Semplicemente
5/9/20100:35

GIOCHI & CONCORSITEST & SONDAGGI AGORÀ


Marlene Dietrich e James Stewart.
La musica negli anni '40
La musica nera, per lo meno nelle proprie incarnazioni più "sbiancate", si era ormai aperta un varco nei cuori di tutti gli ascoltatori anche nel Bel Paese a dispetto del veto che il Fascismo aveva imposto ad una produzione musicale che ufficialmente indicava quale "barbara anti-musica negra" e di cui ufficiosamente temeva l'intrinseca natura contestataria. Si trattò effettivamente di un timore infondato dato che ad ottenere una certa popolarità furono produzioni piuttosto svilite dello swing originario.
In ogni modo questi modesti successi furono sufficienti ad inaugurare un duello tra sostenitori della canzone italiana tradizionale e presunti rivoluzionari delle 7 note.
A pensarci bene questo clima di competizione non si è sopito neppure oggi ed è presumibile che l'equilibrio che si venne creando tra le due spinte, quella autarchica e quella esterofila, costituì un propellente indispensabile per consentire all'Italia di costituirsi un proprio stile. Il ruggito dello swing comunque rimase in uno stato per così dire recessivo sino alla seconda metà degli anni '40, quando le celebri ariette di "Capinera" e "Tango della Gelosia" furono letteralmente spazzati via da Natalino Otto e i suoi "Mr. Paganini" o "Polvere di Stelle".


Il ruggito dello swing comunque rimase in uno stato per così dire recessivo sino alla seconda metà degli anni '40, quando le celebri ariette di "Capinera" e "Tango della Gelosia" furono letteralmente spazzati via da Natalino Otto e i suoi "Mr. Paganini" o "Polvere di Stelle". Fu appunto l'incontro tra i cascami dell'operetta da una parte e del blues dall'altra ad accendere una miccia che esplose in una produzione a dir poco sterminata. Il fenomeno fu naturalmente ostacolato dal regime fascista attraverso strategie evidentemente poco efficienti. Le trasmissioni radiofoniche erano di solito monitorate e fu questo continuo controllo a non permettere la diffusione dei lavori più interessanti. In ogni modo alcuni degli artisti più promettenti ci furono rapiti dall'industria americana e personaggi del calibro di Arturo Rabagliati portarono al successo i propri brani ("Baciami piccina") utilizzando il cinema quale trampolino di lancio. Altri, come il Trio Lescano, divennero un fenomeno di costume benché l'immagine esile delle tre sorelle olandesi veicolasse messaggi per nulla infantili. Il loro brano più celebre fu senza dubbio "Maramao perché sei morto", canzonetta apparentemente inoffensiva che si permetteva di deridere la morte di Ciano ("Maramao perché sei morto, pane e vin non ti mancava…") e che rappresentò il prototipo per tutta una produzione di cosiddette "canzoni della fronda".

Accanto a questi prodotti destinati ad un pubblico di civili si affiancano i brani del "canta che ti passa", indirizzati ad alleviare le sofferenze dei soldati al fronte e ad infondere coraggio nelle truppe. L'effetto patetico o corroborante veniva spesso ottenuto attraverso una banalizzazione del vocabolario D'Annunziano; epiteti piuttosto altisonanti quali "sonante mar" o "luce mattinal" decorano brani popolari quali "La canzone dei sommergibili" o "Vincere!". A ciò aggiungiamo la mesta "Lilì Marlene" che però si diffuse nella traduzione che Lina Termini derivò dall'originale tedesco. Curiosamente mancano in questo periodo echi canori della tragedia che gli italiani pativano quotidianamente; la canzone italiana prese a discostarsi progressivamente dall'osservazione della realtà e a ripiegare in un genere di evasione che rappresentò una vera e propria miniera per l'industria discografica nazionale. Naturalmente a livello dei gruppi minoritari i canti dei partigiani, dalle liriche oltremodo affilate, la fanno da padroni. "Bella Ciao" tra tutti.

 


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