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Compro,
pago, vendo, investo
Poste, le occasioni per investire
I prodotti finanziari delle Poste sono spesso stati associati
a una forma di investimento di serie B, ideale per pensionati
e vecchiette. Negli ultimi tempi, però, l'aria è
cambiata e l'azienda ha deciso di vestirsi da istituto di
credito per creare una reale alternativa all'offerta bancaria.
Del resto, il risparmio postale è una tipica risorsa
italiana che, malgrado l'aria un po' démodé,
raccoglie i risparmi di moltissime famiglie italiane: 235
mila miliardi a fine 2000. Solo l'anno scorso i risparmiatori
hanno sottoscritto buoni postali per oltre 15.000 miliardi
(8.500 ordinari e 6.500 a termine).
Questo successo è dovuto soprattutto alla comodità
dei Buoni postali che, per esempio, possono essere sottoscritti
presso qualsiasi ufficio postale. Inoltre, non occorre alcuna
prenotazione né bisogna aspettare che si svolgano
le aste, come per Bot e Btp.
Un ulteriore vantaggio è che la gestione e l'amministrazione
del deposito titoli costituito solo da Buoni postali è
gratuita, mentre le banche fanno pagare lo stesso servizio
per i titoli di Stato.
Ma dicevamo delle nuove offerte in fatto di prodotti finanziari.
Nel 2001 è cessata l'emissione dei Buoni ordinari
trentennali e del Buono a termine decennale (le vecchie
emissioni, ovviamente, continueranno a godere delle stesse
regole valide al momento in cui sono state vendute).
In loro sostituzione vengono proposti Buoni a venti anni
che, sulla carta, oltre ad avere una vita più breve
del ventennale di cui prendono il posto, dovrebbero garantire
anche un meccanismo di calcolo del rendimento più
vantaggioso.
Ma
non c'è solo il ventennale: le Poste hanno lanciato
anche un Buono a sei anni "con scadenza a termine".
La definizione indica che questo titolo riconosce una sola
scadenza (i decennali ne avevano due), al termine della
quale viene riconosciuto al sottoscrittore un interesse
lordo pari a un incremento del 35% del capitale investito.
E
per i Buoni arriva il certificato. Dematerializzazione
significa che i sottoscrittori dei Buoni postali non ricevono
più un pezzo di carta, ma un certificato che attesta
l'acquisto dei Buoni, proprio come avviene per Bot, Cct
e Btp.
Chi non vuol discostarsi dalla tradizione può comunque
continuare a richiedere i titoli sotto forma cartacea. I
Buoni dematerializzati offrono alcuni vantaggi, come la
possibilità di rivendere solo parte del capitale
(per multipli di 250 euro, la cifra minima di sottoscrizione),
mentre chi continua a tenere le obbligazioni postali cartacee
dovrà vendere il Buono tutto intero.
Inoltre chi sceglie i titoli di nuova generazione non deve
più preoccuparsi della scadenza: alla fine della
vita di un titolo, il corrispettivo sarà automaticamente
accreditato al sottoscrittore. E non è poco, dal
momento che almeno 3.000 risparmiatori ogni anno si dimenticano
dei propri titoli postali e li lasciano cadere in prescrizione
prima di riscattarli.
In compenso, i Buoni fruttiferi cartacei hanno il vantaggio
di poter essere sottoscritti in lire e in euro anche in
piccoli tagli (a partire da 50 mila lire o 50 euro).
I
prestiti diventano più convenienti. "Prestito
BancoPosta" consente di ottenere un prestito personale
a condizioni uguali per tutti: il tasso di interesse è
giudicato particolarmente conveniente, non ci sono spese
per l'istruttoria, né per il pagamento delle rate.
Le Poste prevedono che gli uffici postali ai quali rivolgersi
per richiedere un prestito di questo tipo saranno 3000 entro
l'estate.
Con il Prestito BancoPosta si può richiedere un finanziamento
che va da un minimo di tre a un massimo di trenta milioni
di lire al tasso fisso (TAN: Tasso Annuo Nominale) del 9,75%.
Non è necessario specificare l'utilizzo che si vuol
fare dei soldi. Per richiedere un Prestito BancoPosta bisogna
essere lavoratori dipendenti o pensionati, essere titolari
di un conto BancoPosta e aver disposto l'accredito dello
stipendio o della pensione sul conto.
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Il rimborso programmato
Investire in fondi è considerata un'operazione da "formica
paziente" che si contrappone a quella da "cicala
gaudente". Eppure la cicala e la formica possono convivere
consentendo alla formica di godersi il capitale investito,
con l'attivazione di un meccanismo semplice ed efficace che
si chiama "piano di rimborso programmato".
Questo tipo di risparmio per anni è stato presentato
con l'immagine un po' stereotipata dell'investimento a lungo
termine, da lasciar fruttare per almeno cinque-dieci anni.
Ma si tratta solo di uno stereotipo che da sfatare.
Come sempre, quando si parla di fondi comuni, il primo consiglio
per il risparmiatore è quindi di leggersi il regolamento,
per verificare se il fondo che interessa offre questo meccanismo.
Una delle domande che spesso si pongono i risparmiatori (specie
quelli anziani, abituati al tranquillo tran tran dell'incasso
delle cedole sui Btp o sui CCT) è: "Ma il fondo
paga una cedola?"
Sul mercato italiano sono pochissimi i fondi che "pagano
una cedola" (in realtà non pagano cedole, ma distribuiscono
i proventi conseguiti; e non è ovviamente la stessa
cosa), in quanto quasi tutti prevedono la cosiddetta "
accumulazione dei proventi", cioè il passaggio
immediato a capitale degli interessi, delle cedole e dei dividendi
incassati.
In questo modo il valore della quota, tendenzialmente, sale
sempre, ma il risparmiatore non riceve nulla.
Ma se l'esigenza è quella di disporre di importi prefissati
a certe date, la via migliore è quelle di programmare
il rimborso.
Come si fa?
Il sottoscrittore di un fondo che investe una certa cifra
(in genere con il cosiddetto "versamento in un'unica
soluzione", effettuato cioè impiegando subito
tutto l'importo che si desidera collocare nel fondo) può
firmare un ordine alla società di gestione, disponendo
che gli sia accreditata sul conto una somma a certe scadenze.
