Semplicemente
5/9/20100:53

GIOCHI & CONCORSITEST & SONDAGGI AGORÀ

Enti e Potenti

Il potere dei consumatori
Non ha mai avuto e ancora non ha vita facile, ma il "popolo" dei consumatori ha ormai conquistato in molti paesi un ruolo centrale, diventando un ingranaggio scomodo ma inevitabile col quale i gruppi di potere, industriali e politici, devono confrontarsi. E lo si vede dal peso che assumono, come in questo periodo in Italia, durante una campagna elettorale fortemente segnata da mucche pazze e afte epizootiche.

Paladini dei cittadini e potenti condizionatori del mercato, nonché degli appuntamenti elettorali: i "sindacati" dei consumatori sono entrambe le cose. Ma come sono arrivati ad una posizione così strategica? Il "background" che oggi rappresenta un valore aggiunto sta nel loro nascere, tempo fa, come movimenti spontanei e popolari di difesa dei cittadini (qualche decennio fa era molto più difficile) e come protagonisti di campagne di sensibilizzazione su rischi praticamente sconosciuti. Poi sono venute le battaglie civili per il riconoscimento dei diritti legati al consumo e la capacità di esercitare crescente influenza su temi importanti quali la sicurezza dei prodotti.

Certo, nel nostro paese non si è avuto lo stesso sviluppo registrato, ad esempio, negli Stati Uniti, dove si ricordano eclatanti campagne di boicottaggio contro le imprese meno sensibili alle richieste dei consumatori. In Italia, sia per carenza di legittimazione delle associazioni, sia per la mancanza di una reale sensibilità degli stessi consumatori sul tema, questi movimenti hanno rappresentato per lungo tempo una realtà marginale.

Solo in tempi recenti il legislatore ha fatto passi avanti nel riconoscere il ruolo e l'importanza di tali organismi, cosicché attraverso i servizi da essi offerti sono cresciute anche le esigenze dei consumatori, che vogliono maggiori informazioni prima di fare acquisti e desiderano più consulenza e più assistenza giuridica, non accettando passivamente le truffe e i soprusi.

Le "sentinelle" d'America.
Per trovare un esempio di quanto i consumatori possano salire nella scala del potere dobbiamo trasferirci negli Stati Uniti e accendere i riflettori sulla Consumer Union, che in 65 anni di attività ha messo in seria difficoltà l'industria dell'auto e le grandi banche, stando sempre alle calcagna degli enti federali che controllano il commercio e i servizi.

Il sindacato dispone di armi affilatissime come il settimanale Consumer Reports, che impiega 450 persone e ha una ricca edizione on line. Nel 1936, anno della sua fondazione, stampava 4.000 copie, oggi ne vende 4 milioni, risultando nella top ten dei periodici più diffusi negli States.

Ma la forza della Consumer Union sta nelle agguerritissime squadre di esperti e consulenti, soprattutto scientifici e legali, pronti a contestare ogni attività ritenuta nociva per l'ambiente, per i servizi e per la produzione, e a smascherare pubblicità ingannevoli.

Qui si impara a difendere i consumatori Che in Italia la tutela dei consumatori si stia finalmente imponendo lo dimostrano non solo alcune leggi che ne hanno sancito la legittimazione, ma anche lo spazio che si inizia a concederle in ambito universitario. L'università della Calabria ha infatti istituito il primo corso di perfezionamento in "Diritto dei consumi e dei consumatori", rivolto ai laureati in Giurisprudenza, Scienze politiche, Discipline economiche e sociali, Scienze economiche e sociali, Economia aziendale, Scienze statistiche e attuariali. La durata è annuale (con frequenza settimanale) e l'obiettivo è formare esperti sulla tutela dei cittadini. Il corso si può seguire anche on line.
Web-lavoratori di tutto il mondo, unitevi!
Sarà pure new economy, ma non può cancellare i diritti dei lavoratori. Con questa presa di posizione i dipendenti delle aziende Internet stanno suonando le trombe della riscossa all'indirizzo del dot.com, ovvero delle aziende nate e gonfiatesi grazie alla Rete. Ebbene sì, andiamo verso la sindacalizzazione delle web-imprese: per ora il fenomeno si sta manifestando negli Stati Uniti, ma non è escluso che contagi il resto del mondo.

