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Wakeboard,
lo snowboard sull'acqua
Il
wakeboard è una combinazione di snowboard, skate, surf, sci nautico:
si può surfare l'onda prodotta dall'imbarcazione, sfruttarla come
rampa per fare figure in aria come con lo snow o lo skate, oppure
scivolarci sopra avendo la sensazione si surfare su neve fresca…
La
differenza sostanziale è che lo snowboard scivola sulla
neve, generalmente dura e compatta, quindi le cadute lasciano
dei segni, invece con il wakeboard si scivola e si cade sull'acqua,
decisamente più accogliente ed amichevole della neve!
Nasce negli Stati Uniti nei primi anni '80 dai surfisti da onda:
furono proprio loro che nei noiosi ed inattivi momenti di mancanza
d'onda cominciarono a farsi trainare da vari tipi di imbarcazione.
Poi le tavole cominciarono a cambiare forma: furono accorciate
e ristrette sempre più, furono poi montate delle straps
simili a quelle del windsurf per renderle sempre più maneggevoli.
Nacque così lo skurfer, un vero surrogato del surf da onda.
Poi sono cambiati i modi di vedere lo sport e le tavole: queste
ultime assomigliano più agli skateboards nel senso che
prendono una forma simmetrica a poppa e prua con pinne su entrambi
i lati gli attacchi assomigliano a quelli dello snowboard, non
si tenta di surfare la scia ma si cerca di saltarla usandola come
rampa per fare i salti più impensati: capriole, salti all’indietro,
360, fino a 720. Una varietà di manovre, per chi padroneggia
lo
strumento, pressoché illimitata. Non esiste neanche, come
nel surfing, una direzione preferenziale, goofy o regular, ma
si cerca di "wakebordare" in entrambe le direzioni.
E si è così arrivati alla wakeboard, ossia "tavola
da scia".
Un
aspetto positivo del wakeboard è che si può praticare
con qualsiasi tipo di imbarcazione (rispettando le norme di navigazione
e i divieti delle capitanerie).
Se però si vuole volare davvero, bisogna utilizzare imbarcazioni
attrezzate appositamente per questo nuovo sport: vengono infatti
caricate in modo da creare l'indispensabile hard wake (onda dura),
oppure viene utilizzato un pilone da traino rialzato in modo da
avere più stallo in aria.
Imparare
non è poi così difficile come può sembrare,
è indispensabile saper nuotare, per il resto basta solo
un po’ di impegno e la giusta dose di spericolatezza!
L'apprendimento è molto rapido e semplice e ciò
è dovuto soprattutto alla superficie molto ampia della
tavola che permette una facile fuoriuscita dall'acqua.
E' anche più facile dello snowboard per la differente presa
di spigolo dell'acqua rispetto alla neve: la conduzione ed il
cambio diventano in questo modo molto più agevoli.
In genere si comincia con qualche esercizio a secco, poi si scende
subito in acqua, meglio se con la guida di un esperto che può
fornire tutte le indicazioni per compiere le evoluzioni. In circa
dieci lezioni si può arrivare a livelli quasi agonistici!
Vediamo
un po’ come cominciare:
uscita dall'Acqua
Entrate in acqua, mettete la tavola perpendicolare alla barca,
piegate le gambe tenendo le ginocchia vicine e distendete le braccia;
non appena la barca inizia ad andare e sentite che la tavola fa
resistenza, fatevi tirare in avanti finché non arriverete
con le spalle all'altezza delle ginocchia e contemporaneamente
lasciate scivolare la tavola verso il sedere, ora ruotate la tavola
nel senso di marcia (se siete goofy porterete il piede destro
avanti) rimanendo con le gambe piegate, e in un attimo, starete
galleggiando fuori dall'acqua!
Rimanere in equilibro le prime volte sarà un po’
difficile, cercate di rimanere diritti con il corpo, le gambe
devono rimanere sempre un po’ piegate anche per ammortizzare
le onde,. Quando avrete raggiunto una buona posizione e preso
confidenza con curve e accelerazioni potete cominciare a tentare
qualche manovra più azzardata!
01/07/2004

La
carica dei ventimila al "Bike Festival"
A
Riva del Garda sono attesi da tutto il mondo ventimila appassionati
di mountain bike. A destare tanto interesse è il tradizionale
appuntamento primaverile con il "Bike Festival Garda Trentino",
in programma da giovedì 29 aprile a domenica 2 maggio.
Sull'area espositiva vicina al Palazzo dei Congressi (piazzale
Filzi) nei quattro giorni della kermesse sono previste una serie
di eventi che vanno dalla Xenofit Bike Marathon Garda Trentino
a numerosi pasta party, il Cannondale party, lo Scott Junior Trophy
e lo Scott Nightsprint, oltre naturalmente alla immancabile esposizione
di novità tecniche che le 100 aziende, in rappresentanza
di 300 marchi, metteranno in mostra.
Il "Bike Festival" è anche l'occasione per partecipare
a tour guidati in mountain bike lungo i sentieri del Garda Trentino,
escursioni alla portata di tutti lungo i più bei percorsi
della zona accompagnati da esperte guide, oppure per assistere
alle esibizioni delle stelle della mountain bike mondiale.
L'attrazione
di questa edizione sarà certamente lo show notturno di
Timo Pritzel in programma venerdì alle 20.00 nel parco
Lido a Riva, dopo il pasta party che sarà servito a Torbole
nel parco della Colonia Pavese in tardo pomeriggio. L'appuntamento
clou rimane comunque la "Xenofit Garda Trentino Bike Marathon",
la classica gran fondo in programma sabato 1 maggio, che nell'edizione
del decennale vide alla partenza oltre duemila concorrenti. La
competizione si disputa su di un unico tracciato a tre differenti
distanze. Domenica mattina alle 10 partirà lo "Scott
Junior Trophy", gara riservata ai baby biker dai 5 ai 15
anni.
Xenofit-Bike-Marathon
Garda Trentino
La Xenofit BIKE Marathon "Garda Trentino" è senz'altro
una delle competizioni più belle ed altamente impegnative.
Partenza e arrivo a Riva del Garda, nelle immediate vicinanze
del festival. Il percorso si snoda per 104 chilometri affrontando
3.530 metri di dislivello, offrendo panorami mozzafiato, passaggi
impegnativi e circa 20 km di tratti singletrails. Chi a fine aprile
non fosse completamente in forma, non deve comunque mancare all'appuntamento,
preferendo magari la Ronda piccola di 40 km e 1350 metri di dislivello,
oppure la Ronda grande di 80 km e 2430 metri di dislivello.
Le
principali attrattive del Festival 2004:
Un'area festival direttamente in centro a Riva del Garda
ca. 18.000 visitatori da 25 nazioni
ca. 120 espositori in rappresentanza di 300 marchi del settore
ca. 2.800 partecipanti alla Xenofit Bike Marathon Garda Trentino
che inaugura la Xenofit Marathon Master Serie
Sprint notturno con qualificazioni per gli hobby-Biker
Eventi serali tra cui il Cannondale Party
Un nuovissimo spettacolare Air Show
Nuova area espositiva asfaltata vicino al centro di Riva del Garda
Dal
29 aprile al 02 maggio 2004 si tiene a Riva del Garda il BIKE
Festival Garda Trentino. Come nella passata edizione, l'evento
si tiene presso il Palazzo dei Congressi nelle immediate vicinanze
del centro. L'area offre l'ambientazione ideale per la più
importante esposizione del settore Mountain Bike d'Europa.
Professionisti,
amatori, fanatici del pianeta bike avranno qui la possibilità
di testare ed ammirare le novità del settore proposte da
più di 120 espositori.
L'area espositiva asfaltata e il palameeting dedicato alle animazioni
saranno il centro dell'evento: Esposizione, Show, Spettacoli,
Competizioni, Acrobazie, tour guidati e Xenofit BIKE Marathon
Garda Trentino. L'esposizione darà la possibilità
di presentare al consumatore i prodotti più esclusivi e
le ultime novità, una vera e propria full immersion nell'universo
mountain bike.
Riva del Garda
Località d'arrivo dell'adidas BIKE TransAlp Challenge è
conosciuta in tutto il mondo come l'Eldorado per gli appassionati
di mountain bike.
Il Lago di Garda, a Riva, ha un fascino tutto particolare. L'azzurro
delle sue acque è più intenso, la luce del sole
più vivida e l'aria, ossigenata dalle vicine montagne,
è più tersa.
Tutt'intorno, una vegetazione incredibilmente mediterranea formata
da olivi limoni palme ed allori, rallegra il mutare delle stagioni.
Tutti i turisti ma in modo particolare i partecipanti alla adidas
BIKE TransAlp Challenge rimangono a bocca aperta quando dopo otto
giorni di attraversamento delle Alpi il loro sguardo abbraccia
l'azzurro del lago e la fine delle loro fatiche si avvicina.
Qui, dove il lago finisce per far posto appena più in là
alle imponenti Dolomiti di Brenta, il turista assapora tutto il
piacere di una vacanza dai mille ingredienti: storia, arte, sport
e natura, ma anche una calda accoglienza e strutture alberghiere
di primissimo ordine.
Il centro storico è tutto un richiamo al passato, ai tempi
tormentati del Medioevo e delle Signorie. La torre Apponale del
1220, il Palazzo Pretorio, costituito da Consignorio della Scala
nel 1375, Palazzo del Comune antecedente il 1200 e ricostruito
dai Veneziani alla fine del quattrocento, la suggestiva Rocca
sul lago, sono i segni della lunga storia di Riva del Garda. Il
palazzo dei Congressi, perfettamente attrezzato per ogni tipo
di incontro, i rinomati alberghi, i moderni impianti sportivi,
e gli spettacoli d'arte e trattenimento, sono i segni della grande
vocazione turistica di Riva e della sua gente.
Per il decimo anno consecutivo Riva è la meta dei cosidetti
"pellegrini" della mountain-bike, che accorrono qui
nella prima settimana di maggio per festeggiare l'inizio della
loro stagione e per visitare in sella alla loro mountain-bike
paesaggi e luoghi incantevoli.
| PROGRAMMA
PROVVISORIO
Giovedì
29 aprile 2004
09 - 20 Info-Center
09 - 20 Iscrizioni ai tour e seminari / Marathon/ BIKE-Festival
09 - 20 Iscrizioni Scott Junior Trophy
10 - 19 Festival ed Expo
10 - 19 Percorso prova
11 Inaugurazione ufficiale
10 - 16 Prove libere sul percorso prova
15 - 19 Shows & More
17 Partita di calcio Espositori contro Organizzatori
Venerdì
30 aprile 2004
09 - 20 Info-Center
09 - 20 Iscrizioni ai tour e seminari / Marathon/ BIKE-Festival
09 - 20 Iscrizioni Scott Junior Trophy
09 - 19 Esposizione
10 - 19 Percorso prova
15 - 19 Shows & More
17 Marathon Pasta Party a Torbole
20 Airshow powered by Saalbach Hinterglemm
21 After-Show-Party nel Palameeting
Sabato
1 Maggio 2004
06 - 07 iscrizioni Marathon alla partenza
06 - 08 colazione Marathon powered by Schneekoppe
08 partenza Xenofit-BIKE-Marathon Garda Trentino da Riva
del Garda
09 - 19 Esposizione
09 - 20 Info-Center
10 - 19 Percorso prova
09 - 20 Iscrizioni ai tour e seminari
09 - 20 Iscrizioni Scott Junior Trophy
15 - 19 Shows & More
15 - 16 Qualificazioni sprint notturno
16 Premiazione Xenofit BIKE Marathon Garda Trentino
20 Scott Nightsprint all'Area Cattoi
dalle 22.00 Cannondale Party al Tiffany (ingresso rigorosamente
su invito)
Domenica
2 Maggio 2002
09 -14 Esposizione
09 -14 Info-Center
10 -14 Percorso prova
10 Scott Junior Trophy
13 Premiazione Scott Junior Trophy e chiusura festival |
26/04/2004

