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Scrupoli
di coscienza
I rifiuti vanno in Borsa
Anche per loro alla fine è arrivata la dignità
di una Borsa. Gli scarti della nostra vita quotidiana, sono
i protagonisti della Borsa telematica dei rifiuti, attivata
grazie a un'iniziativa di Unioncamere e frutto di un protocollo
d'intesa con i ministeri dell'Ambiente e dell'Industria.
La Piazza Affari dell'immondizia non è altro che un
luogo di scambio virtuale tra acquirenti e venditori di materiali
recuperabili certificati e nasce con il duplice obiettivo
di valorizzare al massimo la riutilizzazione e creare un nuovo
business.
L'agorà in cui gli interessati possono interagire è
Internet: gli scambi, le offerte, gli accordi passano attraverso
la Rete.
L'iniziativa prevede una fase sperimentale di un anno e mezzo
e si basa su alcune regole fondamentali: necessità
di accreditamento degli operatori; qualificazione del rifiuto
per consentire alle imprese di disporre di tutte le informazioni
per identificare prodotto, provenienza e prezzo; procedure
di negoziazione, all'interno di un sistema governato da regole
certe, utilizzando tutte le moderne tecniche di interscambio.
Molte Camere di Commercio hanno già aderito al progetto,
insieme a centinaia di aziende (soprattutto di smaltitori
e recuperatori). Nella banca dati delle inserzioni le offerte
più numerose riguardano materiali elettrici e metalli
in genere (42%); seguono materiali plastici e gommosi (27%)
ed i rifiuti provenienti dalla lavorazione del legno (16%).
Per quanto riguarda le richieste, le materie plastiche sono
in testa (21%), seguite dal legno (13%), dai metalli (11%)
e dalla carta (8,5%). Ma le potenzialità del mercato
sono molto più elevate. I rifiuti attualmente recuperati
sono infatti soltanto il 39% di quelli complessivamente gestiti
dagli operatori del settore dello smaltimento e del trattamento
stesso.
Ma la prima è stata Pavia. La "Borsa"
di Pavia funziona come un normale "stock exchange"
online su Internet, ma invece di essere la piazza di negoziazione
di prodotti o materie prime si occupa di materie di risulta,
di scarti che per un'azienda sono inutili ma che, rigenerati,
possono diventare una materia prima per un diverso ciclo di
produzione. È il caso di alluminio, plastica, vetro,
carta, ma anche di sottoprodotti chimici e altri residui.
La Waste Stock Exchange, questo il nome della Borsa dei rifiuti,
è stata creata dalla società pavese Cgss, di
Silvano Coletti, che punta a quotare in Borsa (ma in questo
caso la Borsa Valori) il suo portale Ecosquare.com nel 2001.
Rifiuti, la situazione in Italia. In Italia negli
ultimi 15 anni la produzione dei rifiuti solidi urbani è
più che raddoppiata ed oggi ammonta a circa 30 milioni
di tonnellate all'anno pari a circa 1,4 kg pro capite al giorno.
Lo smaltimento di questo tipo di rifiuti è stato portato
avanti principalmente attraverso lo stoccaggio in discariche
controllate (90%), meno del 10% è incenerito e solo
il 3% viene riciclato, a fronte di Svizzera e Giappone che
inceneriscono il 70-75% dei rifiuti urbani. Il fatturato degli
smaltimenti illeciti ammonta a circa 5-6 mila miliardi all'anno
ed inoltre il 50% dei rifiuti tossico-nocivi sfugge al sistema
legale. Le discariche abusive censite dal Ministero dell'Ambiente
sono 1381. |
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Banca Etica
A volte appare quasi inevitabile interrogarsi sul ruolo
del denaro, della finanza e dell'impresa; non è detto
che lo sviluppo e la crescita economica di un Paese debbano
basarsi esclusivamente su valori di ricchezza e produttività.
I fondatori di Banca Etica sono partiti proprio da una più
ampia concezione dello sviluppo umano e sociale, uno sviluppo,
cioè, in cui la produzione della ricchezza e la sua
distribuzione si fondassero sui valori della solidarietà
civile piuttosto che sull'imperativo dell'efficienza.
