Semplicemente
29/7/201017:38

GIOCHI & CONCORSITEST & SONDAGGI AGORÀ

Scrupoli di coscienza

I rifiuti vanno in Borsa
Anche per loro alla fine è arrivata la dignità di una Borsa. Gli scarti della nostra vita quotidiana, sono i protagonisti della Borsa telematica dei rifiuti, attivata grazie a un'iniziativa di Unioncamere e frutto di un protocollo d'intesa con i ministeri dell'Ambiente e dell'Industria.

La Piazza Affari dell'immondizia non è altro che un luogo di scambio virtuale tra acquirenti e venditori di materiali recuperabili certificati e nasce con il duplice obiettivo di valorizzare al massimo la riutilizzazione e creare un nuovo business.

L'agorà in cui gli interessati possono interagire è Internet: gli scambi, le offerte, gli accordi passano attraverso la Rete.

L'iniziativa prevede una fase sperimentale di un anno e mezzo e si basa su alcune regole fondamentali: necessità di accreditamento degli operatori; qualificazione del rifiuto per consentire alle imprese di disporre di tutte le informazioni per identificare prodotto, provenienza e prezzo; procedure di negoziazione, all'interno di un sistema governato da regole certe, utilizzando tutte le moderne tecniche di interscambio.

Molte Camere di Commercio hanno già aderito al progetto, insieme a centinaia di aziende (soprattutto di smaltitori e recuperatori). Nella banca dati delle inserzioni le offerte più numerose riguardano materiali elettrici e metalli in genere (42%); seguono materiali plastici e gommosi (27%) ed i rifiuti provenienti dalla lavorazione del legno (16%).

Per quanto riguarda le richieste, le materie plastiche sono in testa (21%), seguite dal legno (13%), dai metalli (11%) e dalla carta (8,5%). Ma le potenzialità del mercato sono molto più elevate. I rifiuti attualmente recuperati sono infatti soltanto il 39% di quelli complessivamente gestiti dagli operatori del settore dello smaltimento e del trattamento stesso.

Ma la prima è stata Pavia. La "Borsa" di Pavia funziona come un normale "stock exchange" online su Internet, ma invece di essere la piazza di negoziazione di prodotti o materie prime si occupa di materie di risulta, di scarti che per un'azienda sono inutili ma che, rigenerati, possono diventare una materia prima per un diverso ciclo di produzione. È il caso di alluminio, plastica, vetro, carta, ma anche di sottoprodotti chimici e altri residui.

La Waste Stock Exchange, questo il nome della Borsa dei rifiuti, è stata creata dalla società pavese Cgss, di Silvano Coletti, che punta a quotare in Borsa (ma in questo caso la Borsa Valori) il suo portale Ecosquare.com nel 2001.

Rifiuti, la situazione in Italia. In Italia negli ultimi 15 anni la produzione dei rifiuti solidi urbani è più che raddoppiata ed oggi ammonta a circa 30 milioni di tonnellate all'anno pari a circa 1,4 kg pro capite al giorno.

Lo smaltimento di questo tipo di rifiuti è stato portato avanti principalmente attraverso lo stoccaggio in discariche controllate (90%), meno del 10% è incenerito e solo il 3% viene riciclato, a fronte di Svizzera e Giappone che inceneriscono il 70-75% dei rifiuti urbani. Il fatturato degli smaltimenti illeciti ammonta a circa 5-6 mila miliardi all'anno ed inoltre il 50% dei rifiuti tossico-nocivi sfugge al sistema legale. Le discariche abusive censite dal Ministero dell'Ambiente sono 1381.

Banca Etica
A volte appare quasi inevitabile interrogarsi sul ruolo del denaro, della finanza e dell'impresa; non è detto che lo sviluppo e la crescita economica di un Paese debbano basarsi esclusivamente su valori di ricchezza e produttività.
I fondatori di Banca Etica sono partiti proprio da una più ampia concezione dello sviluppo umano e sociale, uno sviluppo, cioè, in cui la produzione della ricchezza e la sua distribuzione si fondassero sui valori della solidarietà civile piuttosto che sull'imperativo dell'efficienza.

