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5/9/20100:21

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Automobili, Rc e dintorni

L'auto tecnologica costa cara all'assicurazione
L'evoluzione dell'auto è una delle cause che influiscono maggiormente sugli aumenti assicurativi.

Le auto tecnologiche sono belle ma a rischio: l'auto del nuovo millennio è in continua rivoluzione, senza fare aumentare particolarmente i prezzi d'acquisto; rendendo però molto più care le riparazioni, le sostituzioni dei pezzi, facendo diventare più "salati" gli effetti degli incidenti.

Le compagnie che operano in Italia, gestiscono e definiscono ogni anno circa 4 milioni di sinistri. Il numero di quelli denunciati e liquidati, in rapporto al parco assicurato, è il più alto in Europa.

Eppure, secondo uno studio Sai, la capacità di guida degli abitanti italiani non è inferiore rispetto a quella degli stranieri.

La causa degli aumenti assicurativi è quindi l'innovazione. Se si pensa a pezzi di ricambio estetici, come paraurti in tinta con il resto della carrozzeria, il rischio di rovinare la macchina al primo urto aumenta notevolmente. Insomma a volte basta un contatto da parcheggio per sostituire pezzi interi di carrozzeria.

La crescita dei costi è certa: solo che in alcuni casi avviene per scelte di utilità discutibili come quella dei paraurti in tinta, mentre in altri per ragioni essenziali come l'aumento del comfort e della sicurezza.

Innovazioni come l'airbag, hanno una notevole importanza ma anche una frequenza di sostituzione e relativi costi piuttosto elevati. L'airbag, infatti, si attiva in ogni urto che avviene a velocità superiore a 15/20 km/h e comporta costi di sostituzione, considerando solo il lato guida, che oscillano tra i 2 ed i 5 milioni.

Le previsioni per il futuro? È probabile una riduzione del numero dei morti e dei feriti sulle strade, a patto che all'airbag si unisca un generalizzato uso delle cinture di sicurezza.

Anche le carrozzerie e paraurti deformabili aumenteranno la protezione dell'abitacolo, ma andranno ad incidere ancora una volta sui costi di riparazione. Assorbiranno i colpi, causando però più facilmente danni da rifondere alla struttura del veicolo. Senza contare che tante nuove strumentazioni, quali centraline elettroniche o computer di bordo, sono spesso posizionate in zone facilmente urtabili e a rischio.

Cinture di sicurezza e sanzioni. Un urto a 50 Km all'ora è come cadere dal terzo piano. Se esso avviene con un altro veicolo le velocità si sommano, e anche gli effetti.
Chi pensa che la presenza dell'airbag sia già sufficiente a garantire incolumità commette un grave errore: l'airbag funziona soltanto se ci si trova nella posizione corretta, ben seduti e diritti sul sedile. L'airbag inoltre si gonfia soltanto nel caso di impatti particolarmente violenti, mentre le cinture proteggono anche nel caso di incidenti meno cruenti ma altrettanto pericolosi.

Il Codice della Strada poi parla chiaro: tutti coloro che viaggiano sui sedili anteriori di un'automobile devono allacciarsi le cinture di sicurezza, obbligo esteso anche a quelli che siedono ai posti posteriori di un'auto immatricolata dopo il 26 aprile 1990.
Chi non fa uso delle cinture di sicurezza è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire 58.750 a lire 235.000.

Attenzione anche alla distanza di sicurezza. La distanza di sicurezza dovrà corrispondere allo spazio che si percorre nel cosiddetto tempo di reazione, il tempo necessario cioè a intuire la necessità di frenare e a spostare il piede destro dall'acceleratore al pedale del freno.

In caso di nebbia o in condizioni di scarsa visibilità, quando cioè è possibile trovarsi di fronte un ostacolo fermo, bisogna però adeguare la propria velocità alla visibilità: se si vede a circa 100 metri, la velocità non deve superare i 90 chilometri l'ora.
La distanza di sicurezza deve poi essere adeguata alle condizioni di traffico.

Incidenti, contenziosi meno lunghi
Se malauguratamente doveste fare un incidente con la macchina, dal prossimo anno avrete la possibilità di dirimere più agevolmente l'inevitabile contenzioso.