Del resto, è in America che negli ultimi tempi le società della new economy hanno preso a licenziare senza complimenti: basta un minimo segnale di crisi per mandare all'aria migliaia di posti di lavoro, senza troppe garanzie e lungaggini. Se a questo s'aggiungono le condizioni di lavoro non proprio esaltanti in cui operano molti dipendenti del settore Internet, si capisce perché anche nel santuario della flessibilità si stia insinuando il "virus" del sindacato.

Virus, ovviamente, per i datori di lavoro, che non vogliono saperne di vincoli e complicazioni nel gestire il personale. Il ragionamento di molti imprenditori è questo: sindacato uguale rigidità, rigidità uguale aggravio dei costi, per cui assolutamente non s' ha da fare. Altrimenti i bilanci, già quasi sempre in rosso, diventerebbero insanabili e a casa ci andrebbero tutti.

Fatto sta che con i licenziamenti a catena il popolo della new economy s'è destato e a iniziato a coalizzarsi. A partire da coloro che svolgono le mansioni più ingrate, come i giovani assegnati al servizio clienti, che passano intere giornate a placare le ire degli utenti insoddisfatti del servizio. La risposta dei "capi" non si è fatta attendere: si dice, ad esempio, che Amazon (uno dei giganti del commercio elettronico), nel decidere i suoi licenziamenti, abbia scelto le sedi in cui si stavano manifestando gli attriti maggiori.

Ecco chi sono i "nuovi schiavi". Ambiente informale, lavoro di gruppo, battute ogni due minuti, Napster a palla, caffè a go-go, niente orari: questo è l'habitat di molti lavoratori delle "aziende new economy". C'è una frangia, però, che appartiene ai cosiddetti "net slaves", gli schiavi della rete: gente che lavora su Internet da quando si alza a quando va a dormire. Nella vita fanno poco altro oltre a dedicarsi a scoprire i segreti della Rete, sono generalmente giovani, fanatici del Web e accettano di lasciare la propria città e di rinchiudersi con un Pc in stanze minuscole.

Ad attrarli verso questo tipo di vita sono sia le enormi potenzialità di sviluppo del settore, sia incentivi come le stock options. Una stock option è un'opzione sull'acquisto di azioni: un'azienda concede ad un proprio dipendente, a titolo di premio, la facoltà di acquistare un certo quantitativo di azioni della società ad un prezzo predeterminato e a partire da una certa data in poi. Se il titolo dell'azienda sale, dopo la data fatidica, il dipendente può acquistare le azioni al prezzo precedentemente concordato e rivenderle all'istante, lucrando sul rialzo. Ovviamente occorre che la società sia quotata in borsa.

Il caso di Amazon. Amazon, una delle società simbolo della new economy, partita vendendo libri online, è ora un colosso della distribuzione di prodotti di ogni genere, con migliaia di addetti. Da pochi mesi, soprattutto dopo 1300 licenziamenti, il sindacato ha aperto ufficialmente la campagna di tesseramento. Sull'onda del crescente malessere dei dipendenti, alla fine del 2000 è iniziata la raccolta delle deleghe tra gli addetti del servizio clienti di Seattle, dove Amazon ha la sua sede legale. Nel contempo è partito il reclutamento tra i lavoratori dei centri di distribuzione sparsi in tutti gli Usa. Da dove venga questo malessere, base per un'inedita "disponibilità" ad aderire al sindacato, è presto detto. La parte di paga legata al possesso dei titoli s'è assottigliata e la richiesta di ore di straordinario si è ampliata. Inoltre, la pressione di Wall Street per portare al più presto in utile i bilanci comporta ristrutturazioni e trasferimenti dolorosi, con lavoratori costretti alla mobilità verso Stati dove gli stipendi sono più bassi.
Ma la 626 è servita davvero?
È una delle leggi più tormentate e discusse, che viene catapultata al centro delle polemiche e del dibattito politico ogni volta che si ha notizia di infortuni o di decessi per causa di lavoro. Parliamo della cosiddetta "626", entrata in vigore il 1° gennaio 1997 per recepire i contenuti di una direttiva Cee in materia di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.
Ogni impresa che si avvalga di personale (subordinati, collaboratori, soci, stagionali, part-time) deve adeguarsi a questa normativa. La legge responsabilizza il lavoratore dipendente, ma soprattutto il datore di lavoro, che, in caso di inadempienza, va incontro a sanzioni pecuniarie e penali.
Poche leggi sono così "chiacchierate" come la 626: ci si lamenta di quanto poco venga applicata e, più in generale, della sua reale efficacia nell'evitare incidenti. La sua storia è stata controversa sin dall'inizio e più volte la legge è diventata strumento di lotta e di recriminazione politica.
Per molti le statistiche non lasciano dubbi: la 626 ha rappresentato una svolta. Solo per fare un esempio, la Puglia, regione del sud più a rischio seguita a ruota dalla Campania, ha avuto un decremento di migliaia di incidenti. Il problema è che non si sa con sufficiente certezza quanti di questi incidenti evitati siano da attribuire alle nuove norme.
Purtroppo, di lavoro si continua a morire troppo rispetto ai limiti "tollerabili", non solo a causa delle inadempienze delle aziende, ma anche per la larghissima diffusione del lavoro nero. Le imprese si difendono denunciando gli eccessivi costi di adeguamento e le complicate operazioni di riorganizzazione strutturale. I sindacati, sull'altro fronte, invocano maggiori controlli da parte delle autorità. In mezzo, come sempre, i dipendenti, spesso costretti a trascorrere anni di lavoro in assenza di tutele e garanzie.