Sciare
sulle montagne olimpiche
Il
territorio Montagne Doc significa Valli di Susa, del Sangone e
di Pinerolo. 1500 km2 di bianco splendente, 600 Km di piste immerse
in un teatro naturale davvero unico al mondo, che ospiteranno
i Giochi Olimpici Invernali del 2006. La neve sulle Montagne Doc
è passione: piste per tutti i livelli di bravura, illuminate a
giorno per gli amanti della notte, neve fresca per il fuori pista.
Dallo
sci di fondo al classico telemark, a ricordo della nascita dello
sci in Italia proprio sulle Montagne Doc, dallo snow-board contemporaneo
al free-ride, allo sci alpinismo, escursioni a cavallo, guida
slitte con siberian husky, parapendio con gli sci, eliski. Senza
dimenticare che, oltre alla neve, gli spazi per il relax sono
infiniti.
Sulle Montagne Doc le occasioni per trascorrere il tempo libero
non mancano: passeggiate, storia, tradizione, artigianato e antichi
mestieri, costumi locali, enogastronomia e prodotti tipici.
Questa
è la struttura del sistema olimpico di Torino 2006, un
anello di "oro bianco" di cento chilometri che abbraccia
nove comuni: Torino, Sauze d'Oulx, Bardonecchia, Claviere, Cesana
Sansicario, Sestriere, Pragelato, Pinerolo, Torre Pellice.
Via Lattea
La Via Lattea è un comprensorio sciistico internazionale
formato da 5 località piemontesi, Sestriere, Sauze d'Oulx,
Sansicario, Cesana e Claviere
e dalla francese Montgenèvre. Offre oltre 211 piste, tutte
collegate sci ai piedi, per un'estensione lineare di 400 Km e
91 impianti di risalita che spaziano dai 1350 di Cesana ai 2800
metri della Motta, cima che offre una vista stupenda su tutte
le montagne circostanti permettendo allo sciatore di assaporare
la vastità e la bellezza del comprensorio. Vialattea è
sinonimo di grandi spazi, distese di neve illuminata dal sole,
piste panoramiche che uniscono caratteristici villaggi di baite
occitane con moderni paesi dotati di tutti i comfort e gli svaghi.
La vastità e la varietà del comprensorio riescono
a soddisfare sia gli sciatori più esigenti grazie alle
piste lunghe ed impegnative sia chi si avvicina per la prima volta
al mondo dello sci.
100 Km di piste, distribuiti nelle varie località del comprensorio,
sono coperti dalla rete di innevamento programmato.
A Sestriere si scia anche di notte sulla pista illuminata Giovanni
Alberto Agnelli, su questo pendio, proprio dove si sfidano i grandi
campioni di Coppa del Mondo, ci si diverte sino alle 22. Mentre
per i più spericolati, appassionati dello snowboard e dello
ski-cross, è disponibile uno snowpark situato al Colle
in zona centralissima.
Sestriere
Sestriere è l'epicentro della Via Lattea, con un'area comprensiva
di oltre quattrocento km di piste e 91 impianti di risalita a
disposizione degli sciatori.
A
Sestriere si scia anche di notte sulla pista illuminata Giovanni
Alberto Agnelli, su questo pendio, proprio dove si sfidano i grandi
campioni di Coppa del Mondo, ci si diverte sino a notte fonda.
Mentre per i più spericolati, appassionati dello snowboard
e dello ski-cross, è disponibile uno snowpark situato in
zona centralissima. La pista per lo sci di fondo su un anello
di 8 Km, le escursioni in motoslitta, il centro fitness e la possibilità
di pattinare sul ghiaccio in centro al paese completano l'ampia
gamma di opportunità a disposizione dei turisti che desiderano
praticare ogni genere di sport ai 2000 metri del Colle.
Sauze
d'Oulx
E' uno dei principali centri della Vialattea, con un'ampia area
sciistica che si sviluppa sulle pendici dei monti Triplex, Moncrons
e Genevris ed arriva sino al Col Basset, punto di collegamento
con l'area sciistica di Sestriere e Sansicario. Sciare a Sauze
d'Oulx significa avere la possibilità di godere fantastici
scenari naturali con caratteristiche molto varie: dagli immacolati
plateau dei 2500 metri del Col Basset o della cima Moncrons alle
piste nascoste nel bosco che offrono affascinanti discese tra
le conifere e riportano ai 1550 metri del paese. Ben tre scuole
sci sono a disposizione degli ospiti che vogliono perfezionare
la tecnica dello sci, dello snowboard o del telemark. Ma Sauze
d'Oulx non è solo sci: un caratteristico borgo di montagna
circondato da più recenti edifici che ben si inseriscono
in un contesto alpino, numerosi ristoranti in grado di soddisfare
tutti i gusti.
Sansicario
Nata agli inizi degli anni '70, è la più moderna
delle stazioni della Vialattea. Situata a 1700 metri di quota,
Sansicario è il paradiso degli sciatori. La sua particolare
posizione geografica, infatti, consente innumerevoli discese su
pendii idonei sia agli sciatori più esperti che possono
salire sino a 2700 metri di quota del Monte Fraiteve sia a chi
si vuole avvicinare per la prima volta al mondo dello sci e può
approfittare di piste facili con un'ottima esposizione al sole.
Meta ideale per i bambini che possono avvicinarsi alla neve giocando
e divertendosi nel nuovissimo Fun Park dotato di un comodo tappeto
per la risalita e strutture gonfiabili per la gioia ed il divertimento
dei più piccoli. Sansicario è posta al centro della
Vialattea ed i collegamenti con Sestriere e Sauze d'Oulx sono
percorribili in pochi minuti. Sempre con gli impianti di risalita,
si può anche facilmente raggiungere Cesana, a 1350 metri
di quota, e risalire sul versante opposto dei Monti della Luna
e di Claviere.
Cesana
Posta a 1350 metri di quota, è circondata da montagne rocciose
ricoperte di foreste di pini.
Tutt'oggi mantiene le caratteristiche di un antico villaggio ai
piedi del valico del Monginevro, vecchia via per la Francia già
utilizzata da Annibale ai tempi dei Romani. Cesana ha origini
proprio in quel periodo ed il Dauphiné, successivamente,
le concesse anche il privilegio di coniare le monete con una zecca
situata in paese. La cittadina fa parte della Vialattea, ha impianti
con cui è possibile collegarsi a Sansicario, ai Monti della
Luna ed a Claviere e numerose sono le opportunità a disposizione
degli sciatori; durante la stagione estiva si possono fare piacevoli
passeggiate, (con i percorsi interamente segnalati), durante le
quali non è difficile provare l'emozione di un incontro
ravvicinato con uno dei tanti cerbiatti o marmotte che vivono
numerose in questa zona. Cesana è anche ambita meta per
gli appassionati degli sport estivi come il rafting, il trekking
ed il mountain biking.
Claviere
Posta al confine tra l'Italia e la Francia, ad un'altezza di 1750
metri, Claviere venne a far parte del territorio italiano, e conseguentemente
piemontese, nel 1715.Ha vissuto direttamente le vicissitudini
delle varie guerre che si sono combattute intorno al valico del
Monginevro, ma, quando la situazione politico-sociale si è
assettata, divenne meta ambita per gli amanti della natura e della
montagna. Claviere ha ospitato le prime gare di sci a livello
internazionale disputatesi in Alta Valle di Susa, ed è
stata utilizzata come luogo di allenamento per i Giochi Olimpici
di Saint Moritz nel 1927. E' situata in una rigogliosa valle e
costituisce il luogo ideale per coloro che amano la natura e lo
sport in montagna. E' a disposizione un campo da golf a nove buche
che attraversa il confine tra Italia e Francia. E' possibile praticare
mountain biking, trekking, tennis ed equitazione immersi in splendidi
angoli di natura che per bellezza sembrano uscire dalle pagine
di un racconto.
Bardonecchia
Bardonecchia rappresenta una delle tappe storiche dello sci italiano:
all'inizio del secolo due fratelli norvegesi, Harald e Trigwe
Smith, saltano dal trampolino nella località che oggi prende
il loro nome: "Campo Smith". Nel 1934 viene costruito
il primo impianto di risalita, la slittovia del Colomion, e i
giornali dell'epoca riportano ampie cronache sulla disputa di
"concorsi sciistici" e sulle: "giornate della neve"
trascorse proprio a Bardonecchia.
Oggi l'area sciabile di Bardonecchia comprende 110 Km di piste
battute delle quali ben 20 sono servite da impianto di innevamento
programmato, 23 impianti di risalita, bar, ristoranti sui campi
da sci.
|
Norme
di comportamento sulle piste da sci
Come
tutti gli sport anche lo sci comporta alcuni rischi che
è bene cercare di ridurre al minimo, prevedendo quanto
più possibile ciò che può accadere,
per evitare che una splendida giornata di sport e divertimento
si trasformi in dramma.
Dipende
dalla responsabilità di ognuno non mettere a repentaglio
la propria vita avventurandosi fuori pista, soprattutto
da soli, in zone che non si conoscono bene, dove ci può
essere il pericolo di valanghe e dove anche una banale distorsione
può diventare un problema serio.
Per
il resto, le norme da rispettare sono quelle della buona
educazione, del rispetto per gli altri, della consapevolezza
di essere in grado di controllare gli sci sulla pista che
si sta affrontando, scegliendola sempre in base alle proprie
capacità, alla preparazione e all'esperienza.
Ecco
alcune regole per una maggiore sicurezza:
1
Rispetto per gli altri
Ogni sciatore deve comportarsi in modo da non mettere in
pericolo la altre persone o provocare danno.
2 Padronanza della velocità e del comportamento
Ogni sciatore deve tenere una velocità e un comportamento
adeguati alla propria capacità nonché alle
condizioni del tempo.
3 Scelta della direzione
Lo sciatore a monte il quale, per la posizione dominante,
ha la possibilità di scelta del percorso, deve tenere
una direzione che eviti il pericolo di collisione con lo
sciatore a valle.
4 Sorpasso
Il sorpasso può essere effettuato tanto a monte quanto
a valle, sulla destra o sulla sinistra, ma sempre ad una
distanza tale da consentire le evoluzioni dello sciatore
sorpassato.
5 Attraversamento e incrocio
Lo sciatore che si immette su una pista o attraversa un
terreno di esercitazione, deve assicurarsi, mediante controllo
visivo a monte e a valle, di poterlo fare senza pericolo
per sé e per gli altri. Lo stesso comportamento deve
essere tenuto dopo ogni sosta.
6 Sosta
Lo sciatore deve evitare, se non in caso di assoluta necessità,
di fermarsi sulle piste e soprattutto nei passaggi obbligati
o senza visibilità.
7 Salita
Lo sciatore che risale a piedi la pista o la discende, deve
procedere soltanto ai bordi di essa ed è tenuto a
discostarsene in caso di cattiva visibilità.
8 Rispetto della segnaletica
Tutti gli sciatori devono rispettare la segnaletica delle
piste.
9 In caso di incidente
Chiunque deve prestarsi per il soccorso in caso di incidente.
10 Identificazione
Chiunque sia coinvolto in un incidente o ne sia testimone
è tenuto a dare le proprie generalità.
|
08/01/2004

Le
nuove frontiere del fitness
A
ritmi sempre più frenetici, associazioni e organizzazioni gareggiano
per sfornare corsi e attrezzature sempre più innovative. Ogni
tecnica infatti prima di essere lanciata sul mercato, viene testata
a lungo da istruttori specializzati per valutarne l'impatto e
l'efficacia. Sembrano davvero lontani i tempi delle noiose e ripetitive
lezioni di aerobica e step. Oggi chiunque voglia avvicinarsi al
fitness non ha che l'imbarazzo della scelta.
Partiamo
dall'acqua. Ormai la piscina non è più solo
sinonimo soltanto di nuoto, in acqua si va in bicicletta, si fa
ginnastica, si fanno massaggi e non solo. Il punto di forza delle
discipline acquatiche è che la ginnastica in acqua, rispetto
a quella praticata in palestra, è meno faticosa, fa sudare
di meno ed è molto più divertente, oltre che rinfrescante!
Conosciamo
già l'aquagym: divertente e adatto a tutti. Grazie
al galleggiamento in acqua si bruciano molte calorie con lo spostamento
della massa d'acqua, però con poca fatica.
Poi l'acquastep, versione acquatica dello step, praticato
nelle palestre di tutta Italia: in questo caso, il gradino è
collocato sul fondo della piscina, ma il movimento è uguale,
si sale e si scende con varie coreografie. Lo stesso dicasi per
l'acquagag, serie di esercizi per gambe-addominali-glutei
(da qui il nome gag), e per l'acquamatch, che comprende
lezioni di tonificazione di con pesi, cavigliere e polsiere, per
rinforzare a zone la muscolatura.
Una delle ultime novità è costituita invece dal
watsu, ossia il water shiatsu. Questa disciplina sfrutta l'effetto
benefico dell'acqua sul riequilibrio del fluire dell'energia vitale.
Le articolazioni si slegano, scompare ogni tensione, i muscoli
si distendono e si rilassano, la mente riesce a percepire tutte
le sensazioni e gli impulsi che il corpo le trasmette: è
come se l'acqua riuscisse a stimolare ogni cellula, con un lieve
ed articolato massaggio, lasciando liberi di fluttuare nelle emozioni,
senza opporre resistenza. Il massaggio meditativo watsu si svolge
di solito in una piscina di acqua calda, immersa in un'atmosfera
di luci soffuse: come unico rumore, il fruscio avvolgente dell'acqua.
Tra le braccia del watsue' (il maestro), si viene cullati mentre
il corpo galleggia nell'acqua: il movimento è lento e circolare,
i massaggi del watsuer sui punti chiave del corpo permettono di
raggiungere sensazioni di rilassamento profondo e di benessere
interiore. L'acqua tiepida che accarezza la pelle e il tocco delicato
del massaggio che scioglie ed energizza, apre ad una condizione
estatica e meditativa. Davvero molto piacevole!
Altra novità è la versione acquatica della kick
boxing, una disciplina praticata nella sua versione classica in
palestra e ultimamente ritornata molto in voga nelle sale di aerobica.
Si chiama water combact, e non ha niente a che vedere con
i dolci ritmi dell'acquagym, né con le maratone dell'acquaspinning.
Qui si tratta di calci, pugni, parate e combinazioni di movimenti
delle arti marziali e degli sport da combattimento, tutti ad alta
intensità, eseguiti immersi fino al petto e a ritmo di
musica: un workout che sfrutta la resistenza dell'acqua e richiede
una buona dose di energie per eseguire i vari movimenti, buona
coordinazione ed una certa motivazione a calarsi in un reale combattimento.
Rispetto alla sua versione 'asciutta', ha sicuramente il grande
vantaggio di non lasciare sul corpo i segni del combattimento,
traumi e lividi da contatto. Il water combact è ottimo
per allenare muscoli e cuore, per tonificare ed aumentare il dispendio
calorico, che è doppio rispetto alla classica attività
di terra.
Passiamo ora alle novità "da palestra".
Principe
di quest'anno è senz'altro il rowing, specialità
del fitness che sta suscitando grande interesse e curiosità.
La macchina che si utilizza è costituita da un telaio in
acciaio dotato di una rotaia con carrello scorrevole ed un sedile.
Una ventola ed un remo simulano la resistenza dell'acqua. Per
intenderci, i movimenti che si compiono sono gli stessi che servirebbero
per far muovere un'imbarcazione a remi.
Il rowing si pratica in palestra con delle lezioni di gruppo (da
un minimo di 5 ad un massimo di 10 persone). I partecipanti remano
a tempo di musica. Quest'ultima è una componente importante
nell'allenamento perché serve a coinvolgere le persone
ed a scandire il ritmo del movimento. Non è una disciplina
complessa e difficile da praticare ed ha il merito di coinvolgere
tutti i principali muscoli delle braccia, del tronco e delle gambe.
Una lezione di rowing è ideale per scaricare l'ansia e
lo stress,
che diminuiscono e si sfogano ad ogni remata. Sforzo e divertimento
insieme permettono di bruciare grassi e perdere peso senza neanche
accorgersi. Sfogandosi ci si tonifica raggiungendo un vero benessere
psico-fisico.
Tra le ultimissime novità non possiamo dimenticare il body
combat, un programma che già furoreggia oltre l'Atlantico
e che è destinato ad una straordinaria diffusione: ideato
da un team argentino il Body Combat unisce al
rigore ed alla precisione della tecnica la teatralità e
la passionalità proprie della cultura latino sudamericana.
Il Body Combat è un'esplosione di energia e vitalità
sviluppata a partire da diverse discipline di autodifesa, come
il karate, la boxe, il tae kwon do, il tai-chi ed altre ancora.
Senza contatto è un'incredibile orchestrazione di movimenti
che coinvolgono il fisico, mettendo alla prova la resistenza,
la forza, la scioltezza e l'agilità dell'intero corpo.
Per
gli amanti della bicicletta è invece arrivato lo spin
bike aerobic, un allenamento che comprende oltre alla pedalata,
movimenti di ginnastica tradizionale e mosse di body building,
consentendo, attraverso esercizi coreografici e di tonificazione,
l'utilizzo di ogni parte del corpo. Ideale per chiunque, grazie
all'ideazione di programmi specifici, lo Spin Bike ha il grande
vantaggio di permettere, in quarantacinque minuti di lezione,
un consumo calorico pari a circa due ore di aerobica.
18/06/2003

