ritrovi e, naturalmente, le proprie canzonette. Il Piper
di Roma seppe appunto catalizzare l'attenzione di molti
gruppi giovanili affascinati da brani per lo più
prodotti dai soliti autori ma interpretati questa volta
da belle, giovani e trasgressive donzelle. Tra queste novità
ricordiamo - ma si tratta di un campione molto incompleto
- Patti Pravo, Caterina Caselli o i gruppi come i Rockers,
I Nomadi o I Ragazzi dai Capelli Verdi. In una parola la
"generazione Beat".
La Rai e la diffusa ignoranza dell'idioma inglese svolsero
un importante compito nella promozione del patrimonio nazionale.
Mina e Pravo costituiscono ottimi esempi di questa collaborazione
intermediatica.
Nel
Regno Unito, a dispetto dell'egemonia di Who, Beatles
e Rolling Stones, molte altre voci ebbero l'opportunità
di contribuire all'evoluzione del nuovo rock. Molte delle
più stimolanti esperienze provenivano addirittura
da oltreoceano (Doors o Hendrix) che esercitarono poi
una leadership indiscussa sull'intero svolgersi della
storia musicale degli anni settanta ed ottanta. In particolare,
citiamo la band newyorkese di Lou Reed, i Velvet Underground
- caccia al tesoro: destino (J.O. Hobbes) -, e le band
di S. Francisco (Gratefull Dead e Jefferson Airplane).
Un posto a parte nell'Olimpo del rock se lo conquistarono
due geniali e profetiche formazioni di Detroit, gli Mc5
e soprattutto gli Stooges di Iggy Pop che seppero anticipare
con incredibile lungimiranza i suoni su cui buona parte
del rock dei venti anni a venire costruì la propria
identità.
|