Semplicemente
29/7/201017:45

GIOCHI & CONCORSITEST & SONDAGGI AGORÀ

A tutta birra già 6 mila anni fa!
Pensate che le combriccole di ragazzi fuori di testa dopo una bella sbronza siano uno spettacolo avvilente? Forse avete ragione. Pensate che si tratti di un fenomeno recente? Vi sbagliate di grosso! Seimila anni fa in medio oriente avreste potuto godervi spettacoli simili. Tracce di preparati che presentino forti affinità chimiche con l’odierna birra sono state appunto rilevate in Mesopotamia e in Egitto all’epoca della fine della prima dinastia egiziana (2800 anni prima di Cristo circa).

Si trattava di una bevanda prodotta a partire dalla fermentazione controllata del malto o di simili cereali e che per questo stesso motivo gli Armeni collegavano alla dea Armalu.
Non si tratta ovviamente di un riferimento all’eventuale intervento di una donna nella sintesi della prima pinta ma della semplice constatazione che la birra nasce dalla terra di cui Armalau era appunto custode. Questo legame divino con la terra si conservò a dire il vero anche in epoca romana, quando il patrocinio di Armalu fu sostituito da quello di Cerere.
Furono proprio i latini a battezzare questo alimento con un termine affine a quello odierno: il termine “birra” discende appunto da “bibere”, latino per “bere”.

I fornai sumeri si occupavano spesso di produrre una certa quantità di nettare (per lo più aromatizzato in modo originale con spezie e cannella) da distribuire in quantità diverse ai cittadini in proporzione alla carica che questi ricoprivano. Ad un gran sacerdote erano ad esempio garantiti 5 litri al giorno che sicuramente lo avrebbero aiutato nelle sue visioni dell’aldilà. Inoltre i birrai mediorientali dovevano essere molto attenti a non rovinare la propria posizione di prestigio con manovre scorrette, considerando che il codice Hammurabi si pronunciava in modo poco simpatico riguardo a queste truffe. Chi avesse annacquato il proprio stock ci sarebbe stato affogato dentro. A quei tempi, inutile dirlo, i birrai erano gente onesta!

Ma la birra non rappresentò esclusivamente uno status symbol. Considerate che spesso la preferenza accordata a certi alimenti fermentati fu giustificata da considerazioni di carattere igienico. È noto infatti che molti batteri non sopravvivono al processo di fermentazione. Un problema, questo, meno pressante in tempi recenti ma sicuramente molto sentito in epoche remote e fino a tutto il medioevo.

A quei tempi un tale Arnoldo, vescovo santificato nel 1100, si dilettava ad emulare il miracolo della trasmutazione arrivando a conclusioni piuttosto alcoliche. Lo fece ragionevolmente per supplire ad una epidemia di colera che interdiva il consumo dell’acqua nel territorio di sua giurisdizione ma, data questa sua disposizione per i miracoli a base di birra, c’è chi lo considera ancora patrono morale degli ubriaconi. A proposito di ubriachezza molesta e medioevo, sembra che Gambrinus, birraio di Carlo Magno, consumasse 117 pinte al giorno conservando tuttavia un certo decoro al cospetto del santo sovrano. Prima dell’editto (1516) sulla purezza della Birra la sintesi della bevanda ad opera dei monaci non produsse mai un vero e proprio standard. La pubblicazione del decreto di Reinheitsgebot introdusse una ricetta minima a base di malto e luppolo su cui si innestarono tutta una serie di varianti e di procedure accessorie che condussero con il tempo alla realizzazione dei vari brand.

La birra non ingrassa.

Cure dimagranti e decaloghi salutisti bandiscono spesso la birra da ogni tipo di dieta. In realtà essa ha un apporto calorico molto limitato, pari a quello di un’aranciata.

La disinformazione in fatto di scienze dell’alimentazione ha spesso prodotto equivoci. Ad accrescere questo fenomeno hanno probabilmente contribuito le migliaia di diete e programmi dietetici forniti attraverso i media e le riviste non specializzate. La birra costituisce un buon esempio di questa abitudine.
La diffusa opinione che vorrebbe questo alimento interdetto da ogni regime dietetico controllato non tiene conto del fatto indiscutibile che 100 grammi di birra forniscono un apporto calorico molto limitato. Si tratta di sole 34 kcalorie, praticamente le stesse di una aranciata. Il punto è che questa stessa quantità di prodotto non fornisce principi nutritivi di una qualche rilevanza. Ciò significa che queste 34 calorie rappresentano realmente degli extra, da sommare a tutte le altre accumulate nel corso della giornata. Un po’ di buon senso può risolvere al meglio il problema!


Scegliete la birra giusta!

Vi siete mai domandati quale principio spinga alcuni esperti bevitori a scegliere una birra piuttosto che un’altra in base all’occasione?

Vi sarete certamente sentiti in imbarazzo di fronte all’enorme scelta di birre proposta da alcuni locali specializzati e noi abbiamo pertanto deciso di suggerirvi un criterio infallibile.
In generale gli intenditori tendono ad adattare le proprie scelte alla pietanza con cui hanno intenzione di duettare. Un ottimo esempio è costituito dal dolce. Spesso il gusto intenso di alcune birre mal si adatta alla leggerezza del dessert di frutta. Un esperto sceglierebbe certamente un gusto fruttato. Ce ne sono diversi, al lampone, alla pesca. Per gli amanti del cacao è meglio optare per una stout scura al caffè.
E attenzione: versate il tutto in un bel boccale ampio! Il collo della bottiglia, contenendo l’eccesso di anidride carbonica, non vi consentirebbe di godere a pieno del frutto di una scelta tanto oculata!

15/03/2005

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