Un'estate
in canoa
Uno
sport all'insegna di natura e benessere, per scoprire luoghi e
paesaggi anche molto lontani dalle solite vie del turismo di massa.
Questo e molto altro è quello che può offrire una vacanza in canoa!
La
canoa non è né soltanto una disciplina agonistica
né un divertente diversivo da villaggio turistico. La canoa
è anche un grande modo per fare turismo "alternativo",
ecologico, ed anche un modo per rilassarsi a contatto con la natura
e fare attività fisica. La sue caratteristiche ne fanno
il mezzo ecologico ideale per scoprire fiumi, laghi, gole e coste
marine.
Potremmo definirla una vera e propria bicicletta da acqua, con
doti molto simili: agilità, velocità, robustezza,
leggerezza e semplicità di trasporto, costo limitato, e
inoltre ottima resistenza a tutte le condizioni (rapide, onde,
vento).
È
inoltre uno sport adatto a tutte le età: dopo un breve
periodo di apprendimento che permetterà di padroneggiare
le tecniche basilari, si possono affrontare in tutta sicurezza
brevi gite su laghi o fiumi, ci si può dedicare
al campeggio fluviale ed anche avventurarsi in grandi raid. La
difficoltà della canoa è infatti paragonabile a
quella dello sci o dell'arrampicata, praticati ad analoghi livelli.
Sono tutti sport che nascondono dei segreti tecnici che è
assolutamente necessario conoscere altrimenti non se ne ricava
alcuna soddisfazione e si corrono inutili rischi.
In realtà, una volta apprese le tecniche necessarie, si
acquisiscono margini di controllo del proprio comportamento nell'acqua
sorprendentemente ampi e gli incidenti gravi sono davvero molto
rari.
Una
paura che spesso hanno i neofiti è quella del rovesciamento,
in realtà rovesciarsi fa parte del gioco. Importante è
farlo senza panico e con la consapevolezza di saper gestire la
situazione. La tecnica base dell'eskimo, manovra che si compie,
in caso di ribaltamento, per il raddrizzamento dello scafo tramite
una azione congiunta tra pagaia e flessione/rotazione di busto,
viene insegnata in qualsiasi scuola di canoa. Alcuni maestri della
tecnica la utilizzano addirittura per passare sotto a rami o alberi
molto bassi sul livello dell'acqua.
A
titolo orientativo possiamo dare un'idea della progressione delle
fasi di apprendimento e delle difficoltà da superare:
fase
1 - orientamento iniziale su acqua ferma
andar dritto, controllo della direzione, familiarizzazione con
la stabilità statica, uscita e recupero dopo rovesciamento
sia volontario che accidentale.
fase
2 - tecniche base in corrente, su fiume molto facile
Primi tentativi di appoggio; traghetto; uscita da morta in corrente;
entrata in morta; soccorso a compagno in acqua; miglioramento
di rendimenti e velocità.
Per completare questa fase si devono percorrere varie decine di
chilometri.
fase
3 - appoggio completo e stabilità dinamica; eskimo; tecniche
di salvataggio con cima da lancio, svuotamento, traino, scoop
rescue ecc.
Nelle scuole nordiche questa fase viene, a ragione, molto anticipata
(anche a prima della fase 2), mentre in molte scuole italiane
si tende a rimandarla a favore di una maggiore esperienza acquisita
in parecchie discese. L'abitudine nordica, imposta dalle condizioni
ambientali più sfavorevoli, ci sembra da preferire dato
che aumenta la sicurezza.
Per
quanto non indispensabile, apprendere questo livello minimo di
tecniche in corrente e di salvataggio (fasi 2 e 3) è molto
consigliato anche a chi faccia solo attività marina, dato
che aumenta molto la confidenza in condizioni di frangente, onde
traverse, compagno infortunato ecc.
fase
4 - discesa di molti fiumi con diverse caratteristiche, manovra
in rapide obbligate e lunghe, arresto in piccole morte con manovra
di aggancio, rapide veloci e cascate, eskimo in corrente, manovra
su rulli e ribollimenti, ecc.
Per completare questa fase occorrono parecchi mesi di pratica
e centinaia di chilometri. Al di là inizia il campo dei
turisti esperti, nel quale ciascuno raggiunge il livello di abilità
che gli è consentito dalle sue possibilità fisiche
e psichiche.
La
canoa è poi uno sport che esige ed insegna l'autocontrollo,
la coscienza dei propri limiti.
Dato l'ambiente in cui si svolge, l'andare in canoa richiede una
buona confidenza con l'acqua, per il resto, è alla portata
di chiunque abbia una discreta forma fisica, un po' di costanza
e il desiderio di imparare.
La
valutazione delle difficoltà, il conoscere i propri limiti
e la corretta valutazione delle difficoltà compongono il
principale fattore di sicurezza nell'utilizzo della canoa.
E' opportuno conoscere quindi i modi convenzionali di valutazione
e espressione delle difficoltà.
Sul
fiume: le difficoltà sul fiume sono essenzialmente di tipo
fisso (rapide, massi) e sono indicate chiaramente sulle carte
fluviali ad uso turisatico. Esse vengono misurate in 6 gradi e
indicate con la scala WildWasser.
Queste difficoltà variano a seconda della stagione e della
conseguente portata di acqua.
Più difficili da prevedere sono gli ostacoli determinati
da rami e alberi che per qualche motivo sono finiti in acqua.
In
mare: i veri fattori di difficoltà sono essenzialmente
costituiti dall'evoluzione del vento e dallo stato ondoso del
mare. Questi fattori possono evolvere nel giro di pochissimo tempo.
Può essere utile consultare il bollettino meteorologico
ma difficilmente potrà dare una specifica indicazione sul
tratto di costa scelto per l'itinerario. Promontori e baie modificano
in maniera sensibile il vento ed il moto ondoso del mare. La possibilità
di soste improvvise è un fattore da tenere in seria considerazione,
unitamente al proprio grado di allenamento e alle esperienze precedenti.
|
Canoa
e Kayak
In genere siamo portati a chiamare genericamente canoa tutte
le imbarcazioni che utilizzano forza muscolare e pagaia
per spostarsi nell'acqua, ma è necessario distinguere
almeno le tipologie principali.
LA
CANOA CANADESE
È la caratteristica imbarcazione del nord america.
Affusolata e aperta con panchette per sedersi ed una grande
capacità di carico materiale. È la classica
imbarcazione degli indiani. Di dimensioni in genere superiori
ai 4 m, per alcuni modelli é necessario stare in
ginocchio per condurre l'imbarcazione. In vetroresina o
legno, oggi ne esistono di realizzate anche in alluminio,
ma rimane comunque molto più tozza e pesante rispetto
al kayak ed è adatta essenzialmente per un tranquillo
turismo fluviale o da lago, perfetta per un "canoa-trekking".
La pagaia é a pala singola.
IL
KAJAK ESCHIMESE
Il kayak è di tipica derivazione nordica, a scafo
coperto con "pozzetto" per l'alloggio del passeggero.
Possono essere di varie dimensioni a seconda dell'utilizzo:
dai 5.5 ai 4.5 m. per 20/25 Kg per il modello da mare e
dai 4 ai 3,5 m. per 18/20 Kg al modello fluviale.
E' questo il modello più utilizzato grazie anche
alla sua facile trasportabilità e robustezza (almeno
i modelli in polietilene). E' anche il modello specifico
che permette di compiere evoluzioni tra rapide e paletti.
Nonostante sia nato come imbarcazione essenzialmente da
lavoro, anche questo modello, sia pure con minore trasportabilità
di materiale, ha subìto delle trasformazioni che
lo rendono adatto anche al trekking in acqua. Un altro indiscutibile
vantaggio di questo modello è l'inaffondabilità.
LA
CANOA PNEUMATICA
In questi ultimi anni si è accentuato il successo
di questa versione di canoa soprattutto in ragione della
sua versatilità. Presenta le stesse caratteristiche
di robustezza e maneggevolezza di modelli analoghi per discipline
come il rafting. E' inaffondabile grazie a camere d'aria
separate e non necessita di corsi specifici per la conduzione,
semplicemente si gonfia e si va. Il vantaggio consiste sicuramente
nella possibilità di trasportare l'imbarcazione come
un normale zaino. Pur non essendo un modello dal costo economico
è sicuramente il più adatto e il più
sicuro per un trekking di più giorni grazie alla
sua stabilità e alla capacità di carico.
|
10/04/2003

In
bici sulla neve
Non
poteva che nascere negli Stati Uniti questa bizzarra disciplina
sportiva. Evidentemente per i cugini d'oltreoceano il solo piacere
della bicicletta e quello degli sci, presi separatamente, non
erano sufficienti! Dev'essere comunque davvero divertente questo
sport che vanta antiche radici: nasce infatti sul finire dell'ottocento
negli Stati Uniti, e viene introdotto in Germania negli anni quaranta.
Si diffonde come mezzo di trasporto comodo e veloce soprattutto
nelle valli alpine austriache e svizzere.
Pur
avendo molti estimatori non ha mai avuto quell'espansione che
si merita sia come disciplina sportiva a tutti gli effetti che
come passatempo alternativo allo sci da neve.
Lo scorso anno si sono svolti i campionati del mondo sotto l'egida
della federazione internazionale, gare suddivise come per lo sci
in varie discipline; ma sulle piste innevate di solito è
difficile vedere una skibike, bicicletta da neve, o come è
chiamata oggi una snowbike o skibob, termine quest'ultimo coniato
dagli anglosassoni. Per gli europei la bicicletta da neve è
sempre stato un attrezzo dedicato ai bambini o a coloro che per
qualche motivo non si sentivano sicuri sugli sci; mentre solo
una modesta schiera di appassionati ha sempre usato questo mezzo
per scivolare veloci lungo pendii montani sia in pista che fuori,
nella neve fresca.
Ma
come è fatta una skibike?
La
skibike è composta da un telaio simile a quello di una
bicicletta cui sono stati eliminati i pedali e le ruote ma dove
rimangono un sellino allungato ed il tradizionale manubrio.
L'altezza del telaio è un po' più bassa del normale
e al posto delle ruote sono applicati due sci molto corti. Rispetto
a uno sciatore il centro di gravità è molto più
basso e questo permette la medesima velocità ma molte meno
cadute anche perché i punti di appoggio non sono solo più
i due degli sci anteriore e posteriore cui si aggiungo altri due
corti sci che sono bloccati sui piedi del conduttore. Questi permettono
non solo di stare sulla skibike ma di guidarla in modo molto efficace
quando, su terreni aperti, si devono effettuare curve anche molto
strette.
I due corti sci laterali sotto i piedi sono un'incredibile punto
di forza per poter affrontare anche le curve più strette.
Altro
vantaggio è quello di poter essere seduti e quindi di stancarsi
ovviamente meno.
La skibike poi è anche munita di ammortizzatori, un po'
come le mountain bike piú sofisticate, che aiutano a rimanere
il più possibile aderenti alla neve senza perdere il controllo
del mezzo sui terreni particolarmente sconnessi.
Si tratta insomma di un attrezzo molto particolare che richiede
una buona esperienza per poter essere impiegato nel modo migliore:
esperti skibiker asseriscono che in sella a uno di questi veicoli
si può tranquillamente battere in velocità qualunque
sciatore anche in una gara parallela.
Certo le velocità massime che si possono raggiungere sono
elevate, tanto che in prove particolari sono stati toccati i 160
chilometri orari. Club ed esperti consigliano di evitare questo
tipo di prove perché particolarmente pericolose e incoraggiano
invece l'uso del mezzo per divertirsi sulla neve in alternativa
allo sci.
Benché
l'immagine della skibike ricordi tempi andati, quando a sciare
erano in pochi e questo era un mezzo sostitutivo, oggi l'attrezzo
si ripropone a nuova vita, grazie anche al fatto che altri sport
alternativi stanno emergendo scoperti dalle generazioni più
giovani.
Trasportata con un normalissimi skilift, la bici da neve può
essere usata per una discesa sulla pista o per ridiscendere meno
velocemente dove la neve è fresca, o per affrontare percorsi
alternativi che offrono panorami e sensazioni differenti dal solito.
È
come andare in bicicletta, l'andatura si scegli in base alle proprie
capacità e al tipo di percorso. Si scende veloci oppure
controllando la velocità, ci si ferma quando si vuole e
poi si riparte per affrontare altre discese sempre tranquillamente
seduti sul proprio seggiolino.
Con una skibike al limite ci si rovescia, oppure si rimane fermi
seduti sul mezzo. Nulla di piú. La guida è molto
semplice. Il manubrio serve per voltare e i due corti sci calzati
sui tradizionali scarponi offrono l'appoggio necessario per rimanere
diritti.
Per fermarsi è sufficiente piegare gli sci ai piedi alzandoli
leggermente verso l'interno in modo da formare due lame sulla
neve e quindi dirigersi verso il lato a monte. E per aiutare le
curve basta ruotare di quel tanto sufficiente il manubrio appoggiarsi
sullo sci posto sul lato in cui deve ruotare e sbandare leggermente
il busto nella stessa direzione.
E la curva è fatta. Certo come in tutte le discipline sportive
ci vuole un po' di pratica, ma in questa - in cui si rimane comunque
sempre "seduti"- è molto più semplice
apprenderla. Qualcuno già si appresta a vendere kit di
conversione che fanno diventare la classica mountain bike una
skibike ma sarebbe molto meglio costruirne una magari partendo
da un vecchio telaio di bicicletta.
Esistono
delle vere e proprie gare di snowbike organizzate e regolamentate
dalla federazione internazionale FISB (Federazione internazionale
di skibob). Nelle gare di snowbike i concorrenti devono portare
a termine un percorso segnato con delle porte nel tempo più
breve possibile. Le competizioni internazionali comprendono, come
per lo sci alpino, prove di discesa libera, Super-G, slalom gigante,
slalom speciale e slalom parallelo. Lo skibob è solitamente
in legno, metallo e plastica e misura intorno ai 2 metri e mezzo.
Il sellino è posto piuttosto in basso, il mezzo è
dotato di sospensioni speciali e al posto dei pedali il conduttore
di questo strano veicolo è dotato di sci lunghi 50-55 cm.
È sul mercato da non molto tempo una nuova versione, piuttosto
costosa, di snowbike più semplice da guidare, con dei veri
e proprio pedali al posto degli sci. Questa bicicletta da neve
è particolarmente indicata per affrontare itinerari pianeggianti
con piste battute a contatto con la natura.
08/01/2003

