Semplicemente
5/9/20100:38

GIOCHI & CONCORSITEST & SONDAGGI AGORÀ

Ernesto, Alberto e la Poderosa II

I Diari della motocicletta. Un film da non perdere. Il racconto di un viaggio e di un'amicizia. Diecimila chilometri in otto mesi alla scoperta dell'America Latina. "Questa volta, il viaggio, l'avventura da compagni di strada e di vita, va alla scoperta della futura identità, dei valori, dei sogni di un mondo non oppresso dal colonialismo, dalla miseria, dal sottosviluppo".

I Diari della motocicletta è molto più di un film, è molto più di un documentario, è l’avventura di due ragazzi, divertenti, acuti, sensibili e profeticamente sognatori nei loro ventiquattro e ventinove anni. Racconta un viaggio di formazione nel continente sudamericano, un viaggio interiore prima ancora che fisico. È infatti la testimonianza di come un’esperienza così forte, così coinvolgente, abbia inevitabilmente cambiato i due protagonisti ponendoli a diretto contatto con le sofferenze della loro amata America ed al tempo stesso rassicurandoli rispetto alla loro scelta iniziale, il desiderio di aiutare gli altri.
È un film coinvolgente e paradigmatico, come sanno esserlo i più bei libri o film di viaggio, perché il percorso reale si snoda parallelamente al percorso interiore che trasformò Ernesto Guevara, figlio della media borghesia argentina, laureando in medicina, giocatore di rugby affetto da asma, innamorato di una ragazzetta snob, in Che Guevara, l’eroe.
Gli incontri, la sofferenza, le ingiustizie sociali influenzeranno i due giovani profondamente, segnando il loro destino etico e politico.

La pellicola è anche il racconto di una grande amicizia, un viaggio di due hippies d'avanguardia, pochi soldi, nessun luogo prestabilito dove dormire, il tempo non esiste se non per le stagioni. Un viaggio che può fare solo chi non ha ancora superato la linea d'ombra conradiana, la giovinezza. Due uomini molto diversi: Alberto, grassoccio, biondo, simpatico e un po' piacione ed Ernesto, idealista, leale e terribilmente sincero anche a costo di diventare antipatico.

Il film racconta tutta la ricchezza di un viaggio di scoperta, ai minatori peruviani che chiedono “Voi perché viaggiate”, i nostri due eroi rispondono “Per viaggiare!” e tornano alla mente le parole di una canzone di De Andrè: “…per la sola ragione del viaggio, viaggiare” .

Dice Salles, il regista: “Amo molto la scena in cui, a Machu Picchu, Ernesto si chiede: "Questa antica civiltà a me sconosciuta come può commuovermi così profondamente?". Quando sembra che il film sia già finito, riprende con significative sequenze e non bisogna alzarsi.”
Prima dei titoli di coda in primo piano viene inquadrato il vecchio Alberto Granado, un ottantenne dallo sguardo ancora vivissimo, che guarda con malinconia un aereo che decolla. “Il mio cuore è a prova di ruggine, può reggere a ogni tipo di emozione”, ha confessato il compagno di viaggio del Che, aggiungendo “ricordo molte cose di quel periodo, ma l’esperienza più toccante è stata quella di San Pablo, quando i lebbrosi sono venuti a trovare me ed Ernesto. Sono arrivati su una barca facendo musica, ma era una giornata di pioggia e non ho potuto fare fotografie perché c’era poca luce. Ho molti ricordi toccanti di quel viaggio, ma questo episodio non lo scorderò mai”.

Prosegue Salles:”Ho lasciato gli occhi di Alberto in chiusura, quelli del vero Granado, l’autore del libro With Che Through Latin America che, con il libro The Motorcycle Diaries di Guevara, è alla base del film. Per me, gli occhi di Granado, oggi, esprimono tutto: dicono "ciao amigo, companero" a chi non c’è più, agli ideali non spenti. Quel suo sguardo riporta un lungo "frammento di vita". Così come un "frammento di viaggio, di vita" definisco il film... questa volta, il viaggio, l’avventura da compagni di strada e di vita, va alla scoperta della futura identità, dei valori, dei sogni di un mondo non oppresso dal colonialismo, dalla miseria, dal sottosviluppo”.

Nella foto in bianco e nero dei titoli di coda, Ernesto e Alberto sono in piedi sulla zattera 'Mambo tango' che li porterà alle loro vite. Alberto verso un lavoro in un ospedale di Caracas, Ernesto verso qualcosa che ancora non sa. Scrive: «Quel vagare senza meta per la nostra maiuscola America mi ha cambiato più di quanto credessi». E' il 20 giugno del '52.

Un’amicizia senza confini, un viaggio indimenticabile, un film impedibile!

La foto più famosa
Pochi forse conoscono la vera storia della foto più famosa del Che, quella più riprodotta nel mondo intero e che continua a mantenere intatta la sua forza espressiva. L’autore Alberto Korda dice con modestia che non è riuscito nemmeno a metterla bene a fuoco. Era il giorno dello scoppio di una bomba messa come sabotaggio su una nave che portava il primo carico di armi comprato dalla Rivoluzione e che aveva provocato numerosi morti e feriti. Vi furono i funerali e poi un comizio di Fidel Castro. D’improvviso sul palco comparve per qualche secondo il Che ed aveva uno sguardo che esprimeva tutta la sua rabbia per l’attentato e il dolore per le vittime: due scatti ad immortalarne l’espressione. Fu solo dopo sette anni che saltò fuori la foto perché voluta dall’editore Feltrinelli come copertina del Diario della Bolivia e fu poi scelta in tutto il mondo come la più adatta ad essere riprodotta in migliaia di modi.


27/05/2004

Cinque ostacoli per Von Trier

Le cinque variazioni è un film originale, un'idea alla von Trier. Un esperimento che dimostra ancora una volta la capacità del regista danese di lasciare nel dubbio se il suo messaggio sia una sconcertante rivelazione o un'emerita baggianata!

Tutto nasce da un cortometraggio in bianco e nero del 1967 del regista Jorgen Leth, The perfect human, una sorta di indagine antropologica minimalista sul perfetto essere umano: cosa mangerà l'uomo perfetto? A cosa sta pensando? Com'è la donna dell'uomo perfetto? Com'è il suo cane?

In le 5 variazioni Von Trier mostra di amare il confronto con altre personalità artistiche, convoca infatti il più anziano collega Jorgen Leth e gli chiede di realizzare cinque remake del suo The Perfect Human seguendo cinque regole ferree ed autoflaggellanti che lui stesso gli fornirà.

Leth, affascinato dallo spirito agonistico di Von Trier ne accetta il gioco e dunque le regole imposte dal giovane allievo, il film deve essere girato a Cuba e ogni inquadratura deve durare esattamente 12 frame, cioè circa 3-4 secondi, la seconda regola impone che il film venga girato a Bruxelles, la terza regola in realtà non è una regola: Leth dovrà essere totalmente libero, cercare di lasciare la sua impronta; la quarta regola prevede che il remake sia un cartone animato; l'ultima regola, la quinta variazione, è lapiù perversa: a dirigere sarà Von Trier e Leth dovrà limitarsi a leggere il testo fuori campo scritto dal regista.

Per seguire la prima regola Leth parte per Cuba e si mette sulle tracce della sua vecchia indagine antropologica. Torna in Danimarca e presenta il lavoro a Von Trier che ne è soddisfatto ma si guarda bene dal darlo a vedere e rimanda la sua vittima al secondo ostacolo, Leth parte per Bruxelles e torna con un film triste, introspettivo e profondo. Von Trier lo critica ma detta subito la terza regola, quella della libertà assoluta.
Poi è la volta del cartone animato, Von Trier dice di non amare affatto il genere e quindi Leth non si deve preoccupare del risultato.
Laregola numero cinque è quella che da i risultati più interessanti: mentre scorrono le immagini del corto di Von Trier, che non gira niente di nuovo ma mette insieme il materiale scartato da Leth, si scoprono le carte del gioco. Fuori campo Leth è costretto a leggere un testo che parla esclusivamente di lui, senza riserve, delle sue paure e delle sue intuizioni, dell'immagine che il suo amico Lars si è fatto mandandolo in giro a ripercorrere la sua vecchia provocazione antropologica.
Allora si capisce che la ruota ha fatto il giro completo e le parti si sono scambiate, Von Trier ha fatto a Leth quello che quest'ultimo voleva fare allo spettatore: guardarsi dentro, interrogarsi sulla natura umana. Solo che non sapeva che la vittima di questo sguardo penetrante e sadico, curioso e quindi rigoroso era proprio lui. Il ritratto che ne scaturisce non può che essere veritiero, d'altronde ne è proprio lui l'autore!

Le cinque variazioni è un viaggio bellissimo, un altro gesto semplice e appuntito del genio di Lars Von Trier. Il film praticamente è girato da Jørgen Leth, Von Trier ne è il co-regista nel senso di colui che tira le fila, che inventa un percorso e guida, spinge, tutto il resto a conquistarlo.
Un film, questo, che può essere anche accusato di rappresentare un arido esercizio di stile (ma Queneau insegna che non esistono esercizi aridi).
Il film pone domande non banali sulla creazione artistica: libertà espressiva o regole a cui sottostare per incanalare il talento? Il cinema come pura ricerca formale? Fino a dove ci si può spingere nel comporre un'immagine? L'occhio di chi guarda cosa ricerca? Questa caccia al tesoro cinematografica pone tante domande, ma non confeziona nessuna risposta certa.
La morale di queste cinque Variazioni sono in un tormentone misterioso che viene ripetuto a ogni virtuale remake: "Anche oggi ho visto qualcosa che spero di capire tra due giorni"

È comunque certo che mai gli spettatori escano dalla visione di un film di Von Trier commentando "carino", i suoi film si amano, o si odiano, fanno scoppiare passioni travolgenti o antipatie irriducibili.