Nacque così l'idea di Banca Etica, una banca intesa come punto di incontro tra risparmiatori che condividevano l'esigenza di una più consapevole e responsabile gestione del proprio denaro, e quelle realtà socio-economiche che avevano come finalità la realizzazione del bene comune. Banca Etica nasce quindi come strumento finanziario per dare credito alle iniziative socio economiche che si muovono nella direzione di un reale sviluppo umano e che dimostrano di produrre un beneficio sociale.

Queste le tappe principali della sua nascita:

Tra il 1978 e 1986 nascono le prime cooperative finanziarie MAG (Mutua Auto Gestione). Si tratta di cooperative finanziarie che operano con soggetti caratterizzati per l'attenzione al sociale, all'ambiente, alla cooperazione con i paesi in via di sviluppo. La prima MAG nasce a Verona, poi è la volta di Milano, Udine, Padova, Torino, Reggio Emilia, Genova e Venezia.

Il 1993 è l'anno del Testo Unico in materia bancaria e creditizia. Questa legge si pone come stimolo per le Mag sulla necessità di portare avanti a livello nazionale un comune progetto sulla finanza etica che possa fornire maggiore visibilità alle esperienze di "risparmio alternativo".

L'anno successivo, 1994, viene costituita l'Associazione 'Verso la Banca Etica', con l'obiettivo di definire le tappe costitutive della Banca Etica.
Nel 1995 si costituisce la Cooperativa "Verso la Banca Etica" e comincia la raccolta del capitale sociale necessario alla costituzione della Banca Etica. Partecipano alla fondazione numerose associazioni e cooperative ispirate agli stessi principi. L'obiettivo è quello di costituire una banca di credito cooperativo.

Nel 1996 il C.d.A. decide di puntare alla costituzione di una Banca Popolare che permette una maggiore operatività pur garantendo la struttura cooperativa.

A giugno del 1997 si raggiungono 6 miliardi di capitale sociale, l'iniziativa comincia ad avere peso e visibilità a livello nazionale.

Il 30 maggio 1998 i soci si riuniscono in assemblea e decretano la nascita della loro banca.
L'otto marzo 1999 Banca Etica apre finalmente a Padova il suo primo sportello.

Ma cosa fa la Banca Etica?
Ecco qualche esempio di progetti e associazioni finanziate da Banca Etica nel 1999 nel settore della cooperazione internazionale.

In questo settore rientrano tutte quelle attività di solidarietà e di cooperazione con i paesi in via di sviluppo. Un criterio adottato da Banca Etica per erogare finanziamenti ad Organizzazioni non governative italiane ed europee è quello relativo alla loro capacità di avviare nei paesi poveri delle attività economiche, gestite dalla gente del posto, che siano in grado di promuovere l'emancipazione dalla povertà, senza dipendere dalla benevolenza dei donatori.
Per l'associazione Mani Tese Banca Etica ha finanziato un progetto per la sensibilizzazione alle problematiche dei paesi in via di sviluppo.

Per l'associazione Un ponte per… è stato finanziato un progetto di aiuto alle popolazioni dell'Iraq colpite dall'embargo. Per l'Arci è stata finanziata la realizzazione di campi profughi in Kosovo. Per la Comunità di Capodarco è stata finanziata la realizzazione di progetti in Ecuador, Guatemala, Albania, Camerun e Brasile.

Definizione dello Statuto e forma giuridica. La Banca Etica è una banca popolare. Questa è la forma giuridica che permette di operare a livello nazionale, tenendo fede ai principi fondanti della cooperazione e della solidarietà. La banca popolare infatti ha caratteristiche che favoriscono l'azionariato diffuso e l'esistenza di processi democratici di decisione e di partecipazione. Con il principio "una testa, un voto" viene sancita la supremazia del socio, in quanto persona, sul capitale finanziario. Solo i soci potranno possedere, vendere, acquistare azioni della banca. Banca Etica ha ricevuto l'autorizzazione ad operare da parte di Banca d'Italia nel dicembre 1998 e ha aperto il primo sportello l'8 marzo 1999.