La
Marcialonga torna al classico!
Per
celebrare l'importante traguardo delle 30 edizioni, il comitato
organizzatore della Marcialonga ha preso una decisione particolare
e forse controversa: far disputare la gara a tecnica classica.
Si tratta di un ritorno al passato che probabilmente non accontenterà
tutti e porterà ad una contrazione degli iscritti italiani, ma
che sicuramente incontrerà il favore degli atleti stranieri e
in particolare degli scandinavi. La decisione risponde anche al
desiderio di moltissimi fondisti alle prime armi, che avranno
l'occasione di cimentarsi nell'impegnativa granfondo, pur non
possedendo una tecnica sopraffina.
La
trentesima Marcialonga, nelle intenzioni degli organizzatori,
è destinata a diventare dunque un'edizione storica, soprattutto
in considerazione del fatto che si disputa nell'anno dei Campionati
del Mondo di sci nordico della Val di Fiemme.
Marcialonga:
30 anni di sport
La Marcialonga è, senza dubbio, una di quelle competizioni
destinate a restare per sempre nella storia e che hanno contribuito
a scrivere alcune delle pagine più belle dello sport italiano.
La mitica maratona di fondo di 70 chilometri delle valli di Fiemme
e Fassa è stata ideata più di trent'anni fa, nel
1971, da autentici appassionati dello sci di fondo come Mario
Cristofolini, Nele Zorzi, Giulio Giovannini e Roberto Moggio,
e da allora continua ad appassionare migliaia di concorrenti e
spettatori, confermandosi come la competizione più affollata
e popolare d'Italia per quanto riguarda le discipline nordiche.
Si tratta infatti della più importante gara di fondo a
livello nazionale, che ha contribuito in maniera decisiva all'affermazione
di questa disciplina nel nostro paese e ha svolto un ruolo fondamentale
nello sviluppo turistico delle due vallate che
la ospitano. Sono oltre 4.000 i partecipanti che si assiepano
al via ogni anno, ansiosi di vivere un'esperienza unica ed irripetibile,
lungo l'incantevole tracciato che attraversa via via tutti i paesi
della Val di Fassa e della Val di Fiemme, unite in nome della
Marcialonga e dello sport. E proprio il percorso rappresenta una
delle caratteristiche vincenti della Marcialonga, grazie allo
straordinario scenario che fa da cornice al passaggio dei partecipanti,
con le inconfondibili vette dolomitiche sullo sfondo e le centinaia
e centinaia di spettatori assiepati lungo la pista, pronti a far
sentire il loro caloroso incitamento, dal primo all'ultimo concorrente.
La storia della Marcialonga, del resto, è fatta di mille
piccole avventure da raccontare, di tante storie personali, di
avvincenti sfide contro se stessi oltre che contro gli avversari.
Una storia fatta di passione, sudore e fatica che regala, anno
dopo anno, sensazioni indimenticabili a chi vi partecipa e che
ancora oggi entusiasma come la prima volta i residenti, da sempre
impegnati in una preziosa opera di volontariato per garantire
la migliore riuscita della manifestazione.
Gli annali della competizione dimostrano chiaramente quanto sia
prestigiosa una vittoria sul traguardo di Cavalese, con nomi illustri
del fondo italiano e internazionale a fare bella mostra di sé
nell'albo d'oro, da Maurilio De Zolt a Giorgio Vanzetta, da Fulvio
Valbusa a Michail Botvinov, da Johann Mühlegg a Juan Jesus
Gutierrez, da Maria Canins a Svetlana Nageikina, tanto per citarne
alcuni.
La
Marcialonga e le donne
Quella tra la Marcialonga e le donne è una storia densa
di avventure, di sotterfugi, di gioie e di soddisfazioni nascoste.
Il regolamento della prima edizione, quella del 7 febbraio 1971,
parlava chiaro, le donne non potevano partecipare. Maria Fida
Moro, figlia dello statista, volle ad ogni costo essere tra i
partenti, anche se fuori gara.
A
rappresentare la categoria, ma con il solo ruolo di testimonial,
la cantante Gigliola Cinquetti. L'anno dopo, il 30 gennaio '72,
la Marcialonga è ancora tabù per il gentil sesso,
tuttavia sul traguardo due donne norvegesi, travestite da uomo,
vengono scoperte ed inevitabilmente squalificate. Nel 1973 sono
cinque le donne con baffi o barba posticci che vengono individuate
e tolte dalla classifica, l'anno successivo altre quattro vengono
smascherate, ma tante altre, probabilmente, sono sfuggite ai controlli
sul traguardo.
Il 25 gennaio 1976 si svolge la quinta edizione, l'anno prima
la gara era stata annullata per mancanza di neve. Ed anche nel
'76 altre cinque donne vengono riconosciute, nonostante il travestimento,
e squalificate.
Nel '77 i controlli più rigorosi evidenziano il "problema
donne" alla Marcialonga, ben quattordici vengono escluse,
ma sul traguardo tutti notano un grande cartello: "Marcialonga
vietata alle donne, perché?".
L'anno che rimarrà nella storia dello sci di fondo femminile
è il 1978, settima Marcialonga. Finalmente gli organizzatori
ammettono al via anche le donne. È una liberazione. Ne
parla ampiamente tutta la stampa e la francese Dominique Robert
Chavanne sale agli onori della cronaca e può vantarsi di
essere la prima donna ad iscrivere il proprio nome nell'albo d'oro
della classica gara trentina. Per concludere i 70 chilometri impiega
6h.17'55" contro le 4h.28'07" dell'italiano Ulrico Kostner
che vince davanti al finlandese Pauli Siitonen. Il podio femminile
è tutto straniero ed infatti al secondo posto si piazza
la svizzera Edith Holdener davanti all'altra francese Camille
Rousselet.
Dal 1978 in poi la partecipazione delle donne alla Marcialonga
diventa un fatto normale. A suscitare interesse è la badiota
Maria Canins Bonaldi, autentica reginetta della Marcialonga: dal
1979 al 1988 il gradino più alto del podio femminile è
sempre suo. La scalza dal primo posto nel 1991 Guidina Dal Sasso,
quindi dal 1992 si fanno sentire le russe, dapprima Tatiana Bondareva,
poi Elena Kalughina e Eugenia Bichugova. Arrivando all'edizione
del '96, la Marcialonga parla nuovamente italiano con la generosa
Guidina Dal Sasso che vince per quattro anni consecutivi, sempre
seguita dalle russe.
30^
Marcialonga di Fiemme e Fassa
Programma |
| GIOVEDI'
23.01.2003 |
| ORE
09.30 |
Passo
Lavazè |
26^
LAVAZELOPPET. Gara di fondo km 25 T.C. |
| SABATO
25.01.2003 |
| ORE
14.30 |
Lago
di Tesero |
Partenza
della 18^ MINIMARCIALONGA |
| ORE
16.00 |
Lago
di Tesero |
3^
MARCIALONGA STARS - I VIP scendono in campo |
| ORE
16.30 |
Cavalese |
Sala
Stampa Palacongressi - Conferenza stampa |
| ORE
18.00 |
Ziano
di Fiemme |
Cerimonia
Ufficiale di Apertura |
| DOMENICA
26.01.2003 |
| ORE
08.30 |
Moena |
Partenza
30^ Marcialonga di Fiemme e Fassa |
| ORE
11.15 |
Cavalese |
Arrivo
previsto dei primi concorrenti |
| ORE
13.00 |
Cavalese |
Sala
Stampa Palacongressi - Conferenza stampa con i vincitori |
| ORE
18.30 |
Cavalese |
Arrivo
previsto dell'ultimo concorrente
Fuochi d'artificio e feste folk. |
26/11/2002