Biografia
Lars von Trier è nato a Copenaghen il 13 aprile del 1956. È cresciuto in una famiglia borghese di alti funzionari. Il padre, Ulf Trier, è in realtà suo padre adottivo, come gli rivelò sua madre in punto di morte. La madre, Inger Trier, era comunista e sostenitrice dell'educazione libera senza imposizione di regole. L'infanzia di Lars fu dunque da un lato libera e spensierata, dall'altra inquieta per la mancanza di autorità dei genitori e la precoce libertà che egli ebbe nelle sue scelte. Abbandonò presto la scuola, senza terminare quella dell'obbligo, per poi riprendere gli studi dopo un paio d'anni. Trier cominciò a fare film molto presto, stimolato forse da uno zio documentarista e servendosi della cinepresa super8 della madre. Il suo primissimo film è un'animazione di circa un minuto dal titolo Viaggio a Squashland, e risale al 1967. Nel 1968 recitò in una serie televisiva danese, L'estate misteriosa, realizzata da Thomas Winding. Provò a diciassette anni ad entrare nella scuola di cinema, ma fu respinto. Si dedicò ugualmente al tentativo di fare film, facendo nello stesso tempo dei lavoretti per procurarsi il necessario a girare. Realizzò in quel periodo due film di un'ora, Orchidégartneren (Il giardiniere delle orchidee) e Mynthe - der lyksalige (Menthe - la ragazza felice). All'inizio degli anni Ottanta entrò alla scuola di cinema di Copenaghen, il Danish Film Istitute, e lavora per qualche tempo nel campo del videoclip musicale e del film pubblicitario. Nel 1984 gira il suo lungometraggio d'esordio, L'elemento del crimine, che ottiene un premio a Cannes. Sia da questo film che da quello successivo, Epidemic, emergono la passione di Von Trier per la citazione, per un cinema visivamente intenso, ricco di originali e sorprendenti soluzioni figurative. Nel 1991 il cineasta danese è nuovamente a Cannes con EUROPA, storia di un ragazzo americano che arriva in Germania all'indomani della seconda guerra mondiale. Il film, interpretato da Jean Marc Barr e Barbara Sukowa, suscita reazioni controverse, ma ottiene comunque il premio speciale della giuria. Nel 1994 Von Trier torna a lavorare per la televisione danese (nel 1988 aveva realizzato una versione per il piccolo schermo di "Medea"), con un serial di genere horror-fantastico dal titolo Il regno (the kingdom), ambientato per intero in un ospedale. Il serial da noi viene distribuito in sala, sia pure con tre anni di ritardo, ovvero nello stesso periodo in cui il regista gira la seconda parte. Von Trier è per la terza volta a Cannes nel 1996, con Le onde del destino, inconsueta quanto splendida storia di santità, che vince, meritatamente, il gran premio della giuria. Due anni più tardi partecipa allo stesso festival con GLI IDIOTI, storia di un bizzarro gruppo di personaggi che si sforzano di esprimere l' "idiota interiore" che è in loro. Nel 2000 ottiene, sempre a Cannes, la Palma d'oro con DANCER IN THE DARK, melodramma musicale incentrato sulla figura di una donna che si sacrifica per il figlio. Nel ruolo principale, la popstar islandese Bjork, che, all'esordio come attrice, vince subito il premio per la migliore interpretazione femminile. Gli fa seguito DOGVILLE, corrosiva analisi della società americana, alla quale il regista danese intende dedicare una trilogia, di cui questo film, interpretato da Nicole Kidman, costituisce il primo capitolo. Von Trier ha anche realizzato un film a quattro mani con il celebre documentarista danese Jorgen Leth, LE CINQUE VARIAZIONI.

Manifesto Dogma
Nel 1995, insieme al regista Thomas Vinterberg, presenta il Dogma 95, un codice a cui attenersi per realizzare film anti-hollywoodiani. Si tratta di una raccolta di pronunciamenti per un cinema che non sia puramente di evasione o commerciale. I registi che aderiscono al dogma fanno "voto di castità" nel senso che si impegnano ad applicare queste 10 regole.

1. Le riprese devono essere fatte sul luogo, il set non deve essere costruito.
2. Il suono non deve essere separato dalle immagini e viceversa (la musica può rimanere se è presente nel contesto).
3. La camera deve essere tenuta a mano.
4. La pellicola deve essere a colori, le luci speciali sono vietate.
5. Filtri e trucchi visivi sono vietati.
6. Il film non deve contenere omicidi, armi, azioni violente.
7. Il film deve seguire la regola del "qui ed ora", sono vietati salti temporali e geografici nella narrazione.
8. Il film di genere sono vietati.
9. Il formato della pellicola deve essere "Academy 35 mm".

La dichiarazione finale di Dogma 65 è la seguente: "Il mio fine supremo è costringere la verità ad uscire dai personaggi e dalle ambientazioni. Giuro di fare ciò con tutti i mezzi disponibili e a scapito di ogni considerazione di buongusto o di carattere estetico".

Il Dogma 95 si richiama si principi della Novelle Vague. È la ricerca di un cinema che attraverso un comportamento ascetico, fatto di scelte consapevoli, arriva ad una morale. La morale è che il cinema non deve ingannare il pubblico, non deve essere pura finzione. Deve cercare la verità; il dogma è infatti, in termini religiosi, la verità indiscutibile. Al di là della "disciplina militaresca", come la chiama Trier a cui deve sottoporsi il regista del Dogma, il rifiuto della finzione sta nel mettere in scena tematiche e personaggi che siano "veri", non verosimili; quindi niente filtri, niente fotografia, niente ritocchi.


15/01/2004

La Biennale d'arte di Venezia

La 50ma Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia si presenta quest'anno come una "mostra delle mostre" che si svilupperà nei diversi spazi dell'Arsenale, all'interno degli storici Giardini della Biennale, al Museo Correr e altri spazi in città, che come degli Interludes, renderanno ancora più ampia questa edizione, la Cinquantesima, della Biennale d'Arte.

Il direttore è Francesco Bonami, che racconta: "forse ho cominciato a sognare questo momento dieci anni fa, nel '93, quando sono stato chiamato a curare una piccola sezione della Biennale di Achille Bonito Oliva. Allora avevo invitato dei giovani artisti, tra gli altri Matthew Barney, Maurizio Cattelan, Gabriel Orozco, oggi famosissimi. È un'emozione straordinaria tornare a Venezia insieme."

Francesco Bonami ha voluto nel suo progetto valorizzare l'unicità della struttura espositiva della Biennale di Venezia per costruire una grande rassegna internazionale che prenda in considerazione le diversità che compongono la realtà artistica contemporanea e per questo, si comporrà di diversi progetti (come isole di un arcipelago), ognuno con una sua propria identità e autonomia.

Lo spettatore-lettore di questa mappa potrà così affrontare le singole individualità artistiche e costruirsi un personale itinerario. Non esiste infatti un inizio e una fine, ma tanti luoghi e tante diverse visioni e tendenze per affrontare un viaggio nella contemporaneità.

Al Museo Correr, come sede espositiva della Biennale d'Arte si terrà, in collaborazione con I Musei Civici Veneziani, una mostra a cura di Francesco Bonami dedicata alla Pittura dal 1964 fino ai giorni nostri. Più di 40 opere di grandi protagonisti dell'arte contemporanea che si sono affacciati alla Biennale di Venezia e con la Biennale e il suo pubblico hanno condiviso una parte della loro storia.

E altri Links arricchiranno quest'anno l'Esposizione d'Arte. Alla Darsena di Marghera, in un luogo ai confini della città lagunare, un gruppo di artisti dell'Accademia di Belle Arti saranno i protagonisti di una Riserva Artificiale dove cercheranno di creare uno spazio di incontri ricostruendo e narrando delle storie.

Vivere Venezia2 - Recycling the Future è un progetto curato da Angela Vettese e realizzato dalla Facoltà di Design e Arti dello IUAV in collaborazione con il Consorzio Venezia Nuova. Sulle orme del workshop internazionale che nel 2002 ha visto la partecipazione di scuole internazionali di architettura lavorare a Venezia sulla rilettura degli spazi pubblici veneziani, quest'anno Scuole Internazionali d'Arte di tutto il mondo, sono invitate a progettare e realizzare lungo un itinerario esterno che dai Giardini della Biennale arriva fino a via Garibaldi, installazioni e interventi artistici volti a trasformare i tanti spazi abbandonati e segreti che si susseguono e creare un vero e proprio percorso espositivo.
La Biennale di Venezia sarà inoltre presente fuori dai confini della laguna, in molte città, dove sarà visibile un segmento di un unico condotto di comunicazione, che dall'Arsenale connetterà tutte le diverse sedi della 50. Esposizione. Il progetto the cord, realizzato da archea associati e da c + s associati, nasce da un'idea di Francesco Bonami per un'opera di arte e architettura contemporanea, che possa collegare le diverse parti della mostra ma non solo.

La presenza italiana ritrova quest'anno un equilibrio all'interno dell'Esposizione e soprattutto nei Giardini della Biennale. Oltre infatti alla presenza di artisti nelle varie sezioni della Mostra, uno spazio-installazione all'interno dei Giardini, realizzato dal Gruppo A12, sarà il luogo dedicato a cinque giovani artisti italiani, invitati da Massimiliano Gioni mentre il Padiglione Venezia, con il Premio per giovani artisti organizzato dalla DARC, sottolinea l'impegno dedicato all'arte contemporanea da parte delle Istituzioni culturali nazionali.