Mai più video che sfarfallano. Se sospettavate che le molte ore che per svago o per lavoro trascorrete in compagnia del vostro computer fossero pericolose per la vostra salute psichica e fisica, beh, avevate perfettamente ragione!
Per questo la legge 626 dispone di alcune misure precauzionali mirate alla tutela del lavoratore, vittima frequente di una illuminazione inadeguata, di uno spazio di lavoro insufficiente e di un sedile che lo costringe ad assumere una posizione scorretta.

In base alla recente normativa circa i lavoratori ai videoterminali si è stabilito che la postazione disponga di certe specifiche che la rendano agibile non solamente nei termini della ragionevolezza e della generosità di un ipotetico capoufficio, ma anche e soprattutto nei termini della legge. La legge 626/94 è molto chiara e dettagliata in proposito. Si sofferma sul tema della condizione dei monitor impiegati (che non devono per esempio "sfarfallare" o essere disposti in modo che i riflessi rendano difficoltosa la lettura), della qualità dei sedili (che debbono essere tassativamente inclinabili e configurabili in base alle esigenze dell'utente), e così via. Sappiate inoltre che è possibile richiedere (ed ottenere) un poggiapiedi in caso ne avvertiste il bisogno.

Casa dolce casa? Il fatto che le radiazioni del monitor o una posizione scorretta di fronte al pc possano ingenerare una serie di problemi per la vostra forma fisica e mentale non deve disincentivarvi dall'impiego costante di questo genere di strumento mediatico.
I disturbi più frequenti in cui si rischia di imbattersi sono innanzitutto classificabili schematicamente in quattro tipi.
Quelli del primo tipo sono più diffusi degli altri ma permettono anche strategie di intervento semplici ed efficaci. Si tratta della classe relativa ai disturbi della vista conseguenti alla frequentazione di un ambiente poco o malamente illuminato, all'impiego di monitor di scarsa qualità (spesso troppo vicini allo spettatore), al ricorso ad una risoluzione o ad uno schema cromatico che ostacola la decifrazione degli oggetti sullo schermo. In base a queste considerazioni è piuttosto semplice apportare le dovute modifiche alla configurazione della vostra postazione casalinga. Per ciò che riguarda l'illuminazione sono inoltre reperibili sul mercato lampade speciali che dovrebbero facilitarvi il compito.

La seconda classe raccoglie tutti i problemi di carattere muscolare o scheletrico di solito riconducibili alla consuetudine con una postura scorretta. Ricordatevi di posizionare comodamente la sedia e di non avvicinarvi troppo al monitor. E' inoltre consigliabile il ricorso ad un ripiano sufficientemente ampio da permettere l'appoggio stabile delle braccia e dei gomiti durante la digitazione; questo stancherà meno i polsi e le mani e consentirà di ottenere una scrittura più fluida e spedita.

