Semplicemente
24/11/201418:25

GIOCHI & CONCORSITEST & SONDAGGI AGORÀ

Compro, pago, vendo, investo

Poste, le occasioni per investire
I prodotti finanziari delle Poste sono spesso stati associati a una forma di investimento di serie B, ideale per pensionati e vecchiette. Negli ultimi tempi, però, l'aria è cambiata e l'azienda ha deciso di vestirsi da istituto di credito per creare una reale alternativa all'offerta bancaria.

Del resto, il risparmio postale è una tipica risorsa italiana che, malgrado l'aria un po' démodé, raccoglie i risparmi di moltissime famiglie italiane: 235 mila miliardi a fine 2000. Solo l'anno scorso i risparmiatori hanno sottoscritto buoni postali per oltre 15.000 miliardi (8.500 ordinari e 6.500 a termine).
Questo successo è dovuto soprattutto alla comodità dei Buoni postali che, per esempio, possono essere sottoscritti presso qualsiasi ufficio postale. Inoltre, non occorre alcuna prenotazione né bisogna aspettare che si svolgano le aste, come per Bot e Btp.

Un ulteriore vantaggio è che la gestione e l'amministrazione del deposito titoli costituito solo da Buoni postali è gratuita, mentre le banche fanno pagare lo stesso servizio per i titoli di Stato.
Ma dicevamo delle nuove offerte in fatto di prodotti finanziari. Nel 2001 è cessata l'emissione dei Buoni ordinari trentennali e del Buono a termine decennale (le vecchie emissioni, ovviamente, continueranno a godere delle stesse regole valide al momento in cui sono state vendute).
In loro sostituzione vengono proposti Buoni a venti anni che, sulla carta, oltre ad avere una vita più breve del ventennale di cui prendono il posto, dovrebbero garantire anche un meccanismo di calcolo del rendimento più vantaggioso.

Ma non c'è solo il ventennale: le Poste hanno lanciato anche un Buono a sei anni "con scadenza a termine". La definizione indica che questo titolo riconosce una sola scadenza (i decennali ne avevano due), al termine della quale viene riconosciuto al sottoscrittore un interesse lordo pari a un incremento del 35% del capitale investito.

E per i Buoni arriva il certificato. Dematerializzazione significa che i sottoscrittori dei Buoni postali non ricevono più un pezzo di carta, ma un certificato che attesta l'acquisto dei Buoni, proprio come avviene per Bot, Cct e Btp.

Chi non vuol discostarsi dalla tradizione può comunque continuare a richiedere i titoli sotto forma cartacea. I Buoni dematerializzati offrono alcuni vantaggi, come la possibilità di rivendere solo parte del capitale (per multipli di 250 euro, la cifra minima di sottoscrizione), mentre chi continua a tenere le obbligazioni postali cartacee dovrà vendere il Buono tutto intero.

Inoltre chi sceglie i titoli di nuova generazione non deve più preoccuparsi della scadenza: alla fine della vita di un titolo, il corrispettivo sarà automaticamente accreditato al sottoscrittore. E non è poco, dal momento che almeno 3.000 risparmiatori ogni anno si dimenticano dei propri titoli postali e li lasciano cadere in prescrizione prima di riscattarli.

In compenso, i Buoni fruttiferi cartacei hanno il vantaggio di poter essere sottoscritti in lire e in euro anche in piccoli tagli (a partire da 50 mila lire o 50 euro).

I prestiti diventano più convenienti. "Prestito BancoPosta" consente di ottenere un prestito personale a condizioni uguali per tutti: il tasso di interesse è giudicato particolarmente conveniente, non ci sono spese per l'istruttoria, né per il pagamento delle rate. Le Poste prevedono che gli uffici postali ai quali rivolgersi per richiedere un prestito di questo tipo saranno 3000 entro l'estate.

Con il Prestito BancoPosta si può richiedere un finanziamento che va da un minimo di tre a un massimo di trenta milioni di lire al tasso fisso (TAN: Tasso Annuo Nominale) del 9,75%. Non è necessario specificare l'utilizzo che si vuol fare dei soldi. Per richiedere un Prestito BancoPosta bisogna essere lavoratori dipendenti o pensionati, essere titolari di un conto BancoPosta e aver disposto l'accredito dello stipendio o della pensione sul conto.

Il rimborso programmato
Investire in fondi è considerata un'operazione da "formica paziente" che si contrappone a quella da "cicala gaudente". Eppure la cicala e la formica possono convivere consentendo alla formica di godersi il capitale investito, con l'attivazione di un meccanismo semplice ed efficace che si chiama "piano di rimborso programmato".

Questo tipo di risparmio per anni è stato presentato con l'immagine un po' stereotipata dell'investimento a lungo termine, da lasciar fruttare per almeno cinque-dieci anni.
Ma si tratta solo di uno stereotipo che da sfatare.

Come sempre, quando si parla di fondi comuni, il primo consiglio per il risparmiatore è quindi di leggersi il regolamento, per verificare se il fondo che interessa offre questo meccanismo.

Una delle domande che spesso si pongono i risparmiatori (specie quelli anziani, abituati al tranquillo tran tran dell'incasso delle cedole sui Btp o sui CCT) è: "Ma il fondo paga una cedola?"

Sul mercato italiano sono pochissimi i fondi che "pagano una cedola" (in realtà non pagano cedole, ma distribuiscono i proventi conseguiti; e non è ovviamente la stessa cosa), in quanto quasi tutti prevedono la cosiddetta " accumulazione dei proventi", cioè il passaggio immediato a capitale degli interessi, delle cedole e dei dividendi incassati.

In questo modo il valore della quota, tendenzialmente, sale sempre, ma il risparmiatore non riceve nulla.

Ma se l'esigenza è quella di disporre di importi prefissati a certe date, la via migliore è quelle di programmare il rimborso.

Come si fa?

Il sottoscrittore di un fondo che investe una certa cifra (in genere con il cosiddetto "versamento in un'unica soluzione", effettuato cioè impiegando subito tutto l'importo che si desidera collocare nel fondo) può firmare un ordine alla società di gestione, disponendo che gli sia accreditata sul conto una somma a certe scadenze.