Con 64 Partecipazioni nazionali, la Biennale di Venezia racconterà ancora una volta uno spaccato delle innumerevoli realtà del mondo che come una mappa aperta si potranno attraversare in tutta la città di Venezia.

www.labiennale.org

12/06/2003

Modigliani a Parigi
di
Giulia Serra

''La felicità è un angelo dal volto grave '', di questo si era accorto Amedeo Modigliani durante la sua breve e tormentata vita.

Inquieto pittore e scultore tardo romantico, estremo "erede e liquidatore" della tradizione ottocentesca, Modigliani Si interessò alla rappresentazione armonica, semplice e sensibile della figura umana.

Modigliani nasce a Livorno nel 1884.
Quando Amedeo aveva undici anni, la madre in un diario annotava che egli era un po' viziato ma intelligente: "Bisogna aspettare per vedere cosa si trova in questa crisalide. Forse un artista?". La domanda nasceva da un preciso contesto familiare in cui l'atteggiamento verso la vita considerava il denaro non tanto come fine ultimo, ma come mezzo per prediligere i valori della cultura, della libertà e della fantasia. Nato da genitori ebrei commercianti, Modigliani crebbe in un ambiente tale da offrirgli uno sviluppo intellettuale aperto e spontaneo, senza regole costrittive. La lontananza da casa del padre gli permise di stabilire con la madre un legame molto profondo, con il nonno e lo zio un rapporto affettivo di ammirazione e comprensione. Iniziò gli studi classici che interruppe per motivi di salute e preferì studiare disegno. Compie così i primi studi presso lo studio di Guglielmo Micheli, un tardo macchiaiolo allievo di Giovanni Fattori, tra il 1898 ed il 1902. Nel 1902 frequenta la Scuola Libera del Nudo presso l'Accademia di Firenze, sotto la guida di Giovanni Fattori. Dalla seconda metà dello stesso anno si trasferisce a Venezia, per studiare all'Accademia di Belle Arti. Qui, in occasione delle successive edizioni della Biennale, si trova a tu per tu con la grande arte francese di fine secolo: gli impressionisti, Toulouse-Lautrec, Eugène Carrière.
L'impressione suscitata da questo incontro nel 1906 lo spinge a trasferirsi a Parigi. Qui entra immediatamente in contatto con l'ambiente artistico di Montmartre, dove spiccano personaggi come Pablo Picasso, André Salmon e Max Jacob. Nel 1908 partecipa al Salon des Indépendants. Legge Baudelaire e Nietszche e si cimenta in differenti arti, preferendo sempre però la scultura. Il materiale prediletto è la pietra. Scolpisce teste di donna e alcuni nudi, definiti "cariatidi". Sette di queste vengono presentate al Salon d'Automne del 1912. Incontra lo scultore rumeno Constantin Brancusi a Montparnasse e grazie a lui entra in rapporto con l'arte africana e primitiva.
Attorno alla fine del 1914, a causa delle precarie condizioni di salute e della difficoltà a reperire la pietra, Modigliani smette con la scultura e si dedica interamente alla pittura. Si interesserà al cubismo, al tachismo, anche ad un espressionismo sobrio e triste in grado di tradurre le tappe della sua vita difficile e povera e che lo porteranno a cercare consolazione nell'alcool, nella droga ed anche nell'amore.
Già nel 1915 lo stile può dirsi ormai pressoché maturo, i suoi dipinti, molto caratteristici e delicati, si distinguono per le linee sinuose, le forme semplici e piatte e le figure allungate, che producono quasi un effetto di classicità. Dal punto di vista tematico si nota l'insistenza su pochi motivi essenziali, principalmente nudi femminili e ritratti, entrambi caratterizzati dai tipici visi ovali per i quali l'artista è universalmente conosciuto. I nudi presentano una composizione a larghe zone cromatiche, dove il colore genera la forma senza interrompere le superfici e frammentare i contorni. I ritratti, sebbene con contorni molto semplici, rivelano una considerevole capacità di osservazione psicologica e un forte senso del pathos.

Punto di riferimento di molti artisti è il mercante Paul Guillaume che, a partire dal 1914, acquista diverse opere di Modigliani. Nello stesso periodo inizia la relazione sentimentale con la poetessa Beatrice Hastings, che appare in molti ritratti.
Altro soggetto dei ritratti è il poeta polacco Leopold Zborowski, che diventa suo mercante. Grazie a lui, nel 1917, presso la Galleria Berthe Weill, viene presentato il ciclo dei nudi femminili distesi, che suscita molto scandalo.

Nel 1917 Modigliani incontra Jeanne Hébuterne, allora diciannovenne.
Con lei inizia a convivere in un'abitazione di rue de la Grande Chaumière.
Nel 1918 lascia Parigi assieme a Jeanne e si reca al Sud per motivi di salute. Nei dintorni di Nizza dipinge molti ritratti e persino qualche rarissimo paesaggio.
Sempre a Nizza nel 1918 nasce una figlia, cui viene dato il nome Jeanne.
Nel marzo 1919 Modigliani ritorna a Parigi. Qui firma un impegno di matrimonio, con il quale riconosce Jeanne Hébuterne sua promessa sposa e la piccola Jeanne sua legittima figlia. Nel frattempo le sue opere cominciano a riscuotere consensi sia di critica che di vendita.
Ma la vita della nuova famiglia è turbata da sviluppi tragici. L'aggravarsi della tubercolosi, infatti, non dà tregua all'artista. Alla fine del 1919 Modigliani entra in ospedale, dove muore il 24 Gennaio 1920. Appena due giorni dopo muore anche Jeanne Hébuterne, suicida. Entrambi vengono sepolti nel cimitero parigino di Père Lachaise.

La mostra di Parigi

Si intitola ''Un angelo dal volto grave'' la retrospettiva, di un'ampiezza senza precedenti, con cui Parigi rivisita il famoso artista maledetto in tutta la sua fascinosa complessità.
L'iniziativa e' del Senato francese e si profila eccezionale per la quantità e qualità delle opere esposte. Ai popolarissimi dipinti dal tocco inconfondibile (un centinaio, per un terzo mai visti in Francia) si affiancheranno disegni e sculture.

Il centinaio di dipinti in mostra al Luxembourg fino al 2 marzo del 2003 permetterà di meglio capire come questa pittura all'insegna di visi ovali, forme allungate e colori compatti ha preso corpo e tra le ''pezze d'appoggio'' non mancheranno ovviamente i nudi femminili, i ritratti delle sue compagne Beatrice Hastings e Jeanne Hebuterne e di amici come Soutine, Kisling, Cheron, Max Jacob. Il percorso di Modigliani, stroncato da un'infezione polmonare quando forse non aveva nemmeno raggiunto la pienezza dei mezzi espressivi, sarà meglio illuminato grazie alla presenza di brillanti e virtuosi disegni mentre la sua attività di scultore sarà documentata da un insieme di cariatidi concepite per un bizzarro, hollywoodiano e mai realizzato Tempio della Voluttà.

Musée du Luxembourg
19, Rue de Vaugirard
Métro : Luxembourg ou St Sulpice
Tutti i giorni dalle 10 alle 19, il lunedì e venerdì fino alle 22.30
Ingresso: 9,00 €
Fino al 2 marzo 2003

16/01/2003

Hannibal di nuovo al cinema
di
Giulia Serra

La nuova pellicola è tratta dal primo libro della trilogia di Thomas Harris, correva l'anno 1981, cronologicamente ci troviamo 7 anni prima de "Il silenzio degli innocenti", e la storia narra dell'agente Will Graham, interpretato da un Edward Norton sempre più bravo, che per riuscire a catturare un feroce serial killer, Dente di Fata, si serve dell'aiuto di un altro maniaco criminale, ormai da tempo consegnato nella mani della giustizia e costretto in un carcere di massima sicurezza: il Dottor Hannibal "The Cannibal" Lecter.

Questa in poche righe la trama del terzo episodio che sembra però contenere molti elementi di rottura con i due precedenti.
Il protagonista assoluto questa volta non sarà il Dottor Lecter ma proprio Will Graham, forse grazie ad Edward Norton che, lo ripetiamo, riesce a dare grande spessore al suo personaggio.
Anche il Dottor Lecter ci apparirà cambiato. È stato lo stesso Hopkins a volere un cambiamento: "volevo che in questo film emergesse non tanto il suo lato fascinoso e umoristico, quanto quello aggressivo: una bestia selvaggia. È pur sempre un assassino..."
Nella nuova pellicola, lo psichiatra è un uomo furibondo per il fatto di essere stato messo in prigione. Non ha alcun motivo per sfoderare il suo fascino o la sua ironia, si tratta solamente di un uomo molto pericoloso. L'attore ha dunque lavorato in particolare su quest'aspetto con il regista, sviluppando il suo ruolo in questa direzione. È anche probabile che Hopkins senta il peso di questa terza interpretazione, al punto da volerla differenziare dalle precedenti.

Chissà se Hannibal riuscirà davvero a perdere fascino!
Sembra che proprio per soddisfare tutti i fan di Hannibal, il regista Brett Ratner abbia deciso di avviare il film proprio con lui, con il confronto tra lo psichiatra cannibale e l'agente Graham. Per rendere infine credibile il salto indietro nel tempo, rispetto a "Il Silenzio degli Innocenti" e "Hannibal", gli specialisti in effetti speciali utilizzeranno un sistema chiamato "Erasure", capace di modellare i lineamenti del corpo umano, una sorta di morphing.

