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La
cucina portoghese
La
parte del leone la fa senz’altro il merluzzo, il bacalhau,
pare che ne esistano 365 ricette… una per ogni giorno
dell’anno! Ma non vi preoccupate, non vi stancherà
proprio perché viene proposto ogni volta sotto una
veste diversa. Spesso vi verrà offerto "assado",
ossia fritto con contorno di patate, o "cozido"
(bollito) o al forno con patate e cipolle. Da secoli i Portoghesi
consumano quantità industriali di bacalhau (baccalà),
pasteis de bacalhau e pataniscas (polpettine e frittelle)
sono irresistibili anche per coloro che solitamente non
sopportano il gusto intenso del baccalà.
Portogallo
è sinonimo anche di sardinas. Il profumo penetrante
delle sardine grigliate, spesso lasciate intere e non squamate
per non seccarne le carni, è forse quello che più
si ricorda di una vacanza in questo Paese. I pesci più
gettonati sono il merluzzo, il pesce spada, il nasello,
la triglia, la sogliola. Spesso li si accompagna un contorno
di verdure o patate.
Un altro piatto molto rinomato, sempre a base di pesce,
la "fataça na telha" (cefalo grigliato
sulla teglia).
Per
quanto riguardo le carni, una menzione d'onore spetta al
maiale. Ottimi sono le salsicce, i piatti di sarrabulho
(carne e interiora cotti nel sangue), e i vari tipi di trippa
e di bucho de porco, lo stomaco del maiale riempito di carne
e spezie. Fra i piatti di maiale, indimenticabili sono leitao
à bairra (il maialino da latte arrostitito alla bairrada)
e il porco à alentejana (alla alentejana). E' quest'ultimo,
in particolare, che riserva sorprese per il nostro palato,
per l'insolito accostamento della lonza con le vongole.
Spesso si conclude il pranzo con il gustosissimo "queijo
de serra", un formaggio ricavato dal latte di pecora.
Solitamente i dolci dei ristoranti non sono di qualità
eccelsa, agli amanti del dessert consigliamo di cercare
lenumerosissime pastelerias (pasticcerie) dove si possono
gustare dolci davvero nutrienti, e calorici, dai nomi fantasiosi
come il "touchinho do ceu" (lardo del cielo) o
la barriga de freira (ventre di monaca), che - come recita
il loro nome - nel '700 venivano prodotti solo nei monasteri.
Ma
anche un buon caffè e le ottime pasteis de nata,
le tartellette di pasta sfoglia e crema pasticcera; onnipresenti
sono le queijadas de sinta, le tartellette al formaggio
e uova. Arroz dolce (budino di riso) non può mancare
su una tavola portoghese in festa. Facile da preparare,
richiede poi una mano esperta per riuscire in quelle decorazioni
con la cannella, così elaborate da sembrare ricami.
Pasta di mandorle, fichi, cannella, miele, zucca, noce di
cocco, vaniglia conferiscono a questi dolci un sapore tipicamente
arabo.
Il
Portogallo si presenta quindi con sapori mediterranei e
quindi per noi “casalinghi” e al tempo stesso
altri sapori sconosciuti e insoliti, è la sua anima
atlantica che si rivela ad esempio nella açorda alentejana,
una minestra (o più precisamente, una pappa) di pane
e coriandolo, un'erba raramente usata nella cucina europea,
ma abbondante in quella portoghese.
Chiudiamo
con i vini: il Porto è il re dei vini portoghesi
e bisogna assaggiarlo. La produzione è limitata e
sottoposta ad una legislazione severa, cosicché la
qualità è generalmente eccellente. Ci sono
diversi tipi di Porto: da quello bianco, secco o dolce,
servito fresco come aperitivo, a quelli invecchiati fino
a 40 anni, da sorseggiare da soli, magari con del fado (la
musica tradizionale portoghese) in sottofondo.
Porco
à alentejana
Per 4 persone
g 450 di lonza a cubetti (2.5 cm di lato) - g 450 di coscia
di maiale a cubetti come sopra - 1 grossa cipolla tritata
- ml 300 di vino bianco - 3 spicchi aglio tritato - 2 rametti
prezzemolo tritato - 1 cucchiaino paprika - 1 cucchiaino
concentrato di pomodoro - g 100 strutto - 2 cucchiai olio
d'oliva - g 700 vongole - 1 chiodo di garofono - 1 foglia
d'alloro - sale e pepe
Preparare
una marinata con il vino, l'aglio, la paprika, sale e pepe,
l'alloro e il chiodo di garofano. Immergervi la carne e
far riposare per 5 ore; scolare la carne, asciugarla bene
e farla dorare nello strutto; filtrare la marinata ed aggiungerla
alla carne. Coprire e far cuocere a fuoco medio fino a che
la carne è tenera e il sugo ridotto a metà;
preparare una salsa con il concentrato di pomodoro, l'olio,
la cipolla, il prezzemolo, sale e pepe, facendo sobbollire
il tutto per 8 minuti. Aggiungervi le vongole ed abbassare
il gas. Far aprire tutte le vongole e rimuovere. Scuotere
il tegame ogni tanto per non fare attaccare e aggiungere
la salsa e le vongole alla carne. Fare insaporire per 3
minuti a tegame coperto e servire.
Pasteis
de bacalhau
Ingredienti
400 g di baccalà
250 g di patate
1 cipolla
un mazzetto di prezzemolo
4 uova
pepe
noce moscata
olio d'oliva per friggere
Mettere
a bagno il baccalà per 24 ore in acqua fredda.
Mettere a bollire in una casseruola le patate ed il baccalà;
al termine della cottura pulire il baccalà togliendone
la pelle ed eventuali lische e sminuzzarlo finemente con
la forchetta.
Pelare le patate e schiacciare anch'esse con la forchetta.
Mescolare il purè di patate ed il baccalà.
Aggiungere la cipolla ed i prezzemolo tritati.
Incorporare le uova, ad uno ad uno, sbattendo energicamente
il composto. Insaporire con pepe e noce moscata ( non è
necessario aggiungere sale!).
Formare delle polpettine ovali aiutandosi con due cucchiai.
Friggere le polpette in olio d'oliva e farle asciugare su
carta assorbente.
Toucinho de ceu
Ingredienti
150 g di mandorle sgusciate
600 g di zucchero
100 g di farina
4 uova
4 tuorli
1 albume
2 bicchieri d'acqua
zucchero al velo
Cuocere lo zucchero con l'acqua fino ad ottenere uno sciroppo
denso. Tostare e tritare finemente le mandorle.
Aggiungere allo sciroppo le mandorle e le uova sbattute
con la farina. Lasciare raffreddare la pastella, quindi
versarla in uno stampo imburrato e infarinato. Infornare
a fuoco forte fino a cottura. Lasciare raffreddare quindi
stendere sulla superficie una glassa composta da albume
e zucchero al velo.
Pastéis de Belém
500 g di pasta sfoglia
0,5 dl. d'acqua
150 g di zucchero
1 cucchiaio da minestra di farina
2,5 dl. di latte
4 rossi d'uovo
1 chiara d'uovo
zucchero e cannella in polvere
Fate
scaldare l'acqua con lo zucchero sino a che si addensi e
faccia il filo. A parte diluite la farina in poco latte
freddo poi unite il latte restante i rosse e la chiara d'uovo
(prima ben sbattuti); aggiungete lo zucchero diluito nell'acqua
e ponete la casseruola in un bagno maria facendo cuocere
per 10-12 minuti senza mai smettere di mescolare. Con questo
composto riempite le formine già foderate di pasta
e fate cuocere in forno caldo per circa 25 minuti; servite
spolverizzando con zucchero e/o cannella.
15/03/2005

Arriva
il tempo delle insalate
Insalata al coniglio
Ingredienti per 4 persone
lattughino misto g 300 - polpa di coniglio g 200 - crescione
g 100 - sedano bianco g 100 - olio di semi di girasole g
100 - gherigli di noce g 40 - aceto rosso g 25 - senape
aromatica - cumino in polvere - trito aromatico (prezzemolo,
timo, rosmarino) - olio d'oliva - sale - pepe nero in grani
Preparazione
Private la polpa di coniglio di eventuali scarti, riducetela
in dadolata e fatela rosolare a fuoco vivo, con un filo
d'olio d'oliva caldo, un pizzico di sale, una generosa macinata
di pepe e un pizzico di timo fresco, tritato. Mondate, lavate
e sgocciolate bene il lattughino e il crescione; mettete
il tutto in un piatto da portata e mescolatelo con la dadolata
di coniglio, che avrete lasciato raffreddare, il sedano
tagliato a cornetti obliqui e i gherigli di noce. Condite,
al momento, con la salsina preparata mettendo nel frullatore
l'olio di semi di girasole, l'aceto, un pizzico di sale,
mezzo cucchiaino di senape aromatica e una presina di cumino
in polvere. Avviate l'apparecchio alla massima velocità
per mezzo minuto, poi assaggiate la salsina per correggerla
di gusto, infine completatela con mezza cucchiaiata di trito
aromatico. Portate l'insalata in tavola e rigiratela velocemente
alla presenza dei commensali, per farla insaporire bene
e in modo uniforme.
Insalata
alle uova
Ingredienti per 4 persone
insalatine miste g 200 - pecorino fresco g 150 - ricotta
g 100 - cicorino g 100 - olio extravergine d'oliva g 100
- rucola g 50 - aceto di mele g 40 - 10 olive nere - 4 uova
sode - erba cipollina - sale - pepe nero in grani
Preparazione
Passate al mixer la ricotta insieme con il pecorino; raccogliete
il ricavato in una ciotola, conditelo con sale, una macinata
di pepe, una cucchiaiata d'olio extravergine d'oliva (presa
dal quantitativo totale), quindi amalgamate il composto
e preparate delle palline grosse quanto una noce. Mondate,
lavate, sgocciolate le insalatine, il cicorino e la rucola;
tritate grossolanamente queste ultime due verdure, poi mescolatele
in un piatto da portata con le insalatine, le olive nere
e le uova sode tagliate a spicchietti. Completate l'insalata
con le palline di formaggio, granelli di pepe e il condimento
preparato mettendo nel frullatore l'olio d'oliva rimasto,
l'aceto di mele, un pizzico di sale e un abbondante trito
d'erba cipollina. Avviate l'apparecchio alla massima velocità
per mezzo minuto, quindi correggete il gusto, versate la
salsina sull'insalata, portate in tavola e mescolate al
momento, per farla insaporire in modo omogeneo.
Insalata
di patate grigliate
Ingredienti per 4 persone:
8 patate rosse medie - 2 grosse cipolle rosse - ½
tazza di aceto balsamico - ¾ tazza d'olio - 2 cucchiai
di mostarda di Digione - ¼ tazza di prezzemolo fresco
tritato - sale e pepe
Prepararazione
Cuocere le patate al microonde fino a metà cottura.
Rimuoverle e tagliarle a metà o in quarti se sono
grosse. Tagliare le cipolle in fette da 2 cm usando degli
spiedini in legno o stuzzicadenti per tenerle insieme. Grigliare
sia le cipolle che le patate a fuoco medio finché
siano tenere e dorate.
Per preparare il condimento, miscelare l'olio, la mostarda,
l'aceto, il sale ed il pepe in una ciotola piccola. Tritare
le cipolle e le patate in piccoli pezzi e metterli in una
ciotola da portata. Aggiungere sufficiente condimento per
ricoprirle bene e miscelare il tutto.
Conservare il condimento extra. Aggiungere il prezzemolo
fresco tritato e miscelare ancora. Servire caldo.
Insalata
in agrodolce
Ingredienti per 4 persone
1 cespo di indivia riccia, 2 zucchine, 100gr di olive nere,
150gr di pisellini lessati, 50gr di mais
in scatola, 4 ravanelli, 50gr di peperoni sott'aceto, 5
cucchiai di olio extravergine d'oliva, 1 cucchiaio di aceto
balsamico, 1 cucchiaino di miele, sale, pepe
Preparazione
Mondate e lavate le verdure. Spezzettate l'indivia e mettetela
in una ciotola; poi aggiungete le zucchine a listarelle
sottili, le olive, i peperoni a dadini, il mais ben sgocciolato
e i pisellini. Completate l'insalata con i ravanelli a fetine
e conditela con una salsina ottenuta sbattendo con una forchetta
l'olio, l'aceto, il miele, una presa di sale e un pizzico
di pepe. Mescolate con cura e servite.
Insalata
mais e polpo
Ingredienti per 4 persone
polpo 400 g, mais sgocciolato 150 g, olio d'oliva extra-vergine
4 cucchiai, pomodori perini 400g, sedano 1 cuore, succo
di limone ½ cucchiaio, salsa verde 1 cucchiaio, sale
q.b.
Preparazione
Lessate il polpo, scolatelo, lasciatelo raffreddare e tagliatelo
a pezzi.
Pulite il sedano e affettatelo sottilmente.
Lavate i pomodori, asciugateli con un canovaccio, tagliateli
a rondelle e disponeteli in un ampio recipiente. Aggiungete
il polpo, il sedano e il mais sgocciolato.
In una terrina amalgamate la salsa verde con l'olio, il
succo di limone e un pizzico di sale. Quindi versate nel
recipiente con l'insalata e mescolate delicatamente.
Inalata
di pollo e ananas
Ingredienti per 4 persone
1 grosso pollo bollito - 1 ananas fresco - 1 grossa mela
granny smith - 250g di sedano-rapa - 1 limone - 1 cucchiaio
di zucchero - 1 lattuga
Per la salsa: 2 tuorli - 0,4 litro d'olio - 1 cucchiaio
di senape - 1 succo di limone - 100g di panna montata -
Sale e pepe q.b.
Preparazione
Lava e strizza la lattuga. Taglia la mela a rondelle, senza
pelarla. Pela e taglia l'ananas a dadi. Grattugia il sedano,
mettilo in un'insalatiera con la frutta, aggiungici il succo
di limone, spolvera con lo zucchero. Lascia macerare 15
minuti. Togli la pelle al pollo, disossalo, taglia la carne
a strisce. Prepara una maionese al limone, salata e insaporita
con una punta di pepe. Monta la panna, aggiungila alla maionese
per renderla vellutata. Versala in una salsiera e metti
al fresco. Mischia il pollo con la frutta ed il sedano,
sistema il tutto in un'insalatiera "foderata"
di foglie di lattuga, metti in frigo per 1 ora. Servi con
la salsa a parte.
19/04/2004

