Semplicemente
5/9/20101:20

GIOCHI & CONCORSITEST & SONDAGGI AGORÀ


Alberto Ascari alla guida della Ferrari.
Lo sport negli anni '50
Negli anni '50 nasce il mito Ferrari in Formula 1. Un nome su tutti: Alberto Ascari, la cui impresa è sensazionale: riesce a vincere il campionato del mondo per due stagioni consecutive, 1952 e 1953, diventando il primo trionfatore italiano con i colori del Cavallino.

L'Alfa Romeo, con le sue storiche "Alfetta" 158 e 159, si era ritirata dalle competizioni alla fine del 1951, dopo aver dominato l'automobilismo per oltre un decennio. In quell'anno Ascari, vincendo al Nürburgring e a Monza, comincia ad insidiare la supremazia di Fangio e della casa del quadrifoglio. All'inizio del 1952 Fangio, passato alla Maserati, ha un serio incidente in prova a Monza ed è costretto a saltare tutta la stagione. Toltosi di mezzo l'avversario più pericoloso, per Ascari la vita è relativamente semplice.

L'anno successivo, però, il pilota milanese dimostra che può essere grande anche con Fangio in pista: vince cinque gare su otto e fa correre un brivido ai tifosi proprio nell'ultima gara, a Monza, quando, mentre sta disputando la volata per il successo con Fangio e Farina, è vittima di un incidente all'ultima curva, detta "del porfido", antenata della celebre parabolica. Poco male comunque: Ascari porta a casa il suo secondo titolo mondiale, per sé e per la Ferrari, con la quale in due anni aveva formato un binomio praticamente imbattibile, trionfando in 11 dei 14 Gran Premi cui aveva preso parte tra il 1952 e il 1953 e salendo sul gradino più alto del podio per ben sette volte consecutive.

Contando sulle qualità del pilota, la Ferrari tenta l'assalto ad Indianapolis ma, nonostante l'avventura inizi sotto il migliore degli auspici (Ascari si qualifica 19° su 33 partenti), si risolve poi in una disfatta per colpa di una ruota che si stacca dalla 375. Fino a quel momento, Ascari aveva impressionato gli spettatori americani per la facilità con la quale aveva gestito l'insidioso circuito, mettendo in mostra quelli che erano i tratti fondamentali del suo stile: grande aggressività iniziale, così da scoraggiare gli avversari, e notevole intelligenza nell'amministrazione del vantaggio accumulato.

 


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