Per il momento l'uscita del film sta suscitando una grande attesa: la critica sembra dividersi su due fronti: secondo alcuni dopo "Il silenzio degli innocenti" e "Hannibal" questo film rientrerà in un prevedibile cliché dominato da un Hopkins ormai prigioniero del suo ruolo; secondo altri Red Dragon cerca proprio di allontanarsi da questo spettro, delineando un percorso alternativo incentrandosi sulla figura di Will Graham.

A sentire il peso del film probabilmente non è solo Anthony Hopkins. Anche il regista Brett Ratner è un po' schiacciato dal fantasma del precedente film di Michael Mann, "Manhunter - Frammenti di un omicidio", del 1986. "Red Dragon" ne è infatti una sorta di involontario remake: entrambi il film si basano sul romanzo di Thomas Harris "I delitti della terza luna".
A Ratner però la definizione di remake proprio non va giù, afferma infatti che ciò che lo irrita di più dei commenti fatti su "Red Dragon" è proprio questo appellativo nei confronti di "Manhunter - Frammenti di un omicidio". "Davvero non lo è", ha dichiarato Ratner, portando come argomentazione a sostenere la sua tesi lo stesso libro di Harris, al quale lui si sarebbe attenuto più di Mann, in particolare riguardo al finale e alla figura del serial killer Dolarhyde, con la sua storia personale e il suo enorme tatuaggio sulla schiena. Tutto questo, afferma il regista, è stato possibile soprattutto grazie a Ted Tally, già sceneggiatore e premio Oscar de "Il Silenzio degli Innocenti".

21/10/2002

Arte greca
di
Giulia Serra

Che ne pensate dell'arte greca? La conoscete bene? Sapete distinguere un capitello dorico da uno ionico? E che ne dite del Doriforo di Policleto? Preferite forse il Discobolo di Mirone? Trovate anche voi deliziosa la Loggetta delle cariatidi? Vi affascinano i Bronzi di Riace? Venite con noi in questo breve ed intenso viaggio alla scoperta dell'arte greca.

Leggete le domande e cercate di la risposta esatta, cliccando sul titolo potrete leggere la risposta esatta ed un breve commento.



L'ACROPOLI e IL PARTENONE

1.Il Partenone è un tempio dedicato a:
a) Zeus
b) Atena
c) Afrodite

2.Il Partenone è opera di:
a) Fidia
b) Ictìno e Callicrate, sotto il coordinamento di Fidia
c) Skopas, Prassìtele, Fidia e Lisippo

3. Le cariatidi, ricordate di chi si tratta?
a) statue di figura femminile posta a sostenere l'architrave
b) baccanti seguaci del culto di Diòniso

c)componenti del coro che accompagna la rappresentazione delle tragedie

4.L'Acropoli è:
a) La parte della città dove vivono i nobili
b) La parte alta della città, il luogo sacro con gli edifici religiosi
c) Un tipo di tempio che si trova solo ad Atene

I TEMPLI
Parliamo di templi, quale di queste affermazioni è vera?
a) I templi sono sempre rivolti ad Oriente
b) All'interno della cella (nàos) erano ammessi solo i sacerdoti
c) Il tempio interamente circondato da colonne è detto periptero

ORDINI ARCHITETTONICI
1. Qual è ordine architettonico più antico?
a) ionico
b) dorico
c) corinzio

2. Collegate queste parole a ciascun ordine:
a) forza e gentilezza
b) maestosa solennità
c) eleganza raffinata


SCULTURA
Mirone e Policleto
1.Qual è la particolarità del discobolo di Mirone?
a) è un atleta vincitore
b) è colto nel momento dell'azione
c) indossa sandali in cuoio, tipici degli atleti olimpionici

2.La statua più famosa del grande Policleto, il Doriforo, si regge su un equilibrio che rappresenta l'ideale greco di perfetta proporzionalità. Questo equilibrio è detto:
a) equilibrio ellenico
b) proporzione attica
c) ponderazione

I bronzi di Riace
3.Eccoci ai Bronzi di Riace, ricordate quanto sono alti?
a) 2m e 1,98m
b) 1,85m e 1,82m
c) 1,90m entrambi

NIKE
La meravigliosa statua della Nike di Samotracia, capolavoro dell'età ellenistica e oggi conservata al Louvre è giunta a noi incompleta, cosa manca?
a) le gambe
b) il viso e le braccia
c) un piede ed entrambe le braccia

06/08/2002

10 film sotto le stelle
di
Giulia Serra

Sono sicuramente tantissimi i film che avremmo voluto vedere ma che poi non abbiamo visto perché pioveva, perché i biglietti erano esauriti, gli amici volevano veder un altro film, qualcuno è arrivato troppo tardi, il parcheggio non si trovava, insomma l'estate non porta soltanto caldo insopportabile ma anche una bella occasione per rivedere i film più belli senza dover ricorrere alle videocassette.

È stato difficilissimo fare una selezione, alla fine però abbiamo scelto i dieci film che ci sono piaciuti di più, sperando che piaceranno anche a voi!

Per leggere la trama di ogni film ciccate sulla locandina

 

BRUCIO NEL VENTO

"Nato in un villaggio senza nome di un paese senza nome", Tobias Horvath vive da dieci anni in Svizzera e lavora in una fabbrica di orologi. Nella ripetizione estenuante degli stessi gesti un giorno dopo l'altro, Tobias vuole dimenticare la sua infanzia.
Fuggito dal villaggio e dal paese dopo aver pugnalato il padre naturale, Tobias si rifugia in Svizzera dove cambia identità. Ma il senso di colpa si mescola saldamente al desiderio di espiazione e la sua vita si trasforma in un incubo ossessivo. Le attenzioni della romantica Yolande o della passionale Eve non riescono a fargli dimenticare il profondo tormento al quale tenta di sopravvivere. Si rifugia nella scrittura e nella lettura e aspetta con sicurezza testarda l'arrivo della donna dei suoi sogni che insiste a chiamare "Line".


LA PIANISTA

Gran Premio della Giuria e Palma d'Oro per i due protagonisti a Cannes, il film di Michael Haneke è ancora una volta una storia complessa, e ha diviso gli animi al Festival, soprattutto per la controversa figura femminile, eccezionalmente interpretata da Isabelle Huppert. Dispute comprensibili per altro, se si riflette su questa donna, rinomata insegnante di pianoforte al Conservatorio di Vienna che, per sfuggire all'oppressiva figura materna e all'isolamento in cui si trova, frequenta cinema porno e peep-show.
Il regista austriaco Haneke si ispira ad uno dei romanzi della scrittrice Elfriede Jelinek e con il suo particolare uso della macchina da presa racconta, in modo magistrale, la complessa storia di una nevrosi.

GOSFORD PARK

Ispirato a "La Regle du Jeu" di Jean Renoir, un giallo a enigma ambientato negli anni trenta in un lussuoso maniero inglese popolato da nobili, parvenue, attori hollywoodiani e affascinanti dame. Le differenze di classe e un misterioso omicidio raccontati dal punto di vista di una colorita servitù.
Premiato con un Golden Globe e poi con l'Orso d'Oro alla carriera Robert Altmann realizza un altro straordinario affresco in cui aggiunge un pizzico di mistero. Un "murder mistery" utilizzato come pretesto per meglio sottolineare le differenze tra classi sociali, ma senza aggiungere alcuna valenza politica. Altmann ritrae con brevi ma vigrose pennellate una folla di personaggi, affidando loro poche battute ma sufficienti per vivacità ed intensità con le quali rivela efficacemente le passioni nascoste, i desideri inconfessabili, le gelosie e le invidie di tutti i protagonisti.


APOCALPSE NOW - REDUX

"Perché restiamo qui? Noi lo facciamo per tenere la nostra famiglia unita, per difendere ciò che ci appartiene, ma voi americani lottate per il più grosso niente della storia!"

Il capolavoro di Coppola ci rivela l'essenza della guerra, la sua intima techné depositata nel cuore (di tenebra) degli uomini. Perché non dimentichiamoci sono gli uomini che si fanno la guerra. Coppola incorpora così sulla prima versione riconosciuta di due ore e mezza altri 53 minuti di tenebre del cuore (il film è ispirato alla novella di Conrad) che aspettavano nell'invisibile.
La storia è arcinota: il capitano Willard è incaricato di eliminare il colonnello Kurtz, scheggia impazzita dell'esercito americano che si è insediato come un re nella giungla cambogiana e guida come un guru un esercito di guerriglieri indigeni. Il ritmo è liquido come quello di un film on the road/river. Willard insegue una ragione impossibile mentre Kurtz attende la sua morte rituale per dimostrare che solo uccidendo l'orrore della guerra dal di dentro è possibile vincere la guerra.
Coppola ha ripreso in mano il girato del 1979, è salito anche lui sulla nave dei folli e ha innestato lunghe sequenze del tutto nuove: Willard che sottrae la tavola da surf a Kilgore; il baratto erotico con le conigliette di Playboy; l'incontro con i coloni francesi indocinesi di De Marais e la breve lettura di Kurtz di articoli (veri) di quotidiani americani del tempo.
La cornice narrativa risulta indubbiamente più completa e si raccoglie intorno al centro di gravità della riunione a tavola con gli ex coloni francesi. Qui emerge la nodosa questione storica e politica del Vietnam, paese sfruttato, svuotato, umiliato, saccheggiato e frustato da tutti e in ogni occasione. Il corpo politico del film prende consistenza in questa sadica mensa di zombi.