Può trattarsi di scadenze mensili, trimestrali, semestrali
o annuali: più raramente di scadenze diverse da quelle
indicate (ad esempio bimestrali).
L'ordine può essere dato in due diversi modi:
a) rimborso in cifra fissa, che consente di ottenere un accredito
periodico di importo costante nel tempo. Per realizzare ciò,
la società di gestione disinveste un numero di quote
il cui controvalore consenta di raggiungere l'importo desiderato
dal risparmiatore.
b) Rimborso in cifra indicizzata, che consente di ottenere
un accredito periodico di importo variabile nel tempo. In
questo caso, infatti, la società di gestione disinveste
un numero costante di quote,il cui controvalore varierà
in funzione della quotazione del giorno in cui è realizzata
l'operazione.
Il rimborso è effettuato finché esiste un capitale
da utilizzare, ma ovviamente il sottoscrittore può
in qualunque momento sospendere l'operazione o variarla. Può
così, ad esempio, modificare la periodicità
del rimborso, oppure il suo importo, o passare dal meccanismo
"fisso" a quello "indicizzato" e così
via.
A cosa serve il piano di rimborso programmato? La
prima esigenza di avere un piano di rimborso programmato è
quella di prelevare gli utili accumulati da un fondo, che
per regolamento non distribuisce i proventi conseguiti.
Un'altra esigenza è quella di trasformare un fondo
ad accumulazione dei proventi in un fondo a distribuzione
"personalizzata" dei proventi.
Ad esempio, si può dare ordine di accreditare annualmente
il 10% del capitale investito, perché questo è
il livello presunto di utile che il fondo conseguirà
o (e questa è l'ipotesi più diffusa) comunque
è la percentuale di cui si desidera disporre.
Infine, una terza esigenza può essere quella di pagare
rate di un mutuo acceso per l'acquisto dell'abitazione. Infatti,
il rimborso programmato soddisfa l'esigenza di disporre, nel
momento necessario, della cifra per pagare la rata. Se il
mutuo è stipulato a tasso fisso, il rimborso programmato
d'importo fisso soddisfa pienamente l'esigenza. Altrimenti
si può dare una disposizione di rimborso "in bianco"
il cui importo esatto sarà comunicato dall'istituto
di credito fondiario.
Vivere di rendita. Per vivere veramente senza più
lavorare, l'unico strumento tecnicamente valido è una
polizza assicurativa che garantisce il pagamento di una certa
cifra periodica per tutta la vita dell'assicurato.
Ma il limite della polizza assicurativa è che non consente
di lasciare nulla in eredità: una forma di "egoismo
finanziario" che non è quindi adatta a tutti.
Invece, il rimborso programmato è diverso, visto che
da una parte consente di lasciare un capitale agli eredi e
dall'altra consente di mantenere la massima elasticità
al programma.
Infatti, in ogni momento si può variare il prelievo
periodico, lo si può sospendere, si può prelevare
integralmente il capitale residuo, trasformando in pratica
la rendita in capitale, e così via. |
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Le azioni
Partiamo dall'inizio e cerchiamo di dare una sorta di definizione.
Le azioni rappresentano la frazione non ulteriormente divisibile
in cui è ripartito il capitale di una società
per azioni, costituiscono dunque l'unità di misura
della partecipazione del socio alla società e quindi
anche l'insieme dei diritti e dei doveri che si connette allo
status di socio.
In altre parole le azioni rappresentano la più piccola
partecipazione al capitale sociale. In questo senso il capitale
sociale può essere visto come un insieme di singole,
autonome partecipazioni rappresentate da titoli di uguale
valore nominale chiamati appunto azioni.
Le azioni però non sono tutte uguali: è l'atto
costitutivo della società a regolare l'emissione di
azioni fornite di diritti diversi rispetto alle azioni ordinarie.
La normativa prevede quindi diversi tipi di azioni:
Azioni ordinarie:
sono nominative e perciò sono sempre intestate ad una
persona fisica o giuridica con relativa annotazione sul libro
dei soci. Le azioni ordinarie conferiscono al socio il diritto
di voto alle assemblee ordinarie e straordinarie, il diritto
al dividendo, alla quota di capitale in caso di liquidazione
e il diritto alla sottoscrizione di eventuali aumenti di capitale,
salvo casi specifici previsti dalla legge.
Azioni di risparmio:
sono emesse solo da società quotate e sono titoli al
portatore, trasformabili in nominativi solo su richiesta dell'azionista.
Si caratterizzano per il privilegio sul dividendo (diritto
di prelazione sugli utili di esercizio fino alla concorrenza
del 5% del valore nominale dell'azione, cumulabile nei due
esercizi successivi, e hanno comunque diritto ad un dividendo
superiore del 2% sul valore nominale rispetto a quello delle
azioni ordinarie) e sul capitale in caso di liquidazione.
Sono prive del diritto di voto, se non in assemblee speciali
previste dalla l. 216/1974.
Azioni privilegiate:
sono nominative e, rispetto alle azioni ordinarie, conferiscono
al loro titolare un diritto di precedenza nella partecipazione
agli utili annuali e nella ripartizione del patrimonio netto
risultante dalla liquidazione.
Sono generalmente azioni a voto limitato alle sole assemblee
straordinarie. Inoltre una società non può emettere
azioni privilegiate in quantità illimitata. In concorso
con le azioni di risparmio non possono superare il 50% del
capitale sociale.
Titoli nominativi o al portatore
Titoli al portatore
Titoli di credito in cui la legittimazione all'esercizio di
diritto di credito incorporato nel titolo è data dalla
pura e semplice detenzione materiale del documento. Pertanto
il trasferimento del titolo di credito al portatore avviene
semplicemente attraverso la consegna del titolo, e il possessore
del titolo è legittimato a ottenere la prestazione
in esso indicata.
Titoli nominativi
Titoli di credito nei quali l'intestazione ad un unico soggetto
risulta non solo dal documento ma anche dall'apposito registro
tenuto dall'emittente. I titoli di credito nominativi si trasferiscono
pertanto con la consegna del documento e con l'annotazione
del nome dell'acquirente sul titolo e nel registro dell'emittente.
I titoli di credito nominativi possono essere trasferiti anche
mediante girata purché questa sia piena (contenga cioè
l'indicazione del giratario) e autenticata da un notaio.