Dolcezze
di carnevale
Berlingozzo
400
g farina
2 uova intere
2 tuorli
200 g zucchero
100 g burro
1 bustina lievito
limone
pizzico di sale
Si
sbattono molto bene le uova con lo zucchero, poi si unisce
il burro fuso, il lievito, la buccia grattata del limone
o arancio, la farina e il sale. La pasta deve essere morbida
e liscia, se necessario si può aggiungere un po'
di latte.
Dategli la forma di un filone di pane o a ciambella e infornare
per mezz'ora o 40 minuti a
forno medio.
Rose
di carnevale
Una variante alle solite frappe, cenci, chiacchiere
300 g farina
3 uova
sale
Stendete una sfoglia sottile con gli ingredienti e tagliare
rapidamente delle striscioline con un lato liscio, tagliato
con il coltello ed un lato tagliato con la rotellina per
la pasta. Arrotolate quindi ogni strisciolina intorna ai
rebbi di una forchetta e poi friggetela in abbondante olio
bollente per pochi minuti. Quindi vaporizzate con il liquore
preferito e zucchero a velo.
Tortelli
di carnevale
150 g farina bianca
50 g burro
50 g zucchero
500 ml latte
lievito per dolci
1 limone
vanillina
rhum
zucchero a velo
Mettere
in una pentola lo zucchero, la vanillina, il latte, 500
ml di acqua, il burro a pezzetti, la scorza di mezzo limone
ed il lievito. Mettete quindi la pentola sul fuoco e portare
ad ebollizione.
Togliete la scorza del limone e incorporare la farina mescolando
molto energicamente per amalgamarla al meglio. Riponete
la pentola sul fuoco e continuando a mescolare fate cuocere
per circa 10 minuti.
A fine cottura il composto dovrà staccarsi dalle
pareti e risultare liscio e sodo.
Lasciare intiepidire e poi incorporare le uova intere una
alla volta, fatto questo aggiungete un cucchiaio di rhum
Scaldate abbondante olio e quando sarà caldo versatevi
l'impasto a cucchiaiate. Quando i tortelli saranno gonfi
e ben dorati scolateli su carta assorbente.
Servirli caldi e spolverizzati con un po' di zucchero a
velo oppure farciti con crema pasticcera.
Castagnole
2 uova,
500g farina,
300g ricotta di mucca,
200g zucchero,
50g burro,
4 cucchiai di rum,
1 bustina di lievito per dolci,
alchermes, zucchero a velo.
Procedimento: setacciare la farina col lievito, unire le
uova, il liquore, il burro morbido e a pezzettini, lo zucchero
e la ricotta schiacciata e lavorata con un cucchiaio di
legno. Formare delle palline grandi come noci e friggere
in abbondante olio di arachidi ben caldo. Una volta fritte,
passarle velocemente nell'alchermes (senza bagnarle completamente)
e spolverizzare di zucchero a velo.
Dolcetti
zuccherini
250 g di farina
50 g di burro
1/2 bustina, anche meno di lievito di birra
latte più o meno 1/2 bicchiere
2 uova
1 arancia e un limone non trattati
200 g di zucchero
Unite
il lievito alla farina, poi aggiungete le uova ed il burro
morbidissimo, e allungate con il latte fino ad avere una
pasta
abbastanza morbida. poi lasciate riposare per un'oretta
al calduccio.
Dividete
la pasta in tre e tirate tre sfoglie, non troppo sottili,
quindi unite lo zucchero e la buccia grattugiata del limone
e cospargetelo sulla sfoglia, poi arrotolatela la sfoglia
da destra e da sinistra in modo che si formino due salsicciotti
e poi uniteli. Stessa cosa per le altre due sfoglie, provate
anche con la buccia di arancia, secondo me è anche
più buono. Ora tagliate, come per le fettuccine,
le sfoglie arrotolate, non troppo sottili, un cm va bene
e poi mettete a friggere nell'olio ben caldo, poche per
volta.
Cicerchiata
240 g di farina
20 g di zucchero
2 uova
20 g di burro
1 cucchiaio di vino bianco secco olio per friggere
100 g di miele, 100 g di zucchero e frutta candita a pezzettini
per guarnire
Impastare bene farina, burro, zucchero e uova, aggiungere
il vino e fare tanti bastoncini da tagliare a gnocchetti
di 1 cm circa, in modo da ottenere quasi delle palline,
della grandezza di un cece. Friggerli e scolarli bene. Far
caramellare zucchero e miele.
Quando sono ben dorati, versarvi le palline e mescolare
velocemente in modo da amalgamare bene il tutto.
Versare sul piatto da portata, dando la forma di ciambella,
e decorare con i canditi.
Frittelle di riso
1 l di latte;
200 g di riso originario;
4 uova;
4 cucchiai colmi di farina;
2 cucchiai di rhum;
1 cucchiaio di zucchero semolato;
1 noce di burro;
la scorza di 1/2 limone;
sale;
zucchero semolato;
olio per friggere.
Versate il latte in una casseruola a fondo pesante, unitevi
la scorza di limone (solo la parte gialla) e un pizzico
di sale e fatelo scaldare. Appena raggiunge l'ebollizione,
versatevi il riso e lasciatelo cuocere, o meglio stracuocere,
per circa mezz'ora fino a che il latte sarà stato
tutto assorbito, mescolando ogni tanto con un cucchiaio
di legno. Togliete la casseruola dal fuoco, unitevi il burro
e lo zucchero e mescolate. Sigillate la casseruola con pellicola
trasparente e lasciate riposare il riso, al fresco, per
tutta la notte. Circa un'ora prima preparare le frittelle,
ammorbidite il composto lavorandolo per qualche minuto con
il cucchiaio di legno quindi, sempre mescolando, unitevi
il rhum, la farina setacciata e i tuorli d'uovo, uno alla
volta (conservate gli albumi). Lasciate riposare ancora
un po' il composto e intanto versate gli albumi in una ciotola
profonda, unitevi un pizzichino di sale e montateli a neve
fermissima con la frusta elettrica. Al momento di friggere,
amalgamateli delicatamente al riso con un movimento dall'alto
in basso. Mettete abbondante olio nella padella in modo
da riempirla almeno a metà (le frittelle vi dovranno
galleggiare) e mettetela sulla fiamma. Appena l'olio è
ben caldo calatevi il composto a cucchiaiate (la misura
giusta è un cucchiaino da tè colmo). Fate
friggere le frittelle fino a quando saranno uniformemente
dorate quindi tiratele su e adagiatele su un doppio foglio
di carta da cucina. Quando sono tutte pronte, spolveratele
abbondantemente di zucchero e sistematele a cupola su un
piatto da portata. Si servono tiepide o fredde ma comunque
non dovrebbero attendere più di due o tre ore.
19/02/2004

Cucinare
a Natale
Tortini di patate e scampi
Ingredienti
patate g 500
6 scampi
panna fresca g 200
champignon mondati g 100
una carota
un gambo di sedano
un albume
Cognac
Alloro
rosmarino
burro
olio extravergine
sale
pepe bianco.
Preparazione
Pelate le patate, riducetele a rondelle di mm 2 di spessore,
sciacquate le e asciugatele. Saltatele in olio e burro abbondanti,
muovendo di continuo la padella per 10' circa. Scolatele
infine su carta da cucina e ricavatene dei dischetti di
cm 4 di diametro (conservate i ritagli). Disponete 4 stampi
ad anello imburrati (ø cm 8) su una placca foderata
di carta da forno. Formate sul fondo di ciascuno una "margherita"
con 5 dischetti di patate e farcite con un composto ottenuto
frullando le code degli scampi sgusciate con tanta panna
quanto pesano (g 100 circa), l'albume, sale e pepe. Finite
con un'altra margherita" di patate e infornate a 190
°C per 12' circa. Soffriggete per pochissimi secondi
in un filo di olio le teste degli scampi, la carota e il
sedano a tocchetti, spruzzateli con il Cognac, lasciate
evaporare e bagnate con g 600 di acqua. Quando il liquido
si sarà ridotto del 60%, schiacciate le teste dei
crostacei, le verdure e filtratelo. Passatelo in padella
con g 100 di panna e lasciate ridurre fino a ottenere una
salsa. Sformate i tortini e serviteli con gli champignon
a dadini trifolati in una noce di burro e la salsa.
Gnocchetti
di stoccafisso in salsa marinara
Ingredienti
250 g di stoccafisso bagnato
250 g di patate bollite e passate al passaverdure fine
20 g di farina bianca 00
6-8 gamberoni rossi sgusciati
200 g di vongole veraci
200 g di cozze piccole e saporite
2 pomodori maturi, ma ben sodi
2 spicchi di aglio
1 ciuffetto di prezzemolo con il gambo
un cucchiaio di prezzemolo tritato
1/2 bicchiere di vino bianco secco
1/2 litro di latte
olio extravergine di oliva
sale e pepe
Mettere
a bagno le vongole e le cozze in una pentola coperte di
acqua fresca con un pugno di sale grosso marino e lasciarle
così a bagno per un paio di ore. Scottare i pomodori
in acqua bollente un minuto e raffreddarli subito dopodiché
sbucciarli, privarli dei semi e tagliarli a dadini possibilmente
della stessa misura. Prendete lo stoccafisso che avrete
già pulito dalle lische e dalla pelle e fatelo cuocere
tagliato a piccoli pezzi nel latte che avrete messo precedentemente
a scaldare con 2 cucchiai di olio e un cucchiaino di sale
per 10 minuti. Togliete il pesce dal latte e passatelo al
mixer in modo da ridurlo ad una pasta consistente che mischierete
impastandolo bene alle patate passate aggiungendo poco a
poco la farina bianca. Con questo impasto ricavate dei bastoncini
di pasta di 3 cm circa di diametro che taglierete trasversalmente
in pezzi non più lunghi di 3 cm allineandoli su di
un vassoio infarinato senza farli toccare uno all'altro.
Mettete una grossa pentola di acqua salata a bollire che
vi servirà per la cottura dei gnocchi, nel frattempo
scolate bene dall'acqua le vongole e le cozze e fatele aprire
a fuoco vivo in una pentola con il vino bianco, l'aglio
non sbucciato ma solamente schiacciato e il prezzemolo coi
gambi. Appena le cozze e le vongole si saranno aperte togliete
la pentola dal fuoco in modo da non passare di cottura i
pesci, scolateli e appena possibile toglietele dai gusci
mettendoli nella loro acqua di cottura precedentemente passata
e filtrata dalla eventuale sabbia che potrebbero contenere.
Fate scaldare 4 cucchiai di olio in una padella di giuste
proporzioni e appena l'olio è caldo mettetevi i gamberoni
tagliati in due, salate e pepate facendo cuocere per non
più di 2 minuti aggiungendo poi i frutti di mare
sgusciati il pomodoro a dadini e un mezzo bicchiere circa
dell'acqua di cottura dei molluschi, continuate la cottura
per pochi minuti aggiungendo il prezzemolo tritato e 3 cucchiai
di olio, spegnete il fuoco e cominciate a cuocere i gnocchi
buttandoli nell'acqua bollente salata e scolandoli dopo
pochi minuti.
Potete cuocerli in due tempi mettendo quelli scolati dalla
prima cottura direttamente nella padella dove sono stati
cotti i gamberi e una volta terminata la seconda cottura
rigirarli bene nella salsa e servirli delicatamente in piatti
fondi caldissimi. Per chi ama il gusto dello stoccafisso
vi garantisco che sarà una piacevole sorpresa e se
non disdegnate il gusto dell'aglio potrete mettere prima
di scolare i gnocchi uno spicchio di aglio tritato fine
nella salsa.
Arrosto
di storione con cipolline
Ingredienti per 8 persone
filetto di storione kg 1,500
cipolline g 600
prezzemolo
vino bianco secco
olio extravergine d'oliva
sale
pepe in grani
Preparazione
Ungete d'olio una pirofila, accomodatevi lo storione, unite
le cipolline, insaporite il tutto con un pizzico di sale,
abbondante pepe macinato, un filo d'olio extravergine e
passate in forno a 200° per 40' circa, sfumando durante
la cottura con un dito di vino bianco. Alla fine, cospargete
con prezzemolo tritato, trasferite il pesce con il suo contorno
nel piatto da portata e servitelo.
Arancia
al mascarpone
Ingredienti:
6 arance non trattate
200 g di mascarpone
mezzo cucchiaio di acqua di fiori d'arancio
liquore all'arancia
zucchero a velo
zucchero semolato
Preparazione
Lavare e asciugare le arance con carta assorbente, poi tagliarne
3 a fette leggermente spesse, si dovranno ottenere 12 fette.
Preparate poi uno sciroppo con 80 g di zucchero semolato
e 50 dl di acqua, mettere sul fuoco a fiamma bassa: lo zucchero
dovrà sciogliersi lentamente e lo sciroppo dovrà
risultare denso. Intanto sistemate le fette di arance in
piatti fondi, versate sopra lo sciroppo ottenuto e lasciatele
riposare per circa 30 minuti.
Ricavate la sola parte gialla della buccia delle arance
rimaste, poi tagliatele a sottili listarelle. Fate sciogliere
50 g di zucchero semolato con 2 cucchiai di acqua, unite
le scorze e fatele cuocere a fuoco basso finché lo
sciroppo si sarà addensato, quindi lasciate sgocciolare
e tenetele da parte.
Incorporate allo sciroppo il succo di una delle arance a
cui avrete tolto la scorza e tenetelo da parte.
In una terrina lavorate il mascarpone con 3 cucchiai di
zucchero a velo, incorporate l'acqua di fiori d'arancia,
2 cucchiai di liquore e mescolate bene.
Prendete quindi una tasca da pasticcere con bocchetta a
stella e versateci il composto.
Fate sgocciolare le fette di arancia dallo sciroppo, sistematene
una su ciascun piattino individuale, spremete sopra parte
del composto di mascarpone, coprite con una seconda fetta
di arancia, farcite nuovamente con il composto al mascarpone
e coprire con una terza fetta d'arancia.
Si possono anche decorare i fiori con le scorzette di arancia
candita e con qualche fiocco di mascarpone.
Per finire rimettete sul fuoco lo sciroppo tenuto da parte
e incorporate 1-2 cucchiai di liquore all'arancia. Appena
sarà caldo, servitelo con il dessert.
Involtini
di trevisana
Ingredienti
18 foglie insalata trevisana
360 g fontina valdostana
olio extravergine di oliva
sale e pepe q.b.
Preparazione
Lavate bene le foglie di trevisana, asciugatele con delicatezza
e tagliate la fontina in 18 rettangoli.
Adagiate su ogni foglia un rettangolo di fontina e poi avvolgete
la trevisana in modo da ottenere un involtino che chiuderete
con uno stuzzicadenti. Disponete gli involtini ottenuti
su di una pirofila, salateli, irrorateli con l'olio ed infornateli
per circa 10 minuti nel forno riscaldato a 180°. Servite
subito.
Strudel
di verdure
Per la pasta:
1 ciotola di farina Bianca
3 cucchiai di olio di oliva
sale e acqua q.b.
Per il ripieno
1,5 kg di coste (usando anche il verde)
4 cipolle
3 cucchiai di olio di oliva
1 uovo intero
1 rosso d' uovo
100 g grana padano
maggiorana
sale e pepe q.b.
Preparazione
Mettete in una ciotola la farina, l'olio, il sale e l'acqua.
Lavorate bene il tutto fino ad ottenere una pasta liscia
e consistente. Lasciatela riposare mentre preparate il ripieno.
Lavate e poi lessate le coste in abbondante acqua salata.
Scolatele e, quando fredde, strizzatele bene e tagliatele
a listarelle. In una padella capace, fate appassire nell'olio
le cipolle affettate sottili e quando saranno diventate
trasparenti, aggiungete le coste. Fate cuocere per qualche
minuto e, fuori dal fuoco, aggiungete l'uovo, la maggiorana,
il granapadano, il sale e il pepe.
Con
l'aiuto del matterello, tirate la pasta fino ad ottenere
una sfoglia sottile che adagerete sulla carta da forno.
Distribuite sulla sfoglia il ripieno e arrotolatela su se
stessa aiutandovi con la carta. Adagiate il rotolo ottenuto
su una pirofila imburrata, spennellatelo con il rosso d'uovo
e fatelo cuocere a 180 gradi fino a quando sarà diventato
dorato.
Arrosto di pescatrice in pancetta
Ingredienti per 4 persone:
una coda di pescatrice del peso di circa 1,2 Kg
80 g di pancetta piacentina tagliata a fettine sottili
10 g di burro.
Preparazione
Mettete la pescatrice su un tagliere da cucina, e, con l'aiuto
di un coltello a lama affilata, togliete la lisca centrale
in modo da ottenere due filetti. Quindi privateli della
pellicina trasparente che li copre. Appoggiate ogni filetto
su una fettina di pancetta piacentina. Avvolgeteli in modo
da formare dei rotolini. Fermateli con uno stuzzicadenti
o con dello spago da cucina. Disponete gli involtini ottenuti
in una teglia unta con il burro ammorbidito a temperatura
ambiente, passateli al forno caldo e lasciateli cuocere
a 160° per 40 minuti o fino a quando saranno diventati
teneri. Estrai il pesce dal forno, taglialo a grosse fette,
disponilo su un vassoio e servilo.
Carote glassate
Ingredienti
1 kg di carote novelle
1 cucchiaino zucchero
100 g burro
sale
Preparazione
Pulite le carotine mettetele in una padella, copritele con
dell' acqua, aggiungete 50 g di burro, lo zucchero ed il
sale. Fatele cuocere coperte per circa 10 minuti. Togliete
poi il coperchio, continuate la cottura fino a completa
evaporazione dell' acqua. Aggiungete il resto del burro
e fate saltare per qualche minuto ancora. Risulteranno così
belle lucide.
Fagottini di porcini
Ingredienti per 6 persone
250 g di latte, 125 g di farina
2 uova, 200 g di zucchine
1 carota
150 g di porri
250 g di porcini
200 g di panna liquida
50 g di parmigiano grattugiato
prezzemolo
burro
olio d'oliva
sale.
Preparazione
Con farina, latte, uova, ed un po' di sale fate la pastella
e preparate le crespelle cuocendo un mestolo di pastella
in una noce di burro. Stufate per 5 minuti in olio le zucchine,
la carota, i porri tritati; aggiungete quasi tutti i porcini
tritati e metà panna; salate e fate addensare a fuoco
dolce. Spegnete, cospargete con metà parmigiano e
lasciate raffreddare. Distribuite il ripieno sulle crespelle
e chiudetele a fagottino legandole con striscioline di porro.
Mettete in una pirofila, cospargete di fiocchetti di burro
e bagnate con poca panna. Infornate a 180° per 15 minuti.
Cuocete con poco burro i porcini rimasti, affettati, con
la panna restante; salate. Servite i fagottini contornati
da funghi e spolverizzati di parmigiano e prezzemolo.
18/12/2003

