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Automobili,
Rc e dintorni
L'auto tecnologica costa cara all'assicurazione
L'evoluzione dell'auto è una delle cause che influiscono
maggiormente sugli aumenti assicurativi.
Le auto tecnologiche sono belle ma a rischio: l'auto del
nuovo millennio è in continua rivoluzione, senza
fare aumentare particolarmente i prezzi d'acquisto; rendendo
però molto più care le riparazioni, le sostituzioni
dei pezzi, facendo diventare più "salati"
gli effetti degli incidenti.
Le compagnie che operano in Italia, gestiscono e definiscono
ogni anno circa 4 milioni di sinistri. Il numero di quelli
denunciati e liquidati, in rapporto al parco assicurato,
è il più alto in Europa.
Eppure, secondo uno studio Sai, la capacità di guida
degli abitanti italiani non è inferiore rispetto
a quella degli stranieri.
La causa degli aumenti assicurativi è quindi l'innovazione.
Se si pensa a pezzi di ricambio estetici, come paraurti
in tinta con il resto della carrozzeria, il rischio di rovinare
la macchina al primo urto aumenta notevolmente. Insomma
a volte basta un contatto da parcheggio per sostituire pezzi
interi di carrozzeria.
La crescita dei costi è certa: solo che in alcuni
casi avviene per scelte di utilità discutibili come
quella dei paraurti in tinta, mentre in altri per ragioni
essenziali come l'aumento del comfort e della sicurezza.
Innovazioni come l'airbag, hanno una notevole importanza
ma anche una frequenza di sostituzione e relativi costi
piuttosto elevati. L'airbag, infatti, si attiva in ogni
urto che avviene a velocità superiore a 15/20 km/h
e comporta costi di sostituzione, considerando solo il lato
guida, che oscillano tra i 2 ed i 5 milioni.
Le previsioni per il futuro? È probabile una riduzione
del numero dei morti e dei feriti sulle strade, a patto
che all'airbag si unisca un generalizzato uso delle cinture
di sicurezza.
Anche le carrozzerie e paraurti deformabili aumenteranno
la protezione dell'abitacolo, ma andranno ad incidere ancora
una volta sui costi di riparazione. Assorbiranno i colpi,
causando però più facilmente danni da rifondere
alla struttura del veicolo. Senza contare che tante nuove
strumentazioni, quali centraline elettroniche o computer
di bordo, sono spesso posizionate in zone facilmente urtabili
e a rischio.
Cinture
di sicurezza e sanzioni. Un urto a 50 Km all'ora è
come cadere dal terzo piano. Se esso avviene con un altro
veicolo le velocità si sommano, e anche gli effetti.
Chi pensa che la presenza dell'airbag sia già sufficiente
a garantire incolumità commette un grave errore:
l'airbag funziona soltanto se ci si trova nella posizione
corretta, ben seduti e diritti sul sedile. L'airbag inoltre
si gonfia soltanto nel caso di impatti particolarmente violenti,
mentre le cinture proteggono anche nel caso di incidenti
meno cruenti ma altrettanto pericolosi.
Il
Codice della Strada poi parla chiaro: tutti coloro che viaggiano
sui sedili anteriori di un'automobile devono allacciarsi
le cinture di sicurezza, obbligo esteso anche a quelli che
siedono ai posti posteriori di un'auto immatricolata dopo
il 26 aprile 1990.
Chi non fa uso delle cinture di sicurezza è soggetto
alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma
da lire 58.750 a lire 235.000.
Attenzione
anche alla distanza di sicurezza. La distanza di sicurezza
dovrà corrispondere allo spazio che si percorre nel
cosiddetto tempo di reazione, il tempo necessario cioè
a intuire la necessità di frenare e a spostare il
piede destro dall'acceleratore al pedale del freno.
In caso di nebbia o in condizioni di scarsa visibilità,
quando cioè è possibile trovarsi di fronte
un ostacolo fermo, bisogna però adeguare la propria
velocità alla visibilità: se si vede a circa
100 metri, la velocità non deve superare i 90 chilometri
l'ora.
La distanza di sicurezza deve poi essere adeguata alle condizioni
di traffico.
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Incidenti, contenziosi meno lunghi
Se malauguratamente doveste fare un incidente con la macchina,
dal prossimo anno avrete la possibilità di dirimere
più agevolmente l'inevitabile contenzioso.