Può trattarsi di scadenze mensili, trimestrali, semestrali o annuali: più raramente di scadenze diverse da quelle indicate (ad esempio bimestrali).

L'ordine può essere dato in due diversi modi:

a) rimborso in cifra fissa, che consente di ottenere un accredito periodico di importo costante nel tempo. Per realizzare ciò, la società di gestione disinveste un numero di quote il cui controvalore consenta di raggiungere l'importo desiderato dal risparmiatore.
b) Rimborso in cifra indicizzata, che consente di ottenere un accredito periodico di importo variabile nel tempo. In questo caso, infatti, la società di gestione disinveste un numero costante di quote,il cui controvalore varierà in funzione della quotazione del giorno in cui è realizzata l'operazione.

Il rimborso è effettuato finché esiste un capitale da utilizzare, ma ovviamente il sottoscrittore può in qualunque momento sospendere l'operazione o variarla. Può così, ad esempio, modificare la periodicità del rimborso, oppure il suo importo, o passare dal meccanismo "fisso" a quello "indicizzato" e così via.

A cosa serve il piano di rimborso programmato? La prima esigenza di avere un piano di rimborso programmato è quella di prelevare gli utili accumulati da un fondo, che per regolamento non distribuisce i proventi conseguiti.

Un'altra esigenza è quella di trasformare un fondo ad accumulazione dei proventi in un fondo a distribuzione "personalizzata" dei proventi.

Ad esempio, si può dare ordine di accreditare annualmente il 10% del capitale investito, perché questo è il livello presunto di utile che il fondo conseguirà o (e questa è l'ipotesi più diffusa) comunque è la percentuale di cui si desidera disporre.

Infine, una terza esigenza può essere quella di pagare rate di un mutuo acceso per l'acquisto dell'abitazione. Infatti, il rimborso programmato soddisfa l'esigenza di disporre, nel momento necessario, della cifra per pagare la rata. Se il mutuo è stipulato a tasso fisso, il rimborso programmato d'importo fisso soddisfa pienamente l'esigenza. Altrimenti si può dare una disposizione di rimborso "in bianco" il cui importo esatto sarà comunicato dall'istituto di credito fondiario.

Vivere di rendita. Per vivere veramente senza più lavorare, l'unico strumento tecnicamente valido è una polizza assicurativa che garantisce il pagamento di una certa cifra periodica per tutta la vita dell'assicurato.

Ma il limite della polizza assicurativa è che non consente di lasciare nulla in eredità: una forma di "egoismo finanziario" che non è quindi adatta a tutti.

Invece, il rimborso programmato è diverso, visto che da una parte consente di lasciare un capitale agli eredi e dall'altra consente di mantenere la massima elasticità al programma.

Infatti, in ogni momento si può variare il prelievo periodico, lo si può sospendere, si può prelevare integralmente il capitale residuo, trasformando in pratica la rendita in capitale, e così via.
Le azioni
Partiamo dall'inizio e cerchiamo di dare una sorta di definizione.
Le azioni rappresentano la frazione non ulteriormente divisibile in cui è ripartito il capitale di una società per azioni, costituiscono dunque l'unità di misura della partecipazione del socio alla società e quindi anche l'insieme dei diritti e dei doveri che si connette allo status di socio.
In altre parole le azioni rappresentano la più piccola partecipazione al capitale sociale. In questo senso il capitale sociale può essere visto come un insieme di singole, autonome partecipazioni rappresentate da titoli di uguale valore nominale chiamati appunto azioni.

Le azioni però non sono tutte uguali: è l'atto costitutivo della società a regolare l'emissione di azioni fornite di diritti diversi rispetto alle azioni ordinarie.
La normativa prevede quindi diversi tipi di azioni:

Azioni ordinarie:
sono nominative e perciò sono sempre intestate ad una persona fisica o giuridica con relativa annotazione sul libro dei soci. Le azioni ordinarie conferiscono al socio il diritto di voto alle assemblee ordinarie e straordinarie, il diritto al dividendo, alla quota di capitale in caso di liquidazione e il diritto alla sottoscrizione di eventuali aumenti di capitale, salvo casi specifici previsti dalla legge.

Azioni di risparmio:
sono emesse solo da società quotate e sono titoli al portatore, trasformabili in nominativi solo su richiesta dell'azionista. Si caratterizzano per il privilegio sul dividendo (diritto di prelazione sugli utili di esercizio fino alla concorrenza del 5% del valore nominale dell'azione, cumulabile nei due esercizi successivi, e hanno comunque diritto ad un dividendo superiore del 2% sul valore nominale rispetto a quello delle azioni ordinarie) e sul capitale in caso di liquidazione. Sono prive del diritto di voto, se non in assemblee speciali previste dalla l. 216/1974.

Azioni privilegiate:
sono nominative e, rispetto alle azioni ordinarie, conferiscono al loro titolare un diritto di precedenza nella partecipazione agli utili annuali e nella ripartizione del patrimonio netto risultante dalla liquidazione.
Sono generalmente azioni a voto limitato alle sole assemblee straordinarie. Inoltre una società non può emettere azioni privilegiate in quantità illimitata. In concorso con le azioni di risparmio non possono superare il 50% del capitale sociale.

Titoli nominativi o al portatore

Titoli al portatore
Titoli di credito in cui la legittimazione all'esercizio di diritto di credito incorporato nel titolo è data dalla pura e semplice detenzione materiale del documento. Pertanto il trasferimento del titolo di credito al portatore avviene semplicemente attraverso la consegna del titolo, e il possessore del titolo è legittimato a ottenere la prestazione in esso indicata.

Titoli nominativi

Titoli di credito nei quali l'intestazione ad un unico soggetto risulta non solo dal documento ma anche dall'apposito registro tenuto dall'emittente. I titoli di credito nominativi si trasferiscono pertanto con la consegna del documento e con l'annotazione del nome dell'acquirente sul titolo e nel registro dell'emittente. I titoli di credito nominativi possono essere trasferiti anche mediante girata purché questa sia piena (contenga cioè l'indicazione del giratario) e autenticata da un notaio.

