Semplicemente
5/9/20101:20

GIOCHI & CONCORSITEST & SONDAGGI AGORÀ

A denti stretti

Risate… assicurate
Vi ricordate "Io speriamo che me la cavo", il libro-evento di qualche anno fa che raccoglieva gli esilaranti temi degli alunni napoletani?

Beh, sappiate che dopo il settore scolastico anche quello assicurativo si è dotato di un prodotto simile, dando vita al libro "Io speriamo che mi rimborsano", curato da Roberto Fracaroli.

Il volume, già da tempo nelle librerie, va segnalato per il panorama divertente, e al tempo stesso drammaticamente vero, che fornisce della corrispondenza tra clienti e assicurazioni.

Fracaroli raccoglie le lettere, le richieste di risarcimento più strampalate, le bugie più fantasiose e le missive in tono ufficial-umoristico da ogni parte d'Italia, facendo capire cosa non si è disposti a fare per ottenere soldi dalle compagnie. Ecco qualche testuale esempio.

"Nel rientrare furtivamente a casa dopo la mezzanotte, le mie gemelle saltavano la cancellata - dato che ero stato chiaro: dopo la mezzanotte non vi apro - e sono rimaste entrambe bloccate fra le lance finché tre soldati di leva le hanno tratte urlanti nuovamente in strada, svegliandomi. Le lance sono state piegate dagli alpini del battaglione Verona, taluna divelte. Chiedo rimborso della recinzione tutta squinternata".

"Alla trattoria-birreria 'Paradiso dei bechi' ho fatto un complimento alla cameriera ed il titolare, brutto come un oste brutto, mi ha preso a vassoiate. Quando ho reagito è arrivato con un martello dicendo che ero un pervertito naziskin. Quello, lo penso, ma sono senza capelli per via dell'alopecia che mi ha fatto scartare per bruttezza dal servizio di leva. Nella fretta di andarmene ho rovesciato la mia moto: 400 mila di danni da quel beco".
"Chiedo rimborso al comune di Verona di un paio di scarpe a tacco alto di Chanel: alla prima dell'Arena un tacco si è incastrato fra le sconnessure della pavimentazione di piazza Bra e, nel tentativo di disincastrarlo, ho danneggiato irreparabilmente anche l'altra scarpina: lire 500 mila".

Assicurazione hard/1. "La vedova Sclafani ogni volta che scorge nel mio appartamento i miei ragazzi che si vestono per andare all'università, prende ad esibirsi, cambiarsi d'abito, cantare, uscire in terrazza in corti desabyllé turchese, innaffiare i fiori bassi. I giovani ne sono turbati al punto che Marco, studente laico di teologia, la crede un'emanazione tentatrice demoniaca, ma l'altro giorno la fruttivendola lo ha visto entrare nel portone della "porca" durante la pennichella. Temendo l'irreparabile, chiedo se il seminario è assicurato per oltraggio al pudore e turbativa delle vocazioni".

Assicurazione hard/2. "Avevo portato in auto il moroso sotto la luna, nei nostri campi, ci stavamo amando come si deve, vivendo la nostra sessualità in modo libero e innocente, quando tre fari hanno lacerato il buoi e tre voci intimavano prima di esibire i documenti, poi di rivestirci.
Erano carabinieri acquattati. Mentre nella confusione facevamo con imbarazzo entrambe le cose, protestando che ci trovavamo in mezzo ad un prato d'erba medica mio, sulla mia auto e dentro la mia azienda agricola, ho visto con raccapriccio che le mie fattezze ignude provocavano erezioni incontenibili ai militi. Che si sono allontananti lesti sulla gazzella, impiantandosi cento metri più in là nella marcita.
Li abbiamo soccorsi noi e portati alla più vicina caserma. Si possono pretendere i danni causati dal carro attrezzi alle colture e quelli biologici a noi due fidanzati? Mio padre è d'accordo".
L'irresistibile richiamo della truffa
Deve essere davvero irresistibile truffare le assicurazioni, in particolare nel ramo auto. Non si spiegherebbe, altrimenti, il crescente esercito di "furbi" che, in modo più o meno diffuso nelle varie parti d'Italia, approfittano del minimo incidente per spillare soldi alle compagnie.