L'Ania (Associazione Nazionale Imprese di Assicurazione) e il Cncu (Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti) hanno firmato una Procedura di Conciliazione per le controversie nell'Rc auto. Dopo la necessaria fase di sperimentazione, entrerà in vigore verso la fine dell'anno prossimo.

Ciò vuol dire che si potrà evitare il ricorso alle sedi giudiziarie in tutti i casi in cui la richiesta di danni non superi i 30 milioni di lire, cioè per oltre il 90% degli incidenti in Italia.

L'opinione è che l'accordo sia vantaggioso per tutti e che rappresenti un passo fondamentale verso quelle modifiche strutturali del mercato Rc auto che si invocano da anni.

Il vantaggio è ovviamente legato al risparmio di tempo e denaro: la nuova procedura prevede una conclusione entro 60 giorni dall'apertura. Con il ricorso alle sedi giudiziarie civilistiche, per i vari gradi di giudizio, si può invece aspettare anche cinque o sei anni.

Nell'ultimo anno in Italia ci sono state 250 mila cause nel settore dei sinistri auto, su 4 milioni e mezzo di incidenti in totale. L'accordo dovrebbe ridurre del 50-60% questa cifra.

Come funziona. Il danneggiato espone le proprie ragioni alla compagnia, che propone una soluzione entro trenta giorni. Se l'assicurato non dovesse esserne soddisfatto, si può rivolgere ad una delle associazioni dei consumatori firmatarie dell'accordo: a quel punto il caso viene discusso da una Commissione di conciliazione congiunta, composta da un rappresentante della compagnia e da uno del consumatore. Entro altri trenta giorni arriva così il responso definitivo. Naturalmente il ricorso alla procedura è volontario: il cittadino può sempre optare per la soluzione tradizionale.

Ma i litigi sono all'ordine del giorno
Cresce la litigiosità tra compagnie e automobilisti sul fronte delle Rc auto. Secondo l'Isvap nel periodo gennaio-marzo 2001 sono stati presentati globalmente 8.339 reclami contro i 7.095 dello stesso periodo di un anno fa.

In particolare nel ramo danni (7.093 reclami, 85% del totale) cresce la quota dei reclami del settore Rc auto che sono passati a 5.737 (80,88%) contro i 4.775 del primo trimestre 2000 (75% del totale).

Tra le tipologie dei reclami nelle Rc auto la parte del leone la fanno i reclami per ritardata definizione (2.175, pari al 37,91%). Per zone geografiche, e sempre per quanto riguarda il ramo danni, guida la classifica l'Italia meridionale (2.368 reclami pari al 33,39%) seguita dall'Italia settentrionale (2.140 e 30,17%), Italia centrale con 1.861 (26,24%) e isole (697 reclami e 9,82%).

Incidenti, nuova legge per i risarcimenti
Capita a molti di fare incidente con l'auto eriportare danni fisici minimi, seppur fastidiosi e talvolta dolorosi. Pensiamo al cosiddetto colpo di frusta o a una brutta botta ai denti.
Fino a poco tempo fa il risarcimento di questo tipo di traumi era basato su criteri ben poco omogenei, sicché danni simili venivano "valutati" e pagati in modo anche molto diverso.
Di recente, invece, il legislatore ha messo ordine varando la "nuova disciplina per i risarcimenti delle microlesioni da incidenti stradali".
La legge riguarda i traumi che provocano un danno biologico permanente che va dall'1 al 9% e che quindi non incide in modo rilevante sulla vita dei malcapitati.
Questi ultimi vengono risarciti tutti allo stesso modo in base a un criterio che prevede una somma di denaro crescente a seconda della percentuale di invalidità. Ad esempio, la perdita di una canino è valutata come invalidità dell'1%, una pleurite traumatica arriva quasi al massimo (8%).
La nuova disciplina, oltre alla liquidazione del danno fisico vero e proprio, non impedisce ai danneggiati di rivalersi anche per le conseguenze sociali e di relazione che la piccola menomazione fisica comporta. Ben diverso è, infatti, un colpo di frusta riportato da un impiegato rispetto a quello subìto da un atleta professionista.
Solo che la legge non specifica i criteri che il magistrato debba considerare per valutare questo risarcimento aggiuntivo, per cui il rischio è di dar vita ad incertezze e ambiguità proprio laddove la disciplina intenderebbe eliminarle

Il risarcimento non è uguale per tutti. Una stessa microlesione non viene risarcita con la stessa somma a un ragazzo o a un adulto. La tabella dei valori, infatti, toglie lo 0,5% per ogni anno di età a partire dall'undicesimo.