Un esempio di fondo etico: il Domini Social Equità (a cura di E-consapevoli.net)
Il Domini Social Equity è uno dei fondi d'investimento etici più interessanti nel panorama statunitense, e anche uno dei più noti per aver diffuso il verbo degli investimenti consapevoli presso il grande pubblico e le istituzioni finanziarie più consolidate.
Si tratta di un fondo azionario USA lanciato nel giugno 1991. Il fondo ha avuto una prestazione media del 17,82% dalla data di lancio e del 17,15% negli ultimi 5 anni (calcolo effettuato al 31 luglio 2000).
Il capitale gestito (al 31 luglio 2000) è di 1.480 milioni di dollari, pari a circa 3.400 miliardi di lire.

Questi sono i criteri negativi utilizzati:
• Prodotti e materie prime gravemente dannosi per l'ambiente
• Problemi di rispetto della normativa e controversie sui cambiamenti climatici
• Controversie sulla sicurezza dei lavoratori
• Compensi eccessivi per il top management e gli amministratori
• Produzione di alcolici
• Produzione di tabacco
• Gioco d'azzardo
• Energia nucleare e forniture militari
E i criteri positivi utilizzati:
• Politiche di prevenzione dell'inquinamento
• Riciclaggio
• Combustibili alternativi e fonti rinnovabili
• Dialogo con gruppi ambientalisti
• Rapporti costruttivi con i sindacati
• Qualità dei prodotti e Ricerca&Sviluppo
• Rapporti costruttivi con le comunità locali
• Donazioni particolarmente generose
• Sostegno alle politiche per la casa
• Sostegno alle politiche sull'educazione
• Pari opportunità a tutti i livelli dell'azienda
• Politiche non discriminanti per minoranze etniche
Il Domini Social Equity prende il nome da Amy Domini, una donna di origini italiane che ha dato un grande contributo al lancio e al consolidamento del Socially Responsible Investing nel Nord America e nel mondo. Amy Domini è anche conosciuta per aver dato vita, oltre dieci anni fa, al Domini Social Index 400, il più conosciuto indice sociale al mondo che dalla data della sua costituzione ha sempre avuto prestazioni superiori agli indici di borsa a cui si ispirano lo Standard & Poors 400 e il Russel 1000.
Amy Domini è anche tra i fondatori di Kinder Lydenberg & Domini Co., la più importante società di rating ambientale e sociale a livello mondiale, che offre servizi a oltre 100 fondi di investimento etici e fornisce la ricerca che permette al Domini Social Index 400 e al Domini Social Equity di includere o escludere titoli dal portafoglio.

…una Borsa di qualità
In genere la certificazione di qualità è qualcosa che fa la differenza di un'azienda dalle altre, in un clima altamente competitivo. Un attestato di certificazione dimostra in effetti il miglioramento delle performance di chi lo possiede. Ma non è sempre così.

Ci sono casi in cui anche chi ha una posizione di monopolio sceglie la strada della qualità. Un esempio è quello della Borsa Italiana Spa, che dal '99 è in possesso della certificazione Iso 9001 (rilasciata da Dnv, Det Norske Veritas) per la Banca Dati Mercati, l'erogazione di servizi di Data Vending e per le Sintesi mensili (i quadri statistici dell'andamento dei mercati).

Secondo l'amministratore delegato di Borsa Italiana, Massimo Capuano, la regola da seguire è di operare come se si fosse in competizione con altri concorrenti presenti sul mercato. Una situazione che presto potrebbe davvero verificarsi.
La certificazione è nata insieme alla privatizzazione della Borsa, concepita come azienda di servizi altamente sofisticati. Per cui la Borsa si impegnava nei confronti del mercato a fornire prestazioni di alta qualità.
Il cliente ha infatti bisogno di una fonte autorevole e certa, ma anche qualitativamente inappuntabile.