Valore nominale e valore effettivo. Se si considera
la caratteristica di "valore" la normativa impone
che l'emissione di titoli azionari non possa avvenire per
un valore inferiore al nominale, uguale per tutti e ottenuto
suddividendo il capitale sociale per il numero complessivo
delle azioni emesse, che conferiscono ai possessori uguali
diritti. Diverso dal valore nominale è quello effettivo
che dipende dall'andamento degli affari e dei guadagni della
società. |
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Tasse, quasi quasi mi diverto
Segnatevi questo numero: 848800444. Vi risponderanno gli
operatori dei call center istituiti dal Ministero delle
Finanze per semplificare l'inevitabile iattura della dichiarazione
dei redditi.
Al costo di una telefonata urbana potete finalmente avere
informazioni su scadenze, obblighi tributari e sulla propria
posizione fiscale. Generalmente in cinque minuti si ha la
risposta per i dubbi più comuni, mentre per i quesiti
complessi i contribuenti vengono richiamati.
Mica male, no? Il numero (quasi) verde è solo una
delle buone notizie che il 2001 ha portato per facilitare
una delle operazioni tradizionalmente più scomode
per i cittadini. Il merito va allo Statuto del contribuente,
un regolamento approvato la scorsa estate perché
fungesse da salvagente per i tartassati del Fisco.
Qualcuno, per esempio, conosce il diritto di interpello?
Poniamo che nei moduli per la dichiarazione ci sia un passaggio
non chiaro (figurarsi se non c'è): in quel caso possiamo
prendere carta e penna e chiedere spiegazioni allo Stato.
Certo, bisogna vedere quali sono i tempi di risposta
Si rafforza, inoltre, il principio della buona fede. La
pubblica amministrazione, rinunciando in parte al dogma
"mai fidarsi degli italiani", ha deciso di essere
più clemente nei confronti di chi commette errori
a causa di norme incomprensibili (cioè quasi tutti).
In pratica, le saette delle multe (avete presenti le minacciose
cartelle che ogni tanto sbucano dalle nostre cassette delle
lettere?) non dovrebbero colpirci tanto facilmente.
In passato, invece, il cittadino pagava una sanzione e poi
doveva ricorrere al giudice e attendere anni per il rimborso.
Chissà cosa ne penserebbe il buon Aldo Fabrizi, finanziere
inflessibile nei confronti di Totò nel film "I
tartassati".
Se il Fisco dovesse comunque prendersela con voi, allora
chiamate il Garante (il numero è sempre 848800444),
ovvero un collegio di esperti che nasce per tutelare i diritti
di chi paga le tasse.
Lo Stato ha deciso di fidarsi. Se la vita dei "tartassati"
si è fatta più semplice una parte del merito
va certamente allo Statuto dei contribuenti, entrato pienamente
i vigore dopo anni di battaglie da quando, nel 1996, venne
presentato il primo progetto.
La filosofia di fondo è questa: non si dà
più per scontato che dietro ogni cittadino si celi
un potenziale evasore. Il contribuente, insomma, è
considerato onesto in partenza: se fa il furbo spetta all'amministrazione
scovarlo e punirlo.
Se prima bisognava provare di avere diritto a un rimborso
e il Fisco, con molto comodo, forse pagava, adesso le cose
sono cambiate: paga subito e solo dopo verifica se effettivamente
il cittadino aveva diritto al rimborso.
Online è tutto più semplice. Chi ha
un minimo di dimestichezza con Internet può presentare
la dichiarazione dei redditi on line. Su www.finanze.it
chiunque può pagare i tributi e farsi accreditare
i rimborsi sul conto corrente.
Il vantaggio non è solo la comodità, ma anche
la rapidità nella correzione degli errori. I moduli
vengono controllati immediatamente e, nel caso di sbagli,
sono inviati subito al mittente per essere corretti.
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Che cosa sono i prezzi di Borsa?
I principali prezzi di Borsa che bisogna imparare a conoscere
sono quattro:
Il prezzo di apertura.
È il primo prezzo negoziato durante una seduta di borsa
per un determinato titolo. Viene calcolato per ciascun strumento
finanziario nella fase di pre-apertura della borsa telematica
e corrisponde al prezzo al quale é negoziabile la maggior
quantità di titoli o quello più prossimo al
prezzo di riferimento dell'ultima seduta.
Il prezzo di riferimento.
Viene calcolato per avere un idea sui rapporti tra domanda
e offerta a fine giornata. Si tratta del prezzo medio ponderato
relativo ai titoli negoziati nell'ultimo 10% delle transazioni
per ciascun titolo. Il prezzo di riferimento ha un valore
indicativo su come ha chiuso il titolo alla fine della seduta
e può fornire indicazioni utili specie se confrontato
con quello di apertura.
Il prezzo ufficiale.
Si tratta del prezzo medio ponderato calcolato sulle quantità
trattate nell'intero arco della giornata e fornisce un'idea
generale dell'andamento delle contrattazioni durante la seduta
giornaliera della Borsa.
Il prezzo medio. Come dice la parola stessa,
ha un significato intermedio tra il prezzo ufficiale e quello
di riferimento; viene calcolato come media ponderata dell'intera
quantità contrattata nell'after hours, ovvero il proseguimento
fino alle ore 22 del mercato azionario di Piazza Affari che
oggi, invece, chiude alle 17,30.
Dai prezzi agli indici
Ma che cosa s'intende
per indice di Borsa? Un indice è un numero che viene
calcolato come media ponderata dei valori dell'insieme di
azioni che rientrano nel indice stesso. Vi sono indici che
rappresentano un intero mercato, indici settoriali (che fanno
cioè riferimento solo ai titoli appartenenti ad un
determinato settore), indici dei titoli più grandi,
ecc. La principale differenza con i prezzi è che questi
sono espressi in unità di conto monetarie (euro, dollari,
yen, ecc) mentre gli indici sono espressi in unità
numeriche che prendono il nome di punti. Se crediamo che titoli
"omogenei" si muovano almeno nella stessa direzione,
osservando un indice siamo in grado di ricavare informazioni
circa i nostri investimenti. Insomma gli indici esprimono
in poche parole il valore di un paniere di titoli: più
alte sono le quotazioni dei singoli titoli che lo compongono,
più alto è il valore del paniere, cioè
dell'indice.