Torta
al caffè
Ingredienti:
200 g di gherigli di noci
130 g di zucchero
120 g di cioccolato fondente
100 g di burro
50 g di farina
3 uova
1 tazzina di caffè ristretto
1 bustina di lievito
sale - cacao
zucchero a velo
Preparazione:
Spezzettate il cioccolato e tagliate a pezzettini il burro,
poi raccoglieteli in un'unica terrina e scioglieteli a bagnomaria.
A parte, lavorate i tuorli con lo zucchero fino a ottenere
un composto chiaro e spumoso sul quale setacciate la farina
unita al lievito e a un pizzico di sale.
Mescolando aggiungete anche i gherigli finemente tritati.
Unite il cioccolato fuso e il caffè, poi amalgamate
gli ingredienti.
Travasate nello stampo già unto e infarinato e cuocete
per 30 minuti a 180 gradi.
Sfornate, lasciate raffreddare e poi sformate.
A piacere, bagnate la torta con una bagna ottenuta miscelando
una parte di caffè nero, una parte di rum e una parte
di acqua leggermente zuccherata.
Decorate successivamente con cacao e zucchero a velo.
Servite questa torta con una tazza di cioccolata calda:
sarà irresistibile.
Torta
di zucca
Ingredienti:
1 kg. di zucca gialla
1 cucchiaio colmo di cacao amaro
3 cucchiai di zucchero
½ bicchiere di latte
2 uova leggermente sbattute
1 bustina di lievito in polvere
1 bustina di zucchero a velo
Sale
Poco burro e pangrattato per la tortiera
Preparazione:
Sbucciate la zucca, togliete i semi, lavatela, asciugatela,
fatela a tocchetti e fatela lessare in acqua bollente leggermente
salata.
Scolatela, passatela al passaverdura e mettetela in una
terrina insieme alle uova, il cacao, lo zucchero, il latte
e mescolate bene.
Unite la bustina di lievito, rigirate ancora e versate il
composto in una tortiera imburrata e spolverizzata con il
pangrattato, livellate la superficie e mettete in forno
caldo a 200° per circa 45 minuti o di più, fino
a che infilando uno stecchino non risulterà asciutto.
Sfornate, mettete la torta in un piatto di servizio, spolverizzatela
con lo zucchero a velo e servitela tiepida o fredda a piacere
Torta di nocciole
Ingredienti:
120 g di nocciole pelate
50 g di fecola
150 g di farina bianca
25 g di cacao amaro
60 g di burro
5 uova
125 g di zucchero semolato
3 cucchiai di cognac
00 g di crema di cioccolato e nocciole
60 ml di panna fresca
zucchero a velo
Preparazione:
Mettete le nocciole sulla placca del forno e fatele tostare
per una decina di minuti a 180°. Trasferitele poi nel
mixer, unite 30 g di zucchero a velo e tritatele fino a
ridurle in polvere. Mescolate ora la farina con la fecola,
il cacao e le nocciole in polvere. In un pentolino fate
fondere 60 g di burro e lasciatelo poi raffreddare.
Rompete le uova in una terrina resistente al calore, unite
lo zucchero semolato, mettere il recipiente a bagnomaria
sul fuoco e sbattete con una frusta fino a quando il composto
diventerà spumoso e raddoppierà di volume.
Toglierlo quindi dal fuoco e unite a cucchiaiate il miscuglio
di farina-cacao-nocciole, amalgamando bene con un cucchiaio
di legno. Unite il burro fuso e il cognac, mescolando bene.
Imburrate ed infarinate lo stampo a cerniera di 24 cm di
diametro, versateci il composto facendolo ben assestare
e mettetelo in forno caldo a 180° per circa 1 ora. Controllate
la cottura con uno stecchino infilato al centro della torta.
Se esce asciutto è cotta. Tolta dal forno, capovolgetela
sulla gratella da pasticceria e lasciatela raffreddare.
Tagliate quindi la torta a metà e farcitela con la
crema di nocciole e cioccolato mescolata alla panna montata.
Richiudete la torta e spolverizzate la sua superficie con
zucchero al velo.
Salame
di castagne
Ingredienti:
500 g di castagne bianche
300 g di farina di frumento
2 cucchiai di zucchero
10 g di lievito di birra
un baccello di vaniglia
acqua quanto basta.
Preparazione:
Sulla spianatoia impastate la farina con l'acqua e il lievito.
Lasciate riposare per 2 ore, quindi spianare la pasta fino
a farne una sfoglia sottile. Disponetevi sopra le castagne,
preventivamente cotte in acqua con il baccello di vaniglia,
cospargete con zucchero e avvolgete bene il tutto dandogli
la forma di salame.
Torta di carote
Ingredienti:
200 g di carote fresche grattugiate
180 g di farina '00'
125 g di zucchero
50 g di burro
2 uova
40 g di gherigli di noci
8 g di lievito in polvere
la scorza grattugiata di 1 limone
2 cucchiai di latte
1 pizzico di sale
zucchero a velo.
Preparazione:
Lavate e pelate le carote, poi grattugiatele a julienne
sottilissime. Frullate grossolanamente le noci con la metà
dello zucchero.
In una ciotola montate i tuorli (tenendo da parte gli albumi)
con lo zucchero rimasto, unite, sempre mescolando, il burro
fuso, le noci tritate, la scorza di limone e le carote.
Mescolate tutti gli ingredienti, quindi fate scendere a
pioggia la farina attraverso un setaccio o un colino, continuando
a mescolare, poi unite il lievito diluito in poco latte.
Incorporate al composto gli albumi montati a neve con un
pizzico di sale, versatelo nello stampo e cuocete in forno,
preriscaldato a 180°, per 30-35 minuti.
Lasciate raffreddare la torta e servitela cospargendola,
a piacere, con lo zucchero a velo.
28/10/2003

I
formaggi in mostra
Torna,
con un programma più ghiotto che mai, l'appuntamento con
Cheese. L'edizione 2003 si svolgerà dal 19 al 22 settembre
e seguirà alcuni fili conduttori che da sempre stanno a
cuore a Slow Food: didattica, valorizzazione delle produzioni
di qualità, tutela dei prodotti a rischio di estinzione
e promozione del territorio.
Come
in tutte le edizioni passate le Dop e Igp d'Europa,
presenti anche quest'anno nella Gran Sala del Formaggio,
saranno al centro dell'attenzione ma il tema cui viene dedicata
l'edizione 2003 sono i formaggi dei pastori che avranno
una mostra mercato tutta su di loro, nell'Isola dei Pastori.
Ma ecco il menu completo di quel che vi riserva la quarta
edizione di Cheese - Le forme del latte.
Il
grande Mercato dei Formaggi
Produttori, affinatori, artigiani caseari, pastori del nord
Italia e del centro-sud e i produttori dei Presìdi
Slow Food metteranno in mostra e venderanno al grande pubblico
i loro straordinari formaggi.
I
Chioschi di degustazione
Aree di ristoro e relax distribuite in punti strategici
del percorso cittadino di Cheese dove degustare le specialità
enogastronomiche di un territorio
AFIDOP:
a lezione di formaggio
Spazio didattico-dimostrativo del processo di fabbricazione
del formaggio a cura dell'AFIDOP (Associazione formaggi
italiani a denominazione d'origine protetta).
La
Gran Sala del Formaggio
Un grande e accogliente spazio in cui degustare tutte le
Dop e Igp d'Europa, i formaggi dei Presìdi Italiani
e Internazionali e i formaggi dei pastori; e in più
l'Enoteca con oltre 1000 etichette delle più rinomate
cantine italiane.
La
Via Lattea
Uno spazio dedicato a tutto quel che è latte ma non
formaggio, per assaggiare e conoscere cioccolato al latte,
yogurt, frappé e gelati.
I
Comizi Agrari
Tre incontri per approfondire tematiche di attualità
del mondo del formaggio
I
Laboratori del Gusto e gli Appuntamenti a Tavola
Ogni giorno tanti appuntamenti per degustare prodotti eccezionali
con la guida di esperti e produttori o per cenare in maison
storiche e nei migliori ristoranti della zona.
I
Ristoranti del Plateau
Sono più di 60 i ristoranti del Piemonte che durante
Cheese proporranno una selezione di formaggi Dop e Igp scelti
da Slow Food.
Premio
Locali del Buon Formaggio
La cerimonia in cui Slow Food premia circa 500 locali tra
osterie, ristoranti, selezionatori e negozi specializzati
per la loro proposta di formaggi di qualità.
Cheese
Bimbi
Torna come nel 2001 l'iniziativa dedicata ai bambini dai
4 ai 10 anni per apprendere giocando e divertendosi: mini-lezioni
e mini-Laboratori del Gusto condotti dagli stessi produttori.
La
Gran Sala del Formaggio
Situata sotto lo storico porticato dell'Ala, che domina
corso Garibaldi e piazza XX Settembre, la Gran Sala
è un'opportunità unica, irrinunciabile
per conoscere e assaggiare tutta la produzione casearia
europea (e non solo) di qualità. Ecco allora
che nel Banco Assaggi troveranno posto tutti i 149 formaggi
a Denominazione di origine protetta (Dop) e Indicazione
geografica protetta (Igp) dell'Unione Europea
unitamente a una ricca selezione dei rari formaggi dei
Presìdi italiani e internazionali di Slow Food.
Per
completare il panorama delle piccole produzioni artigianali
Slow Food ha voluto dedicare un'attenzione speciale
ai formaggi dei pastori. Si tratta, come per i formaggi
dei Presìdi, di produzioni di difficile reperibilità,
fortemente legate all'andamento climatico della stagione
e ad altri fattori ambientali, per cui la ricchezza
delle selezioni del banco assaggi dipenderà
dalla disponibilità quotidiana di questi formaggi.
Ma sarà comunque un'esperienza importante,
che i visitatori di Cheese 2003 ricorderanno a lungo.
Per
la prima volta nel Banco Assaggi ci saranno anche
i 3 formaggi svizzeri riconosciuti dalla Comunità
Europea: Gruyère, Tête de Moine, Sbrinz.
La degustazione all'interno della Gran Sala godrà
della giusta lentezza e del giusto spazio: ci si potrà
accomodare a un tavolo e in tutta tranquillità
gustarsi il piatto di formaggi scelti al Banco. E
ad accompagnare il formaggio, il vostro bicchiere
di vino preferito scelto tra le oltre 1000 etichette,
delle più prestigiose cantine d'Italia, presenti
nell'Enoteca all'interno della Gran Sala.
Il
costo del biglietto d'ingresso è di 5 €
(4 € per i soci Slow Food): dà diritto
alla degustazione di due formaggi e di un vino, e
a ricevere in omaggio il bicchiere della linea Bormioli
Rocco Professional e il portabicchieri da collo. E
se poi vorrete proseguire il viaggio attraverso i
sapori d'Europa, all'interno della Gran Sala saranno
in vendita ulteriori buoni degustazione sia per il
formaggio che per il vino.
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12/09/2003