Il beneficio più importante della certificazione è stato il cambiamento della mentalità: l'attenzione è passata dal prodotto finale al processo, che deve diventare il più efficiente possibile.

Il prossimo processo soggetto alla certificazione in Borsa Italiana sarà l'area di attività del sito web.

Emas 2, l'economia salva l'ambiente. Si tratta di un regolamento destinato ad influire in modo determinante sugli sviluppi della politica ambientale dei Paesi dell'Unione Europea. Il testo riconosce le peculiarità territoriali e in Italia è stato considerato positivamente come uno strumento per impostare una programmazione ambientale dello sviluppo sul territorio. Lo spirito del regolamento è quello di creare aree industriali dove sono presenti più organizzazioni indipendenti, distretti industriali dove una pluralità di imprese in genere di piccola dimensione usano le stesse tecnologie per la stessa tipologia di prodotti, poli turistici dove coesistano attrezzature alberghiere, termali e servizi per il tempo libero. Insomma, in poche parole si tratta di ottimizzare e razionalizzare i processi di produzione e i servizi in maniera tale da preservare le risorse ambientali utilizzate.

Ecolabel, il marchio del prodotto. Il Comitato dell'Unione Europea per il marchio di qualità ecologica ha individuato anche gli obblighi per l'uso di Ecolabel: deve essere utilizzato esclusivamente nella forma e nei colori stabiliti dall'organo competente; deve essere chiaramente visibile sul prodotto; non può essere utilizzato come marchio di fabbrica; l'utilizzatore deve mettere a disposizione dell'organismo tutta la documentazione relativa ai prodotti marchiati e consentire l'accesso agli stabilimenti che li producono (o ai magazzini che li contengono), al fine di verificare il rispetto dei requisiti stabiliti dal regolamento per il rilascio di Ecolabel.

Risparmiare con il sole: il fotovoltaico
10.000 tetti fotovoltaici in 5 anni. Questo l'obiettivo del ministero dell'ambiente.
Dopo mesi di annunci e attese sembra finalmente giunto il momento di dare il via ai programmi delle fonti rinnovabili che daranno seguito agli accordi di Kyoto.
Il programma nazionale prevede la realizzazione, in 5 anni, di 10.000 impianti fotovoltaici collegati alla rete elettrica, dei quali 9.000 di piccola taglia (potenza compresa tra 1 e 5 kWp) e 1.000 di media taglia (da 5 a 50 kWp), per una potenza complessiva di 50 MWp.
L'energia prodotta sarà ceduta alla rete attraverso il meccanismo di "net metering"; l'Autorità per l'Energia dovrebbe, a questo proposito, emanare a breve la delibera che renda, appunto, possibile che il consumatore paghi la differenza tra l'elettricità consumata e quella ceduta dal proprio impianto solare fotovoltaico.
Quella legata al fotovoltaico è una tecnologia non ancora competitiva ed è per questo che sono stati previsti ingenti incentivi economici, come l'erogazione di contributi a fondo perduto fino al 70% del costo totale d'impianto. Si tratta di finanziamenti destinati a soggetti sia pubblici che privati. Un ottimo modo per tutti di rispettare l'ambiente limitando i consumi di energia.