L'Ania (Associazione Nazionale Imprese di Assicurazione)
e il Cncu (Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti)
hanno firmato una Procedura di Conciliazione per le controversie
nell'Rc auto. Dopo la necessaria fase di sperimentazione,
entrerà in vigore verso la fine dell'anno prossimo.
Ciò vuol dire che si potrà evitare il ricorso
alle sedi giudiziarie in tutti i casi in cui la richiesta
di danni non superi i 30 milioni di lire, cioè per
oltre il 90% degli incidenti in Italia.
L'opinione è che l'accordo sia vantaggioso per tutti
e che rappresenti un passo fondamentale verso quelle modifiche
strutturali del mercato Rc auto che si invocano da anni.
Il vantaggio è ovviamente legato al risparmio di
tempo e denaro: la nuova procedura prevede una conclusione
entro 60 giorni dall'apertura. Con il ricorso alle sedi
giudiziarie civilistiche, per i vari gradi di giudizio,
si può invece aspettare anche cinque o sei anni.
Nell'ultimo anno in Italia ci sono state 250 mila cause
nel settore dei sinistri auto, su 4 milioni e mezzo di incidenti
in totale. L'accordo dovrebbe ridurre del 50-60% questa
cifra.
Come
funziona. Il danneggiato espone le proprie ragioni alla
compagnia, che propone una soluzione entro trenta giorni.
Se l'assicurato non dovesse esserne soddisfatto, si può
rivolgere ad una delle associazioni dei consumatori firmatarie
dell'accordo: a quel punto il caso viene discusso da una
Commissione di conciliazione congiunta, composta da un rappresentante
della compagnia e da uno del consumatore. Entro altri trenta
giorni arriva così il responso definitivo. Naturalmente
il ricorso alla procedura è volontario: il cittadino
può sempre optare per la soluzione tradizionale.
Ma
i litigi sono all'ordine del giorno
Cresce la litigiosità tra compagnie e automobilisti
sul fronte delle Rc auto. Secondo l'Isvap nel periodo gennaio-marzo
2001 sono stati presentati globalmente 8.339 reclami contro
i 7.095 dello stesso periodo di un anno fa.
In
particolare nel ramo danni (7.093 reclami, 85% del totale)
cresce la quota dei reclami del settore Rc auto che sono
passati a 5.737 (80,88%) contro i 4.775 del primo trimestre
2000 (75% del totale).
Tra
le tipologie dei reclami nelle Rc auto la parte del leone
la fanno i reclami per ritardata definizione (2.175, pari
al 37,91%). Per zone geografiche, e sempre per quanto riguarda
il ramo danni, guida la classifica l'Italia meridionale
(2.368 reclami pari al 33,39%) seguita dall'Italia settentrionale
(2.140 e 30,17%), Italia centrale con 1.861 (26,24%) e isole
(697 reclami e 9,82%).
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Incidenti, nuova legge per i risarcimenti
Capita a molti di fare incidente con l'auto eriportare danni
fisici minimi, seppur fastidiosi e talvolta dolorosi. Pensiamo
al cosiddetto colpo di frusta o a una brutta botta ai denti.
Fino a poco tempo fa il risarcimento di questo tipo di traumi
era basato su criteri ben poco omogenei, sicché danni
simili venivano "valutati" e pagati in modo anche
molto diverso.
Di recente, invece, il legislatore ha messo ordine varando
la "nuova disciplina per i risarcimenti delle microlesioni
da incidenti stradali".
La legge riguarda i traumi che provocano un danno biologico
permanente che va dall'1 al 9% e che quindi non incide in
modo rilevante sulla vita dei malcapitati.
Questi ultimi vengono risarciti tutti allo stesso modo in
base a un criterio che prevede una somma di denaro crescente
a seconda della percentuale di invalidità. Ad esempio,
la perdita di una canino è valutata come invalidità
dell'1%, una pleurite traumatica arriva quasi al massimo
(8%).
La nuova disciplina, oltre alla liquidazione del danno fisico
vero e proprio, non impedisce ai danneggiati di rivalersi
anche per le conseguenze sociali e di relazione che la piccola
menomazione fisica comporta. Ben diverso è, infatti,
un colpo di frusta riportato da un impiegato rispetto a
quello subìto da un atleta professionista.