La terza classe comprende i fastidi allergici generati dalla polvere e dagli acari che si annidano nel cabinet oppure sullo schermo. Le cariche elettrostatiche prodotte al momento dell'accensione o anche durante l'utilizzo riproducono appunto il popolare esperimento della penna strusciata su un maglione che attira pezzetti di carta straccia. Ed oltre agli acari si potrebbe parlare delle particelle di inchiostro emesse dalla stampante. L'ultimo "girone", ovviamente il più virulento, concerne gli effetti che una frequentazione ossessiva con la macchina può indurre sulla vostra psiche. Anche in questo caso però basta rinfrancare ad intervalli costanti la vostra "umanità" alzandovi dal posto e concedendovi una pausa o, se non vi sentite particolarmente coinvolti dai problemi di linea, uno spuntino ristoratore.

La rivoluzione delle casalinghe
La casalinga ha dovuto affrontare l'evoluzione delle condizioni di vita, l'avvento della tecnologia tra le quattro mura domestiche e la conseguente influenza nella gestione delle cosiddette "faccende". Oggi le molteplici attività che la casalinga intraprende hanno trasformato il suo ruolo da tradizionale in innovativo.
"Fare la casalinga è un lavoro", questo precisa la sentenza della Corte Costituzionale del 1995 in merito al problema del riconoscimento del ruolo sociale delle casalinghe,un lavoro tale da "essere ricompreso nella tutela che l'art.35 della Costituzione assicura al lavoro in tutte le sue forme".
Ma solo nel 1999 si ha il primo provvedimento che istituisce per le casalinghe (e i casalinghi) tra i 18 e i 65 anni l'assicurazione obbligatoria all'Inail per la tutela dai rischi di infortuni tra le mura domestiche.
Questo provvedimento è molto importante per quanto riguarda il riconoscimento del lavoro familiare e per l'impegno affidato alle Regioni in termini di prevenzione visti i dati allarmanti sulla diffusione degli infortuni e degli incidenti che capitano in casa.

Invece per quanto riguarda il fronte pensioni ricordiamo che nel 1997 è stato istituito presso l'Inps un fondo pensioni per le persone che svolgono lavori non retribuiti derivanti da responsabilità familiari. Si tratta di un fondo contributivo i cui versamenti vengono aggiornati annualmente sulla base degli indici di consumo. Le condizioni per iscriversi sono due: non prestare attività lavorativa presso terzi o autonoma; non essere titolari di pensioni dirette (è possibile essere titolare di pensione di reversibilità).

1955: Nilde Iotti difese la categoria. Ecco come Nilde Iotti aveva commentato con grande pathos la necessità di attuare la proposta di legge: "Il provvedimento si rende sempre più urgente, da un lato per aiutare, seppure di poco, la vecchiaia di tante donne, che nelle attuali condizioni della società italiana vivono della penosa assistenza dei figli, costituendo per essi e per il loro magro bilancio familiare una preoccupazione non lieve; dall'altro lato per sanare una delle ingiustizie più gravi che pesa sulle donne di casa, riconoscendo loro in tal modo la qualifica di lavoratrici". Si tratta di un discorso ovviamente datato visto che oggi le condizioni della donna nella società italiana non sono più quelle del 1955, dove, secondo il discorso alla Camera della Iotti, "di fatto nelle leggi e nella consuetudine non si riconosce alla donna casalinga il valore del proprio lavoro". Ma le conquiste di oggi non devono farci dimenticare che la questione del riconoscimento del ruolo delle casalinghe è stato un problema sociale, politico e giuridico che ci ha accompagnato per tanti anni.

Casa dolce casa? Forse la casa non è proprio il posto più sicuro e protetto. Almeno secondo i dati sugli incidenti domestici diffusi dall'Istat in questi giorni e relativi al 1999.
Nel corso dell'anno si stima che siano state 3 milioni e 48 mila le persone colpite da questo tipo di eventi (il 53,2‰ della popolazione). Il fenomeno riguarda soprattutto le persone che trascorrono più tempo in casa, quindi casalinghe e pensionati. Più di tre quarti (il 79,1%) di tutti gli incidenti vengono subiti da donne, con un numero medio leggermente superiore rispetto a quello degli uomini (1,2 contro 1,1).
Il gruppo in assoluto più colpito è quello delle casalinghe: ben 4 incidenti su 10 (39,7%) coinvolgono le donne che lavorano tra le mura domestiche.
Le donne occupate (il 17,3‰ subisce incidenti domestici) presentano valori di rischio intermedi tra quelli degli uomini occupati (4,4‰) e quelli delle casalinghe (30,9‰).
Le cause principali di incidente domestico sono rappresentate dalle cadute (28,4% degli incidenti) e dall'utilizzo di utensili d'uso domestico o da attività svolte in cucina (33,0%). Tra gli utensili di cucina il primo responsabile è il coltello che, da solo, è causa del 12,8% di tutti gli incidenti. Numerose altre cause sono però riconducibili alla preparazione dei pasti: forni e fornelli intervengono nel 7,7% degli incidenti, gli alimenti bollenti per il 6,3%, le pentole per il 4,1%, altri utensili di cucina, tra cui alcuni piccoli elettrodomestici, per il 4,6%. Nella quasi totalità dei casi (83,1%) gli incidenti avvenuti in cucina producono ferite o ustioni.
Più della metà degli incidenti avvengono in cucina (52%). Nessun altro luogo della casa è così pericoloso, visto che in qualsiasi altro ambiente la frequenza con cui avvengono incidenti è sempre inferiore al 10%.
Il 63,9% delle donne che hanno subito un incidente si stava dedicando alle attività domestiche e più di tre quarti (76,5%) degli incidenti accaduti a donne adulte (25-64 anni) sono avvenuti durante questo tipo di lavoro.