Valore nominale e valore effettivo. Se si considera la caratteristica di "valore" la normativa impone che l'emissione di titoli azionari non possa avvenire per un valore inferiore al nominale, uguale per tutti e ottenuto suddividendo il capitale sociale per il numero complessivo delle azioni emesse, che conferiscono ai possessori uguali diritti. Diverso dal valore nominale è quello effettivo che dipende dall'andamento degli affari e dei guadagni della società.

Tasse, quasi quasi mi diverto
Segnatevi questo numero: 848800444. Vi risponderanno gli operatori dei call center istituiti dal Ministero delle Finanze per semplificare l'inevitabile iattura della dichiarazione dei redditi.

Al costo di una telefonata urbana potete finalmente avere informazioni su scadenze, obblighi tributari e sulla propria posizione fiscale. Generalmente in cinque minuti si ha la risposta per i dubbi più comuni, mentre per i quesiti complessi i contribuenti vengono richiamati.

Mica male, no? Il numero (quasi) verde è solo una delle buone notizie che il 2001 ha portato per facilitare una delle operazioni tradizionalmente più scomode per i cittadini. Il merito va allo Statuto del contribuente, un regolamento approvato la scorsa estate perché fungesse da salvagente per i tartassati del Fisco.

Qualcuno, per esempio, conosce il diritto di interpello? Poniamo che nei moduli per la dichiarazione ci sia un passaggio non chiaro (figurarsi se non c'è): in quel caso possiamo prendere carta e penna e chiedere spiegazioni allo Stato. Certo, bisogna vedere quali sono i tempi di risposta…

Si rafforza, inoltre, il principio della buona fede. La pubblica amministrazione, rinunciando in parte al dogma "mai fidarsi degli italiani", ha deciso di essere più clemente nei confronti di chi commette errori a causa di norme incomprensibili (cioè quasi tutti). In pratica, le saette delle multe (avete presenti le minacciose cartelle che ogni tanto sbucano dalle nostre cassette delle lettere?) non dovrebbero colpirci tanto facilmente.

In passato, invece, il cittadino pagava una sanzione e poi doveva ricorrere al giudice e attendere anni per il rimborso. Chissà cosa ne penserebbe il buon Aldo Fabrizi, finanziere inflessibile nei confronti di Totò nel film "I tartassati".

Se il Fisco dovesse comunque prendersela con voi, allora chiamate il Garante (il numero è sempre 848800444), ovvero un collegio di esperti che nasce per tutelare i diritti di chi paga le tasse.

Lo Stato ha deciso di fidarsi. Se la vita dei "tartassati" si è fatta più semplice una parte del merito va certamente allo Statuto dei contribuenti, entrato pienamente i vigore dopo anni di battaglie da quando, nel 1996, venne presentato il primo progetto.

La filosofia di fondo è questa: non si dà più per scontato che dietro ogni cittadino si celi un potenziale evasore. Il contribuente, insomma, è considerato onesto in partenza: se fa il furbo spetta all'amministrazione scovarlo e punirlo.

Se prima bisognava provare di avere diritto a un rimborso e il Fisco, con molto comodo, forse pagava, adesso le cose sono cambiate: paga subito e solo dopo verifica se effettivamente il cittadino aveva diritto al rimborso.

Online è tutto più semplice. Chi ha un minimo di dimestichezza con Internet può presentare la dichiarazione dei redditi on line. Su www.finanze.it chiunque può pagare i tributi e farsi accreditare i rimborsi sul conto corrente.

Il vantaggio non è solo la comodità, ma anche la rapidità nella correzione degli errori. I moduli vengono controllati immediatamente e, nel caso di sbagli, sono inviati subito al mittente per essere corretti.

Che cosa sono i prezzi di Borsa?
I principali prezzi di Borsa che bisogna imparare a conoscere sono quattro:
Il prezzo di apertura.
È il primo prezzo negoziato durante una seduta di borsa per un determinato titolo. Viene calcolato per ciascun strumento finanziario nella fase di pre-apertura della borsa telematica e corrisponde al prezzo al quale é negoziabile la maggior quantità di titoli o quello più prossimo al prezzo di riferimento dell'ultima seduta.
Il prezzo di riferimento.
Viene calcolato per avere un idea sui rapporti tra domanda e offerta a fine giornata. Si tratta del prezzo medio ponderato relativo ai titoli negoziati nell'ultimo 10% delle transazioni per ciascun titolo. Il prezzo di riferimento ha un valore indicativo su come ha chiuso il titolo alla fine della seduta e può fornire indicazioni utili specie se confrontato con quello di apertura.
Il prezzo ufficiale.
Si tratta del prezzo medio ponderato calcolato sulle quantità trattate nell'intero arco della giornata e fornisce un'idea generale dell'andamento delle contrattazioni durante la seduta giornaliera della Borsa.
Il prezzo medio. Come dice la parola stessa, ha un significato intermedio tra il prezzo ufficiale e quello di riferimento; viene calcolato come media ponderata dell'intera quantità contrattata nell'after hours, ovvero il proseguimento fino alle ore 22 del mercato azionario di Piazza Affari che oggi, invece, chiude alle 17,30.

Dai prezzi agli indici… Ma che cosa s'intende per indice di Borsa? Un indice è un numero che viene calcolato come media ponderata dei valori dell'insieme di azioni che rientrano nel indice stesso. Vi sono indici che rappresentano un intero mercato, indici settoriali (che fanno cioè riferimento solo ai titoli appartenenti ad un determinato settore), indici dei titoli più grandi, ecc. La principale differenza con i prezzi è che questi sono espressi in unità di conto monetarie (euro, dollari, yen, ecc) mentre gli indici sono espressi in unità numeriche che prendono il nome di punti. Se crediamo che titoli "omogenei" si muovano almeno nella stessa direzione, osservando un indice siamo in grado di ricavare informazioni circa i nostri investimenti. Insomma gli indici esprimono in poche parole il valore di un paniere di titoli: più alte sono le quotazioni dei singoli titoli che lo compongono, più alto è il valore del paniere, cioè dell'indice.