La
Coppa America e la sua storia
Ma
vi siete mai chiesti quale sia la storia di questa competizione?
Forse sapere che nacque nel 1851 potrà stupire qualcuno,
eppure correva proprio quell'anno quando a Cowes, nell'isola di
Wight (già, proprio quella della canzone!) si diede inizio a quest'avventura.
Sembra di vederla quella scena: era il tramonto, una flotta di
14 imbarcazioni si sta avvicinando al traguardo della regata intorno
all'isola organizzata dal Royal Yacht Squadron…
Siamo
a bordo dello yacht reale Victoria & Albert, Sua Maestà
la Regina Vittoria vuole conoscere la situazione della regata
e chiede al comandante:
"Ci sono yacht in vista?"
"Sì, Sua Maestà", risponde il comandante.
"Chi è il primo?" incalza la Regina
"America" risponde con un certo imbarazzo il comandante!
"Chi è secondo?"
"Ah, Sua Maestà, non c'è secondo".
Ed è questa frase lapidaria con la quale si fa cominciare
l'affascinante avventura della Coppa America.
Si trattava della goletta "America" di John Cox Stevens
che umiliò letteralmente gli inglesi in quella che doveva
essere soltanto una tranquilla dimostrazione della loro supremazia
navale.
La regata di Cowes era infatti un evento di contorno alla Esposizione
Universale di Londra proprio del 1851 che avrebbe dovuto celebrare
la supremazia navale britannica e invece segnò la sconfitta,
nelle acque di casa, da parte della giovanissima ex colonia americana
nello sport da loro inventato, lo yachting!
Furono così gli americani a portarsi a casa quella coppa
a forma di brocca, sapientemente cesellata con quasi quattro chili
d'argento, da cui il nome "Coppa delle Cento Ghinee".
Eppure la brocca piacque molto agli americani che l'avevano vinta
e in un primo momento decisero che l'avrebbero tenuta un anno
per ciascuno, poi tirarono fuori un'idea tutta americana: volevano
fonderla per coniare medaglie da tenere in ricordo della vittoria.
Alla fine prevalse l'idea di donarla al New York Yacht Club, i
membri del consorzio finanziatore di "America" scrissero
il Deed of Gift, un atto di donazione al Club che, oltre a coniare
il nome "America's Cup", determinò le linee generali
di un nuovo regolamento per sfide amichevoli provenienti dall'estero,
sfrontatamente a vantaggio degli americani, era l'8 luglio 1857.
Così,
dopo tredici anni, nel 1870 gli inglesi si presentarono
con il "Cambria" a reclamare il loro diritto di sfida,
ma furono battuti da ben nove barche che li precedettero sul traguardo
in una regata in cui furono vittime di una serie infinita di angherie
e di una condotta di squadra che li mise fuori gioco fin dai primi
bordi. Vince "Magic", piccolo sloop del New York Yacht
Club di proprietà di Franklin Osgood, che diventa così
il primo Defender ufficiale nella storia della Coppa America.
Il trofeo, che occupa il posto d'onore in una splendida sala del
blasonato New York Yacht Club nel cuore di Manhattan, rimarrà
saldamente ancorato al suo piedistallo per ben 132 anni, simbolo
del potere e della supremazia della tecnologia americana sui mari.
Ci vorranno ben 25 sfide, tutte difese con successo, prima che
qualcuno riesca a portare via agli americani l'ambito trofeo.
D'altra parte gli americani si divertivano proprio a dileggiare
i loro ex colonizzatori e così inventavano regate in bassi
fondali, dove solo le loro barche a chiglia poco profonda si potevano
destreggiare senza possibilità di insabbiamenti, oppure
cambiavano la barca ad ogni regata presentando quella più
adatta al tipo di vento della giornata.
Nasce così la febbre da Coppa America che colpì
personaggi famosi e non, più o meno eccentrici, ricordiamo
ad esempio nel 1886, William Henn che si presentò
con "Galatea" che all'interno aveva camini in ghisa
e depositi di legna, una scimmia, otto cani e pesanti tappeti
orientali. Alla faccia della leggerezza!
Così,
sempre al limite della rissa, la regata andò avanti per
una cinquantina d'anni e per una decina di sfide, finché
non arrivò un vero appassionato a dare forma stabile alle
leggi che la governavano. Fu probabilmente il più ostinato
di tutti, era l'irlandese Sir Thomas Lipton, il "barone del
tè" che tra il 1899 e il 1930 lancia
cinque sfide una dietro l'altra con le sue leggendarie barche
"Shamrock", tutte come vuole il nome contraddistinte
dal trifoglio
d'Irlanda. L'ultima sfida, la quinta della serie, servì
comunque a regolamentare una nuova classe, i J, con cui si corse
poi la sfida fino alla vigilia della guerra. Sir Lipton non vinse
mai la Coppa ma riuscì a conquistare, grazie ad un marketing
ante-litteram, il mercato del tè!
Saltiamo
al 1934 quando Thomas Horace Murdoc Sopwith rischiò
di portarsi a casa il trofeo con il suo "Endevour" costruito
con tecniche aeronautiche, visto che lui era il proprietario della
fabbrica dove nascevano gli aeroplani come quello del Barone Rosso.
Sul due a zero però gli americani lo fermarono con una
protesta che fece andare in bestia il sanguigno costruttore il
quale cercò di rifarsi tre anni dopo, ma fu liquidato definitivamente
dalla difesa che Harold Vanderbilt fece con "Ranger".
Questa fu l'ultima delle regate con le grandi barche di oltre
quaranta metri. Nel dopoguerra, quando non c'erano più
lord disposti a scialacquare enormi patrimoni per amor di patria
né finanzieri in grado di sacrificare grossi capitali alle
sfide veliche, si decise di correre con una barca meno dispendiosa,
il 12 metri stazza internazionale. Furono gli anni delle reiterate
sfide australiane e per la prima volta nel 1970 furono
ammessi più sfidanti dando la possibilità anche
al Barone Bich di fare la sua apparizione nella esclusiva Newport
e pubblicizzare così la sua penna a sfera.
E' solo nel 1983 che la Coppa America viene finalmente
"strappata" dalla mani degli americani. L'australiano
Alan Bond, prova e riprova, alla sua quarta sfida arriva a Newport,
Rhode Island, sventolando una chiave inglese d'oro che - giura
- utilizzerà per "svitare" la Coppa America dal
suo piedistallo nel New York Yacht Club. La sua barca, Australia
II, è provvista di una misteriosa chiglia "alata",
progettata da Ben Lexcen e assolutamente rivoluzionaria a quel
tempo, che genera a terra una feroce battaglia legale con gli
americani. Bond non si lascia intimidire e riesce a vincere la
sua causa. In mare la guerra è ancora più difficile:
sette yacht club in rappresentanza di cinque nazioni hanno lanciato
contemporaneamente la sfida alla Coppa America, viene studiato
un formato di regata che prevede dei gironi di selezione degli
sfidanti per definire quale dei sette potrà affrontare
il Defender.
Louis
Vuitton, il colosso della moda francese, si fa avanti diventando
lo sponsor ufficiale di questa manifestazione. Il più bravo
degli sfidanti, quello che uscirà vincitore da questa estenuante
selezione, si aggiudicherà la Louis Vuitton Cup, un trofeo
d'argento. La gloria e gli onori vanno a Bond e al suo timoniere
John Bertrand, che sconfiggono i sei rivali e si apprestano ad
affrontare il Defender statunitense, il "leggendario"
Dennis Conner. Senza troppe difficoltà Conner raggiunge
il 3 a 1 a suo favore, deve solo vincere un'altra regata per difendere
con successo la Coppa. Inaspettatamente, con una storica rimonta,
Bertrand sconfigge il suo rivale per 4 a 3, diventando il primo
skipper capace di strappare il trofeo agli americani dopo 132
anni di successi. bertrand si ritirò subito dalle competizioni
preferendo rimanere per tutti l'uomo che aveva conquistato il
trofeo.
Il NYYC non è più Defender e, in accordo con le
regole del gioco, il trofeo passa
al Royal Perth Yacht Club. Per la prima volta dal 1870 la Coppa
America si disputerà al di fuori degli USA.
Invece di sostituire la Coppa con la testa del timoniere che l'aveva
persa, come avevano da sempre minacciato, gli americani si schierarono
in massa con il timoniere di San Diego che così nella edizione
successiva fu in grado di riconquistarla per la sua città.
"Stars & Stripes" vinse nettamente nelle agitate
acque dell'Oceano Indiano. In seguito Dennis Conner fu incaricato
di difendere il trofeo nella sfida-beffa organizzata dai neozelandesi
di Michael Fay con la mastodontica barca di quaranta metri progettata
dall'arguto Bruce Farr. Con il veloce catamarano Dennis liquidò
in due solo battute l'avversario al largo di Point Loma. La sfida
fu sì una farsa, ma servì a far abbandonare gli
ormai obsoleti 12 metri per i più moderni International
America's Cup Class con cui si è gareggiato in queste
ultime edizione.
Le
cose andarono comunque in questo modo: 17 luglio 1987,
il San Diego Yacht Club si vede recapitare una inaspettata sfida
dal piccolo circolo neozelandese Mercuri Bay Boating Club. Si
tratta di una regata uno contro uno da disputarsi con barche le
cui dimensioni possono raggiungere le dimensioni massime ammesse
nel vecchio "Deed of Gift" - fino a 90 piedi al galleggiamento!
La sfida arriva appunto dal miliardario Michael Fay che vuole
sfruttare a suo vantaggio una serie di lacune nel documento originale
che regola la Coppa America. Nei mesi successivi le due parti
si scontrano con una violenta battaglia tra studi legali finché,
il 19 gennaio 1988, Conner annuncia che difenderà la Coppa
con un catamarano, economico e sicuramente molto più veloce
rispetto a un monoscafo di 90 piedi. Una competizione tra due
scafi così diversi tra loro non ha alcun senso, infatti
il catamarano "Stars & Stripes" travolge il gigante
New Zealand per 2 a 0 con distacchi mai visti, 18 e 21 minuti.
Fay presenta allora un'istanza contro la regolarità del
match. I giudici rispondono che San Diego deve essere eliminato
e Fay conquista la Coppa America senza aver vinto nemmeno una
regata. Ovviamente San Diego presenta appello e la corte restituisce
la vittoria a Conner. Si continua così, viene presentato
un nuovo appello. La decisione conclusiva è del 26 aprile
1990, la Coppa resta definitivamente a San Diego.
L'evento
è stato letteralmente fatto a pezzi. La Coppa America deve
riguadagnare credibilità agli occhi di pubblico e sponsor.
Il 7 gennaio 1989 viene presentato il progetto della nuova
Coppa che si svolgerà nel 1992. Siamo alla terza edizione
della Louis Vuitton Cup, otto gli sfidanti nelle "calme"
e assolate acque di San Diego, California. E' finita l'epoca dei
12 Metri ed è nata una nuova classe, l'International America's
Cup Class. Sono barche lunghe 75 piedi, belle, eleganti ipertecnologiche
e superveloci con venti leggeri.
Questa
è la storia, che si può facilmente raccontare, quanto
alle emozioni
è un'altra storia ancora, ben più
difficile da raccontare!
E se volete seguire davvero questo evento: calendario, classifiche
e soprattutto statistiche, non vi resta che fare prua su http://www.coppa-america.com/
15/10/2002

Sport
di fine estate: occasioni per star bene
Correre,
nuotare, oppure andare in barca a vela o provare il brivido dello
spinning e del rowing. Occasioni molto utili in questo periodo
per recuperare o rafforzare il proprio equilibrio psicofisico
in vista della stagione del lavoro. Un piccolo prontuario per
trovare presto una buona forma e gettare le basi per un autunno-inverno
ricco di movimento.
Dimenticate
le immagini desertiche dei ferragosto romani, oggi in città
rimangono in tanti. L'estate romana offre diversivi di svago anche
eccentrici, ma queste giornate di fine mese posso diventare un'occasione
per fare sport, magari provando attività nuove oppure vincendo
soltanto l'apatia cronica al movimento in nome del benessere psicofisico.
Ve ne proponiamo quattro: due decisamente classiche, e due meno
consuete anche se di grande diffusione.
Partiamo dalla corsa, l'attività motoria di base, magari
abbinata con una serie di esercizi di allungamento. Partendo da
zero o quasi i neofiti possono incominciare alternando armonicamente
fasi di corsa lenta con fasi di recupero a passo veloce. Tenendo
il ritmo costante, per 25/30 minuti complessivi, si abituano muscolatura
e cuore. Chi corricchia già da tempo può invece
può alternare corsa lenta per un'ora con un altro allenamento
basato sulle variazioni (o Fartlek). Le ville romane sono l'ideale,
soprattutto se si corre sul morbido, grazie anche ai numerosi
percorsi ondulati presenti, ideali per rafforzare le caviglie.
Bere molto prima, ma anche durante l'allenamento, con reintegro
di sali minerali alla fine; così come scegliere orari freschi
per correre (mattina presto oppure al tramonto).
Il nuoto è un'altra attività classica e molto utile
per creare una buona base cardiovascolare. Un buon riscaldamento
a ritmi molto blandi, cercando di curare molto la tecnica, ovvero
la lunghezza della bracciata che deve sempre cercare il massimo
scivolamento sull'acqua. Si possono poi fare delle piccole "ripetute"
da una vasca, almeno in tre stili (escludendo il delfino troppo
tecnico) con un adeguato recupero; l'andatura deve essere commisurata
con le proprie condizioni tecniche e di preparazione. Utili gli
esercizi per le gambe con la tavoletta e quelli per le braccia,
magari sotto la guida di qualche nuotatore evoluto presente in
vasca.
La vela sta avendo un grande successo in questi ultimi anni, e
la sua diffusione è sempre più radicata anche nel
nostro territorio regionale. Avvicinarsi a questo sport, può
essere una doppia occasione di svago: sport e gita al mare, o
viceversa. Le località balneari laziali, da Anzio a Bracciano,
sono oggi ricche di circoli velici, con numerose offerte di corsi
per l'avviamento alla vela. Si può cominciare con una barca
facile per apprendere i segreti del vento, alternandosi al ruolo
di prodiere con qualche manovra al timone. La tecnica della virata
e quella della strambata possono diventare più confidenziali
anche con un paio di uscite guidate. Chi ha già cognizioni
di vela può invece salire su un Laser per provare a controllare
tutte le diverse manovre da solo, andando alla ricerca della linea
e dell'assetto migliore.
Per
chi ha invece poco tempo, si può fare del fitness anche
all'aria aperta, magari simulando attività che possono
essere successivamente praticate nelle loro forme originarie.
Ci riferiamo in particolare allo spinning e al rowing, in parte
propedeutiche a ciclismo e canottaggio. Due ottime attività
di muscolazione e miglioramento cardiovascolare, complementari
tra loro, con la seconda che si contraddistingue per il coinvolgimento
degli arti superiori e della colonna. Anche in questo caso un
inizio graduale, a ritmo costante, con brevi variazioni suggerite
dalla musica che accompagna queste due attività. Un consiglio:
qualche bella lezione collettiva. Fa bene al corpo, ma anche allo
spirito.
|
Sport
d'agosto: cosa fare e come muoversi
| attività
sportiva |
cosa |
come |
corsa
|
principianti:
25/30 min. a ritmo costante alternando fasi di corsa
lenta con recuperi a passo veloce. praticanti: a) 50/60
min. corsa lenta con 10 allunghi da 100 metri; b) 20
min. corsa lenta riscaldamento + 20 minuti di variazioni
(30 sec. veloci e 60 di recupero) + 10 min. defaticamento. |
Percorsi
ondulati e su terreno morbido.Bere prima e durante l'allenamento,
con reintegro finale di sali minerali. Scelta di orari
freschi (mattina presto oppure al tramonto). Esercizi
di stretching prima e dopo. |
nuoto
|
Sedute
di avviamento alla tecnica natatoria e di adattamento
del sistema muscolare o cardiovascolare. Apprendimento
della tecnica con l'ausilio di un istruttore o di un
nuotaore evoluto presente in vasca. |
Riscaldamento
a ritmi blandi per 200 metri, curando la tecnica.5/10
"ripetute" al 60/70% da una vasca, almeno
in tre stili (stile libero, rana e dorso) con adeguato
recupero. Serie di esercizi per le gambe con la tavoletta
ed esercizi. |
vela
|
Apprendimento
delle tecniche basi di conduzione di una deriva.Esercizi
di armatura della deriva; manovre al fiocco, alla randa
e al timone. |
Uscite
con istruttori o velisti esperti.Utilizzo imbarcazioni
di classe Caravel (4/5 persone), Flying Junior (2),
Vorienne (2), Lightning (3), Laser (1). |
fitness
(spinning e rowing)
|
Esercizi
a ritmo di adattamento cardiovascolare e muscolare.Preparazione
di base per l'avviamento alle attività del ciclismo
e del canottaggio. |
Brevi
lezioni a ritmo di musica, precedute magari da cenni
sulla tecnica di esecuzione dei diversi movimenti. |
|
29/08/2002
L'arte
di scalare i torrenti
"Da
un certo punto in avanti non c'è più modo di tornare indietro.
E' quello il punto al quale si deve arrivare"
Seguire la corrente non è affatto facile e privo di ostacoli:
calate in corda doppia, tuffi, tratti a nuoto, lunghi aggiramenti
fanno parte del gioco; anche percorrere un solo chilometro può
richiedere molte ore. Gli attrezzi del mestiere sono: casco, muta,
imbracatura, discensore, corde, pianta-spit e spit.
Partiamo
dalla definizione:
Il torrentismo consiste nella discesa a piedi dei torrenti incassati,
cioè di quelli che non posseggono rive percorribili. La
discesa deve pertanto essere effettuata direttamente lungo il
greto, che può essere "asciutto", cioè
in secca, o "bagnato". In entrambi i casi è possibile
incontrare delle pozze piene d´acqua. Quando l´aggiramento
delle pozze è impossibile e quando la profondità
ci costringe a bagnarci molto, se non addirittura a nuotare per
poter proseguire oltre, allora si parla di "vasche",
oppure di "canali" se queste sono lunghe e strette.
Se
le rive non sono percorribili vuol dire che i versanti del torrente
sono verticali e rocciosi. Per questo un percorso torrentistico
si snoda sempre in una "gola", o "canyon".
Quando questa è particolarmente stretta si parla di "forra".
Esistono forre strette al punto che la luce del sole non riesce
a penetrare a sufficienza per poter permettere di vedere alcunché.
Nel gergo torrentistico il termine "gola" è equivalente
all'espressione "torrente incassato".
Quasi sempre il greto delle gole è interrotto da cascate.
Perciò per seguire il torrente non rimane altro da fare
che utilizzare le tecniche dell´alpinismo e della speleologia:
scendere con una corda! Più precisamente la tecnica utilizzata
è quella della "corda doppia", che permette,
una volta scesi, di sganciare la corda dal suo punto di ancoraggio.
Compiuta l´operazione di recupero si può proseguire
la discesa, ma non si può più tornare indietro,
in quanto non c´è più modo di risalire la
cascata una volta tolta la corda.
Il
piacere del torrentismo risiede, come dicevamo, nella fusione
pressocché totale con l'ambiente che si attraversa. Ci
si muove immersi in una vegetazione lussureggiante, che mai ci
si aspetterebbe di trovare a due passi dalla civiltà. Poi
si arriva nelle gole, e si resta ammirati, sbalorditi dalle pareti
di roccia, a volte c'è davvero poca luce e solo pochi raggi
di sole si riflettono nell'acqua. E che acqua! Di tutti i colori:
azzurra, blu, verde, limpida, oppure fangosa, nera sul fondo di
bui laghi che bisogna attraversare a nuoto, bianca alla base delle
cascate, placida o violenta .
Cascate, rapide, laghi di acqua fredda, con la giusta attrezzatura
ed esperienza diventano compagni indimenticabili di una avventura
che se vissuta nel rispetto delle buone regole tecniche è
senza rischi (o meglio è rischiosa meno di tante nostre
attività quotidiane). Le gole offrono al torrentista uno
svago totale, fisico e spirituale allo stesso tempo. Un taglio
netto con la quotidianità, o forse piuttosto un ampliamento,
un arricchimento della quotidianità.
|
Le
dieci regole del torrentismo
Praticare
il torrentismo non è proprio come fare una passeggiata
in bicicletta.
Se praticato impropriamente può diventare pericoloso,
per sé e per il gruppo. Ecco allora qualche regola
da seguire in ogni discesa.
Usare sempre il casco
Controllare sempre che l'attrezzatura sia in buono
stato di conservazione e conforme agli standard previsti
Portare sempre con se un kit di soccorso contenuto
in bidoni stagni
Informarsi sul torrente che si andrà a percorrere
e rendere noto a qualche amico, parente o le proprie intenzioni.
Assicurarsi di essere sempre in perfetta forma fisica
prima della discesa, prendere conoscenza della propria capacità
per non mettere in difficoltà se stesso ed i propri
compagni
Quando si recupera una fune, assicurarsi di essere
gli ultimi del gruppo e che non vi siano nodi
Quando ci si appresta a fare un tuffo, valutare bene
l'altezza e la profondità del bacino di ricezione
Controllare sempre gli ancoraggi
Essere al corrente delle manovre di autosoccorso
Rispettare sempre l'ambiente circostante
|
18/07/2002