Quali sono gli indici italiani generali? Il Mib viene
calcolato sulla base del prezzo ufficiale di tutte le azioni
quotate in Borsa. Il MibR sulla base del loro prezzo di riferimento.
Invece i titoli appartenenti al Mibtel sono tutti quelli quotati
sul mercato telematico. Tra gli indici settoriali bisogna
ricordare il Mib30 e il MibRnc. Il primo consiste di 30 società
e il suo valore è individuato come media ponderata
dei valori dei singoli titoli. Nel Mib30 troviamo le grandi
società con alti volumi di trattazioni. Il secondo
invece è calcolato sul prezzo ufficiale di tutte le
azioni di risparmio quotate in Borsa. Infine con la nascita
del Nuovo Mercato è nato il relativo indice Numtel,
calcolato sulla base dei prezzi ufficiali delle azioni lì
quotate. |
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Promotori finanziari: chi sono?
Cominciamo dall'inizio: il risparmio gestito. È quella
parte di denaro che viene affidata dalle famiglie a società
specializzate, autorizzate dalla legge, affinché
lo facciano rendere al meglio attraverso investimenti in
titoli soprattutto in fondi. Esso quindi si pone in alternativa
all'acquisto diretto di titoli da parte degli investitori
privati, un'attività oggi complessa per chi non dispone
di una preparazione specifica e di notizie sempre aggiornate.
Le maggiori espressioni di risparmio gestito in Italia sono
rappresentate dai fondi comuni, dalle gestioni patrimoniali
e dalle polizze vita. Se volete che qualcuno vi aiuti a
capire come gestire al meglio i vostri soldi non vi resta
che rivolgervi ad un promotore finanziario, un vero e proprio
professionista del risparmio.
Si tratta di persone iscritte a un Albo professionale tenuto
dalla Consob, che lavorano per Sim (società di intermediazione
mobiliare), banche o agenti di cambio. La loro attività
consiste nell'offrire i prodotti e i servizi di investimento
dell'intermediario per cui operano.
Fate attenzione nel momento in cui vi affidate ad un promotore:
dovrete rivelargli tutti i vostri segreti ma soprattutto
dovrà guadagnarsi la vostra fiducia. Vogliamo quindi
darvi qualche consiglio che vi aiuterà a valutare
se il promotore è davvero interessato al vostro patrimonio.
Ricordate che il promotore non è un venditore, offre
consulenza, vi ascolta e deve essere in grado di capire
le vostre esigenze. Per questo il promotore deve acquisire
le informazioni sulla vostra situazione finanziaria e sui
relativi obiettivi di investimento ed illustrarvi dettagliatamente
e chiaramente le caratteristiche dell'operazione finanziaria
proposta, con particolare riferimento ai relativi rischi,
deve insomma proporvi prodotti d'investimento che rispondano
ai vostri reali interessi. Il promotore deve inoltre svolgere
una costante attività di assistenza e deve essere
sempre presente quando ne avete bisogno, anche per semplici
informazioni.
Come vedete si tratta di semplici regole di buon senso che
però possono darvi un'idea della persona con la quale
avete a che fare. Verificate sempre che sia iscritto all'albo,
che operi per un solo intermediario e soprattutto ricordate
che il promotore può ricevere in pagamento esclusivamente
assegni bancari e circolari non trasferibili, intestati
all'intermediario oppure titoli di credito nominativi intestati
al cliente e girati a favore dell'intermediario per conto
del quale opera.
Storia e cifre dei promotori finanziari. Questa
figura professionale nasce all'incirca all'inizio degli
anni '80, soprattutto grazie alla Banca Fideuram, che tra
l'altro è attualmente la banca con la più
estesa rete di promotori finanziari. La crescita, professionale
e numerica, di una figura come quella del promotore va di
pari passo con la crescita dei fondi italiani che passano
da poco più di cento ai circa mille attuali. Questa
moltiplicazione dei fondi è dovuta all'enorme trasferimento
di capitali dai BOT (investimento preferito dal risparmiatore
italiano degli anni '80) ai fondi comuni stessi, una moltiplicazione
dovuta al forte calo dei rendimenti proprio dei BOT. I tassi
dei Titoli di Stato sono passati da rendimenti del 10-12%
agli attuali 3% nell'arco di 15 anni, producendo insoddisfazione
negli investitori che hanno trovato nei nuovi fondi comuni
rendimenti migliori. Questo ha portato alla nascita delle
prime Sim (Società di intermediazione mobiliare)
e alla necessità di promotori finanziari competenti
e preparati che sapessero indirizzare al meglio gli investimenti
dei risparmiatori. Oggi il risparmiatore italiano è
cresciuto, è diventato più esigente e competente
e con lui la figura del promotore, che è oggi un
professionista della finanza. Il numero dei promotori è
oggi in continuo e costante aumento. Erano 1000 nel 1992,
anno in cui la Consob ha istituito l'Albo dei promotori
finanziari, a cui ci si iscrive dopo aver superato un esame,
a fine 2000 erano già 5000 e il trend continua a
crescere. Sembra comunque che il mercato sia in grado di
assorbirli tutti, considerata anche la crescente attitudine
agli investimenti dei risparmiatori e la complessità
di un mercato nel quale entrano sempre nuovi prodotti: fondi
speculativi, fondi di fondi, fondi esteri, fondi settoriali.
Leggere la finanza: qualche consiglio. Il primo
libro che vi proponiamo è un classico, si intitola
"I fondi comuni d'investimento" ed è edito
da Il Sole 24 ore. Si occupa in modo estremamente semplice,
anche per il risparmiatore meno esperto, di tutti i temi
legati ai fondi comuni. Il volume spiega come funzionano
i fondi comuni, come si possono sottoscrivere, qual è
la loro regolamentazione giuridica, ma anche quali bisogni
concreti possono soddisfare, quali sono gli elementi da
considerare per scegliere il fondo giusto per le proprie
esigenze, e, per finire, come se ne può calcolare
il rendimento.
Altro
volume interessante è "Capire la finanza"
anche questo edito da Il sole 24 ore. Si tratta di un libro-guida
indispensabile per la comprensione del mercato finanziario.
"Capire la finanza" è una vera e propria
enciclopedia ragionata di tutti gli strumenti finanziari
presenti sul mercato italiano, di ciascuno si illustrano
le caratteristiche generali, i vantaggi e gli svantaggi
per il risparmiatore, gli aspetti legali e fiscali, le dimensioni
e le problematiche del rispettivo mercato.