Solo che la legge non specifica i criteri che il magistrato
debba considerare per valutare questo risarcimento aggiuntivo,
per cui il rischio è di dar vita ad incertezze e
ambiguità proprio laddove la disciplina intenderebbe
eliminarle
Il
risarcimento non è uguale per tutti. Una stessa
microlesione non viene risarcita con la stessa somma a un
ragazzo o a un adulto. La tabella dei valori, infatti, toglie
lo 0,5% per ogni anno di età a partire dall'undicesimo.
Quindi se per un undicenne il massimo del risarcimento (corrispondente
al 9% di invalidità) è pari a 24.840.000 lire,
per un sessantenne sarà di 18.630.000 lire, che è
esattamente la somma di 24.840.000 decurtata di uno 0,5%
per ogni anno anagrafico di differenza.
C'è
anche il danno temporaneo. La nuova disciplina regolamenta
anche la liquidazione del "danno biologico temporaneo"
(la durata della malattia). La norma distingue due casi:
il danno biologico temporaneo assoluto e parziale.
Nel primo caso, che si verifica quando la persona non è
in grado per nulla di svolgere il proprio lavoro e le comuni
attività quotidiane, il risarcimento è di
70.000 lire per ogni giorno di invalidità.
Nel secondo caso, quando la persona riesce a svolgere solo
parzialmente il proprio lavoro, la liquidazione è
corrispondente alla percentuale di invalidità riconosciuta
per ciascun giorno.
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Il casco: come salvarsi la testa
Fortunatamente, in seguito all'entrata in vigore della normativa
europea sull'obbligatorietà del casco alla guida
dei ciclomotori e della relativa "politica di tolleranza
zero", i decessi alla guida delle moto sono sensibilmente
diminuiti. Si parla di una riduzione della mortalità
superiore ad un terzo (32%), sebbene un'indagine sul territorio
indichi un atteggiamento diverso rispetto a questo dato
a nord e a sud.
I motociclisti meridionali sono appunto i più spericolati
e in quei luoghi il numero delle vittime incidentate è
ancora impressionante.
In ogni modo una operazione di rilievo dettagliata, la cosiddetta
"Progetto Casco", mostra come attualmente 9 persone
su 10 indossino abitualmente il casco contro le 2 su 10
di 2 anni fa.
Naturalmente accanto a questo dato confortante si nota una
tendenza perfettamente contraria battezzata dai tecnici
con il complicato appellativo di "omeostasi del rischio".
Si tratta del fenomeno già rilevato all'epoca dell'introduzione
di air-bag, cinture e abs per cui un guidatore che si ritenga
sicuro alla guida o protetto da espedienti tecnologici,
che ritiene evidentemente affidabili, si sentirà
incentivato a rischiare di più ed aumenterà
di conseguenza la velocità di marcia o l'intraprendenza
delle manovre. Se appunto i traumi cranici e le invalidità
gravi sono diminuiti a vista d'occhio, i traumi agli arti
inferiori o alle braccia sono aumentati in modo considerevole.
Del resto chiunque di voi abbia mai guidato una moto conosce
bene quanto i rischi del motociclista siano strettamente
vincolati ad un numero rilevante di fattori che la rigidità
della legge non riesce a controllare: il traffico, il numero
degli altri motocicli, la (spesso indecente) condizione
del manto stradale, la manutenzione del veicolo, la pioggia
ed il ghiaccio, i passanti ed in generale la libera iniziativa
degli altri guidatori. E' come se, indipendentemente dalla
puntualità del codice della strada, un ampio margine
di imprevedibilità sia connaturato alla pratica della
guida cittadina. E se la previsione delle possibili manovre
degli altri automobilisti riesce utilissima quando si conduce
un veicolo qualsiasi essa diviene indispensabile quando
si opta per le due ruote. E non tutti i motociclisti sono
tanto bravi ad indovinare il futuro.
"Tolleranza zero"
poca pratica! È
meglio una multa che la vita, eppure molti motociclisti
pare non se ne rendano conto in tempo. Sono spesso troppo
fiduciosi nella propria abilità alla guida, nella
standardizzazione della guida degli altri e nella protezione
offerta da cinture, caschi e abs. Invece proprio alcuni
accessori finiscono per rivelarsi nemici insidiosi nell'eventualità
di uno scontro frontale o di un urto violento. Per questo
bisogna controllare bene i dettagli al momento dell'acquisto
di un ciclomotore o di una qualunque altra vettura. Molti
bambini sono stati vittime dell'urto di un air-bag e molti
motociclisti hanno subito traumi alla colonna vertebrale
per via del bauletto posteriore. Anche il parabrezza anteriore,
quando è troppo basso, può rivelarsi fatale,
"ghigliottinando" letteralmente il conducente.