A BEAUTIFUL MIND

Il film si ispira alla vita straordinaria di John Forbes Nash Jr., considerato per oltre cinquant'anni un mito negli ambienti scientifici. Grazie al suo studio della teoria dei giochi, negli anni '50 diventò l'astro nascente della cosiddetta nuova matematica, ma sparì per lungo tempo dalla scena pubblica, vittima della schizofrenia. Nel frattempo, la sua teoria dei giochi acquistò un ruolo di importanza fondamentale nei campi dell'economia e degli affari. Nel 1994, riacquistato con l'aiuto paziente della moglie il controllo della sua mente e della sua vita, Nash ricevette il Premio Nobel per l'Economia per i suoi studi sull'analisi degli equilibri nella teoria dei giochi non cooperativi.

IL FAVOLOSO MONDO DI AMELIE

Amelie è una piccola e delicata ragazza che vive a Parigi un'esistenza solitaria ed appartata. La sua vita trascorre senza sussulti ed è caratterizzata da una calma piatta. Poi, improvvisamente, quasi per caso, trova qualcosa che le permette di fare del bene ad una persona fino ad allora per lei sconosciuta. Questa apparente insignificante evenienza farà di lei una paladina di tutti i diseredati, deboli, sconfitti, e depressi che gravitano attorno al suo mondo. Come un angelo farà breccia nel mondo di questi paria, anche in maniera indiscreta, con l'intento di recare loro una luce di benevolenza e simpatia, trasformando le loro vite grazie ad una innata e travolgente inventiva e punendo leggiadramente chi approfitta delle disgraziate esistenze altrui.


PARLA CON LEI

Una storia, anzi più storie che si intrecciano e si sovrappongono diventando alla fine un unico affresco. Marco (Dario Grandinetti) e Benigno (Javier Camara) si incontrano la prima volta, casualmente, a teatro, sono semplicemente seduti uno vicino all'altro, ma il destino ha in serbo per loro qualcosa di più: una indissolubile amicizia nata sotto il segno della tragedia. Marco si innamora, anche qui casualmente, di Lydia (Rosario Flores) una torera, ma questa durante una corrida rimane gravemente ferita e resta in coma. Lydia verrà ricoverata nella clinica "El Bosque" dove Benigno lavora come infermiere ed accudisce Alicia (Leonor Watling), anche lei in coma in seguito ad un incidente.
La situazione in comune, le lunghe giornate passate al capezzale delle due donne, crea un forte legame tra Marco e Benigno che inizieranno a condividere molto di più del tempo passato nella clinica.
Questa la trama.
Meglio di tutti il film lo racconta però il regista: Parla con lei "è un film sul piacere di raccontare e sulle parole che diventano un'arma contro la solitudine, la malattia, la morte e la follia. E' anche un film sulla follia, un tipo di follia così vicino alla tenerezza e al buon senso da non essere molto diversa dalla normalità".

L'UOMO CHE NON C'ERA

Ed Crane (Billy Bob Thornton) vive in una modesta villetta di una cittadina al Nord della California. Fa l'aiuto barbiere, è sposato con Doris (Frances McDormand), e si mette in testa la folle idea di diventare ricco con l'affare del lavaggio a secco.
Ma soldi non ne ha, l'unica possibilità è imbastire un intricato ricatto ai danni dell'amico Big Dave (James Gandolfini), minacciando di svelare la tresca che il ricco uomo di affari ha proprio con Doris.
L'America è la nazione dei soldi facili, ma le regole bisogna rispettarle. Ed si è messo in una storia molto più grande di lui. Un paio di morti, l'accusa per Doris di essere un'assassina, l'arrivo del ricco e bravissimo avvocato Riedenschneider lo faranno precipitare in fondo ad un baratro. E il lampo di luce che vedrà alla fine non sarà certo un raggio di sole.

Crudeli e beffardi, i terribili fratelli Coen sono riusciti a fare dell'uomo comune l'emblema di una condizione umana di assoluta tragicità e di dimensione quasi metafisica.

PAULINE E PAULETTE

Pauline vive con l'anziana sorella Martha, che l'accudisce in tutto: le imburra il pane a colazione, le allaccia le stringhe, le scrive su un foglietto quello che deve andare a comprare alla bottega. Pauline è come una bambina di 66 anni.
Vivono in un villaggio della provincia belga dove la cosa più colorata è il negozio d'abbigliamento di Paulette. Pauline l'adora e la va a trovare tutti i giorni, per farsi dare un pezzetto di carta da regalo fiorata, per starle vicino: Paulette, che recita in un'operetta e ama come lei i fiori, rappresenta per Pauline un modello ideale.
Quando Martha muore, ne' Paulette ne' la più giovane Cécile, venuta fin da Bruxelles per il funerale, intendono occuparsi di Pauline, neanche per avere la sua parte di eredità come prevede il testamento.
Dopo vari tentativi di convivenza impossibile, Pauline finisce in un istituto per ritardati, mentre Cécile torna dal suo fidanzato, intellettuale poco comprensivo. Paulette invece svende il negozio per comprarsi finalmente l'appartamentino dei suoi sogni in faccia al mare.
Ma il mare di Middelkerke è grigio e a parte i gabbiani c'è poca compagnia…
Una storia di tolleranza e altruismo costruita sulla realtà che non si trasforma mai in realismo e non perde il tono della verità nella scena allegra e colorata in cui si svolge.

FIGLI - HIJOS

Dopo "Garage Olimpo", Marco Bechis torna a parlare della realtà dura ed irrisolta dei desaparecidos argentini. Questa volta però approfondisce la storia con un ideale seguito, parlando dei figli di quella generazione di torturati e dispersi, oltraggiati dalla menzogna e costretti a vivere senza conoscere se stessi.
Concentrando l'inizio del film sul dolore di partoriente di una giovane donna, si racconta in poche ed essenziali immagini la separazione di due gemelli. La femmina nascosta dall'ostetrica in una borsa con lo scopo di impedirle di seguire lo stesso triste destino del fratello. Dietro la porta della camera operatoria infatti aspettano due sgherri pronti a strappare il figlio alla madre, prima di ucciderla, per affidarlo in adozione ad uno dei tanti brutali generali. La piccola Rosa verrà cresciuta nella verità, seppur dolorosa, Javier invece condurrà per anni una vita lontana dalle preoccupazioni e dalla conoscenza di sé.

Con una sceneggiatura costruita anche con l'aiuto di interviste approfondite a figli di desaparecidos, Bechis realizza un film dolorosamente interiore in cui descrive con perizia ognuno dei rapporti famigliari: non solo genitori/figlio, ma anche e soprattutto quello inizialmente conflittuale di Javier con la presunta sorella Rosa e del padre e la madre di Javier con l'ormai imprescindibile verità. Le loro diverse reazioni rispetto a questa tragica verità, a lungo nascosta per Javier e accuratamente rimossa per i due genitori, riassumono gli eventi storici con ancor più forza, colpendo diritto allo stomaco dello spettatore che partecipa più direttamente all'incommensurabile sofferenza.

DUST

All'inizio del secolo scorso, nel selvaggio west americano, due fratelli si innamorano della stessa donna, Lilith. Quando lei sceglie il fratello minore Elijah, l'altro di nome Luke parte per l'Europa.
Arriva in Macedonia dove si trasforma in un mercenario spietato braccato da Elijah. Solo l'incontro con Neda, una giovane donna incinta, lo salva dalla morte. 100 anni dopo un ladruncolo newyorchese tenta di rapinare un'anziana donna, Angela. Ma lei gli permetterà di impossessarsi del suo tesoro di antiche monete d'oro solo se lui ascolterà una vecchia storia di due fratelli ambientata nel tempo mitologico del West.
Nessun altro genere cinematografico riesce a creare immagini tanto forti e quasi mitologiche come il western, e gli eroi di Manchevski ripropongono gli archetipi di un genere "letterario" sempre attuale e in grado di non invecchiare mai. Muovendosi in un epoca storica in cui moderno e antico si mescolano naturalmente, i due fratelli diventano una specie di riassunto visivo di quelli che sono stati gli eroi del cinema del genere: moderni come lo fu il fantascientifico "Mad Max", coraggiosi come i cow boy di John Ford e ironici e crudeli come i pistoleri di Sergio Leone.

24/06/2002

Bellocchio e il Festival di Cannes
di
Giulia Serra

È uscito nei cinema il 19 aprile accompagnato da una incredibile quanto inutile scia di polemiche. Che l'Italia sia davvero un paese di bacchettoni? O peggio che non si riesca mai a dare alle cose, in questo caso ad una bestemmia, il suo significato reale, ma ci si debba sempre fermare al livello superficiale, per cui una bestemmia è sempre una bestemmia. In questo caso è Bellocchio stesso a spiegare che "il film va visto nel suo complesso e la bestemmia non vuole offendere nessuno ma è un grido di disperazione.

Paragonabile, come mi ha suggerito un sacerdote che ha assistito a una proiezione, all'urlo di Gesù sulla Croce...".

Evidentemente chi ha censurato il film rendendolo vietato ai minori di 14 anni non è riuscito a dare una lettura globale del film, a leggerlo come un'opera completa piuttosto che come un insieme di fotogrammi, parole, musiche, immagini… insomma che altro aggiungere? E dire che di cose da censurare ce ne sarebbero ben altre, ma tant'è!