Quindi se per un undicenne il massimo del risarcimento (corrispondente al 9% di invalidità) è pari a 24.840.000 lire, per un sessantenne sarà di 18.630.000 lire, che è esattamente la somma di 24.840.000 decurtata di uno 0,5% per ogni anno anagrafico di differenza.

C'è anche il danno temporaneo. La nuova disciplina regolamenta anche la liquidazione del "danno biologico temporaneo" (la durata della malattia). La norma distingue due casi: il danno biologico temporaneo assoluto e parziale.

Nel primo caso, che si verifica quando la persona non è in grado per nulla di svolgere il proprio lavoro e le comuni attività quotidiane, il risarcimento è di 70.000 lire per ogni giorno di invalidità.

Nel secondo caso, quando la persona riesce a svolgere solo parzialmente il proprio lavoro, la liquidazione è corrispondente alla percentuale di invalidità riconosciuta per ciascun giorno.

Il casco: come salvarsi la testa
Fortunatamente, in seguito all'entrata in vigore della normativa europea sull'obbligatorietà del casco alla guida dei ciclomotori e della relativa "politica di tolleranza zero", i decessi alla guida delle moto sono sensibilmente diminuiti. Si parla di una riduzione della mortalità superiore ad un terzo (32%), sebbene un'indagine sul territorio indichi un atteggiamento diverso rispetto a questo dato a nord e a sud.
I motociclisti meridionali sono appunto i più spericolati e in quei luoghi il numero delle vittime incidentate è ancora impressionante.
In ogni modo una operazione di rilievo dettagliata, la cosiddetta "Progetto Casco", mostra come attualmente 9 persone su 10 indossino abitualmente il casco contro le 2 su 10 di 2 anni fa.

Naturalmente accanto a questo dato confortante si nota una tendenza perfettamente contraria battezzata dai tecnici con il complicato appellativo di "omeostasi del rischio". Si tratta del fenomeno già rilevato all'epoca dell'introduzione di air-bag, cinture e abs per cui un guidatore che si ritenga sicuro alla guida o protetto da espedienti tecnologici, che ritiene evidentemente affidabili, si sentirà incentivato a rischiare di più ed aumenterà di conseguenza la velocità di marcia o l'intraprendenza delle manovre. Se appunto i traumi cranici e le invalidità gravi sono diminuiti a vista d'occhio, i traumi agli arti inferiori o alle braccia sono aumentati in modo considerevole.

Del resto chiunque di voi abbia mai guidato una moto conosce bene quanto i rischi del motociclista siano strettamente vincolati ad un numero rilevante di fattori che la rigidità della legge non riesce a controllare: il traffico, il numero degli altri motocicli, la (spesso indecente) condizione del manto stradale, la manutenzione del veicolo, la pioggia ed il ghiaccio, i passanti ed in generale la libera iniziativa degli altri guidatori. E' come se, indipendentemente dalla puntualità del codice della strada, un ampio margine di imprevedibilità sia connaturato alla pratica della guida cittadina. E se la previsione delle possibili manovre degli altri automobilisti riesce utilissima quando si conduce un veicolo qualsiasi essa diviene indispensabile quando si opta per le due ruote. E non tutti i motociclisti sono tanto bravi ad indovinare il futuro.