Quali sono gli indici italiani generali? Il Mib viene calcolato sulla base del prezzo ufficiale di tutte le azioni quotate in Borsa. Il MibR sulla base del loro prezzo di riferimento. Invece i titoli appartenenti al Mibtel sono tutti quelli quotati sul mercato telematico. Tra gli indici settoriali bisogna ricordare il Mib30 e il MibRnc. Il primo consiste di 30 società e il suo valore è individuato come media ponderata dei valori dei singoli titoli. Nel Mib30 troviamo le grandi società con alti volumi di trattazioni. Il secondo invece è calcolato sul prezzo ufficiale di tutte le azioni di risparmio quotate in Borsa. Infine con la nascita del Nuovo Mercato è nato il relativo indice Numtel, calcolato sulla base dei prezzi ufficiali delle azioni lì quotate.

Promotori finanziari: chi sono?
Cominciamo dall'inizio: il risparmio gestito. È quella parte di denaro che viene affidata dalle famiglie a società specializzate, autorizzate dalla legge, affinché lo facciano rendere al meglio attraverso investimenti in titoli soprattutto in fondi. Esso quindi si pone in alternativa all'acquisto diretto di titoli da parte degli investitori privati, un'attività oggi complessa per chi non dispone di una preparazione specifica e di notizie sempre aggiornate. Le maggiori espressioni di risparmio gestito in Italia sono rappresentate dai fondi comuni, dalle gestioni patrimoniali e dalle polizze vita. Se volete che qualcuno vi aiuti a capire come gestire al meglio i vostri soldi non vi resta che rivolgervi ad un promotore finanziario, un vero e proprio professionista del risparmio.

Si tratta di persone iscritte a un Albo professionale tenuto dalla Consob, che lavorano per Sim (società di intermediazione mobiliare), banche o agenti di cambio. La loro attività consiste nell'offrire i prodotti e i servizi di investimento dell'intermediario per cui operano.

Fate attenzione nel momento in cui vi affidate ad un promotore: dovrete rivelargli tutti i vostri segreti ma soprattutto dovrà guadagnarsi la vostra fiducia. Vogliamo quindi darvi qualche consiglio che vi aiuterà a valutare se il promotore è davvero interessato al vostro patrimonio. Ricordate che il promotore non è un venditore, offre consulenza, vi ascolta e deve essere in grado di capire le vostre esigenze. Per questo il promotore deve acquisire le informazioni sulla vostra situazione finanziaria e sui relativi obiettivi di investimento ed illustrarvi dettagliatamente e chiaramente le caratteristiche dell'operazione finanziaria proposta, con particolare riferimento ai relativi rischi, deve insomma proporvi prodotti d'investimento che rispondano ai vostri reali interessi. Il promotore deve inoltre svolgere una costante attività di assistenza e deve essere sempre presente quando ne avete bisogno, anche per semplici informazioni.

Come vedete si tratta di semplici regole di buon senso che però possono darvi un'idea della persona con la quale avete a che fare. Verificate sempre che sia iscritto all'albo, che operi per un solo intermediario e soprattutto ricordate che il promotore può ricevere in pagamento esclusivamente assegni bancari e circolari non trasferibili, intestati all'intermediario oppure titoli di credito nominativi intestati al cliente e girati a favore dell'intermediario per conto del quale opera.

Storia e cifre dei promotori finanziari. Questa figura professionale nasce all'incirca all'inizio degli anni '80, soprattutto grazie alla Banca Fideuram, che tra l'altro è attualmente la banca con la più estesa rete di promotori finanziari. La crescita, professionale e numerica, di una figura come quella del promotore va di pari passo con la crescita dei fondi italiani che passano da poco più di cento ai circa mille attuali. Questa moltiplicazione dei fondi è dovuta all'enorme trasferimento di capitali dai BOT (investimento preferito dal risparmiatore italiano degli anni '80) ai fondi comuni stessi, una moltiplicazione dovuta al forte calo dei rendimenti proprio dei BOT. I tassi dei Titoli di Stato sono passati da rendimenti del 10-12% agli attuali 3% nell'arco di 15 anni, producendo insoddisfazione negli investitori che hanno trovato nei nuovi fondi comuni rendimenti migliori. Questo ha portato alla nascita delle prime Sim (Società di intermediazione mobiliare) e alla necessità di promotori finanziari competenti e preparati che sapessero indirizzare al meglio gli investimenti dei risparmiatori. Oggi il risparmiatore italiano è cresciuto, è diventato più esigente e competente e con lui la figura del promotore, che è oggi un professionista della finanza. Il numero dei promotori è oggi in continuo e costante aumento. Erano 1000 nel 1992, anno in cui la Consob ha istituito l'Albo dei promotori finanziari, a cui ci si iscrive dopo aver superato un esame, a fine 2000 erano già 5000 e il trend continua a crescere. Sembra comunque che il mercato sia in grado di assorbirli tutti, considerata anche la crescente attitudine agli investimenti dei risparmiatori e la complessità di un mercato nel quale entrano sempre nuovi prodotti: fondi speculativi, fondi di fondi, fondi esteri, fondi settoriali.

Leggere la finanza: qualche consiglio. Il primo libro che vi proponiamo è un classico, si intitola "I fondi comuni d'investimento" ed è edito da Il Sole 24 ore. Si occupa in modo estremamente semplice, anche per il risparmiatore meno esperto, di tutti i temi legati ai fondi comuni. Il volume spiega come funzionano i fondi comuni, come si possono sottoscrivere, qual è la loro regolamentazione giuridica, ma anche quali bisogni concreti possono soddisfare, quali sono gli elementi da considerare per scegliere il fondo giusto per le proprie esigenze, e, per finire, come se ne può calcolare il rendimento.

Altro volume interessante è "Capire la finanza" anche questo edito da Il sole 24 ore. Si tratta di un libro-guida indispensabile per la comprensione del mercato finanziario. "Capire la finanza" è una vera e propria enciclopedia ragionata di tutti gli strumenti finanziari presenti sul mercato italiano, di ciascuno si illustrano le caratteristiche generali, i vantaggi e gli svantaggi per il risparmiatore, gli aspetti legali e fiscali, le dimensioni e le problematiche del rispettivo mercato.