La
stagione della frutta
Mai
come nei mesi estivi la frutta è un alimento prezioso ed
essenziale per far fronte ai disagi provocati dal caldo.
Sui suoi pregi dietetici non ci sono dubbi. Nella lista
degli ingredienti protettivi la frutta è seconda solo agli
ortaggi, con cui ha in comune diversi sostanze che favoriscono
la prevenzione delle malattie degenerative: ha infatti un
elevato contenuto di sostanze antiossidanti, fra cui la
vitamina C e i caroteni, ed è ricca di potassio, minerale
che aiuta a mantenere l'equilibrio di liquidi dell'organismo
e a regolare la pressione. Fra tutti gli ingredienti dolci
quindi non c'è dubbio che è l'ultimo a cui rinunciare in
caso di sovrappeso. Fino a un chilo di frutta al giorno,
pari a 400-500 calorie, è una quantità che in estate, soprattutto
se si passano diverse ore all'aria aperta e si fa attività
fisica, ci si può permettere senza problemi.
Al
naturale, o sotto forma di macedonia, la frutta è
uno spuntino che disseta e aiuta a attenuare l'appetito.
E' ottima per concludere i pasti, visto che fornisce meno
calorie e grassi di qualsiasi altro dessert e quindi non
appesantisce la digestione. Non dovrebbe inoltre mai mancare
fra gli ingredienti della prima colazione, eventualmente
mescolata allo yogurt e ai fiocchi di cereali. Come antipasto,
insieme alle verdure, si presta per insolite ricette agro-dolci
rinfrescanti particolarmente adatte per l'estate. Il melone,
per esempio, oltre a sposarsi a meraviglia prosciutto e
salame, è gradevole sotto forma di minestra fredda,
frullato e insaporito con un pizzico di sale e barba di
finocchio. Anguria e uva si abbinano bene con insalate verdi
amare o piccanti, come rucola e cicoria. La frutta infine
è una base squisita per preparare gelati, sorbetti,
composte e altre specialità dolci.
L'assunzione di frutta apporta vitamine, fibre e sali minerali
e l'Istituto nazionale della nutrizione consiglia un uso
quotidiano di almeno cinque porzioni giornaliere di frutta
ed altrettanti di verdure. Le vitamine contenute nella frutta
e nelle verdure sono antiossidanti, anticancerogene e rinforzatici
del sistema immunitario. L'importante è acquistare
soltanto frutta e verdura di stagione, ruotandoli sulle
nostre tavole secondo un calendario naturale che ci permetta
di fornire al nostro organismo un apporto completo di sostanze
nutritive.
Gennaio
Frutta: ananas, arance, banane, limoni, mandarini, pompelmi,
castagne.
Verdura: aglio, biete,carote, carciofi, cavolfiore, cavolo
finocchi, verza, carote, cipolle, porri, prezzemolo, radicchio
rosso, rape, sedani e tartufi.
Febbraio
Frutta: arance, limoni, mandarini, pompelmi, castagne.
Verdura: aglio, cavolfiore, cavolo verza, carote, cipolle,
prezzemolo, porri, rape, sedani, zucche.
Marzo
Frutta: arance, banane, limoni, mandarini, pompelmi
Verdura: aglio, barba dei frati, carote, cavoli, cavolfiori,
cipolle, erbette, indivia, porri, prezzemolo, radicchio
rosso, sedani, verze.
Aprile
Frutta: arance, banane, limoni, pompelmi.
Verdure: asparagi, barba dei frati, carote, crescione, fave,
insalate verdi, piselli, radicchio, ravanelli, rucola, scalogno,
spinaci.Maggio
Frutta: arance, banane, pompelmi, rabarbaro, ciliegie, fragole.
Verdura: asparagi, carciofini carote, cipolline, coste di
bieta, erbette, fave, insalate verdi, lattughe, piselli,
prezzemolo, radicchio, ramolaccio, spinaci.
Giugno
Frutta: amarena, banane, ciliegie, fragole, nespole, pompelmi,
prugne.
Verdura: aglio, carote, cavoli rapa, cipolline, coste di
bieta, fagioli, fagiolini, funghi, insalate, lattuga, pomodori
verdi, prezzemolo, porri, radicchio, ravanelli, sedano,
zucchine.
Luglio
Frutta: albicocche, amarene, angurie, banane, corniole,
lamponi, pesche, pompelmi, prugne, ribes.
Verdure: insalate, lattuga, radicchio, cavoli, cetrioli,
fagioli, fagiolini, funghi, cipolline, coste di bieta, erbette,
mais, peperoni, pomodori, ravanelli, spinaci, carote, sedano,
zucchine, fave, piselli, patate, aglio, fagiolini, prezzemolo,
porri, sedano- rapa, cavoli-rapa, pomodori, fagioli, cipolle.
Agosto
Frutta: angurie, fichi, meloni, mirtilli e altri frutti
di bosco, uva spina, prugne.
Verdure: come il mese di luglio, tranne che per i piselli
che sono finiti e per le zucche di nuovo fresche.
Settembre
Frutta: fichi, noci, nocciole, prugne, uva, mele, pere.
Verdure: come il mese d'agosto con, in più, cavolfiori,
cavoli verza e porri.
Ottobre
Frutta: cachi, castagne, mele, pere, uva.
Verdure: carote, lattuga, radicchio, coste di bieta, erbette,
spinaci, rape, zucche, porri, sedano-rapa, cavoli di tutti
i tipi, patate, aglio, cipolle, prezzemolo.
Novembre
Frutta: cachi, castagne, cedro, mele, pere.
Verdure: funghi, tartufi, cavolfiori, cavoli-verza, radicchio
rosso, carote, spinaci, biene, sedani, porri, rape e cipolle.
Dicembre
Frutta: arance, banane, cachi, castagne, mele, mandarini,
pere, pompelmi.
Verdure: tartufi, carciofi, cavolfiori, cavoli, verza, radicchio
rosso, carote, spinaci, biete, sedani, porri, rape, cipolle,
aglio, zucche.
La
frutta estiva dalla A alla Z
Albicocche
Leggermente lassative e diuretiche, rimineralizzanti,
grazie all'elevato contenuto di caroteni contribuiscono
a mantenere la pelle elastica e a proteggerla dalle
radiazioni solari. Sono una buona fonte di fibre solubili
e di potassio. Quattro frutti forniscono 60-70 calorie.
Ciliegie
Diuretiche e lassative favoriscono l'eliminazione delle
scorie azotate e hanno un effetto antipertensivo, più
marcato nelle amarene. Tre manciate abbondanti, pari
a circa 30 frutti, forniscono circa 100 calorie.
Cocomero
Ricchissimo di acqua e di potassio è particolarmente
dissetante ma è forse uno dei frutti estivi meno
vitaminici.
Una grossa fetta non supera le 50 calorie. In caso di
problemi digestivi è preferibile non consumarlo
a fine pasto ma come spuntino.
Fichi
Sono frutti piuttosto energetici per via dell'elevato
contenuto di zuccheri. Forniscono inoltre diversi minerali
fra cui potassio, ferro e magnesio e una buona dose
di fibre che li rendono degli ottimi regolarizzatori
intestinali in caso di stipsi. Una porzione da 3 frutti
ha circa 100 calorie.
Fragole
Grazie all'elevata concentrazione di vitamina C rappresentano
una delle alternative estive agli agrumi. Proprio per
questa peculiarità favoriscono l'assorbimento
del ferro e hanno un effetto disintossicante. L'alto
contenuto di acido salicilico le rende antitinfiammatorie
ma controindicate in caso di allergie a questa sostanza.
15 frutti di media grandezza forniscono circa 60-70
calorie.
Frutti di bosco
Ricchi, come le fragole, di vitamina C, contengono anche
antociani, principi attivi che migliorano l'elasticità
dei tessuti e prevengono la formazione dei radicali
liberi. Alcune delle loro proprietà variano a
seconda dei prodotti. I mirtilli, per esempio, sono
astringenti, tanto che dal succo si ricavano alcuni
rimedi utili contro la diarrea dei bambini. More e lamponi,
viceversa, hanno un effetto leggermente lassativo. Sono
comunque poco calorici.
Melone
Diuretico, antiipertensivo, contribuisce a riequlibrare
l'organismo nelle giornate più calde, prevenendo
i colpi di calore. E' inoltre una buona fonte di caroteni
e di vitamina C , sostanze che lo rendono un ingrediente
ideale per proteggere la pelle nei periodi di esposizione
al sole. Due fette (circa 300 g) forniscono intorno
alle 80 calorie.
Pesche
Molto digeribili, dissetanti e leggermente lassative.
Quelle gialle sono una buona fonte di caroteni. Le pesche
noci contengono più zucchero delle altre. Le
calorie per 1 frutto da 150 g sono fra le 45 e le 60.
Susine
Ricche di potassio, vitamina E e fibre solubili, hanno
proprietà dissetanti, disintossicanti e regolarizzatrici
intestinali in caso di stipsi. La buccia fornisce inoltre
antociani, pigmenti vegetali antiossidanti. Una porzione
di quattro susine medie fornisce dalle 70 alle 90 calorie.
Uva
Diuretica e lassativa, insieme ai fichi è uno
dei frutti più zuccherini dell'estate e di conseguenza
ha un discreto valore energetico (circa 100 calorie
per un grappolo medio). Contiene diversi principi attivi
fra cui i flavonoidi, antiossidanti e antiinfiammatori
concentrati soprattutto nella buccia di quella nera. |
23/05/2003

Regine
d'autunno
di Giulia
Serra
Le
castagne, oltre ad essere gustose, di sapore gradevole e
così versatili nell'utilizzo da essere protagoniste nei
più svariati impieghi gastronomici (dai primi e secondi
piatti alle verdure, dal dessert alla pasticceria) sono
salutari ed energetiche. Con la loro composizione: pochi
grassi, niente colesterolo, basso contenuto in sodio ed
elevato in potassio, moderato contenuto di proteine ma di
alta qualità (per il favorevole rapporto tra gli amminoacidi)
le castagne sono un alimento equilibrato e di pregio.
Libere
ormai da quell'immagine di povertà che le ha contraddistinte
per secoli, le castagne hanno assunto ruoli nuovi legati
al forte bisogno di recuperare i valori della tradizione
e di rivalutare i sapori della genuinità.
Le
castagne sono consumate dall'uomo da tempi immemorabili.
Le prime notizie le fornisce Marziale nel 40 a.C.: afferma
che le migliori castagne arrosto da lui gustate erano a
Napoli, mentre Virgilio nel secondo libro delle Georgiche
suggerisce d'innestare il castagno sul faggio e nelle Egloghe
ricorda le castagne cucinate con il latte e mangiate con
il formaggio.
Lo storico greco Senofonte definiva il castagno come l'albero
del pane. e infatti prima dell'introduzione della patata,
la castagna era la risorsa alimentare essenziale dei paesi
di montagna e spesso aveva il posto del pane e anche della
carne.
Per
millenni questo frutto ha assunto il ruolo di un vero e
proprio cibo provvidenziale. Ma e' solo nel 1700 che arrivano
i marrons glacé, serviti prima nei banchetti dei
nobili e più tardi nella notte di Capodanno come
augurio di felicità e abbondanza. Nello stesso periodo
a Parigi grande fortuna ebbe una specie di cioccolata prodotta
dal farmacista Bonneau e confezionata con metà peso
di cacao e metà di farina di castagne secche mentre
sempre i nobili facevano bollire le castagne nel vino bianco
dolce e poi le affumicavano e con questo trattamento le
conservavano per tutto l'anno.
Chi ama personalizzare le proprie scelte alimentari trova
nelle castagne un vero alleato: è possibile riscoprire
sapori che hanno origini antiche. Ballotte, cioè
cotte in acqua con semi di finocchio, o caldarroste gustate
con un buon vino rosso sono un classico delle giornate autunnali
e spazi viventi della memoria collettiva.
La
semplicità di piatti quali latte e castagne bollite,
polente, zuppe, permettono di apprezzare appieno questo
frutto. La castagna è un cibo eccezionale proponibile
dagli antipasti al dolce.
Zuppe e minestre, sono proponibili secondo numerose varianti:
le castagne sbucciate possono essere cotte in latte o brodo,
unite ad altri cereali o riso o carne o verdure. Con farina
di castagne mescolata a farina bianca, uovo, sale e acqua,
si preparano gnocchi o tagliatelle da servire con burro
e salvia o con sugo d'arrosto. Torte salate uniscono al
sapore delle castagne quello delle erbe di montagna. Nei
secondi piatti, presentate lesse o stufate, intere o in
purè, sono un originale contorno per accompagnare
carni bianche o rosse. Lesse e sbucciate diventano ricercate
farce per riempire tacchini, capponi, faraone, oche. I dolci
quali castagnaccio, Monte Bianco, budini, frittelle, salami
sono, con le confetture e le castagne sciroppate, specialità
tipiche. Una leccornia è poi il miele di castagno
dall'intenso profumo.
Materia
prima di un vero e proprio giacimento gastronomico, sono
proponibili sia in versioni fortemente legate al passato
che in veste nuova, più consona alle esigenze della
vita moderna. Anche se nei libri di cucina è stato
per lungo tempo più facile reperire ricette di piatti
dolci a base di castagne, esse concorrono felicemente alla
preparazione pure di antipasti, primi e secondi piatti.
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LE
MIGLIORI RICETTE
ANTIPASTI
Millefoglie salata
Ingredienti:
pasta sfoglia 500g - castagne lessate e pelate g 450
- panna montata g 200 - parmigiano - burro - brandy
- sale
Preparazione
Stendete la pasta sfoglia e dividetela in 3 pezzi;
bucherellateli, accomodateli su altrettante placche,
pennellateli d'acqua, spolverizzateli di parmigiano,
infornateli a 200 °C per 15', quindi sfornateli
e pareggiateli. Rosolate le castagne con una noce
di burro, salatele, fiammeggiatele con un dito di
brandy poi passatele, fatele raffreddare, amalgamatele
con la panna e, con la farcia, spalmate le sfoglie;
guarnitele con fettine di formaggio, poi sovrapponetele
e componete la torta; spalmatela di farcia sui fianchi
e servitela.
PRIMI
Risotto con le castagne
Ingredienti:
300 g di castagne lessate con un rametto di rosmarino,
350 g di riso, 150 g di salsiccia, panna, 1 litro
circa di brodo vegetale, 1 cipolla, olio, sale, pepe.
Preparazione:
sbucciate le castagne, tenetene da parte la metà
scegliendo le più belle e passate le altre.
In una larga padella fate appassite in olio la cipolla
affettata finemente, quando ha preso colore unite
il riso, fatelo tostare, aggiungete il passato di
castagne, fate insaporire per qualche minuto, portate
a cottura il riso aggiungendo il brodo bollente. In
un pentolino fate saltare con poco olio le salsicce
spellate e spezzettate, unite le castagne intere,
quando il riso è cotto servitelo e guarnitelo
con il soffritto di salsiccia e castagne intere e
servite bollente.
Gnocchi
di castagne alla fontina
Ingredienti:
Per gli gnocchi
400 g patate (da lessare), 400 g castagne lessate
e pelate, 200 g farina bianca, noce moscata, sale.
Per
il condimento:
150 g fontina, 80 g burro e un trito aromatico (prezzemolo,
salvia, erba cipollina, timo, maggiorana).
Preparazione: Per gli gnocchi, pelate le patate lesse
ancora calde, passatele allo schiacciapatate e raccoglietele
sulla spianatoia insieme con le castagne, anch'esse
passate, g 200 di farina, sale e noce moscata. Impastate
il tutto velocemente sulla spianatoia infarinata,
formate con l'impasto dei filoncini grossi come un
dito, tagliateli a pezzetti (gnocchi) e passateli
sulla grattugia. Lessateli in abbondante acqua bollente
salata, scolateli appena vengono a galla e trasferiteli
in una larga padella dove starà già
soffriggendo il burro con un cucchiaio di trito aromatico;
fateli insaporire, con l'aggiunta della fontina, ridotta
a dadini, tenendoli sul fuoco il tempo necessario
a sciogliere il formaggio; serviteli subito.
SECONDI
Pollo ripieno alle castagne
Ingredienti:
1 pollo di 1 kg circa, 150 g di pancetta, 2 uova,
prezzemolo, 1 panino, latte, 200 g di castagne, sale
e pepe.
Per la salsa:
300 g di castagne, 4 foglie di alloro, 80 g di burro,
1 bicchiere di vino bianco secco,sale e pepe
Preparazione
Lessare le castagne per il ripieno, sbucciarle e passarle
al setaccio, facendole cadere in una terrina. Aggiungere
la pancetta tagliata a dadini, il prezzemolo tritato
e la mollica del pane ammollata nel latte e strizzata.
Amalgamare bene con le uova, salare, pepare e incorporare
bene il tutto. Riempire il pollo pulito con composto
preparato e legarlo con spago da cucina. Cuocere in
forno a 180° senza aggiungere condimento. Intanto
preparare la salsa. Lessare le castagne, togliere
la pellicina e passarne metà al setaccio, lasciando
le altre interne.
Fare cuocere il passato di castagne in un tegame con
il burro e le foglie d'alloro. Bagnare col vino, salare
e pepare leggermente. Togliere il pollo dal forno.
Tagliarlo a pezzi regolare, dopo averlo privato dello
spago. Servire, ben caldo, con la salsa di castagne,
e guarnire con le castagne rimaste.
CONTORNI
Cavolini brasati
Ingredienti:
300 g di cavolini di Bruxelles, 4 scalogni, una dozzina
di castagne, 1 rametto di salvia, 1 bicchierino di
brandy, una foglia di alloro, 50 g di burro, sale
e pepe.
Preparazione:
Fate un taglio alle castagne sulla loro parte piatta,
quindi lessatele nell'acqua bollente con una foglia
d'alloro per 40 minuti circa. Poi scolatele, sbucciatele
e togliete la pellicina.
Mondate, lavate e lessate i cavolini di Bruxelles
per circa 10 minuti nell'acqua bollente salata. Sbucciate
gli scalogni, tagliateli a grossi spicchi e fateli
rosolare leggermente in un tegame con il burro e la
salvia. Aggiungete il brandy e fatelo evaporare a
fuoco vivace.
Unite i cavolini scolati, bagnate con un mestolo di
acqua calda, salate, pepate e continuate la cottura
per circa 10 minuti. Trascorso questo tempo, aggiungete
le castagne e continuate la cottura a fuoco vivace
ancora per qualche minuto.
DOLCI
Crostata di castagne e ricotta
Ingredienti:
500 g di castagne, 125 g di ricotta, pasta frolla,
2 amaretti, 1 cucchiaio di cacao, 4 cucchiai di panna,
2 cucchiai di rum, zucchero 90 g, 1 tuorlo d'uovo,
2 amaretti sbriciolati.
Preparazione
Lessate le castagne dopo averle incise. Passatele
nello schiaccia patate e lavorarle con la ricotta,
lo zucchero e il cacao. Successivamente unite il tuorlo
d'uovo con il rum, gli amaretti e la panna. Rivestite
una teglia di pasta frolla e metterci il composto
e fare una griglia di pasta frolla. Mettere il forno
già a 180° per 45-50 minuti, fate raffreddare
e servite.
Castagnaccio
Ingredienti per 4 persone:
200 g di farina di castagne, 1/8 di litro di latte,
25 g di zucchero, 10 g di pinoli, rosmarino, olio,
sale.
Preparazione
Setacciate la farina di castagne in una ciotola e
mescolando con una frusta versate il latte a filo
e due bicchieri d'acqua fredda. Dovete ottenere un
composto fluido e cremoso. Incorporatevi mescolando
lo zucchero, un pizzico di sale e tre cucchiai d'olio.
Spennellate d'olio una teglia rotonda sufficiente
a contenere l'impasto di castagne non più alto
di due centimetri. Cospargete la superficie di pinoli
e di aghi di rosmarino e condite con poco olio versato
a filo. Cuocete in forno preriscaldato a 180°C
per 40 minuti. Servitelo freddo.
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14/11/2002

