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Dopo
il referendum del 2 giugno 1946, il 15 giugno riprende
il Giro d'Italia, una fiaccola ideale di pace accesa per
riunire tutti gli italiani, di ogni città, paese e contrada.
Sono indimenticabili i duelli Coppi-Bartali: il Belpaese
spaccatosi per il referendum monarchia-repubblica, pro
e contro, vivrà per anni diviso in due grandi fazioni:
bartaliani e coppiani.
E che dire del calcio? L' amichevole dell'11 novembre
1945 con la Svizzera (4-4) segnò la ripresa dell'attività
degli azzurri, come sottolineò in un articolo Leone
Boccali, uno dei padri del giornalismo sportivo, fondatore
e direttore de Il Calcio Illustrato, quindi dell'Almanacco
annuale del calcio, passato in seguito alle Edizioni Panini
che ne cura tuttora la pubblicazione.
Dopo
quell'incontro in terra elvetica, l'Italia aprì
le frontiere e nel campionato italiano arrivarono gli
assi stranieri.
Nel 1949 Gianni Agnelli, allora presidente della Juventus,
soffiò al Torino il danese John Hansen, al Milan
arrivarono Gren, Nordahl e Liedholm, soprannominati il
trio "Gre-No-Li".
A
scaldare il cuore sportivo degli italiani non mancarono
i motori: nel 1947 riprese la Mille Miglia ancora con
il leggendario Tazio Nuvolari e altri piloti che scatenarono
il tifo sulle strade d'Italia.
Con
il ritorno delle Olimpiadi (Londra 1948), l'Italia scopri
un beniamino. Adolfo Consolini (1917-1969), originario
di Costermano nel Veronese, che si laureò campione
olimpico nel lancio del disco, una specialità nella
quale stabilì più volte il primato mondiale
lanciando l'attrezzo a 55,33 metri. Consolini, olimpionico,
primatista mondiale, un personaggio semplice, assurto
agli onori della cronaca, si mantenne sempre qual era
prima della celebrità. Consolini si accontentava
di raccontare delle sue imprese ai suoi compaesani, ma
con l'aria di uno che voleva indicare una strada ai giovani,
senza peraltro la pretesa di salire in cattedra.
A quelle Olimpiadi del '48 non parteciparono Germania
e Giappone, le due nazioni sconfitte nella seconda guerra
mondiale: troppo recenti le ferite aperte dal conflitto
provocato dal nazismo e dall'imperialismo nipponico. Ma
Londra 1948 passò alla storia anche perché
per la prima volta furono due donne le più applaudite:
la olandese Fanny Blankers-Koen, mamma di tre bambini,
vinse quattro medaglie d'oro (100, 200, staffetta 4x100
e 80 ostacoli) e la francese Micheline Ostermeyer, pianista
e concertista, che, con la musica in testa, conquistò
due ori nel disco e nel peso. Sempre alle Olimpiadi nacque
la leggenda del Settebello d'oro, ovvero della nazionale
italiana di pallanuoto che vinse la medaglia d'oro. In
quell'occasione venne coniato dai giornalisti dell'epoca
quel soprannome che è ancora usato.
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