Insomma, è vero che il casco vi proteggerà
nella maggior parte dei casi, ma l'unica prevenzione efficace
non può prescindere da uno stile di guida prudente
e responsabile. In fine è necessario un atteggiamento
altrettanto umile e responsabile nel caso in cui vi troviate
a soccorrere un infortunato. Il vostro compito dovrà
limitarsi in questo caso all'accertamento della condizione
del poveretto. Dovrete cioè assicurarvi che il ferito
respiri e che la lingua non ostacoli il passaggio dell'aria.
Per il resto chiamate immediatamente una ambulanza e rimandate
qualunque altro intervento ai medici e al personale competente.
Le cifre degli incidenti nell'era "casco".
Si tratta esattamente di una riduzione media su tutta la
penisola del 32% ed in dettaglio del 50% al nord, del 75%
al centro e del 20% al sud. Certamente la conformazione
del territorio, la variabilità del clima e l'attenzione
della pubblica amministrazione nell'istruzione degli automobilisti
e nel controllo della rete viaria costituiscono una serie
di variabili di cui la statistica non ci dice gran che.
Ad esempio un attento rilievo ha indicato come in estate
si tenda ad evitare l'uso del casco più che in inverno
o quantomeno si ricorra a copricapo più leggeri ma
non regolamentari. I caschi marchiati "e", ovvero
conformi alla normativa europea, sono infatti pesanti e
molto costosi (fino ad un milione di lire per quelli ultra-light
in fibra di carbonio. A Roma i celebri "sanpietrini"
costringono i motociclisti a complicate manovre danzate
sottoponendoli al permanente rischio di scivolare o di danneggiare
gli ammortizzatori. Nella pianura padana invece, nonostante
la nebbia ed il clima più rigido, il traffico è
molto più regolamentato e le strade sono ampie e
piane. Tutto questo non può che giovare al guidatore
occasionale o a chi guida da poco tempo. Sono appunto queste
le categorie più esposte al rischio di infortuni.
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Una polizza auto su misura
Spesso si avrebbe bisogno di assicurazioni "su misura",
che coprano cioè aspetti precisi e limitati della
vita quotidiana, ma si rinuncia perché spaventati
da pacchetti assicurativi smisurati, molte volte in conflitto
con polizze stipulate in precedenza. E allora le compagnie
si stanno lanciando in opere di "sartoria", proponendo
polizze perfettamente tagliate per le esigenze dei clienti.
Le parole d'ordine diventano flessibilità e adattabilità,
per cui è possibile costruirsi delle polizze "ad
hoc" accettando o rifiutando le singole soluzioni proposte.
La Azzurra Assicurazioni-Gruppo SAI è certamente
all'avanguardia per questo tipo di offerte, come dimostra
uno dei pacchetti maggiormente apprezzati dal mercato per
quel che riguarda il settore auto. Esso offre assistenza
stradale e difesa legale. Nel primo caso le prestazioni
sono: traino immediato fino all'officina più vicina;
traino a lunga distanza; recupero della vettura tramite
il trasporto presso il luogo di deposito più vicino
all'abitazione; in alternativa: pagamento del viaggio di
sola andata dell'assicurato o di persona da lui designata
per recuperare l'auto; vettura sostitutiva e trasferimenti
imprevisti, più esattamente: pagamento del noleggio
per i primi 3 giorni di un'auto di classe "C"
e del trasferimento che l'assicurato deve effettuare per
ritirare la vettura sostitutiva; in alternativa: organizzazione
e pagamento del rientro in abitazione degli assicurati,
oppure della prosecuzione del viaggio fino a destinazione;
l'assistenza è fornita in Italia, nei paesi della
Ue e in quelli che aderiscono al sistema della carta verde.
Riguardo alla difesa legale, ecco le prestazioni: la Azzurra
Assicurazioni-Gruppo SAI fornisce assistenza giudiziale
e stragiudiziale e il pagamento delle relative spese per
qualsiasi controversia derivante da danni subiti o causati
dal proprietario o dal conducente in conseguenza della circolazione,
per la difesa penale dal reato colposo o contravvenzione,
per l'istanza di dissequestro dell'auto, per l'istanza di
modifica del provvedimento di ritiro della patente. L'assistenza
viene fornita per le controversie sorte in Italia, in conseguenza
di fatti avvenuti in Italia e nel territorio dell'Ue e della
Svizzera. L'accettazione del pacchetto non obbliga a nessuna
disdetta di polizze già stipulate ed anzi l'offerta
è studiata per integrarsi con rapporti già
in corso anche con altre compagnie.