A
cavallo nella natura: il turismo equestre!
Il
turismo equestre è uno sport per tutti. Requisito fondamentale
è l'amore per la natura e, naturalmente, per i cavalli. Dedicare
il proprio tempo libero all'ippoturismo vuol dire regalarsi pace,
tranquillità, avventura e soprattutto poter godere di paesaggi
e panorami altrimenti inarrivabili. Non occorre essere amazzoni
o provetti cavalieri, basta scegliere un percorso adatto alle
proprie capacità ed esperienze e l'avventura non si trasformerà
in un incubo, diventerà invece un piacevole ed indelebile ricordo!
Il
turismo equestre può essere una passeggiata di un giorno,
oppure un percorso che viene coperto in più giorni. In
questo secondo caso la preparazione diventa indispensabile. Non
bisogna infatti sottovalutare le difficoltà del trekking
itinerante: alzarsi presto, dare da mangiare al cavallo, prepararlo
e iniziare il cammino, fermarsi, rifocillare uomini e cavalli
e poco dopo ripartire per portare a conclusione la tappa, non
è certo semplice. Fatelo per più giorni in un trekking
itinerante e modificherete il vostro modo di pensare e di agire
nei confronti dell'ambiente ma soprattutto imparerete a conoscere
il vostro cavallo. È anche questo il bello e forse la magia
di questo sport: il forte rapporto che si instaura tra cavallo
e cavaliere.
Cavallo e cavaliere diventano quasi un tutt'uno, cercano ogni
giorno la strada e ogni giorno le strade ed i sentieri percorsi
in sella, diventano la tua strada e tuoi sentieri. Il turismo
equestre è così anche un elogio della lentezza,
contrapposta alla velocità che toglie spazio alla vita.
Un giorno di marcia a cavallo corrisponde mediamente a mezz'ora,
quaranta minuti di automobile!
In
genere si va a cavallo in gruppo perché un trekking può
essere facile, impegnativo, difficile ma deve essere sempre divertente
ed il gruppo è un buon aiuto ed anche un sostegno nei momenti
difficili. Fra cavalieri di turismo equestre si socializza immediatamente
e si consolidano le amicizie spesso attorno a tavole imbandite,
al termine delle varie escursioni a cavallo.
Il territorio italiano si presta magnificamente alla pratica di
questa disciplina sportiva ed è per questo che, specialmente
in certe regioni, sono nati tanti centri di turismo equestre che
permettono ai cavalieri di trascorrere le loro vacanze sia con
cavalli propri che con cavalli in affitto.
In genere si organizzano tappe di 35 km al massimo, per non estenuare
cavalli e cavalieri, in termini di ore siamo sulle 6/7 ore di
marcia al passo.
Ogni tappa viene solitamente divisa in due, al mattino la parte
più dura e più lunga del percorso e al pomeriggio
dopo la sosta quello che rimane. Questo in linea di massima perché
poi quando si deve raggiungere una meta precisa in un posto che
non conosce possono capitarne di tutti i colori: si può
sbagliare percorso, si può trovare una sbarra chiusa, anche
se solitamente aperta, oppure la strada può essere ostruita
da alberi abbattuti da un nubifragio, o da una frana, senza contare
poi tutto il repertorio di problemi ai cavalli, fate conto di
viaggiare con un neonato al seguito, può capitare di tutto
ed in questo caso la presenza di un cavaliere esperto può
essere di grande aiuto!
Anche
il turismo equestre,come tutti gli sport più faticosi,
porta con sé fatica e momenti duri, quelli classici in
cui si vorrebbe tornare indietro o meglio ancora non essere mai
partiti, questi momenti vengono superati soprattutto grazie allo
spirito di gruppo ed alla voglia di terminare comunque il viaggio.
Passato l'attimo di scoraggiamento si riparte e si e' poi sempre
felici di essere andati avanti per continuare a gustare tutti
i piaceri dello stare in mezzo alla natura con il cavallo.
"Nel montare un cavallo, noi prendiamo in prestito
la libertà."
|
A
cavallo in Maremma
La
Maremma è una terra ancora vasta ed integra, con
inverni molto miti, dove il turismo equestre si apprezza
maggiormente nei mesi da ottobre a maggio, lontani dal caos
turistico del mare. A cavallo, negli agriturismo, attraverso
itinerari di sapori, di natura, di storia, si può
andare alla ricerca di tratturi, di sentieri nascosti o
abbandonati, di guadi praticabili e sicuri, di "vadi"
nelle siepi.
In Maremma esiste una rete di ippovie provinciali ufficiali
di circa 500 km, con gradi diversi di difficoltà,
dotata di stazioni di sosta attrezzate per il turista equestre.
Pressoché infinite le possibilità di scelta:
percorsi lunghi, brevi, facili, difficili, con tappe al
mare, con cene tipiche, più avventurosi, meno avventurosi,
insomma ce n'è davvero per tutti i gusti.
Un buon punto di partenza per scegliere il vostro itinerario
in Maremma potete trovarlo in questi siti:
http://www.cavallomaremmano.it/
http://cavalloweb.quotidiano.net/turismoequestre/toscana02.php3
http://space.tin.it/viaggi/rodloren/trekking.html
http://www.viaequestregrossetana.it/chisiamo.htm
http://www.amicidellatoscana.it/ita/sport/sport_terra/equitazione.asp
|
22/05/2002
A
scuola di ciclismo
di Gian
Luca Donato
|
CORSE
A TAPPE PER CICLOAMATORI
Giro delle Coste della Sardegna (21-28 aprile 2002)

La nuova edizione del Giro organizzato da Tonino Scarpitti
avrà quest'anno una connotazione particolare, con
la granfondo della Costa Smeralda inserita al centro della
settimana agonistica. Tre tipologie di gara con una classifica
riservata ai fondisti (Grangiro), una ai mediofondisti (Mediogiro)
e una infine per i cicloturisti; i percorsi saranno pertanto
disegnati con differenti caratteristiche.
Tutti i partecipanti verranno ospitati in alberghi o villaggi
turistici confortevoli, sempre con lo scopo di favorire
l'aggregazione tra i team e soprattutto fra i singoli. Sono
previste attività di culturali per gli accompagnatori
e una serie di iniziative, anche a sorpresa, gestite dal
funambolico team isolano di Scarpitti.
Per informazioni contattare: Tonino Scarpitti cellulari
0335/6109223 - 0347/7021686. Mare & Monti -Via Mar dei
Caraibi, 10 Loc. Flumini - 09045 QUARTU Tel.070892183 fax.
070898205
Internet: www.girobike.com
E MAIL giro@girobike.com
Il
programma
|
Il
ciclista va a scuola, e non può non farlo che seguendo
i consigli di due grandi ex campioni: Davide Cassani e Maurizio
Fondriest.
Due esempi di prodotto disegnato su misura per coloro che vogliono
migliorare il loro approccio con la bicicletta pedalando per più
giorni accanto ai due ex campioni e a numerosi protagonisti del
mondo pro di oggi.
Un'occasione per passare quattro/cinque giorni in sella, cercando
di imparare alcuni segreti essenziali per il miglioramento del
proprio bagaglio tecnico.
La
scuola Davide Cassani

L'idea di organizzare questa scuola è nata dalla consapevolezza
che sebbene il ciclismo abbia oggi migliaia di appassionati, molti
non sanno esattamente come allenarsi, cosa mangiare, come affrontare
una preparazione atletica.
Nelle giornate dedicate alla scuola Cassani, ex capitano della
nazionale ed oggi apprezzato commentatore televisivo, cerca di
trasmettere ai suoi allievi le esperienze vissute in 20 anni di
attività, con la collaborazione di esponenti di primo piano
del mondo professionistico.
|
CORSE
A TAPPE PER CICLOAMATORI
Giro delle Dolomiti (28 luglio-3 agosto 2002)

