piegate le gambe tenendo le ginocchia vicine e distendete le braccia; non appena la barca inizia ad andare e sentite che la tavola fa resistenza, fatevi tirare in avanti finché non arriverete con le spalle all'altezza delle ginocchia e contemporaneamente lasciate scivolare la tavola verso il sedere, ora ruotate la tavola nel senso di marcia (se siete goofy porterete il piede destro avanti) rimanendo con le gambe piegate, e in un attimo, starete galleggiando fuori dall'acqua!

Rimanere in equilibro le prime volte sarà un po’ difficile, cercate di rimanere diritti con il corpo, le gambe devono rimanere sempre un po’ piegate anche per ammortizzare le onde,. Quando avrete raggiunto una buona posizione e preso confidenza con curve e accelerazioni potete cominciare a tentare qualche manovra più azzardata!

01/07/2004

La carica dei ventimila al "Bike Festival"

A Riva del Garda sono attesi da tutto il mondo ventimila appassionati di mountain bike. A destare tanto interesse è il tradizionale appuntamento primaverile con il "Bike Festival Garda Trentino", in programma da giovedì 29 aprile a domenica 2 maggio. Sull'area espositiva vicina al Palazzo dei Congressi (piazzale Filzi) nei quattro giorni della kermesse sono previste una serie di eventi che vanno dalla Xenofit Bike Marathon Garda Trentino a numerosi pasta party, il Cannondale party, lo Scott Junior Trophy e lo Scott Nightsprint, oltre naturalmente alla immancabile esposizione di novità tecniche che le 100 aziende, in rappresentanza di 300 marchi, metteranno in mostra.
Il "Bike Festival" è anche l'occasione per partecipare a tour guidati in mountain bike lungo i sentieri del Garda Trentino, escursioni alla portata di tutti lungo i più bei percorsi della zona accompagnati da esperte guide, oppure per assistere alle esibizioni delle stelle della mountain bike mondiale.

L'attrazione di questa edizione sarà certamente lo show notturno di Timo Pritzel in programma venerdì alle 20.00 nel parco Lido a Riva, dopo il pasta party che sarà servito a Torbole nel parco della Colonia Pavese in tardo pomeriggio. L'appuntamento clou rimane comunque la "Xenofit Garda Trentino Bike Marathon", la classica gran fondo in programma sabato 1 maggio, che nell'edizione del decennale vide alla partenza oltre duemila concorrenti. La competizione si disputa su di un unico tracciato a tre differenti distanze. Domenica mattina alle 10 partirà lo "Scott Junior Trophy", gara riservata ai baby biker dai 5 ai 15 anni.

Xenofit-Bike-Marathon Garda Trentino
La Xenofit BIKE Marathon "Garda Trentino" è senz'altro una delle competizioni più belle ed altamente impegnative. Partenza e arrivo a Riva del Garda, nelle immediate vicinanze del festival. Il percorso si snoda per 104 chilometri affrontando 3.530 metri di dislivello, offrendo panorami mozzafiato, passaggi impegnativi e circa 20 km di tratti singletrails. Chi a fine aprile non fosse completamente in forma, non deve comunque mancare all'appuntamento, preferendo magari la Ronda piccola di 40 km e 1350 metri di dislivello, oppure la Ronda grande di 80 km e 2430 metri di dislivello.

Le principali attrattive del Festival 2004:
Un'area festival direttamente in centro a Riva del Garda
ca. 18.000 visitatori da 25 nazioni
ca. 120 espositori in rappresentanza di 300 marchi del settore
ca. 2.800 partecipanti alla Xenofit Bike Marathon Garda Trentino che inaugura la Xenofit Marathon Master Serie
Sprint notturno con qualificazioni per gli hobby-Biker
Eventi serali tra cui il Cannondale Party
Un nuovissimo spettacolare Air Show
Nuova area espositiva asfaltata vicino al centro di Riva del Garda

Dal 29 aprile al 02 maggio 2004 si tiene a Riva del Garda il BIKE Festival Garda Trentino. Come nella passata edizione, l'evento si tiene presso il Palazzo dei Congressi nelle immediate vicinanze del centro. L'area offre l'ambientazione ideale per la più importante esposizione del settore Mountain Bike d'Europa.

Professionisti, amatori, fanatici del pianeta bike avranno qui la possibilità di testare ed ammirare le novità del settore proposte da più di 120 espositori.
L'area espositiva asfaltata e il palameeting dedicato alle animazioni saranno il centro dell'evento: Esposizione, Show, Spettacoli, Competizioni, Acrobazie, tour guidati e Xenofit BIKE Marathon Garda Trentino. L'esposizione darà la possibilità di presentare al consumatore i prodotti più esclusivi e le ultime novità, una vera e propria full immersion nell'universo mountain bike.


Riva del Garda
Località d'arrivo dell'adidas BIKE TransAlp Challenge è conosciuta in tutto il mondo come l'Eldorado per gli appassionati di mountain bike.
Il Lago di Garda, a Riva, ha un fascino tutto particolare. L'azzurro delle sue acque è più intenso, la luce del sole più vivida e l'aria, ossigenata dalle vicine montagne, è più tersa.
Tutt'intorno, una vegetazione incredibilmente mediterranea formata da olivi limoni palme ed allori, rallegra il mutare delle stagioni. Tutti i turisti ma in modo particolare i partecipanti alla adidas BIKE TransAlp Challenge rimangono a bocca aperta quando dopo otto giorni di attraversamento delle Alpi il loro sguardo abbraccia l'azzurro del lago e la fine delle loro fatiche si avvicina.

Qui, dove il lago finisce per far posto appena più in là alle imponenti Dolomiti di Brenta, il turista assapora tutto il piacere di una vacanza dai mille ingredienti: storia, arte, sport e natura, ma anche una calda accoglienza e strutture alberghiere di primissimo ordine.
Il centro storico è tutto un richiamo al passato, ai tempi tormentati del Medioevo e delle Signorie. La torre Apponale del 1220, il Palazzo Pretorio, costituito da Consignorio della Scala nel 1375, Palazzo del Comune antecedente il 1200 e ricostruito dai Veneziani alla fine del quattrocento, la suggestiva Rocca sul lago, sono i segni della lunga storia di Riva del Garda. Il palazzo dei Congressi, perfettamente attrezzato per ogni tipo di incontro, i rinomati alberghi, i moderni impianti sportivi, e gli spettacoli d'arte e trattenimento, sono i segni della grande vocazione turistica di Riva e della sua gente.

Per il decimo anno consecutivo Riva è la meta dei cosidetti "pellegrini" della mountain-bike, che accorrono qui nella prima settimana di maggio per festeggiare l'inizio della loro stagione e per visitare in sella alla loro mountain-bike paesaggi e luoghi incantevoli.

PROGRAMMA PROVVISORIO

Giovedì 29 aprile 2004
09 - 20 Info-Center
09 - 20 Iscrizioni ai tour e seminari / Marathon/ BIKE-Festival
09 - 20 Iscrizioni Scott Junior Trophy
10 - 19 Festival ed Expo
10 - 19 Percorso prova
11 Inaugurazione ufficiale
10 - 16 Prove libere sul percorso prova
15 - 19 Shows & More
17 Partita di calcio Espositori contro Organizzatori

Venerdì 30 aprile 2004
09 - 20 Info-Center
09 - 20 Iscrizioni ai tour e seminari / Marathon/ BIKE-Festival
09 - 20 Iscrizioni Scott Junior Trophy
09 - 19 Esposizione
10 - 19 Percorso prova
15 - 19 Shows & More
17 Marathon Pasta Party a Torbole
20 Airshow powered by Saalbach Hinterglemm
21 After-Show-Party nel Palameeting

Sabato 1 Maggio 2004
06 - 07 iscrizioni Marathon alla partenza
06 - 08 colazione Marathon powered by Schneekoppe
08 partenza Xenofit-BIKE-Marathon Garda Trentino da Riva del Garda
09 - 19 Esposizione
09 - 20 Info-Center
10 - 19 Percorso prova
09 - 20 Iscrizioni ai tour e seminari
09 - 20 Iscrizioni Scott Junior Trophy
15 - 19 Shows & More
15 - 16 Qualificazioni sprint notturno
16 Premiazione Xenofit BIKE Marathon Garda Trentino
20 Scott Nightsprint all'Area Cattoi
dalle 22.00 Cannondale Party al Tiffany (ingresso rigorosamente su invito)

Domenica 2 Maggio 2002
09 -14 Esposizione
09 -14 Info-Center
10 -14 Percorso prova
10 Scott Junior Trophy
13 Premiazione Scott Junior Trophy e chiusura festival

26/04/2004

Sciare sulle montagne olimpiche

Il territorio Montagne Doc significa Valli di Susa, del Sangone e di Pinerolo. 1500 km2 di bianco splendente, 600 Km di piste immerse in un teatro naturale davvero unico al mondo, che ospiteranno i Giochi Olimpici Invernali del 2006. La neve sulle Montagne Doc è passione: piste per tutti i livelli di bravura, illuminate a giorno per gli amanti della notte, neve fresca per il fuori pista.

Dallo sci di fondo al classico telemark, a ricordo della nascita dello sci in Italia proprio sulle Montagne Doc, dallo snow-board contemporaneo al free-ride, allo sci alpinismo, escursioni a cavallo, guida slitte con siberian husky, parapendio con gli sci, eliski. Senza dimenticare che, oltre alla neve, gli spazi per il relax sono infiniti.
Sulle Montagne Doc le occasioni per trascorrere il tempo libero non mancano: passeggiate, storia, tradizione, artigianato e antichi mestieri, costumi locali, enogastronomia e prodotti tipici.

Questa è la struttura del sistema olimpico di Torino 2006, un anello di "oro bianco" di cento chilometri che abbraccia nove comuni: Torino, Sauze d'Oulx, Bardonecchia, Claviere, Cesana Sansicario, Sestriere, Pragelato, Pinerolo, Torre Pellice.

Via Lattea
La Via Lattea è un comprensorio sciistico internazionale formato da 5 località piemontesi, Sestriere, Sauze d'Oulx, Sansicario, Cesana e Claviere e dalla francese Montgenèvre. Offre oltre 211 piste, tutte collegate sci ai piedi, per un'estensione lineare di 400 Km e 91 impianti di risalita che spaziano dai 1350 di Cesana ai 2800 metri della Motta, cima che offre una vista stupenda su tutte le montagne circostanti permettendo allo sciatore di assaporare la vastità e la bellezza del comprensorio. Vialattea è sinonimo di grandi spazi, distese di neve illuminata dal sole, piste panoramiche che uniscono caratteristici villaggi di baite occitane con moderni paesi dotati di tutti i comfort e gli svaghi. La vastità e la varietà del comprensorio riescono a soddisfare sia gli sciatori più esigenti grazie alle piste lunghe ed impegnative sia chi si avvicina per la prima volta al mondo dello sci.

100 Km di piste, distribuiti nelle varie località del comprensorio, sono coperti dalla rete di innevamento programmato.
A Sestriere si scia anche di notte sulla pista illuminata Giovanni Alberto Agnelli, su questo pendio, proprio dove si sfidano i grandi campioni di Coppa del Mondo, ci si diverte sino alle 22. Mentre per i più spericolati, appassionati dello snowboard e dello ski-cross, è disponibile uno snowpark situato al Colle in zona centralissima.

Sestriere
Sestriere è l'epicentro della Via Lattea, con un'area comprensiva di oltre quattrocento km di piste e 91 impianti di risalita a disposizione degli sciatori.

A Sestriere si scia anche di notte sulla pista illuminata Giovanni Alberto Agnelli, su questo pendio, proprio dove si sfidano i grandi campioni di Coppa del Mondo, ci si diverte sino a notte fonda. Mentre per i più spericolati, appassionati dello snowboard e dello ski-cross, è disponibile uno snowpark situato in zona centralissima. La pista per lo sci di fondo su un anello di 8 Km, le escursioni in motoslitta, il centro fitness e la possibilità di pattinare sul ghiaccio in centro al paese completano l'ampia gamma di opportunità a disposizione dei turisti che desiderano praticare ogni genere di sport ai 2000 metri del Colle.

Sauze d'Oulx
E' uno dei principali centri della Vialattea, con un'ampia area sciistica che si sviluppa sulle pendici dei monti Triplex, Moncrons e Genevris ed arriva sino al Col Basset, punto di collegamento con l'area sciistica di Sestriere e Sansicario. Sciare a Sauze d'Oulx significa avere la possibilità di godere fantastici scenari naturali con caratteristiche molto varie: dagli immacolati plateau dei 2500 metri del Col Basset o della cima Moncrons alle piste nascoste nel bosco che offrono affascinanti discese tra le conifere e riportano ai 1550 metri del paese. Ben tre scuole sci sono a disposizione degli ospiti che vogliono perfezionare la tecnica dello sci, dello snowboard o del telemark. Ma Sauze d'Oulx non è solo sci: un caratteristico borgo di montagna circondato da più recenti edifici che ben si inseriscono in un contesto alpino, numerosi ristoranti in grado di soddisfare tutti i gusti.