Il trading on line
Ormai nessuna attività umana sembra più concepibile senza l'utilizzo di Internet. È così anche per la finanza "fai da te". Nasce così il trading on line, per permettere agli investitori di acquistare e vendere strumenti finanziari, siano essi azioni, obbligazioni o fondi comuni d'investimento, senza spostarsi da casa e soprattutto in tempi rapidi. Il trading on line permette infatti all'investitore di aprire un conto virtuale presso una banca che offra questo servizio e di poter cominciare da subito le attività di compravendita direttamente on line. Si tratta quindi di un nuovo canale distributivo che offre sicuramente una serie di vantaggi rispetto al tradizionale canale bancario, e proprio per questi vantaggi lo strumento del trading on line sta godendo di un forte successo.
Le commissioni di compravendita sono più basse, gli ordini vengono eseguiti in tempo reale e non c'è praticamente limite di orario per l'esecuzione delle transazioni. Fin qui sembrerebbe tutto facile, comodo e bello: siamo a casa nostra e decidiamo cosa e quanto vendere o compare, tutto con qualche clic. In realtà proprio dietro questa apparente facilità di esecuzione si possono nascondere dei rischi.
Anche la banca alla quale appoggiarsi è una scelta importante che non va sottovalutata. Attualmente in Italia ci sono circa dieci società di intermediazione mobiliare e circa 30 banche che offrono trading on line. Naturalmente è impossibile trovare chi offra il servizio migliore: c'è chi si distingue per la rapidità nell'eseguire gli ordini, chi per la facilità di esecuzione degli stessi, chi per la quantità dei titoli trattati, chi per l'esiguità delle commissioni applicate. A proposito delle commissioni bisogna specificare che la tendenza attuale è quella di un assottigliamento delle differenze commissionali e di una personalizzazione marcata delle stesse a seconda dei servizi scelti. È quindi indispensabile saper con certezza a cosa dare la priorità, sapere bene cosa si vuole da questo servizio e che uso se ne intende fare. Altro aspetto da tenere in considerazione è che il trading on line non ci trasforma in maghi della finanza dall'oggi al domani soltanto perché possiamo vendere e comprare titoli con una facilità mai provata. La finanza non era e non è una scienza perfetta. Il trading on line facilita le operazioni di compravendita togliendoci ad esempio l'onere di andare regolarmente in banca ma non ci offre supporti o consigli nelle nostre scelte d'investimento.

I trader online: chi sono e come investono
L'Italia non resta a guardare, tanto che nel 2000 il 5,7% dei possessori di conto corrente ha effettuato operazioni bancarie e finanziarie on line. Sono soprattutto gli uomini tra i 33 ed i 55 anni ad investire online, hanno una cultura medio-alta e dedicano più di 5 ore la settimana all'informazione finanziaria. Privilegiano la maggiore disponibilità di informazioni finanziarie di tipo qualitativo rispetto al capitolo costi. Nella scelta tra un broker ed un altro prendono in considerazione nell'ordine: la velocità di esecuzione dell'ordine, la possibilità di accedere alle quotazioni dei titoli in tempo reale ed infine i costi per l'evasione degli ordini stessi e quelli per la gestione del conto.

I broker del trading on line
Vi proponiamo ora una breve panoramica sulle principali società che offrono il servizio di trading on line. Le società che offrono questo servizio sono ormai numerose ed ognuna ha delle peculiarità che la distinguono dall'altra. Vediamole un po' più nel dettaglio.

Directa Sim: è stata una delle prime società ad offrire questo servizio, è infatti operativa dal 1996. Fa della velocità di esecuzione degli ordini il suo punto di forza. www.directa.it

Epta Sim: questa società si distingue per la vasta offerta di titoli e di strumenti finanziari trattati. Può essere quindi consigliabile a chi già possiede una approfondita conoscenza del settore e vuole avere un'ampia possibilità di scelta. www.eptatrading.com

Fineco Sim: leader di mercato e in un certo senso simbolo dell'espansione avvenuta nel 1998-99 del trading on line. www.fineco.it

Imiweb trader: società del gruppo San Paolo Imi. Punto di forza è senz'altro la facilità e l'immediatezza con la quale è possibile utilizzare il servizio di trading on line. Il suo sito web ha infatti ottenuto, più di una volta, il riconoscimento europeo Blue Sky per la migliore facilità d'uso dei siti dedicati al trading on line. www.imiwebtrader.it

Twice sim: sito di trading della Banca Commerciale Italiana. Punto di forza in questo caso è l'informazione ricca ed approfondita riguardante i mercati finanziari (prezzi, grafici e news), offre inoltre agli investitori un pacchetto completo di analisi tecnica. www.twicetrade.it

Xelion: è la sim on line del gruppo Unicredito, giovane società nata nel maggio 2000 che punta molto sulle notizie macroeconomiche e offre la possibilità di personalizzare il sito anche a seconda del proprio portafoglio. www.xelion.it.

I day trader
Il trading on line offre agli investitori un'opportunità formidabile per vivere da protagonisti le scelte d'investimento. Ma non tutti sfruttano allo stesso modo questa opportunità: c'è chi, e sono la maggior parte, sfrutta solo saltuariamente il servizio effettuando poche operazioni di compravendita al mese e investendo poco denaro, sono quelli che in gergo vengono chiamati i "dormienti"; all'estremo opposto ci sono invece i day trader. Sono una minoranza ma sono molto attivi, arrivano infatti ad effettuare anche molte operazioni al giorno; si tratta per lo più di persone che hanno la possibilità di rimanere a lungo connessi alla rete e che hanno molto tempo libero per seguire attentamente e costantemente l'andamento dei mercati. Talvolta infatti acquistano e vendono lo stesso titolo più volte nella stessa giornata. Il grande boom dei titoli Internet avvenuto a cavallo tra il 1999 ed il 2000 ha spinto alcuni di essi a lasciare il proprio lavoro per dedicarsi a tempo pieno a questa attività. Dei pochissimi che hanno fatto questa scelta, piuttosto radicale ed estrema a dire la verità, alcuni sono riusciti a guadagnare delle cifre molto consistenti sfruttando in percentuali ignote, fortuna ed abilità.

