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Un momento di meritato riposo per le donne
partigiane di Castellucci giugno 1944. |
La
moda negli anni '40
Gli
anni '40: sono gli anni della Guerra e della Liberazione,
gli anni della nascita della Repubblica,della Costituzione
e delle prime elezioni a suffragio universale. Ma al di
là dei grandi eventi storici, perché li ricordiamo? Quali
sono gli eventi di costume e di moda, che caratterizzano
la vita di questi anni? Proviamo a fare un tuffo nel passato. |
La
nuova posizione che la donna si trovò a ricoprire
nel mondo del lavoro negli anni '40 innescò una piccola
rivoluzione nel suo modo di vestire. Alla figura di una
donna reclusa sotto pile di padellame e kit per il punto
a croce, si sostituì quella di una donna pronta a
rimpiazzare le presenze maschili impegnate al fronte occupandosi
di lavori di ufficio e mansioni tradizionalmente riservate
ai maschi.
Ecco perché in questi anni gli abiti si semplificano
nel disegno, i tessuti si fanno più resistenti e
ci si inventa la distinzione tra la gonna corta, uso ufficio,
e quella lunga per la sera. Tute da lavoro ed acconciature
semplici e razionali furono introdotte per motivi igienici
nel guardaroba di tutte coloro che si impegnarono nel soccorso
sui campi di battaglia, nelle fabbriche e via dicendo. Inoltre
la scarsa disponibilità di materiali come la pelle
spinse all'impiego di tessuto anche nella realizzazione
di borse e scarpe e le ristrettezze economiche cui tutti
furono inevitabilmente sottoposti produssero geniali risposte,
tra cui la stravagante abitudine di colorarsi le gambe con
il make up per simulare un bel paio di calze nuove.
I capelli vennero tenuti più lunghi, e alla fine
del decennio era in moda il taglio "da paggio"-
lisci e rivolti in su sul fondo- o farsi le trecce o ricci
sopra la testa. Durante la guerra, una acconciatura a ciuffo
sul davanti e sui lati con una piega a forma di "u"
sul dietro era molto popolare.
Tornati
dal fronte i soldati dovettero vedersela con questi mostri
di ingegno e razionalità ingaggiando una lunga
guerra domestica che li accompagnò per lo meno
fino alla fine degli anni '60. La conseguenza principale
fu la progressiva acquisizione nella moda maschile di
tratti pertinenti al nuovo stereotipo femminile tra i
quali la passione per il vestire che li rese celebri in
tutta Europa. Per questo rifiorirono le sartorie; lo shopping
in Italia divenne una pratica comune per ogni viaggiatore
con qualche quattrino in tasca. In particolare gli inglesi
della casata di Windsor girovagarono per i mercati capitolini
rapiti dal più profondo stupore nell'osservare
gli straordinari figurini che sfilavano dietro i banconi
del pesce vestiti di tutto punto in giacca corta a taglio
secco e pantaloni affusolati. Questa fu appunto la divisa
caratteristica con cui i nuovi dandy dell'italian style
sostituirono il classico doppiopetto con pantalone largo
del dopoguerra. Grande successo quindi dell'innovativo
design della moda romana, dei colori vivaci del vestire
napoletano, del restyling della tradizione inglese ad
opera di sarti quali Agostino, Caraceni, Baratta, Pozzi
a Milano.
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