Sansicario
Nata agli inizi degli anni '70, è la più moderna delle stazioni della Vialattea. Situata a 1700 metri di quota, Sansicario è il paradiso degli sciatori. La sua particolare posizione geografica, infatti, consente innumerevoli discese su pendii idonei sia agli sciatori più esperti che possono salire sino a 2700 metri di quota del Monte Fraiteve sia a chi si vuole avvicinare per la prima volta al mondo dello sci e può approfittare di piste facili con un'ottima esposizione al sole. Meta ideale per i bambini che possono avvicinarsi alla neve giocando e divertendosi nel nuovissimo Fun Park dotato di un comodo tappeto per la risalita e strutture gonfiabili per la gioia ed il divertimento dei più piccoli. Sansicario è posta al centro della Vialattea ed i collegamenti con Sestriere e Sauze d'Oulx sono percorribili in pochi minuti. Sempre con gli impianti di risalita, si può anche facilmente raggiungere Cesana, a 1350 metri di quota, e risalire sul versante opposto dei Monti della Luna e di Claviere.

Cesana
Posta a 1350 metri di quota, è circondata da montagne rocciose ricoperte di foreste di pini.
Tutt'oggi mantiene le caratteristiche di un antico villaggio ai piedi del valico del Monginevro, vecchia via per la Francia già utilizzata da Annibale ai tempi dei Romani. Cesana ha origini proprio in quel periodo ed il Dauphiné, successivamente, le concesse anche il privilegio di coniare le monete con una zecca situata in paese. La cittadina fa parte della Vialattea, ha impianti con cui è possibile collegarsi a Sansicario, ai Monti della Luna ed a Claviere e numerose sono le opportunità a disposizione degli sciatori; durante la stagione estiva si possono fare piacevoli passeggiate, (con i percorsi interamente segnalati), durante le quali non è difficile provare l'emozione di un incontro ravvicinato con uno dei tanti cerbiatti o marmotte che vivono numerose in questa zona. Cesana è anche ambita meta per gli appassionati degli sport estivi come il rafting, il trekking ed il mountain biking.

Claviere
Posta al confine tra l'Italia e la Francia, ad un'altezza di 1750 metri, Claviere venne a far parte del territorio italiano, e conseguentemente piemontese, nel 1715.Ha vissuto direttamente le vicissitudini delle varie guerre che si sono combattute intorno al valico del Monginevro, ma, quando la situazione politico-sociale si è assettata, divenne meta ambita per gli amanti della natura e della montagna. Claviere ha ospitato le prime gare di sci a livello internazionale disputatesi in Alta Valle di Susa, ed è stata utilizzata come luogo di allenamento per i Giochi Olimpici di Saint Moritz nel 1927. E' situata in una rigogliosa valle e costituisce il luogo ideale per coloro che amano la natura e lo sport in montagna. E' a disposizione un campo da golf a nove buche che attraversa il confine tra Italia e Francia. E' possibile praticare mountain biking, trekking, tennis ed equitazione immersi in splendidi angoli di natura che per bellezza sembrano uscire dalle pagine di un racconto.

Bardonecchia
Bardonecchia rappresenta una delle tappe storiche dello sci italiano: all'inizio del secolo due fratelli norvegesi, Harald e Trigwe Smith, saltano dal trampolino nella località che oggi prende il loro nome: "Campo Smith". Nel 1934 viene costruito il primo impianto di risalita, la slittovia del Colomion, e i giornali dell'epoca riportano ampie cronache sulla disputa di "concorsi sciistici" e sulle: "giornate della neve" trascorse proprio a Bardonecchia.
Oggi l'area sciabile di Bardonecchia comprende 110 Km di piste battute delle quali ben 20 sono servite da impianto di innevamento programmato, 23 impianti di risalita, bar, ristoranti sui campi da sci.

Norme di comportamento sulle piste da sci

Come tutti gli sport anche lo sci comporta alcuni rischi che è bene cercare di ridurre al minimo, prevedendo quanto più possibile ciò che può accadere, per evitare che una splendida giornata di sport e divertimento si trasformi in dramma.

Dipende dalla responsabilità di ognuno non mettere a repentaglio la propria vita avventurandosi fuori pista, soprattutto da soli, in zone che non si conoscono bene, dove ci può essere il pericolo di valanghe e dove anche una banale distorsione può diventare un problema serio.

Per il resto, le norme da rispettare sono quelle della buona educazione, del rispetto per gli altri, della consapevolezza di essere in grado di controllare gli sci sulla pista che si sta affrontando, scegliendola sempre in base alle proprie capacità, alla preparazione e all'esperienza.

Ecco alcune regole per una maggiore sicurezza:

1 Rispetto per gli altri
Ogni sciatore deve comportarsi in modo da non mettere in pericolo la altre persone o provocare danno.

2 Padronanza della velocità e del comportamento
Ogni sciatore deve tenere una velocità e un comportamento adeguati alla propria capacità nonché alle condizioni del tempo.

3 Scelta della direzione
Lo sciatore a monte il quale, per la posizione dominante, ha la possibilità di scelta del percorso, deve tenere una direzione che eviti il pericolo di collisione con lo sciatore a valle.

4 Sorpasso
Il sorpasso può essere effettuato tanto a monte quanto a valle, sulla destra o sulla sinistra, ma sempre ad una distanza tale da consentire le evoluzioni dello sciatore sorpassato.

5 Attraversamento e incrocio
Lo sciatore che si immette su una pista o attraversa un terreno di esercitazione, deve assicurarsi, mediante controllo visivo a monte e a valle, di poterlo fare senza pericolo per sé e per gli altri. Lo stesso comportamento deve essere tenuto dopo ogni sosta.

6 Sosta
Lo sciatore deve evitare, se non in caso di assoluta necessità, di fermarsi sulle piste e soprattutto nei passaggi obbligati o senza visibilità.

7 Salita
Lo sciatore che risale a piedi la pista o la discende, deve procedere soltanto ai bordi di essa ed è tenuto a discostarsene in caso di cattiva visibilità.

8 Rispetto della segnaletica
Tutti gli sciatori devono rispettare la segnaletica delle piste.

9 In caso di incidente
Chiunque deve prestarsi per il soccorso in caso di incidente.

10 Identificazione
Chiunque sia coinvolto in un incidente o ne sia testimone è tenuto a dare le proprie generalità.

08/01/2004

Le nuove frontiere del fitness

A ritmi sempre più frenetici, associazioni e organizzazioni gareggiano per sfornare corsi e attrezzature sempre più innovative. Ogni tecnica infatti prima di essere lanciata sul mercato, viene testata a lungo da istruttori specializzati per valutarne l'impatto e l'efficacia. Sembrano davvero lontani i tempi delle noiose e ripetitive lezioni di aerobica e step. Oggi chiunque voglia avvicinarsi al fitness non ha che l'imbarazzo della scelta.

Partiamo dall'acqua. Ormai la piscina non è più solo sinonimo soltanto di nuoto, in acqua si va in bicicletta, si fa ginnastica, si fanno massaggi e non solo. Il punto di forza delle discipline acquatiche è che la ginnastica in acqua, rispetto a quella praticata in palestra, è meno faticosa, fa sudare di meno ed è molto più divertente, oltre che rinfrescante!

Conosciamo già l'aquagym: divertente e adatto a tutti. Grazie al galleggiamento in acqua si bruciano molte calorie con lo spostamento della massa d'acqua, però con poca fatica.
Poi l'acquastep, versione acquatica dello step, praticato nelle palestre di tutta Italia: in questo caso, il gradino è collocato sul fondo della piscina, ma il movimento è uguale, si sale e si scende con varie coreografie. Lo stesso dicasi per l'acquagag, serie di esercizi per gambe-addominali-glutei (da qui il nome gag), e per l'acquamatch, che comprende lezioni di tonificazione di con pesi, cavigliere e polsiere, per rinforzare a zone la muscolatura.

Una delle ultime novità è costituita invece dal watsu, ossia il water shiatsu. Questa disciplina sfrutta l'effetto benefico dell'acqua sul riequilibrio del fluire dell'energia vitale. Le articolazioni si slegano, scompare ogni tensione, i muscoli si distendono e si rilassano, la mente riesce a percepire tutte le sensazioni e gli impulsi che il corpo le trasmette: è come se l'acqua riuscisse a stimolare ogni cellula, con un lieve ed articolato massaggio, lasciando liberi di fluttuare nelle emozioni, senza opporre resistenza. Il massaggio meditativo watsu si svolge di solito in una piscina di acqua calda, immersa in un'atmosfera di luci soffuse: come unico rumore, il fruscio avvolgente dell'acqua. Tra le braccia del watsue' (il maestro), si viene cullati mentre il corpo galleggia nell'acqua: il movimento è lento e circolare, i massaggi del watsuer sui punti chiave del corpo permettono di raggiungere sensazioni di rilassamento profondo e di benessere interiore. L'acqua tiepida che accarezza la pelle e il tocco delicato del massaggio che scioglie ed energizza, apre ad una condizione estatica e meditativa. Davvero molto piacevole!

Altra novità è la versione acquatica della kick boxing, una disciplina praticata nella sua versione classica in palestra e ultimamente ritornata molto in voga nelle sale di aerobica. Si chiama water combact, e non ha niente a che vedere con i dolci ritmi dell'acquagym, né con le maratone dell'acquaspinning. Qui si tratta di calci, pugni, parate e combinazioni di movimenti delle arti marziali e degli sport da combattimento, tutti ad alta intensità, eseguiti immersi fino al petto e a ritmo di musica: un workout che sfrutta la resistenza dell'acqua e richiede una buona dose di energie per eseguire i vari movimenti, buona coordinazione ed una certa motivazione a calarsi in un reale combattimento. Rispetto alla sua versione 'asciutta', ha sicuramente il grande vantaggio di non lasciare sul corpo i segni del combattimento, traumi e lividi da contatto. Il water combact è ottimo per allenare muscoli e cuore, per tonificare ed aumentare il dispendio calorico, che è doppio rispetto alla classica attività di terra.

Passiamo ora alle novità "da palestra".
Principe di quest'anno è senz'altro il rowing, specialità del fitness che sta suscitando grande interesse e curiosità. La macchina che si utilizza è costituita da un telaio in acciaio dotato di una rotaia con carrello scorrevole ed un sedile. Una ventola ed un remo simulano la resistenza dell'acqua. Per intenderci, i movimenti che si compiono sono gli stessi che servirebbero per far muovere un'imbarcazione a remi.
Il rowing si pratica in palestra con delle lezioni di gruppo (da un minimo di 5 ad un massimo di 10 persone). I partecipanti remano a tempo di musica. Quest'ultima è una componente importante nell'allenamento perché serve a coinvolgere le persone ed a scandire il ritmo del movimento. Non è una disciplina complessa e difficile da praticare ed ha il merito di coinvolgere tutti i principali muscoli delle braccia, del tronco e delle gambe.
Una lezione di rowing è ideale per scaricare l'ansia e lo stress, che diminuiscono e si sfogano ad ogni remata. Sforzo e divertimento insieme permettono di bruciare grassi e perdere peso senza neanche accorgersi. Sfogandosi ci si tonifica raggiungendo un vero benessere psico-fisico.

Tra le ultimissime novità non possiamo dimenticare il body combat, un programma che già furoreggia oltre l'Atlantico e che è destinato ad una straordinaria diffusione: ideato da un team argentino il Body Combat unisce al rigore ed alla precisione della tecnica la teatralità e la passionalità proprie della cultura latino sudamericana.
Il Body Combat è un'esplosione di energia e vitalità sviluppata a partire da diverse discipline di autodifesa, come il karate, la boxe, il tae kwon do, il tai-chi ed altre ancora.
Senza contatto è un'incredibile orchestrazione di movimenti che coinvolgono il fisico, mettendo alla prova la resistenza, la forza, la scioltezza e l'agilità dell'intero corpo.

Per gli amanti della bicicletta è invece arrivato lo spin bike aerobic, un allenamento che comprende oltre alla pedalata, movimenti di ginnastica tradizionale e mosse di body building, consentendo, attraverso esercizi coreografici e di tonificazione, l'utilizzo di ogni parte del corpo. Ideale per chiunque, grazie all'ideazione di programmi specifici, lo Spin Bike ha il grande vantaggio di permettere, in quarantacinque minuti di lezione, un consumo calorico pari a circa due ore di aerobica.