Il 26° Giro delle Dolomiti, organizzato dall'A.S. Giro
delle Dolomiti Bolzano, è aperto a cicloturisti e
cicloamatori, e disegnato sulle strade che hanno reso famosi
i campioni del ciclismo, attraverso alcuni degli itinerari
più suggestivi delle Dolomiti.
Sei
tappe in programma con una giornata di riposo (mercoledì
31 luglio); il giorno 28 luglio in concomitanza con la prima
tappa, si svolgerà anche la Gran Fondo Alto Adige
Bolzano di 170 km.
La caratteristica di questa manifestazione prevede una sommatoria
di andature libero e tratti cronometrati. Il regolamento
prevede infatti in tutte le tappe un tratto di percorso
a velocità libera con rilevamento cronometrico, ed
ogni sono esposte le classifiche assolute e di categoria
per i concorrenti che hanno percorso l'intera tappa. I tempi
realizzati in ciascun tratto a velocità libera e
la somma dei sei tempi saranno riepilogati a fine giro sempre
nel rispetto delle categorie federali. Per entrare in classifica
assoluta di fine Giro è necessario percorrere completamente
tutte le tappe.
Per informazioni ed iscrizioni: A.S. Giro delle Dolomiti
- via Vittorio Veneto, 5 - 39100 Bolzano
Giro delle Dolomiti; telefono 0471/272089, fax 0471/270443.
girodol@girodolomiti.com
Il
programma
|
E
con lui numerose aziende del settore come Campagnolo, Pinarello,
Nalini, Selle Italia, Gensan, Aereo, Technogym, Sidi, Polar e
Briko. La scuola è inserita negli eventi SPORTUR.
Info:
BVC - Sport Lungomare G. Deledda n. 182 - 48015 Cervia (RA) Tel.:
0544.974.395 Fax 0544.975.757
www.davidecassani.it
Due
i prossimi appuntamenti con la scuola Cassani
Cervia:
03 - 07 aprile 2002
Hotel "Aurelia", Viale 2 Giugno n. 34, Milano Marittima
(RA) - Tel. 0544/975451 Fax 0544/972773
Email aurelia@selecthotels.it
In concomitanza dello stage di Cervia, avrà luogo la festa
annuale del "Club Davide Cassani".
Allo stage è collegata la partecipazione alla Granfondo
di ciclismo "Selle Italia - La via del sale" ed i partecipanti
alla scuola partiranno in grigia d'onore.
Un programma.
come sempre ricco e pieno di sorprese
A
spasso per le Dolomiti: 17 - 22 giugno 2002
Giro a tappe sulle salite più importanti delle Dolomiti,
quali Pordoi, Marmolada, Passo S. Pellegrino, Passo Rolle. Partenza
e arrivo a Torbole
Lunedi'
17 giugno 1° Giorno
Partenza da Levico alle ore 9.30 su un percorso che attraversa
le localita' della Val Sugana, San Martino di Castrozza, Passo
Rolle.
Arrivo a Predazzo Totale Km. percorsi: 120.
Martedi' 18 giugno 2° Giorno
Partenza da Predazzo su un percorso che attraversa le località
di Canazei, Passo Pordoi, Passo Campolongo.
Arrivo a Corvara Totale Km. percorsi: 65.
Mercoledi' 19 giugno 3° Giorno
Partenza da Corvara su un percorso che attraversa le località
del Passo Gardena , Ortisei e Passo delle Erbe.
Arrivo a San Vigilio di Marebbe Totale Km. percorsi: 90
Giovedi' 20 giugno 4° Giorno
Partenza da San Vigilio di Marebbe su un percorso che attraversa
le località del Passo Furcia, Cortina d' Ampezzo, Passo
Falzarego, Passo Valparola.
Arrivo a Corvara Totale Km. percorsi: 80.
Venerdi' 21 giugno 5° Giorno
Partenza da Corvara su un percorso che attraversa le località
di Campolongo, Passo della Marmolada.
Arrivo a Cavalese Totale Km. percorsi: 90.
Sabato 22 giugno 6° Giorno
Partenza da Cavalese su un percorso che attraversa le località
di Passo Manghen e arrivo a Levico Totale Km. percorsi: 70.
BikeSchool
a Montecatini Terme con Maurizio Fondriest
"Il
ciclismo non è un gioco, ma un esercizio. Non si finisce
mai di imparare". Proprio le parole di Alfredo Martini sintetizzano
al meglio l'obiettivo della BikeSchool di Montecatini, ormai appuntamento
fisso nella località termale toscana presso il Galligani
Hotel, impreziosita da un testimonial d'eccezione, Maurizio Fondriest,
campione del mondo nel 1988, a Renaix e oggi brillante opinionista
televisivo Rai.
La Bike School si rivolge ai cicloamatori non esasperati, ai quali
viene offerta la possibilità di vivere per alcuni giorni
l'atmosfera dei ritiri e delle trasferte delle squadre professionistiche.
Al centro della scuola le uscite in bicicletta, guidate proprio
dallo stesso Fondriest, sui deliziosi saliscendi dell'entroterra
toscano; l'occasione per sperimentare dal vero gli insegnamenti
indiretti del campione trentino e dei suoi partner tecnici (con
la possibilità di testare materiali tecnici, messi a disposizione
di aziende leader del settore, come Campagnolo, Sidi, Polar, San
Marco, Compex, Reebok, cicli Fondriest e Aero). Per tutti sedute
di massoterapia, fisioterapia, fitness, trattamenti termali, dibattiti
e miniconferenze su temi riguardanti la metodologia d'allenamento,
la preparazione per le granfondo, l'alimentazione. Una full immersion
comunque in grande relax per comprendere il senso autentico e
non esasperato di una passione, vissuta anche con un po' di cognizione
tecnica. I consigli tecnici e degli specialisti hanno integrato.
Il
prossimo appuntamento della BikeSchool 2002 è per il mese
di giugno, al termine del Giro d'Italia.
Per
informazioni: Bike School Montecatini Terme - Viale Fedeli 10
- 51016 Montecatini Terme (tel. 0572.70251; fax 0572.70252) bike@galliganihotels.it
09/04/2002
Una
corsa nella storia
di Gian
Luca Donato
|
INFORMAZI0NI
QUANDO: domenica 24 marzo 2002
DOVE: partenza e arrivo in via dei Fori Imperiali
(Colosseo)
KM: 42,195 certificazione Fidal e Iaaf/Aims
ISCRIZIONI: fino al 7 marzo
COME RAGGIUNGERE LA PARTENZA: Metro B - fermata "Colosseo"
REGOLAMENTO
Il Villaggio Maratona A partire dal 20 marzo, la Maratona
della Città di Roma avrà il suo cuore operativo nel Villaggio
Maratona, che, grazie alla collaborazione con l'EUR SpA,
sarà allestito all'interno del Salone delle Fontane, in
via Ciro il Grande. Verrà allestito un vero e proprio villaggio
sportivo, con stand espositivi, aree per la pratica sportiva,
spazi per spettacoli e incontri stampa. Al Villaggio Maratona
verranno consegnati i pettorali di partecipazione alla gara
del 24 marzo. L'ingresso per il pubblico è gratuito.
|
L’ottava
edizione della Maratona della Città di Roma si svolgerà il 24
marzo, domenica delle Palme e prima domenica di primavera.
Il
percorso di gara
sarà quello ampiamente collaudato nelle precedenti edizioni, con
piccole ma sostanziali modifiche lungo il tracciato per renderlo
ancora più scorrevole.
La
gara si snoderà attraverso le strade del centro storico e dei
quartieri più popolari, toccando i luoghi ed i monumenti più significativi
e ricchi di storia della Capitale, dal Colosseo e Piazza Venezia,
a Piazza del Popolo e Fontana di Trevi, a Piazza Navona.
Gli
organizzatori, visto il delicato momento politico internazionale,
hanno deciso di far transitare la gara davanti alle costruzioni
simbolo delle tre religioni monoteiste. Gli atleti sfileranno
davanti a S.Pietro, alla Sinagoga e alla Moschea, creando un ideale
filo conduttore in grado, attraverso lo sport, di cancellare ogni
contrasto ideologico. Il messaggio di pace sarà rilanciato anche
da una staffetta e da un
gemellaggio.
La maratona, inoltre, si farà portatrice di un ricordo
speciale dei vigili del fuoco morti qualche mese fa nella
Capitale.
L’impegno
dell’Italia Marathon Club, del Comune di Roma e della Fidal, messo
in atto nelle passate edizioni,
ha fatto sì che la città, i romani, i tanti visitatori
stranieri si affezionassero all’evento, seguendolo con partecipazione
e rispetto, passeggiando insieme con i protagonisti della festa
sportiva e culturale realizzata ogni anno dalla Maratona della
Città di Roma.
Questo
uno dei motivi della crescita della Maratona, che in pochi anni
è riuscita ad essere considerata la prima maratona d’Italia per
numero di partecipanti (con più di 8000 partecipanti nell’ultima
edizione) e di atleti arrivati al traguardo (6.200) ed una delle
più importanti d’Europa.
Al
via saranno atleti provenienti da ogni parte del mondo. Numerose
le iscrizioni di atleti di Paesi europei ed extraeuropei, soprattutto
dagli Stati
Uniti (tra cui spicca la presenza di circa 600 atleti
diabetici), a testimonianza della popolarità che l’evento ha raggiunto
anche fuori dai confini nazionali. Un motivo in più per arrivare allenati
il più possibile all’evento.
La
diretta della gara sarà curata dalla RAI che, come già in passato,
organizzerà le riprese con dispiego di uomini e mezzi per garantire
la migliore valorizzazione della competizione ed offrire ai telespettatori
le spettacolari immagini della Città Eterna. Numerosi ospiti e
testimonial saranno sul traguardo dei Fori Imperiali e anche quest’anno
non mancherà il legame con il mondo della scuola.
La
gara sarà, come tradizione, affiancata dalla Stracittadina di
cinque chilometri, vera e propria festa sportiva non agonistica,
alla quale possono partecipare proprio tutti per passare una giornata
insieme a tanti amici correndo o passeggiando nello scenario più
bello del mondo.
La
Maratona della Città di Roma, a partire dal 20 marzo, avrà il
suo cuore operativo nel Centro Maratona, che, grazie alla collaborazione
con l’Eur Spa, sarà allestito anche quest’anno all’interno del
Salone delle Fontane all’Eur.
07/03/2002
Una
straordinaria fatica
di Gian
Luca Donato
| ROWING
GROUP
Un
esercizio compatibile
(a cura di Indoor Rowing)

Che
cos'è il Group Rowing?
Un'incredibile ed entusiasmante fusione tra canottaggio
e fitness dove il concetto di equipaggio viene riportato
per la prima volta in palestra, attraverso una macchina
(Indoor Rower, ovvero remoergometro). Infatti, proprio come
in una barca da canottaggio, tutti remano insieme a tempo
di musica.
Perché
fa bene?
Tutti i principali gruppi muscolari vengono coinvolti, in
particolar modo le braccia, le gambe, il dorso, le spalle,
l'addome ed i glutei. A questo si sommano i notevoli benefici
cardiovascolari, attraverso il movimento naturale della
vogata, che mantiene la flessibilità e protegge le
articolazioni grazie ad un azione priva di impatti. Come
si svolge la lezione? Il vostro istruttore vi guiderà
attraverso un breve periodo di riscaldamento e stretching,
per poi entrare nel vivo della lezione. A seconda del tipo
di allenamento richiesto, questa può durare dai 20
ai 40 minuti, e viene seguita da una fase di defaticamento
ed allungamento - il tutto a tempo di musica.
A
cosa serve il monitor?
Il monitor della macchina è una parte essenziale
della macchina. Ci dà un riscontro colpo dopo colpo
sull'allenamento che stiamo facendo, e riporta con assoluta
precisione il tempo trascorso dall'inizio dell'allenamento,
la distanza che abbiamo coperto, la velocità che
stiamo mantenendo, le calorie che abbiamo bruciato e la
potenza che abbiamo prodotto espressa in Watt. Ci dice inoltre
quante remate facciamo al minuto, e utilizzando il cardiofrequenzimetro
i battiti cardiaci. In questo modo possiamo valutare la
nostra performance dopo ogni allenamento e cercare di migliorarci
di volta in volta, dandoci una motivazione insostituibile.
Cosa sono i programmi di motivazione Concept 2?
Una motivazione in più per continuare ad allenarvi
nel migliore dei modi. Per chi ha voglia di confrontarsi
con gli altri, a qualsiasi livello di allenamento e a qualsiasi
età. Dopo ogni allenamento, registrate per quanti
metri avete remato.
www.concept2.it
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Il canottaggio è uno sport che ti regala tante soddisfazioni,
certamente proporzionali alla grande fatica profusa. Spesso un
grande sforzo, che tuttavia trasmette emozioni particolari, sia
che lo si faccia singolarmente che in coppia, oppure in otto;
o con altre imbarcazioni.
Un'attività che tuttavia presuppone non soltanto una grande
preparazione fisica, ma anche una molto attenta applicazione tecnica,
per la sequenza
dei movimenti che vanno armonizzati in successione per
rendere armonico il procedere dell'imbarcazione.
Traffico
in acqua a Sabaudia

La Federazione Italiana Canottaggio e il Circolo Canottieri Sabaudia,
organizzano per il giorno 2 e 3 marzo prossimi la quinta
prova del Campionato Italiano di Granfondo "Trofeo
della pace internazionale", valido come quinta prova della
Coppa Italia. La prova è riservata agli equipaggi delle
società e dei circoli nazionali ed internazionali, nelle
specialità otto fuori scalmo e quattro di coppia. Una prova
che vedrà al via oltre cento equipaggio da tutta la penisola,
e che vivrà una grande due giorni anche grazie alla collaborazione
del Distaccamento Sportivo della Marina Militare, del Centro Sportivo
Corpo Forestale dello Stato, del Gruppo Nautico "Fiamme Gialle"
e del Gruppo Sportivo "Fiamme Oro".
Il
premio per un grande sforzo
Il canottaggio ha una nobiltà particolare, perché
non occorre soltanto avere qualità atletiche elevate, abbinate
ad un corretto esercizio tecnico, ma anche una predisposizione
mentale per il rispetto che uno sport del genere presuppone quando
si sale in barca. Rispetto verso se stessi, verso il contesto
ambientale che ci ospita, ma soprattutto verso i colleghi e gli
avversari. E poi, naturalmente, un allenamento
completo non soltanto in barca, ma anche di corsa, in palestra
o sul simulatore (remoergometro).
Ed il canottaggio, come disciplina nobile, presuppone il rispetto
di una serie di regole che si perpetuano nella tradizione di questo
sport di fatica. Ecco perché sono necessarie anche qualità
caratteriali e morali speciali.
Il canottaggio è uno sport individuale, oppure coinvolge
2, 4 o 8 elementi, sintetizzati in un armonico unico. E' considerato
da sempre uno strumento di formazione non solo fisica, ma anche
morale, dei giovani; come si vede nelle maggiori università
tedesche, inglesi e americane, dove il canottaggio gode di una
straordinaria considerazione.
E se l'acqua è l'elemento fondamentale di questa attività,
c'è poi l'imbarcazione, con la quale i canottieri instaurano
un rapporto quasi viscerale, la portano da continente a continente,
la puliscono, la rendono ogni giorno sempre più competitiva.
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WORLD
INDOOR ROWING CHAMPIONSHIP