Tempo
di vendemmia!
di Giulia
Serra
Nessuno
sa bene quando sia nata ma tutti ne subiscono il fascino.
Nessun altro rito della vita di campagna può essere paragonato
al fascino che può vantare la vendemmia. La festa della
raccolta, perché poi di questo si tratta, di una festa vecchia
quanto l'uomo ma pur sempre un momento di gioia. Ed il suo
fascino è forse in quell'essere rimasta fedele ad un copione
che nel corso dei secoli è cambiato solo nei dettagli formali,
mantenendo intatti i suoi significati più profondi.
Nessuno
sa bene quando sia nata ma tutti ne subiscono il fascino.
Nessun altro rito della vita di campagna può essere
paragonato al fascino che può vantare la vendemmia.
La festa della raccolta, perché poi di questo si
tratta, di una festa vecchia quanto l'uomo ma pur sempre
un momento di gioia. Ed il suo fascino è forse in
quell'essere rimasta fedele ad un copione che nel corso
dei secoli è cambiato solo nei dettagli formali,
mantenendo intatti i suoi significati più profondi.
Resta
un mistero anche quando e come l'uomo si sia accorto che
l'uva aveva la capacità di fermentare per trasformarsi
in vino. Di certo lo sapevano già gli abitanti della
Sicilia pre-ellenica, come dimostrano i resti di un'antica
"industria" enologica ritrovati in una necropoli
nei pressi di Siracusa. Forse, scoperto il miracolo dei
grappoli, è nata la festa. In tutte le epoche, il
momento della raccolta dell'uva ha infatti rappresentato
un'occasione per abbandonare, sia pure temporaneamente,
le regole di morigeratezza tipiche della cultura contadina
e per dar vita a celebrazioni con valori simbolici e religiosi.
Già
ai tempi dei Fenici si vendemmiava facendo precedere il
periodo della raccolta da riti propiziatori e offerte di
doni. Allora i navigatori fenici trasportavano nelle località
costiere il nettare d'uva prodotto a Tiro, nell'attuale
Libano, e nell'Asia Minore. Non distante da queste terre,
si vendemmiava anche in Egitto, nei vigneti dell'alta Mesopotamia,
come dimostrano gli affreschi che sono giunti fino a noi
dai tempi dei faraoni.
Furono probabilmente proprio i Fenici ad impiantare in Italia
molti dei vigneti nel sud della Penisola, poi i Greci, quando
raggiunsero le terre di Sicilia, proseguirono la tradizione.
A
quei tempi l'Italia veniva chiamata con l'eloquente nome
di Enotria, terra del vino, ma la concorrenza dei nettari
greci, considerati i più pregiati del Mediterraneo,
pareva insuperabile.
Poi, nel 121 avanti Cristo, ci fu una vendemmia eccezionale,
forse la più antica che si ricordi tanto che anche
Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia afferma
che in quel periodo "l'Italia conobbe finalmente il
suo bene": ovvero il vino.
Se
i Greci ebbero il merito di spingere i vignaioli di Enotria
a migliorare la qualità del loro prodotto, ai Romani
vanno riconosciuti altri benèfici influssi. Furono
infatti loro a diffondere la coltura della vite, rivestendola
con un alone di sacralità, in tutto il Mediterraneo:
riuscirono così bene nell'opera che, nel 92 d.C.,
l'imperatore Domiziano fu costretto ad emanare un editto
per vietare l'impianto di nuovi vigneti in Italia, evitando
così la decadenza delle altre colture agricole.
A
Roma la vendemmia veniva festeggiata con un mese di anticipo:
il 19 agosto si teneva infatti la Vinalia, in onore di Giove,
dal quale dipendeva l'annata agricola e quindi anche la
ricchezza della vendemmia. Tutti i villaggi della campagna
romana si animavano per ottenere la protezione della divinità,
a cui il sacerdote di Giove offriva in sacrificio un'agnella.
Con
la diffusione del Cristianesimo già da tempo la vite
aveva trovato nei fedeli nuovi e convinti sostenitori che
sostituirono la simbologia legata all'uva con inediti significati
religiosi. A sostegno di questa operazione bastò
loro leggere un passo della Genesi dove si narra che, dopo
il diluvio, "Noè agricoltore si mise a lavorare
la terra e piantò una vigna; e avendo bevuto del
vino ne fu inebriato. E questo è soltanto uno dei
riferimenti alla vite che si trovano nelle Sacre Scritture.
Arriviamo
così alle soglie dei nostri giorni, alla fine dell'Ottocento
quando la vite europea, dopo migliaia di anni, ha rischiato
di scomparire. Fu a causa dell'invasione di insidiosi parassiti,
soprattutto la famigerata filossera, provenienti dall'America
e arrivati con le navi che ormai facevano la spola da un
porto all'altro in tutti i continenti. Si trattò
di una vera e propria catastrofe, intere colture vennero
distrutte, finché si scoprì che la vita americana,
incapace di produrre frutti di livello accettabile, possedeva
in compenso radici praticamente inattaccabili di parassiti.
Da allora si adottò la tecnica dell'innesto della
vite europea su vite americana, utilizzata universalmente
anche oggi. Dopo gli anni bui, i decenni a cavallo tra Ottocento
e Novecento videro una rapida rinascita della viticoltura
in Europa e in Italia. Come ai tempi dei fenici e dei Romani
la vendemmia tornò ad essere l'evento clou delle
campagne dai primi di settembre a fine ottobre.
|
L'attimo
perfetto
Esiste
un momento perfetto in cui bisogna cominciare la vendemmia:
quando l'uva ha raggiunto il giusto grado zuccherino,
e quindi smette di aumentare, al contempo l'acidità
si assesta al suo valore minimo.
Agli inizi di settembre il tecnico prova giornalmente
alcuni campioni sottoponendoli ad appositi test di
laboratorio.
L'inizio
della raccolta dipende comunque dal tipo di vitigno:
la Barbera ad esempio non raggiunge la gradazione
zuccherina della Bonaria. Naturalmente anche il clima
influenza la scelta: al Sud, più secco e caldo,
le uve possono essere costituite anche dal 20-30%
di zucchero, una percentuale che al Nord si abbassa
fino al 15%. Per questo nelle regioni meridionali
è utile anticipare la vendemmia prima della
maturazione completa, a meno che non si vogliano produrre
vini liquorosi, per evitare di ottenere gradazioni
alcoliche troppo elevate.
Per
i vini bianchi e gli spumanti la vendemmia va anticipata
perché le sostanze aromatiche che li impreziosiscono
raggiungono il massimo livello prima dello zucchero,
e soprattutto perché a questi vini giova un
buon grado di acidità.
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26/09/2002

Piatti
freddi per un'estate calda
di Giulia
Serra
Sono
piatti a base soprattutto di verdura. E proprio la verdura,
insieme alla frutta, ai piatti freddi e all'acqua a volontà
costituisce un pilastro dell'alimentazione estiva. Dall'insalata
di riso alle verdure ripiene, la tradizione culinaria italiana
è piena di piatti freddi, riscopriamone qualcuno!
Piatti
freddi per un'estate calda
Sono piatti a base soprattutto di verdura. E proprio la
verdura, insieme alla frutta, ai piatti freddi e all'acqua
a volontà costituisce un pilastro dell'alimentazione
estiva. Dall'insalata di riso alle verdure ripiene, la tradizione
culinaria italiana è piena di piatti freddi, riscopriamone
qualcuno!
INSALATA
DI RISO
(Lombardia)
Ingredienti
per 4 persone:
300 g di riso fine a grana lunga
4 pomodori
100 g di tonno sott'olio
3 cucchiai di olio e.v. di oliva
½ limone
50 g di pancetta tesa
50 g di pangrattato
30 g di cetriolini
2 falde di peperoni sott'aceto
qualche oliva verde
1 spicchio d'aglio
1 cucchiaio di prezzemolo tritato
pepe
sale
Preparazione:
Lessate il riso al dente e fatelo raffreddare sotto l'acqua
corrente. In una terrina condite il riso con due cucchiai
d'olio, sale, pepe e succo di limone. Mescolatelo bene e
poi aggiungete il tonno sminuzzato, i pomodori a dadini,
i cetrioli, le olive a rondelle e i peperoni a listarelle.
A parte, in una padella, soffriggete nell'olio rimasto la
pancetta a dadini con l'aglio ( che poi eliminerete) e,
poco prima di spegnere, aggiungete il pangrattato ed il
prezzemolo. Quando il tutto sarà dorato, amalgamatelo
al riso e servite.
TONNO
DI CONIGLIO
(Piemonte)
Ingredienti per 8 persone
una cipolla
una carota
4 coste di sedano
un mazzetto di aromi (alloro, timo, rosmarino, salvia e
gambi di prezzemolo)
2 chiodi di garofano
10 foglie di salvia
una decina di spicchi di aglio
circa mezzo litro di olio extra-vergine di oliva
sale e pepe in grani
Preparazione
In una pentola capace porre la cipolla steccata con i chiodi
di garofano, la carota, il sedano, il mazzetto di aromi
e qualche grano di pepe, versate abbondante acqua, portate
ad ebollizione, salate, immergete poi il coniglio intero
e fatelo cuocere finchè sarà tenero.
A cottura ultimata lasciare intiepidire il coniglio e, prima
che sia completamente freddo, estraetelo e spolpatelo con
attenzione facendo in modo di ottenere dei pezzetti piuttosto
regolari e non troppo piccoli.
Sbucciate l'aglio, lavate la salvia e asciugatela. Versate
un po' di olio in una terrina di coccio, fate uno strato
di pezzi di coniglio, distribuite qualche foglia di salvia
e qualche spicchio di aglio lasciato intero, versate altro
olio poi formate altri strati di coniglio, aglio, olio e
salvia. Alla fine il coniglio dovrà essere impregnato
di olio senza esservi immerso. Lasciare riposare in frigo
per almeno 48 ore prima di utilizzarlo.
Accompagnarlo con una ciambellina di polenta tiepida e una
leggerissima salsa all'acciuga.
PEPERONI
RIPIENI
(Calabria)
Ingredienti:
quattro bei peperoni rotondi e dolci
otto cucchiai di pangrattato
una manciata di prezzemolo tritato
quattro cucchiai di pecorino grattugiato
una manciata di olive nere snocciolate
sale, pepe
olio d'oliva.
Preparazione:
Svuotate i peperoni togliendo il torsolo dalla parte superiore.
Lavateli facendo uscire dall'interno ogni residuo di semi.
Preparate un ripieno amalgamando pangrattato, prezzemolo,
pecorino, olive tritate, sale, pepe, un poco d'acqua e di
olio. Mettete questo composto all'interno dei peperoni,
sistemateli in una teglia contenente poca acqua, irrorateli
d'olio e cuoceteli in forno. Serviteli sia caldi che freddi.
CAPONATA
(Sicilia)
Ingredienti per 6 persone:
8 melanzane siciliane lunghe
400 g di salsa di pomodoro
250 g di olive bianche di Castelvetrano in salamoia
1 mazzetto di sedano
150 g di capperi salati
due cipolle
un mazzetto di basilico
40 gr. di zucchero
1/2 bicchiere d'aceto
sale
olio d'oliva extravergine
Preparazione:
Tagliate le melanzane a dadi senza eliminare la buccia e
lasciatele in acqua salata per un'ora. Scolatele, asciugatele
e friggetele in un tegame con olio abbondante tanto da coprirle.
A parte sbollentate il sedano a pezzetti in acqua salata.
Snocciolate le olive e mettetele per una decina di minuti
in acqua calda. Intanto avrete cucinato la salsa con 400
grammi di pomodori maturi, due cipolle piccole e basilico.
Rosolate in un tegame con poco olio le olive, i capperi
e il sedano. Unite la salsa e condite con aceto e zucchero.
Versate nel tegame anche le melanzane e lasciatele insaporire
per qualche minuto nel sugo a fuoco bassissimo. Servite
la caponata fredda.
ALICI
MARINATE
(Abruzzo)
Ingredienti per 4 persone
600 g di alici spinate, sistemate su un letto di lattuga
e messe in fila in un vassoio con bordo alto
200 g di insalata di pomodori
100 g di olive nere
60 g di olio extravergine
30 g di aceto di vino
1 cuore di lattuga
1 limone
1 spicchio d'aglio rosso a pezzettini
sale e pepe q.b.
Preparazione
Unire ai pomodori l'aceto, l'aglio, il limone spremuto,
sale, pepe, l'olio e le olive nere snocciolate. Sistemare
sulle alici e dopo 12 ore servire.
24/08/2002