Nacque
così l'idea di Banca Etica, una banca intesa come
punto di incontro tra risparmiatori che condividevano l'esigenza
di una più consapevole e responsabile gestione del
proprio denaro, e quelle realtà socio-economiche
che avevano come finalità la realizzazione del bene
comune. Banca Etica nasce quindi come strumento finanziario
per dare credito alle iniziative socio economiche che si
muovono nella direzione di un reale sviluppo umano e che
dimostrano di produrre un beneficio sociale.
Queste
le tappe principali della sua nascita:
Tra
il 1978 e 1986 nascono le prime cooperative finanziarie
MAG (Mutua Auto Gestione). Si tratta di cooperative finanziarie
che operano con soggetti caratterizzati per l'attenzione
al sociale, all'ambiente, alla cooperazione con i paesi
in via di sviluppo. La prima MAG nasce a Verona, poi è
la volta di Milano, Udine, Padova, Torino, Reggio Emilia,
Genova e Venezia.
Il
1993 è l'anno del Testo Unico in materia bancaria
e creditizia. Questa legge si pone come stimolo per le Mag
sulla necessità di portare avanti a livello nazionale
un comune progetto sulla finanza etica che possa fornire
maggiore visibilità alle esperienze di "risparmio
alternativo".
L'anno
successivo, 1994, viene costituita l'Associazione 'Verso
la Banca Etica', con l'obiettivo di definire le tappe costitutive
della Banca Etica.
Nel 1995 si costituisce la Cooperativa "Verso la Banca
Etica" e comincia la raccolta del capitale sociale
necessario alla costituzione della Banca Etica. Partecipano
alla fondazione numerose associazioni e cooperative ispirate
agli stessi principi. L'obiettivo è quello di costituire
una banca di credito cooperativo.
Nel
1996 il C.d.A. decide di puntare alla costituzione di una
Banca Popolare che permette una maggiore operatività
pur garantendo la struttura cooperativa.
A
giugno del 1997 si raggiungono 6 miliardi di capitale sociale,
l'iniziativa comincia ad avere peso e visibilità
a livello nazionale.
Il
30 maggio 1998 i soci si riuniscono in assemblea e decretano
la nascita della loro banca.
L'otto marzo 1999 Banca Etica apre finalmente a Padova il
suo primo sportello.
Ma cosa fa la Banca Etica? Ecco qualche esempio di progetti
e associazioni finanziate da Banca Etica nel 1999 nel settore
della cooperazione internazionale.
In
questo settore rientrano tutte quelle attività di
solidarietà e di cooperazione con i paesi in via
di sviluppo. Un criterio adottato da Banca Etica per erogare
finanziamenti ad Organizzazioni non governative italiane
ed europee è quello relativo alla loro capacità
di avviare nei paesi poveri delle attività economiche,
gestite dalla gente del posto, che siano in grado di promuovere
l'emancipazione dalla povertà, senza dipendere dalla
benevolenza dei donatori.
Per l'associazione Mani Tese Banca Etica ha finanziato un
progetto per la sensibilizzazione alle problematiche dei
paesi in via di sviluppo.
Per
l'associazione Un ponte per
è stato finanziato
un progetto di aiuto alle popolazioni dell'Iraq colpite
dall'embargo. Per l'Arci è stata finanziata la realizzazione
di campi profughi in Kosovo. Per la Comunità di Capodarco
è stata finanziata la realizzazione di progetti in
Ecuador, Guatemala, Albania, Camerun e Brasile.
Definizione dello Statuto e forma giuridica. La
Banca Etica è una banca popolare. Questa è
la forma giuridica che permette di operare a livello nazionale,
tenendo fede ai principi fondanti della cooperazione e della
solidarietà. La banca popolare infatti ha caratteristiche
che favoriscono l'azionariato diffuso e l'esistenza di processi
democratici di decisione e di partecipazione. Con il principio
"una testa, un voto" viene sancita la supremazia
del socio, in quanto persona, sul capitale finanziario.