Un libro per approfondire: "Trading on line"
Per chi volesse inserirsi da protagonista attivo e cavalcare l'onda del trading on line consigliamo un libro che è un condensato di consigli e di spiegazioni offerti dal più noto e ascoltato esperto italiano della Nuova Economia: Francesco Carlà. Il libro si intitola "Trading on line, la guida di Finanza World" ed è una guida facile e alla portata di chiunque voglia capirne di più. Dalla sua duplice esperienza di docente universitario e di brillante "opinion leader" dei neo-investitori, l'autore ha tratto un libro che spiega i principi della finanza, dà consigli e nello stesso tempo incuriosisce e coinvolge in una lettura piacevole e immediata. Come spiega Carlà nell'Introduzione al volume, il libro nasce a coronamento della sua esperienza condivisa con tutti gli assidui frequentatori di Finanza World ed è costituito "da tutti gli spunti, le scoperte, le prospettive che mano a mano hanno preso forma nella newsletter. Uno sguardo d'insieme, un approfondimento. E una guida essenziale per chi vuole cominciare a fare trading, così come per chi è già un investitore più o meno esperto". Non resta dunque che accogliere il suo invito: "Smile e buona lettura".

Investire in sicurezza
Dopo i fatti dell'11 settembre, Stati, imprese e singoli cittadini riflettono sul problema della propria sicurezza.
Per i sistemi fisici la tendenza è quella di investire in sistemi di videoconferenza, collegamenti tra telecamere e computer, per i sistemi informatici invece assistiamo ad un rilancio dei tradizionali software anti-hacker.

Non solo assisteremo sempre più ad una convergenza tra sistemi di sicurezza fisici e informatici. Ad esempio, i computer riconosceranno i volti di ricercati e sospetti tra i mille passanti ripresi ogni giorno da una telecamera-scanner e lo segnaleranno immediatamente alla vigilanza.
Naturalmente siamo solo all'inizio e questi programmi vanno costantemente e perfezionati.

Una delle branche più importanti della sicurezza delle imprese è quella che riguarda la protezione dei sistemi informatici. Finora la difesa di cui si è parlato di più è stata quella contro gli hacker. L'attentato a New York ha dimostrato che si è aperto anche il fronte, ritenuto fino a ieri remoto, del "disaster recovery", ovvero la protezione dei dati da possibili catastrofi che creano crash informativi.

I settori più colpiti dagli attacchi informatici sono l'industria, le banche e le società di telecomunicazioni. Questa richiesta di sicurezza è negli ultimi tempi cresciuta anche in conseguenza della smaterializzazione delle transazioni e della crescita dell'e-banking.

Molti osservatori stimano che le imprese investiranno sempre di più in apparati audio e di videoconferenza.

Coloro che hanno maggiormente risentito della crisi di sicurezza sono stati gli aeroporti, specie quando la scorsa settimana le compagnie di assicurazione hanno annunciato la disdetta delle polizze assicurative in caso di azioni di guerra e di terrorismo. In America il personale statunitense è sottopagato e demotivato ed è considerato il tallone di Achille degli scali Usa, non a caso considerato meno sicuri di quelli europei. Di conseguenza oggi l'attenzione del management è sempre più orientata verso la prevenzione. Per questo molti investimenti sono stati diretti a rafforzare il personale di controllo e all'acquisto di sistemi di sicurezza informatici. È in arrivo, a questo proposito, uno scanner in grado di "vedere" sotto i vestiti senza bisogno di perquisizioni e senza fare code all'imbarco.

La protezione informatica delle banche. La sostituzione delle carte a banda magnetica con quelle hi-tech che sta avvenendo in numerosi paesi sarà introdotta in Italia, in fase di sperimentazione, a partire dal 2002.

Le nuove card hi-tech, dotate di microchip, che sostituiranno le carte a banda magnetica, saranno distribuite inizialmente in quattro città campione che le testeranno.

Le città saranno Taranto, Lecco, Prato, Alessandria.

Sarà impossibile duplicarle e consentiranno l'accesso a più servizi. Non solo. Indistruttibili, salveranno l'utente smemorato e distratto che sale su un autobus con il fogliettino del codice segreto piegato nel portafogli, se questo poi finisce insieme alla carta nelle mani di un borseggiatore.

I settori sui quali la sicurezza sembra più a rischio sono tuttavia quelle di phone banking e Internet banking. Per questi, i codici segreti sono di fondamentale importanza. La sicurezza dell'e-banking potrà costituire anche un fattore di sviluppo dell'e-commerce.

Risk assessment e intrusion detection. In realtà la percezione della sicurezza nel nostro paese è ancora piuttosto bassa rispetto alla media internazionale e termini come risk assessment e intrusion detection.

Termini come risk assessment e intrusion detection, all'ordine del giorno per le aziende statunitensi, sono quasi sconosciuti soprattutto alle piccole e medie imprese.

Ma la tendenza che si sta diffondendo sempre di più fra le imprese è comunque quella dell'investimento in sicurezza, nella percezione che la perdita di dati aziendali può arrecare un gravissimo danno alle finanze.

Un punto fondamentale è quello di creare sistemi di archiviazione sicura dei dati in modalità back up.

Le società che si occupano di sicurezza offrono in proposito sistemi in outsourcing presso web farm dove i dati sono intrinsecamente protetti perché si tratta nella maggior parte dei casi di centri protetti da intrusione.

