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A
denti stretti
Risate… assicurate
Vi ricordate "Io speriamo che me la cavo", il libro-evento
di qualche anno fa che raccoglieva gli esilaranti temi degli
alunni napoletani?
Beh, sappiate che dopo il settore scolastico anche quello
assicurativo si è dotato di un prodotto simile, dando
vita al libro "Io speriamo che mi rimborsano", curato
da Roberto Fracaroli.
Il volume, già da tempo nelle librerie, va segnalato
per il panorama divertente, e al tempo stesso drammaticamente
vero, che fornisce della corrispondenza tra clienti e assicurazioni.
Fracaroli raccoglie le lettere, le richieste di risarcimento
più strampalate, le bugie più fantasiose e le
missive in tono ufficial-umoristico da ogni parte d'Italia,
facendo capire cosa non si è disposti a fare per ottenere
soldi dalle compagnie. Ecco qualche testuale esempio.
"Nel rientrare furtivamente a casa dopo la mezzanotte,
le mie gemelle saltavano la cancellata - dato che ero stato
chiaro: dopo la mezzanotte non vi apro - e sono rimaste entrambe
bloccate fra le lance finché tre soldati di leva le
hanno tratte urlanti nuovamente in strada, svegliandomi. Le
lance sono state piegate dagli alpini del battaglione Verona,
taluna divelte. Chiedo rimborso della recinzione tutta squinternata".
"Alla trattoria-birreria 'Paradiso dei bechi' ho fatto
un complimento alla cameriera ed il titolare, brutto come
un oste brutto, mi ha preso a vassoiate. Quando ho reagito
è arrivato con un martello dicendo che ero un pervertito
naziskin. Quello, lo penso, ma sono senza capelli per via
dell'alopecia che mi ha fatto scartare per bruttezza dal servizio
di leva. Nella fretta di andarmene ho rovesciato la mia moto:
400 mila di danni da quel beco".
"Chiedo rimborso al comune di Verona di un paio di scarpe
a tacco alto di Chanel: alla prima dell'Arena un tacco si
è incastrato fra le sconnessure della pavimentazione
di piazza Bra e, nel tentativo di disincastrarlo, ho danneggiato
irreparabilmente anche l'altra scarpina: lire 500 mila".
Assicurazione hard/1. "La vedova Sclafani ogni
volta che scorge nel mio appartamento i miei ragazzi che si
vestono per andare all'università, prende ad esibirsi,
cambiarsi d'abito, cantare, uscire in terrazza in corti desabyllé
turchese, innaffiare i fiori bassi. I giovani ne sono turbati
al punto che Marco, studente laico di teologia, la crede un'emanazione
tentatrice demoniaca, ma l'altro giorno la fruttivendola lo
ha visto entrare nel portone della "porca" durante
la pennichella. Temendo l'irreparabile, chiedo se il seminario
è assicurato per oltraggio al pudore e turbativa delle
vocazioni".
Assicurazione hard/2. "Avevo portato in auto
il moroso sotto la luna, nei nostri campi, ci stavamo amando
come si deve, vivendo la nostra sessualità in modo
libero e innocente, quando tre fari hanno lacerato il buoi
e tre voci intimavano prima di esibire i documenti, poi di
rivestirci.
Erano carabinieri acquattati. Mentre nella confusione facevamo
con imbarazzo entrambe le cose, protestando che ci trovavamo
in mezzo ad un prato d'erba medica mio, sulla mia auto e dentro
la mia azienda agricola, ho visto con raccapriccio che le
mie fattezze ignude provocavano erezioni incontenibili ai
militi. Che si sono allontananti lesti sulla gazzella, impiantandosi
cento metri più in là nella marcita.
Li abbiamo soccorsi noi e portati alla più vicina caserma.