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Il trading on line
Ormai nessuna attività umana sembra più concepibile
senza l'utilizzo di Internet. È così anche
per la finanza "fai da te". Nasce così
il trading on line, per permettere agli investitori di acquistare
e vendere strumenti finanziari, siano essi azioni, obbligazioni
o fondi comuni d'investimento, senza spostarsi da casa e
soprattutto in tempi rapidi. Il trading on line permette
infatti all'investitore di aprire un conto virtuale presso
una banca che offra questo servizio e di poter cominciare
da subito le attività di compravendita direttamente
on line. Si tratta quindi di un nuovo canale distributivo
che offre sicuramente una serie di vantaggi rispetto al
tradizionale canale bancario, e proprio per questi vantaggi
lo strumento del trading on line sta godendo di un forte
successo.
Le commissioni di compravendita sono più basse, gli
ordini vengono eseguiti in tempo reale e non c'è
praticamente limite di orario per l'esecuzione delle transazioni.
Fin qui sembrerebbe tutto facile, comodo e bello: siamo
a casa nostra e decidiamo cosa e quanto vendere o compare,
tutto con qualche clic. In realtà proprio dietro
questa apparente facilità di esecuzione si possono
nascondere dei rischi.
Anche la banca alla quale appoggiarsi è una scelta
importante che non va sottovalutata. Attualmente in Italia
ci sono circa dieci società di intermediazione mobiliare
e circa 30 banche che offrono trading on line. Naturalmente
è impossibile trovare chi offra il servizio migliore:
c'è chi si distingue per la rapidità nell'eseguire
gli ordini, chi per la facilità di esecuzione degli
stessi, chi per la quantità dei titoli trattati,
chi per l'esiguità delle commissioni applicate. A
proposito delle commissioni bisogna specificare che la tendenza
attuale è quella di un assottigliamento delle differenze
commissionali e di una personalizzazione marcata delle stesse
a seconda dei servizi scelti. È quindi indispensabile
saper con certezza a cosa dare la priorità, sapere
bene cosa si vuole da questo servizio e che uso se ne intende
fare. Altro aspetto da tenere in considerazione è
che il trading on line non ci trasforma in maghi della finanza
dall'oggi al domani soltanto perché possiamo vendere
e comprare titoli con una facilità mai provata. La
finanza non era e non è una scienza perfetta. Il
trading on line facilita le operazioni di compravendita
togliendoci ad esempio l'onere di andare regolarmente in
banca ma non ci offre supporti o consigli nelle nostre scelte
d'investimento.
I
trader online: chi sono e come investono
L'Italia non resta a guardare, tanto che nel 2000 il 5,7%
dei possessori di conto corrente ha effettuato operazioni
bancarie e finanziarie on line. Sono soprattutto gli uomini
tra i 33 ed i 55 anni ad investire online, hanno una cultura
medio-alta e dedicano più di 5 ore la settimana all'informazione
finanziaria. Privilegiano la maggiore disponibilità
di informazioni finanziarie di tipo qualitativo rispetto
al capitolo costi. Nella scelta tra un broker ed un altro
prendono in considerazione nell'ordine: la velocità
di esecuzione dell'ordine, la possibilità di accedere
alle quotazioni dei titoli in tempo reale ed infine i costi
per l'evasione degli ordini stessi e quelli per la gestione
del conto.
I
broker del trading on line
Vi proponiamo ora una breve panoramica sulle principali
società che offrono il servizio di trading on line.
Le società che offrono questo servizio sono ormai
numerose ed ognuna ha delle peculiarità che la distinguono
dall'altra. Vediamole un po' più nel dettaglio.
Directa
Sim: è stata una delle prime società ad
offrire questo servizio, è infatti operativa dal
1996. Fa della velocità di esecuzione degli ordini
il suo punto di forza. www.directa.it
Epta
Sim: questa società si distingue per la vasta
offerta di titoli e di strumenti finanziari trattati. Può
essere quindi consigliabile a chi già possiede una
approfondita conoscenza del settore e vuole avere un'ampia
possibilità di scelta. www.eptatrading.com
Fineco
Sim: leader di mercato e in un certo senso simbolo dell'espansione
avvenuta nel 1998-99 del trading on line. www.fineco.it
Imiweb
trader: società del gruppo San Paolo Imi. Punto
di forza è senz'altro la facilità e l'immediatezza
con la quale è possibile utilizzare il servizio di
trading on line. Il suo sito web ha infatti ottenuto, più
di una volta, il riconoscimento europeo Blue Sky per la
migliore facilità d'uso dei siti dedicati al trading
on line. www.imiwebtrader.it
Twice
sim: sito di trading della Banca Commerciale Italiana.
Punto di forza in questo caso è l'informazione ricca
ed approfondita riguardante i mercati finanziari (prezzi,
grafici e news), offre inoltre agli investitori un pacchetto
completo di analisi tecnica. www.twicetrade.it
Xelion:
è la sim on line del gruppo Unicredito, giovane società
nata nel maggio 2000 che punta molto sulle notizie macroeconomiche
e offre la possibilità di personalizzare il sito
anche a seconda del proprio portafoglio. www.xelion.it.
I
day trader
Il trading on line offre agli investitori un'opportunità
formidabile per vivere da protagonisti le scelte d'investimento.
Ma non tutti sfruttano allo stesso modo questa opportunità:
c'è chi, e sono la maggior parte, sfrutta solo saltuariamente
il servizio effettuando poche operazioni di compravendita
al mese e investendo poco denaro, sono quelli che in gergo
vengono chiamati i "dormienti"; all'estremo opposto
ci sono invece i day trader. Sono una minoranza ma sono
molto attivi, arrivano infatti ad effettuare anche molte
operazioni al giorno; si tratta per lo più di persone
che hanno la possibilità di rimanere a lungo connessi
alla rete e che hanno molto tempo libero per seguire attentamente
e costantemente l'andamento dei mercati. Talvolta infatti
acquistano e vendono lo stesso titolo più volte nella
stessa giornata. Il grande boom dei titoli Internet avvenuto
a cavallo tra il 1999 ed il 2000 ha spinto alcuni di essi
a lasciare il proprio lavoro per dedicarsi a tempo pieno
a questa attività. Dei pochissimi che hanno fatto
questa scelta, piuttosto radicale ed estrema a dire la verità,
alcuni sono riusciti a guadagnare delle cifre molto consistenti
sfruttando in percentuali ignote, fortuna ed abilità.