…private banking, servizi su misura
Anche in questo le grandi banche americane hanno fatto scuola. Sarà perché sono abituate da più tempo a trattare con clienti miliardari ai quali non basta più essere ricevuti in lussuose sedi. La consulenza finanziaria non basta più.
Il cliente miliardario vuole servizi personalizzati, vuole qualcuno che quasi maniacalmente si prenda cura dei suoi soldi, della sua azienda, delle esigenze della sua famiglia, anche in una prospettiva di lungo periodo. Andare oltre il presente.
I grandi investitori non vogliono più avere a che fare con stanchi bancari ma con banchieri veri e propri. E così le banche italiane, per tenere il passo dell'offerta delle concorrenti americane stanno puntando principalmente su tre obiettivi: qualità della prestazione, facilità di accesso del cliente ai propri dati e naturalmente personalizzazione dei servizi offerti. Si punta insomma sulla qualità dei prodotti e anche delle risorse umane. I private banker devono essere dei professionisti in grado di gestire relazioni ad alto livello sia con il livello sia con la rete di specialisti che si prenderà cura dei bisogni del cliente.

Se volete affidarvi anche voi ad un sevizio di private banking sappiate che non è una cosa per tutti. Dovete avere almeno un miliardo di lire da investire ed una situazione patrimoniale di alto profilo, ad esempio possedere immobili di prestigio o avere altri miliardi investiti in titoli sparsi qua e là per il mondo.
È un mondo esclusivo ma non per motivi tecnici: solo con patrimoni da investire che superano il miliardo è possibile materialmente e sensatamente diversificare in maniera corretta un portafoglio titoli. Con cifre più basse le gestioni standard ed un bravo promotore finanziario andranno benissimo.

Bisogna sottolineare che il private banking non è soltanto una consulenza finanziaria, cioè non riguarda soltanto la scelta relativa alla destinazione delle quote di portafoglio in obbligazioni, azioni, derivati oppure hedge fund, ma anche, e forse soprattutto, l'offerta di pacchetti accessori in grado di aiutare il cliente a risolvere, o prevenire, problemi di altra natura legati all'attività lavorativa e personale. I servizi accessori più frequentemente offerti dai private bunker possono ad esempio riguardare la consulenza in campo fiscale-tributario, la consulenza immobiliare, quella circa il trasferimento di quote azionarie, ma anche la consulenza nella gestione aziendale, soprattutto nell'area della corporate finance.

Private banking? Ora anche online. Costituiscono ormai un gruppo nutrito le banche che hanno avviato la gestione dei patrimoni medi attraverso la rete. È un servizio a metà tra il trading online e il private banking: un servizio personalizzato di gestione, attraverso la rete, di patrimoni che partono dai 200 milioni. È un'idea nuova che porta fuori dagli standard gestionali anche redditi che il private banking classico non prende in considerazione. Tutti i patrimoni gestiti vengono investiti in fondi, le società offrono un'ampia scelta, in genere si tratta di un'offerta multibrand. Le potenzialità della rete per questo tipo di servizi sono davvero straordinarie: a sostegno del portafoglio virtuale c'è un servizio di e-advice costruito su misura per un private banking pensato in rete. In ogni momento il cliente può leggere i commenti sull'andamento del mercato, esaminare le asset allocation suggerite, i forum finanziari, le analisi sui fondi.

I promotori del private banking. Aggressività e pacatezza. Queste le doti che devono essere possedute da un promotore di private banking. Indispensabile la dimestichezza con le nuove tecnologie per ostentare sicurezza con la multicanalità integrata indispensabile al cliente per poter essere sempre aggiornato sulla sua situazione. All'avanguardia in questo campo ci sono i promotori del private banker di Commerzbank Asset Management, sono infatti dotati di una sorta di consolle finanziaria che consente di effettuare una gestione personalizzata in termini di asset allocation, fund picking, market timing. Grazie al supporto di questi strumenti tecnologici avanzati i promotori possono avvalersi di un metodo innovativo ed esclusivo per definire strategie d'investimento e benchmark del cliente, proiettarne i risultati nell'obiettivo prefissato, selezionare il portafoglio più efficiente e i prodotti che lo ottimizzano.

…di farsi la banca in casa
Bisogna solo vincere l'inevitabile diffidenza iniziale, dopodiché i vantaggi verranno uno dopo l'altro. Parliamo delle banche on line, la nuova sfida tecnologica intrapresa da tutti i più importanti istituti di credito. Un'operazione di business, certo, ma anche una svolta per i clienti, che possono usufruire di un ventaglio di servizi standosene comodamente a casa.

Tempo fa i primi, coraggiosi cittadini a buttarsi nell' home banking davano un'occhiata all'estratto conto e svolgevano qualche elementare operazione. Oggi, il potenziamento dei software e i massicci investimenti delle aziende consentono di comprare e vendere fondi di investimento, stipulare polizze vita, controllare i flussi di cassa, i mutui, le scadenze. Ma le novità sono all'ordine del giorno.

Non vi fidate? Naturale, per anni avete interagito personalmente con il vostro bancario di fiducia e vi riesce difficile manovrare i vostri soldi senza avere davanti una persona con cui parlare. Però sappiate che le comodità sarebbero notevoli: risparmio di tempo e di costi, "sportello" virtuale aperto sempre, senza orari né file, immediatezza delle risposte, controllo costante dei propri conti.

Il progresso, nel settore dell' home banking è rapidissimo e ormai anche in Italia ci sono le basi per "one to one" marketing, ovvero un servizio in tempo reale e davvero personalizzato per il cliente, al quale la banca potrà costantemente consigliare gli investimenti più adatti. Insomma, addio tagliandi numerati per mettersi in fila agli sportelli: per gestire i propri risparmi bastano pochi click. Attenzione, però: prima acquisite un minimo di familiarità con Internet per evitare di far danni col vostro mouse!

Oddio quante parole strane! Come al solito, per avere a che fare con la new economy bisogna alfabetizzarsi. Una necessità particolarmente sentita per chi vuol orientarsi nei nuovi servizi bancari. E allora iniziamo dal remote banking, che è vertice della piramide e indica l'interazione tra il cliente (da casa) con l'elaboratore centrale della banca (lontano, quindi remoto). Il remote banking si divide in home banking, per le famiglie, e corporate banking, riservato alle imprese. In realtà l'espressione home banking si riferisce ormai a tutti i rapporti a distanza con gli istituti di credito: quelli attraverso Internet, i call center e i cellulari. C'è poi il private banking, che è roba per privilegiati. Si tratta infatti dell'insieme di servizi finanziari destinati alla fascia alta della clientela privata, in possesso di un patrimonio e di un reddito elevati.