Che cosa è l'Isvap?
L'Isvap, Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo, è un ente dotato di personalità giuridica di diritto pubblico ed è stato istituito nel 1982. Il suo compito è quello di esercitare funzioni di vigilanza nei confronti delle imprese di assicurazione, compresi gli agenti e i mediatori, seguendo una politica decisa direttamente dal Governo. In pratica, si tratta di assicurare la stabilità e l'uniformità del mercato e delle imprese a garanzia degli assicurati-consumatori.

Nel campo dei servizi al cittadino l'Isvap assume oggi un ruolo sempre più importante, Soprattutto perché, oltre al controllo sulle compagnie, ha il compito di raccogliere i reclami presentati dagli interessati nei confronti delle imprese soggette alla vigilanza dell'Istituto, di agevolare la sollecita ed esatta esecuzione dei contratti, di chiedere chiarimenti alle imprese, di facilitare la soluzione delle questioni ad esso sottoposte.

Qual è la struttura dell'Istituto?
L'Isvap ha un Presidente e un Consiglio di Istituto che si occupa dell'organizzazione interna e dei rapporti esterni. Al suo interno l'Istituto è strutturato in Servizi e Sezioni che curano le seguenti materie: assicurazione danni; assicurazione persone; area patrimoniale; tutela del consumatore; albi; studi; questioni legali; amministrazione e personale; organizzazione e sistemi.

Come si esercita la vigilanza?
Attraverso il controllo della gestione tecnica, finanziaria, patrimoniale e contabile delle compagnie, verificandone la rispondenza alle disposizioni legislative e amministrative vigenti. Il potere dell'Isvap nei confronti delle imprese si spinge fino alla facoltà di richiedere documenti, dati e notizie di ogni genere. Può anche effettuare ispezioni e aprire indagini nei confronti delle società sospette.
Inoltre l'Isvap provvede ad autorizzare le imprese all'estensione in altri rami dell'attività assicurativa.
Nel caso in cui l'impresa violi le norme che è tenuta a rispettare o adotti comportamenti che potrebbero pregiudicare la sua stabilità, l'Isvap può adottare misure correttive o repressive.

Come si invia un reclamo. Secondo la circolare Isvap n.403 del 16 marzo 2000, se l'ammontare del valore di riscatto maturato, il riepilogo dei premi pagati ad una certa data, i conteggi fatti dalle compagnie agli assicurati non sembrano in regola e applicati correttamente, le imprese di assicurazione sono tenute a dare riscontro alle richieste di informazioni in tempo reale e comunque non oltre 10 giorni dalla data di presentazione delle stesse.
Nel caso in cui insorgano contestazioni nei confronti dell'impresa di assicurazione, il contraente, l'assicurato od il beneficiario di un contratto di assicurazione può presentare reclamo direttamente all'Isvap.

I reclami vanno inviati al seguente indirizzo: ISVAP, Via del Quirinale n. 21, 00187 Roma, telefax 0642133206, indicando:
• il nome, il cognome, l'indirizzo ed il recapito telefonico dell'esponente,
• il numero di polizza,
• l'oggetto del reclamo.
Insieme all'esposto è opportuno trasmettere copia del contratto e dell'eventuale reclamo già presentato all'impresa di assicurazione con la risposta ricevuta.

