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In che cosa consisteva il realismo? Si trattava principalmente
di uno stile visivo simile a quello documentaristico,
che ritraeva ambientazioni reali (non teatri di posa)
in cui attori per lo più non professionisti si
scambiavano battute in un linguaggio molto comune (a volte
dialettale).
Tutto il materiale era raccolto dalla camera in un montaggio
il più possibile spoglio di artifici e sofisticazioni.
Per farla breve, mentre il cinema statunitense atterriva
gli spettatori con folle di alieni ed insetti giganti
che scorrazzavano allegri su basi lunari ricostruite in
cartapesta, De Sica si occupava di descrivere le vicende
del recupero di una bicicletta rubata da parte di un sottoproletariato
disperato. E un'attrice come Bette Davis si commuoveva
al fascino di "Bellissima" dichiarando il proprio
amore spassionato per Anna Magnani, affermando convinta:
"L'attrice più straordinaria che abbia mai
visto!".
Il
successo del cinema italiano anni '50 all'estero è
testimoniato ancora oggi dai numerosi festival che sono
dedicati al cinema italiano in Canada ed in Usa, a celebrazione
delle figure di Fellini, Pasolini, Totò e via dicendo.
È come se proprio nella dedizione allo sguardo
debole degli emarginati e nella denuncia dell'indifferenza
e della disgregazione del tessuto sociale urbano, il cinema
italiano riuscisse a riscattarsi dal confronto con lo
sfarzo dei film di oltreoceano. Questo non significa che
il neorealismo si esprimesse nei termini di un messaggio
politico. Si trattò del prodotto dell'intreccio
tra le possibilità e le costrizioni offerte da
una macchina cinematografica assai avara in fatto di investimenti
ma abbastanza evoluta per concedere la possibilità
di un doppiaggio in fase di editing, condizione preliminare
di qualunque progetto che intendesse sostituire i teatri
di posa e gli interni con la città reale, con il
suo rimescolarsi, con i suoi schiamazzi ed i suoi rumori.
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