Lo
yogurt? Meglio quello fatto in casa!
di Giulia
Serra
Ottimo
soprattutto d'estate perché rinfresca ed è poco calorico,
oltre che buonissimo! Se volete fare un ottimo yogurt in
casa sappiate che non è indispensabile avere una yogurtiera,
quello che vi serve è solo latte e un po' di fermenti lattici
vivi!
Vi
proponiamo un metodo casalingo ma sperimentatissimo, abbiamo
provato anche noi ed il risultato è stato davvero
ottimo!
Vi occorre un litro di latte intero, alcuni sostengono che
i risultati siano migliori con il latte UHT, noi non siamo
molto favorevoli all'uso di questo "surrogato"
del latte, ma in questo caso si può fare un'eccezione.
Portate ad ebollizione il litro di latte scelto e spegnetelo
appena comincia a formarsi la schiuma. Lasciatelo raffreddare
fino alla temperatura di circa 40° C, potete usare un
termometro normale, di quelli con cui si misura la febbre,
dopo averlo naturalmente ben lavato! A questo punto entrano
in gioco i fermenti. Dovrete procurarvi dei vasetti di yogurt
che contengano i lactobacilli bulgaricus ed il termophilus.
Non è così facile come sembra perché
nella maggior parte dei vasetti non troverete alcuna indicazione
dei bacilli contenuti, ma abbiate fede e soprattutto: andate
in un ipermercato.
A
questo punto versate nel latte raffreddato due cucchiaini
di yogurt e mescolate bene. Anzi, per essere davvero pignoli
e perfettini, versate un po' di latte in un contenitore
e stemperateci un cucchiaino di yogurt, mescolate bene,
non deve restare neanche una traccia di un qualche grumo,
aggiungete poi altro latte e l'altro cucchiaino di yogurt
e stemperate, quando la miscela sarà pronta versate
pure tutto il latte e mescolate ancora un po'.
Potete usare un contenitore di plastica per alimenti, meglio
se cilindrico e dalla superficie opaca.
A
questo punto potete scegliere se seguire il metodo tradizionale
o procedere con la variante creativa. Nel primo caso dovete
avvolgere il contenitore in una coperta e lasciare riposare
il latte per una notte (in estate bastano anche 5/6 ore),
l'importante è che il fagotto sia lontano da correnti
d'aria e a temperatura il più possibile costante.
La variante creativa prevede invece l'utilizzo di una lampadina
da 40 w. Funziona così: prendete un piattino e lo
mettete nel piano più alto del forno (spento!), poi
vi procurate un filo elettrico con un semplicissimo portalampade
(niente di artistico!) e adagiate la lampadina sul piattino,
a questo punto l'accendete. Ora infornate il contenitore
con il latte e chiudete il forno. Resterà un po'
aperto perché dovrà passare il filo elettrico,
ma questo non influirà sulla riuscita dello yogurt.
Il calore generato dalla lampadina sarà costante
e servirà a far lavorare al meglio i lactobacilli.
Non è geniale?
Con questo sistema dopo circa 4 ore potrete controllare
se il vostro latte è ancora liquido oppure comincia
ad avere l'aspetto dello yogurt, tenete presente che
lo yogurt si forma dal basso verso l'alto e quindi la superficie
è l'ultima parte che si forma.
Se non è ancora pronto dopo 4 ore aspettate ancora
un paio d'ore, in caso contrario toglietelo dal forno e
fatelo riposare in frigorifero tutta la notte. Al mattino
evitate di mangiarlo tutto, lasciatene da parte due cucchiaini
come "madre" per la prossima preparazione.
Le prime volte il risultato non sarà forse sorprendente
perché le colonie di lactobacilli devono stabilizzarsi,
mettersi a proprio agio, ma vedrete che già al terzo
tentativo noterete grandi miglioramenti!
|
LO
YOGURT CASALINGO DI LATTE INTERO DI MUCCA
|
|
Contenuti
|
Valori(%)
|
| Acqua |
87
|
| Proteine |
3,5
|
| Lipidi |
3,9
|
| Glucidi |
3,6
|
| Acidi
organici |
1,15
|
| Ceneri |
0,7
|
| Fibra
alimentare |
0
|
| Parte
di prodotto digerita dopo 1 ora |
91
|
| Fermenti
lattici vivi = 2 milioni per grammo di prodotto (valore
minimo) |
| Contenuto
energetico di 100 grammi = 63 kcal |
Perché
lo yogurt fa bene?
La
particolare combinazione dei suoi componenti rende lo
yogurt un alimento insostituibile e indispensabile per
il buon funzionamento dell'apparato digerente. La presenza
di fermenti lattici vivi e la sua base essenzialmente
acida, con importanti presenze del complesso vitaminico
B, permettono allo Yogurt di svolgere una importante
azione regolatrice dell'intestino.
Lo yogurt è un derivato diretto del latte e di
questo conserva la complessità e la ricchezza
dei componenti, ma è di gran lunga più
digeribile.
Lo yogurt è ricco di sali minerali, in modo particolare
di calcio, che in forma di lattato di calcio resta a
lungo nel nostro intestino, aumentandone sensibilmente
il potere di assimilazione dei cibi. Questa caratteristica
rende lo Yogurt particolarmente indicato per l'alimentazione
dei bambini, degli anziani, dei convalescenti e di tutte
quelle persone che soffrono di problemi digestivi. |
L'indice
di sazietà
Lo yogurt intero o alcune varietà di yogurt magro
(per esempio quello greco) hanno un indice di sazietà
molto elevato per cui sono molto indicati per essere
inseriti in diete ipocaloriche. Da evitare invece i
tradizionali yogurt da bere o quelli magri eccessivamente
liquidi che hanno un indice di sazietà molto
basso: sono poco calorici, ma, saziando di meno, si
finisce per assumerne di più.
|
09/07/2002

Mistero
in bianco: il latte!
di Giulia
Serra
Il
dibattito è sempre aperto. Consumatori, esperti, nutrizionisti
e produttori sembrano avere ognuno la propria la propria
opinione circa l'utilità e la bontà del latte; in questi
casi è sempre difficile capire chi abbia ragione e chi torto.
Per fare almeno un po' di luce su un mistero così fitto
cerchiamo almeno di andare un po' in profondità e cogliere
tutti i segreti del latte analizzando tutte le fasi della
sua produzione.
In
principio erano la mucca ed il contadino che a mano, ogni
sera, la mungeva.
Poi arrivò la mungitrice meccanica, e vi assicuro
che vedere una stalla piena di mungitrici meccaniche in
azione non è un bello spettacolo
qualcosa si
è già incrinato
ma non è che
l'inizio!
L'immagine
del secchio traboccante latte è praticamente scomparsa
ovunque: nelle stalle è entrata la tecnologia che
permette, grazie a speciali tubature ermetiche, di portare
il latte dalla mucca direttamente in serbatoi frigoriferi
dove viene conservato a temperatura costante fino al trasporto
all'impianto di trasformazione. Insomma è molto più
comodo e igienico, però la meccanica ha tolto ogni
poesia!
Una
volta poi le vacche da latte venivano nutrite solo con erba
fresca o essiccata, mentre oggi, in seguito all'aumento
di produzione dovuto all'introduzione di razze estere di
grandi dimensioni come la Frisona, l'erba viene integrata
da cereali, sali minerali e vitamine, che altro non sono
che i cosiddetti mangimi.
In linea di massima si può dire che a una vacca da
latte ad alta produzione, cioè circa 35 litri di
latte al giorno, viene fornito un kg di mangime per ogni
kg di fieno: le mucche di un secolo fa si accontentavano
invece di molto meno, erano più piccole e producevano
in media dagli 8 ai 13 litri.
|
LA
RICETTA
TORTA DI LATTE
Ingredienti
un rotolo di pasta sfoglia,
mezzo litro di latte,
2 cucchiai di zucchero,
3 cucchiai di farina,
1 bastoncino di cannella,
2 uova.
Preparazione
Frullate i tuorli d'uovo con lo zucchero. A parte
sciogliete la farina con il latte sufficiente per
ottenere un impasto omogeneo. Fate bollire il latte
avanzato con la cannella, versatelo a filo nel miscuglio
di latte e farina, mescolando vigorosamente. Mettete
sul fuoco la crema finché si sarà addensata.
Lasciate raffreddare, togliete la cannella, aggiungete
le uova battute con lo zucchero e gli albumi montati
a neve. Foderate uno stampo con carta apposita, rivestitelo
con la pasta sfoglia entro cui verserete la crema
preparata. Volendo aggiungete una spolverata di cannella,
e mettete in forno a medio calore per un'ora circa.
Si può consumare sia calda sia fredda.
|
Naturalmente
l'aumento della produzione ha modificato anche i sistemi
di conferimento alle centrali, in soldoni il passaggio è
stato questo: secchi da 10 litri sulla bicicletta, poi bidoni
di ferro sul carretto trainato dal cavallo, poi bidoni in
alluminio (leggeri e igienici) sul camioncino e infine autocisterne
sofisticatissime, quelle di oggi. Convogliato in questi
mezzi con sistemi asettici e automatici, il latte può
seguire diverse strade: la maggior parte (circa il 67%)
viene destinata alla produzione di formaggi e altri derivati,
intorno al 19% servirà per la nostra alimentazione
e la parte restante servirà all'alimentazione del
bestiame stesso.
In Italia ci sono circa 90mila aziende produttrici che conferiscono
il latte alle circa 2500 strutture di trasformazione (soprattutto
caseifici e centrali del latte pubbliche e private, ma ci
sono anche stabilimenti di cooperative agricole).
A
questo punto, quando il latte arriva in centrale, cominciano
le analisi di laboratorio che servono a verificare a verificare
la qualità del prodotto e la sua rispondenza ai requisiti
previsti dalla legge: ad esempio il giusto rapporto grassi/proteine,
la provenienza da animali malati, l'aggiunta di acqua, la
presenza di prodotti tossici o farmacologici.
Se tutto va bene il latte viene pesato, ripulito da eventuali
particelle estranee con appositi filtri e immesso velocemente
nella catena di lavorazione.
Cominciamo
dalla omogeneizzazione.
È il processo che permette di "frantumare"
i globuli di grasso in piccolissime particelle, facendo
passare il latte con una pressione molto alta attraverso
strettissimi fori: questo impedisce che la panna si separi
dal latte durante la conservazione ed in più garantisce
una migliore digeribilità. Secondo la quantità
di grasso lasciata si ottiene latte intero (almeno
35 g di grasso per litro), latte parzialmente scremato
(tra i 15 e i 18 g) e latte scremato (non più
di 2 g).
Su
questo processo non sono però tutti concordi: il
fatto che la frammentazione e la polverizzazione delle molecole
dei grassi faccia in modo che queste ultime non si separino
dal resto del latte permetterebbe a questi piccolissimi
frammenti di grassi di passare facilmente attraverso i villi
intestinali, incrementando in questo modo la quantità
di grassi denaturati e di colesterolo che vengono assorbiti
dal corpo.
Di fatto, si sostiene, si assorbono più grassi dal
latte omogeneizzato che dalla panna.
Veniamo
quindi alla pastorizzazione.
Si tratta di un processo riservato al latte da consumo veloce
ed ha lo scopo di distruggere i batteri dannosi. In linea
di massima il latte viene scaldato ad almeno 72°C per
15 secondi e poi raffreddato velocemente. Da piccole variazioni
di questi parametri derivano diversi tipi di latte: il pastorizzato,
il fresco pastorizzato e il fresco pastorizzato
di alta qualità (che non è solo uno slogan
ma richiede standard qualitativi altissimi).
Sembra
però che questo processo sia anche responsabile di
una minore digeribilità del latte in quanto verrebbero
distrutte le sue delicate proteine i suoi naturali enzimi,
come il lattosio, che ne permettono una più facile
digestione.
Infine
ecco il trattamento più "violento": la
sterilizzazione.
Riservato al latte a lunga scadenza, ha lo scopo di eliminare
totalmente i batteri, in modo da impedirne la proliferazione
anche a distanza di tempo. Ne deriva il latte sterilizzato
a lunga conservazione (il meno integro, imbottigliato e
scaldato a 110-120°C per 20-30 minuti, scadenza a 180
giorni
e lo chiamiamo latte?); il latte UHT a lunga
conservazione (scaldato con un getto di vapore a 151°C
per 2-3 secondi, scadenza a 90 giorni), il più utilizzato
in questa categoria; infine il latte condensato (parzialmente
disidratato e con aggiunta di zucchero) e quello in polvere
(disidratato).
Teniamo
presente che, a parte la comodità di avere in casa
un prodotto a lunga conservazione, le elevate temperature
di sterilizzazione del latte possono provocare l'alterazione
di alcuni suoi componenti. Ad esempio la reazione tra lattosio
e proteine porta alla formazione di melanine che comportano
un ingiallimento del prodotto; si denaturano alcuni aminoacidi
(lisina, metionina, alanina,, valina, cisteina) delle proteine
del siero; la distruzione delle vitamine più termosensibili
(A, C e alcune del gruppo B). il gioco vale la candela?
Alla
luce di tutto questo c'è chi si chiede come mai,
a dispetto di scientifiche evidenze a favore del latte crudo,
non pastorizzato e contro il latte pastorizzato e a dispetto
del fatto che fino alla metà del XX secolo la specie
umana cresceva con il latte non pastorizzato, sia oggi illegale
vendere latte non pastorizzato.
La domanda è: forse l'industria casearia ha maggiori
profitti pastorizzando il latte per farlo durare molto di
più sugli scaffali anche se tale latte denaturato
non è di alcun beneficio per la specie umana?
29/05/2002