Il servizio di tutela del consumatore. Come effettuare la scelta della migliore compagnia? Ecco alcuni suggerimenti dell'Isvap:
1) Verificare che la propria compagnia segnali sempre le variazioni dei premi richiesti.
2) Confrontare sempre gli effettivi importi dei premi richiesti dai diversi operatori e poi scegliere quello più conveniente.
3) La disdetta del contratto, nel caso si voglia passare ad un'altra compagnia, è facile. Nel caso in cui l'aumento di premio richiesto dal vecchio assicuratore sia superiore al tasso programmato di inflazione (1,7% per il 2001) si potrà disdettare il contratto con raccomandata o anche a mezzo telefax fino al giorno della scadenza.
4) L'assicurato ha diritto al rilascio dell'attestato di rischio, in modo da far valere nei confronti del nuovo assicuratore la classe di premio maturata.
5) Ricordate che le nuove tariffe saranno rese pubbliche nel mese di aprile ed entreranno in vigore il 1° luglio.

INPS: da oggi si ascolta la voce del cliente
Probabilmente dovete aggiornarvi anche voi. Abbandonate l'idea, che sicuramente avete, di un ufficio Inps creato appositamente per estorcervi denaro e farvi perdere preziose ore in coda agli sportelli. Ebbene sappiate che sarà sempre più difficile trovare dietro lo sportello la solita impiegata, accanita fumatrice, assolutamente incapace di aiutarvi e solitamente intenta ad apporre dappertutto timbri e firme.

All'Inps tira aria di qualità ed efficienza. E non da ieri. La prima esperienza di analisi della soddisfazione del cliente nasce nel 1994 con la costituzione di un gruppo di lavoro che si occupava di realizzare un osservatorio permanente sulla questione. Soddisfare 31 milioni di clienti non è una sfida facile ma l'Inps sta continuando a portare avanti un progetto di customer satisfaction che sta incidendo in modo positivo sulla sua attività.

La prima sorpresa è che la situazione di partenza è meno drammatica di quanto ci si poteva aspettare. Qualche cifra?

L'82% degli intervistati si è dichiarato soddisfatto, e oltre un terzo di questi (il 25% del totale) persino molto soddisfatto. In particolare, vengono apprezzate la cortesia (il 90% degli utenti si dichiara molto o abbastanza soddisfatto), la competenza dei dipendenti (87%) e la chiarezza delle informazioni fornite (86%).

A partire da questi dati e soprattutto dalla valutazione dei fattori di servizio meno apprezzati, sono stati elaborati dei piani di miglioramento degli aspetti giudicati dall'utenza al di sotto della media.

Prendiamo ad esempio la qualità del servizio telefonico. Il 36% degli utenti si dichiarava poco o per nulla soddisfatto, in pratica il problema era la mancata risposta. Si è quindi pensato di accelerare notevolmente uno dei progetti di punta dell'Inps: il call center nazionale. Si tratta davvero di un fiore all'occhiello per l'istituto, è infatti il primo di un ente pubblico così grande, con 165 operatori che rispondono in sette lingue diverse. Risultato: in meno di un anno di attività sono state ricevute oltre un milione di telefonate.

Naturalmente non in tutti i casi è stato possibile intervenire tempestivamente ma i punti deboli del servizio sono stati comunque presi in esame e si spera che al più presto possibile potranno diventare, come nel caso del call center, punte di diamante.

Questa prima fase della "sfida all'efficienza" intendeva valutare la qualità percepita del servizio e su questo aspetto cominciare a costruire, come abbiamo visto, progetti di miglioramento. A questa prima fase ne seguirà un'altra molto ambiziosa: verrà somministrato un nuovo questionario mirato sulla qualità attesa, cioè riferita al servizio ideale, quello che ogni utente desidererebbe ricevere dall'istituto.

Soddisfatti o no? Queste sono le dieci domande del questionario sulla customer satisfaction, volete sfogare la vostra insoddisfazione? Potete scegliere di rispondere:
per nulla
poco
abbastanza
molto
1) competenza dei dipendenti
2) tempestività delle prestazioni
3) chiarezza delle informazioni ricevute allo sportello
4) consulenza fornita per orientare nelle scelte più
convenienti
5) cortesia e disponibilità dei dipendenti
6) comprensibilità dei moduli
7) rapidità del servizio allo sportello
8) comodità nell'attesa
9) qualità del servizio telefonico
10) facilità di ottenere informazioni.

