Semplicemente
5/9/20101:26

GIOCHI & CONCORSITEST & SONDAGGI AGORÀ


Humphrey Bogart e Ingrid Bergman in una scena del film "Casablanca".
Il cinema negli anni '40
Non poteva mancare in questa panoramica sugli anni '40 almeno un accenno alla produzione cinematografica. Il cinema di questo periodo è ricco e variegato, sono questi gli anni in cui si pongono le basi per molta della produzione successiva. Negli Stati Uniti il decennio si apre con un vero e proprio cult movie di Orson Welles, ai suoi esordi con "Quarto Potere" (1941), e poi un altro

classico: "Casablanca" del 1942; il film ottenne da subito un successo davvero notevole e ancora oggi è un film molto apprezzato.
Non possiamo dimenticare il mitico Charlie Chaplin con il suo "Grande Dittatore" (1940), e Frank Capra con "Arsenico e vecchi merletti" (1944), e poi Hitchcock, che nel 1940 vinse il suo unico Oscar con "Rebecca, la prima moglie". Non manca neanche il vecchio Walt Disney con gli ormai storici "Pinocchio" (1940), "Fantasia" (1940), "Bambi" (1942).


Durante la guerra la produzione hollywoodiana è fortemente concentrata sulle vicende belliche, soltanto tra il 1942 ed il 1945 vennero prodotti circa 500 lungometraggi a tema bellico. Fu una scelta prima di tutto politica: Roosevelt era consapevole del potere del grande schermo e cercò di utilizzarlo come mezzo insostituibile per trascinare l'America a combattere.
Il Presidente decise quindi di circondarsi di una valentissima équipe di collaboratori, che avrebbe dovuto svolgere una funzione di mediazione fra la sua politica e Hollywood, in realtà fece molto di più, riuscendo spesso a plasmare il contenuto stesso dei film: prima che si iniziasse la lavorazione di qualsiasi lungometraggio era indispensabile il via libera del governo.
Il risultato è che almeno fino alla fine del decennio non vennero prodotti film contro la guerra o antimilitaristi.
Nella seconda metà del decennio la produzione cambia e si arriva al western di John Ford ("Sfida infernale", 1946, "Il massacro di Ft. Apache", 1948), ai kolossal come "Sansone e Dalila" del 1949, di C.B.DeMille, passando per il noir (particolarmente ricco in questo periodo) di "Gilda" del 1946, diretto da King Vidor, o "La furia umana" (1949) di Walsh, torna anche O.Welles con "La signora di Shanghai" del 1947, e chiudiamo con "Il postino suona sempre due volte", di T.Garnett (1946).

Il decennio è storico anche per la produzione italiana: c'è la rottura definitiva con il cinema dei telefoni bianchi, con i kolossal storici e i film di propaganda.
Primo vero artefice del rinnovamento del cinema italiano è probabilmente Blasetti. "Quattro passi tra le nuvole" (1942), sceneggiato da Zavattini, rappresenta un primo accenno di neorealismo in cui Blasetti si presenta in veste inedita. L'atmosfera neorealista si completò durante la guerra. In quel clima di totale distruzione, con la penuria di mezzi tecnici, di costumi, di scenari, nacque il neorealismo: più che da una teoria cinematografica fu l'espressione delle precarie condizioni di lavoro, e fu caratterizzato dalla povertà in tutti i sensi, povertà nella qualità tecnica dei film e nei personaggi scelti, soprattutto operai, contadini e disoccupati.
Dopo la caduta del fascismo emersero quindi Zavattini, Rossellini, De Sica, Visconti, diversi tra di loro ma legati da una generica spinta morale verso ideali antifascisti, egualitari e libertari, cristiani e comunisti.

Ricordiamo di Rossellini "Roma città aperta" (1945), intenso e struggente, il film fu il primo prodotto amatoriale ad emergere quale capolavoro di livello internazionale, "Paisà" (1946), "L'amore" (1948), "Germania anno zero" (1948), "Stromboli terra di Dio", (1949); di De Sica "Sciuscià" (1946), e "Ladri di biciclette" (1948), altro successo internazionale e poi Visconti che già nel suo esordio con "Ossessione" (1943) si distaccò dal cinema di regime e sperimentò una sorta di fusione tra il rinnovato stile realista francese e il mondo violento della narrativa contemporanea americana (nel caso specifico "Il postino suona sempre due volte" di Cain).

 


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