Un
libro per approfondire: "Trading on line"
Per chi volesse inserirsi da protagonista attivo e cavalcare
l'onda del trading on line consigliamo un libro che è
un condensato di consigli e di spiegazioni offerti dal più
noto e ascoltato esperto italiano della Nuova Economia:
Francesco Carlà. Il libro si intitola "Trading
on line, la guida di Finanza World" ed è una
guida facile e alla portata di chiunque voglia capirne di
più. Dalla sua duplice esperienza di docente universitario
e di brillante "opinion leader" dei neo-investitori,
l'autore ha tratto un libro che spiega i principi della
finanza, dà consigli e nello stesso tempo incuriosisce
e coinvolge in una lettura piacevole e immediata. Come spiega
Carlà nell'Introduzione al volume, il libro nasce
a coronamento della sua esperienza condivisa con tutti gli
assidui frequentatori di Finanza World ed è costituito
"da tutti gli spunti, le scoperte, le prospettive che
mano a mano hanno preso forma nella newsletter. Uno sguardo
d'insieme, un approfondimento. E una guida essenziale per
chi vuole cominciare a fare trading, così come per
chi è già un investitore più o meno
esperto". Non resta dunque che accogliere il suo invito:
"Smile e buona lettura".
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Investire in sicurezza
Dopo i fatti dell'11 settembre, Stati, imprese e singoli cittadini
riflettono sul problema della propria sicurezza.
Per i sistemi fisici la tendenza è quella di investire
in sistemi di videoconferenza, collegamenti tra telecamere
e computer, per i sistemi informatici invece assistiamo ad
un rilancio dei tradizionali software anti-hacker.
Non solo assisteremo sempre più ad una convergenza
tra sistemi di sicurezza fisici e informatici. Ad esempio,
i computer riconosceranno i volti di ricercati e sospetti
tra i mille passanti ripresi ogni giorno da una telecamera-scanner
e lo segnaleranno immediatamente alla vigilanza.
Naturalmente siamo solo all'inizio e questi programmi vanno
costantemente e perfezionati.
Una delle branche più importanti della sicurezza delle
imprese è quella che riguarda la protezione dei sistemi
informatici. Finora la difesa di cui si è parlato di
più è stata quella contro gli hacker. L'attentato
a New York ha dimostrato che si è aperto anche il fronte,
ritenuto fino a ieri remoto, del "disaster recovery",
ovvero la protezione dei dati da possibili catastrofi che
creano crash informativi.
I settori più colpiti dagli attacchi informatici sono
l'industria, le banche e le società di telecomunicazioni.
Questa richiesta di sicurezza è negli ultimi tempi
cresciuta anche in conseguenza della smaterializzazione delle
transazioni e della crescita dell'e-banking.
Molti osservatori stimano che le imprese investiranno sempre
di più in apparati audio e di videoconferenza.
Coloro che hanno maggiormente risentito della crisi di sicurezza
sono stati gli aeroporti, specie quando la scorsa settimana
le compagnie di assicurazione hanno annunciato la disdetta
delle polizze assicurative in caso di azioni di guerra e di
terrorismo. In America il personale statunitense è
sottopagato e demotivato ed è considerato il tallone
di Achille degli scali Usa, non a caso considerato meno sicuri
di quelli europei. Di conseguenza oggi l'attenzione del management
è sempre più orientata verso la prevenzione.
Per questo molti investimenti sono stati diretti a rafforzare
il personale di controllo e all'acquisto di sistemi di sicurezza
informatici. È in arrivo, a questo proposito, uno scanner
in grado di "vedere" sotto i vestiti senza bisogno
di perquisizioni e senza fare code all'imbarco.
La protezione informatica delle banche. La sostituzione
delle carte a banda magnetica con quelle hi-tech che sta avvenendo
in numerosi paesi sarà introdotta in Italia, in fase
di sperimentazione, a partire dal 2002.
Le nuove card hi-tech, dotate di microchip, che sostituiranno
le carte a banda magnetica, saranno distribuite inizialmente
in quattro città campione che le testeranno.
Le città saranno Taranto, Lecco, Prato, Alessandria.
Sarà impossibile duplicarle e consentiranno l'accesso
a più servizi. Non solo. Indistruttibili, salveranno
l'utente smemorato e distratto che sale su un autobus con
il fogliettino del codice segreto piegato nel portafogli,
se questo poi finisce insieme alla carta nelle mani di un
borseggiatore.
I settori sui quali la sicurezza sembra più a rischio
sono tuttavia quelle di phone banking e Internet banking.
Per questi, i codici segreti sono di fondamentale importanza.
La sicurezza dell'e-banking potrà costituire anche
un fattore di sviluppo dell'e-commerce.
Risk assessment e intrusion detection. In realtà
la percezione della sicurezza nel nostro paese è ancora
piuttosto bassa rispetto alla media internazionale e termini
come risk assessment e intrusion detection.
Termini come risk assessment e intrusion detection, all'ordine
del giorno per le aziende statunitensi, sono quasi sconosciuti
soprattutto alle piccole e medie imprese.
Ma la tendenza che si sta diffondendo sempre di più
fra le imprese è comunque quella dell'investimento
in sicurezza, nella percezione che la perdita di dati aziendali
può arrecare un gravissimo danno alle finanze.
Un punto fondamentale è quello di creare sistemi di
archiviazione sicura dei dati in modalità back up.
Le società che si occupano di sicurezza offrono in
proposito sistemi in outsourcing presso web farm dove i dati
sono intrinsecamente protetti perché si tratta nella
maggior parte dei casi di centri protetti da intrusione. |
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…private banking, servizi su misura
Anche in questo le grandi banche americane hanno fatto scuola.
Sarà perché sono abituate da più tempo
a trattare con clienti miliardari ai quali non basta più
essere ricevuti in lussuose sedi. La consulenza finanziaria
non basta più.
Il cliente miliardario vuole servizi personalizzati, vuole
qualcuno che quasi maniacalmente si prenda cura dei suoi
soldi, della sua azienda, delle esigenze della sua famiglia,
anche in una prospettiva di lungo periodo. Andare oltre
il presente.