Vicissitudini censorie a parte, a me il film è piaciuto davvero, la trama è semplice ed originale: Ernesto Picciafuoco, pittore, ex comunista e profondamente ateo, si ritrova nell'incubo della beatificazione della madre, procedura richiesta dai suoi fratelli che insistono affinché partecipi al rito. E come se non bastasse, suo figlio Leonardo vuole frequentare a scuola l'ora di religione per non sentirsi diverso. L'unico spiraglio di luce arriva ad Ernesto dall'improvviso innamoramento per Diana.

È un film che racconta dubbi che non sono solo religiosi ma esistenziali, è una storia drammatica che riconosce all'uomo la bellezza della lotta, una lotta che arricchisce, che tormenta e che allo stesso tempo da spessore alla vita.
Bellocchio è di certo un maestro del vero cinema di ricerca, quello che va oltre le apparenze per mostrare le contraddizioni che quotidianamente accettiamo senza quasi batter ciglio.
"Ho semplicemente raccontato una storia drammatica per esaltare l'entusiasmo della lotta, la bellezza della coerenza, il valore della ribellione ai luoghi comuni e alle ipocrisie".

L'ora di religione è un'autentica testimonianza di come nessun autore sia mai riuscito a toccare sul serio uno spettatore senza prima averlo scosso con emozioni profonde in cui è difficile separare l'angoscia dal più scatenato divertimento. Eppure è un film controcorrente, un film che prende posizione e per questo non potrebbe essere più lontano da ogni compromesso, prima di tutto ideologico e poi anche estetico. Si presenta infatti come un film da meditazione, assolutamente opposto all'uso immediato del cinema, una meravigliosa eresia nel mondo "vedi e getta" del cinema contemporaneo!


Sarà proprio L'ora di religione a rappresentare l'Italia a Cannes, il film di Bellocchio è infatti l'unico film italiano presente in concorso alla 55ma edizione del festival francese.
Ventidue saranno i film in gara dal 15 al 26 maggio, ne ricordiamo alcuni che, a mio avviso, meriterebbero la Palma d'oro, The pianist di Roman Polanski, Sweet sixteen di Ken Loach, Spider di David Cronenberg e 10 di Abbas Kiarostami.

Sembra davvero che i film in concorso quest'anno offrano veramente uno sguardo globale su tutte le esperienze cinematografiche del pianeta. E' soprattutto il livello della competizione che sorprende dato che, almeno sulla carta, può essere facilmente considerata come una delle selezioni più interessanti e coinvolgenti degli ultimi anni.

Sarà il regista David Lynch a presiedere la giuria, anche se non sembra esserne del tutto convinto: "Mi sento allo stesso tempo eccitato e angosciato - ha detto il regista subito dopo l'annuncio del suo incarico - perché sono pienamente cosciente della responsabilità che avrò come presidente del festival di cinema più prestigioso del mondo". Lynch ha comunque sempre avuto buoni rapporti con il Festival di Cannes che gli ha attribuito nel 1990 la Palma d'Oro per Cuore selvaggio e il premio alla regia nel 2001 per il suo ultimo film Mulholland Drive.

Se Bellocchio è l'unico italiano in gara la presenza italiana alla "Semaine de la Critique" è invece più nutrita: parteciperanno Respiro di Emanuele Crialese e Dazeroadieci di Luciano Ligabue (evento di chiusura). Matteo Garrone e Roberta Torre saranno alla "Quinzaine des Realisateurs", rispettivamente, con L'imbalsamatore e Angelò e Francesca Comencini presenterà in anteprima e fuori competizione il suo documentario Carlo Giuliani, ragazzo.
Insomma la carne al fuoco sembra davvero tanta e di qualità… non resta che aspettare il verdetto!

Cannes 2002, ecco tutti i film

Film in concorso
Le Fils di Luc e Jean-Pierre Dardenne
All or nothing di Mike Leigh
Sweet Sixteen di Ken Loach
Spider di David Cronenberg
The Pianist di Roman Polanski
L'adversaire di Nicole Garcia
Marie-Jo et ses deux amours di Robert Guediguian
Demonlover di Olivier Assayas
Irreversibile di Gaspard Noè
L'ora di religione di Marco Bellocchio
Punch-drunk love di Paul Thomas Anderson
Kedma di Amos Gitai
Ivre de femmes et de peinture di Im Kwon-taek
Unknown pleasures (Ren xiao yao) di Jia Zhang Ke
L'Homme sans passé (Mies vailla menneisyyttä) di Aki Kaurismaki
Dieci di Abbas Kiarostami
Le Principe de l'incertitude (O principio da incerteza) di Manoel de Oliveira
Russian ark di Aleksandr Sokurov
Intervention divine di Elia Suleiman
24 hour party people di Michael Winterbottom
About Schmidt di Alexander Payne
Bowling for columbien documentario di Michael Moore

FUORI CONCORSO
Hollywood ending di Woody Allen (Film d'apertura)
And now... Ladies and Gentlemen di Claude Lelouch (Film di chiusura)
Spirit, stallion of the Cimarron di Kelly Asbury et Lorna Cook
Devdas di Sanjay Leela Bhansali
Ararat di Atom Egoyan
Cidado de deus di Fernando Meirelles
Murder by numbers di Barbet Schroeder
The Other side di Chantal Akerman
Searching for Debra Winger di Rosanna Arquette
Carlo Giuliani, ragazzo di Francesca Comencini
The Kid stays in the picture di Brett Morgen e Nanette Burstein
The Old place di Jean-Luc Godard
Kagami no onnatachi di Kiju Yoshida

UN CERTAIN REGARD
Madame Sata di Karim Ainouz
Rachida di Yamina Bachir
Kuqi de nuren (Cry woman) di Liu Bingjian
Double vision di Kuo-fu Chen
Itiraf (Confession) di Zeki Demirkubuz
Balzac et la petite tailleuse chinoise di Sijie Dai
Les Chansons du pays de ma mère di Bahman Ghobadi
Tomorrow la scala di Francesca Joseph
Une part du ciel di Bénédicte Lienard
Sacrifices di Oussama Mouhamad
Bemani di Dariush Mehrjui
Terra incognita di Ghassan Salhab
Heremakono di Abderrahmane Sissako
Long way home di Peter Sollett
El Bonaerense di Pablo Trapero
L'Ange de l'épaule droite di Djamshed Usmanov
Sud Senaeha di Apichatpong Weerasethakul
Ten minutes older - the trumpet di Victor Erice, Jim Jarmusch, Chen Kaige, Aki Kaurismaki, Spike Lee et Wim Wenders

09/05/2002

Lynch e il cinema
di
Federico Pinci

"Mulholland drive" è apparso finalmente nelle sale reduce dalla vittoria a Cannes e decorato da una candidatura all'Oscar. Il nuovo film di Lynch ha sbancato i botteghini nonostante la gestazione difficoltosa e la sfiducia degli investitori.
"Mulholland" non nacque infatti per il cinema ma per bissare il successo televisivo della serie "Twin Peaks". L'operazione non convinse gli acquirenti e fu un coraggioso produttore francese a sollecitarne il recupero per il grande schermo.
Questi i fatti: la TV non ha creduto alle potenzialità di un prodotto tanto complesso e, come talvolta accade, ha sbagliato di grosso. "Mulholland drive" è acclamato oggi come un capolavoro. "Un film da vivere senza pregiudizi, non un film da capire." Questo il parere di Lynch.

Ereaserhead
"Non c'è nulla di più comune ai giorni nostri che un autore cinematografico. I film d'autore sono invece più rari!" Questo il commento sarcastico di Michael Chion nel suo saggio su Ereaserhead, primo lungometraggio di Lynch, e suo più riuscito capolavoro. "Il mio film più perfetto" secondo l'opinione del regista.
Ma cosa intende esattamente Chion?
Ereaserhead, in quanto prima fatica di un talento sconosciuto, non poteva presentarsi al grande pubblico quale opera d'autore. Il compito che svolse invece egregiamente fu quello di "creare" un autore, di esprimerne in modo chiaro le premesse teoriche anticipandone i temi cardine (l'universo onirico accessibile attraverso "crepe" disseminate nella realtà quotidiana, l'ossessione per la biologia e le sue varianti più grottesche).
Ereaserhead si pone appunto rispetto al resto della produzione Lynchiana come un vero e proprio manifesto. La sua natura di teorema è evidentissima quando se ne consideri la struttura elementare (un copione di sole 20 pagine), la complessità dell'impianto simbolico, la trasversalità rispetto ai generi tradizionali.
Il regista impiegò cinque anni per ultimarlo a causa di problemi amministrativi quasi connaturati alla gestazione delle opere prime.

Il sogno
Uno dei temi più frequenti nella produzione di Lynch è costituito dal sogno, sorta di dimensione parallela accessibile attraverso "fessure" nascoste tra le pieghe del quotidiano.
Già in Ereaserhead il protagonista si immerge in questo universo onirico osservando assorto un comune radiatore. Immagina una fanciulla dalle guance paffute, oggetto dei suoi desideri più intimi e rappresentazione simbolica della morte, mentre danza su di un piccolo palco circondata da esseri vermiformi che schiaccia a tempo di musica.
Il mondo nel radiatore, pur nella sua natura di riflesso del desiderio del protagonista, influenzerà in modo determinante l'azione nel mondo reale creando una sorta di straniante movimento circolare tra i due piani. Henry si intromette nella dimensione del sogno ed il sogno si intromette nella vita di Henry.
Lo stesso tema lo ritroviamo un po' ovunque. In "the grandmother" è l'attico, in "Twin Peaks" è la residenza di Bob ("Black Lodge"), in "Cuore selvaggio" l'apparizione della fatina, in "Dune" un vero e proprio mantra ("il sognatore deve risvegliarsi").