18/06/2003

Un'estate in canoa

Uno sport all'insegna di natura e benessere, per scoprire luoghi e paesaggi anche molto lontani dalle solite vie del turismo di massa. Questo e molto altro è quello che può offrire una vacanza in canoa!

La canoa non è né soltanto una disciplina agonistica né un divertente diversivo da villaggio turistico. La canoa è anche un grande modo per fare turismo "alternativo", ecologico, ed anche un modo per rilassarsi a contatto con la natura e fare attività fisica. La sue caratteristiche ne fanno il mezzo ecologico ideale per scoprire fiumi, laghi, gole e coste marine.
Potremmo definirla una vera e propria bicicletta da acqua, con doti molto simili: agilità, velocità, robustezza, leggerezza e semplicità di trasporto, costo limitato, e inoltre ottima resistenza a tutte le condizioni (rapide, onde, vento).

È inoltre uno sport adatto a tutte le età: dopo un breve periodo di apprendimento che permetterà di padroneggiare le tecniche basilari, si possono affrontare in tutta sicurezza brevi gite su laghi o fiumi, ci si può dedicare al campeggio fluviale ed anche avventurarsi in grandi raid. La difficoltà della canoa è infatti paragonabile a quella dello sci o dell'arrampicata, praticati ad analoghi livelli. Sono tutti sport che nascondono dei segreti tecnici che è assolutamente necessario conoscere altrimenti non se ne ricava alcuna soddisfazione e si corrono inutili rischi.
In realtà, una volta apprese le tecniche necessarie, si acquisiscono margini di controllo del proprio comportamento nell'acqua sorprendentemente ampi e gli incidenti gravi sono davvero molto rari.

Una paura che spesso hanno i neofiti è quella del rovesciamento, in realtà rovesciarsi fa parte del gioco. Importante è farlo senza panico e con la consapevolezza di saper gestire la situazione. La tecnica base dell'eskimo, manovra che si compie, in caso di ribaltamento, per il raddrizzamento dello scafo tramite una azione congiunta tra pagaia e flessione/rotazione di busto, viene insegnata in qualsiasi scuola di canoa. Alcuni maestri della tecnica la utilizzano addirittura per passare sotto a rami o alberi molto bassi sul livello dell'acqua.

A titolo orientativo possiamo dare un'idea della progressione delle fasi di apprendimento e delle difficoltà da superare:

fase 1 - orientamento iniziale su acqua ferma
andar dritto, controllo della direzione, familiarizzazione con la stabilità statica, uscita e recupero dopo rovesciamento sia volontario che accidentale.

fase 2 - tecniche base in corrente, su fiume molto facile
Primi tentativi di appoggio; traghetto; uscita da morta in corrente; entrata in morta; soccorso a compagno in acqua; miglioramento di rendimenti e velocità.
Per completare questa fase si devono percorrere varie decine di chilometri.

fase 3 - appoggio completo e stabilità dinamica; eskimo; tecniche di salvataggio con cima da lancio, svuotamento, traino, scoop rescue ecc.
Nelle scuole nordiche questa fase viene, a ragione, molto anticipata (anche a prima della fase 2), mentre in molte scuole italiane si tende a rimandarla a favore di una maggiore esperienza acquisita in parecchie discese. L'abitudine nordica, imposta dalle condizioni ambientali più sfavorevoli, ci sembra da preferire dato che aumenta la sicurezza.

Per quanto non indispensabile, apprendere questo livello minimo di tecniche in corrente e di salvataggio (fasi 2 e 3) è molto consigliato anche a chi faccia solo attività marina, dato che aumenta molto la confidenza in condizioni di frangente, onde traverse, compagno infortunato ecc.

fase 4 - discesa di molti fiumi con diverse caratteristiche, manovra in rapide obbligate e lunghe, arresto in piccole morte con manovra di aggancio, rapide veloci e cascate, eskimo in corrente, manovra su rulli e ribollimenti, ecc.
Per completare questa fase occorrono parecchi mesi di pratica e centinaia di chilometri. Al di là inizia il campo dei turisti esperti, nel quale ciascuno raggiunge il livello di abilità che gli è consentito dalle sue possibilità fisiche e psichiche.

La canoa è poi uno sport che esige ed insegna l'autocontrollo, la coscienza dei propri limiti.
Dato l'ambiente in cui si svolge, l'andare in canoa richiede una buona confidenza con l'acqua, per il resto, è alla portata di chiunque abbia una discreta forma fisica, un po' di costanza e il desiderio di imparare.

La valutazione delle difficoltà, il conoscere i propri limiti e la corretta valutazione delle difficoltà compongono il principale fattore di sicurezza nell'utilizzo della canoa.
E' opportuno conoscere quindi i modi convenzionali di valutazione e espressione delle difficoltà.

Sul fiume: le difficoltà sul fiume sono essenzialmente di tipo fisso (rapide, massi) e sono indicate chiaramente sulle carte fluviali ad uso turisatico. Esse vengono misurate in 6 gradi e indicate con la scala WildWasser.
Queste difficoltà variano a seconda della stagione e della conseguente portata di acqua.
Più difficili da prevedere sono gli ostacoli determinati da rami e alberi che per qualche motivo sono finiti in acqua.

In mare: i veri fattori di difficoltà sono essenzialmente costituiti dall'evoluzione del vento e dallo stato ondoso del mare. Questi fattori possono evolvere nel giro di pochissimo tempo.
Può essere utile consultare il bollettino meteorologico ma difficilmente potrà dare una specifica indicazione sul tratto di costa scelto per l'itinerario. Promontori e baie modificano in maniera sensibile il vento ed il moto ondoso del mare. La possibilità di soste improvvise è un fattore da tenere in seria considerazione, unitamente al proprio grado di allenamento e alle esperienze precedenti.

Canoa e Kayak
In genere siamo portati a chiamare genericamente canoa tutte le imbarcazioni che utilizzano forza muscolare e pagaia per spostarsi nell'acqua, ma è necessario distinguere almeno le tipologie principali.

LA CANOA CANADESE
È la caratteristica imbarcazione del nord america. Affusolata e aperta con panchette per sedersi ed una grande capacità di carico materiale. È la classica imbarcazione degli indiani. Di dimensioni in genere superiori ai 4 m, per alcuni modelli é necessario stare in ginocchio per condurre l'imbarcazione. In vetroresina o legno, oggi ne esistono di realizzate anche in alluminio, ma rimane comunque molto più tozza e pesante rispetto al kayak ed è adatta essenzialmente per un tranquillo turismo fluviale o da lago, perfetta per un "canoa-trekking". La pagaia é a pala singola.

IL KAJAK ESCHIMESE
Il kayak è di tipica derivazione nordica, a scafo coperto con "pozzetto" per l'alloggio del passeggero. Possono essere di varie dimensioni a seconda dell'utilizzo: dai 5.5 ai 4.5 m. per 20/25 Kg per il modello da mare e dai 4 ai 3,5 m. per 18/20 Kg al modello fluviale.
E' questo il modello più utilizzato grazie anche alla sua facile trasportabilità e robustezza (almeno i modelli in polietilene). E' anche il modello specifico che permette di compiere evoluzioni tra rapide e paletti. Nonostante sia nato come imbarcazione essenzialmente da lavoro, anche questo modello, sia pure con minore trasportabilità di materiale, ha subìto delle trasformazioni che lo rendono adatto anche al trekking in acqua. Un altro indiscutibile vantaggio di questo modello è l'inaffondabilità.

LA CANOA PNEUMATICA
In questi ultimi anni si è accentuato il successo di questa versione di canoa soprattutto in ragione della sua versatilità. Presenta le stesse caratteristiche di robustezza e maneggevolezza di modelli analoghi per discipline come il rafting. E' inaffondabile grazie a camere d'aria separate e non necessita di corsi specifici per la conduzione, semplicemente si gonfia e si va. Il vantaggio consiste sicuramente nella possibilità di trasportare l'imbarcazione come un normale zaino. Pur non essendo un modello dal costo economico è sicuramente il più adatto e il più sicuro per un trekking di più giorni grazie alla sua stabilità e alla capacità di carico.

10/04/2003

In bici sulla neve

Non poteva che nascere negli Stati Uniti questa bizzarra disciplina sportiva. Evidentemente per i cugini d'oltreoceano il solo piacere della bicicletta e quello degli sci, presi separatamente, non erano sufficienti! Dev'essere comunque davvero divertente questo sport che vanta antiche radici: nasce infatti sul finire dell'ottocento negli Stati Uniti, e viene introdotto in Germania negli anni quaranta. Si diffonde come mezzo di trasporto comodo e veloce soprattutto nelle valli alpine austriache e svizzere.

Pur avendo molti estimatori non ha mai avuto quell'espansione che si merita sia come disciplina sportiva a tutti gli effetti che come passatempo alternativo allo sci da neve.
Lo scorso anno si sono svolti i campionati del mondo sotto l'egida della federazione internazionale, gare suddivise come per lo sci in varie discipline; ma sulle piste innevate di solito è difficile vedere una skibike, bicicletta da neve, o come è chiamata oggi una snowbike o skibob, termine quest'ultimo coniato dagli anglosassoni. Per gli europei la bicicletta da neve è sempre stato un attrezzo dedicato ai bambini o a coloro che per qualche motivo non si sentivano sicuri sugli sci; mentre solo una modesta schiera di appassionati ha sempre usato questo mezzo per scivolare veloci lungo pendii montani sia in pista che fuori, nella neve fresca.

Ma come è fatta una skibike?

La skibike è composta da un telaio simile a quello di una bicicletta cui sono stati eliminati i pedali e le ruote ma dove rimangono un sellino allungato ed il tradizionale manubrio.
L'altezza del telaio è un po' più bassa del normale e al posto delle ruote sono applicati due sci molto corti. Rispetto a uno sciatore il centro di gravità è molto più basso e questo permette la medesima velocità ma molte meno cadute anche perché i punti di appoggio non sono solo più i due degli sci anteriore e posteriore cui si aggiungo altri due corti sci che sono bloccati sui piedi del conduttore. Questi permettono non solo di stare sulla skibike ma di guidarla in modo molto efficace quando, su terreni aperti, si devono effettuare curve anche molto strette.
I due corti sci laterali sotto i piedi sono un'incredibile punto di forza per poter affrontare anche le curve più strette.
Altro vantaggio è quello di poter essere seduti e quindi di stancarsi ovviamente meno.
La skibike poi è anche munita di ammortizzatori, un po' come le mountain bike piú sofisticate, che aiutano a rimanere il più possibile aderenti alla neve senza perdere il controllo del mezzo sui terreni particolarmente sconnessi.
Si tratta insomma di un attrezzo molto particolare che richiede una buona esperienza per poter essere impiegato nel modo migliore: esperti skibiker asseriscono che in sella a uno di questi veicoli si può tranquillamente battere in velocità qualunque sciatore anche in una gara parallela.
Certo le velocità massime che si possono raggiungere sono elevate, tanto che in prove particolari sono stati toccati i 160 chilometri orari. Club ed esperti consigliano di evitare questo tipo di prove perché particolarmente pericolose e incoraggiano invece l'uso del mezzo per divertirsi sulla neve in alternativa allo sci.

Benché l'immagine della skibike ricordi tempi andati, quando a sciare erano in pochi e questo era un mezzo sostitutivo, oggi l'attrezzo si ripropone a nuova vita, grazie anche al fatto che altri sport alternativi stanno emergendo scoperti dalle generazioni più giovani.
Trasportata con un normalissimi skilift, la bici da neve può essere usata per una discesa sulla pista o per ridiscendere meno velocemente dove la neve è fresca, o per affrontare percorsi alternativi che offrono panorami e sensazioni differenti dal solito.

È come andare in bicicletta, l'andatura si scegli in base alle proprie capacità e al tipo di percorso. Si scende veloci oppure controllando la velocità, ci si ferma quando si vuole e poi si riparte per affrontare altre discese sempre tranquillamente seduti sul proprio seggiolino.
Con una skibike al limite ci si rovescia, oppure si rimane fermi seduti sul mezzo. Nulla di piú. La guida è molto semplice. Il manubrio serve per voltare e i due corti sci calzati sui tradizionali scarponi offrono l'appoggio necessario per rimanere diritti.
Per fermarsi è sufficiente piegare gli sci ai piedi alzandoli leggermente verso l'interno in modo da formare due lame sulla neve e quindi dirigersi verso il lato a monte. E per aiutare le curve basta ruotare di quel tanto sufficiente il manubrio appoggiarsi sullo sci posto sul lato in cui deve ruotare e sbandare leggermente il busto nella stessa direzione.
E la curva è fatta. Certo come in tutte le discipline sportive ci vuole un po' di pratica, ma in questa - in cui si rimane comunque sempre "seduti"- è molto più semplice apprenderla. Qualcuno già si appresta a vendere kit di conversione che fanno diventare la classica mountain bike una skibike ma sarebbe molto meglio costruirne una magari partendo da un vecchio telaio di bicicletta.