I grandi investitori non vogliono più avere a che
fare con stanchi bancari ma con banchieri veri e propri.
E così le banche italiane, per tenere il passo dell'offerta
delle concorrenti americane stanno puntando principalmente
su tre obiettivi: qualità della prestazione, facilità
di accesso del cliente ai propri dati e naturalmente personalizzazione
dei servizi offerti. Si punta insomma sulla qualità
dei prodotti e anche delle risorse umane. I private banker
devono essere dei professionisti in grado di gestire relazioni
ad alto livello sia con il livello sia con la rete di specialisti
che si prenderà cura dei bisogni del cliente.
Se volete affidarvi anche voi ad un sevizio di private banking
sappiate che non è una cosa per tutti. Dovete avere
almeno un miliardo di lire da investire ed una situazione
patrimoniale di alto profilo, ad esempio possedere immobili
di prestigio o avere altri miliardi investiti in titoli
sparsi qua e là per il mondo.
È un mondo esclusivo ma non per motivi tecnici: solo
con patrimoni da investire che superano il miliardo è
possibile materialmente e sensatamente diversificare in
maniera corretta un portafoglio titoli. Con cifre più
basse le gestioni standard ed un bravo promotore finanziario
andranno benissimo.
Bisogna sottolineare che il private banking non è
soltanto una consulenza finanziaria, cioè non riguarda
soltanto la scelta relativa alla destinazione delle quote
di portafoglio in obbligazioni, azioni, derivati oppure
hedge fund, ma anche, e forse soprattutto, l'offerta di
pacchetti accessori in grado di aiutare il cliente a risolvere,
o prevenire, problemi di altra natura legati all'attività
lavorativa e personale. I servizi accessori più frequentemente
offerti dai private bunker possono ad esempio riguardare
la consulenza in campo fiscale-tributario, la consulenza
immobiliare, quella circa il trasferimento di quote azionarie,
ma anche la consulenza nella gestione aziendale, soprattutto
nell'area della corporate finance.
Private
banking? Ora anche online. Costituiscono ormai un gruppo
nutrito le banche che hanno avviato la gestione dei patrimoni
medi attraverso la rete. È un servizio a metà
tra il trading online e il private banking: un servizio
personalizzato di gestione, attraverso la rete, di patrimoni
che partono dai 200 milioni. È un'idea nuova che
porta fuori dagli standard gestionali anche redditi che
il private banking classico non prende in considerazione.
Tutti i patrimoni gestiti vengono investiti in fondi, le
società offrono un'ampia scelta, in genere si tratta
di un'offerta multibrand. Le potenzialità della rete
per questo tipo di servizi sono davvero straordinarie: a
sostegno del portafoglio virtuale c'è un servizio
di e-advice costruito su misura per un private banking pensato
in rete. In ogni momento il cliente può leggere i
commenti sull'andamento del mercato, esaminare le asset
allocation suggerite, i forum finanziari, le analisi sui
fondi.
I
promotori del private banking. Aggressività e
pacatezza. Queste le doti che devono essere possedute da
un promotore di private banking. Indispensabile la dimestichezza
con le nuove tecnologie per ostentare sicurezza con la multicanalità
integrata indispensabile al cliente per poter essere sempre
aggiornato sulla sua situazione. All'avanguardia in questo
campo ci sono i promotori del private banker di Commerzbank
Asset Management, sono infatti dotati di una sorta di consolle
finanziaria che consente di effettuare una gestione personalizzata
in termini di asset allocation, fund picking, market timing.
Grazie al supporto di questi strumenti tecnologici avanzati
i promotori possono avvalersi di un metodo innovativo ed
esclusivo per definire strategie d'investimento e benchmark
del cliente, proiettarne i risultati nell'obiettivo prefissato,
selezionare il portafoglio più efficiente e i prodotti
che lo ottimizzano.
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…di farsi la banca in casa
Bisogna solo vincere l'inevitabile diffidenza iniziale, dopodiché
i vantaggi verranno uno dopo l'altro. Parliamo delle banche
on line, la nuova sfida tecnologica intrapresa da tutti i
più importanti istituti di credito. Un'operazione di
business, certo, ma anche una svolta per i clienti, che possono
usufruire di un ventaglio di servizi standosene comodamente
a casa.
Tempo fa i primi, coraggiosi cittadini a buttarsi nell' home
banking davano un'occhiata all'estratto conto e svolgevano
qualche elementare operazione. Oggi, il potenziamento dei
software e i massicci investimenti delle aziende consentono
di comprare e vendere fondi di investimento, stipulare polizze
vita, controllare i flussi di cassa, i mutui, le scadenze.
Ma le novità sono all'ordine del giorno.
Non vi fidate? Naturale, per anni avete interagito personalmente
con il vostro bancario di fiducia e vi riesce difficile manovrare
i vostri soldi senza avere davanti una persona con cui parlare.
Però sappiate che le comodità sarebbero notevoli:
risparmio di tempo e di costi, "sportello" virtuale
aperto sempre, senza orari né file, immediatezza delle
risposte, controllo costante dei propri conti.
Il progresso, nel settore dell' home banking è rapidissimo
e ormai anche in Italia ci sono le basi per "one to one"
marketing, ovvero un servizio in tempo reale e davvero personalizzato
per il cliente, al quale la banca potrà costantemente
consigliare gli investimenti più adatti. Insomma, addio
tagliandi numerati per mettersi in fila agli sportelli: per
gestire i propri risparmi bastano pochi click. Attenzione,
però: prima acquisite un minimo di familiarità
con Internet per evitare di far danni col vostro mouse!
Oddio quante parole strane! Come al solito, per avere
a che fare con la new economy bisogna alfabetizzarsi. Una
necessità particolarmente sentita per chi vuol orientarsi
nei nuovi servizi bancari. E allora iniziamo dal remote banking,
che è vertice della piramide e indica l'interazione
tra il cliente (da casa) con l'elaboratore centrale della
banca (lontano, quindi remoto). Il remote banking si divide
in home banking, per le famiglie, e corporate banking, riservato
alle imprese. In realtà l'espressione home banking
si riferisce ormai a tutti i rapporti a distanza con gli istituti
di credito: quelli attraverso Internet, i call center e i
cellulari. C'è poi il private banking, che è
roba per privilegiati. Si tratta infatti dell'insieme di servizi
finanziari destinati alla fascia alta della clientela privata,
in possesso di un patrimonio e di un reddito elevati.