Solo i soci potranno possedere, vendere, acquistare azioni
della banca. Banca Etica ha ricevuto l'autorizzazione ad
operare da parte di Banca d'Italia nel dicembre 1998 e ha
aperto il primo sportello l'8 marzo 1999.
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Un esempio di fondo etico: il Domini
Social Equità (a cura di E-consapevoli.net)
Il Domini Social Equity è uno dei fondi d'investimento
etici più interessanti nel panorama statunitense, e
anche uno dei più noti per aver diffuso il verbo degli
investimenti consapevoli presso il grande pubblico e le istituzioni
finanziarie più consolidate.
Si tratta di un fondo azionario USA lanciato nel giugno 1991.
Il fondo ha avuto una prestazione media del 17,82% dalla data
di lancio e del 17,15% negli ultimi 5 anni (calcolo effettuato
al 31 luglio 2000).
Il capitale gestito (al 31 luglio 2000) è di 1.480
milioni di dollari, pari a circa 3.400 miliardi di lire.
Questi sono i criteri negativi utilizzati:
Prodotti e materie prime gravemente dannosi per l'ambiente
Problemi di rispetto della normativa e controversie
sui cambiamenti climatici
Controversie sulla sicurezza dei lavoratori
Compensi eccessivi per il top management e gli amministratori
Produzione di alcolici
Produzione di tabacco
Gioco d'azzardo
Energia nucleare e forniture militari
E i criteri positivi utilizzati:
Politiche di prevenzione dell'inquinamento
Riciclaggio
Combustibili alternativi e fonti rinnovabili
Dialogo con gruppi ambientalisti
Rapporti costruttivi con i sindacati
Qualità dei prodotti e Ricerca&Sviluppo
Rapporti costruttivi con le comunità locali
Donazioni particolarmente generose
Sostegno alle politiche per la casa
Sostegno alle politiche sull'educazione
Pari opportunità a tutti i livelli dell'azienda
Politiche non discriminanti per minoranze etniche
Il Domini Social Equity prende il nome da Amy Domini, una
donna di origini italiane che ha dato un grande contributo
al lancio e al consolidamento del Socially Responsible Investing
nel Nord America e nel mondo. Amy Domini è anche conosciuta
per aver dato vita, oltre dieci anni fa, al Domini Social
Index 400, il più conosciuto indice sociale al mondo
che dalla data della sua costituzione ha sempre avuto prestazioni
superiori agli indici di borsa a cui si ispirano lo Standard
& Poors 400 e il Russel 1000.
Amy Domini è anche tra i fondatori di Kinder Lydenberg
& Domini Co., la più importante società
di rating ambientale e sociale a livello mondiale, che offre
servizi a oltre 100 fondi di investimento etici e fornisce
la ricerca che permette al Domini Social Index 400 e al Domini
Social Equity di includere o escludere titoli dal portafoglio. |
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…una Borsa di qualità
In genere la certificazione di qualità è qualcosa
che fa la differenza di un'azienda dalle altre, in un clima
altamente competitivo. Un attestato di certificazione dimostra
in effetti il miglioramento delle performance di chi lo
possiede. Ma non è sempre così.
Ci sono casi in cui anche chi ha una posizione di monopolio
sceglie la strada della qualità. Un esempio è
quello della Borsa Italiana Spa, che dal '99 è in
possesso della certificazione Iso 9001 (rilasciata da Dnv,
Det Norske Veritas) per la Banca Dati Mercati, l'erogazione
di servizi di Data Vending e per le Sintesi mensili (i quadri
statistici dell'andamento dei mercati).
Secondo l'amministratore delegato di Borsa Italiana, Massimo
Capuano, la regola da seguire è di operare come se
si fosse in competizione con altri concorrenti presenti
sul mercato. Una situazione che presto potrebbe davvero
verificarsi.
La certificazione è nata insieme alla privatizzazione
della Borsa, concepita come azienda di servizi altamente
sofisticati. Per cui la Borsa si impegnava nei confronti
del mercato a fornire prestazioni di alta qualità.
