Semplicemente
5/9/20101:02

GIOCHI & CONCORSITEST & SONDAGGI AGORÀ


I protagonisti di "Vacanze Romane".
La moda negli anni '50
Il rifiorire del turismo dopo il crollo del regime fascista nell'immediato dopoguerra consentì all'Italia di comunicare al mondo il fascino delle vie romane e milanesi gremite sino all'orlo di giovani dandy disposti a tutto pur di ostentare la propria eleganza. Benché dunque l'America esportasse con successo nuvole di jeans e giacche di

pelle, l'Italia riuscì a ridisegnare attorno alla propria tradizione stilistica il percorso della rivincita della sartoria europea, capace di reagire all'impersonalità della catena di montaggio e della fabbrica d'oltreoceano con atelier ed artigiani, con tessuti pregiati e rifiniture impeccabili.

Già nel '55 lo shopping nelle vie della capitale costituiva un'abitudine molto praticata dai turisti stranieri tra i quali ricordiamo il duca di Windsor, assiduo frequentatore di Battistoni cui commissionava le proprie camicie in popeline. Frattanto riviste internazionali quali la storica Adam registravano con regolarità questi piccoli eventi di cronaca alimentando il corpus di servizi fotografici su via Veneto, timidi precursori del mito della Dolce Vita immortalato dal capolavoro felliniano del '59. A questi servizi fotografici si aggiungeva l'opera attenta di quei dilettanti un poco fotoreporter ed un poco "Robin Hood dell'immagine" che Fellini battezzerà appunto col nome (oggi d'uso corrente) "paparazzi".

Le imprese di questo fotogiornalismo d'assalto documentano un vestire tutto dedito alla rivincita da quella costrizione cui il regime fascista aveva sacrificato la libera creatività dei singoli stilisti. Ma ora la gioventù poteva dare sfogo al proprio frizzante entusiasmo cavalcando una vespa in giacca monopetto corta, pantaloni stretti e scarpe a punta. Fu proprio la Vespa ad indurre la passione generalizzata per la giacca corta ed i pantaloni stretti, molto più comodi alla guida del piccolo velocifero a due ruote e più freschi l'estate. Anche i soprabiti si ridussero di molto in proporzione.

I protagonisti indiscussi di questa piccola rivoluzione, a parte i paparazzi di cui sopra, furono i sarti, artigiani prodigiosi che trasmettevano il proprio sapere di padre in figlio e che garantivano con la propria esperienza lo standard qualitativo adeguato al prodotto. Successivamente al pauroso decremento di presenze nelle fila di questa classe di lavoratori fu necessario ricorrere ad un istituto indirizzato alla formazione delle nuove leve (l'"Accademia per Sarti di Roma" era il più celebre) che non riuscì in ogni caso a sopperire alla defezione. Ma questo problema ci introduce già negli anni sessanta, un decennio che vide la glorificazione di una Dolce Vita già scomparsa nel momento in cui il film omonimo trovava un suo posto nelle sale.

 


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