Il sesso ed il biologico grottesco
Un altro tema centralissimo nell'opera di Lynch è l'ossessione per la biologia, soprattutto nelle sue manifestazioni più bizzarre. Queste forme deformi alludono per lo più alla sfera della sessualità.
I lombrichi giganti che popolano il deserto di "Dune" richiamano un immaginario fallico, allo stesso modo i mostriciattoli in "Ereaserhead" somigliano a spermatozoi o a piccoli cordoni ombelicali. La connotazione fallica del verme costituisce appunto un motivo ricorrente.
L'immagine della sessualità che Lynch ci mostra è in generale problematica. Le composizioni edipiche fanno capolino attraverso "The Grandmother", "Cuore Selvaggio", "Velluto Blu". Tutte queste opere restituiscono rappresentazioni del sesso piuttosto perturbanti.
L'attenzione di Lynch è tuttavia focalizzata su figure deformi e mostruose. Parlerei più di una fascinazione per il grottesco che di concessioni al fantastico, visto che tutti questi personaggi sono presentati in modo problematico.
Benché tratti di questo tipo siano disseminati un po' ovunque è il toccante (e "freakiano") "Elephant man" a rappresentare il più alto esempio di questo recupero critico della deformità.

I simboli
Fuoco: "Quando penso al fuoco penso a qualcosa di puro. Sebbene assuma significati differenti in situazioni differenti, c'è una struttura, un'aspetto che lo caratterizza e che è assolutamente unico. Il fuoco suggerisce qualcosa di magico ed incontenibile."
Jazz: Lynch ha sempre lavorato a stretto contatto con i propri musicisti. Bill Pullman in "Lost Highway" è l'ultima plausibile figura di sassofonista jazz di cui abbiamo notizia. Il jazz richiama alla mente di Lynch la "libertà espressiva. Il tentativo di rompere le barriere".
Testa: Teste deformi (Ereaserhead, Elephant Man), teste che saltano in aria (Cuore Selvaggio). Si tratta di una firma che Lynch dissemina ovunque. "La testa non è niente più di un contenitore, ma il sistema nervoso ed il cervello beh… quello è tutto ciò che ci incatena e anche tutto ciò che ci permette di liberarci alla fine."
Letto: "Può essere usato per molte cose ma ha soprattutto attinenza con la morte…e con la nascita anche!"
Tenda: "Le tende sono assieme oggetti che nascondono ma anche oggetti che rivelano cose nascoste."
Bosco: "Adoro filmare gli spazi chiusi. Anche i grandi panorami sono ok a patto che se ne scorgano i confini. Ma i boschi sono davvero troppo random. Con quel genere di paesaggio io perdo il controllo. Mio padre era un boscaiolo ed il suo albero preferito era il Pino Ponderosa."

L'utilità della musica
"Uso correntemente la musica sul set. Utilizzo delle cuffie e la ascolto a bassissimo volume mentre gli attori recitano. Nessun altro può sentirla tranne me. La musica ti aiuta ad accordare il tuo stato d'animo con il resto della scena. A volte è utile suonarla in modo che tutti la ascoltino. In quei casi (Twin Peaks e Cuore Selvaggio) può davvero facilitare il coordinamento tra i vari elementi della troupe."

Curiosità
Pittura: "quando ero piccolo disegnavo molto… disegnavo quasi esclusivamente mitragliatrici abbronzanti semiautomatiche con raffreddamento ad acqua." (D.L.)
Arte: "Immagino che David sia in grado di esprimersi sempre attraverso l'arte…se non lo avesse fatto avrebbe ucciso qualcuno."(Un amico)
Filosofia: "Sai che ti dico? Rompi le regole! Però poi non cercare una giustificazione per ciò che hai fatto, altrimenti ne creerai delle nuove." (D.L.)
Errori: "David in generale apprezza gli errori. Nella maggior parte dei casi li utilizza creativamente e va oltre" (Un amico)
Trama: "Tutto quel che ho è un punto di partenza. In seguito mi lascio condurre dagli eventi. Ciò che cerco tuttavia non è una soluzione della storia, ma uno stato d'animo. Tutto qui." (D.L.)

04/03/2002

Tolkien-mania!
di
Federico Pinci

Cos'è "Il Signore degli Anelli"?
Cosa ne pensano i detrattori?
Quale influenza ha esercitato sulle altre forme d'arte?
E sulla musica?
Il cinema: tutte le bizzarrie della trilogia.
Peter Jackson? Chi è costui?
Tolkien è di destra o di sinistra?

 

Cos'è "Il Signore degli Anelli"?

Molto più di un libro, "Il signore degli Anelli" si presenta nella forma di un mondo coerente, immaginato e realizzato con una tale dovizia di particolari da apparire realistico a dispetto di elfi, orchetti, e maghi a popolare le lande della Terra di Mezzo. Di questa ambientazione fantastica ci sono pervenute mappe, illustrazioni, cronistorie, addirittura grammatiche di ipotetici idiomi. Un'opera assolutamente colossale che ha conquistato molte generazioni e, pare, anche i bambini e i ragazzi dei nostri giorni.

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Cosa ne pensano i detrattori?

La critica più consueta che è stata mossa al "Il Signore degli Anelli" non riguarda direttamente l'opera letteraria. Mi spiego meglio…
Ad un certo punto della nostra storia, l'universo fantastico prospettato da Tolkien ha finito per sostituirsi alla realtà concreta e molti scrittori di successo, molti musicisti e comuni lettori hanno finito per fuggire le proprie responsabilità nei confronti della contemporaneità, riparando in uno spazio "virtuale" popolato da elfi ed orchetti, snobbando altamente i rivolgimenti politici e sociali che quegli anni ruggenti portavano in gestazione.
Tuttavia il "Fantasy" non nacque con Tolkien ma parecchi millenni prima di lui. Una veloce bibliografia essenziale (a ritroso): Ariosto, Orlando Innamorato, letteratura cavalleresca, Odissea, Gilgamesh.
Per coerenza bisognerebbe rivolgere la stessa critica a tutte queste precedenti realizzazioni dell'umano ingegno. Inoltre le opere cosiddette di "evasione" sono probabilmente più numerose di quelle "militanti".
Naturalmente qualche scrittore più recente ha tentato di mediare il gusto per l'affabulazione con contenuti in un certo modo "al passo coi tempi".
La più talentuosa?
Marion Zimmer Bradley di cui consiglio vivamente la lettura. In particolare dovreste accaparrarvi "Le nebbie di Avalon" e "La signora delle Tempeste", due esempi molto riusciti di letteratura femminista trasposta in una convincente ambientazione fantastica.

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Quale influenza ha esercitato sulle altre forme d'arte?

Tolkien ha influenzato fortemente molti e diversi ambiti del sapere. A parte la letteratura non possiamo non citare il cinema, i cartoni ("La Spada Nella Roccia"), l'illustrazione, i giochi di carte (Magic), i giochi da tavolo ed i wargames (Warhammer), i giochi di ruolo (Dungeons and Dragons), i giochi per computer (Daggerfall e Ultima), lo straordinario lavoro dei miniatori della Citadel…E poi la musica a cui dedichiamo un apposito paragrafo.

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E sulla musica?

I Jefferson Airplain pubblicano nel Febbraio del 1967 lo storico album "Surrealistic Pillow". È l'esplosione del fenomeno psichedelico e brani quali "Somebody to Love" o "White Rabbit" fanno il giro del mondo vendendo oltre un milione e mezzo di copie.
Nonostante i titoli bizzarri i Jefferson alludono chiaramente alla realtà della propria condizione, alla rivoluzione sessuale, alle droghe, alle battaglie femministe. Ed è subito scandalo.
Il testo di "White Rabbit" cita "Alice nel paese delle meraviglie" e recita : "una pillola ti fa crescere, una pillola ti fa diventare piccola…non come le pillole che ti ha sempre dato la mamma, che non fanno assolutamente niente. Nutri la tua mente! "
Ma gli anni settanta rivoluzionano lo scenario della musica internazionale. Celeberrime band tra cui Genesis o Led Zeppelin si sono del tutto distaccate dalla realtà e nelle loro storie favolose cantano il fallimento della rivoluzione che li ha preceduti.
Da un lato la militanza, dall'altro l'evasione. Da un lato Conrad, dall'altro Tolkien.

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Il cinema: tutte le bizzarrie della trilogia.

Il fatto che si tratti di una trilogia non costituisce una novità. Altri colossal erano apparsi in questa forma. Pensate per un attimo a Guerre Stellari!
Ciò che è invece bizzarro è che tutti e tre i capitoli della saga Tolkeniana sono stati girati in contemporanea. In altre parole i tre film sono già stati ultimati, sebbene ci si chieda di attendere sino all'anno prossimo per ammirare la seconda puntata e sino al 2003 per conoscere la conclusione dell'intera vicenda.
Il Budget, neanche a dirlo, è stato tanto clamoroso da far sfigurare Titanic e la scelta di filmare i tre episodi contemporaneamente è stata giustificata da esigenze di carattere economico e produttivo. Per riprodurre la rigogliosa Terra di Mezzo sono stati coltivati circa 50 Km quadrati di terreno interamente ad orti. Attendendo un anno si sarebbe dovuto ricominciare tutto da capo con un prevedibile incremento dei costi di produzione.

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Peter Jackson? Chi è costui?