Esistono delle vere e proprie gare di snowbike organizzate e regolamentate dalla federazione internazionale FISB (Federazione internazionale di skibob). Nelle gare di snowbike i concorrenti devono portare a termine un percorso segnato con delle porte nel tempo più breve possibile. Le competizioni internazionali comprendono, come per lo sci alpino, prove di discesa libera, Super-G, slalom gigante, slalom speciale e slalom parallelo. Lo skibob è solitamente in legno, metallo e plastica e misura intorno ai 2 metri e mezzo. Il sellino è posto piuttosto in basso, il mezzo è dotato di sospensioni speciali e al posto dei pedali il conduttore di questo strano veicolo è dotato di sci lunghi 50-55 cm.
È sul mercato da non molto tempo una nuova versione, piuttosto costosa, di snowbike più semplice da guidare, con dei veri e proprio pedali al posto degli sci. Questa bicicletta da neve è particolarmente indicata per affrontare itinerari pianeggianti con piste battute a contatto con la natura.

08/01/2003

La Marcialonga torna al classico!

Per celebrare l'importante traguardo delle 30 edizioni, il comitato organizzatore della Marcialonga ha preso una decisione particolare e forse controversa: far disputare la gara a tecnica classica. Si tratta di un ritorno al passato che probabilmente non accontenterà tutti e porterà ad una contrazione degli iscritti italiani, ma che sicuramente incontrerà il favore degli atleti stranieri e in particolare degli scandinavi. La decisione risponde anche al desiderio di moltissimi fondisti alle prime armi, che avranno l'occasione di cimentarsi nell'impegnativa granfondo, pur non possedendo una tecnica sopraffina.

La trentesima Marcialonga, nelle intenzioni degli organizzatori, è destinata a diventare dunque un'edizione storica, soprattutto in considerazione del fatto che si disputa nell'anno dei Campionati del Mondo di sci nordico della Val di Fiemme.

Marcialonga: 30 anni di sport
La Marcialonga è, senza dubbio, una di quelle competizioni destinate a restare per sempre nella storia e che hanno contribuito a scrivere alcune delle pagine più belle dello sport italiano. La mitica maratona di fondo di 70 chilometri delle valli di Fiemme e Fassa è stata ideata più di trent'anni fa, nel 1971, da autentici appassionati dello sci di fondo come Mario Cristofolini, Nele Zorzi, Giulio Giovannini e Roberto Moggio, e da allora continua ad appassionare migliaia di concorrenti e spettatori, confermandosi come la competizione più affollata e popolare d'Italia per quanto riguarda le discipline nordiche. Si tratta infatti della più importante gara di fondo a livello nazionale, che ha contribuito in maniera decisiva all'affermazione di questa disciplina nel nostro paese e ha svolto un ruolo fondamentale nello sviluppo turistico delle due vallate che la ospitano. Sono oltre 4.000 i partecipanti che si assiepano al via ogni anno, ansiosi di vivere un'esperienza unica ed irripetibile, lungo l'incantevole tracciato che attraversa via via tutti i paesi della Val di Fassa e della Val di Fiemme, unite in nome della Marcialonga e dello sport. E proprio il percorso rappresenta una delle caratteristiche vincenti della Marcialonga, grazie allo straordinario scenario che fa da cornice al passaggio dei partecipanti, con le inconfondibili vette dolomitiche sullo sfondo e le centinaia e centinaia di spettatori assiepati lungo la pista, pronti a far sentire il loro caloroso incitamento, dal primo all'ultimo concorrente. La storia della Marcialonga, del resto, è fatta di mille piccole avventure da raccontare, di tante storie personali, di avvincenti sfide contro se stessi oltre che contro gli avversari. Una storia fatta di passione, sudore e fatica che regala, anno dopo anno, sensazioni indimenticabili a chi vi partecipa e che ancora oggi entusiasma come la prima volta i residenti, da sempre impegnati in una preziosa opera di volontariato per garantire la migliore riuscita della manifestazione.
Gli annali della competizione dimostrano chiaramente quanto sia prestigiosa una vittoria sul traguardo di Cavalese, con nomi illustri del fondo italiano e internazionale a fare bella mostra di sé nell'albo d'oro, da Maurilio De Zolt a Giorgio Vanzetta, da Fulvio Valbusa a Michail Botvinov, da Johann Mühlegg a Juan Jesus Gutierrez, da Maria Canins a Svetlana Nageikina, tanto per citarne alcuni.

La Marcialonga e le donne
Quella tra la Marcialonga e le donne è una storia densa di avventure, di sotterfugi, di gioie e di soddisfazioni nascoste. Il regolamento della prima edizione, quella del 7 febbraio 1971, parlava chiaro, le donne non potevano partecipare. Maria Fida Moro, figlia dello statista, volle ad ogni costo essere tra i partenti, anche se fuori gara.
A rappresentare la categoria, ma con il solo ruolo di testimonial, la cantante Gigliola Cinquetti. L'anno dopo, il 30 gennaio '72, la Marcialonga è ancora tabù per il gentil sesso, tuttavia sul traguardo due donne norvegesi, travestite da uomo, vengono scoperte ed inevitabilmente squalificate. Nel 1973 sono cinque le donne con baffi o barba posticci che vengono individuate e tolte dalla classifica, l'anno successivo altre quattro vengono smascherate, ma tante altre, probabilmente, sono sfuggite ai controlli sul traguardo.
Il 25 gennaio 1976 si svolge la quinta edizione, l'anno prima la gara era stata annullata per mancanza di neve. Ed anche nel '76 altre cinque donne vengono riconosciute, nonostante il travestimento, e squalificate.
Nel '77 i controlli più rigorosi evidenziano il "problema donne" alla Marcialonga, ben quattordici vengono escluse, ma sul traguardo tutti notano un grande cartello: "Marcialonga vietata alle donne, perché?".
L'anno che rimarrà nella storia dello sci di fondo femminile è il 1978, settima Marcialonga. Finalmente gli organizzatori ammettono al via anche le donne. È una liberazione. Ne parla ampiamente tutta la stampa e la francese Dominique Robert Chavanne sale agli onori della cronaca e può vantarsi di essere la prima donna ad iscrivere il proprio nome nell'albo d'oro della classica gara trentina. Per concludere i 70 chilometri impiega 6h.17'55" contro le 4h.28'07" dell'italiano Ulrico Kostner che vince davanti al finlandese Pauli Siitonen. Il podio femminile è tutto straniero ed infatti al secondo posto si piazza la svizzera Edith Holdener davanti all'altra francese Camille Rousselet.
Dal 1978 in poi la partecipazione delle donne alla Marcialonga diventa un fatto normale. A suscitare interesse è la badiota Maria Canins Bonaldi, autentica reginetta della Marcialonga: dal 1979 al 1988 il gradino più alto del podio femminile è sempre suo. La scalza dal primo posto nel 1991 Guidina Dal Sasso, quindi dal 1992 si fanno sentire le russe, dapprima Tatiana Bondareva, poi Elena Kalughina e Eugenia Bichugova. Arrivando all'edizione del '96, la Marcialonga parla nuovamente italiano con la generosa Guidina Dal Sasso che vince per quattro anni consecutivi, sempre seguita dalle russe.

30^ Marcialonga di Fiemme e Fassa
Programma
GIOVEDI' 23.01.2003
ORE 09.30 Passo Lavazè 26^ LAVAZELOPPET. Gara di fondo km 25 T.C.
SABATO 25.01.2003
ORE 14.30 Lago di Tesero Partenza della 18^ MINIMARCIALONGA
ORE 16.00 Lago di Tesero 3^ MARCIALONGA STARS - I VIP scendono in campo
ORE 16.30 Cavalese Sala Stampa Palacongressi - Conferenza stampa
ORE 18.00 Ziano di Fiemme Cerimonia Ufficiale di Apertura
DOMENICA 26.01.2003
ORE 08.30 Moena Partenza 30^ Marcialonga di Fiemme e Fassa
ORE 11.15 Cavalese Arrivo previsto dei primi concorrenti
ORE 13.00 Cavalese Sala Stampa Palacongressi - Conferenza stampa con i vincitori
ORE 18.30 Cavalese Arrivo previsto dell'ultimo concorrente
Fuochi d'artificio e feste folk.

26/11/2002

La Coppa America e la sua storia

Ma vi siete mai chiesti quale sia la storia di questa competizione? Forse sapere che nacque nel 1851 potrà stupire qualcuno, eppure correva proprio quell'anno quando a Cowes, nell'isola di Wight (già, proprio quella della canzone!) si diede inizio a quest'avventura. Sembra di vederla quella scena: era il tramonto, una flotta di 14 imbarcazioni si sta avvicinando al traguardo della regata intorno all'isola organizzata dal Royal Yacht Squadron…

Siamo a bordo dello yacht reale Victoria & Albert, Sua Maestà la Regina Vittoria vuole conoscere la situazione della regata e chiede al comandante:
"Ci sono yacht in vista?"
"Sì, Sua Maestà", risponde il comandante.
"Chi è il primo?" incalza la Regina
"America" risponde con un certo imbarazzo il comandante!
"Chi è secondo?"
"Ah, Sua Maestà, non c'è secondo".
Ed è questa frase lapidaria con la quale si fa cominciare l'affascinante avventura della Coppa America.

Si trattava della goletta "America" di John Cox Stevens che umiliò letteralmente gli inglesi in quella che doveva essere soltanto una tranquilla dimostrazione della loro supremazia navale.
La regata di Cowes era infatti un evento di contorno alla Esposizione Universale di Londra proprio del 1851 che avrebbe dovuto celebrare la supremazia navale britannica e invece segnò la sconfitta, nelle acque di casa, da parte della giovanissima ex colonia americana nello sport da loro inventato, lo yachting!
Furono così gli americani a portarsi a casa quella coppa a forma di brocca, sapientemente cesellata con quasi quattro chili d'argento, da cui il nome "Coppa delle Cento Ghinee".
Eppure la brocca piacque molto agli americani che l'avevano vinta e in un primo momento decisero che l'avrebbero tenuta un anno per ciascuno, poi tirarono fuori un'idea tutta americana: volevano fonderla per coniare medaglie da tenere in ricordo della vittoria. Alla fine prevalse l'idea di donarla al New York Yacht Club, i membri del consorzio finanziatore di "America" scrissero il Deed of Gift, un atto di donazione al Club che, oltre a coniare il nome "America's Cup", determinò le linee generali di un nuovo regolamento per sfide amichevoli provenienti dall'estero, sfrontatamente a vantaggio degli americani, era l'8 luglio 1857.

Così, dopo tredici anni, nel 1870 gli inglesi si presentarono con il "Cambria" a reclamare il loro diritto di sfida, ma furono battuti da ben nove barche che li precedettero sul traguardo in una regata in cui furono vittime di una serie infinita di angherie e di una condotta di squadra che li mise fuori gioco fin dai primi bordi. Vince "Magic", piccolo sloop del New York Yacht Club di proprietà di Franklin Osgood, che diventa così il primo Defender ufficiale nella storia della Coppa America. Il trofeo, che occupa il posto d'onore in una splendida sala del blasonato New York Yacht Club nel cuore di Manhattan, rimarrà saldamente ancorato al suo piedistallo per ben 132 anni, simbolo del potere e della supremazia della tecnologia americana sui mari. Ci vorranno ben 25 sfide, tutte difese con successo, prima che qualcuno riesca a portare via agli americani l'ambito trofeo.
D'altra parte gli americani si divertivano proprio a dileggiare i loro ex colonizzatori e così inventavano regate in bassi fondali, dove solo le loro barche a chiglia poco profonda si potevano destreggiare senza possibilità di insabbiamenti, oppure cambiavano la barca ad ogni regata presentando quella più adatta al tipo di vento della giornata.
Nasce così la febbre da Coppa America che colpì personaggi famosi e non, più o meno eccentrici, ricordiamo ad esempio nel 1886, William Henn che si presentò con "Galatea" che all'interno aveva camini in ghisa e depositi di legna, una scimmia, otto cani e pesanti tappeti orientali. Alla faccia della leggerezza!

Così, sempre al limite della rissa, la regata andò avanti per una cinquantina d'anni e per una decina di sfide, finché non arrivò un vero appassionato a dare forma stabile alle leggi che la governavano. Fu probabilmente il più ostinato di tutti, era l'irlandese Sir Thomas Lipton, il "barone del tè" che tra il 1899 e il 1930 lancia cinque sfide una dietro l'altra con le sue leggendarie barche "Shamrock", tutte come vuole il nome contraddistinte dal trifoglio
d'Irlanda. L'ultima sfida, la quinta della serie, servì comunque a regolamentare una nuova classe, i J, con cui si corse poi la sfida fino alla vigilia della guerra. Sir Lipton non vinse mai la Coppa ma riuscì a conquistare, grazie ad un marketing ante-litteram, il mercato del tè!

