Semplicemente
5/9/20100:37

GIOCHI & CONCORSITEST & SONDAGGI AGORÀ


Roberto Rossellini con Ingrid Bergman a Capri nel '51.
Il cinema negli anni '50
Per qualche motivo incomprensibile, mentre gli americani dedicavano la propria opera alla creazione di un ricchissimo immaginario fantascientifico che in qualche modo anticipò di venti anni la passeggiata lunare del '69, in Italia Rossellini imponeva all'attenzione del pubblico le componenti elementari del nuovo movimento realista.

In che cosa consisteva il realismo? Si trattava principalmente di uno stile visivo simile a quello documentaristico, che ritraeva ambientazioni reali (non teatri di posa) in cui attori per lo più non professionisti si scambiavano battute in un linguaggio molto comune (a volte dialettale).

Tutto il materiale era raccolto dalla camera in un montaggio il più possibile spoglio di artifici e sofisticazioni.
Per farla breve, mentre il cinema statunitense atterriva gli spettatori con folle di alieni ed insetti giganti che scorrazzavano allegri su basi lunari ricostruite in cartapesta, De Sica si occupava di descrivere le vicende del recupero di una bicicletta rubata da parte di un sottoproletariato disperato. E un'attrice come Bette Davis si commuoveva al fascino di "Bellissima" dichiarando il proprio amore spassionato per Anna Magnani, affermando convinta: "L'attrice più straordinaria che abbia mai visto!".

Il successo del cinema italiano anni '50 all'estero è testimoniato ancora oggi dai numerosi festival che sono dedicati al cinema italiano in Canada ed in Usa, a celebrazione delle figure di Fellini, Pasolini, Totò e via dicendo. È come se proprio nella dedizione allo sguardo debole degli emarginati e nella denuncia dell'indifferenza e della disgregazione del tessuto sociale urbano, il cinema italiano riuscisse a riscattarsi dal confronto con lo sfarzo dei film di oltreoceano. Questo non significa che il neorealismo si esprimesse nei termini di un messaggio politico. Si trattò del prodotto dell'intreccio tra le possibilità e le costrizioni offerte da una macchina cinematografica assai avara in fatto di investimenti ma abbastanza evoluta per concedere la possibilità di un doppiaggio in fase di editing, condizione preliminare di qualunque progetto che intendesse sostituire i teatri di posa e gli interni con la città reale, con il suo rimescolarsi, con i suoi schiamazzi ed i suoi rumori.

 


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