Consigli
per l'estate: i sapori di Sardegna
di Giulia
Serra
Per
entrare davvero nei sapori, nei colori e soprattutto nei
profumi della gastronomia sarda avrei probabilmente bisogno
di un computer che sia in grado di farvi davvero percepire
cos'è il profumo del mirto, del pecorino, dei culurgionis,
del porceddu e di tantissime altre specialità… purtroppo
siamo ancora lontani da tutto questo quindi potete considerare
quest'articolo come una piccola guida che vi tornerà utile
durante il vostro prossimo viaggio alla scoperta dell'isola
più bella del mediterraneo.
Gli
arrosti allo spiedo, i culurgionis, il prosciutto all'aceto
di cannonau, il pecorino arrosto col miele, le sebadas,
le panadas, la burrida, gli spaghetti ai ricci
la
cucina sarda è insomma una cucina povera, fatta di
prodotti semplici e naturali ma preparati in modi strani,
fantasiosi ed inusuali, è la creatività a
farla da padrona!
Basta
pensare alla carne: si scava una fossa, si mette dentro
la carne, in genere un maialino farcito con rametti di profumatissimo
mirto e si copre col fuoco fino alla fine della cottura.
Sembra che questa usanza abbia delle origini ben precise:
si dice che sia stata inventata dai banditi che per non
farsi notare la cucinavano sotto terra.
È una cucina che ha subito le influenze di altre
culture mediterranee, soprattutto quella araba: avete mai
assaggiato un particolare piatto come la "cascasa"?
Si tratta nientemeno che del cuscus arabo!
Ma
procediamo con ordine!
Prima di tutto: il pane. Perno dell'alimentazione
è il pane. Espressione di festa e di augurio, si
adatta a diverse circostanze e assume forme e nomi diversi:
sa tunda, su civraxiu, su coccoi pintau (provatelo assolutamente
perché è buonissimo, oltre che bello a vedersi!)
su moddizzosu, sa fogazza, su pani a pipa lucenti; il più
conosciuto ed esportato è il pane carasau (chiamato
anche "carta da musica"). Si tratta di una sottile
sfoglia di pane di forma circolare cotto due volte al forno
e quindi croccante, a lunga conservazione in quanto conserva
tutta la sua bontà anche a distanza di settimane.
Poi,
gli antipasti: non fanno parte della vera tradizione
sarda, solo in tempi recenti sono entrati a far parte del
menu, a farla da padrona è senz'altro la bottarga,
o buttariga, deliziose uova di tonno o muggine, ottimo condimento
anche per gli spaghetti.
Venendo
ai primi piatti cominciamo a scoprire un po' di più
il cuore della Sardegna: malloreddus con sugo di salsiccia
sarda, culingionis ripieni di patate e menta, oppure ricotta
e spinaci, maccarrones, fregula, simbula fritta e pasta
mazzafrissa. Difficile scegliere, io vi consiglio i culingionis
ripieni di patate e menta, si tratta di un tipo particolare
di ravioli, chiusi come se fossero spighette di grano, davvero
impedibili ed indimenticabili!
Arriviamo
quindi alle carni, un tempo usata raramente, solo
in occasioni speciali come le feste o nel caso di ospiti
di riguardo si presentava la carne, come simbolo di ospitalità.
La cucina sarda predilige la cottura della carne alla brace,
alla griglia e al forno. La provincia di Nuoro, rispetto
alle altre, è forse quella che vanta una cucina a
base di carne. Il piatto di lunga tradizione è forse
il più famoso è il porceddu, maialino da latte
infilzato nello spiedo, rosolato con gocce di lardo e cotto
lentamente al fuoco del legno di mirto. Per le occasioni
davvero speciali fa la sua comparsa anche il cinghiale cotto
al fuoco del legno di ulivo.
I
sardi pur non avendo una grande tradizione marinara, sono
dei raffinati cultori dei prodotti del mare. Per quanto
riguarda la preparazione dei piatti a base di pesce
va ricordato l'uso di olio extravergine di oliva per friggere
e solo finissima semola per impanare, l'uso di sette diverse
qualità di pesce per la zuppa, l'offerta del pesce
bollito senza alcun condimento per poter assaporare meglio
il suo vero sapore, il taglio del pesce cotto con una lama
argentata per non rovinare il sapore e l'uso del limone.
Non perdete l'aragosta, lessata e condita con olio e pepe,
oppure olio e aceto, o olio e limone; la burrida (palombo
tagliato a pezzi, cotto al tegame e condito con una salsa
particolare), tonno fresco (in graticola o lessato), muggine
(pesce grasso degli stagni, arrosto in graticola o lessato),
anguille arrosto allo spiedo con alloro ed inoltre, cucinati
in vari modi orate, spigole, dentici, cefali, sogliole,
triglie di scoglio, murene, polpetti, calamaretti, seppiette,
e chi più ne ha più ne metta!
I
formaggi rappresentano una parte notevole e predominante
nell'ambito della gastronomia isolana. Se non avete mai
assaggiato il formaggio sardo vi accorgerete che il suo
sapore è diverso da tutti gli altri formaggi del
"continente", questa diversità è
dovuta alla natura dei pascoli, al clima, al sistema di
produzione e agli stessi animali allevati. Aggiungendo un
po' di poesia potremmo dire che nel formaggio sardo c'è
il sapore forte dei pascoli impervi ai piedi delle montagne.
Tra i formaggi più conosciuti ricordiamo il pecorino
sardo, il dolce sardo che è un formaggio a pasta
molle, il formaggio caprino sardo a pasta molle ma con un
accentuato sapore forte e selvatico. Caratteristico tra
i formaggi vaccini è il caciocavallo dalla caratteristica
forma a pera. Degna di nota è anche la ricotta sarda,
davvero buonissima, e sa frue salìa, latte cagliato
acido.
Un
capitolo a parte va senz'altro dedicato alla vastissima
produzione di dolci. L'arte dolciaria sarda è
uno degli aspetti più attraenti della gastronomia
isolana, non solo per la qualità dei prodotti, ma
anche per la particolare grazia usata dalle donne nella
produzione dei dolci. Alcuni dolci si preparano esclusivamente
in determinati periodi dell'anno, altri in occasioni di
feste, sagre, matrimoni o per ricevere degli ospiti. In
tutte le zone dell'isola gli ingredienti sono più
o meno gli stessi, l'unica variante è l'aspetto,
la forma e il nome.
Gli amaretti sono i dolci più tradizionali e diffusi,
classiche presenze nei matrimoni e battesimi. Sono più
morbidi che altrove, soffici, e danno l'impressione di essere
addirittura lievitati.
Le casadinas sono piccole paste ripiene di formaggio pecorino
fresco grattugiato, profumato e addolcito con zucchero,
zafferano, vaniglia, scorza di limone o arancia.
Le
pardulas, tipiche del sud, al posto del pecorino usano la
ricotta. Entrambi questi dolci sono buonissimi, provateli!
I gattò, citati anche da Grazia Deledda, sono dolci
tradizionali preparati con miele e zucchero con aggiunta
nell'impasto di mandorle e scorze d'arancia. La forma più
diffusa adesso è il rombo, ma anticamente questi
dolcetti ne avevano diverse, secondo la fantasia di chi
li preparava.
Con le sebadas si raggiunge l'eccellenza, è un dolce
sorprendente: due dischi di pasta non lievitata,un ripieno
di formaggio fresco inacidito, semola, scorza d'arancia
o limone. Fritte fino a dorare nell'olio d'oliva, si mangiano
calde ricoperte da miele amaro di corbezzolo. La sebada
è strettamente legata alla civiltà pastorale.
Era il simbolo di benvenuto delle donne ai pastori quando
ritornavano dalla transumanza.
|
Tutto
su… il maialino
Piatto
nazionale sardo, la sua preparazione e cottura deve
seguire regole ben precise, di antica tradizione.
La cottura del porceddu è un compito riservato da
sempre agli uomini. La preparazione dell'arrosto è
una vera e propria arte: la carne deve essere dorata
e le parti superficiali croccanti. Sopra la carne
non va messo nessun tipo di condimento se non il sale
o nel caso di alcune carni il mirto o l'aglio. Il
maialino non deve superare i quattro Kg, deve essere
cucinato preferibilmente allo spiedo con la tecnica
dello stillicidio del lardo fuso sulla cotenna, che
deve risultare friabile e croccante al punto giusto.
Per aggiungere più gusto a questo tipo di carne è
sufficiente soltanto la brace, il lardo che sgocciola
sulla cotenna e sul costato e il sale. Rami e bacche
di mirto vengono utilizzati nelle presentazioni del
maialino, tra i pezzi di carne, nei caratteristici
vassoi cavi di sughero. "Su proceddu" può essere cucinato
anche lesso, stufato in abbondante sugo di pomodoro.
Niente del porchetto viene perduto, neppure gli stinchi
da cucinare in sugo di pomodoro piccante e da servire
come antipasti, o, senza sugo, per dare sapore a straordinarie
minestre di pasta e fagioli; con le frattaglie si
preparano gustosi guazzetti in agrodolce, mentre dai
fegatelli si ottiene un paté leggermente aromatico
grazie alla presenza dei classici "aromi". Piatto
di gran festa e delle sagre campestri, è oggi presente
nella gran parte dei menù della ristorazione locale
e isolana. È lui il re degli arrosti ma non il solo,
troverete anche s'angioni (agnello), su crabittu (capretto)
e sa craba (capra).
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19/04/2002

Un cioccolato unico al mondo!
di Giulia
Serra
L'avreste
mai detto voi che proprio in Sicilia si trova uno squisito
cioccolato, unico al mondo, preparato secondo l'antica ricetta
azteca? Una piccola bottega in provincia di Ragusa produce,
in tiratura limitata, un cioccolato che conserva il sapore
antico e lontano portato in Europa dai conquistadores spagnoli.
È
a Modica, in questa città dalle architetture barocche
che troviamo l'ultimo baluardo dell'antica lavorazione della
cioccolata, stiamo parlando dell'Antica Dolceria Bonajuto.
Una piccola bottega dolciaria dove viene prodotto un cioccolato
dal sapore forte e intenso che vi stupirà per quanto
è lontano dai sapori standardizzati delle produzioni
industriali.
Il motivo è unico e semplice: è l'unico tipo
di cioccolata al mondo che viene preparato secondo la ricetta
originale azteca.
Coniglio
al cioccolato
Ingredienti per 6 persone:
30 g di cioccolato amaro grattugiato,
1 coniglio di 2 kg,
30 g di burro,
30 g di lardo tritato,
1 cipolla tritata,
1 bicchiere di panna liquida,
1 cucchiaiata di farina,
sale.
Per
la marinata:
1/4 di litro di vino rosso,
1 bicchiere di aceto di vino,
1 cipolla,
1 stecca di cannella,
2 chiodi di garofano,
1 gambo di sedano,
1 carota,
4 coccole di ginepro,
2 foglie di alloro,
1 limone tagliato a fette.
Preparazione:
Per prima cosa tagliate il coniglio a pezzi. Preparate
quindi la marinata in un recipiente capiente di
terracotta e immergetevi i pezzi di coniglio, girandoli
ogni tanto. Dopo 12 ore scolateli. Nel frattempo
in un tegame di coccio fate un soffritto biondo
con il burro, il lardo e la cipolla. Unite la farina
e aggiungete i pezzi di coniglio, salate. Fate cuocere
per 10 minuti prima di versare a poco a poco la
marinata passata attraverso un colino. Quando il
coniglio è a metà cottura unite il
cioccolato sciolto in un po' d'acqua calda. Finite
di cuocere nel tegame con il coperchio e a fuoco
basso. A cottura ultimata versatevi la panna e rigirate
con un cucchiaio di legno.
|
Messico,
XV secolo. Qui gli Aztechi producevano un dolce dalla forma
curiosa, simile a quella di un piccolo sigaro, che chiamavano
xocoatl. La tecnica di preparazione è molto semplice,
gli aztechi macinavano i semi di cacao su uno strumento
molto simile ad un matterello di pietra appoggiandosi ad
un sasso ricurvo
chiamato mtal. Mescolavano poi la farina ottenuta con pasta
di mais cotta, sfregando il tutto con il burro di cacao
per ottenere il xocoatl.
Nel corso del quarto viaggio, Colombo raggiunse un'isola
al largo delle coste delle Honduras, qui ebbe in dono delle
strane fave alle quali gli indigeni attribuivano il valore
del danaro, ma che non destarono alcun interesse da parte
degli spagnoli.
Nel 1519 Hernan Cortes all'interno del palazzo imperiale
di Montezuma nella sala del tesoro imperiale, vide tra oggetti
di pregiata fattura e metallo quintali di fave di cacao.
In una cerimonia solenne con l'imperatore venne offerta
una bevanda calda ottenuta dalle fave di cacao. Cortes fu
il primo occidentale a degustare la cioccolata, bevanda
che veniva riservata solo all'imperatore e alla casta più
alta dell'impero azteco.
Una diversa versione della cioccolata, non liquida ma solida
veniva prodotta sempre dagli aztechi, una ricetta originale
di un'arte antica tramandata di generazione in generazione
che oggi sopravvive in Sicilia a Modica. Qui viene custodita,
arrivata per merito di un frate, Bernardino da Sahagun,
in missione in Messico dove apprese la lavorazione del cacao.
La prima impressione che ebbero gli spagnoli di questo curioso
alimento non fu certo positiva: gli Aztechi non usavano
dolcificare l'impasto che aveva dunque un sapore amaro;
proprio per questo gli spagnoli fecero una piccola modifica
alla ricetta aggiungendo un pizzico di zucchero.
Con
il trascorrere degli anni l'inimitabile gusto dell'autentica
ricetta azteca ha corso il rischio di perdersi nel tempo
perché quella originale fu sottoposta a integrazioni
e cambiamenti che spesso ne sconvolsero sapore e aspetto.
Amanti del cioccolato
non disperate
non tutto
è perduto
a Modica esiste una antica pasticceria
che ancora oggi ci regala tavolette confezionate con quell'antica
ricetta.
Il risultato è un cioccolato dal sapore amaro e intenso,
con una consistenza particolare, granulosa, tanto che, nel
morderlo, sembra sfaldarsi, pur mantenendo sempre la sua
solidità.
Questa consistenza granulosa è dovuta al metodo di
preparazione: durante le fasi di lavorazione non raggiunge
mai lo stato propriamente liquido, viene lavorato a crudo
e la temperatura non supera mai i 40 gradi. Si tratta di
metodi artigianali: per preparare un centinaio di tavolette
si impiegano non meno di quattro o cinque ore!
|
Amanti
famosi
Uno
dei più convinti ed illustri estimatori della
cioccolata di Modica è stato Leonardo Sciascia,
il grande scrittore siciliano nato a Racalmuto, in
provincia di Agrigento: nel suo libro la contea di
Modica, la dolce delizia è descritta con parole
che non potrebbero essere più chiare esplicative
e poetiche: "altro richiamo, per restare alla
gola, è quello del cioccolato di Modica e di
Alicante: un cioccolato fondente di due tipi, alla
vaniglia e alla cannella, da mangiare in tocchi o
da sciogliere in tazza: di inarrivabile sapore, sicché
a chi lo gusta sembra di essere arrivato all'archetipo,
all'assoluto, e che il cioccolato altrove prodotto,
sia pure il più celebrato, ne sia l'adulterazione,
la corruzione."
Non possiamo infine dimenticare Giacomo Casanova,
uno dei più grandi amatori di tutti i secoli,
sembra infatti che si abbuffasse di cioccolato per
assicurarsi le sue mitiche performances amorose, ormai
passate alla storia.
|
06/03/2002