Saltiamo al 1934 quando Thomas Horace Murdoc Sopwith rischiò di portarsi a casa il trofeo con il suo "Endevour" costruito con tecniche aeronautiche, visto che lui era il proprietario della fabbrica dove nascevano gli aeroplani come quello del Barone Rosso. Sul due a zero però gli americani lo fermarono con una protesta che fece andare in bestia il sanguigno costruttore il quale cercò di rifarsi tre anni dopo, ma fu liquidato definitivamente dalla difesa che Harold Vanderbilt fece con "Ranger". Questa fu l'ultima delle regate con le grandi barche di oltre quaranta metri. Nel dopoguerra, quando non c'erano più lord disposti a scialacquare enormi patrimoni per amor di patria né finanzieri in grado di sacrificare grossi capitali alle sfide veliche, si decise di correre con una barca meno dispendiosa, il 12 metri stazza internazionale. Furono gli anni delle reiterate sfide australiane e per la prima volta nel 1970 furono ammessi più sfidanti dando la possibilità anche al Barone Bich di fare la sua apparizione nella esclusiva Newport e pubblicizzare così la sua penna a sfera.
E' solo nel 1983 che la Coppa America viene finalmente "strappata" dalla mani degli americani. L'australiano Alan Bond, prova e riprova, alla sua quarta sfida arriva a Newport, Rhode Island, sventolando una chiave inglese d'oro che - giura - utilizzerà per "svitare" la Coppa America dal suo piedistallo nel New York Yacht Club. La sua barca, Australia II, è provvista di una misteriosa chiglia "alata", progettata da Ben Lexcen e assolutamente rivoluzionaria a quel tempo, che genera a terra una feroce battaglia legale con gli americani. Bond non si lascia intimidire e riesce a vincere la sua causa. In mare la guerra è ancora più difficile: sette yacht club in rappresentanza di cinque nazioni hanno lanciato contemporaneamente la sfida alla Coppa America, viene studiato un formato di regata che prevede dei gironi di selezione degli sfidanti per definire quale dei sette potrà affrontare il Defender.

Louis Vuitton, il colosso della moda francese, si fa avanti diventando lo sponsor ufficiale di questa manifestazione. Il più bravo degli sfidanti, quello che uscirà vincitore da questa estenuante selezione, si aggiudicherà la Louis Vuitton Cup, un trofeo d'argento. La gloria e gli onori vanno a Bond e al suo timoniere John Bertrand, che sconfiggono i sei rivali e si apprestano ad affrontare il Defender statunitense, il "leggendario" Dennis Conner. Senza troppe difficoltà Conner raggiunge il 3 a 1 a suo favore, deve solo vincere un'altra regata per difendere con successo la Coppa. Inaspettatamente, con una storica rimonta, Bertrand sconfigge il suo rivale per 4 a 3, diventando il primo skipper capace di strappare il trofeo agli americani dopo 132 anni di successi. bertrand si ritirò subito dalle competizioni preferendo rimanere per tutti l'uomo che aveva conquistato il trofeo.
Il NYYC non è più Defender e, in accordo con le regole del gioco, il trofeo passa
al Royal Perth Yacht Club. Per la prima volta dal 1870 la Coppa America si disputerà al di fuori degli USA.
Invece di sostituire la Coppa con la testa del timoniere che l'aveva persa, come avevano da sempre minacciato, gli americani si schierarono in massa con il timoniere di San Diego che così nella edizione successiva fu in grado di riconquistarla per la sua città. "Stars & Stripes" vinse nettamente nelle agitate acque dell'Oceano Indiano. In seguito Dennis Conner fu incaricato di difendere il trofeo nella sfida-beffa organizzata dai neozelandesi di Michael Fay con la mastodontica barca di quaranta metri progettata dall'arguto Bruce Farr. Con il veloce catamarano Dennis liquidò in due solo battute l'avversario al largo di Point Loma. La sfida fu sì una farsa, ma servì a far abbandonare gli ormai obsoleti 12 metri per i più moderni International America's Cup Class con cui si è gareggiato in queste ultime edizione.
Le cose andarono comunque in questo modo: 17 luglio 1987, il San Diego Yacht Club si vede recapitare una inaspettata sfida dal piccolo circolo neozelandese Mercuri Bay Boating Club. Si tratta di una regata uno contro uno da disputarsi con barche le cui dimensioni possono raggiungere le dimensioni massime ammesse nel vecchio "Deed of Gift" - fino a 90 piedi al galleggiamento! La sfida arriva appunto dal miliardario Michael Fay che vuole sfruttare a suo vantaggio una serie di lacune nel documento originale che regola la Coppa America. Nei mesi successivi le due parti si scontrano con una violenta battaglia tra studi legali finché, il 19 gennaio 1988, Conner annuncia che difenderà la Coppa con un catamarano, economico e sicuramente molto più veloce rispetto a un monoscafo di 90 piedi. Una competizione tra due
scafi così diversi tra loro non ha alcun senso, infatti il catamarano "Stars & Stripes" travolge il gigante New Zealand per 2 a 0 con distacchi mai visti, 18 e 21 minuti. Fay presenta allora un'istanza contro la regolarità del match. I giudici rispondono che San Diego deve essere eliminato e Fay conquista la Coppa America senza aver vinto nemmeno una regata. Ovviamente San Diego presenta appello e la corte restituisce la vittoria a Conner. Si continua così, viene presentato un nuovo appello. La decisione conclusiva è del 26 aprile 1990, la Coppa resta definitivamente a San Diego.

L'evento è stato letteralmente fatto a pezzi. La Coppa America deve riguadagnare credibilità agli occhi di pubblico e sponsor. Il 7 gennaio 1989 viene presentato il progetto della nuova Coppa che si svolgerà nel 1992. Siamo alla terza edizione della Louis Vuitton Cup, otto gli sfidanti nelle "calme" e assolate acque di San Diego, California. E' finita l'epoca dei 12 Metri ed è nata una nuova classe, l'International America's Cup Class. Sono barche lunghe 75 piedi, belle, eleganti ipertecnologiche e superveloci con venti leggeri.

Questa è la storia, che si può facilmente raccontare, quanto alle emozioni… è un'altra storia ancora, ben più difficile da raccontare!
E se volete seguire davvero questo evento: calendario, classifiche e soprattutto statistiche, non vi resta che fare prua su http://www.coppa-america.com/

15/10/2002

Sport di fine estate: occasioni per star bene

Correre, nuotare, oppure andare in barca a vela o provare il brivido dello spinning e del rowing. Occasioni molto utili in questo periodo per recuperare o rafforzare il proprio equilibrio psicofisico in vista della stagione del lavoro. Un piccolo prontuario per trovare presto una buona forma e gettare le basi per un autunno-inverno ricco di movimento.

Dimenticate le immagini desertiche dei ferragosto romani, oggi in città rimangono in tanti. L'estate romana offre diversivi di svago anche eccentrici, ma queste giornate di fine mese posso diventare un'occasione per fare sport, magari provando attività nuove oppure vincendo soltanto l'apatia cronica al movimento in nome del benessere psicofisico. Ve ne proponiamo quattro: due decisamente classiche, e due meno consuete anche se di grande diffusione.
Partiamo dalla corsa, l'attività motoria di base, magari abbinata con una serie di esercizi di allungamento. Partendo da zero o quasi i neofiti possono incominciare alternando armonicamente fasi di corsa lenta con fasi di recupero a passo veloce. Tenendo il ritmo costante, per 25/30 minuti complessivi, si abituano muscolatura e cuore. Chi corricchia già da tempo può invece può alternare corsa lenta per un'ora con un altro allenamento basato sulle variazioni (o Fartlek). Le ville romane sono l'ideale, soprattutto se si corre sul morbido, grazie anche ai numerosi percorsi ondulati presenti, ideali per rafforzare le caviglie. Bere molto prima, ma anche durante l'allenamento, con reintegro di sali minerali alla fine; così come scegliere orari freschi per correre (mattina presto oppure al tramonto).

Il nuoto è un'altra attività classica e molto utile per creare una buona base cardiovascolare. Un buon riscaldamento a ritmi molto blandi, cercando di curare molto la tecnica, ovvero la lunghezza della bracciata che deve sempre cercare il massimo scivolamento sull'acqua. Si possono poi fare delle piccole "ripetute" da una vasca, almeno in tre stili (escludendo il delfino troppo tecnico) con un adeguato recupero; l'andatura deve essere commisurata con le proprie condizioni tecniche e di preparazione. Utili gli esercizi per le gambe con la tavoletta e quelli per le braccia, magari sotto la guida di qualche nuotatore evoluto presente in vasca.
La vela sta avendo un grande successo in questi ultimi anni, e la sua diffusione è sempre più radicata anche nel nostro territorio regionale. Avvicinarsi a questo sport, può essere una doppia occasione di svago: sport e gita al mare, o viceversa. Le località balneari laziali, da Anzio a Bracciano, sono oggi ricche di circoli velici, con numerose offerte di corsi per l'avviamento alla vela. Si può cominciare con una barca facile per apprendere i segreti del vento, alternandosi al ruolo di prodiere con qualche manovra al timone. La tecnica della virata e quella della strambata possono diventare più confidenziali anche con un paio di uscite guidate. Chi ha già cognizioni di vela può invece salire su un Laser per provare a controllare tutte le diverse manovre da solo, andando alla ricerca della linea e dell'assetto migliore.

Per chi ha invece poco tempo, si può fare del fitness anche all'aria aperta, magari simulando attività che possono essere successivamente praticate nelle loro forme originarie. Ci riferiamo in particolare allo spinning e al rowing, in parte propedeutiche a ciclismo e canottaggio. Due ottime attività di muscolazione e miglioramento cardiovascolare, complementari tra loro, con la seconda che si contraddistingue per il coinvolgimento degli arti superiori e della colonna. Anche in questo caso un inizio graduale, a ritmo costante, con brevi variazioni suggerite dalla musica che accompagna queste due attività. Un consiglio: qualche bella lezione collettiva. Fa bene al corpo, ma anche allo spirito.

Sport d'agosto: cosa fare e come muoversi

attività sportiva cosa come
corsa
principianti: 25/30 min. a ritmo costante alternando fasi di corsa lenta con recuperi a passo veloce. praticanti: a) 50/60 min. corsa lenta con 10 allunghi da 100 metri; b) 20 min. corsa lenta riscaldamento + 20 minuti di variazioni (30 sec. veloci e 60 di recupero) + 10 min. defaticamento. Percorsi ondulati e su terreno morbido.Bere prima e durante l'allenamento, con reintegro finale di sali minerali. Scelta di orari freschi (mattina presto oppure al tramonto). Esercizi di stretching prima e dopo.
nuoto
Sedute di avviamento alla tecnica natatoria e di adattamento del sistema muscolare o cardiovascolare. Apprendimento della tecnica con l'ausilio di un istruttore o di un nuotaore evoluto presente in vasca. Riscaldamento a ritmi blandi per 200 metri, curando la tecnica.5/10 "ripetute" al 60/70% da una vasca, almeno in tre stili (stile libero, rana e dorso) con adeguato recupero. Serie di esercizi per le gambe con la tavoletta ed esercizi.
vela
Apprendimento delle tecniche basi di conduzione di una deriva.Esercizi di armatura della deriva; manovre al fiocco, alla randa e al timone. Uscite con istruttori o velisti esperti.Utilizzo imbarcazioni di classe Caravel (4/5 persone), Flying Junior (2), Vorienne (2), Lightning (3), Laser (1).
fitness
(spinning e rowing)
Esercizi a ritmo di adattamento cardiovascolare e muscolare.Preparazione di base per l'avviamento alle attività del ciclismo e del canottaggio. Brevi lezioni a ritmo di musica, precedute magari da cenni sulla tecnica di esecuzione dei diversi movimenti.

29/08/2002

L'arte di scalare i torrenti

"Da un certo punto in avanti non c'è più modo di tornare indietro. E' quello il punto al quale si deve arrivare"
Seguire la corrente non è affatto facile e privo di ostacoli: calate in corda doppia, tuffi, tratti a nuoto, lunghi aggiramenti fanno parte del gioco; anche percorrere un solo chilometro può richiedere molte ore. Gli attrezzi del mestiere sono: casco, muta, imbracatura, discensore, corde, pianta-spit e spit.

Partiamo dalla definizione:

Il torrentismo consiste nella discesa a piedi dei torrenti incassati, cioè di quelli che non posseggono rive percorribili. La discesa deve pertanto essere effettuata direttamente lungo il greto, che può essere "asciutto", cioè in secca, o "bagnato". In entrambi i casi è possibile incontrare delle pozze piene d´acqua. Quando l´aggiramento delle pozze è impossibile e quando la profondità ci costringe a bagnarci molto, se non addirittura a nuotare per poter proseguire oltre, allora si parla di "vasche", oppure di "canali" se queste sono lunghe e strette.