E la firma diventa digitale. Se vado allo sportello
e prelevo denaro dal mio conto, devo presentare un documento
e firmare delle carte per rendere certa la mia identità.
Ma se agisco dal pc di casa? Ci vuole la firma elettronica,
una sorta di codice che ci identifica nel momento in cui interagiamo
con la banca. Affinché il business e le operazioni
bancarie si trasferiscano a tutti gli effetti su Internet
è necessario questo sigillo digitale, costituito da
una chiave pubblica, conservata da società autorizzate,
e una privata, in possesso del cliente. I documenti elettronici
"firmati" in tal modo hanno la stessa validità
di quelli cartacei. In questo l'Italia è all'avanguardia
grazie alla legge Bassanini, che ha riconosciuto legalmente
validi gli atti stipulati sul Web con questa procedura. |
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…Euro, modi e tempi di una rivoluzione annunciata
Vi rendete conto che tra qualche mese le lire scompariranno?
Addio per sempre ai volti di Caravaggio, Bellini, Volta. Nostalgia?
Forse si, ma anche un po' di preoccupazione: quanto tempo
impiegheremo per sentirci davvero a nostro agio con la nuova
moneta? Per sentirla davvero "nostra"?
Che un Euro vale 1936,27 lire ormai lo sappiamo tutti, vero?
Ci siamo probabilmente anche abituati a ricevere l'estratto
conto in lire ed euro, a leggere qualche scontrino con il
totale anche in euro, ma niente di più, ancora non
abbiamo cominciato a fare i conti con i centesimi, e probabilmente
all'inizio non li faremo neanche, arrotonderemo tutto a 2000
lire.
Il governo ci vuole però pronti e scattanti per il
lo scambio e da mesi ha messo al lavoro una task force di
esperti del Tesoro, della Banca d'Italia, del Ministero dell'Interno
per predisporre un piano che renderà più soft
il passaggio. Il piano verrà presentato nei prossimi
giorni, il 31 gennaio per l'esattezza, dallo stesso Ministro
del Tesoro.
Nel frattempo è probabilmente utile ricordare le prossime
tappe di avvicinamento: dal 1° gennaio 2001 è iniziato
il periodo di transizione, la contabilità in euro affianca
quella in lire ed è già possibile effettuare
bonifici e pagamenti in euro.
Dal 1° gennaio 2002 entreranno finalmente in circolazione
le nuove banconote e monete: l'euro diventa moneta corrente.
Dal 1° gennaio al 28 febbraio 2002 ci sarà il bimestre
della doppia circolazione, potremmo pagare in lire o in euro
ma il resto che riceveremo sarà soltanto in euro.
Con il 1° marzo la lira sarà definitivamente fuori
corso: euro, euro e soltanto euro.
Qualche consiglio per cavarsela al meglio? Vi ricordiamo lo
slogan dei manifesti che sono ormai dappertutto: "Euro,
si sa, togli tre zeri e dividi a metà, per semplicità",
probabilmente sarà anche inutile ed improponibile usare
un euroconvertitore, uno di quelli che vi avranno certamente
regalato al supermercato a al distributore, non aiuta molto
nella vita di tutti giorni. Il consiglio migliore è
quello di cominciare da subito a "pensare" in euro,
abituandosi ai nuovi prezzi partendo magari da alcuni riferimenti
semplici ed immediati: il prezzo dei quotidiani, del caffè,
il biglietto del cinema.
Tutto sommato sarà più facile di quel che crediamo
e intanto gli economisti mondiali, primo tra tutti Robert
Mundell, premio Nobel per l'economia nel 1999, hanno già
cominciato a lavorare per creare i presupposti di una unica
valuta mondiale rappresentativa di dollaro, euro e yen. Fantascienza?
Vedremo, nel frattempo speriamo che l'euro mantenga le promesse,
dando maggiore stabilità al sistema monetario e contenendo
l'inflazione, ma soprattutto diventando uno stimolo per il
rafforzamento delle istituzioni europee: una spinta per l'Europa
politica.
In bocca al lupo!
In banca solo euro dal 2002. Non invidieremo di certo
i bancari che il 31 dicembre 2001 dovranno lavorare al cambio
lira-euro, sostituendo il contenuto dei cassetti dei 30.000
sportelli di Bancomat, presenti sul territorio nazionale.
Ebbene si. Ogni italiano dal primo minuto del 2002 potrà
ritirare i suoi euro. Le banche dunque anticiperanno l'introduzione
definitiva della moneta unica, saltando il periodo di assestamento
che prevede l'utilizzo per sei mesi di entrambe le monete.
Secondo il progetto i tagli delle banconote saranno di 20
e 50 euro ma per la prima fase verranno introdotte anche i
tagli da 10 euro, per evitare di complicare troppo il sistema
dei resti, specie con i centesimi. Con l'euro dovremo poi
prepararci a cambiare portafoglio, infatti se adesso le banconote
rappresentano il 70% del nostro denaro, con l'euro il rapporto
sarà invertito.
Passato e futuro: da Napoleone a Wojtyla. Le lire
saranno un pezzo da collezione. Così come le libre
degli antichi romani. Ma l'euro significa "unificazione
europea", una condizione che lo stesso Carlo Magno aveva
cercato invano di realizzare. La lira ha avuto una vita lunga
quasi due secoli: nel 1806 Napoleone la coniò per la
prima volta. Fu abolita con l'avvento della Restaurazione
e ritornò solo nel 1862. Dall'unita fino a oggi è
sempre rimasta la moneta nazionale ad eccezione delle Am-lire
che gli americani introdussero dopo la seconda guerra mondiale
per aiutarci nella ricostruzione. Ma adesso l'euro ha conquistato
anche quelle roccaforti che avevano continuato a battere moneta
propria nonostante la lira: il Vaticano e San Marino. Il Vaticano
infatti ha firmato un accordo con il Ministro degli Esteri
Lamberto Dini dove si impegna ad adottare l'euro come moneta
ufficiale e a seguire lo stesso calendario di introduzione
della moneta previsto per l'Italia. |
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