Il cliente ha infatti bisogno di una fonte autorevole e
certa, ma anche qualitativamente inappuntabile.
Il beneficio più importante della certificazione
è stato il cambiamento della mentalità: l'attenzione
è passata dal prodotto finale al processo, che deve
diventare il più efficiente possibile.
Il prossimo processo soggetto alla certificazione in Borsa
Italiana sarà l'area di attività del sito
web.
Emas 2, l'economia salva l'ambiente. Si tratta di
un regolamento destinato ad influire in modo determinante
sugli sviluppi della politica ambientale dei Paesi dell'Unione
Europea. Il testo riconosce le peculiarità territoriali
e in Italia è stato considerato positivamente come
uno strumento per impostare una programmazione ambientale
dello sviluppo sul territorio. Lo spirito del regolamento
è quello di creare aree industriali dove sono presenti
più organizzazioni indipendenti, distretti industriali
dove una pluralità di imprese in genere di piccola
dimensione usano le stesse tecnologie per la stessa tipologia
di prodotti, poli turistici dove coesistano attrezzature
alberghiere, termali e servizi per il tempo libero. Insomma,
in poche parole si tratta di ottimizzare e razionalizzare
i processi di produzione e i servizi in maniera tale da
preservare le risorse ambientali utilizzate.
Ecolabel, il marchio del prodotto. Il Comitato dell'Unione
Europea per il marchio di qualità ecologica ha individuato
anche gli obblighi per l'uso di Ecolabel: deve essere utilizzato
esclusivamente nella forma e nei colori stabiliti dall'organo
competente; deve essere chiaramente visibile sul prodotto;
non può essere utilizzato come marchio di fabbrica;
l'utilizzatore deve mettere a disposizione dell'organismo
tutta la documentazione relativa ai prodotti marchiati e
consentire l'accesso agli stabilimenti che li producono
(o ai magazzini che li contengono), al fine di verificare
il rispetto dei requisiti stabiliti dal regolamento per
il rilascio di Ecolabel.
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Risparmiare con il sole: il fotovoltaico
10.000 tetti fotovoltaici in 5 anni. Questo l'obiettivo del
ministero dell'ambiente.
Dopo mesi di annunci e attese sembra finalmente giunto il
momento di dare il via ai programmi delle fonti rinnovabili
che daranno seguito agli accordi di Kyoto.
Il programma nazionale prevede la realizzazione, in 5 anni,
di 10.000 impianti fotovoltaici collegati alla rete elettrica,
dei quali 9.000 di piccola taglia (potenza compresa tra 1
e 5 kWp) e 1.000 di media taglia (da 5 a 50 kWp), per una
potenza complessiva di 50 MWp.
L'energia prodotta sarà ceduta alla rete attraverso
il meccanismo di "net metering"; l'Autorità
per l'Energia dovrebbe, a questo proposito, emanare a breve
la delibera che renda, appunto, possibile che il consumatore
paghi la differenza tra l'elettricità consumata e quella
ceduta dal proprio impianto solare fotovoltaico.
Quella legata al fotovoltaico è una tecnologia non
ancora competitiva ed è per questo che sono stati previsti
ingenti incentivi economici, come l'erogazione di contributi
a fondo perduto fino al 70% del costo totale d'impianto. Si
tratta di finanziamenti destinati a soggetti sia pubblici
che privati. Un ottimo modo per tutti di rispettare l'ambiente
limitando i consumi di energia.
È tutto pronto, non resta dunque che aspettare il bando
generale del ministero dell'ambiente che conterrà le
linee guida per l'attuazione del programma da parte degli
enti locali. Saranno gli stessi enti locali che a loro volta,
potranno fare dei bandi specifici per le richieste di installazione
dei propri cittadini. In tutto questo l'Enea avrà un
ruolo di assistenza tecnica e monitoraggio per le installazioni.
Per usufruire di questi contributi è necessario presentare
una domanda direttamente all'Enea, allegando, insieme ad un
progetto di massima dell'impianto, una serie di dichiarazioni
relative ai consumi, alla proprietà dell'edificio su
cui si intende eseguire l'installazione, nonché all'impegno
del soggetto interessato a non alienare l'impianto per almeno
12 anni.