Se le rive non sono percorribili vuol dire che i versanti del torrente sono verticali e rocciosi. Per questo un percorso torrentistico si snoda sempre in una "gola", o "canyon". Quando questa è particolarmente stretta si parla di "forra". Esistono forre strette al punto che la luce del sole non riesce a penetrare a sufficienza per poter permettere di vedere alcunché. Nel gergo torrentistico il termine "gola" è equivalente all'espressione "torrente incassato".

Quasi sempre il greto delle gole è interrotto da cascate. Perciò per seguire il torrente non rimane altro da fare che utilizzare le tecniche dell´alpinismo e della speleologia: scendere con una corda! Più precisamente la tecnica utilizzata è quella della "corda doppia", che permette, una volta scesi, di sganciare la corda dal suo punto di ancoraggio. Compiuta l´operazione di recupero si può proseguire la discesa, ma non si può più tornare indietro, in quanto non c´è più modo di risalire la cascata una volta tolta la corda.

Il piacere del torrentismo risiede, come dicevamo, nella fusione pressocché totale con l'ambiente che si attraversa. Ci si muove immersi in una vegetazione lussureggiante, che mai ci si aspetterebbe di trovare a due passi dalla civiltà. Poi si arriva nelle gole, e si resta ammirati, sbalorditi dalle pareti di roccia, a volte c'è davvero poca luce e solo pochi raggi di sole si riflettono nell'acqua. E che acqua! Di tutti i colori: azzurra, blu, verde, limpida, oppure fangosa, nera sul fondo di bui laghi che bisogna attraversare a nuoto, bianca alla base delle cascate, placida o violenta .

Cascate, rapide, laghi di acqua fredda, con la giusta attrezzatura ed esperienza diventano compagni indimenticabili di una avventura che se vissuta nel rispetto delle buone regole tecniche è senza rischi (o meglio è rischiosa meno di tante nostre attività quotidiane). Le gole offrono al torrentista uno svago totale, fisico e spirituale allo stesso tempo. Un taglio netto con la quotidianità, o forse piuttosto un ampliamento, un arricchimento della quotidianità.

Le dieci regole del torrentismo

Praticare il torrentismo non è proprio come fare una passeggiata in bicicletta.
Se praticato impropriamente può diventare pericoloso, per sé e per il gruppo. Ecco allora qualche regola da seguire in ogni discesa.

• Usare sempre il casco

• Controllare sempre che l'attrezzatura sia in buono stato di conservazione e conforme agli standard previsti

• Portare sempre con se un kit di soccorso contenuto in bidoni stagni

• Informarsi sul torrente che si andrà a percorrere e rendere noto a qualche amico, parente o le proprie intenzioni.

• Assicurarsi di essere sempre in perfetta forma fisica prima della discesa, prendere conoscenza della propria capacità per non mettere in difficoltà se stesso ed i propri compagni

• Quando si recupera una fune, assicurarsi di essere gli ultimi del gruppo e che non vi siano nodi

• Quando ci si appresta a fare un tuffo, valutare bene l'altezza e la profondità del bacino di ricezione

• Controllare sempre gli ancoraggi

• Essere al corrente delle manovre di autosoccorso

• Rispettare sempre l'ambiente circostante

18/07/2002



A cavallo nella natura: il turismo equestre!

Il turismo equestre è uno sport per tutti. Requisito fondamentale è l'amore per la natura e, naturalmente, per i cavalli. Dedicare il proprio tempo libero all'ippoturismo vuol dire regalarsi pace, tranquillità, avventura e soprattutto poter godere di paesaggi e panorami altrimenti inarrivabili. Non occorre essere amazzoni o provetti cavalieri, basta scegliere un percorso adatto alle proprie capacità ed esperienze e l'avventura non si trasformerà in un incubo, diventerà invece un piacevole ed indelebile ricordo!

Il turismo equestre può essere una passeggiata di un giorno, oppure un percorso che viene coperto in più giorni. In questo secondo caso la preparazione diventa indispensabile. Non bisogna infatti sottovalutare le difficoltà del trekking itinerante: alzarsi presto, dare da mangiare al cavallo, prepararlo e iniziare il cammino, fermarsi, rifocillare uomini e cavalli e poco dopo ripartire per portare a conclusione la tappa, non è certo semplice. Fatelo per più giorni in un trekking itinerante e modificherete il vostro modo di pensare e di agire nei confronti dell'ambiente ma soprattutto imparerete a conoscere il vostro cavallo. È anche questo il bello e forse la magia di questo sport: il forte rapporto che si instaura tra cavallo e cavaliere.
Cavallo e cavaliere diventano quasi un tutt'uno, cercano ogni giorno la strada e ogni giorno le strade ed i sentieri percorsi in sella, diventano la tua strada e tuoi sentieri. Il turismo equestre è così anche un elogio della lentezza, contrapposta alla velocità che toglie spazio alla vita. Un giorno di marcia a cavallo corrisponde mediamente a mezz'ora, quaranta minuti di automobile!

In genere si va a cavallo in gruppo perché un trekking può essere facile, impegnativo, difficile ma deve essere sempre divertente ed il gruppo è un buon aiuto ed anche un sostegno nei momenti difficili. Fra cavalieri di turismo equestre si socializza immediatamente e si consolidano le amicizie spesso attorno a tavole imbandite, al termine delle varie escursioni a cavallo.
Il territorio italiano si presta magnificamente alla pratica di questa disciplina sportiva ed è per questo che, specialmente in certe regioni, sono nati tanti centri di turismo equestre che permettono ai cavalieri di trascorrere le loro vacanze sia con cavalli propri che con cavalli in affitto.
In genere si organizzano tappe di 35 km al massimo, per non estenuare cavalli e cavalieri, in termini di ore siamo sulle 6/7 ore di marcia al passo.
Ogni tappa viene solitamente divisa in due, al mattino la parte più dura e più lunga del percorso e al pomeriggio dopo la sosta quello che rimane. Questo in linea di massima perché poi quando si deve raggiungere una meta precisa in un posto che non conosce possono capitarne di tutti i colori: si può sbagliare percorso, si può trovare una sbarra chiusa, anche se solitamente aperta, oppure la strada può essere ostruita da alberi abbattuti da un nubifragio, o da una frana, senza contare poi tutto il repertorio di problemi ai cavalli, fate conto di viaggiare con un neonato al seguito, può capitare di tutto ed in questo caso la presenza di un cavaliere esperto può essere di grande aiuto!

Anche il turismo equestre,come tutti gli sport più faticosi, porta con sé fatica e momenti duri, quelli classici in cui si vorrebbe tornare indietro o meglio ancora non essere mai partiti, questi momenti vengono superati soprattutto grazie allo spirito di gruppo ed alla voglia di terminare comunque il viaggio. Passato l'attimo di scoraggiamento si riparte e si e' poi sempre felici di essere andati avanti per continuare a gustare tutti i piaceri dello stare in mezzo alla natura con il cavallo.
"Nel montare un cavallo, noi prendiamo in prestito la libertà."


A cavallo in Maremma

La Maremma è una terra ancora vasta ed integra, con inverni molto miti, dove il turismo equestre si apprezza maggiormente nei mesi da ottobre a maggio, lontani dal caos turistico del mare. A cavallo, negli agriturismo, attraverso itinerari di sapori, di natura, di storia, si può andare alla ricerca di tratturi, di sentieri nascosti o abbandonati, di guadi praticabili e sicuri, di "vadi" nelle siepi.
In Maremma esiste una rete di ippovie provinciali ufficiali di circa 500 km, con gradi diversi di difficoltà, dotata di stazioni di sosta attrezzate per il turista equestre.
Pressoché infinite le possibilità di scelta: percorsi lunghi, brevi, facili, difficili, con tappe al mare, con cene tipiche, più avventurosi, meno avventurosi, insomma ce n'è davvero per tutti i gusti.
Un buon punto di partenza per scegliere il vostro itinerario in Maremma potete trovarlo in questi siti:
http://www.cavallomaremmano.it/
http://cavalloweb.quotidiano.net/turismoequestre/toscana02.php3
http://space.tin.it/viaggi/rodloren/trekking.html
http://www.viaequestregrossetana.it/chisiamo.htm
http://www.amicidellatoscana.it/ita/sport/sport_terra/equitazione.asp

22/05/2002

A scuola di ciclismo
di
Gian Luca Donato

CORSE A TAPPE PER CICLOAMATORI

Giro delle Coste della Sardegna (21-28 aprile 2002)




La nuova edizione del Giro organizzato da Tonino Scarpitti avrà quest'anno una connotazione particolare, con la granfondo della Costa Smeralda inserita al centro della settimana agonistica. Tre tipologie di gara con una classifica riservata ai fondisti (Grangiro), una ai mediofondisti (Mediogiro) e una infine per i cicloturisti; i percorsi saranno pertanto disegnati con differenti caratteristiche.
Tutti i partecipanti verranno ospitati in alberghi o villaggi turistici confortevoli, sempre con lo scopo di favorire l'aggregazione tra i team e soprattutto fra i singoli. Sono previste attività di culturali per gli accompagnatori e una serie di iniziative, anche a sorpresa, gestite dal funambolico team isolano di Scarpitti.
Per informazioni contattare: Tonino Scarpitti cellulari 0335/6109223 - 0347/7021686. Mare & Monti -Via Mar dei Caraibi, 10 Loc. Flumini - 09045 QUARTU Tel.070892183 fax. 070898205
Internet: www.girobike.com
E MAIL giro@girobike.com

Il programma








Il ciclista va a scuola, e non può non farlo che seguendo i consigli di due grandi ex campioni: Davide Cassani e Maurizio Fondriest.
Due esempi di prodotto disegnato su misura per coloro che vogliono migliorare il loro approccio con la bicicletta pedalando per più giorni accanto ai due ex campioni e a numerosi protagonisti del mondo pro di oggi.
Un'occasione per passare quattro/cinque giorni in sella, cercando di imparare alcuni segreti essenziali per il miglioramento del proprio bagaglio tecnico.

La scuola Davide Cassani


L'idea di organizzare questa scuola è nata dalla consapevolezza che sebbene il ciclismo abbia oggi migliaia di appassionati, molti non sanno esattamente come allenarsi, cosa mangiare, come affrontare una preparazione atletica.
Nelle giornate dedicate alla scuola Cassani, ex capitano della nazionale ed oggi apprezzato commentatore televisivo, cerca di trasmettere ai suoi allievi le esperienze vissute in 20 anni di attività, con la collaborazione di esponenti di primo piano del mondo professionistico.

CORSE A TAPPE PER CICLOAMATORI

Giro delle Dolomiti (28 luglio-3 agosto 2002)




Il 26° Giro delle Dolomiti, organizzato dall'A.S. Giro delle Dolomiti Bolzano, è aperto a cicloturisti e cicloamatori, e disegnato sulle strade che hanno reso famosi i campioni del ciclismo, attraverso alcuni degli itinerari più suggestivi delle Dolomiti.

Sei tappe in programma con una giornata di riposo (mercoledì 31 luglio); il giorno 28 luglio in concomitanza con la prima tappa, si svolgerà anche la Gran Fondo Alto Adige Bolzano di 170 km.
La caratteristica di questa manifestazione prevede una sommatoria di andature libero e tratti cronometrati. Il regolamento prevede infatti in tutte le tappe un tratto di percorso a velocità libera con rilevamento cronometrico, ed ogni sono esposte le classifiche assolute e di categoria per i concorrenti che hanno percorso l'intera tappa. I tempi realizzati in ciascun tratto a velocità libera e la somma dei sei tempi saranno riepilogati a fine giro sempre nel rispetto delle categorie federali. Per entrare in classifica assoluta di fine Giro è necessario percorrere completamente tutte le tappe.
Per informazioni ed iscrizioni: A.S. Giro delle Dolomiti - via Vittorio Veneto, 5 - 39100 Bolzano
Giro delle Dolomiti; telefono 0471/272089, fax 0471/270443.
girodol@girodolomiti.com


Il programma

E con lui numerose aziende del settore come Campagnolo, Pinarello, Nalini, Selle Italia, Gensan, Aereo, Technogym, Sidi, Polar e Briko. La scuola è inserita negli eventi SPORTUR.

