Semplicemente
5/9/20101:40

GIOCHI & CONCORSITEST & SONDAGGI AGORÀ


Un momento di meritato riposo per le donne partigiane di Castellucci giugno 1944.
La moda negli anni '40
Gli anni '40: sono gli anni della Guerra e della Liberazione, gli anni della nascita della Repubblica,della Costituzione e delle prime elezioni a suffragio universale. Ma al di là dei grandi eventi storici, perché li ricordiamo? Quali sono gli eventi di costume e di moda, che caratterizzano la vita di questi anni? Proviamo a fare un tuffo nel passato.
La nuova posizione che la donna si trovò a ricoprire nel mondo del lavoro negli anni '40 innescò una piccola rivoluzione nel suo modo di vestire. Alla figura di una donna reclusa sotto pile di padellame e kit per il punto a croce, si sostituì quella di una donna pronta a rimpiazzare le presenze maschili impegnate al fronte occupandosi di lavori di ufficio e mansioni tradizionalmente riservate ai maschi.
Ecco perché in questi anni gli abiti si semplificano nel disegno, i tessuti si fanno più resistenti e ci si inventa la distinzione tra la gonna corta, uso ufficio, e quella lunga per la sera. Tute da lavoro ed acconciature semplici e razionali furono introdotte per motivi igienici nel guardaroba di tutte coloro che si impegnarono nel soccorso sui campi di battaglia, nelle fabbriche e via dicendo. Inoltre la scarsa disponibilità di materiali come la pelle spinse all'impiego di tessuto anche nella realizzazione di borse e scarpe e le ristrettezze economiche cui tutti furono inevitabilmente sottoposti produssero geniali risposte, tra cui la stravagante abitudine di colorarsi le gambe con il make up per simulare un bel paio di calze nuove.
I capelli vennero tenuti più lunghi, e alla fine del decennio era in moda il taglio "da paggio"- lisci e rivolti in su sul fondo- o farsi le trecce o ricci sopra la testa. Durante la guerra, una acconciatura a ciuffo sul davanti e sui lati con una piega a forma di "u" sul dietro era molto popolare.

Tornati dal fronte i soldati dovettero vedersela con questi mostri di ingegno e razionalità ingaggiando una lunga guerra domestica che li accompagnò per lo meno fino alla fine degli anni '60. La conseguenza principale fu la progressiva acquisizione nella moda maschile di tratti pertinenti al nuovo stereotipo femminile tra i quali la passione per il vestire che li rese celebri in tutta Europa. Per questo rifiorirono le sartorie; lo shopping in Italia divenne una pratica comune per ogni viaggiatore con qualche quattrino in tasca. In particolare gli inglesi della casata di Windsor girovagarono per i mercati capitolini rapiti dal più profondo stupore nell'osservare gli straordinari figurini che sfilavano dietro i banconi del pesce vestiti di tutto punto in giacca corta a taglio secco e pantaloni affusolati. Questa fu appunto la divisa caratteristica con cui i nuovi dandy dell'italian style sostituirono il classico doppiopetto con pantalone largo del dopoguerra. Grande successo quindi dell'innovativo design della moda romana, dei colori vivaci del vestire napoletano, del restyling della tradizione inglese ad opera di sarti quali Agostino, Caraceni, Baratta, Pozzi a Milano.

 


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