Questi documenti saranno analizzati dall'ENEA, in collaborazione
con un rappresentante dell'azienda elettrica che gestisce
la rete alla quale l'impianto dovrà collegarsi e, se
risulteranno soddisfatti i necessari requisiti tecnico-economici,
il soggetto interessato potrà realizzare l'impianto
rivolgendosi ad una ditta di sua fiducia.
Ma cosa sono celle e pannelli fotovoltaici?
Una cella fotovoltaica è un dispositivo composto di
un materiale semiconduttore, in genere silicio, che
opportunamente trattato, è in grado di generare elettricità
se raggiunto da radiazioni solari, senza quindi l'utilizzo
di alcun combustibile. Più cellule fotovoltaiche formano
un modulo fotovoltaico. Un modulo fotovoltaico tipo, formato
da 35 celle, ha una superficie di circa mezzo metro quadrato
ed eroga, in condizioni ottimali, circa 50-80W.
Un sistema fotovoltaico è costituito da un insieme
di "moduli " connessi elettricamente tra loro e
insieme ad altri componenti meccanici, elettrici ed elettronici.
I sistemi si dividono in: sistemi isolati, nei quali la sola
energia è quella prodotta dal fotovoltaico (che produce
energia solo nelle ore diurne). Per soddisfare le richieste
di energia nelle ore serali, accanto al generatore occorre
prevedere un sistema di accumulo costituito da batterie (con
caratteristiche diverse da quelle utilizzate per le auto)
e dal relativo apparecchio di controllo e regolazione della
carica; sistemi collegati alla rete dove non è previsto
il sistema di accumulo perché l'energia prodotta durante
le ore di insolazione viene immessa nella rete e nelle ore
notturne è la rete tradizionale che provvede a fornire
energia.
In Germania incentivi migliori per il solare? Parliamo
di incentivi, allarghiamo l'orizzonte e vediamo come funziona
il programma 100.000 tetti fotovoltaici in Germania. Qui sembra
che tutti vogliano un tetto fotovoltaico! Il programma sta
infatti ottenendo un autentico boom di richieste da parte
dei cittadini: si prevede che i 300 MW di installazioni fotovoltaiche
previste dal programma verranno installati con un anno di
anticipo rispetto alla programmazione.
L'elemento di differenza rispetto al programma italiano è
il particolare meccanismo di incentivazione. Una legge nazionale
valorizza il kWh prodotto dall'impianto fotovoltaico e ceduto
alla rete con 980 lire per un periodo di 20 anni (in Spagna
questo prezzo è di 770 lire, in Carinzia, Austria,
è di 1.400 lire).
Questo incentivo (in conto esercizio) a differenza del contributo
a fondo perduto, stimola il possessore dell'impianto a mantenere
il sistema solare sempre in perfetta efficienza; viene inoltre
ritenuto di maggiore efficacia per la penetrazione di mercato
della tecnologia e fornisce elementi di maggiore certezza
per l'industria fotovoltaica.
A completare questo meccanismo di incentivazione va considerato
che il tasso di interesse per l'acquirente del sistema è
praticamente nullo e la restituzione del debito alla banca
può essere fatta nell'arco di 10 anni.
Volete saperne di più? Un libro per voi! Si
intitola "Dal Sole. L'energia solare dalla ricerca spaziale
agli usi sulla terra", l'autore è Perlin John,
e sono naturalmente le Edizioni Ambiente a pubblicarlo. È
un libro che racconta la storia, a tratti incredibilmente
avventurosa, della tecnologia fotovoltaica, la più
rivoluzionaria delle tecnologie solari, dalle prime scoperte
scientifiche dell'800 fino ai giorni nostri. In questo volume
non c'è solo la storia di una tecnologia, ma anche
quella delle persone che con la loro determinazione e capacità
innovativa hanno saputo creare le premesse per lo sviluppo
di sistemi di conversione dell'energia solare in energia elettrica
silenziosi e versatili. |
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