Info: BVC - Sport Lungomare G. Deledda n. 182 - 48015 Cervia (RA) Tel.: 0544.974.395 Fax 0544.975.757
www.davidecassani.it

Due i prossimi appuntamenti con la scuola Cassani

Cervia: 03 - 07 aprile 2002

Hotel "Aurelia", Viale 2 Giugno n. 34, Milano Marittima (RA) - Tel. 0544/975451 Fax 0544/972773
Email aurelia@selecthotels.it

In concomitanza dello stage di Cervia, avrà luogo la festa annuale del "Club Davide Cassani".
Allo stage è collegata la partecipazione alla Granfondo di ciclismo "Selle Italia - La via del sale" ed i partecipanti alla scuola partiranno in grigia d'onore.
Un programma.
come sempre ricco e pieno di sorprese

A spasso per le Dolomiti: 17 - 22 giugno 2002

Giro a tappe sulle salite più importanti delle Dolomiti, quali Pordoi, Marmolada, Passo S. Pellegrino, Passo Rolle. Partenza e arrivo a Torbole

Lunedi' 17 giugno 1° Giorno
Partenza da Levico alle ore 9.30 su un percorso che attraversa le localita' della Val Sugana, San Martino di Castrozza, Passo Rolle.
Arrivo a Predazzo Totale Km. percorsi: 120.
Martedi' 18 giugno 2° Giorno
Partenza da Predazzo su un percorso che attraversa le località di Canazei, Passo Pordoi, Passo Campolongo.
Arrivo a Corvara Totale Km. percorsi: 65.
Mercoledi' 19 giugno 3° Giorno
Partenza da Corvara su un percorso che attraversa le località del Passo Gardena , Ortisei e Passo delle Erbe.
Arrivo a San Vigilio di Marebbe Totale Km. percorsi: 90
Giovedi' 20 giugno 4° Giorno
Partenza da San Vigilio di Marebbe su un percorso che attraversa le località del Passo Furcia, Cortina d' Ampezzo, Passo Falzarego, Passo Valparola.
Arrivo a Corvara Totale Km. percorsi: 80.
Venerdi' 21 giugno 5° Giorno
Partenza da Corvara su un percorso che attraversa le località di Campolongo, Passo della Marmolada.
Arrivo a Cavalese Totale Km. percorsi: 90.
Sabato 22 giugno 6° Giorno
Partenza da Cavalese su un percorso che attraversa le località di Passo Manghen e arrivo a Levico Totale Km. percorsi: 70.

BikeSchool a Montecatini Terme con Maurizio Fondriest

"Il ciclismo non è un gioco, ma un esercizio. Non si finisce mai di imparare". Proprio le parole di Alfredo Martini sintetizzano al meglio l'obiettivo della BikeSchool di Montecatini, ormai appuntamento fisso nella località termale toscana presso il Galligani Hotel, impreziosita da un testimonial d'eccezione, Maurizio Fondriest, campione del mondo nel 1988, a Renaix e oggi brillante opinionista televisivo Rai.
La Bike School si rivolge ai cicloamatori non esasperati, ai quali viene offerta la possibilità di vivere per alcuni giorni l'atmosfera dei ritiri e delle trasferte delle squadre professionistiche.
Al centro della scuola le uscite in bicicletta, guidate proprio dallo stesso Fondriest, sui deliziosi saliscendi dell'entroterra toscano; l'occasione per sperimentare dal vero gli insegnamenti indiretti del campione trentino e dei suoi partner tecnici (con la possibilità di testare materiali tecnici, messi a disposizione di aziende leader del settore, come Campagnolo, Sidi, Polar, San Marco, Compex, Reebok, cicli Fondriest e Aero). Per tutti sedute di massoterapia, fisioterapia, fitness, trattamenti termali, dibattiti e miniconferenze su temi riguardanti la metodologia d'allenamento, la preparazione per le granfondo, l'alimentazione. Una full immersion comunque in grande relax per comprendere il senso autentico e non esasperato di una passione, vissuta anche con un po' di cognizione tecnica. I consigli tecnici e degli specialisti hanno integrato.

Il prossimo appuntamento della BikeSchool 2002 è per il mese di giugno, al termine del Giro d'Italia.

Per informazioni: Bike School Montecatini Terme - Viale Fedeli 10 - 51016 Montecatini Terme (tel. 0572.70251; fax 0572.70252) bike@galliganihotels.it

09/04/2002

Una corsa nella storia
di
Gian Luca Donato

INFORMAZI0NI

QUANDO: domenica 24 marzo 2002

DOVE: partenza e arrivo in via dei Fori Imperiali (Colosseo)

KM: 42,195 certificazione Fidal e Iaaf/Aims

ISCRIZIONI: fino al 7 marzo

COME RAGGIUNGERE LA PARTENZA: Metro B - fermata "Colosseo"

REGOLAMENTO

Il Villaggio Maratona A partire dal 20 marzo, la Maratona della Città di Roma avrà il suo cuore operativo nel Villaggio Maratona, che, grazie alla collaborazione con l'EUR SpA, sarà allestito all'interno del Salone delle Fontane, in via Ciro il Grande. Verrà allestito un vero e proprio villaggio sportivo, con stand espositivi, aree per la pratica sportiva, spazi per spettacoli e incontri stampa. Al Villaggio Maratona verranno consegnati i pettorali di partecipazione alla gara del 24 marzo. L'ingresso per il pubblico è gratuito.









L’ottava edizione della Maratona della Città di Roma si svolgerà il 24 marzo, domenica delle Palme e prima domenica di primavera.

Il percorso di gara sarà quello ampiamente collaudato nelle precedenti edizioni, con piccole ma sostanziali modifiche lungo il tracciato per renderlo ancora più scorrevole.

 La gara si snoderà attraverso le strade del centro storico e dei quartieri più popolari, toccando i luoghi ed i monumenti più significativi e ricchi di storia della Capitale, dal Colosseo e Piazza Venezia, a Piazza del Popolo e Fontana di Trevi, a Piazza Navona.

Gli organizzatori, visto il delicato momento politico internazionale, hanno deciso di far transitare la gara davanti alle costruzioni simbolo delle tre religioni monoteiste. Gli atleti sfileranno davanti a S.Pietro, alla Sinagoga e alla Moschea, creando un ideale filo conduttore in grado, attraverso lo sport, di cancellare ogni contrasto ideologico. Il messaggio di pace sarà rilanciato anche da una staffetta e da un gemellaggio. La maratona, inoltre, si farà portatrice di un ricordo speciale dei vigili del fuoco morti qualche mese fa nella Capitale.

 L’impegno dell’Italia Marathon Club, del Comune di Roma e della Fidal, messo in atto nelle passate edizioni,  ha fatto sì che la città, i romani, i tanti visitatori stranieri si affezionassero all’evento, seguendolo con partecipazione e rispetto, passeggiando insieme con i protagonisti della festa sportiva e culturale realizzata ogni anno dalla Maratona della Città di Roma.

 Questo uno dei motivi della crescita della Maratona, che in pochi anni è riuscita ad essere considerata la prima maratona d’Italia per numero di partecipanti (con più di 8000 partecipanti nell’ultima edizione) e di atleti arrivati al traguardo (6.200) ed una delle più importanti d’Europa.

Al via saranno atleti provenienti da ogni parte del mondo. Numerose le iscrizioni di atleti di Paesi europei ed extraeuropei, soprattutto dagli Stati Uniti (tra cui spicca la presenza di circa 600 atleti diabetici), a testimonianza della popolarità che l’evento ha raggiunto anche fuori dai confini nazionali. Un motivo in più per arrivare allenati il più possibile all’evento.

La diretta della gara sarà curata dalla RAI che, come già in passato, organizzerà le riprese con dispiego di uomini e mezzi per garantire la migliore valorizzazione della competizione ed offrire ai telespettatori le spettacolari immagini della Città Eterna. Numerosi ospiti e testimonial saranno sul traguardo dei Fori Imperiali e anche quest’anno non mancherà il legame con il mondo della scuola.

La gara sarà, come tradizione, affiancata dalla Stracittadina di cinque chilometri, vera e propria festa sportiva non agonistica, alla quale possono partecipare proprio tutti per passare una giornata insieme a tanti amici correndo o passeggiando nello scenario più bello del mondo.

La Maratona della Città di Roma, a partire dal 20 marzo, avrà il suo cuore operativo nel Centro Maratona, che, grazie alla collaborazione con l’Eur Spa, sarà allestito anche quest’anno all’interno del Salone delle Fontane all’Eur.

07/03/2002

Una straordinaria fatica
di
Gian Luca Donato

ROWING GROUP

Un esercizio compatibile
(a cura di Indoor Rowing)

Che cos'è il Group Rowing?
Un'incredibile ed entusiasmante fusione tra canottaggio e fitness dove il concetto di equipaggio viene riportato per la prima volta in palestra, attraverso una macchina (Indoor Rower, ovvero remoergometro). Infatti, proprio come in una barca da canottaggio, tutti remano insieme a tempo di musica.

Perché fa bene?
Tutti i principali gruppi muscolari vengono coinvolti, in particolar modo le braccia, le gambe, il dorso, le spalle, l'addome ed i glutei. A questo si sommano i notevoli benefici cardiovascolari, attraverso il movimento naturale della vogata, che mantiene la flessibilità e protegge le articolazioni grazie ad un azione priva di impatti. Come si svolge la lezione? Il vostro istruttore vi guiderà attraverso un breve periodo di riscaldamento e stretching, per poi entrare nel vivo della lezione. A seconda del tipo di allenamento richiesto, questa può durare dai 20 ai 40 minuti, e viene seguita da una fase di defaticamento ed allungamento - il tutto a tempo di musica.

A cosa serve il monitor?
Il monitor della macchina è una parte essenziale della macchina. Ci dà un riscontro colpo dopo colpo sull'allenamento che stiamo facendo, e riporta con assoluta precisione il tempo trascorso dall'inizio dell'allenamento, la distanza che abbiamo coperto, la velocità che stiamo mantenendo, le calorie che abbiamo bruciato e la potenza che abbiamo prodotto espressa in Watt. Ci dice inoltre quante remate facciamo al minuto, e utilizzando il cardiofrequenzimetro i battiti cardiaci. In questo modo possiamo valutare la nostra performance dopo ogni allenamento e cercare di migliorarci di volta in volta, dandoci una motivazione insostituibile.


Cosa sono i programmi di motivazione Concept 2?
Una motivazione in più per continuare ad allenarvi nel migliore dei modi. Per chi ha voglia di confrontarsi con gli altri, a qualsiasi livello di allenamento e a qualsiasi età. Dopo ogni allenamento, registrate per quanti metri avete remato.

www.concept2.it







Il canottaggio è uno sport che ti regala tante soddisfazioni, certamente proporzionali alla grande fatica profusa. Spesso un grande sforzo, che tuttavia trasmette emozioni particolari, sia che lo si faccia singolarmente che in coppia, oppure in otto; o con altre imbarcazioni. Un'attività che tuttavia presuppone non soltanto una grande preparazione fisica, ma anche una molto attenta applicazione tecnica, per la sequenza dei movimenti che vanno armonizzati in successione per rendere armonico il procedere dell'imbarcazione.

Traffico in acqua a Sabaudia










La Federazione Italiana Canottaggio e il Circolo Canottieri Sabaudia, organizzano per il giorno 2 e 3 marzo prossimi la quinta prova del Campionato Italiano di Granfondo "Trofeo della pace internazionale", valido come quinta prova della Coppa Italia. La prova è riservata agli equipaggi delle società e dei circoli nazionali ed internazionali, nelle specialità otto fuori scalmo e quattro di coppia. Una prova che vedrà al via oltre cento equipaggio da tutta la penisola, e che vivrà una grande due giorni anche grazie alla collaborazione del Distaccamento Sportivo della Marina Militare, del Centro Sportivo Corpo Forestale dello Stato, del Gruppo Nautico "Fiamme Gialle" e del Gruppo Sportivo "Fiamme Oro".

Il premio per un grande sforzo
Il canottaggio ha una nobiltà particolare, perché non occorre soltanto avere qualità atletiche elevate, abbinate ad un corretto esercizio tecnico, ma anche una predisposizione mentale per il rispetto che uno sport del genere presuppone quando si sale in barca. Rispetto verso se stessi, verso il contesto ambientale che ci ospita, ma soprattutto verso i colleghi e gli avversari. E poi, naturalmente, un allenamento completo non soltanto in barca, ma anche di corsa, in palestra o sul simulatore (remoergometro).
Ed il canottaggio, come disciplina nobile, presuppone il rispetto di una serie di regole che si perpetuano nella tradizione di questo sport di fatica. Ecco perché sono necessarie anche qualità caratteriali e morali speciali.
Il canottaggio è uno sport individuale, oppure coinvolge 2, 4 o 8 elementi, sintetizzati in un armonico unico. E' considerato da sempre uno strumento di formazione non solo fisica, ma anche morale, dei giovani; come si vede nelle maggiori università tedesche, inglesi e americane, dove il canottaggio gode di una straordinaria considerazione.
E se l'acqua è l'elemento fondamentale di questa attività, c'è poi l'imbarcazione, con la quale i canottieri instaurano un rapporto quasi viscerale, la portano da continente a continente, la puliscono, la rendono ogni giorno sempre più competitiva.

