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Zatteroni
improponibili, pantaloni scampanati, gonne lunghe, casacche
e vestiti semplici, tessuti ricamati, naturali, orientali,
soprattutto indiani, sandali ai piedi, capelli lunghi
e barbe folte, camicie floreali coloratissime e soprattutto
collane di tutti i colori, di tutti i materiali; un vero
tributo alla creatività individuale. E poi i jeans: sono
questi gli anni dei "Blu jeans, blu Jesus", gli anni di
"Fruit of the Loom", le t-shirt in cotone sempre molto
attillate, con quell'inconfondibile cesto di frutta a
certificare lo status di "fico" del gruppo. La minigonna
ha ormai preso piede, la nuova frontiera della trasgressione
è ora rappresentata dal monokini che fa scandalo sulle
assolate spiagge di Saint Tropez. L'Italia fa come al
solito la sua bella figura di terra bacchettona e nel
1973 partono le prime denunce per topless, quattro anni
dopo arriva la prima assoluzione per due giovani sorprese
in monokini sul bagnasciuga di Voltri. Vestirsi o svestirsi
in una certa maniera era la prova lampante di una provata
"modernità" trasgressiva e soprattutto contestataria.
Le donne dicono così addio al reggiseno e alle sottanine
smerlettate e si lanciano per le strade del mondo, come
fiere regine, vestite di mini-pull verde acido, su minigonne
di un arancione sgargiante, i colori quindi si inacidiscono,
nelle stampe delle stoffe si affiancano disegni incompatibili,
i tessuti diventano elastici e aderenti. Il tutto indossato
con una manifesta vanteria, ma soprattutto per esprimere
la rabbia che, come una sorta di velenoso silenzio, si
sfogava su tutto ciò che circondava i giovani.
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