16464, risponde l'Inps. Il servizio fornisce
- informazioni su pensioni, prestazioni temporanee e contributi
- chiarimenti sulle cartelle esattoriali
- duplicato di estratto conto assicurativo, certificati di pensione e CUD
- indirizzi e orari degli Uffici INPS
- informazioni anche in 7 lingue straniere (tedesco, inglese, francese, arabo, polacco, spagnolo e russo), utilizzando operatori bilingue, per i lavoratori stranieri e per gli extracomunitari.

Il servizio è articolato in:
- un "albero" di fonie preregistrate che l'utente può percorrere selezionando gli argomenti che lo interessano tra quelli che rappresentano le materie istituzionali.
- un Centro di comunicazione, dove sono attive postazioni telefoniche presidiate da personale addestrato per la specifica attività di Call Center.

…tutelare le famiglie
Le agevolazioni previste si concretizzano tanto nella forma di aiuti economici al bilancio familiare quanto in misure finalizzate a garantire ai genitori l'autonomia dai normali incarichi lavorativi necessaria per la cura dei neonati.

Accudire un figlio è oggi considerata una occupazione impegnativa che può sottrarre molte ore agli impieghi di lavoro di mamme e papà. Questi ultimi possono assentarsi dall'ufficio nel caso in cui la madre si trovi impossibilitata a accudire il bambino per via di malattie, procedimenti penali in corso e altri motivi seri.

Di norma la mamma può giovarsi di un periodo di astensione obbligatoria dal lavoro piuttosto flessibile. Le donne in buona salute che non siano coinvolte in lavori pesanti possono infatti continuare a lavorare sino all'ottavo mese di gravidanza e rimanere in casa per i quattro successivi.
Badate bene che, in caso di nascita anticipata, il congedo garantito decorre a partire dalla data presunta e non da quella effettiva. Inoltre l'assenza costituisce un diritto anche per le lavoratrici autonome che potranno confidare in tre mesi di aspettativa retribuiti al 30% della retribuzione convenzionale della propria categoria di appartenenza.

A dire il vero il diritto di mamma e papà all'astensione dal lavoro si estende ben oltre quello previsto per obbligo. Nei primi otto anni di vita del bambino, entrambi i genitori possono richiedere 10 mesi complessivi di ferie (uno in più per il padre) e lo stesso vale per i singles (uomini o donne). Anche in questo caso la retribuzione sarà pari al 30% dello stipendio consueto entro i primi tre anni.
Un congedo straordinario sino a due anni è previsto per i genitori di figli disabili che riceveranno in aggiunta contributi straordinari sino a 70 milioni.

A chi rivolgersi. Se non si dispone di un reddito superiore ai 50 milioni si potrà usufruire di un assegno di maternità di 2,5 milioni di lire. Questa stessa proposta riguarda oltre alle madri di figli naturali, anche quelle che si sono prese cura di figli adottivi o in affidamento. Le donne extracomunitarie che risiedono nel nostro paese da almeno 5 anni in modo legale e continuativo possono giovarsi dello stesso provvedimento dopo aver ottenuto la regolare Carta di soggiorno. Inoltre le famiglie numerose (con almeno 3 figli minorenni) che percepiscono un reddito inferiore ai 36 milioni annui possono richiedere un sussidio di 200.000 lire mensili (per un massimo di 13 mensilità). Tutte queste opportunità possono essere ottenute previa richiesta al Comune di residenza. Al contrario le lavoratrici precarie che desiderino usufruire di un assegno di 3 milioni nel corso della gravidanza dovranno inoltrare regolare domanda all'Inps.

Meno tasse per chi ha figli. Il bilancio familiare è stato oggetto di una serie di misure del Parlamento che mirano a ridurne i costi. L'alleggerimento delle tasse è più forte per i lavoratori con figli a carico. Le detrazioni fiscali sono state aumentate per le famiglie con redditi inferiori ai 100 milioni di lire annui. Per il primo figlio la detrazione nella dichiarazione del 2001 è di 552.000 lire. Per il secondo figlio è di 616.000 lire, mentre dal terzo figlio in poi la detrazione è uguale a quella per il primo. Invece per le famiglie con reddito superiore ai 100 milioni di lire, la detrazione dei figli rimane di 516.000 lire. Per i bambini minori di tre anni, tutti gli importi sono aumentati di 240.000 lire.

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