WORLD INDOOR ROWING CHAMPIONSHIP

Campionati del Mondo (CRASH-B's)
Boston (USA), 24 febbraio 2002
Nutrita la squadra italiana ai ventunesimi Campionati del Mondo di Indoor Rowing: oltre ai campioni del Mondo in carica Leonardo Pettinari e Fabio Calvelli, voleranno a Boston anche 10 appassionati del Beauty Center di Solofra, la squadra Campione Italiana nel 2002.
Alcuni gli atleti di spicco della Nazionale: il peso leggero Elia Luini (compagno di barca di Pettinari), l'Under 23 Lorenzo Porzio e l'under 18 Pierpaolo Frattini.
http://www.concept2.co.uk/
wirc/index.php

 

Cenni di storia
Anche a Sabaudia si respirerà un po' del trazione di questo sport, nato probabilmente dall'osservazione di alberi galleggianti che ispirò l'uomo ad abbozzare la costruzione di primi natanti, spinti da rudimentali leve. Da quell'idea originaria nacquero successivamente una serie di imbarcazioni di forme e materiali diversi, e sempre più evolute: zattere, barche di canne, giunchi, pelli, otri gonfiati, ecc.
L'esercizio del remo, come attività sportiva agonistica vera e propria, vanta comunque origini altrettanto remote; se è vero che a memoria d'uomo di ricordano pitture tombali rappresentanti scene di attività sportive, risalenti alla quinta dinastia dei Faraoni (2600 a.C.), che hanno confermato come gli Egizi praticassero anche il canottaggio.
Regate competitive si svolgevano regolarmente nell'antica Grecia durante i giochi Istmici e Panatenaici: erano escluse però dalle Olimpiadi, perché l'esercizio del remo veniva ancora considerato un gesto servile, così come avveniva sulle imbarcazioni di trasporto, di crociera, ma soprattutto da guerra.
Molti secoli più tardi il solito barone De Coubertin, fondatore delle Olimpiadi Moderne, darà un impulso decisivo al canottaggio restituendolo alla pratica Olimpica.
Il canottaggio comparirà tra gli sport olimpici già sin dalla seconda edizione dei giochi a Parigi nel 1900; e si è guadagnato la gloria attraverso le imprese epiche di straordinari interpreti di questa snervante attività, spesso poco gratificante da un punto di vista economico (ai nostri giorni è stato molto diverso il trattamento remunerativo ricevuto dai pluriolimpionici e iridati inglesi Pinsent e Redgrave, rispetto agli ugualmente eroici fratelloni di Castellamare di Stabia, al secolo gli Abbagnale).

20/2/2002

La Marcialonga dei Record
di
Gian Luca Donato

Informazioni

QUANDO:
domenica 27 gennaio 2002
DOVE:
partenza a Moena e arrivo a Cavalese (Val di Fiemme)
KM:
70
ISCRIZIONI:
dal 10 Settembre al 16 novembre
QUOTA D'ISCRIZIONE:
La quota di iscrizione è fissata in Lire 78.000 (Euro 40).- entro la data del 20 ottobre e Lire 88.000 (Euro 45).- entro il 20 gennaio ( chiusura iscrizioni); essa non è restituibile per nessuna ragione. La SOSTITUZIONE DI NOMINATIVI entro la data del 10 gennaio comporta il pagamento di Lire 20.000 (Euro 10).
RITIRO:
I pettorali vengono distribuiti all'Ufficio Gare di Cavalese, previa presentazione della tessera F.I.S.I., con il seguente orario:
GIOVEDÌ: 15.00 - 19.00
VENERDÌ: 8.30-12.00 15.00 - 19.00
SABATO: 8.30 - 21.00
TEMPO LIMITE:
Cancelli chiusi ad orario, a:
CANAZEI ore 12.30
PREDAZZO ore 15.00
MOLINA ore 17.30
A 1 Km DALL'ARRIVO 1 ora e 45 minuti dopo la chiusura del cancello di Molina.
Per il percorso ridotto di km 45 un cancello chiuderà la pista a MOENA alle ore 15.00. Ulteriori cancelli potranno essere istituiti a discrezione del Comitato Organizzatore.

Uno sforzo organizzativo premiato con 4300 iscritti, quello della 29a edizione della Marcialonga; trecento in più dello scorso anno.
Juan Jesus Gutierrez ha fatto tris alla Marcialonga della Valli di Fiemme e Fassa, nel corso di una gara tattica la sua, per tutti e 60 i chilometri. È stato sempre nel gruppo di testa senza mai forzare, lasciando il ruolo di lepre ai tanti favoriti. Poi nell'ultimo tratto, nella difficile salita di Cascata, l'azzurro Maurizio Pozzi ha cercato di andarsene ma Gutierrez lo ha inesorabilmente battuto con una volata lunga 500 metri.
Gara molto vivace e veloce anche tra le donne, dove c'è stata selezione, con la galoppata solitaria di Anna Santer, che ha tagliato il traguardo sfinita davanti ad una grande, Antonina Ordina; terza la "poliziotta" Lara Peyrot.
E così la 29.ma edizione della Marcialonga passa agli archivi. Alla prossima del 2003 per festeggiare il trentennale, tutti a passo classico.

Molti si chiedono quale preparazione specifica ci vuole per affrontare una prova così impegnativa come un gara di sci da fondo di settanta chilometri. Eppure con un allenamento attento e non esasperato tutti sono in grado di togliersi lo sfizio di domarla almeno una volta.

Un percorso molto turistico

Una delle caratteristiche principali della Marcialonga è senza dubbio l'affascinante tracciato che si snoda per 70 chilometri attraverso i paesi, i prati e i boschi delle valli di Fiemme e Fassa; un tracciato ricco di storia e di storia, con tanti campioni che lo hanno reso ormai leggendario. Un percorso suggestivo ai piedi di montagne dal fascino leggendario che permette ad ogni paese di vivere in prima persona l'evento, di assistere da vicino al compiersi dell'impresa, di incitare con calore i concorrenti impegnati nella grande fatica; da affrontare sempre con ana adeguata preparazione.
La Marcialonga parte, come tradizione vuole, nella piana di Moena, la fata delle Dolomiti, posta in un'incantevole conca alluvionale ai piedi di alcuni dei massicci più famosi al mondo, dal Latemar, ai Monzoni. Una gara della tradizione ma con molte novità nel suo programma settimanale.

Conosciuto centro turistico estivo ed invernale, Moena offre un ottimo standard per quanto riguarda alberghi, negozi e ristoranti, che da anni propongono con successo i piatti della rinomata tradizioneastronomica ladina.Dopo un paio di chilometri si raggiunge Soraga, caratteristico paese ai piedi del Catinaccio. Qui l'offerta turistica è basata su una vacanza a misura d'uomo, all'insegna del relax e del contatto con la natura.

Come si arriva

La Val di Fiemme si trova nel Trentino nord-orientale: in uno dei più suggestivi territori alpini, tra la Catena del Lagorai, il Gruppo del Latemar e le Pale di San Martino essa apre le porte alle Dolomiti dove, proseguendo lungo il corso del torrente Avisio, si trova la Val di Fassa, altra suggestiva vallata tipicamente alpina e ricca di fascino, con le sue guglie dolomitiche famose in tutto il mondo.

In macchina:
dall'uscita Egna-Ora dell'Autostrada del Brennero A22, si percorre la Strada Statale n° 48 delle Dolomiti (24 km per Cavalese, 36 km per Predazzo, 50 km per Moena).

In treno:
le stazioni più vicine sono Ora 24 km, Bolzano 42 km, Trento 60 km. Da qui servizio autobus di linea per la Val di Fiemme e la Val di Fassa.

In pullman:
collegamenti con le principali città italiane: Milano, Brescia, Mantova, Cremona, Piacenza, Modena, Reggio Emilia, Bologna, Genova, La Spezia, Padova, Venezia, Treviso, Rimini, Firenze, Pisa, Lucca, Livorno, Roma.

Il terzo comune che si incontra risalendo lungo la Valle di Fassa è Vigo, antico centro politico-amministrativo della valle, posto in magnifica posizione panoramica con una vista a 360° da Cima Undici fino alla Marmolada. Vigo è il punto di partenza privilegiato per le escursioni estive nel Gruppo del Catinaccio grazie alla funivia del Ciampedìe, fulcro anche dell'area sciistica omonima, dove sciatori di ogni età trovano soddisfatte le proprie esigenze.
Si sale anche se spesso impercettibilmente, creando qualche problema ai più disinvolti; e si sale ancora per qualche chilometro fino a Pozza di Fassa, centro estivo ed invernale, caratterizzato dalla pace e dal relax che qui non mancano mai. In inverno è d'obbligo una puntata alla pista in notturna di Aloch, per una sciata indimenticabile al chiaro di luna.
Superata Pozza è la volta di Mazzin, famoso negli anni passati come il paese dei "pitores" i pittori decoratori che tante opere hanno lasciato in valle e all'estero. Da Mazzin partono numerose escursioni verso le cime dolomitiche e lungo la selvaggia Val d'Udai. Ed qualche strappetto improvviso comincia ad appensantire le gambe dei fondisti; come alle porte di Campitello, 15 chilometri dopo la partenza, in un dolce alveo dominato dall'imponente massiccio del Sassolungo e dal Col Rodella, facilmente raggiungibile grazie all'omonima funivia. Campitello è uno dei punti di partenza del Sellaronda, il classico tour sciistico attorno al massiccio del Sella, che rappresenta uno dei "must" per gli appassionati di sci.
Il giro di boa è alle porte, all'ingresso di Canazei, adagiato in una conca naturale ai piedi di alcune delle più suggestive vette dell'arco dolomitico. E' qui che comincia la Marcialonga, quando si comincia a tornere verso Cavalese e il più difficile sembrerebbe alle spalle.
A Canazei il turismo coniuga moderne infrastrutture all'amore verso le tradizioni e la cultura ladina, che si manifesta attraverso suggestive feste folcloristiche, in estate e in inverno; ma la stanchezza non concede agli atelti, soprattutto quelli meno allenati, di ragionare soltanto con l'altimetria. C'è anche la fatica che ha prosciugato parte delle energie, che i successivi strappetti, comunque presenti anche al ritorno, renderanno ancora più ridotte.
Tornati a Moena si proseguirà poi verso la Valle di Fiemme dove si incontra Predazzo, noto centro turistico estivo e invernale ai piedi del Latemar, facilmente raggiungibile grazie alla nuova cabinovia che collega i comprensori di Pampeago e Obereggen per una pratica dello sci alpino ai massimi livelli. I colori di queste valli dolomitiche cominceranno a diventare negli occhi dei fondisti sbiatiti; quasi appiattiti. Come quelli dell'iride, che proprio nel 2003, saranno esaltati invece a Predazzo, che ospiterà presso il Centro del Salto Dalben, tutte le gare di salto con gli sci dei Campionati del Mondo di Sci Nordico. Comunque ci stiamo avvicinando alla fine della grande fatica, e continuando lungo la valle si giunge a Ziano a 950 m. di altitudine, formato da numerose pittoresche frazioni. A Ziano è possibile praticare lo sci di fondo e lo sci alpino anche in notturna, grazie ai nuovi impianti recentemente realizzati.
Panchià è il paese successivo: tipico paese di montagna ai piedi del Monte Cornon e del Monte Agnello è un punto di partenza ideale per splendide escursioni.
Superato Panchià si giunge nel comune di Tesero, sede del centro del fondo di Lago, che ospiterà i campionati mondiali del 2003. Saliscendi che sembrano interminabili, nel centro turistico estivo ed invernale, famoso per i suoi presepi, esposti ogni anno nel pittoresco centro storico, e per la grande tradizione artistica e artigianale.
L'arrivo è vicino, prima dell'ultimo breve sforzo, toccando il comune di Castello-Molina, formato da due nuclei abitati separati, ricchi di storia e fascino. La vacanza qui è all'insegna del contatto con la natura, dello sport e del relax.
Lo strappo di Cavalese, capoluogo storico e amministrativo della Val di Fiemme, sede della Magnifica Comunità di Fiemme, antica istituzione di origine medievale che ancora oggi gestisce i beni forestali comuni di tutta la valle. Notevoli sono le infrastrutture per gli ospiti con palaghiaccio, piscina, palacongressi, teatro. Per i fondisti la conclusione di un appassionante calvario; il coronamento di un sogno, quello della sfida con se stessi. Per gli amanti dello sci è d'obbligo una puntata all'Alpe Cermis, dove ci si può lanciare lungo la stupenda piste Olimpia, una delle più belle e impegnative piste della zona.



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