Dolce
come miele
di Giulia
Serra
Ne
consumiamo troppo poco. Forse perché spaventati dalle crociate
di dentisti e dietologi secondo cui "i dolci fanno male",
ma il miele non è un dolce qualunque! Tra i "dolci" il miele
è il più ricco di zuccheri semplici, fruttosio e glucosio
raggiungono infatti anche il 95% della composizione.
|
Miele
e bellezza
La
vostra pelle è secca e spenta? Il miele può
essere un ottimo rimedio!
Provate
questa maschera purificante al miele.
Ingredienti: 2 cucchiai di miele millefiori - 2 cucchiai
scarsi di crusca - succo di mezzo limone.
In una ciotola, scaldate a bagnomaria il miele fino
a renderlo fluido. Toglietelo quindi dal fuoco, aggiungetevi
il succo di limone e la crusca, mescolando bene. Applicate
la maschera composto ancora calda e lasciatela agire
30 minuti. Sciacquate poi con abbondante acqua calda,
massaggiando bene, con movimenti circolari, la pelle.
|
Le
proprietà fisiche e nutrizionali del miele sono dovute
in gran
parte a questa composizione, è anche l'unico "dolce"
che deve tutte le sue caratteristiche alla natura (piante
e api) in quanto non subisce alcuna manipolazione da parte
dell'uomo per arrivare sulla nostra tavola.
Il
grande vantaggio del miele è di poter apportare all'organismo
calorie prontamente disponibili, senza richiedere processi
digestivi e senza apportare, nel contempo, sostanze indigeribili
o dannose. Le differenze con lo zucchero sono quindi tangibili.
Di più: quando si usa miele per correggere il sapore
di un cibo (per esempio una macedonia, uno yogurt) o di
una bevanda (tè, latte, spremute ecc.) si usa, in
realtà, una quantità di sostanze nutrienti
un po' inferiore rispetto a quello che si farebbe utilizzando
zucchero da cucina (saccarosio), in quanto il miele è
"più dolce" dello zucchero. Questo comporta
un piccolo risparmio di calorie. Due a zero per il miele!
Tanti
mieli diversi
Si fa presto a dire "miele", in realtà
esistono tantissimi tipi di miele, una prima ed importante
divisione è quella tra millefiori e miele uniflorale.
I
mieli millefiori sono quelli che non hanno un'unica
origine botanica, questo non determina però una mancanza
di carattere o una qualità più scadente, spesso
infatti i mieli millefiori sono caratterizzati da una presenza
botanica che prevale e che costituisce il nucleo del miele
ma che non permette la denominazione uniflorale. Altre volte
le componenti del miele sono davvero mille, come capita
per il prodotto delle fioriture di alta montagna o come
certi mieli primaverili della macchia mediterranea.
Si
parla di miele uniflorale quando invece questo proviene
principalmente da un'unica origine botanica e ne risulta
sufficientemente caratterizzato dal punto di vista della
composizione e delle caratteristiche organolettiche e microscopiche.
In altre parole per potersi considerare uniflorale un miele
deve essere riconoscibile come tale dal punto di vista delle
analisi di laboratorio e per le caratteristiche di aspetto,
profumo e gusto.
Vediamo
quali sono i tipi di miele uniflorale più diffusi
in Italia.
Miele
di acacia
Miele di agrumi
Miele di castagno
Miele di eucalipto
Miele di corbezzolo
Miele
di acacia
In Italia viene prodotto soprattutto nella zona prealpina
e in Toscana, è uno dei mieli più conosciuti
ed apprezzati. Alla base del suo successo ci sono le sue
caratteristiche peculiari: l'odore è leggero, ricorda
quello dei fiori o appena fruttato. Il sapore è decisamente
dolce, con leggerissima acidità. L'aroma è
molto delicato, tipicamente vanigliato, confettato, poco
persistente e senza retrogusto. La caratteristica principale
di questo tipo di miele risiede nell'alto contenuto in fruttosio,
che è alla base della scarsa tendenza a cristallizzare
e dell'elevato potere dolcificante.
Miele
di agrumi
Le maggiori produzioni si hanno negli agrumeti meridionali
ed insulari dove questa coltura viene praticata in grandi
estensioni. Si ottengono in genere mieli di agrumi misti
e solo molto raramente partite provenienti da una singola
varietà (arancio, limone, pompelmo). In Italia è
secondo, per diffusione nei punti vendita e nelle preferenze
dei consumatori, solo al miele di acacia. Si tratta quindi
di uno dei mieli uniflorali più apprezzati per l'intensità
e la finezza dell'aroma, il suo colore sempre chiaro, il
profumo di fiori (d'arancio) ed il sapore dolce.
Miele
di castagno
Il miele di castagno costituisce una delle principali produzioni
uniflorali a livello nazionale. È un miele "per
intenditori" perché le sue caratteristiche spesso
non incontrano il gusto della maggior parte dei consumatori:
colore scuro, da ambrato a quasi nero, odore pungente e
sapore fortemente amaro. Insomma è un miele che non
sa di miele e forse proprio per questo viene sempre più
apprezzato da chi non ama troppo la dolcezza del miele.
Se non l'avete mai provate rimarrete stupiti dal suo ottimo
sapore!
Miele
di eucalipto
Miele "difficile" per i consumatori, ha un aroma
molto forte, un colore ambrato ed un sapore che ricorda
un po' le caramelle alla liquirizie. È però
un miele buonissimo, peccato sia apprezzato più per
le sue proprietà curative piuttosto che per il suo
sapore.
Miele
di corbezzolo
Ed eccoci al miele di corbezzolo, il miele della Sardegna,
un miele davvero straordinario! Se amate il miele dolcissimo
questo tipo di miele non fa proprio per voi. Dal colore
ambrato, questo miele ha un odore pungente ed un sapore
decisamente amaro e particolare. Si sposa perfettamente
con un'altra meraviglia culinaria della Sardegna, le seadas,
frittelle ripiene di formaggio che si mangiano ricoperte
di miele, esclusivamente di corbezzolo! Qui sotto trovate
la ricetta.
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Seadas
Ingredienti per 4
200 g. di pecorino sardo fresco
1 cucchiaio di farina
la scorza di 1 arancia
1 bicchiere di acqua
5 cucchiai di olio d' oliva o di semi
1 bicchiere e ½ di miele di corbezzolo
Per la sfoglia:
350g. di farina
1 cucchiaio di acqua
60 g. di burro.
Preparazione
Preparate la sfoglia amalgamando gli ingredienti con
un po' di sale.
Impiegate più o meno acqua per avere una pasta
liscia ed elastica.
Fatela riposare per ½ ora.
Affettate finemente il formaggio e cuocetelo per 7
- 8 minuti in un tegame con la farina, l'acqua e la
scorza di arancia grattugiata. Dovrà risultare
un composto morbido e omogeneo. Stendete la pasta
non troppo sottile, sistematevi a intervalli regolari
una cucchiaiata di ripieno, coprite con altra pasta
e fate aderire. Ritagliate, con la rotella, dei ravioli
quadrati abbastanza grandi ((5-6 cm.) che sigillerete
premendone i bordi con le mani. Friggete i ravioli
nell' olio d' oliva, scolateli e lasciateli asciugare
su un foglio di carta da cucina. Fate sciogliere il
miele a fuoco dolce in un tegamino e servite i ravioli
interamente coperti di miele caldo.
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25/02/2002

Arance,
arance, e ancora arance.
di Giulia
Serra
Le
arance sono fra i frutti più belli: durante le giornate
grigie e piovose un cesto pieno di arance solari, brillanti,
gioiose e profumate non può che trasmettere gioia ed allegria!
Oggi siamo abituati a pensare all'arancia come ad un frutto
dolce ma il primo citrus ad arrivare in Europa dall'India
e dalla Cina fu l'arancio amaro, che vi giunse intorno al
IV secolo avanti Cristo in seguito alle conquiste di Alessandro
Magno.
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COMPOSIZIONE
E VALORE ENERGETICO DELL'ARANCIA
(100 g. di prodotto)
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Parte
edibile 80 %
Acqua 87.2 g
Proteine 0.7 g
Lipidi 0.2 g
Glucidi disponibili 7.8 g Fibra alimentare 1.6 g Energia
34 kcal
Sodio 3 mg
Potassio 200 mg
Ferro 0.2 mg
Calcio 49 mg
Fosforo 22 mg
Niacina 0.2 mg
Vitamina C 50 mg
|
Per
gustare i frutti succosi e zuccherini fu necessario aspettare
il XV secolo e gli arabi, ai quali siamo immensamente debitori
in campo gastronomico. Furono infatti loro ad introdurli
in Europa, precisamente in Spagna e da qui conobbero una
rapida diffusione in tutto l'Occidente. Anche il nome arancio
viene dall'arabo naranche.
In Italia oggi l'arancio amaro, conosciuto anche come melangolo,
è comunemente considerato una pianta ornamentale.
Cresce allo stato spontaneo nelle regioni a clima temperato
e produce frutti molto simili a quelli dell'arancio dolce.
Le arance amare sono ideali nella preparazione dei piatti
salati: forniscono il giusto equilibrio di dolce e di agro.
In Italia non sono diffuse ma se avete un buon fruttivendolo
non farete fatica a procurarvele.
Con scorze e alcol si può preparare un ottimo digestivo:
il ratafià, un liquore alcolico ideale da
bere dopo i pasti. Qui a fianco trovate le istruzioni per
prepararlo.
Ratafià,
come prepararlo
In un vaso di vetro, mettete a macerare per 10 giorni
200 g di scorzette di arancia amara essiccate, con 1
litro di alcol a 80 gradi. Ogni giorno, capovolgete
il vaso per miscelare gli ingredienti. Trascorsi i 10
giorni, apritelo, schiacciate delicatamente le scorzette
macerate e filtrate il liquido. Versatelo in un altro
recipiente di vetro; attendete un paio di giorni perché
sedimentino gli eventuali corpuscoli grossolani e quindi
filtrate nuovamente. Aggiungete al filtrato 1 kg di
zucchero, mescolate e travasate in bottiglie di vetro
che andranno chiuse con un tappo a tenuta. |
Nella
cucina italiana è il limone a fare la parte del leone,
nel salato e nel dolce. L'arancia è relegata quasi
esclusivamente alla pasticceria; è un peccato perché
sia la buccia sia la polpa ed il succo possono aromatizzare
molti piatti in modo insolitamente piacevole. Qualche idea?
Provate la marmellata di arance amare servita con del pecorino
stagionato, è una combinazione insolita eppure eccellente.
Tornando
al classico, come non citare il matrimonio perfetto tra
l'anatra e l'arancia? Un petto di anatra arrostito in forno,
glassato alla fine con della marmellata di arance amare
e passato brevemente al grill è un piatto veloce
e facile. Passiamo alla verdura: carote cotte in padella
(a fuoco vivace e senza coperchio) con burro e acqua (fino
a coprirle, sale e pepe), aromatizzate alla fine con del
succo di arancia (l'acqua è evaporata e nella pentola
è rimasto soltanto un sughetto burroso), sono un
accompagnamento ideale ad un arrosto di maiale.
Ottimi anche gli spinaci lessi e ripassati poi in padella
con abbondante burro e alla fine spruzzati con succo di
arancia: un piatto squisito!
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La
ricetta: MOUSSE DI ARANCE
Ingredienti:
6 arance succose, 6 uova, 100 g di zucchero, 1 foglio
di colla di pesce.
Preparazione:
Spremete 5 arance e mettete il succo in un pentolino
con lo zucchero, la scorza grattugiata di 3 arance
e 3 cucchiai di acqua.
Mescolate bene il tutto. Sbattete i tuorli delle uova,
tenendo da parte gli albumi per un successivo utilizzo,
ed uniteli al composto. Procedete alla cottura a bagnomaria,
continuando a mescolare, fino a che la crema non si
sarà addensata. Quando sarà piuttosto
compatta aggiungete il foglio di colla di pesce che
avrete fatto ammollare nell'acqua e mescolate ancora
a lungo finché tutto non sarà diventato
omogeneo. Spegnete il fuoco e lasciate raffreddare.
Poi aggiungete gli albumi montati a neve fermissima.
Versate il tutto in una zuppiera adatta per i dolci
e mettete in frigo fino al momento di servire.
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08/02/2002

Non
lasciateli marcire!
di Enzo
Laudando
Mica
vero che basti mettere il cibo al sicuro nel frigorifero
per garantirne la perfetta conservazione: ogni alimento
esige un trattamento specifico per poter darci il meglio
di sé in termini nutrizionali e di sapore. Ecco qualche
consiglio per trovarsi in tavola pietanze il più
possibile integre e gustose.
COSÌ
IN FRIGORIFERO
Scomparto meno freddo (in alto): dolci,
formaggi, frutta e verdura.
Scomparto temperato (in mezzo): carne,
frutta e verdura cotta, sughi, salse (cotti).
Scomparto più freddo (in basso):
salumi, carni, pesci, pollame e selvaggina (crudi). |
Carne.
Le carni bianche (pollo, tacchino, coniglio) sono più
delicate
di quelle rosse (manzo, vitello, cavallo, maiale) e richiedono
maggiore attenzione. In compenso possono essere conservate
in frigorifero anche già cucinate per un paio di
giorni senza che si deteriorino.
Nel
frigo cercate di far loro spazio nei ripiani più
freddi, così pure se le mettete nel freezer. A meno
che non vogliate far volatilizzare gran parte delle sostanze
nutritive, consumatele entro un paio di mesi dal congelamento.
Per
quanto riguarda la carne rossa e la selvaggina, non buttatele
in frigo come càpitano, ma avvolte nella pellicola
oppure in contenitori chiusi, o comunque isolate dagli altri
cibi per evitare eventuali passaggi di batteri.
OCCHIO
ALL'INVOLUCRO
Pellicola trasparente
È meglio stenderla sui recipienti non a diretto
contatto con i cibi. Non usarla per congelare. È
molto comoda perché è estensibile e perfettamente
aderente, ma tali caratteristiche sono dovute alla presenza
di additivi che in certe condizioni possono essere ceduti
agli alimenti. Per questo motivo è da evitare
il contatto con alimenti di tipo "grasso"
(formaggi, burro, carni).
Pellicola di alluminio
È un buon isolante, non ha controindicazioni,
ma non permette di vedere il contenuto. È una
barriera quasi assoluta per aria, acqua e luce qualora
si possa chiudere ermeticamente.
Sacchetti per congelare
Permettono di verificare il contenuto e mantengono l'umidità
necessaria alla conservazione dei cibi nel congelatore.
Servono a limitare la disidratazione, non hanno problemi
di fragilità a freddo, né di carattere
igienico. |
Frutta.
La frutta non ama il freddo, quindi il modo migliore per
conservarla è tenerla a temperatura ambiente, per
consentirne la completa maturazione. A quel punto, per non
trovarsela marcia, il frigo sarà obiettivamente utile.
Superfluo ricordare che la frutta va consumata fresca: se
tornate a casa con le scorte di uva o di pesche, difficilmente
ne eviterete la perdita di freschezza e il deterioramento.
Le arance, tanto per fare un esempio di stagione, nonostante
la scorza "da dure" sono delicate e possono ammuffire
molto velocemente.
Verdura.
Anche se esistono qualità di verdura che si deteriorano
più facilmente di altre, in generale possiamo dire
che la verdura fresca va conservata in frigorifero fino
al momento del consumo, tranne alcune qualità che
devono essere lasciate a temperatura ambiente per evitare
che il freddo le danneggi, ad esempio patate, cipolle e
legumi. Una volta cucinate vanno consumate immediatamente:
sono poche infatti le verdure che si mantengono intatte
dopo una permanenza prolungata in frigorifero.
Pesce.
C'è ben poco da dire: una volta comprato andrebbe
consumato in fretta. Se proprio non avete voglia di cucinarlo
il giorno stesso, dovete congelarlo subito o tenerlo in
frigorifero per 2-3 giorni al massimo, sistemandolo su un
ripiano mediamente freddo, avvolgendolo con una pellicola
trasparente o mettendolo in contenitori privi di aperture.
I
molluschi sono un po' più capricciosi per cui, che
a loro piaccia o no, vanno chiusi in contenitori che ne
garantiscano l'isolamento dagli altri cibi per evitare eventuali
scambi di batteri.
Uova,
latte e derivati. L'unico che può restare fuori
dal frigorifero è il latte a lunga conservazione,
per il quale basta un luogo fresco e asciutto. Invece per
il latte fresco, i formaggi, gli yogurt, la panna e le uova
la temperatura ideale è compresa tra 0 e 4 gradi.
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Cucinare
oggi, servire domani. Preparare delle pietanze,
congelarle e servirle dopo giorni o settimane. È
l'unica soluzione per chi, condizionato dal poco tempo
disponibile, deve approfittare dei momenti liberi
per cucinare. Fatelo pure, ma non dimenticate queste
accortezze.
Prima del congelamento: raffreddate rapidamente
il cibo, lasciandolo all'aria e, quando è tiepido,
mettetelo in frigorifero. Evitate assolutamente di
lasciare in freezer piatti caldi perché ne
innalzano la temperatura con il rischio di compromettere
la conservazione degli altri alimenti.
Mettete poco sale: nel periodo della conservazione
troppo sale asciugherebbe il preparato. Non esagerate
con gli aromi, che con il loro profumo potrebbero
alterare gli altri alimenti.
Mano leggera con i grassi: riducono il tempo
di conservazione.
Non portate a termine la cottura: completatela
dopo lo scongelamento e, se necessario, aggiungete
sale e aromi.
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