Si possono pretendere i danni causati dal carro attrezzi alle
colture e quelli biologici a noi due fidanzati? Mio padre
è d'accordo". |
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L'irresistibile richiamo della truffa
Deve essere davvero irresistibile truffare le assicurazioni,
in particolare nel ramo auto. Non si spiegherebbe, altrimenti,
il crescente esercito di "furbi" che, in modo più
o meno diffuso nelle varie parti d'Italia, approfittano del
minimo incidente per spillare soldi alle compagnie.
Che si tratti di "professionisti" o di truffatori
allo sbaraglio, la musica non cambia: le assicurazioni vengono
astutamente raggirate e indotte a pagare fior di milioni di
risarcimento per un danno che non c'è. Inganno su inganno,
ogni anno vengono sborsati centinaia di miliardi per sinistri
abilmente gonfiati o inventati di sana pianta. Nel 1998 gli
incidenti automobilistici falsi sono stati più di 155.000
e si tratta della punta dell'iceberg, cioè solo delle
furbate che sono state scoperte.
Ma la sorpresa arriva da una ricerca del Cirm. Sapete cosa
pensano gli italiani? Che prendersi gioco delle compagnie
assicurative non sia moralmente riprovevole. Proprio così:
probabilmente le società del settore riscuotono così
poca simpatia che una truffa ai loro danni ci può stare
eccome. Il problema, come al solito, è che le conseguenze
le pagano tutti, visto che la prima reazione delle compagnie
è l'aumento dei premi assicurativi.
Altro dato sorprendente: protagonisti delle frodi sono spesso
cittadini benestanti, che di impelagarsi in queste attività
potrebbero tranquillamente fare a meno. Qualcuno dovrebbe
ricordare loro che con tali "furbate" compiono un
gesto illegale, danneggiano la collettività e fanno
il gioco della criminalità, dato che le truffe sono
spesso fonte di alimentazione dei traffici illeciti.
Truffe, ecco qualche "chicca". Cosa non
si fa pur di incassare soldi in modo truffaldino! Percorrendo
l'Italia da Nord a Sud si scoprono frodi acrobatiche e pittoresche,
che richiedono ingegno e organizzazione. A Palermo, per esempio,
sono state individuate persone che vendevano la propria auto,
regolarmente assicurata, a organizzazioni africane, ovviamente
senza fare alcuna registrazione. Il passo successivo era di
denunciare l'inesistente furto e di riscuotere il risarcimento.
In Toscana, invece, un gregge di pecore risultava essere stato
investito più volte nello stesso giorno: in ogni incidente
erano morti decine di animali. Tutto falso, chiaramente: dietro
le quinte c'era un veterinario a reggere il gioco truffaldino.
Ma l'inganno per eccellenza è il mercato dei falsi
contrassegni assicurativi, per cui non è improbabile
trovare polizze auto intestate a compagnie mai esistite.
Anche le compagnie hanno i loro "trucchi".
D'accordo, i cittadini fanno i furbi, ma che dire di molte
compagnie assicurative? Quello della responsabilità
civile auto, infatti, è uno dei rami in cui le società
sono più attente, forse troppo, a cautelarsi dagli
imprevisti e a lucrare il più possibile. Anch'esse
usano mille astuzie, di cui vi diamo solo un assaggio. Anzitutto
gli orari di apertura: spesso per ritardare la liquidazione,
le compagnie lasciano aperti gli appositi centri per poche
ore alla settimana, mentre le linee telefoniche risultano
sistematicamente occupate. Dopo attese esasperanti, siate
sicuri che l'assicurato accetterà qualsiasi proposta
dal liquidatore. Sappiate poi che il diritto al risarcimento
del danno va in prescrizione dopo due anni. Se quindi nascono
controversie che ritardano la liquidazione, rinnovate la richiesta
di risarcimento mediante raccomandata di andata e ritorno,
altrimenti perderete ogni diritto. Infine il Cid: con la constatazione
amichevole la liquidazione dovrebbe avvenire entro 30 giorni
da quando la compagnia riceve la richiesta di risarcimento.
Invece, nel 1999, la media è stata di 48 giorni: cosa
che consente alle società di lucrare sulla valuta.
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