"Tolleranza zero"…poca pratica! È meglio una multa che la vita, eppure molti motociclisti pare non se ne rendano conto in tempo. Sono spesso troppo fiduciosi nella propria abilità alla guida, nella standardizzazione della guida degli altri e nella protezione offerta da cinture, caschi e abs. Invece proprio alcuni accessori finiscono per rivelarsi nemici insidiosi nell'eventualità di uno scontro frontale o di un urto violento. Per questo bisogna controllare bene i dettagli al momento dell'acquisto di un ciclomotore o di una qualunque altra vettura. Molti bambini sono stati vittime dell'urto di un air-bag e molti motociclisti hanno subito traumi alla colonna vertebrale per via del bauletto posteriore. Anche il parabrezza anteriore, quando è troppo basso, può rivelarsi fatale, "ghigliottinando" letteralmente il conducente. Insomma, è vero che il casco vi proteggerà nella maggior parte dei casi, ma l'unica prevenzione efficace non può prescindere da uno stile di guida prudente e responsabile. In fine è necessario un atteggiamento altrettanto umile e responsabile nel caso in cui vi troviate a soccorrere un infortunato. Il vostro compito dovrà limitarsi in questo caso all'accertamento della condizione del poveretto. Dovrete cioè assicurarvi che il ferito respiri e che la lingua non ostacoli il passaggio dell'aria. Per il resto chiamate immediatamente una ambulanza e rimandate qualunque altro intervento ai medici e al personale competente.

Le cifre degli incidenti nell'era "casco". Si tratta esattamente di una riduzione media su tutta la penisola del 32% ed in dettaglio del 50% al nord, del 75% al centro e del 20% al sud. Certamente la conformazione del territorio, la variabilità del clima e l'attenzione della pubblica amministrazione nell'istruzione degli automobilisti e nel controllo della rete viaria costituiscono una serie di variabili di cui la statistica non ci dice gran che. Ad esempio un attento rilievo ha indicato come in estate si tenda ad evitare l'uso del casco più che in inverno o quantomeno si ricorra a copricapo più leggeri ma non regolamentari. I caschi marchiati "e", ovvero conformi alla normativa europea, sono infatti pesanti e molto costosi (fino ad un milione di lire per quelli ultra-light in fibra di carbonio. A Roma i celebri "sanpietrini" costringono i motociclisti a complicate manovre danzate sottoponendoli al permanente rischio di scivolare o di danneggiare gli ammortizzatori. Nella pianura padana invece, nonostante la nebbia ed il clima più rigido, il traffico è molto più regolamentato e le strade sono ampie e piane. Tutto questo non può che giovare al guidatore occasionale o a chi guida da poco tempo. Sono appunto queste le categorie più esposte al rischio di infortuni.

Una polizza auto su misura
Spesso si avrebbe bisogno di assicurazioni "su misura", che coprano cioè aspetti precisi e limitati della vita quotidiana, ma si rinuncia perché spaventati da pacchetti assicurativi smisurati, molte volte in conflitto con polizze stipulate in precedenza. E allora le compagnie si stanno lanciando in opere di "sartoria", proponendo polizze perfettamente tagliate per le esigenze dei clienti. Le parole d'ordine diventano flessibilità e adattabilità, per cui è possibile costruirsi delle polizze "ad hoc" accettando o rifiutando le singole soluzioni proposte. La Azzurra Assicurazioni-Gruppo SAI è certamente all'avanguardia per questo tipo di offerte, come dimostra uno dei pacchetti maggiormente apprezzati dal mercato per quel che riguarda il settore auto. Esso offre assistenza stradale e difesa legale. Nel primo caso le prestazioni sono: traino immediato fino all'officina più vicina; traino a lunga distanza; recupero della vettura tramite il trasporto presso il luogo di deposito più vicino all'abitazione; in alternativa: pagamento del viaggio di sola andata dell'assicurato o di persona da lui designata per recuperare l'auto; vettura sostitutiva e trasferimenti imprevisti, più esattamente: pagamento del noleggio per i primi 3 giorni di un'auto di classe "C" e del trasferimento che l'assicurato deve effettuare per ritirare la vettura sostitutiva; in alternativa: organizzazione e pagamento del rientro in abitazione degli assicurati, oppure della prosecuzione del viaggio fino a destinazione; l'assistenza è fornita in Italia, nei paesi della Ue e in quelli che aderiscono al sistema della carta verde. Riguardo alla difesa legale, ecco le prestazioni: la Azzurra Assicurazioni-Gruppo SAI fornisce assistenza giudiziale e stragiudiziale e il pagamento delle relative spese per qualsiasi controversia derivante da danni subiti o causati dal proprietario o dal conducente in conseguenza della circolazione, per la difesa penale dal reato colposo o contravvenzione, per l'istanza di dissequestro dell'auto, per l'istanza di modifica del provvedimento di ritiro della patente. L'assistenza viene fornita per le controversie sorte in Italia, in conseguenza di fatti avvenuti in Italia e nel territorio dell'Ue e della Svizzera. L'accettazione del pacchetto non obbliga a nessuna disdetta di polizze già stipulate ed anzi l'offerta è studiata per integrarsi con rapporti già in corso anche con altre compagnie.