È tutto pronto, non resta dunque che aspettare il bando generale del ministero dell'ambiente che conterrà le linee guida per l'attuazione del programma da parte degli enti locali. Saranno gli stessi enti locali che a loro volta, potranno fare dei bandi specifici per le richieste di installazione dei propri cittadini. In tutto questo l'Enea avrà un ruolo di assistenza tecnica e monitoraggio per le installazioni.
Per usufruire di questi contributi è necessario presentare una domanda direttamente all'Enea, allegando, insieme ad un progetto di massima dell'impianto, una serie di dichiarazioni relative ai consumi, alla proprietà dell'edificio su cui si intende eseguire l'installazione, nonché all'impegno del soggetto interessato a non alienare l'impianto per almeno 12 anni.
Questi documenti saranno analizzati dall'ENEA, in collaborazione con un rappresentante dell'azienda elettrica che gestisce la rete alla quale l'impianto dovrà collegarsi e, se risulteranno soddisfatti i necessari requisiti tecnico-economici, il soggetto interessato potrà realizzare l'impianto rivolgendosi ad una ditta di sua fiducia.
Ma cosa sono celle e pannelli fotovoltaici?
Una cella fotovoltaica è un dispositivo composto di un materiale semiconduttore, in genere silicio, che
opportunamente trattato, è in grado di generare elettricità se raggiunto da radiazioni solari, senza quindi l'utilizzo di alcun combustibile. Più cellule fotovoltaiche formano un modulo fotovoltaico. Un modulo fotovoltaico tipo, formato da 35 celle, ha una superficie di circa mezzo metro quadrato ed eroga, in condizioni ottimali, circa 50-80W.
Un sistema fotovoltaico è costituito da un insieme di "moduli " connessi elettricamente tra loro e insieme ad altri componenti meccanici, elettrici ed elettronici. I sistemi si dividono in: sistemi isolati, nei quali la sola energia è quella prodotta dal fotovoltaico (che produce energia solo nelle ore diurne). Per soddisfare le richieste di energia nelle ore serali, accanto al generatore occorre prevedere un sistema di accumulo costituito da batterie (con caratteristiche diverse da quelle utilizzate per le auto) e dal relativo apparecchio di controllo e regolazione della carica; sistemi collegati alla rete dove non è previsto il sistema di accumulo perché l'energia prodotta durante le ore di insolazione viene immessa nella rete e nelle ore notturne è la rete tradizionale che provvede a fornire energia.

In Germania incentivi migliori per il solare? Parliamo di incentivi, allarghiamo l'orizzonte e vediamo come funziona il programma 100.000 tetti fotovoltaici in Germania. Qui sembra che tutti vogliano un tetto fotovoltaico! Il programma sta infatti ottenendo un autentico boom di richieste da parte dei cittadini: si prevede che i 300 MW di installazioni fotovoltaiche previste dal programma verranno installati con un anno di anticipo rispetto alla programmazione.
L'elemento di differenza rispetto al programma italiano è il particolare meccanismo di incentivazione. Una legge nazionale valorizza il kWh prodotto dall'impianto fotovoltaico e ceduto alla rete con 980 lire per un periodo di 20 anni (in Spagna questo prezzo è di 770 lire, in Carinzia, Austria, è di 1.400 lire).
Questo incentivo (in conto esercizio) a differenza del contributo a fondo perduto, stimola il possessore dell'impianto a mantenere il sistema solare sempre in perfetta efficienza; viene inoltre ritenuto di maggiore efficacia per la penetrazione di mercato della tecnologia e fornisce elementi di maggiore certezza per l'industria fotovoltaica.
A completare questo meccanismo di incentivazione va considerato che il tasso di interesse per l'acquirente del sistema è praticamente nullo e la restituzione del debito alla banca può essere fatta nell'arco di 10 anni.

Volete saperne di più? Un libro per voi! Si intitola "Dal Sole. L'energia solare dalla ricerca spaziale agli usi sulla terra", l'autore è Perlin John, e sono naturalmente le Edizioni Ambiente a pubblicarlo. È un libro che racconta la storia, a tratti incredibilmente avventurosa, della tecnologia fotovoltaica, la più rivoluzionaria delle tecnologie solari, dalle prime scoperte scientifiche dell'800 fino ai giorni nostri. In questo volume non c'è solo la storia di una tecnologia, ma anche quella delle persone che con la loro determinazione e capacità innovativa hanno saputo creare le premesse per lo sviluppo di sistemi di conversione dell'energia solare in energia elettrica silenziosi e versatili.

Sito realizzato da After S.r.l.

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