E la firma diventa digitale. Se vado allo sportello e prelevo denaro dal mio conto, devo presentare un documento e firmare delle carte per rendere certa la mia identità. Ma se agisco dal pc di casa? Ci vuole la firma elettronica, una sorta di codice che ci identifica nel momento in cui interagiamo con la banca. Affinché il business e le operazioni bancarie si trasferiscano a tutti gli effetti su Internet è necessario questo sigillo digitale, costituito da una chiave pubblica, conservata da società autorizzate, e una privata, in possesso del cliente. I documenti elettronici "firmati" in tal modo hanno la stessa validità di quelli cartacei. In questo l'Italia è all'avanguardia grazie alla legge Bassanini, che ha riconosciuto legalmente validi gli atti stipulati sul Web con questa procedura.
…Euro, modi e tempi di una rivoluzione annunciata
Vi rendete conto che tra qualche mese le lire scompariranno? Addio per sempre ai volti di Caravaggio, Bellini, Volta. Nostalgia? Forse si, ma anche un po' di preoccupazione: quanto tempo impiegheremo per sentirci davvero a nostro agio con la nuova moneta? Per sentirla davvero "nostra"?

Che un Euro vale 1936,27 lire ormai lo sappiamo tutti, vero? Ci siamo probabilmente anche abituati a ricevere l'estratto conto in lire ed euro, a leggere qualche scontrino con il totale anche in euro, ma niente di più, ancora non abbiamo cominciato a fare i conti con i centesimi, e probabilmente all'inizio non li faremo neanche, arrotonderemo tutto a 2000 lire.

Il governo ci vuole però pronti e scattanti per il lo scambio e da mesi ha messo al lavoro una task force di esperti del Tesoro, della Banca d'Italia, del Ministero dell'Interno per predisporre un piano che renderà più soft il passaggio. Il piano verrà presentato nei prossimi giorni, il 31 gennaio per l'esattezza, dallo stesso Ministro del Tesoro.
Nel frattempo è probabilmente utile ricordare le prossime tappe di avvicinamento: dal 1° gennaio 2001 è iniziato il periodo di transizione, la contabilità in euro affianca quella in lire ed è già possibile effettuare bonifici e pagamenti in euro.
Dal 1° gennaio 2002 entreranno finalmente in circolazione le nuove banconote e monete: l'euro diventa moneta corrente.
Dal 1° gennaio al 28 febbraio 2002 ci sarà il bimestre della doppia circolazione, potremmo pagare in lire o in euro ma il resto che riceveremo sarà soltanto in euro.
Con il 1° marzo la lira sarà definitivamente fuori corso: euro, euro e soltanto euro.

Qualche consiglio per cavarsela al meglio? Vi ricordiamo lo slogan dei manifesti che sono ormai dappertutto: "Euro, si sa, togli tre zeri e dividi a metà, per semplicità", probabilmente sarà anche inutile ed improponibile usare un euroconvertitore, uno di quelli che vi avranno certamente regalato al supermercato a al distributore, non aiuta molto nella vita di tutti giorni. Il consiglio migliore è quello di cominciare da subito a "pensare" in euro, abituandosi ai nuovi prezzi partendo magari da alcuni riferimenti semplici ed immediati: il prezzo dei quotidiani, del caffè, il biglietto del cinema.
Tutto sommato sarà più facile di quel che crediamo e intanto gli economisti mondiali, primo tra tutti Robert Mundell, premio Nobel per l'economia nel 1999, hanno già cominciato a lavorare per creare i presupposti di una unica valuta mondiale rappresentativa di dollaro, euro e yen. Fantascienza? Vedremo, nel frattempo speriamo che l'euro mantenga le promesse, dando maggiore stabilità al sistema monetario e contenendo l'inflazione, ma soprattutto diventando uno stimolo per il rafforzamento delle istituzioni europee: una spinta per l'Europa politica.
In bocca al lupo!

In banca solo euro dal 2002. Non invidieremo di certo i bancari che il 31 dicembre 2001 dovranno lavorare al cambio lira-euro, sostituendo il contenuto dei cassetti dei 30.000 sportelli di Bancomat, presenti sul territorio nazionale. Ebbene si. Ogni italiano dal primo minuto del 2002 potrà ritirare i suoi euro. Le banche dunque anticiperanno l'introduzione definitiva della moneta unica, saltando il periodo di assestamento che prevede l'utilizzo per sei mesi di entrambe le monete. Secondo il progetto i tagli delle banconote saranno di 20 e 50 euro ma per la prima fase verranno introdotte anche i tagli da 10 euro, per evitare di complicare troppo il sistema dei resti, specie con i centesimi. Con l'euro dovremo poi prepararci a cambiare portafoglio, infatti se adesso le banconote rappresentano il 70% del nostro denaro, con l'euro il rapporto sarà invertito.

Passato e futuro: da Napoleone a Wojtyla. Le lire saranno un pezzo da collezione. Così come le libre degli antichi romani. Ma l'euro significa "unificazione europea", una condizione che lo stesso Carlo Magno aveva cercato invano di realizzare. La lira ha avuto una vita lunga quasi due secoli: nel 1806 Napoleone la coniò per la prima volta. Fu abolita con l'avvento della Restaurazione e ritornò solo nel 1862. Dall'unita fino a oggi è sempre rimasta la moneta nazionale ad eccezione delle Am-lire che gli americani introdussero dopo la seconda guerra mondiale per aiutarci nella ricostruzione. Ma adesso l'euro ha conquistato anche quelle roccaforti che avevano continuato a battere moneta propria nonostante la lira: il Vaticano e San Marino. Il Vaticano infatti ha firmato un accordo con il Ministro degli Esteri Lamberto Dini dove si impegna ad adottare l'euro come moneta ufficiale e a seguire lo stesso calendario di introduzione della moneta previsto per l'Italia.

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