L'Rc auto viaggia sul Web. Il risparmio e la comodità stanno convincendo sempre più persone a stipulare polizze assicurative attraverso Internet. Il fenomeno è particolarmente accentuato per quanto riguarda la responsabilità civile auto: dopo un boom iniziale, dovuto forse al fattore-novità, e una flessione negli scorsi mesi, la crescita sembra ora essere solida e costante perché motivata da una reale convenienza più che dalla volontà di togliersi lo "sfizio". Nella maggior parte dei casi, infatti, si paga meno rispetto alle sottoscrizioni tradizionali. L'unica accortezza da prendere, oltre al doveroso controllo di tutte le parti dell'offerta assicurativa, è quella di navigare con estrema attenzione, facendo attenzione a cliccare sui pulsanti giusti. È meglio evitare spiacevoli sorprese a causa di un link sbagliato.

Furto e incendio, qualche dritta. Assicurare il proprio veicolo contro furto e incendio non è obbligatorio, ma richiede alcune cautele. Anzitutto tale polizza è indipendente da quella per la responsabilità civile, per cui si può stipulare con un'altra compagnia, che magari offre condizioni più vantaggiose. Poi è bene accertarsi se l'assicurazione copre l'auto in tutte le sue parti e abbraccia anche le eventuali spese di reimmatricolazione o demolizione. Bisogna quindi tener d'occhio le franchigie e gli scoperti, cioè le somme al di sotto delle quali il danno deve essere comunque pagato dall'assicurato. Infine, col passare degli anni è opportuno ritoccare il valore del proprio veicolo. È infatti importante che, se si subisce un furto, l'indennizzo sia calcolato su un valore adeguato a quello di mercato, generalmente reperibile sulle riviste di settore.

Le regioni più care. Gli automobilisti di Emilia Romagna e Toscana sono i più sfortunati d'Italia per quanto riguarda l'assicurazione auto. Lo dice l'Isvap (l'istituto di vigilanza sulle assicurazioni), che in uno degli ultimi rilevamenti ha evidenziato una consistente differenza tra Nord e Sud. Una volta tanto è il Mezzogiorno a uscire vincente dal confronto: un anno fa ogni meridionale ha mediamente pagato, per dodici mesi, 542.000 lire di Rc auto, contro le quasi 700.000 lire dei settentrionali e le 690.000 di chi vive nel centro Italia. Più precisamente, gli automobilisti emiliani, toscani e lombardi hanno pagato, rispettivamente, 745.000, 727.000 e 726.000 lire, cioè quasi 100.000 lire in più rispetto alla media nazionale (648.218 lire). La Val d'Aosta, invece, è felicissima ultima in classifica, visto che i suoi abitanti hanno versato 333.000 lire in media nelle casse delle compagnie. Un altro confronto, fatto però dall'Aci, riguarda il comportamento al volante degli uomini e delle donne. Queste ultime sono di gran lunga più prudenti, causando solo il 22% degli incidenti in Italia, contro il 78% dei maschi.

Ogni anno una stangata. Anche il 2000 ha portato una mini-stangata nelle tasche degli automobilisti italiani: secondo le elaborazioni del ministero del Tesoro, le tariffe della Rc-auto negli ultimi dodici mesi sono cresciute del 9,2%, in barba al blocco delle tariffe, che scade nel 2001, deciso dal governo. Del resto, la lievitazione dei prezzi dell'assicurazione auto è costante, anche se il boom si è verificato l'anno scorso: nel '96 l'aumento è stato del 9,1%, nel '97 del 9,2%, nel '98 del 13,6%, nel '99 del 16,3%. Secondo le compagnie assicurative gli aumenti delle tariffe sono stati inevitabili a causa dei costi ancora troppo elevati che pesano sulle società. Gli addetti al lavori tirano in ballo l'aumento degli incidenti e dei valori risarcitori applicati dai tribunali, nonché gli inestirpabili episodi di truffa.


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