Gli appassionati di cinema già lo conoscono e lo amano, gli altri troveranno questo nome assolutamente insignificante.
Nessun imprenditore tuttavia affiderebbe una produzione di questo calibro ad un principiante.
Peter Jackson, nato nella notte di Halloween del '61, si è fatto notare a partire dal primo film, "Bad Taste", girato con pochi spiccioli assieme agli amici. La trama? Alcuni alieni decidono di aprire un Fast Food spaziale e cercano carne per gli hamburger. Chi pensate siano i poveri animali da macello? Ma gli esseri umani naturalmente!
Per una perfetta sintesi tra splatter e commedia demenziale dovremo però attendere il terzo lavoro, "Splatters", piccolo gioiello che ha collezionato un numero incredibile di premi e riconoscimenti sbancando tutti i fantafestival del pianeta. Non vi anticipo la trama perché dovete assolutamente correre in videoteca ad affittarvelo!
Dopo il grande successo di "Splatters" sono arrivate le grandi produzioni commerciali (con un enorme rammarico da parte dei fan). A coronamento della fulminante e precoce carriera, il giovane regista neozelandese si è assicurato la regia de "Il Signore degli Anelli", il colossal più colossale di tutti i tempi. Oggi è in lizza tra i più ricchi cittadini neozelandesi, possiede una casa di produzione, una agenzia che si occupa di realizzare effetti speciali. Ha solo quaranta anni ed ha iniziato dal nulla. Una storia che ha dell'incredibile, non c'è che dire!

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Tolkien è di destra o di sinistra?

In conclusione non potevamo evitare di discutere anche questa spinosa diatriba tra fan di destra e di sinistra. Immagini di gandalf d'altra parte decorano l'ingresso di qualche storica sezione di AN o dell'Msi. Un dubbio legittimo insomma; "Il Signore degli Anelli" è di destra o di sinistra?
Nello svolgersi della ruggente mobilitazione sessantottina l'universo fantastico immaginato da Tolkien è stato recuperato da molti attivisti di destra, questo è un fatto. Si tratta in particolare (ma non esclusivamente) di un fenomeno italiano, probabilmente riconducibile alla fascinazione per un insieme di valori che quell'opera sembrava veicolare: il senso della tradizione, il concetto di popolo, l'eroismo, il "gioco di squadra". La sinistra preferiva letture più radicate nella realtà.
Tra gli spettatori alla prima del film sono stati tuttavia individuati i personaggi più diversi, tutti commossi ed emozionati allo stesso modo. Tra gli altri Cossiga, Albertazzi, Gasparri, Alemanno, Cardini, deputati di sinistra, verdi… una passione senza frontiere. Tolkien non è né di destra né di sinistra. "Il Signore degli Anelli", come ogni classico, è patrimonio di tutti indistintamente.

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15/02/2002

Si tratta di musica classica o di musica leggera?

Una distinzione che per diverse ragioni di ordine estetico e politico sarebbe il caso di riconsiderare. Certo, a livello degli "addetti ai lavori" si tratta di una questione superata da almeno una cinquantina d'anni. Tuttavia la maggior parte degli ascoltatori occasionali si adatta alle sbrigative soluzioni di quei restauratori un po' ipocriti che riducono la materia ad uno scontro frontale tra colto e popolare, pesante e leggero, ricco e povero, difficile e semplice e, in ultima analisi, chic e dozzinale. Usate la testa, si tratta di un vizio ideologico. La classica ed il rock sono due forme espressive differenti ma di pari autorità e complessità. Nyman getta un ponte tra le due.

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Perché le ricerche etnomusicologiche di Nyman sono state importanti nell'evoluzione del suo stile?

Il lavoro di ridefinizione del concetto di musica non è stato spontaneo. Non crediate però che la responsabilità del cambiamento sia tutta da imputare all'imporsi di nuove forme d'arte (il jazz ad esempio). Un ruolo fondamentale l'ha giocato la riscoperta di moduli espressivi più antichi (e dunque più autorevoli) di quelli classici.

Per la prima volta sul finire dell'ottocento irrompe sulla scena della storia la voce millenaria delle masse subalterne di tutta Europa, coloro che l'opera non l'avevano subita, quelli che delle suggestioni esotiche di Debussy non avevano neppure una idea lontana. Ed è una voce dirompente.

La musica popolare rumena studiata da Nyman (ma molto prima di lui da Bela Bartok) rappresenta una critica radicale alle tradizione dominante (e ha quindi un forte valore politico). La musica popolare non è scritta (ed è impossibile fissarla sullo spartito usando la notazione corrente all'epoca di Bartok).

Per questo insiste su strutture e matrici semplici e condivise. Non conosce la distinzione tra autore ed ascoltatore visto che si tratta di un prodotto corale. Non presuppone una separazione tra scrittura ed esecuzione. È una cosa che avviene e si crea sul momento ed è soggetta ad ampi margini di improvvisazione.
Tutte queste caratteristiche la avvicinano al rock.

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E a proposito del saggio che pubblicò nel 1974?

D'altra parte Nyman era impegnato come reporter per riviste autorevoli quali The Listener o The Spectator.
All'epoca il suo talento di compositore era adombrato dalle intuizioni musicologiche e l'opportunità di unirsi al circolo del Darmstadt doveva tentarlo molto poco. Si trattava di una iniziativa che aveva già perso lo smalto degli esordi. John Cage invece dominava le scene. Nyman deciderà di scrivere in proposito il fortunato "Experimental Music - Cage and Beyond" (trad. "Musica Sperimentale - Cage e oltre"). Un "oltre" che allude agli sviluppi futuribili dell'opera del rivoluzionario autore americano. Cage utilizza (anche) la musica classica come grezzo materiale da costruzione.
Lo stesso farà Nyman più tardi con la sua analisi formale della Sinfonia Concertante per violino e viola KV 364 di Mozart nella colonna sonora di "Giochi nell'Acqua".

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Perché la musica barocca?

L'allusione al barocco (ma anche agli autori classici) che distingue così nettamente lo stile di Nyman trova una giustificazione affettiva nella frequentazione di esperti della materia quale Thurston Dart, insegnante ed amico di Nyman ai tempi dell'università. Ma l'occasione di cimentarsi con la reinterpretazione minimalistica del concerto da camera gli si presentò accidentalmente, come spesso accade.

Harrison Birtwistle, direttore d'orchestra al Teatro Nazionale, lo pregò di adoperarsi per l'arrangiamento di una selezione di canti di gondolieri del 1700 in occasione della messa in scena del Campiello di Goldoni. Il lavoro presentò da subito caratteri bizzarri. Ad un quartetto di strumentisti impegnati nella gestione di strumenti medievali si aggiungeva un sassofono ed una grancassa. Questa strana miscela produsse un suono particolare, incisivo, rumoroso e povero di sfumature interpretative. Tutti gli strumenti erano appunto strumenti "fracassoni" e l'assenza di una amplificazione impediva ai suonatori di sottolineare i dettagli.

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Si tratta di un solista o di una band?

La Banda de Il Campiello si riformò presto nella Michael Nyman band, l'unica band capace di leggere spartiti di Corelli e restituire una specie di rock. Il salto di qualità consistette per lo più nell'implementazione di un sistema di amplificazione e nell'assunzione della forma ricorrente quartetto d'archi-basso-piano-trombone-3 sassofoni.
In ogni caso l'abitudine di scrivere per una propria band è una caratteristica che accomuna Nyman a molti autori contemporanei come Philip Glass.
La fedeltà alla propria formazione non ha impedito a Nyman di collaborare liberamente con personaggi del calibro di Trio of London, London Brass, James Bowman.

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Ha scritto esclusivamente musica per film?

No, ha addirittura lavorato alla sonorizzazione di un videogioco ("Enemy Zero" per Sega Saturn, 1996).
Nyman scrive il più delle volte su commissione, questo è vero. Ma lo stesso fecero molti autori classici, non ultimo il geniale Mozart.
Il cinema ha ovviamente rappresentato per lui un prezioso trampolino di lancio, curiosamente più per la sua collaborazione al film "Lezioni di Piano" della Campion che per il suo intervento costante in 11 lavori di Greenway.
Qualunque cinofilo lo ricorda in ogni caso quale bardo del più grande regista inglese vivente.

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Perché proprio Peter Greenway?

Chi mai potrebbe dire di no a Peter Greenway?
La cosa da chiedersi è più che altro perché Greenway abbia scelto Nyman per ben undici volte, con rare interruzioni tra cui il ricorso ad un Wim Mertens "nymanizzato" nel soundtrack de "Il ventre dell'architetto". La collaborazione inaugurata nel remoto 1977 si è recentemente interrotta. "I'm pretty certain Michael and I will never ever work together again" (trad. " sono abbastanza sicuro che io e Michael non lavoreremo ancora assieme"), afferma Greenway nel corso di una intervista dello scorso anno.

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Nyman fu originariamente:

1. un andrologo con la passione per l'operetta;
2. un musicologo con la passione per il football;
3. un pediatra con la passione per il clavicembalo;

Soluzione

Se ne andò:

1. in Guatemala a studiare l'anaconda del Rio della Plata
2. a Roma per arruolarsi nella Militia Christi
3. nell'Europa dell'Est a studiare i canti delle vecchiette rumene

Soluzione

Il primo film cui collaborò fu:

1. il mistero dei giardini di Compton House
2. il giardino della misteriosa Dada House
3. sesso e mistero a Danton House

Soluzione

Il primo nome della sua band fu:

1. the Nyman Band
2. the Campiello Band
3. the Rolling Nymans

Soluzione

Oltre che musicista Nyman fu un saggista. Scrisse:

1. un bel saggio su Cage
2. un autorevole saggio su Debussy
3. un saggio analitico su Padre Cionfoli

Soluzione



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