L'Rc
auto viaggia sul Web. Il risparmio e la comodità
stanno convincendo sempre più persone a stipulare
polizze assicurative attraverso Internet. Il fenomeno è
particolarmente accentuato per quanto riguarda la responsabilità
civile auto: dopo un boom iniziale, dovuto forse al fattore-novità,
e una flessione negli scorsi mesi, la crescita sembra ora
essere solida e costante perché motivata da una reale
convenienza più che dalla volontà di togliersi
lo "sfizio". Nella maggior parte dei casi, infatti,
si paga meno rispetto alle sottoscrizioni tradizionali.
L'unica accortezza da prendere, oltre al doveroso controllo
di tutte le parti dell'offerta assicurativa, è quella
di navigare con estrema attenzione, facendo attenzione a
cliccare sui pulsanti giusti. È meglio evitare spiacevoli
sorprese a causa di un link sbagliato.
Furto
e incendio, qualche dritta. Assicurare il proprio veicolo
contro furto e incendio non è obbligatorio, ma richiede
alcune cautele. Anzitutto tale polizza è indipendente
da quella per la responsabilità civile, per cui si
può stipulare con un'altra compagnia, che magari
offre condizioni più vantaggiose. Poi è bene
accertarsi se l'assicurazione copre l'auto in tutte le sue
parti e abbraccia anche le eventuali spese di reimmatricolazione
o demolizione. Bisogna quindi tener d'occhio le franchigie
e gli scoperti, cioè le somme al di sotto delle quali
il danno deve essere comunque pagato dall'assicurato. Infine,
col passare degli anni è opportuno ritoccare il valore
del proprio veicolo. È infatti importante che, se
si subisce un furto, l'indennizzo sia calcolato su un valore
adeguato a quello di mercato, generalmente reperibile sulle
riviste di settore.
Le
regioni più care. Gli automobilisti di Emilia
Romagna e Toscana sono i più sfortunati d'Italia
per quanto riguarda l'assicurazione auto. Lo dice l'Isvap
(l'istituto di vigilanza sulle assicurazioni), che in uno
degli ultimi rilevamenti ha evidenziato una consistente
differenza tra Nord e Sud. Una volta tanto è il Mezzogiorno
a uscire vincente dal confronto: un anno fa ogni meridionale
ha mediamente pagato, per dodici mesi, 542.000 lire di Rc
auto, contro le quasi 700.000 lire dei settentrionali e
le 690.000 di chi vive nel centro Italia. Più precisamente,
gli automobilisti emiliani, toscani e lombardi hanno pagato,
rispettivamente, 745.000, 727.000 e 726.000 lire, cioè
quasi 100.000 lire in più rispetto alla media nazionale
(648.218 lire). La Val d'Aosta, invece, è felicissima
ultima in classifica, visto che i suoi abitanti hanno versato
333.000 lire in media nelle casse delle compagnie. Un altro
confronto, fatto però dall'Aci, riguarda il comportamento
al volante degli uomini e delle donne. Queste ultime sono
di gran lunga più prudenti, causando solo il 22%
degli incidenti in Italia, contro il 78% dei maschi.
Ogni
anno una stangata. Anche il 2000 ha portato una mini-stangata
nelle tasche degli automobilisti italiani: secondo le elaborazioni
del ministero del Tesoro, le tariffe della Rc-auto negli
ultimi dodici mesi sono cresciute del 9,2%, in barba al
blocco delle tariffe, che scade nel 2001, deciso dal governo.
Del resto, la lievitazione dei prezzi dell'assicurazione
auto è costante, anche se il boom si è verificato
l'anno scorso: nel '96 l'aumento è stato del 9,1%,
nel '97 del 9,2%, nel '98 del 13,6%, nel '99 del 16,3%.
Secondo le compagnie assicurative gli aumenti delle tariffe
sono stati inevitabili a causa dei costi ancora troppo elevati
che pesano sulle società. Gli addetti al lavori tirano
in ballo l'aumento degli incidenti e dei valori risarcitori
applicati dai tribunali, nonché gli inestirpabili
episodi di truffa.
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