Che si tratti di "professionisti" o di truffatori allo sbaraglio, la musica non cambia: le assicurazioni vengono astutamente raggirate e indotte a pagare fior di milioni di risarcimento per un danno che non c'è. Inganno su inganno, ogni anno vengono sborsati centinaia di miliardi per sinistri abilmente gonfiati o inventati di sana pianta. Nel 1998 gli incidenti automobilistici falsi sono stati più di 155.000 e si tratta della punta dell'iceberg, cioè solo delle furbate che sono state scoperte.

Ma la sorpresa arriva da una ricerca del Cirm. Sapete cosa pensano gli italiani? Che prendersi gioco delle compagnie assicurative non sia moralmente riprovevole. Proprio così: probabilmente le società del settore riscuotono così poca simpatia che una truffa ai loro danni ci può stare eccome. Il problema, come al solito, è che le conseguenze le pagano tutti, visto che la prima reazione delle compagnie è l'aumento dei premi assicurativi.

Altro dato sorprendente: protagonisti delle frodi sono spesso cittadini benestanti, che di impelagarsi in queste attività potrebbero tranquillamente fare a meno. Qualcuno dovrebbe ricordare loro che con tali "furbate" compiono un gesto illegale, danneggiano la collettività e fanno il gioco della criminalità, dato che le truffe sono spesso fonte di alimentazione dei traffici illeciti.

Truffe, ecco qualche "chicca". Cosa non si fa pur di incassare soldi in modo truffaldino! Percorrendo l'Italia da Nord a Sud si scoprono frodi acrobatiche e pittoresche, che richiedono ingegno e organizzazione. A Palermo, per esempio, sono state individuate persone che vendevano la propria auto, regolarmente assicurata, a organizzazioni africane, ovviamente senza fare alcuna registrazione. Il passo successivo era di denunciare l'inesistente furto e di riscuotere il risarcimento. In Toscana, invece, un gregge di pecore risultava essere stato investito più volte nello stesso giorno: in ogni incidente erano morti decine di animali. Tutto falso, chiaramente: dietro le quinte c'era un veterinario a reggere il gioco truffaldino. Ma l'inganno per eccellenza è il mercato dei falsi contrassegni assicurativi, per cui non è improbabile trovare polizze auto intestate a compagnie mai esistite.

Anche le compagnie hanno i loro "trucchi". D'accordo, i cittadini fanno i furbi, ma che dire di molte compagnie assicurative? Quello della responsabilità civile auto, infatti, è uno dei rami in cui le società sono più attente, forse troppo, a cautelarsi dagli imprevisti e a lucrare il più possibile. Anch'esse usano mille astuzie, di cui vi diamo solo un assaggio. Anzitutto gli orari di apertura: spesso per ritardare la liquidazione, le compagnie lasciano aperti gli appositi centri per poche ore alla settimana, mentre le linee telefoniche risultano sistematicamente occupate. Dopo attese esasperanti, siate sicuri che l'assicurato accetterà qualsiasi proposta dal liquidatore. Sappiate poi che il diritto al risarcimento del danno va in prescrizione dopo due anni. Se quindi nascono controversie che ritardano la liquidazione, rinnovate la richiesta di risarcimento mediante raccomandata di andata e ritorno, altrimenti perderete ogni diritto. Infine il Cid: con la constatazione amichevole la liquidazione dovrebbe avvenire entro 30 giorni da quando la compagnia riceve la richiesta di risarcimento. Invece, nel 1999, la media è stata di 48 giorni: cosa che consente alle società di lucrare sulla valuta.

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