Campionati
del Mondo (CRASH-B's)
Boston (USA), 24 febbraio 2002
Nutrita la squadra italiana ai ventunesimi Campionati del
Mondo di Indoor Rowing: oltre ai campioni del Mondo in carica
Leonardo Pettinari e Fabio Calvelli, voleranno a Boston
anche 10 appassionati del Beauty Center di Solofra, la squadra
Campione Italiana nel 2002.
Alcuni gli atleti di spicco della Nazionale: il peso leggero
Elia Luini (compagno di barca di Pettinari), l'Under 23
Lorenzo Porzio e l'under 18 Pierpaolo Frattini.
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wirc/index.php
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Cenni
di storia
Anche a Sabaudia si respirerà un po' del trazione di questo
sport, nato probabilmente dall'osservazione di alberi galleggianti
che ispirò l'uomo ad abbozzare la costruzione di primi
natanti, spinti da rudimentali leve. Da quell'idea originaria
nacquero successivamente una serie di imbarcazioni di forme e
materiali diversi, e sempre più evolute: zattere, barche
di canne, giunchi, pelli, otri gonfiati, ecc.
L'esercizio del remo, come attività sportiva agonistica
vera e propria, vanta comunque origini altrettanto remote; se
è vero che a memoria d'uomo di ricordano pitture tombali
rappresentanti scene di attività sportive, risalenti alla
quinta dinastia dei Faraoni (2600 a.C.), che hanno confermato
come gli Egizi praticassero anche il canottaggio.
Regate competitive si svolgevano regolarmente nell'antica Grecia
durante i giochi Istmici e Panatenaici: erano escluse però
dalle Olimpiadi, perché l'esercizio del remo veniva ancora
considerato un gesto servile, così come avveniva sulle
imbarcazioni di trasporto, di crociera, ma soprattutto da guerra.
Molti secoli più tardi il solito barone De Coubertin, fondatore
delle Olimpiadi Moderne, darà un impulso decisivo al canottaggio
restituendolo alla pratica Olimpica.
Il canottaggio comparirà tra gli sport olimpici già
sin dalla seconda edizione dei giochi a Parigi nel 1900; e si
è guadagnato la gloria attraverso le imprese epiche di
straordinari interpreti di questa snervante attività, spesso
poco gratificante da un punto di vista economico (ai nostri giorni
è stato molto diverso il trattamento remunerativo ricevuto
dai pluriolimpionici e iridati inglesi Pinsent e Redgrave, rispetto
agli ugualmente eroici fratelloni di Castellamare di Stabia, al
secolo gli Abbagnale).
20/2/2002
La
Marcialonga dei Record
di Gian
Luca Donato
| Informazioni
QUANDO:
domenica 27 gennaio 2002
DOVE:
partenza a Moena e arrivo a Cavalese (Val di Fiemme)
KM:
70
ISCRIZIONI:
dal 10 Settembre al 16 novembre
QUOTA D'ISCRIZIONE:
La quota di iscrizione è fissata in Lire 78.000 (Euro
40).- entro la data del 20 ottobre e Lire 88.000 (Euro 45).-
entro il 20 gennaio ( chiusura iscrizioni); essa non è
restituibile per nessuna ragione. La SOSTITUZIONE DI NOMINATIVI
entro la data del 10 gennaio comporta il pagamento di Lire
20.000 (Euro 10).
RITIRO:
I pettorali vengono distribuiti all'Ufficio Gare di Cavalese,
previa presentazione della tessera F.I.S.I., con il seguente
orario:
GIOVEDÌ: 15.00 - 19.00
VENERDÌ: 8.30-12.00 15.00 - 19.00
SABATO: 8.30 - 21.00
TEMPO LIMITE:
Cancelli chiusi ad orario, a:
CANAZEI ore 12.30
PREDAZZO ore 15.00
MOLINA ore 17.30
A 1 Km DALL'ARRIVO 1 ora e 45 minuti dopo la chiusura del
cancello di Molina.
Per il percorso ridotto di km 45 un cancello chiuderà
la pista a MOENA alle ore 15.00. Ulteriori cancelli potranno
essere istituiti a discrezione del Comitato Organizzatore.
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Uno
sforzo organizzativo premiato con 4300 iscritti, quello della
29a edizione della Marcialonga; trecento in più dello scorso
anno.
Juan Jesus Gutierrez ha fatto tris alla Marcialonga della Valli
di Fiemme e Fassa, nel corso di una gara tattica la sua, per tutti
e 60 i chilometri. È stato sempre nel gruppo di testa senza
mai forzare, lasciando il ruolo di lepre ai tanti favoriti. Poi
nell'ultimo tratto, nella difficile salita di Cascata, l'azzurro
Maurizio Pozzi ha cercato di andarsene ma Gutierrez lo ha inesorabilmente
battuto con una volata lunga 500 metri.
Gara molto vivace e veloce anche tra le donne, dove c'è
stata selezione, con la galoppata solitaria di Anna Santer, che
ha tagliato il traguardo sfinita davanti ad una grande, Antonina
Ordina; terza la "poliziotta" Lara Peyrot.
E così la 29.ma edizione della Marcialonga passa agli archivi.
Alla prossima del 2003 per festeggiare il trentennale, tutti a
passo classico.
Molti si chiedono quale preparazione specifica ci vuole per affrontare
una prova così impegnativa come un gara di sci da fondo
di settanta chilometri. Eppure con un allenamento
attento e non esasperato tutti sono in grado di togliersi lo sfizio
di domarla almeno una volta.
Un
percorso molto turistico

Una delle caratteristiche principali della Marcialonga
è senza dubbio l'affascinante tracciato che si snoda per
70 chilometri attraverso i paesi, i prati e i boschi delle valli
di Fiemme e Fassa; un tracciato ricco di storia e di storia,
con tanti campioni che lo hanno reso ormai leggendario. Un percorso
suggestivo ai piedi di montagne dal fascino leggendario che permette
ad ogni paese di vivere in prima persona l'evento, di assistere
da vicino al compiersi dell'impresa, di incitare con calore i
concorrenti impegnati nella grande fatica; da affrontare sempre
con ana adeguata preparazione.
La Marcialonga parte, come tradizione vuole, nella piana di Moena,
la fata delle Dolomiti, posta in un'incantevole conca alluvionale
ai piedi di alcuni dei massicci più famosi al mondo, dal
Latemar, ai Monzoni. Una gara della tradizione ma con molte novità
nel suo programma
settimanale.
Conosciuto
centro turistico estivo ed invernale, Moena offre un ottimo standard
per quanto riguarda alberghi, negozi e ristoranti, che da anni
propongono con successo i piatti della rinomata tradizioneastronomica
ladina.Dopo
un paio di chilometri si raggiunge Soraga, caratteristico paese
ai piedi del Catinaccio. Qui l'offerta turistica è basata
su una vacanza a misura d'uomo, all'insegna del relax e del contatto
con la natura.
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Come
si arriva
La Val di Fiemme si trova nel Trentino nord-orientale: in
uno dei più suggestivi territori alpini, tra la Catena
del Lagorai, il Gruppo del Latemar e le Pale di San Martino
essa apre le porte alle Dolomiti dove, proseguendo lungo
il corso del torrente Avisio, si trova la Val di Fassa,
altra suggestiva vallata tipicamente alpina e ricca di fascino,
con le sue guglie dolomitiche famose in tutto il mondo.
In macchina: dall'uscita Egna-Ora dell'Autostrada del
Brennero A22, si percorre la Strada Statale n° 48 delle
Dolomiti (24 km per Cavalese, 36 km per Predazzo, 50 km
per Moena).
In treno: le stazioni più vicine sono Ora 24
km, Bolzano 42 km, Trento 60 km. Da qui servizio autobus
di linea per la Val di Fiemme e la Val di Fassa.
In pullman: collegamenti con le principali città
italiane: Milano, Brescia, Mantova, Cremona, Piacenza, Modena,
Reggio Emilia, Bologna, Genova, La Spezia, Padova, Venezia,
Treviso, Rimini, Firenze, Pisa, Lucca, Livorno, Roma.
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Il
terzo comune che si incontra risalendo lungo la Valle di Fassa
è Vigo, antico centro politico-amministrativo della valle,
posto in magnifica posizione panoramica con una vista a 360°
da Cima Undici fino alla Marmolada. Vigo è il punto di
partenza privilegiato per le escursioni estive nel Gruppo del
Catinaccio grazie alla funivia del Ciampedìe, fulcro anche
dell'area sciistica omonima, dove sciatori di ogni età
trovano soddisfatte le proprie esigenze.
Si sale anche se spesso impercettibilmente, creando qualche problema
ai più disinvolti; e si sale ancora per qualche chilometro
fino a Pozza di Fassa, centro estivo ed invernale, caratterizzato
dalla pace e dal relax che qui non mancano mai. In inverno è
d'obbligo una puntata alla pista in notturna di Aloch, per una
sciata indimenticabile al chiaro di luna.
Superata Pozza è la volta di Mazzin, famoso negli anni
passati come il paese dei "pitores" i pittori decoratori
che tante opere hanno lasciato in valle e all'estero. Da Mazzin
partono numerose escursioni verso le cime dolomitiche e lungo
la selvaggia Val d'Udai. Ed qualche strappetto improvviso comincia
ad appensantire le gambe dei fondisti; come alle porte di Campitello,
15 chilometri dopo la partenza, in un dolce alveo dominato dall'imponente
massiccio del Sassolungo e dal Col Rodella, facilmente raggiungibile
grazie all'omonima funivia. Campitello è uno dei punti
di partenza del Sellaronda, il classico tour sciistico attorno
al massiccio del Sella, che rappresenta uno dei "must"
per gli appassionati di sci.
Il giro di boa è alle porte, all'ingresso di Canazei, adagiato
in una conca naturale ai piedi di alcune delle più suggestive
vette dell'arco dolomitico. E' qui che comincia la Marcialonga,
quando si comincia a tornere verso Cavalese e il più difficile
sembrerebbe alle spalle.
A Canazei il turismo coniuga moderne infrastrutture all'amore
verso le tradizioni e la cultura ladina, che si manifesta attraverso
suggestive feste folcloristiche, in estate e in inverno; ma la
stanchezza non concede agli atelti, soprattutto quelli meno allenati,
di ragionare soltanto con l'altimetria. C'è anche la fatica
che ha prosciugato parte delle energie, che i successivi strappetti,
comunque presenti anche al ritorno, renderanno ancora più
ridotte.
Tornati a Moena si proseguirà poi verso la Valle di Fiemme
dove si incontra Predazzo, noto centro turistico estivo e invernale
ai piedi del Latemar, facilmente raggiungibile grazie alla nuova
cabinovia che collega i comprensori di Pampeago e Obereggen per
una pratica dello sci alpino ai massimi livelli. I colori
di queste valli dolomitiche cominceranno a diventare negli occhi
dei fondisti sbiatiti; quasi appiattiti. Come quelli dell'iride,
che proprio nel 2003, saranno esaltati invece a Predazzo, che
ospiterà presso il Centro del Salto Dalben, tutte le gare
di salto con gli sci dei Campionati del Mondo di Sci Nordico.
Comunque ci stiamo avvicinando alla fine della grande fatica,
e continuando lungo la valle si giunge a Ziano a 950 m. di altitudine,
formato da numerose pittoresche frazioni. A Ziano è possibile
praticare lo sci di fondo e lo sci alpino anche in notturna, grazie
ai nuovi impianti recentemente realizzati.
Panchià è il paese successivo: tipico paese di montagna
ai piedi del Monte Cornon e del Monte Agnello è un punto
di partenza ideale per splendide escursioni.
Superato Panchià si giunge nel comune di Tesero, sede del
centro del fondo di Lago, che ospiterà i campionati mondiali
del 2003. Saliscendi che sembrano interminabili, nel centro turistico
estivo ed invernale, famoso per i suoi presepi, esposti ogni anno
nel pittoresco centro storico, e per la grande tradizione artistica
e artigianale.
L'arrivo è vicino, prima dell'ultimo breve sforzo, toccando
il comune di Castello-Molina, formato da due nuclei abitati separati,
ricchi di storia e fascino. La vacanza qui è all'insegna
del contatto con la natura, dello sport e del relax.
Lo strappo di Cavalese, capoluogo storico e amministrativo della
Val di Fiemme, sede della Magnifica Comunità di Fiemme,
antica istituzione di origine medievale che ancora oggi gestisce
i beni forestali comuni di tutta la valle. Notevoli sono le infrastrutture
per gli ospiti con palaghiaccio, piscina, palacongressi, teatro.
Per i fondisti la conclusione di un appassionante calvario; il
coronamento di un sogno, quello della sfida con se stessi. Per
gli amanti dello sci è d'obbligo una puntata all'Alpe Cermis,
dove ci si può lanciare lungo la stupenda piste Olimpia,
una delle più belle e impegnative piste della zona.
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